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Sicurezza sul lavoro: informazione e formazione dei lavoratori

Come funziona l’informazione e la formazione dei lavoratori ai sensi degli artt. 36 e 37 del TUSL

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Ai sensi dell’art. 3, c. 9, del TUSL “ai lavoratori che rientrano nel campo di applicazione del contratto collettivo dei proprietari di fabbricati trovano applicazione gli obblighi di informazione e formazione di cui agli articoli 36 e 37. Ad essi devono inoltre essere forniti i necessari dispositivi di protezione individuali in relazione alle effettive mansioni assegnate. Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro fornisca attrezzature proprie, o per il tramite di terzi, tali attrezzature devono essere conformi alle disposizioni di cui al Titolo III.”.
Il Ministero del Lavoro in risposta a quesito del 13 luglio 2009, ha chiarito che, la locuzione “lavoratori con rapporto contrattuale privato di portierato” va intesa, come specificato con la circolare 5 marzo 1998, n. 30, con riferimento, oltre che ai portieri, anche a tutti i lavoratori subordinati che prestino la loro attività nell’ambito di un condominio, purché con mansioni affini a quelle dei portieri.
Ciò significa che tra i numerosi adempimenti in capo ai datori di lavoro stabiliti nel TUSL, nel caso di cui trattasi ne rimangono solo i seguenti:
1) informare e formare i lavoratori ai sensi degli artt. 36 e 37 del TUSL;
2) fornire i DPI qualora necessari;
3) garantire che le attrezzature messe a disposizione dei lavoratori siano conformi a quanto previsto nel Titolo III del TUSL.
Va evidenziato che, come rimarcato nella giurisprudenza (Cass. pen., sez. IV, 3 agosto 2005, n. 29229), per poter effettuare un’efficace informazione e formazione ai lavoratori e per fornire adeguati DPI ed attrezzature di lavoro è necessario che il datore di lavoro effettui anche la valutazione del rischio, attività prodromica a ogni altra iniziativa antinfortunistica. Tale attività di valutazione va distinta dalla sua formalizzazione in un documento (es. il DVR) che non è specificamente richiesto dalla normativa vigente.

La differenza tra formazione e informazione

Il D.Lgs. n. 81/2008 definisce:
formazione: processo educativo attraverso il quale trasferire ai lavoratori ed agli altri soggetti del sistema di prevenzione e protezione aziendale conoscenze e procedure utili alla acquisizione di competenze per lo svolgimento in sicurezza dei rispettivi compiti in azienda e alla identificazione, alla riduzione e alla gestione dei rischi;
informazione: complesso delle attività dirette a fornire conoscenze utili alla identificazione, alla riduzione e alla gestione dei rischi in ambiente di lavoro;
addestramento: complesso delle attività dirette a fare apprendere ai lavoratori l’uso corretto di attrezzature, macchine, impianti, sostanze, dispositivi, anche di protezione individuale, e le procedure di lavoro.

L’art. 36 del TUSL stabilisce che il datore di lavoro deve provvedere affinché i lavoratori che rientrano nel campo di applicazione del contratto collettivo dei proprietari di fabbricati ricevano un’adeguata informazione su:
• i rischi per la salute e sicurezza sul lavoro connessi alla attività del condominio in generale;
• i rischi specifici cui sono esposti in relazione alle attività svolte, le normative di sicurezza e le disposizioni condominiali in materia;
• i pericoli connessi all’uso delle sostanze e delle miscele pericolose sulla base delle schede dei dati di sicurezza previste dalla normativa vigente e dalle norme di buona tecnica;
• le misure e le attività di protezione e prevenzione adottate.
Da notare che i lavoratori non rientranti nel campo di applicazione del contratto collettivo dei proprietari di fabbricati dovranno ricevere anche informazioni:
• sulle procedure che riguardano il primo soccorso, la lotta antincendio, l’evacuazione dei luoghi di lavoro;
• sui nominativi dei lavoratori incaricati di applicare le misure di primo soccorso e di prevenzione incendi;
• sui nominativi del responsabile e degli addetti del servizio di prevenzione e protezione, e del medico competente.
La normativa specifica che il contenuto della suddetta informazione deve essere facilmente comprensibile per i lavoratori e deve consentire loro di acquisire le relative conoscenze. Ove si impiegassero lavoratori immigrati, il percorso informativo dovrà essere preceduto da una verifica della comprensione della lingua utilizzata.
Come indicato nella risposta ad una FAQ al MLPS del 19 aprile 2010, l’obbligo di informazione previsto dall’art. 36 a carico del condominio nei confronti di lavoratori che rientrano nel campo del contratto collettivo dei proprietari dei fabbricati si considera adempiuto se effettuato a mezzo di una comunicazione contenente i requisiti del predetto art. 36.

Tanto premesso, è stato evidenziato che, come più volte esposto in giurisprudenza, l’informazione deve essere realizzata tenendo conto della specificità di ogni singola posizione lavorativa e con modalità che permettano alla norma di perseguire il suo scopo (ad esempio, è stata ritenuta inidonea la semplice affissione di informazioni). Quanto alla forma della comunicazione, essa non dovrà essere realizzata nel rispetto delle previsioni di cui agli articoli 28 e 29 del “Testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro, atteso che tali norme attengono alla valutazione dei rischi e non sono richiamate dall’art. 3, comma 9, e dall’art. 36 del D.Lgs. n. 81/2008, e s.m.i.

Quanto alla formazione in materia di salute e sicurezza ex art. 37 del D.Lgs. n. 81/2008, il datore di lavoro dovrà assicurare che ciascun lavoratore la riceva con particolare riferimento a:
• i concetti di rischio, danno, prevenzione, protezione, organizzazione della prevenzione aziendale, diritti e doveri dei vari soggetti aziendali, organi di vigilanza, controllo, assistenza;
• i rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni e alle conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione caratteristici del settore o comparto di appartenenza dell’azienda;
• i rischi specifici.
La formazione e, ove previsto, l’addestramento specifico devono avvenire in occasione della costituzione del rapporto di lavoro, del trasferimento o cambiamento di mansioni e quando vengono introdotte nuove attrezzature di lavoro, nuove tecnologie, nuove sostanze e miscele pericolose. Essa deve essere periodicamente ripetuta in relazione all’evoluzione dei rischi o all’insorgenza di nuovi rischi.
Come l’informazione, il contenuto della formazione deve essere facilmente comprensibile per i lavoratori e deve consentire loro di acquisire le conoscenze e competenze necessarie in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
Ove essa coinvolga lavoratori immigrati, deve avvenire solo dopo aver verificato che il discente comprenda e conosca la lingua utilizzata nel percorso formativo.
L’addestramento viene effettuato da persona esperta e sul luogo di lavoro.
La durata, i contenuti minimi e le modalità della formazione sono stati definiti nell’Accordo Stato‐Regioni del 21 dicembre 2011, come modificato dall’Accordo Stato‐Regioni del 7 luglio 2016, che viene illustrato con la figura seguente.

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L’uso di particolari attrezzature di lavoro richiede che gli operatori posseggano anche un apposito “patentino”. Tale formazione particolare è disciplinata dall’Accordo Stato‐Regioni del 22 febbraio 2012, i cui contenuti minimi sono sintetizzati nella tabella seguente.

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Ai sensi della Circolare MLPS n. 1921 del 31 marzo 2014, le considerazioni contenute nel presente intervento sono frutto esclusivo del pensiero dell’Autore e non hanno carattere in alcun modo impegnativo per l’Amministrazione.

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