...Cuori di cemento e asfalto… o geometri e giardini sui tetti? | Geometra.info

…Cuori di cemento e asfalto… o geometri e giardini sui tetti?

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…Cuori di cemento e asfalto…
o geometri e giardini sui tetti?

Il panorama principale, che accomuna le nostre città di cui siamo purtroppo “tristi osservatori” ed allo stesso tempo “vittime ed artefici”, è costituito da grandi e squallide estensioni di coperture piane, spesso di edifici bassi adibiti a garage, laboratori o ad attività commerciali. A queste si sommano le grandi superfici asfaltate o cementate che costituiscono gli spazi aperti pertinenza delle varie attività, che si svolgono negli edifici stessi.
Surriscaldamento estivo, riflessione dei rumori, impermeabilità e un panorama angoscioso sono gli effetti che colpiscono coloro che vivono nelle case circostanti. Il problema si presenta con maggiore frequenza e con maggiori superfici, nelle zone periferiche della città; ma anche insospettabili quartieri centrali, circondati da palazzi d’epoca, nascondono squallidi panorami di coperture piane di diversa natura. L’ipotesi che questi “cuori di cemento e asfalto” al centro degli isolati, siano artificialmente rinverditi o resi permeabili, porta ad immaginare un panorama ed una vivibilità migliori.
Dato per scontato il miglioramento climatico ed il risparmio energetico, non sono da trascurare il beneficio psicologico ed il benessere che la vista del verde trasmette all’uomo. Di verde ne basterebbe solo una “pennellata” per migliorare la vivibilità, non è necessaria una foresta.
Da semplice elemento decorativo, spesso di prestigio, ha ormai assunto i connotati di una tecnologia definibile come “tecnica per la realizzazione di verde su superfici non in contatto con il terreno naturale”. Non si è più parlato solo di “giardino pensile”, ma soprattutto di “tetto verde”, di “copertura a verde” o, in modo più preciso, di “copertura continua a verde”.
L’importante passo che ha determinato questa svolta è identificabile nel riconoscimento, soprattutto da parte di alcune Amministrazioni Pubbliche, del verde pensile come utile e indispensabile “strumento”, in sinergia con altri interventi, per la mitigazione degli impatti negativi dei processi di “civilizzazione” in ambito urbano.
L’introduzione di incentivi diretti, non sempre possibile da parte delle casse dei Comuni, è stata spesso sostituita o supportata da incentivi indiretti sotto diverse forme. L’applicazione di questi strumenti ha fatto sì che il verde pensile rappresenti oggi un intervento dai costi ammortizzabili e, in funzione della riduzione dell’importo delle tasse e del minore consumo energetico, un risparmio.
Illustri progettisti, già nel passato, precorrendo i tempi, avevano individuato nel verde pensile un elemento di primaria importanza per lo sviluppo di una forma d’architettura più a misura d’uomo e dell’ambiente.
Solo per ricordarne alcuni, Von Ranke e Von Rabitz alla fine dell’ottocento, Le Corbusier nel ‘900 e, più prossimo ai nostri tempi, l’Arch. Friedrich Hundertwasser.
I geometri, attenti alle tematiche connesse alla crescita sociale ed economica del nostro paese secondo linee di sviluppo sostenibile, consci di essere la figura professionale maggiormente presente nel territorio nazionale e, pertanto, conoscitori delle problematiche ad esso connesse, all’insegna di un nuovo modo di porsi nei confronti delle istituzioni, degli enti e del cittadino, si fanno promotori di questo tema di particolare interesse ed attualità.
Diverse regioni italiane potrebbero trasformarsi in un vero e proprio laboratorio di sviluppo sostenibile; presentano infatti aree intensamente sfruttate ed aree sotto utilizzate rispetto alle loro reali possibilità, ne deriva quindi un quadro di generale degrado dell’intero territorio, sottoposto da un lato ad eccessivo carico antropico e produttivo, dall’altro a fenomeni di abbandono. Un quadro non certo confortante, ma un’ideale condizione per promuovere un recupero e riequilibrio fra ambiente e attività umane, una possibilità di sviluppo occupazionale, mirata al miglioramento della qualità della vita e dell’ambiente in un’ottica di sostenibilità.
Il dare un’impronta sostenibile allo sviluppo del territorio, comporta certamente una serie di scelte strategiche di fondo, ma soprattutto una diversa concezione qualitativa delle attività umane storicamente sviluppatesi sul territorio, il tutto fondato sul principio della ricerca di una qualità di vita per le popolazioni interessate, che sia considerabile per le future generazioni e non sia pagata, in termini di degrado qualitativo, da altre comunità e da alcune classi sociali della stessa popolazione.
È in questo contesto che, considerate le radici della professione del geometra, da sempre legate al territorio nelle sue espressioni più articolate e profonde, nasce un impegno sempre maggiore della nostra categoria professionale sul versante ambientale, mettendo a disposizione del cittadino e delle istituzioni, conoscenze, esperienze e professionalità, ponendosi, secondo un processo evolutivo che da sempre accompagna la professione del geometra, nella forma ritrovata di “tecnico di base del territorio”, esperto in tecniche di Ingegneria Naturalistica, Bioedilizia e progettazione del verde, al servizio della comunità.

di Enrica Colombo
Collegio dei Geometri della Provincia di Bari

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