Caldaia difettose? Si rischia la condanna per omicidio colposo | Geometra.info

Caldaia difettose? Si rischia la condanna per omicidio colposo

In caso di decesso a causa di una caldaia difettosa il proprietario o il tecnico manutentore rischiano la condanna penale

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Alcune recenti sentenze della Corte di Cassazione, nel caso di decessi a causa dell’utilizzo di caldaie difettose, hanno condannato, con la pesantissima accusa di omicidio colposo, sia il proprietario di un immobile che aveva dato in locazione l’appartamento con un impianto non a norma, sia il tecnico manutentore che, pur ravvisando la pericolosità dell’impianto, non aveva provveduto a certificare le carenze funzionali.

Responsabilità del proprietario in caso di locazione

Nel caso di locazione di immobile che non abbia l’impianto di riscaldamento o la caldaia a norma di legge, se l’inquilino subisce danni o addirittura muore, il locatore ne risponde anche in sede penale.
E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 43861 del 17 ottobre 2016 che ha condannato il proprietario dell’immobile con l’accusa pesantissima di omicidio colposo per aver cagionato la morte di due inquilini ai quali era stato locato un appartamento, dotato di caldaia non a norma di legge (sia perché il locale di installazione era privo di aperture di ventilazione sia perché il sistema di scarico dei fumi aveva una geometria inadeguata e tale da provocare reflusso di gas tossico).

La Corte ha affermato che, in virtù della posizione di garanzia ex art. 40 c.p., nel caso in cui siano stati omessi i necessari controlli e le opportune attività di manutenzione degli impianti, sussiste in capo al proprietario dell’immobile la responsabilità penale per l’omicidio dell’inquilino.

Si tratta di un principio consolidato e più volte già ribadito dalla Corte per cui il proprietario è tenuto a consegnare al conduttore un impianto di riscaldamento revisionato, in piena efficienza e privo di carenze funzionali e strutturali.

Responsabilità del tecnico manutentore

Anche il tecnico manutentore della caldaia può essere chiamato a rispondere di omicidio colposo. La Corte di Cassazione penale, con la sentenza n. 44968 del 26 ottobre 2016 ha ravvisato tale responsabilità nel caso in cui il tecnico ometta di certificare le sussistenti carenze funzionali che cagionino situazioni di pericolo.

Nella vicenda in esame, nonostante la caldaia di tipo B fosse collocata in un locale chiuso da vetrate con superficie di aereazione permanente provvista di griglia ostruita da grassi e polvere e nonostante fosse stato riscontrato un valore di CO relativamente alto, pari 198, Tizio (tecnico della caldaia), nell’effettuare il controllo, nel proprio rapporto tecnico indicava come voci positive: “idoneità locale di installazione, adeguate dimensioni delle aperture di ventilazione, aperture di ventilazione libere da ostruzioni,verifica efficiente evacuazione fumi” ed ometteva di prescrivere nello spazio “Raccomandazioni e prescrizioni” un qualche tipo di intervento in merito alla tipologia del locale, inadatto per caldaie tipo B.

Il proprietario dell’appartamento decedeva a seguito di intossicazione causata dall’esalazione dalla caldaia installata nel vano cucina di una quantità di monossido di carbonio che, a causa del cattivo funzionamento della caldaia stessa e dell’inidoneità del locale in cui la stessa era ubicata, risultava in quantità estremamente elevata e superiore alla soglia di letalità.

Il tecnico veniva condannato per omicidio colposo omissivo per non aver osservato le regole tecniche del settore, come stabilite dalla specifica normativa e per non aver provveduto alla messa fuori servizio dell’impianto non conforme alla normativa.

I giudici hanno ravvisato in capo al tecnico una posizione di garanzia e la violazione degli obblighi di protezione ad essa connessi, configurandosi dunque a suo carico una responsabilità a titolo omissivo ex art. 40 c.p.

Il tecnico, infatti, avendo riscontrato carenze tali da compromettere la sicurezza di funzionamento dell’impianto, dopo aver messo fuori servizio l’apparecchio e diffidato l’occupante dal suo utilizzo, avrebbe dovuto indicare le operazioni necessarie per la messa a norma ed il ripristino delle condizioni di sicurezza. Nulla di tutto ciò era stato fatto, con la conseguente inevitabile sussistenza in capo al tecnico di profili di colpa specifica, connessa all’obbligo di chiudere l’impianto controllato nei casi di pericolo, oltre a profili di colpa generica, per imperizia e negligenza del manutentore.

Concorso di più tecnici negligenti

Il tecnico condannato per omicidio colposo, in sede di ricorso per Cassazione, addossava la colpa dell’evento morte al tecnico manutentore intervenuto successivamente che, come lui, aveva omesso di certificare il malfunzionamento della caldaia.

Dunque, a distanza di anni, in sede di controlli di legge del funzionamento della caldaia, nessuno dei due tecnici manutentori intervenuti aveva compiuto con diligenza e perizia le dovute certificazioni, omettendo entrambi di adottare le necessarie precauzioni.
Per la Corte, entrambi i tecnici sono responsabili e chiamati a rispondere dell’omicidio a titolo di concorso.

Il primo tecnico era garante e, violando norme precauzionali, non ha imposto la messa fuori servizio della caldaia; il successivo tecnico manutentore che è intervenuto non ha neppure lui per colpa rimosso la situazione di pericolo, con la conseguenza che i due garanti tecnici manutentori saranno entrambi responsabili in misura equivalente ex art. 41 c.p. in virtù della regola del concorso di cause.

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