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Guida alla relazione peritale per il CTU

La relazione peritale è l’elaborato con cui il CTU risponde ai quesiti posti dal Giudice e contiene tutte le informazioni necessarie affinché questi possa utilizzarle per la risoluzione del caso

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La relazione peritale è l’elaborato scritto che il CTU trasmette in Cancelleria, nel termine stabilito dal Giudice che gli ha affidato il mandato nell’udienza di conferimento dell’incarico.
Nell’eventualità che durante le attività peritali si verifichino situazioni impreviste o risultino necessari ulteriori accertamenti, il termine di deposito fissato può essere prorogato dal Giudice su istanza motivata del Consulente.

La relazione peritale deve risultare facilmente comprensibile in tutte le sue Parti e non interpretabile affinché tutti coloro che ne prenderanno visione (il Giudice, i legali, le Parti, i Consulenti di Parte) possano comprendere chiaramente i contenuti, ossia lo svolgimento delle attività da parte del Consulente, gli accertamenti svolti, la documentazione esaminata e le motivazioni date dall’esperto per giungere alle proprie conclusioni.

Con la relazione peritale, il CTU risponde ai quesiti posti dal magistrato fornendo allo stesso una valutazione critica dei dati e degli elementi che costui ha necessità di conoscere, certamente libero di esprimere il proprio parere, ma sempre ricordando che chi deve assumere la decisione finale è solo il Giudice e che il mandato ha come scopo non quello di decidere o interpretare le prove documentali ma di far sì che l’autorità competente si trovi nelle condizioni di poter valutare la controversia in modo corretto e secondo giustizia.

Al momento del conferimento d’incarico al CTU, di regola il Giudice stabilisce il termine entro il quale costui debba presentare la propria relazione.
Le modifiche apportate all’art. 81 bis, disp. att. c.p.c., dalla legge di conversione 14 settembre 2011, n. 148, del D.Lgs. 13 agosto 2011, n. 138, hanno rinnovato la procedura di deposito della relazione peritale per cui il Giudice nell’udienza di comparizione e giuramento del CTU deve fissare con ordinanza tre distinti termini di data anteriore alla successiva udienza:
• il primo per la trasmissione alle Parti della relazione del CTU;
• il secondo per la presentazione di osservazioni critiche sulla relazione a opera delle Parti e dei rispettivi consulenti;
• il terzo per il deposito in Cancelleria a cura del CTU della relazione finale, delle eventuali osservazioni di Parte e delle valutazioni fatte dallo stesso in merito a queste ultime.

Va ricordato come la legge 18 giugno 2009, n. 69, abbia introdotto un nuovo regime nello svolgimento della consulenza, garantendo il pieno rispetto del contraddittorio.
Come sopra anticipato, il CTU ha la possibilità di richiedere una proroga per il deposito della relazione, presentando al Giudice che l’ha nominato un’istanza, in risposta alla quale, lo stesso stabilirà l’eventuale termine di deposito concesso.

Dal momento che il termine per il deposito della relazione ha carattere esclusivamente ordinatorio e non perentorio, il mancato rispetto di esso non determina la nullità della consulenza.
Può verificarsi (e nella pratica avviene sovente) che il Consulente non rispetti il termine iniziale o prorogato ovvero ometta di depositare la relazione anche nell’udienza di rinvio fissata dal Giudice. In tal caso, il giudicante procede con un provvedimento di sollecito del deposito dell’elaborato peritale, piuttosto che con l’emissione di un provvedimento di sostituzione del Consulente poiché, una siffatta decisione, prolungherebbe ulteriormente le attività processuali dal momento che il nuovo CT dovrebbe compiere ex novo tutte le operazioni svolte dal suo predecessore.
Infine, se il CTU non deposita la relazione nel termine fissato o in quello prorogato, il Giudice istruttore può diffidarlo imponendogli un termine ultimo.

Secondo le modifiche apportate all’art. 81 bis, disp. att. c.p.c., i termini fissati nel calendario stabilito dal Giudice possono essere prorogati anche d’ufficio quando vi siano gravi motivi sopravvenuti. La proroga per il deposito deve essere richiesta dalle Parti prima della scadenza dei termini.
Il mancato rispetto del termine per il deposito, se ingiustificato, può comportare la sostituzione del CTU ai sensi dell’art. 196, c.p.c.. Infatti, qualora il Consulente non depositi la relazione nonostante l’avvenuta notifica dei solleciti, si configurerà una vera e propria omissione nell’espletamento dell’incarico, equiparabile al rifiuto ingiustificato di compiere il mandato punibile secondo l’art. 366, c.p. Egli potrà essere anche sanzionato a livello disciplinare con conseguente citazione in giudizio per i danni cagionati alle Parti. Analoga situazione si potrebbe presentare qualora il CTU ometta di esporre le proprie valutazioni sulle osservazioni delle Parti.
Il mancato rispetto dei termini fissati dal Giudice per il deposito della relazione, non solo può costituire violazione disciplinare, ma può anche essere considerato ai fini della valutazione professionale o della nomina dello stesso Consulente.

