Valutazione di un rischio tipico nello studio tecnico: un caso esempio | Geometra.info

Valutazione di un rischio tipico nello studio tecnico: un caso esempio

Dalle definizioni normative alle tipologie di manifestazioni, fino alle checklist per la valutazione del rischio. Una guida completa alla gestione di un rischio tipico nell'attività dello studio tecnico

Stress__Lavoro__Correlato
Stress__Lavoro__Correlato
image_pdf

Il nuovo CCNL per gli studi professionali, entrato in vigore il 1° aprile 2015 e valido fino al 31 marzo 2018, ha introdotto una serie di nuove tutele per professionisti, collaboratori e dipendenti di studi professionali. Tra questi, sono ovviamente inclusi anche i geometri titolari o dipendenti di studi tecnici.
L’accordo di Confprofessioni riconosce agevolazioni, vantaggi, nuove forme di rappresentanza e di welfare.

Per scoprire tutti i dettagli sul nuovo Ccnl vi consigliamo il nuovo sito CONTRATTOSTUDIPROFESSIONALI.IT, una bussola completa sul tema, che offre anche la possibilità di Scaricare il testo integrale del nuovo contratto.

In questo focus forniamo definizione, patologie, obblighi del datore di lavoro, sanzioni sul tema della gestione dello stress lavoro correlato.

 

LIBRO: CONTRATTO STUDI PROFESSIONALI

Definizione
Con il D.Lgs. n. 81/2008, la normativa sulla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro è stata estesa anche ai rischi psicologici “collegati all’organizzazione del lavoro, alle differenze di genere, all’età, alla provenienza da altri paesi ed alla tipologia contrattuale utilizzata”.
L’art. 28, comma 1, precisa infatti che la valutazione dei rischi da parte del datore di lavoro “deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell’accordo europeo dell’8 ottobre 2004. …”. Va ricordato anche che lo stesso decreto 81, nel riprendere una vecchia ma pur sempre valida definizione dell’OMS, definisce la salute come lo “stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un’assenza di malattia o di infermità” (art. 2, comma 1, lett. o).
Contrariamente a quanto comunemente si crede, lo stress non è una malattia, ma una modalità fisiologica di adattamento (eustress o stress positivo). Alla metà degli anni 50, Hans Selye lo definì come la “sindrome generale di adattamento alle sollecitazioni richieste (stressor) dell’ambiente”, necessario alla sopravvivenza e alla vita; lo stress, infatti, è la risposta complessa prodotta da un soggetto, nell’interazione con l’ambiente: senza stress, diceva Selye, c’è la morte.
Tuttavia, in condizioni particolari, la risposta di adattamento può divenire disfunzionale, ossia non è più in grado di soddisfare l’obiettivo (distress o stress negativo); ciò può verificarsi perché le richieste sono eccessivamente intense, oppure perché durano troppo a lungo, superando quindi le possibilità di compensazione del soggetto. Lo stress può colpire qualsiasi luogo di lavoro e lavoratore, indipendentemente dalle dimensioni dell’azienda, dal settore di attività, dal livello gerarchico o dalla tipologia del rapporto di lavoro; perciò, ferma restando la definizione di Selye, riconosciuta da tutta la comunità scientifica, generalmente si tende a focalizzare l’attenzione sull’aspetto disfunzionale del fenomeno, soprattutto per le conseguenze negative che comporta sia a livello personale, sia nelle imprese, sia nella società tutta.
Lo stress negativo lavoro-correlato è stato così definito:
Lo stress dovuto al lavoro può essere definito come un insieme di reazioni fisiche ed emotive dannose che si manifesta quando le richieste poste dal lavoro non sono commisurate alle capacità, risorse o esigenze del lavoratore. Lo stress è connesso al lavoro può influire negativamente sulle condizioni di salute fino a provocare infortuni (National Institute for Occupational Safety and Health – NIOSH, 1999).
Lo stress si manifesta quando le persone percepiscono uno squilibrio tra le richieste avanzate nei loro confronti e le risorse a loro disposizione per far fronte a tali richieste (European Agency for Safety and Health at Work, 2000).
Lo stress non è una malattia, ma una situazione di prolungata attenzione che può ridurre l’efficienza sul lavoro e può determinare un cattivo stato di salute. Lo stress lavoro correlato o essere causato da fattori diversi come il contenuto del lavoro, l’eventuale inadeguatezza nella gestione dell’organizzazione del lavoro e dell’ambiente di lavoro, carenze nella comunicazione, ecc. (Accordo Quadro Europeo, 2008, art. 3).
Nell’ambito della Fisiologia del lavoro, lo stress viene definito come una sollecitazione che deriva dal risultato della relazione tra il carico da sopportare (le richieste del lavoro) e l’energia necessaria per raggiungere o garantire uno specifico livello di prestazione, rispetto al modo in cui la sollecitazione viene percepita individualmente. Nell’ambiente di lavoro numerosi stimoli possono agire da stressor: possono essere stimoli di natura fisica (calore, rumore, inquinamento, ecc.), chimica, oppure stimoli psicologici o psico-sociali significativi per l’individuo.
In sintesi, la differenza tra stress positivo, acuto, o eustress, e stress negativo, cronico o distress, può essere così riassunta:
Eustress
– grado ottimale di tensione e sollecitazione esterna, che si risolve raggiunto l’obiettivo;
– che difende dalla monotonia e attiva le persone;
– affina le capacità di attenzione e concentrazione;
– sollecita l’apprendimento e la memoria;
– facilita la risoluzione creativa dei problemi.
Distress
– Continua esposizione a stimoli esterni;
– Attivazione fisiologica e psichica eccessiva;
– Sforzo dell’organismo esagerato e innaturale;
– Processo di sopportazione e resistenza;
– Periodo di logorio ed esaurimento.

