La relazione peritale: quando e perché diventa contestabile | Geometra.info

La relazione peritale: quando e perché diventa contestabile

Il nostro esperto Serena Pollastrini conclude la panoramica sulla relazione peritale con l'analisi delle cause di nullità

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Non è difficile desumere le cause di nullità di una relazione peritale, se si parte dall’assunto che la relazione di consulenza tecnica d’ufficio non deve mai essere confusa con l’attività di giudizio in senso stretto, riservata esclusivamente al giudice.

La relazione peritale, si ricorda, contribuisce alla costruzione di una determinata fattispecie concreta, pertanto il CTU deve sempre astenersi dal formulare giudizi attinenti al merito della decisione, così come esprimere pareri sulla fondatezza della domanda.

Gli strumenti di contestazione della relazione utilizzabili dalle parti possono essere ricondotti sostanzialmente a due tipologie:
1) l’eccezione di nullità della relazione
2) la proposizione di “note critiche”, volte a sollecitare il giudice alla rinnovazione della consulenza.
Le cause di nullità della relazione possono distinguersi in cause formali e cause sostanziali.
Le prime concernono la veste esteriore dell’atto. A proposito di cause di nullità formale, per non incorrere in una simile ipotesi la relazione peritale deve:
essere redatta in lingua italiana (salvo per quanto previsto per le regioni in cui è ammesso il bilinguismo)
– sottoscritta
– copia sottoscritta e copia estesa dal CTU devono essere coincidenti.

Le nullità sostanziali, invece, possono essere raggruppate in tutti quei casi in cui vi sia stata violazione del principio del contraddittorio.

L’accertamento della violazione del contraddittorio va comunque effettuato in concreto e non in astratto: ciò vuol dire, ad esempio, anche in assenza di avvisi alle parti, la relazione non può essere dichiarata nulla, quando risulti, in qualunque modo che la parte non raggiunta dall’avviso ha avuto comunque la possibilità di prendere parte alle operazioni.
Le cause di nullità sostanziale della relazione possono essere molteplici ma, a ben vedere, si riducono tutte ad un unico fenotipo generale: la violazione del principio del contraddittorio, da accertare sempre in concreto.
La nullità può anche essere parziale, cioè travolgere soltanto quella parte di relazione che si fonda su accertamenti nulli.

Le più frequenti cause di nullità, in tutto o in parte, della relazione peritale sono rappresentate:

1) dall’omesso invito alle parti dell’avviso contenente la data e il luogo d’inizio delle operazioni
Il CTU è tenuto a comunicare alle parti il giorno, l’ora e il luogo (città, via e numero civico) di inizio delle operazioni peritali, qualora la comunicazione non risulti già nel verbale di udienza. L’avviso alle parti può avvenire anche mediante comunicazione al cancelliere, il quale a sua volta provvederà ad avvisare le parti informandole direttamente tramite lettera raccomandata con avviso di ricevimento, posta elettronica certificata o altro mezzo in grado di fornire la prova dell’avvenuta ricezione da parte del destinatario.
Nell’ipotesi in cui venga data una comunicazione non idonea e il soggetto che dovrebbe riceverla non si presenti o neghi di averla ricevuta, la comunicazione risulta come non trasmessa con conseguente nullità della consulenza che sia stata eventualmente disposta in assenza delle parti.
L’obbligo di comunicazione delle operazioni sussiste se le indagini non possano eseguirsi in una sola volta ed il CTU ne rinvii il proseguo ad altra data, non fissata, in esito alla prima riunione. Lo stesso ragionamento è valido se le operazioni vengono sospese e poi riprese, nel caso di rinnovazione (quando il giudice la disponga), nel caso in cui siano state dichiarate chiuse le operazioni peritali e il CTU decida di procedere ad altre indagini.
Nel caso in cui, a seguito di regolare comunicazione, compaiano alla data fissata per l’inizio o la prosecuzione delle indagini i difensori o i CTP soltanto di una o di alcune delle parti, il CTU deve comunque iniziare le indagini e non è tenuto a dare alcun avviso alle parti ingiustificatamente assenti. Ipotesi diversa è quella in cui, alla data fissata per l’inizio o la prosecuzione delle operazioni, non compaia nessuno. In questo caso, non può dirsi che le operazioni siano iniziate o proseguite, e il CTU dovrà comunque fissare una nuova data per il proseguo e darne comunicazione alle parti (ovvero al cancelliere perché ne dia avviso alle parti).
Non viene meno l’obbligo del CTU di dare avviso alle parti allorché si avvalga, per lo svolgimento dell’incarico affidatogli, di un esperto.
L’avviso di inizio o proseguo delle operazioni va comunicato sia ai difensori delle parti costituite sia ai consulenti di parte. E’ stato tuttavia escluso l’obbligo di comunicazione ai CTP allorché le parti non chiedano che i propri consulenti partecipino alle operazioni. Non è necessaria la comunicazione alla parte sostanziale, anzi l’avviso dato solo a quest’ultimo e non al difensore, né al CTP è stato ritenuto inidoneo a garantire il diritto di difesa. Il consulente non è tenuto ad avvertire la parte contumace.
Il CTU non è tenuto a dare avviso alle parti solo del compimento di quelle attività che non costituiscono vere e proprie indagini tecniche.