Con riferimento, invece, all’applicazione della sospensione feriale in relazione al termine concesso al Consulente per il deposito dell’elaborato peritale (sospensione prevista dal 1° agosto al 15 settembre ex lege n. 742/1969), si osserva come vi sia una disomogenea applicazione della normativa da parte dei Tribunali, posto che alcuni di essi la ritengono applicabile in contrapposizione a differenti correnti giurisprudenziali.

La relazione, prima di essere depositata telematicamente nel termine stabilito dal Giudice, dovrà essere trasmessa alle Parti affinché queste, attraverso i loro Consulenti Tecnici, se eventualmente nominati, possano produrre le loro osservazioni e controdeduzioni entro un secondo termine (di regola estremamente breve). Successivamente, queste dovranno essere esaminate dal Consulente e valutate per un’eventuale acquisizione.
Il CTU dovrà infine depositare, entro l’ultimo termine fissato, la relazione definitiva contenente anche la risposta alle osservazioni delle Parti unitamente ai fascicoli a lui consegnati in sede di conferimento d’incarico e tutta la documentazione necessaria ricevuta sempre in tale sede.

Trattando la materia delle esecuzioni immobiliari, i contenuti della relazione di stima e i compiti che l’esperto deve espletare durante il mandato sono regolati dal citato art. 173 bis, disp. att. c.p.c.

In particolare, la relazione peritale deve contenere ai sensi dell’art. 173 bis c.p.c. disp. att.:
• l’identificazione del bene, comprensiva dei confini e dei dati catastali;
• una sommaria descrizione del bene;
• lo stato di possesso del bene, con l’indicazione di un’eventuale occupazione da parte di terzi, del titolo in base al quale lo stesso è occupato, con particolare riferimento all’esistenza dei contratti registrati in data antecedente al pignoramento;
• l’esistenza di formalità, vincoli e oneri, anche di natura condominiale, gravanti sul bene che resteranno a carico dell’acquirente, compresi i vincoli derivanti da contratti incidenti sulla attitudine edificatoria dello stesso o i vincoli connessi con il carattere storico-artistico;
• l’esistenza di formalità, vincoli e oneri, anche di natura condominiale, che saranno cancellati o che comunque risulteranno non opponibili all’acquirente;
• la verifica delle regolarità edilizia e urbanistica del bene, nonché l’esistenza della dichiarazione di agibilità dello stesso, previa acquisizione e aggiornamento del certificato di destinazione urbanistica previsto dalla vigente normativa.

Inoltre, a partire dal 27 giugno 2015, la relazione di stima deve:
• indicare in caso di opere abusive, il controllo della possibilità di sanatoria (ai sensi dell’art. 36, D.P.R. n. 380/2001) e gli eventuali costi della stessa; altrimenti la verifica della eventuale presentazione di istanze di condono, indicando il soggetto istante e la normativa in forza della quale l’istanza è stata presentata, lo stato del procedimento, i costi e le eventuali oblazioni già corrisposte o da corrispondere; in ogni caso la verifica che gli immobili pignorati si trovino nelle condizioni per permettere all’aggiudicatario di presentare istanza di condono (ai sensi dell’art. 40, comma 6, legge n. 47/1985 o dell’art. 46, comma 5, D.P.R. n. 380/2001);
• verificare che i beni pignorati siano gravati da censo, livello e uso civico e se vi è stata affrancazione di tali pesi, o che il diritto sul bene del debitore sia di proprietà o derivante da uno dei suddetti titoli;
• indicare l’informazione sull’importo annuo delle spese fisse di gestione o di manutenzione, su eventuali spese straordinarie già deliberate, anche se il relativo debito non è ancora scaduto, su eventuali spese condominiali non pagate negli ultimi due anni anteriori alla data delle perizia, sul corso di eventuali procedimenti giudiziari relativi al bene pignorato.

L’art. 569 c.p.c., statuisce che «il Giudice dell’esecuzione, entro quindici giorni dal deposito della documentazione di cui al secondo comma dell’art. 567, nomina l’esperto convocandolo davanti a sé per prestare il giuramento di rito e fissa l’udienza per la comparizione delle parti e dei creditori di cui all’art. 498 che non siano intervenuti».
Tra la data del provvedimento e la data fissata per l’udienza, non possono decorrere più di novanta giorni.
La citata norma fissa dunque, entro quindici giorni dal deposito della documentazione, la data utile per la nomina dell’esperto e il relativo conferimento d’incarico.
Tuttavia, tale termine risulta puramente ordinatorio dal momento che, nella pratica quotidiana, si è soliti ricorrere al termine concesso dall’art. 569 c.p.c., di novanta giorni dal provvedimento.
All’interno di questo intervallo temporale devono rientrare, non solo i giorni utili per l’effettivo conferimento d’incarico, ma anche i giorni necessari per l’invio della relazione peritale alle Parti, che potranno effettuare eventuali osservazioni all’elaborato tecnico-estimativo ricevuto dall’esperto nominato e il successivo deposito in Cancelleria.

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