La fattura del professionista: la base imponibile, l'emissione e il contenuto | Geometra.info

La fattura del professionista: la base imponibile, l’emissione e il contenuto

Il professionista, dotato di partita IVA, a fronte della prestazione dei suoi servizi, emette la fattura: il documento fiscale obbligatorio, che nel corso del tempo è stato modificato. Ce lo spiega il nostro esperto

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Dopo aver esaminato le differenze tra fattura e fattura proforma, vediamo da vicino la fattura del professionista e come è cambiata per effetto del D.L. n. 216 del 2012 a decorrere dal 1° gennaio 2013.

Molte sono le ragioni che hanno reso necessario l’intervento normativo italiano, che, si ricorda, recepisce la Direttiva comunitaria n. 45 del 2010. Sicuramente ridurre gli oneri amministrativi a carico delle imprese attraverso la predisposizione di norme condivise e meno complesse è stato, di fatto, l’obiettivo principale. Tuttavia, a questa finalità si aggiunge la necessità di favorire le PMI con l’introduzione di documenti semplificati e la contabilità per cassa, diffondere la fattura elettronica e, infine, far venire meno le frodi IVA in ambito comunitario.

Ma che impatti ha avuto la normativa sulla base imponibile, sulla emissione e nel contenuto della fattura?

La base imponibile
Con il decreto è stato sostituito il quarto comma dell’art. 13 del D.P.R. n. 633/1972, prevedendo che ai fini della determinazione della base imponibile IVA, con riferimento ai corrispettivi, spese ed oneri espressi in valuta estera si deve applicare, nell’ordine:
● il cambio del giorno di effettuazione dell’operazione;
● il cambio del giorno della data della fattura, se in essa non è indicato il giorno di effettuazione dell’operazione;
● il cambio del giorno antecedente più prossimo a quello di emissione della fattura, qualora manchi il cambio relativo a quest’ultimo giorno.
La conversione in euro, per tutte le operazioni effettuate nell’anno solare, può essere fatta sulla base del tasso di cambio pubblicato dalla Banca centrale europea.

L’Emissione della fattura
Il D.L., stabilisce che “la fattura, cartacea o elettronica, si ha per emessa all’atto della sua consegna, spedizione, trasmissione o messa a disposizione del cessionario o committente”.

Ne consegue che di fatto viene recepito il principio comunitario della parità di trattamento tra le fatture cartacee e quelle elettroniche.

Si evidenzia, inoltre, che a decorrere dal 1° gennaio 2013 è stato ampliato l’obbligo di emissione della fattura per le operazioni territorialmente non rilevanti ai fini IVA, fino ad allora limitato alle sole prestazioni di servizi di cui all’articolo 7-ter del D.P.R. n. 633/1972 rese nei confronti di committenti stabiliti in un altro Stato membro della UE.

Quindi, per effetto della modifica, sono oggetto di fatturazione anche le cessioni di beni e le prestazioni non territoriali ai sensi degli artt. da 7 a 7-septies del D.P.R. n. 633/1972, effettuate nei confronti di soggetti passivi debitori dell’imposta in un altro Stato della UE ovvero nei confronti di soggetti extra UE.

Di fatto tali operazioni “non soggette” ad IVA per carenza del requisito territoriale hanno l’effetto di aumentare il volume d’affari dei contribuenti, tranne che per gli esportatori abituali, che effettuano tali operazioni con riflessi:
● sul diritto di accesso al rimborso IVA;
● sui limiti per l’accesso alla nuova IVA per cassa;
● sull’accesso a determinati regimi speciali;
● sulla liquidazione mensile ovvero trimestrale (semplificata ovvero ordinaria);
● sulle comunicazioni black-list (per le quali rilevano le operazioni fatturate).

Nelle ipotesi di “reverse charge” (e per meglio dire: fatture emesse per le cessioni imponibili di oro da investimento e quelle emesse per le cessioni di rottami e altri materiali di recupero) il cedente/prestatore dovrà indicare sulla fattura “inversione contabile”.

