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Professionisti non associati: come funziona il riaddebito dei costi comuni

In che modo i professionisti non associati, ovvero coloro che hanno in comune uno stesso studio in ciascuno opera per proprio conto, possono eseguire il riaddebito dei costi comuni? Il punto del commercialista

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Nella pratica, capita frequentemente che professionisti prendano in comune uno stesso studio. Innanzitutto, risulta opportuno precisare che la loro non è un’associazione professionale, in quanto ognuno opera per proprio conto e con propria partita IVA. Le spese comuni sono ripartite, normalmente, in parti uguali o secondo altri parametri (come ad esempio i metri quadrati della stanza); tali spese comuni sono generalmente il canone di locazione, le bollette dell’elettricità, dell’acqua, del gas, del telefono nonché le spese condominiali, ecc.

Ecco come funziona, per i professionisti non associati, il riaddebito dei costi comuni.

Professionisti non associati – Riaddebiti costi comuni

Professionista mandatario (intestatario delle utenze) Professionista mandante (non intestatario delle utenze)
Ai fini IVA:
– richiesta di rimborso delle spese comuni, relative all’immobile utilizzato da più professionisti, con emissione di fattura contenente dati ed importi dettagliati. La fattura emessa dal professionista mandatario deve indicare l’aliquota specifica da applicare alla singola tipologia di spesa da chiedere a rimborso per la quota parte utilizzata dal professionista mandante (in particolare, per la sola superficie utilizzata, calcolata in mq).
– richiesta di rimborso delle spese comuni, relative all’immobile utilizzato da più professionisti, con emissione di fattura contenente importi a forfait. La fattura emessa dal professionista mandatario deve indicare l’aliquota ordinaria del 22%.
Ovviamente l’IVA introitata (a debito) verrà poi versata dal mandatario (al netto di quella a credito).
Ai fini IVA:
– Il professionista mandante (ovvero i professionisti mandanti) ha il diritto di detrarre l’IVA esposta sulla fattura emessa dal professionista mandatario, ovviamente con il rispetto delle regole previste dal D.P.R. n. 633/1972.
Ai fini del reddito:
– Vale il principio di cassa. Non deve dichiarare tra i compensi l’importo avuto rimborsato. Infatti, il professionista mandatario deve indicare nel rigo del mod. unico, tra i costi, le spese subite al netto dell’importo avuto rimborsato dai colleghi di studio (professionisti mandanti).
Ai fini del reddito:
– In base al principio di cassa, il professionista mandante deduce l’importo pagato a titolo di rimborso delle spese comuni del locale evidenziato nella fattura emessagli dal professionista mandatario.
– Tale spesa, ovviamente, poi confluisce nel mod. unico, nei vari righi delle spese subite nel periodo d’imposta.
Ritenuta e contributo integrativo • La fattura non è gravata dal contributo integrativo della cassa professionale, poiché il riaddebito di costi non realizza il presupposto di attività professionale (il Parere n. 23 del 14 settembre 2010, della Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro ha precisato che sul punto vi è una regolamentazione non omogenea tra le diverse casse professionali. Quella dei dottori commercialisti, ad esempio, prevede espressamente che “il contributo integrativo deve essere applicato anche ai corrispettivi afferenti le parcelle emesse a puro titolo di rimborso spese”. Completamente opposte le conclusioni alle quali è giunta invece sul punto la Inarcassa mentre la Cassa forense e la Cassa di previdenza dei consulenti del lavoro non hanno mai preso posizione sull’argomento).
• Non si applica, inoltre, la ritenuta d’acconto (Parere n. 23 del 14 settembre 2010, della Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro).

Clicca qui per consultare un Esempio di fattura per rimborso spese a forfait e un Esempio di fattura per singola spesa da rimborsare.

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