Fonti normative

Norme giuridiche
– DECRETO LEGISLATIVO 9 aprile 2008, n. 81 (Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro)
Art. 2, comma 1, lett. o) (Definizioni)
Art. 6, comma 2, lett. m-quater) (Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro)
Art. 28, commi 1 e 1 bis (Oggetto della valutazione dei rischi)
Art. 32, comma 2 (Capacità e requisiti professionali degli addetti e dei responsabili dei servizi di prevenzione e protezione interni ed esterni)

Norme di buona tecnica
La Valutazione dello stress lavoro-correlato – Proposta metodologica – INAIL (ex ISPESL)

Software applicativo
Check list degli indicatori variabili – INAIL (ex ISPESL), SPISAL ULSS 20 Verona

Principali cause di stress
Alcune situazioni di stress possono essere considerate comuni a più lavoratori come ad esempio:
– Ritmi lavorativi e orari di lavoro;
– Innovazioni rilevanti;
– Normative contrattuali;
– Performance: tipologia della performance che i compiti lavorativi richiedono al singolo può essere sovradimensionata, oppure sottodimensionata;
– Interazioni individuali con il compito: modalità d’interazione del soggetto e del “prescrittore”, dei compiti lavorativi; a fronte di compiti uguali, alcuni necessitano d’indicazioni precise, dettate “step by step”; altri richiedono solo la declarazione dell’obiettivo finale del compito avocando a sé l’autonomia;
– Un ulteriore aspetto riguarda i cosiddetti “carichi mentali” derivanti dal lavoro, vale a dire l’impegno intellettivo e la “pressione” dei tempi decisionali;
– Infine, gioca un ruolo rilevante nel determinismo di molte reazioni di stress, il livello di responsabilità che il lavoro richiede al singolo.

Un ulteriore motivo di stress può essere rappresentato dagli aspetti temporali della giornata di lavoro e dell’attività lavorativa:
– lavoro a turni, in particolare turni a rotazione;
– lavoro straordinario indesiderato o numero “eccessivo” di ore;
– doppio lavoro;
– lavoro a cottimo in alternativa alla retribuzione oraria (ritmo di lavoro condizionato dal sistema di retribuzione);
– ritmo di lavoro accelerato, soprattutto in presenza di richieste pressanti da parte del personale addetto alla sorveglianza;
– tempo insufficiente per rispettare le scadenze di lavoro;
– programmazione dei cicli di lavoro e di riposo;
– variazioni della quantità di lavoro assegnata;
– interruzioni.

