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Il procedimento della fatturazione: dalla pro forma alla fattura

La fattura pro-forma anticipa normalmente la fattura che il professionista emette per ricevere il pagamento della prestazione. Vediamo le differenze

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Uno dei primi documenti che il professionista emette è la fattura pro-forma, che di regola precede il vero e proprio pagamento della prestazione, per evitare di anticipare l’Iva all’erario, a tal fine, quindi, non dovrà essere indicata l’Iva nel documento, che diventerebbe effettivo.

Solo in seguito al pagamento dovrà essere emessa, nella stessa giornata del pagamento, la fattura ordinaria, ovvero il documento con l’indicazione dell’IVA.

La fattura pro-forma è un documento tipico dei professionisti che non ha nessun valore fiscale, infatti, l’art. 21 del Decreto IVA non prevede nulla in merito a tale documento di spesa e può essere definito una sorta di anticipazione della fattura vera e propria che verrà emessa in un secondo momento.
La sua funzione è quella di far conoscere con precisione al cliente il costo dei servizi resi dal professionista, nonché quello di posticipare il momento di esigibilità dell’IVA al momento del pagamento del corrispettivo da parte del cliente.

Per redigere una fattura proforma non ci sono particolari vincoli né a livello di impaginazione né a livello di contenuti. Si fa, comunque, presente che le pro-forma devono riportare l’esplicita dizione che le stesse “non costituiscono fattura ai fini IVA”, tutto ciò allo scopo di non anticipare l’IVA all’erario.

Altro elemento di distinguibilità dalla fattura fiscale, è senz’altro la numerazione del documento anticipatorio la fattura stessa, specificando il numero progressivo di fattura proforma, che deve essere indipendente dal progressivo utilizzato per le fatture fiscali.

Sulla base di quanto precede:
• affinché l’IVA nella fattura pro-forma non diventi esigibile da parte dell’erario il professionista non dovrà indicare l’IVA, altrimenti la fattura diverrebbe effettiva (Commissione Centrale, I sezione, n. 3592 del 12 maggio 1990);
• quando il corrispettivo verrà pagato dal cliente, il professionista dovrà emettere entro tale data di pagamento (e non oltre) la fattura definitiva con indicazione dell’IVA.

Per quanto riguarda la fattura, invece, occorre tener in considerazione quanto stabilito dal decreto del 206/2012 (con effetto 1° gennaio 2013) in merito alle nuove modalità sulla fatturazione:
● l’esigibilità dell’imposta negli scambi intracomunitari;
● la fatturazione;
● il regime dell’IVA per cassa

Con il decreto in esame viene sostituito l’attuale quarto comma dell’art. 13 del D.P.R. n. 633/1972, prevedendo che ai fini della determinazione della base imponibile IVA, con riferimento ai corrispettivi, spese ed oneri espressi in valuta estera si deve applicare, nell’ordine:
• il cambio del giorno di effettuazione dell’operazione;
• il cambio del giorno della data della fattura, se in essa non è indicato il giorno di effettuazione dell’operazione;
• il cambio del giorno antecedente più prossimo a quello di emissione della fattura, qualora manchi il cambio relativo a quest’ultimo giorno.

Per quel che riguarda la conversione in euro, questa, per tutte le operazioni effettuate nell’anno solare, può essere fatta sulla base del tasso di cambio pubblicato dalla Banca centrale europea.

Il D.L., inoltre, stabilisce che “la fattura, cartacea o elettronica si ha per emessa all’atto della sua consegna, spedizione, trasmissione o messa a disposizione del cessionario o committente“.
Ne consegue che, di fatto, viene recepito il principio comunitario della parità di trattamento tra le fatture cartacee e quelle elettroniche.

Con riferimento al contenuto della fattura, occorre dire che la fattura deve contenere l’indicazione di un numero progressivo che la identifichi in modo univoco e che è sempre obbligatoria l’indicazione del numero di partita IVA del soggetto cessionario o committente, sia esso stabilito in Italia ovvero in un altro Stato membro dell’Unione europea.

Nel caso in cui il cessionario o committente sia un privato è necessaria l’indicazione del codice fiscale (in tal caso l’indicazione del codice fiscale vale unicamente per le operazioni territorialmente rilevanti in Italia effettuate nei confronti di residenti).

Inoltre, sulla base del nuovo contenuto del comma 6 dell’articolo 21 del D.P.R. n. 633/1972, occorre indicare sulla fattura specifiche annotazioni quando si tratta di operazioni non soggette, non imponibili o esenti.

Nello specifico viene stabilito che “La fattura è emessa anche per le tipologie di operazioni sotto elencate e contiene, in luogo dell’ammontare dell’imposta, le seguenti annotazioni con l’eventuale indicazione della relativa norma comunitaria o nazionale:
● cessioni relative a beni in transito o depositati in luoghi soggetti a vigilanza doganale, non soggette all’imposta a norma dell’articolo 7-bis, comma 1, con l’annotazione “operazione non soggetta”;
● operazioni non imponibili di cui agli articoli 8, 8-bis, 9 e 38-quater, con l’annotazione “operazione non imponibile”;
● operazioni esenti di cui all’articolo 10, eccetto quelle indicate al n. 6), con l’annotazione “operazione esente”;
● operazioni soggette al regime del margine previsto dal decreto-legge 23 febbraio 1995, n. 41, convertito dalla legge 22 marzo 1995, n. 85, con l’annotazione, a seconda dei casi, “regime del margine – beni usati”, “regime del margine – oggetti d’arte” o “regime del margine – oggetti di antiquariato o da collezione”;
● operazioni effettuate dalle agenzie di viaggio e turismo soggette al regime del margine previsto dall’art. 74-ter, con l’annotazione “regime del margine – agenzie di viaggio””.

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