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Progettare ambienti di lavoro alla luce del Tusl

Progettare ambienti di lavoro consoni alla persona permette di tenere alti i livelli di prestazione

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Progettare ambienti di lavoro che rispondano ai bisogni psichici, fisici e sociali dei lavoratori è di fondamentale importanza.

A livello normativo, il D.Lgs. n. 81/2008 all’Art. 15 (Misure generali di tutela) specifica: “Le misure generali di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro sono: … [omissis]… d) il rispetto dei principi ergonomici nell’organizzazione del lavoro, nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, in particolare al fine di ridurre gli effetti sulla salute del lavoro monotono e di quello ripetitivo…”.

Le caratteristiche spaziali che permettano il movimento agile dei lavoratori (secondo le norme tecniche si tratta di 45 cm di spazio fruibile) e un comodo utilizzo delle attrezzature di lavoro riguardano l’ergonomia degli ambienti di lavoro.

L’allegato IV del TUSL si sofferma poi soprattutto sulla progettazione di ambienti sicuri (cioè sul rapporto tra norme di sicurezza e salute fisica, dal punto 2.1 “Difesa dagli ambienti nocivi” al 4 “Misure contro l’incendio e l’esplosione”) e sulle prescrizioni minime per garantire il comfort. Nella categoria del comfort, sono comprese le prescrizioni sul microclima, includendo la ventilazione, la qualità dell’aria, la temperatura e l’umidità, ma anche i livelli di illuminamento e il rumore.

Ovviamente l’aspetto fisico degli ambienti di lavoro dovrebbe comprende anche quello funzionale, come il disporre di spazi di interazione tra colleghi, o alcune specificità psicologiche come il comfort visivo che riguarda anche la visuale che il lavoratore ha di fronte, non soltanto la misurabilità della luce presente.

Secondo la teoria dell’arousal, infatti, le caratteristiche dell’ambiente fisico hanno conseguenze dirette sui livelli di attività dell’organismo. Così una cattiva qualità dell’aria e l’affollamento del proprio ambiente lavorativo provocano l’abbassamento del livello di attivazione fisiologica con decremento della prestazione e calo della vigilanza. Le condizioni ambientali che causano abbassamento o innalzamento di questa attivazione sono fonti di stress.

Il rispetto delle distanze interpersonali e della privacy sono temi cari alla disciplina della psicologia ambientale che i progettisti dovrebbero essere tenuti a conoscere per produrre ambienti di lavoro che predispongano in maniera positiva le attività da svolgere.

Soprattutto negli openspace, la disposizione di attrezzature di servizio, ad esempio, può generare situazione di stress ambientale determinato non solo dal rumore e dal poco spazio personale a disposizione, ma anche da situazioni come avere la propria postazione nei pressi del fax (per il rumore) o della fotocopiatrice (per il continuo passaggio dei colleghi).

D’altro canto, l’organizzazione di spazi di lavoro personalizzabili influenza positivamente il raggiungimento degli obiettivi, legato al concetto istintivo di “territorialità” e di privacy, a seconda del lavoro da svolgere.

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