2) dalla valutazione, per rispondere ai quesiti, di documenti non ritualmente prodotti in causa
La giurisprudenza concorda nel ritenere che Il CTU non possa fondare le proprie conclusioni su fatti o circostanze mai ritualmente dedotti e provati nel giudizio, ciò perché gli elementi di fatto sui quali fonda il proprio giudizio debbono essere gli stessi sui quali il giudice potrebbe fondare la propria sentenza.
I difensori e i consulenti di parte possono sottoporre al CTU due tipi di atti: osservazioni e istanze.

Entrambi, e solo questi, pur non dovendo essere necessariamente trascritti nella relazione, devono costituire oggetto di adeguata valutazione da parte del consulente d’ufficio. L’eccezione è data dalle osservazioni e istanze non comunicate dalle parti alle parti avverse, poiché il CTU non è tenuto a tenerne conto. Si ricorda che, in ogni caso, le osservazioni, le consulenze di parte e le note critiche redatte dal CTP costituiscono semplici allegazioni difensive a contenuto tecnico, prive di autonomo valore probatorio.
Il CTU può esaminare solo i documenti ritualmente prodotti dalle parti e cioè validamente acquisiti nel materiale probatorio. Documenti eventualmente prodotti dalle parti al di fuori della ritualità processuale non possono essere utilizzati dal giudice e quindi neanche dal CTU.
Deve perciò ritenersi non corretta la prassi di alcuni CTU (talora tollerata dall’istruttore e dalle parti) di accettare, esaminare e porre a fondamento della relazione la documentazione che l’avvocato, o talora la stessa parte sostanziale del processo, consegni loro brevi manu, al momento stesso delle indagini peritali. Tale prassi è in primo luogo scorretta perché impedisce la possibilità di un effettivo contraddittorio sul documento consegnato al CTU.
Il CTU, quando svolge le sue indagini da solo, cioè senza presenza del giudice, può compiere tutti gli accertamenti che siano collegati con l’oggetto della perizia e, conseguentemente, legittimamente utilizzare i documenti acquisiti.

