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I sistemi di ancoraggio nei lavori in quota

I sistemi di ancoraggio nei lavori in quota aiutano a garantire la stabilità delle opere provvisionali in cantiere. I principali sistemi

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La funzione dei sistemi di ancoraggio nei lavori in quota è quella di garantire la stabilità alla traslazione e al ribaltamento nelle opere provvisionali, ove la stabilità non sia garantita dall’entità dei carichi verticali e dalla disposizione geometrica degli appoggi. In questi sistemi sono compresi gli ancoraggi per ponteggi, per applicazioni da tetto e per DPI anticaduta.

I sistemi di ancoraggio normale sono quelli che resistono all’azione delle forze orizzontali ortogonali al piano di facciata, come l’ancoraggio ad anello, a cravatta e quello con tassello meccanico/chimico. Le azioni di spinta sono soprattutto quella diretta del vento, quella di sistemi di sollevamento aggiuntivi montati sull’opera e quelle dovute ai carichi verticali per azione indiretta, dovute a imperfezioni, magari, di produzione o di montaggio del ponteggio.

Gli ancoraggi e i ponteggi fissi utilizzabili in cantiere sono solo quelli indicati all’art. 131 del D.Lgs. n. 81/2008 e autorizzati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (MLPS), come indicato dalle Circolari del Ministero del Lavoro nn. 85/1978, 44/1990 e 132/1991. La collocazione di un ancoraggio efficace in un ponteggio dovrebbe essere preferibilmente in corrispondenza del nodo traverso-montante, e di un materiale in grado di resistere ai carichi. In presenza di teli, di cartelloni pubblicitari o di reti di protezione applicati sul ponteggio, bisogna verificare la posizione e il numero degli ancoraggi, come indicato nell’art. 133 del TUSL.

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Ancoraggio ad anello, fonte foto: Cipriano Bortolato/ciprianobortolato.it

L’ancoraggio ad anello è realizzabile annegando nella struttura in cemento armato un tondo in acciaio piegato a U e un giunto ortogonale che collega tondino e ponteggio, entrambi appartenenti alla medesima autorizzazione ministeriale.
L’ancoraggio resiste a trazione tramite l’anello ancorato mediante lo stocco di tubo inserito e resiste a compressione tramite una basetta posizionata su una tavola di legno. Questo ancoraggio non è però in grado di contrastare le azioni orizzontali parallele all’opera.

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Ancoraggio a cravatta, fonte foto: Cipriano Bortolato/ciprianobortolato.it

L’ancoraggio a cravatta collega il ponteggio, tramite tubi e giunti appartenenti alla medesima autorizzazione ministeriale, a elementi strutturali come muri o pilastri, inserendo tavole di legno per la ripartizione del carico.
Questo tipo di ancoraggio resiste bene sia a trazione che a compressione.

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Ancoraggio a tassello, fonte foto: Cipriano Bortolato/ciprianobortolato.it

L’ancoraggio con tassello si esegue quando si ha a disposizione un supporto sicuro (verificato attraverso prove di estrazione pull-out) ove praticare il foro per l’inserimento del tassello. Al tassello si avvita poi un occhiello golfare, o con un sistema di tubi e giunti o con un elemento saldato ad L, certificati dal fabbricante o previsti dall’autorizzazione ministeriale.

Il tassello chimico, più moderno e sempre più diffuso, prevede l’impiego di una resina polimerizzata con componente indurente. Questo tipo di ancoraggio resiste bene sia a trazione che a compressione, in grado anche di contrastare le azioni orizzontali parallele all’opera.

Leggi anche: Lavori in quota: la scheda di verifica per i ponteggi

“Oltre agli ancoraggi autorizzati per ponteggi metallici fissi, è bene ricordare che esistono altre tipologie di ancoraggi. Sono le tipologie di ancoraggio per i “dispositivi di protezione individuale anticaduta DPI” e per le “applicazioni da tetto”.

Ancoraggi per DPI anticaduta
Gli ancoraggi per i DPI anticaduta possono essere classificati nel seguente modo, ai sensi della Norma Europea EN 795:
• di classe A, sottoclassi A1 e A2, di uso fisso, con resistenza di almeno 10 kN;
• di classe B, di uso provvisorio portatile, con resistenza di almeno 10 kN, fra i quali sono da citare le fettucce ad anello e le linee vita flessibili orizzontali;
• di classe C, di uso fisso, con resistenza di almeno 1,5 volte la forza di arresto caduta;
• di classe D, di uso fisso, con resistenza di almeno 10 kN;
• di classe E di uso provvisorio portatile, che deve impedire lo scorrimento del dispositivo di un corpo in caduta.

Ancoraggi per le applicazioni da tetto
Gli ancoraggi per le applicazioni da tetto possono essere conformi alla norma:
– EN 516, per le installazioni di accesso al tetto, di classe 1 o 2;
– EN 517, per i ganci di sicurezza da tetto, di tipo A o B.

Il regime giuridico degli ancoraggi per DPI e da tetto differisce da quello per gli ancoraggi autorizzati per ponteggio e può essere così riassunto:
• gli ancoraggi conformi alla EN 795, classe A, C e D, rispondono direttamente al Regolamento 305/2011/UE;
• gli ancoraggi conformi alla EN 516 e EN 517, sono marcati CE ai sensi della Direttiva prodotti da costruzione 89/106/CEE (recepita in Italia nel D.P.R. n. 246/1993 ), ora superata direttamente dal Regolamento 305/2011/UE;
• gli ancoraggi conformi alla EN 795, classe B e E, sono marcati CE ai sensi della Direttiva dispositivi di protezione individuale 89/686/CEE (recepita in Italia nel D.Lgs. n. 475/1992).”

L’ultimo paragrafo dell’articolo è tratto da “Isl – Igiene & Sicurezza sul Lavoro”, la rivista Ipsoa/Wolters Kluwer dedicata alle novità maggiormente rilevanti in materia di igiene e sicurezza, con indicazioni utili per la corretta applicazione delle normative di prevenzione.

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