Morti bianche: sentenza-decalogo sulla responsabilità dei datori di lavoro | Geometra.info

Morti bianche: sentenza-decalogo sulla responsabilità dei datori di lavoro

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Il compito di evitare gli infortuni sul lavoro è sempre del titolare della società, anche se ha delegato qualcuno ad occuparsene al posto suo. Con una sentenza-decalogo sugli obblighi dei datori di lavoro in tema di sicurezza, la Cassazione ha confermato la condanna della Corte d’appello di Milano nei confronti del titolare di una società di opere stradali accusato di omicidio colposo per la morte di un operaio. I giudici della quarta sezione penale della Corte, con la sentenza 27819, sottolineano che non basta che vi sia un responsabile della sicurezza sui cantieri per cancellare tutte le colpe del datore di lavoro. La Cassazione spiega che se è senz’altro vero che il titolare della società può delegare ad altri i suoi doveri di “osservanza e sorveglianza” delle norme anti infortuni, tuttavia questa delega non può essere affidata a chiunque. Deve invece trattarsi di una “persona tecnicamente capace dotata – scrive la Corte – delle necessarie cognizioni tecniche e dei relativi poteri decisionali e di intervento”. In sostanza, se il delegato alla sicurezza non possiede dei “requisiti minimi” la sua attività è come se non ci fosse e le colpe restano tutte del proprietario della ditta. Come non bastasse, la Cassazione aggiunge che se da un lato la delega deve andare a chi ha le capacità per affrontare il problema della sicurezza, d’altra parte si deve anche trattare di un documento chiaro, formalmente accettato dal destinatario. In altre parole, il trasferimento della responsabilità della sicurezza degli operai deve risultare da documenti aziendali e non si può basare su semplici accordi verbali. L’imprenditore condannato dai giudici milanesi era accusato di non aver adottato misure di sicurezza “sufficienti per la protezione della zona di lavoro dell’infortunio”. In particolare il cantiere stradale non era segnalato in modo da “garantire l’incolumità dei lavoratori”. Secondo i giudici proprio a causa di queste omissioni un operaio al lavoro sulla corsia d’emergenza venne investito e ucciso da un camion. La Cassazione conclude con un preciso monito agli imprenditori, precisando che in ogni caso, anche se è tutto in regola e la sicurezza è legittimamente affidata ad un tecnico dell’azienda, “il datore di lavoro ha comunque l’obbligo di di vigilare e controllare che il delegato usi concretamente la delega secondo quanto la legge prescrive”. Come recita un vecchio detto: chi vuole vada, chi non vuole mandi.

La Cassazione detta ai datori di lavoro l’abc sulla sicurezza nel tentativo di arginare il fenomeno delle ‘morti bianche’. Prima di tutto, dice la Suprema Corte (Quarta sezione penale, sentenza 27819) il datore di lavoro, “in quanto titolare della relativa posizione di garanzia”, ha “l’obbligo di istruire i lavoratori sui rischi connessi alle attività lavorative svolte”. Inoltre, deve “adottare tutte le opportune misure di sicurezza, la effettiva predisposizione di queste”. Gli obblighi del titolare dell’azienda non si esauriscono qui perche’ deve anche garantire “il controllo, continuo ed effettivo, circa la concreta osservanza delle misure predisposte per evitare che esse vengano trascurate o disapplicate”. Al datore di lavoro, poi, spetta “il controllo sul corretto utilizzo, in termini di sicurezza, degli strumenti di lavoro e sul processo stesso di lavorazione”.
Attenendosi al vademecum, i supremi giudici hanno convalidato una condanna per omicidio colposo, con le attenuanti generiche, nei confronti di un imprenditore lombardo, Omar S., (condannato pure a risarcire i danni ai familiari) titolare della ‘Satri Costruzioni Generali’, colpevole di avere causato la morte di un lavoratore, Fabio Baldi, “per colpa generica e specifica, violando in particolare le norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e per non avere adottato le misure di sicurezza sufficienti per la protezione della zona di lavoro dell’infortunio, per non avere predisposto la segnaletica stradale sufficiente a garantire l’incolumita’ dei lavoratori e per non avere fornito i dispositivi di protezione individuali idonei, quali indumenti specifici con inserti catarifrangenti”.

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