Indipendentemente dagli aspetti temporali, anche il contenuto dell’attività lavorativa può essere causa di stress:
– lavoro frammentario, ripetitivo, monotono che prevede compiti e competenze poco variati;
– autonomia, indipendenza, influsso, controllo;
– utilizzo delle competenze disponibili;
– opportunità di acquisire nuove competenze;
– vigilanza mentale e concentrazione;
– incertezza delle mansioni o delle richieste;
– contraddittorietà delle mansioni o delle richieste;
– risorse insufficienti in relazione all’impegno o alle responsabilità necessari per portare a termine il lavoro (per esempio: competenze, apparecchiature, struttura organizzativa).

Anche i rapporti interpersonali o con tutto il gruppo di lavoro, possono influire negativamente:
– possibilità di interagire con i colleghi (durante il lavoro, nelle pause, dopo il lavoro);
– dimensione e coesione del gruppo primario di lavoro;
– riconoscimento per i risultati ottenuti nel lavoro;
– partecipazione ai processi decisionali;
– feedback e riconoscimento da parte dei supervisori;
– possibilità di ricevere un feedback dalla supervisione;
– grado di rigore della supervisione;
– sostegno sociale;
– sostegno strumentale;
– equa distribuzione del lavoro;
– molestie.

Inoltre, anche le condizioni dell’unità produttiva può facilitare l’insorgenza di fenomeni di stress:
– dimensione dell’organizzazione;
– struttura (ad esempio: struttura “orizzontale” con pochi livelli all’interno dell’organizzazione);
– posizione di staff (piuttosto che posizione di linea);
– lavoro alla periferia dell’organizzazione;
– prestigio relativo delle mansioni svolte;
– struttura organizzativa non chiaramente definita (attribuzione delle responsabilità; presupposti organizzativi per conflitti di ruolo e ambiguità);
– burocrazia organizzativa (amministrativa) e procedure incongrue (irrazionali);
– politiche discriminatorie (per es. nelle decisioni sui licenziamenti o le promozioni).

Non vanno infine dimenticati i fattori psicologici e sociali insiti in alcune realtà lavorative: ad esempio i lavori che comportano la necessità di venire a contatto con la sofferenza umana, con malattie o infortuni (come per esempio i servizi di polizia, di assistenza medica e d’emergenza) o nei quali il personale stesso è esposto a pericoli fisici (sommozzatori; operatori del settore della pesca) oppure a minacce di aggressioni (personale di sorveglianza) possono risultare molto gravosi sul piano emotivo ed essere fonte di stress.

Manifestazioni dello stress
Lo stress può manifestarsi nei modi più disparati; è importante pertanto che il medico competente sappia riconoscere tale determinati segnali di allarme, che possono essere cosi sintetizzati:

Manifestazioni emotive
Comprendono reazioni di ansia e depressione, senso di disperazione e impotenza. Se l’esposizione agli stressor è intensa, frequente o di lunga durata e il lavoratore esposto è vulnerabile a tali fattori, le sue reazioni emotive verranno influenzate. Lo stato temporaneo di ansia e/o depressione può diventare più profondo o più prolungato e superare i limiti della norma sfociando nella patologia. Può aumentare la propensione del lavoratore a considerare le proprie condizioni di lavoro come nocive e le proprie reazioni al riguardo come indicative di una condizione patologica.

Manifestazioni cognitive
In condizioni di stress, molti lavoratori hanno difficoltà a concentrarsi, a ricordare e memorizzare, ad apprendere cose nuove, a essere creativi e a prendere decisioni. Anche in questo caso, superata una certa soglia, le suddette reazioni possono dar luogo a uno stato disfunzionale sia direttamente che indirettamente, attraverso l’interpretazione cognitiva del contesto lavorativo e delle proprie reazioni ad esso.

