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Edilizia scolastica: il caso del cedimento del soffitto del Liceo Darwin di Rivoli

La Cassazione Penale si è pronunciata in merito al caso del crollo del soffitto del Liceo Darwin di Rivoli, riportando ancora una volta al centro dell'attenzione le criticità della salute dei nostri edifici scolastici

Crollo del soffitto al Liceo Darwin di Rivoli, fonte: Ansa
Crollo del soffitto al Liceo Darwin di Rivoli, fonte: Ansa
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La sentenza della Cassazione penale sez. IV, 22 marzo 2016 (u.p. 3 febbraio 2015), n. 12223 al processo per la morte di uno studente e di altri feriti in una classe del Liceo Darwin di Rivoli, causata dal cedimento della controsoffittatura il 22 novembre 2008, riporta al problema della manutenzione e della valutazione delle criticità presenti negli istituti scolastici.

La sez. IV si è pronunciata attribuendo la responsabilità dell’accaduto a:
– i tre dirigenti (tra cui due architetti) della Provincia, ente proprietario della scuola, responsabili della sicurezza dei locali, sia a livello strutturale che manutentivo, che non avevano realizzato la “adeguata mappatura degli edifici al fine della valutazione di tutti i rischi”,
– le tre persone che si sono succedute allora nel ruolo di RSPP che avrebbero dovuto rendersi conto dell’urgenza di intervento, con potestà di richiedere la sospensione delle attività scolastiche in quell’aula, come indicato “nel decreto ministeriale n. 382/1998 e nella circolare ministeriale n. 119/1999 che prevede l’obbligo per l’istituzione scolastica di adottare ogni misura idonea in caso di pregiudizio per l’incolumità dell’utenza”.

Dato che l’art. 2, c. 1, lett. f), del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 definisce il RSPP come “persona in possesso delle capacità e dei requisiti professionali di cui all’articolo 32 designata dal datore di lavoro, a cui risponde, per coordinare il servizio di prevenzione e protezione dai rischi”, a tal proposito si evidenzia come la valutazione dei rischi debba essere oggetto fondamentale di formazione dei responsabili del SPPR, tenuti ad acquisire queste conoscenze tecniche per adempiere al proprio incarico. Non si tratta di conoscenze da perito, che in un corso breve come quello svolto dagli incaricati RSPP non potrebbero essere pienamente acquisite, ma di sorvegliare e vigilare, valutando e segnalando anomalie o criticità.

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Analisi del problema
Il controsoffitto era stato realizzato negli anni ’60, in laterizio, appeso attraverso pendini al solaio a un’altezza di 3 m, con un peso di circa 8 ton suddivise in un’area di circa 100 m2.
Fornito di una botola di accesso, esso conteneva un vano tecnico che avrebbe dovuto sostenere alcuni impianti e, in caso di manutenzione, il carico degli addetti.
Un intervento fu fatto molti anni prima per la sostituzione dei tubi di scarico del piano superiore, aggiungendo il peso del nuovo impianto a quello messo in disuso. Infatti il tubo di ghisa che, cedendo, ha causato il crollo del controsoffitto, non era stato tolto benché non funzionante ed era stato lasciato ancorato nel vano con del fil di ferro.
Purtroppo per una forte corrente d’aria, il funesto giorno del cedimento la porta dell’aula sbatté violentemente, causando il distacco del tubo che ha trascinato giù quasi tutto il controsoffitto sopra ai ragazzi presenti in aula.
La Cassazione ha quindi confermato la condanna per omicidio, lesione personale e disastro colposi dei dirigenti della Provincia e dei tre responsabili del SPPR.

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