3) dall’espletamento di indagini e, in generale, di compiti, esorbitanti dai quesiti posti dal giudice, ovvero non consentiti dai poteri che la legge conferisce al consulente
Il CTU compie le indagini che gli sono commissionate dal giudice, o da solo o insieme con il giudice. Può essere autorizzato a chiedere chiarimenti alle parti, ad assumere informazioni da terzi e a eseguire piante, calchi e rilievi.
In linea generale, si ricorda che il potere di indagine del CTU, anche esercitato di propria iniziativa, deve sempre coniugarsi con il principio secondo cui la sua attività non deve mai supplire al difetto di allegazione della parte.
L’assunzione di informazione da terzi è subordinata all’autorizzazione del giudice. Tuttavia la Corte di Cassazione ha spesso interpretato estensivamente questa norma, ammettendo che il CTU possa assumere informazioni da terzi anche senza la preventiva autorizzazione del giudice, ma solo a tre condizioni:
– le notizie acquisite da terzi debbono concernere fatti e situazioni relativi all’oggetto della relazione;
– l’acquisizione presso terzi deve essere necessaria per espletare convenientemente il compito affidato al CTU;
– nella relazione il CTU deve indicare le fonti del proprio accertamento.

Si segnala che questo orientamento sembra essere stato recentemente, se non proprio abbandonato, almeno incrinato dalla Cassazione che ha stabilito che il CTU possa acquisire da terzi non già qualsiasi informazione, ma soltanto le informazioni “strettamente necessarie per rispondere al quesito tecnico postogli dal giudice, per le quali, peraltro, parte della giurisprudenza ritiene che non sia neppure necessaria un’espressa autorizzazione del giudice, dovendo detta autorizzazione ritenersi ricompresa implicitamente nel mandato“.

Il consulente tecnico, può assumere informazioni anche dalle parti stesse. Per stabilire quale sia il valore di tali dichiarazioni, è opportuno distinguere tra:
dichiarazioni pro se: il CTU non potrà fondare le proprie conclusioni unicamente su quanto dichiarato dalla parte, ma avrà l’obbligo di vagliare la loro attendibilità in base ad elementi esterni e obiettivi di riscontro.
dichiarazioni della parte contra se – ossia sfavorevoli al dichiarante e favorevoli alla controparte – rese al consulente d’ufficio, secondo l’orientamento preferibile, fanno piena prova dei fatti dichiarati.
Non fanno invece prova, anche se aventi contenuto confessorio, le dichiarazioni rese al CTU dai consulenti di parte, non essendo le stesse vincolanti per la parte rappresentata.
Viceversa, tra gli esami che il CTU non può assolutamente omettere, rientra l’esame dei luoghi o delle persone.
Il CTU non è tenuto a eseguire gli accertamenti sollecitati dal consulente di parte, in quanto egli è vincolato unicamente alle richieste ai quesiti postigli dal giudice.

In particolare, il CTU deve avere cura di non:
– compiere valutazioni di tipo giuridico, per esempio in ordine alla proprietà, alla colpa, all’inadempimento;
– accertare l’esistenza di norme;
– interpretare e valutare prove documentali, in quanto giudizio riservato esclusivamente al giudice.
E’ facoltà dei difensori e dei CTP produrre in giudizio, dopo il deposito della relazione del CTU, osservazioni e rilievi a quest’ultima (c.d. “note critiche“). Di norma, quando esse paiono non manifestamente infondate, il giudice provvederà a chiedere chiarimenti al consulente d’ufficio, a disporre la rinnovazione delle indagini, ovvero, nei casi più gravi, a disporne la sostituzione, ex art. 196 C.P.C.

Questi provvedimenti, discrezionalmente disposti dal giudice, sono generalmente esortati dalle parti in presenza di:
a) un prolungato ritardo nel deposito dell’elaborato peritale;
b) una grave negligenza nello svolgimento delle operazioni;
c) una insufficienza degli accertamenti eseguiti o delle risposte fornite ai quesiti posti dal giudice;
d) una incapacità scientifica di svolgere l’incarico.

Tutti comportamenti da evitare che, pur non determinando la nullità della consulenza, espongono il CTU al rischio di essere considerato inadempiente e di essere soggetto a eventuali provvedimenti disciplinari.

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