Infine, con riferimento ad alcune fattispecie derogatorie rispetto al criterio generale dell’emissione della fattura al momento dell’effettuazione dell’operazione, già previste dalla disposizione precedente, il D.L. ha disposto:
● l’introduzione della fattura differita anche per le prestazioni di servizi individuabili attraverso idonea documentazione, effettuate nel corso dello stesso mese solare nei confronti del medesimo soggetto. Ne discende che può essere emessa una sola fattura, recante il dettaglio delle operazioni, entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione delle medesime, anche se l’imposta è liquidata con riferimento al mese precedente;
● che, “per le prestazioni di servizi rese a soggetti passivi stabiliti nel territorio di un altro Stato membro dell’Unione europea, non soggette all’imposta ai sensi dell’articolo 7-ter, la fattura è emessa entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione”. È quindi concesso al fornitore della prestazione di servizio un termine più lungo per l’emissione della fattura, rispetto a quello delle ore 24:00 del giorno in cui la prestazione si ritiene ultimata.

Contenuto della fattura
Con riferimento al contenuto della fattura, infine, la normativa impone:
● che la fattura debba contenere l’indicazione di un numero progressivo che la identifichi in modo univoco;
● che sia sempre obbligatoria l’indicazione del numero di partita IVA del soggetto cessionario o committente, sia esso stabilito in Italia o in un altro Stato membro dell’Unione europea. Nel caso in cui il cessionario o committente sia un privato è necessaria l’indicazione del codice fiscale (in tal caso l’indicazione del codice fiscale vale unicamente per le operazioni territorialmente rilevanti in Italia effettuate nei confronti di residenti).

Inoltre, sulla base del nuovo contenuto dell’articolo 21, comma 6, del D.P.R. n. 633/1972 occorre indicare sulla fattura specifiche annotazioni quando si tratta di operazioni non soggette, non imponibili o esenti.

Più in particolare, è stabilito che la fattura venga emessa anche per le tipologie di operazioni sotto elencate e deve contenere, in luogo dell’ammontare dell’imposta, specifiche annotazioni compresa l’indicazione della relativa norma comunitaria o nazionale:
● cessioni relative a beni in transito o depositati in luoghi soggetti a vigilanza doganale, non soggette all’imposta a norma dell’articolo 7-bis, comma 1, con l’annotazione “operazione non soggetta”;
● operazioni non imponibili di cui agli articoli 8, 8-bis, 9 e 38-quater, con l’annotazione “operazione non imponibile”;
● operazioni esenti di cui all’articolo 10, eccetto quelle indicate al n. 6), con l’annotazione “operazione esente”;
● operazioni soggette al regime del margine previsto dal decreto-legge 23 febbraio 1995, n. 41, convertito dalla legge 22 marzo 1995, n. 85, con l’annotazione, a seconda dei casi, “regime del margine – beni usati”, “regime del margine – oggetti d’arte” o “regime del margine – oggetti di antiquariato o da collezione”;
● operazioni effettuate dalle agenzie di viaggio e turismo soggette al regime del margine previsto dall’art. 74-ter, con l’annotazione “regime del margine – agenzie di viaggio”.

Il comma 6-ter inserito all’articolo 21 del D.P.R. n. 633/1972, stabilisce che “le fatture emesse dal cessionario di un bene o dal committente di un servizio in virtù di un obbligo proprio recano l’annotazione “autofatturazione”.

Si tratta in particolare dei casi in cui il debitore dell’imposta è il cessionario/committente in luogo del fornitore. Più in dettaglio, sono i casi in cui il cessionario/committente soggetto passivo IVA stabilito in Italia, emette l’autofattura per gli acquisti di beni ovvero servizi territorialmente rilevanti in Italia ed effettuati presso un fornitore stabilito in un Paese extra-UE.

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