Manifestazioni comportamentali
Nei diversi ambienti di lavoro sono stati individuati dei comportamenti rivelatori di una condizione di stress cronico quali comportamenti di fuga, diminuzione del rendimento, comparsa di patologie; sono queste sicuramente le manifestazioni più tipiche e su di esse occorre concentrare l’attenzione.
I comportamenti di fuga sono in grado di aggirare lo stressor ma non di rimuoverlo: tra tali comportamenti vanno segnalati l’assenteismo cronico, ritardi frequenti, pause prolungate, ritardi nel ritorno dalle ferie, richiesta continua di permessi. La presenza di tali comportamenti deve essere intesa sia come indicazione di alterazione in atto, sia come manifestazione di una condizione di rischio che deve essere approfondita e compresa nelle sue cause.
In particolare tra i comportamenti sintomatici indicativi di situazioni di stress si pone in rilievo l’assenteismo causato dal desiderio di fuga da un lavoro non soddisfacente, con l’unico risultato di aggirare lo stressor ma non di rimuoverlo. Uno studio condotto su alcune migliaia di lavoratori di sedici Paesi ha evidenziato che l’assenteismo addebitabile a stress era nel nostro paese valutabile attorno al 10%, contro una media, nel complesso dei sedici paesi, del 18% (USA 27%).
Per rilassarsi alcuni lavoratori ricorrono agli alcolici o cominciano a fumare (o fumano di più); altri cercano conforto nel cibo (aumentando il rischio di obesità e di conseguenti patologie cardiovascolari e diabete), nelle droghe o corrono pericoli superflui sul lavoro o nel traffico.
Un’altra valvola di sfogo può essere rappresentata dall’aggressività, dalla violenza o da altri tipi di comportamento antisociale e molte di queste reazioni possono provocare incidenti, malattie e morte prematura. Fra gli esiti clinici connessi al comportamento e influenzati dallo stress sul lavoro figurano le principali cause di morte nell’UE, ossia le malattie cardiovascolari, il cancro, le affezioni respiratorie e le cosiddette “cause esterne” (fra le quali vengono classificati gli infortuni e i suicidi).
Complessivamente circa il 75% di tutti i decessi sono strettamente collegati a comportamenti che hanno effetti sulla salute e a quello che viene definito lo “stile di vita”. In Europa il 34% delle donne e il 41% degli uomini nella fascia di età compresa fra i 15 e i 34 anni sono fumatori abituali. Uno dei molti motivi che inducono a iniziare a fumare, che determinano l’aumento del consumo di prodotti a base di tabacco o che impediscono di smettere di fumare è stato identificato nello stress legato all’attività lavorativa.
L’elevata assunzione di alcool aumenta il rischio di epato-carcinoma e di tumori del tratto digestivo superiore, oltre che di infortuni e comportamenti suicidari e antisociali. Anche in questo caso, lo stress sul lavoro è, con ogni probabilità, uno dei numerosi fattori che determinano il consumo elevato e/o frequente di alcolici.
Il cibo e, in particolare, gli alimenti ricchi di grassi, sono un’importante fonte di gratificazione e conforto.
Alcuni lavoratori sottoposti a stress, reagiscono mangiando eccessivamente, con conseguente aumento di peso e/o innalzamento dei livelli di lipidi nel sangue. Da un’importante inchiesta condotta fra i cittadini europei adulti dell’EU15, risulta che fra i più frequenti ostacoli ad un’alimentazione equilibrata vi è la “mancanza di tempo”, categoria nella quale rientrano fattori “temporali” quali “orari di lavoro irregolari” e “stile di vita superimpegnato” (media UE 34%).
Lo stress cronico nell’ambiente lavorativo può poi essere rivelato da modificazioni nel rendimento (numero elevato di errori, ritardi nella consegna del lavoro, distruzione di strumenti lavorativi). Le patologie da stress più frequentemente segnalate sono patologia di tipo allergico, ulcera peptica, cefalea, patologie del comportamento.

Valutazione del rischio
Per l’intero processo valutativo, il datore di lavoro deve necessariamente avvalersi della collaborazione del RSPP, del medico competente, coinvolgendo ovviamente anche il RLS. Un grande aiuto può derivare anche dal il coinvolgimento di altre figure interne all’azienda e, se necessario, anche di professionalità esterne.

