Lauree professionalizzanti, opportunità strategica per i diplomati tecnici | Geometra.info

Lauree professionalizzanti, opportunità strategica per i diplomati tecnici

A settembre riparte il confronto al Miur sulla formazione terziaria: tre anni di percorso universitario ad alta intensità per formare nuove figure laureate pronte da subito a lavorare in aziende e studi

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Lavoro e confronto continuo sulle lauree professionalizzanti: ad annunciarlo è il ministro all’Istruzione, Università e Ricerca Valeria Fedeli, che ha reso nota la bozza redatta dalla cabina di regia dedicata all’analisi dell’offerta formativa degli ITS (Istituti tecnici superiori) e delle lauree professionalizzanti delle Università.

Un tavolo coordinato dal sottosegretario Gabriele Toccafondi per sette mesi, che ha chiuso ad agosto la prima parte dei lavori, destinati a riprendere in sede ministeriale, con l’aggiunta di suggerimenti e migliorie, l’8 settembre 2017.
Se gli ITS, i 93 bienni di formazione terziaria professionalizzante post maturità, istituiti nel 2008 e operativi dal 2010, sono ormai realtà in Italia e dei 9 mila studenti l’80% trova lavoro in diverse aree, dall’ITC alla mobilità sostenibile, il cammino per le lauree professionalizzanti è più recente: l’idea è di mutuare l’esperienza francese, dove esistono gli Instituts Universitaires de Technologie (IUT) e ricalcare la struttura delle lauree in professioni sanitarie.

Nel decreto ministeriale 987/2016 che ha dato via all’iter per le lauree professionalizzanti, è stata indicata la sperimentazione di un corso di laurea ad orientamento professionale in ciascun Ateneo, subordinandolo ai seguenti criteri:
• esistenza di convenzioni con imprese o ordini professionali;
• 50 – 60 crediti formativi universitari destinati a tirocini curriculari presso le imprese o gli ordini;
• requisiti di docenza come accade per le lauree delle professioni sanitarie (5 docenti) e adeguato numero di tutor;
• numero programmato degli accessi per non più di 50 studenti;
• verifica al termine del I ciclo degli effettivi sbocchi occupazionali (80% dei laureati occupati ad un anno dal conseguimento del titolo).
Agli ITS, i corsi di laurea professionalizzanti potranno richiedere risorse umane o dotazioni strumentali, ma rimaranno percorsi della formazione terziaria distinti. Gli ITS in due anni formeranno diplomati ad alta specializzazione mentre la laurea professionalizzante sarà un percorso triennale, con l’obiettivo di rispondere alle richieste del mercato del lavoro, in accordo con gli ordini professionali e il sistema universitario nel formare laureati con tirocini e capacità professionali maturate direttamente durante il corso degli studi e a stretto contatto con le imprese.

Grande soddisfazione per questa rinnovata attenzione del Miur verso le lauree professionalizzanti è stata espressa da presidente del Consiglio nazionale dei periti industriali e dei periti industriali laureati Giampiero Giovannetti, che cita i dati del Rapporto del centro studi di categoria. “L’introduzione delle lauree professionalizzanti in ambito tecnico ingegneristico, potrebbe coinvolgere annualmente circa 10 mila studenti – spiega Giovannetti – e di questi più di 4mila provenienti dal recupero dei fenomeni di dispersione che si registrano nelle discipline ingegneristiche, (a 6 anni dall’immatricolazione in un corso di laurea triennale di ingegneria il 29% ha abbandonato gli studi, il 50% si è laureato, mentre il 21% risulta ancora iscritto); quasi 4 mila invece nuove immatricolazioni di diplomati tecnici che rischiano di non lavorare e non studiare”.
“Guai – ha sottolineato ancora Giovannetti – a considerare queste lauree come delle mini lauree o come un percorso di serie B, perché non è così. Si tratta di corsi che puntano a formare, chiavi in mano, quei tecnici che richiede il mercato, si parla di due milioni di opportunità occupazionali per questi profili nei prossimi 10 anni, e che spesso non si trovano a causa di un sistema formativo inadeguato”.

Con le lauree professionalizzanti in ambito tecnico-scientifico, il Sistema Paese potrebbe aumentare l’incidenza di laureati sul totale della popolazione ma soprattutto creare quel collegamento diretto tra mondo dell’istruzione, delle professioni e del lavoro che oggi fatica a realizzarsi e dare alternative nuove ai diplomati delle scuole tecniche, che ancora oggi si iscrivono in maniera minore all’Università rispetto ai diplomati dei licei (73,8% contro il 33,1%). In Italia inoltre su cento persone tra i 25 e 34 anni, solo 24 hanno un titolo di studio terziario, a fronte di una media OCSE e dell’Unione Europea rispettivamente del 41 e 38 per cento.
Attraverso questa nuova tipologia di corso di laurea è possibile perseguire anche un altro obiettivo, allinearsi al sistema europeo di qualificazione EQF. Secondo il quadro europeo delle qualificazioni, le abilità, competenze e conoscenze correlate all’esercizio di una professione ordinistica sono rapportate al VI livello EQF. Attualmente in Italia è possibile l’accesso alle medesime professioni anche con un titolo corrispondente al V livello EQF.

Il mondo del lavoro e dell’accesso alle professioni tecniche evolve verso nuovi orizzonti. Il passato non viene meno: resta la base forte grazie alla quale dare nuova linfa e preziose linee guida a coloro che vogliono dare il proprio contributo nelle professioni tecniche.

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