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Fatturazione elettronica: come si preparano i geometri?

Via dal 1 gennaio 2019 all’utilizzo della fattura elettronica. Un’indagine condotta da Agefis dice che il 20% dei geometri ha iniziato a prepararsi al nuovo obbligo, il 59% è favorevole a una proroga, ma l’8% è contrario

Fatturazione elettronica
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Dal 1 gennaio 2019 entrerà in vigore l’obbligo di utilizzo della fattura elettronica, oltre che per le operazioni con la pubblica amministrazione, anche per quelle tra soggetti con partita Iva (Business To Business), e con soggetti privi di partita Iva (Business To Consumer).

Manca poco alla data del termine del primo gennaio 2019 e l’Agefis, Associazione dei Geometri Fiscalisti, hanno voluto diffondere quanto è emerso da un’indagine volta a scoprire quale sia l’opinione dei geometri italiani su questo argomento. Mirco Mion, presidente dell’Associazione dei Geometri Fiscalisti, nota come “l’obbligo di fatturazione elettronica rappresenta infatti un elemento di grande novità, un vero e proprio cambio di paradigma che riguarderà anche i professionisti tecnici nella gestione quotidiana della loro attività”. L’adeguamento a quanto previsto dalla norma può diventare, infatti, un’opportunità di crescita e di migliore organizzazione generale dello studio professionale.

Per iniziare, è stato chiesto ai partecipanti all’indagine quale sia il regime contabile che applicano: chi rientra nel regime forfettario (o nel regime dei minimi), non è infatti interessato direttamente dall’obbligo di emissione di fattura elettronica. La platea dei geometri partecipanti è spaccata a metà: il 45% dei partecipanti dichiara di essere un forfettario (o un contribuente minimo) mentre il 55% applica un diverso regime fiscale e sarà, quindi, interessato dall’obbligo. Non bisogna tuttavia dimenticare che anche i minimi e forfettari, nello svolgimento della loro attività, si troveranno ad essere soggetti passivi: infatti riceveranno (e dovranno archiviare) fatture elettroniche provenienti da altri soggetti.

Circa un terzo dei partecipanti all’indagine dichiara, poi, di avere già avuto occasione di emettere fatture elettroniche verso la pubblica amministrazione, per le quali l’obbligo è già in vigore. Ma quanti, fra quelli (ben l’83%) che affermano di avere chiaro che dal prossimo 1º gennaio sarà obbligatoria la fatturazione tra privati, hanno già iniziato a prepararsi? Il 20% ha già iniziato a prepararsi per far fronte a questo impegno, leggendo articoli di giornali o riviste, incaricando il proprio commercialista o il consulente fiscale di occuparsene, partecipando a corsi di formazione e acquistando software per l’emissione e la ricezione delle fatture elettroniche. Un piccolo gruppo di geometri, poi, ha addirittura già provveduto a procurarsi il QR Code e a preregistrarsi sul sistema di interscambio.

È un dato significativo che un buon numero di partecipanti dichiari di volersi occupare in autonomia dell’emissione, della ricezione e dell’archiviazione delle fatture elettroniche. Solo il 10%, infatti, afferma che intende delegare tutte le incombenze al proprio commercialista. “Significa che i geometri si sentono pronti ad affrontare questo adempimento, e il dato non può che essere positivo”, considera il presidente Agefis. Diversi esponenti politici e del mondo delle professioni, tuttavia, hanno richiesto a gran voce un’attuazione “scaglionata” dell’obbligo di fattura elettronica, che a onor del vero pare improbabile e di difficile attuazione pratica per diverse ragioni.

Abbiamo quindi chiesto ai geometri che hanno partecipato alla nostra indagine se siano favorevoli, o contrari, a un rinvio: il 59% dei partecipanti è favorevole a una proroga generalizzata, ma il dato più rilevante è che l’8% sia invece contrario a qualsiasi genere di proroga.

Quanto emerge dai dati raccolti è che i geometri sono ben consci dell’entrata in vigore dell’obbligo di fatturazione elettronica dal primo gennaio 2019, ma anche delle oggettive difficoltà che quest’obbligo rischia di generare nella gestione quotidiana di uno studio professionale. “Si rende necessario un buon lavoro formativo e informativo, per consentire ai professionisti tecnici di padroneggiare la materia, affinché possano decidere con cognizione di causa come gestire questa nuova incombenza senza che causi impatti negativi nell’amministrazione dell’attività”, conclude Mirco Mion.

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