Imprese fino a 10 dipendenti
Come per ogni altro tipo di valutazione del rischio, anche in questo caso è consentita l’autocertificazione; è comunque utile coinvolgere direttamente dipendenti, rendendoli partecipi della valutazione effettuata. In questo caso un valido aiuto è rappresentato dall’utilizzo delle prime 10 domande (indicatori aziendali) il programma valutativo sarà di seguito illustrato. Qualora, si ottenga un punteggio superiore a 20, è molto probabile che siano presenti gli elementi di rischio stress lavoro-correlato; in questo caso è bene proseguire con l’indagine. Si ricorda che l’obbligo di aggiornamento di questa valutazione di rischio ha frequenza biennale.

Imprese con oltre 10 dipendenti
Anche in questo caso, a maggior ragione, è necessario il coinvolgimento di più figure nel processo valutativo.
Tale processo si compone di due livelli di intervento distinti, anche se può non essere necessario effettuare il secondo livello, quando il primo evidenzi chiaramente la mancanza di fattori di stress lavoro-correlato.
Il primo livello è caratterizzato da una check list che riguarda: indicatori aziendali, analisi del contesto lavorativo, analisi dei contenuti del lavoro; si tratta di parametri che sono stati elaborati sulla base delle indicazioni dell’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute del Lavoro.
Tale check list e il relativo programma applicativo contenuto nella sezione “Utilities”, sono stati elaborati da ISPESL (ora INAIL) e più precisamente dal gruppo di lavoro del Network Nazionale per la Prevenzione Disagio Psicosociale nei Luoghi di Lavoro. Si rimanda pertanto, per un maggiore approfondimento alla “Proposta Metodologica” ISPESL, presente nella sezione “Utilities”, precisando che le indicazioni operative contenute sono estratte appunto da tale pubblicazione.
La procedura di secondo livello, con coinvolgimento diretto dei lavoratori tramite questionari, focus group, interviste semistrutturate, deve essere attuata nei seguenti casi:
– presenza di potenziali fattori di stress noti in letteratura;
– punteggio finale della check list alto;
– presenza di istanze giudiziarie per molestie morali o sessuali;
– presenza di casi di disagio lavorativo clinicamente accertati dai centri pubblici di riferimento;
– qualora dalla prima valutazione emerga un livello di “rischio medio” e, dopo un anno di azioni di miglioramento, venga confermato tale livello.
Queste procedure di secondo livello possono essere gestite esclusivamente da personale preparato lo scopo, anche lo stesso medico competente, ma, considerando anche l’estrema diversità dei diversi metodi valutativi proposti, non può essere oggetto della presente trattazione.
La check list proposta per la procedura di primo livello, permette di acquisire una stima delle condizioni di rischio che sarà definito come basso – medio – alto sulla base di determinati indicatori, ben verificabili, suddivisi in:
– Indicatori aziendali (10 indicatori),
– Contesto del lavoro (6 aree di indicatori),
– Contenuto del lavoro (4 aree di indicatori).
Al termine della valutazione il software esprimerà un punteggio ben identificabile in una tabella dei livelli di rischio:

RISCHIO BASSO L’analisi degli indicatori non evidenzia particolari condizioni organizzative che possono determinare la presenza di stress correlato al lavoro. Ripetere la valutazione in caso di cambiamenti organizzativi aziendali o comunque ogni 2 anni.
RISCHIO MEDIO L’analisi degli indicatori evidenzia condizioni organizzative che possono determinare la presenza di stress correlato al lavoro.
Per ogni condizione di rischio identificata si devono adottare le azioni di miglioramento mirate. Monitoraggio annuale degli indicatori. Se queste non determinano un miglioramento entro un anno, sarà necessario procedere al secondo livello di valutazione.
RISCHIO ALTO L’analisi degli indicatori evidenzia condizioni organizzative con sicura presenza di stress correlato al lavoro. Si deve effettuare una valutazione della percezione dello stress dei lavoratori. E’ necessario oltre al monitoraggio delle condizioni di stress la verifica di efficacia delle azioni di miglioramento.

Vuoi approfondire il tema della Sicurezza negli studi professionali? Visita lo Speciale di Ingegneri.info

Copyright © - Riproduzione riservata
Valutazione di un rischio tipico nello studio tecnico: un caso esempio Geometra.info