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La detrazione IVA si accorcia: tutte le novità

Il diritto alla detrazione dell’IVA si può esercitare fino al momento di invio del modello relativo all’anno in cui il diritto alla detrazione è sorto. Che cosa significa e che cosa cambia?

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Dal 24 aprile 2017 il diritto alla detrazione dell’IVA potrà essere esercitato, non più fino all’invio della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto, ma fino al momento di invio del modello relativo “all’anno in cui il diritto alla detrazione è sorto”, quindi, per il 2017 fino a 4 mesi dopo il 31 dicembre dell’anno dell’esigibilità (30 aprile 2018). Il D.L. n. 50/2017, entrato in vigore il 24 aprile scorso, non contiene, ad oggi, alcuna disciplina transitoria per gli anni passati: conseguentemente, dal 24 aprile 2017 non dovrebbe essere più possibile detrarre l’IVA delle fatture datate 2015 o 2016 a meno che il D.L. in esame, in sede di conversione in legge, venga modificato prevedendo una disposizione transitoria ovvero una tempistica più ampia per la detrazione IVA.

Le modifiche apportate dall’art. 2, del D.L. n. 50/2017 al D.P.R. n. 633/1972
Nuova formulazione dell’art. 19 del D.P.R. n. 633/1972 Ai sensi del riformulato art. 19 del D.P.R. n. 633/1972, dal 24 aprile 2017, il diritto alla detrazione dell’imposta relativa ai beni e servizi acquistati o importati sorge nel momento in cui l’imposta diviene esigibile ed è esercitato al più tardi con la dichiarazione relativa all’anno in cui il diritto alla detrazione è sorto ed alle condizioni esistenti al momento della nascita del diritto medesimo.

Attenzione: prima delle modifiche, il diritto alla detrazione andava esercitato entro la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello di costituzione del diritto.

Nuova formulazione dell’art. 25 del D.P.R. n. 633/1972 Con la modifica dell’art. 25 del D.P.R. n. 633/1972 viene, ora, stabilito che le fatture IVA di acquisto devono essere annotate nel registro anteriormente alla liquidazione periodica nella quale è esercitato il diritto alla detrazione della relativa imposta e comunque entro il termine di presentazione della dichiarazione annuale relativa all’anno di ricezione della fattura e con riferimento al medesimo anno.

Attenzione: prima delle modifiche, la registrazione poteva avvenire anche anteriormente alla dichiarazione annuale, nella quale è esercitato il diritto alla detrazione della relativa imposta.

Attenzione: in base a quanto scritto precedentemente sembra ragionevole ritenere che sia possibile procedere alla detrazione IVA per le fatture registrate prima del 24 aprile 2017, ancorché riferite ad acquisti effettuati negli anni d’imposta 2015 e 2016 in quanto registrazioni avvenute anteriormente all’entrata in vigore della manovra correttiva con conseguente detrazione IVA esercitabile nei termini previsti dalle norme previgenti. Quindi, per gli acquisti effettuati nel 2015 e nel 2016, sempre che registrati anteriormente al 24 aprile 2017, il diritto alla detrazione dell’imposta, sorto nel momento di effettuazione dell’operazione (ai sensi dell’art. 6 del D.P.R. n. 633/1972) potrà essere esercitato al più tardi con la dichiarazione IVA da presentare, rispettivamente, il 30 aprile 2018 e il 30 aprile 2019.

Da ricordare
In linea generale l’IVA “relativa alle cessioni di beni ed alle prestazioni di servizi diviene esigibile nel momento in cui le operazioni si considerano effettuate” ai fini IVA (articolo 6 del D.P.R. n. 633/1972), quindi, con la consegna o spedizione dei beni (o il loro pagamento anticipato) o con il pagamento del corrispettivo del servizio ovvero, in entrambi i casi, con la fattura anticipata.
Va da sé che sia per le cessioni di beni che per le prestazioni di servizi, l’IVA delle fatture datate 2015 e 2016 poteva essere detratta solo fino al 24 aprile 2017.
Attenzione: per le prestazioni di servizi, per le quali l’esigibilità e il diritto alla detrazione scatta solo col pagamento (o la fatturazione anticipata), non vi sono problemi per quelle ultimate al 31 dicembre 2016, registrate tra le fatture da ricevere, ma non ancora pagate e non ancora fatturate. In questi casi, infatti, solo al momento del pagamento (o della fattura anticipata) scatterà il diritto alla detrazione, che potrà essere esercitato entro il 30 aprile dell’anno successivo.

La detrazione IVA poteva essere effettuata entro il 24 aprile scorso, anche per le fatture differite ricevute per le cessioni di beni di dicembre 2016 ovvero per i servizi pagati a dicembre 2016, per i quali l’esigibilità della relativa IVA rimane a dicembre 2016, non solo ai fini dell’obbligo di inserimento del relativo debito nella liquidazione IVA di dicembre 2016 da parte del cedente, ma anche ai fini della detrazione da parte del cessionario. In questi casi, chi ha ricevuto nel 2017 la fattura differita, registrando il costo come fatture da ricevere al 31 dicembre 2016, poteva detrarre la relativa IVA solo entro il 24 aprile 2017.

Come anticipato, la limitazione temporale della detrazione IVA, così come ad oggi disciplinata, solleva dubbi sulla sua compatibilità rispetto alle disposizioni comunitarie, infatti, potrebbe essere compromesso il principio di neutralità la cui osservanza è fondamentale in base alle disposizioni comunitarie.
Attenzione: al riguardo si evidenzia che le disposizioni comunitarie si limitano ad affermare che “il diritto alla detrazione sorge quando l’imposta detraibile diviene esigibile”. Non risulta stabilito alcun limite temporale che, ove superato, impedisca di fare valere tale diritto. Si fa comunque presente che, sul tema, la Corte di Giustizia UE (sentenza cause riunite C – 95/7 e C- 96/7 del 2008) ha precisato che le direttive comunitarie non impediscono la previsione di un termine di decadenza entro cui esercitare il diritto alla detrazione. La medesima Corte di Giustizia ha affermato che il precedente termine biennale non rendeva impossibile ed eccessivamente difficile l’esercizio del diritto alla detrazione. Ci si deve dunque domandare se la previsione di un termine ben più limitato rispetto al precedente non renda eccessivamente oneroso l’esercizio di tale diritto. Qualora la risposta fosse affermativa e quindi il termine fosse considerato eccessivamente limitato, risulterebbe sicuramente compromesso il principio di neutralità la cui attuazione avviene attraverso il riconoscimento del predetto diritto alla detrazione del tributo.

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