Fabbriche e depositi nocivi o pericolosi: quali sono norme sulle distanze? | Geometra.info

Fabbriche e depositi nocivi o pericolosi: quali sono norme sulle distanze?

Piu' norme regolano le distanze da luoghi nocivi o pericolosi, con implicazioni diverse sia sul regime delle presunzioni, sia sul campo di applicazione

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L’art. 890 del codice civile dispone che «Chi presso il confine, anche se su questo si trova un muro divisorio, vuole fabbricare forni, camini, magazzini di sale, stalle e simili, o vuol collocare materie umide o esplodenti o in altro modo nocive, ovvero impiantare macchinari, per i quali può sorgere pericolo di danni, deve osservare le distanze stabilite dai regolamenti e, in mancanza, quelle necessarie a preservare i fondi vicini da ogni danno alla solidità, salubrità e sicurezza».

Sul punto, si noti che il termine “regolamenti” va inteso in senso estensivo comprensivo. Non ci riferisce quindi soltanto ai regolamenti propriamente detti, bensì anche alla normativa generale dettata in tema di distanze per fabbriche e depositi nocivi o pericolosi.

Sorgono però differenze in base alla singola fonte normativa applicata.

Come chiarito da Cassazione  ( Cass. 6 marzo 2002, n. 3199 ), per i luoghi cui si applica l’art. 890 la presunzione di nocività e pericolosità che sia sancita da una norma del regolamento edilizio comunale è assoluta (c.d. presunzione iuris et de iure); in tale caso, quindi, l’interessato non è in nessun caso ammesso a provare l’inesistenza di pericolosità e nocività nel caso concreto. Al contrario, quando la qualifica di pericolosità provenga da altra fonte la medesima presunzione è relativa, e vale dunque soltanto fino a prova contraria fornita dall’interessato stesso.

 

“per costante giurisprudenza di questa Suprema Corte il rispetto della distanza prevista per fabbriche e depositi nocivi e pericolosi dall’art. 890 c.c., nella cui regolamentazione rientrano, giusta Cass. 12927/1991, anche i comignoli, è collegato ad una presunzione assoluta di nocività o pericolosità che prescinde da ogni accertamento concreto nel caso in cui vi sia un regolamento edilizio comunale che stabilisce la distanza medesima, mentre in difetto di una disposizione regolamentare si ha pur sempre una presunzione di pericolosità, seppur relativa, che può essere superata ove la parte interessata al mantenimento del manufatto dimostri che mediante opportuni accorgimenti può ovviarsi al pericolo o al danno del fondo vicino”.

 

 

 

Dal punto di vista dei rimedi, la norma attribuisce al vicino una tutela immediata e diretta per il rispetto delle distanze prescritte e quindi la possibilità di chiedere ai sensi dell’art. 872, comma 2, c.c., la riduzione in pristino.

 

Per altro verso, è stata messa in evidenza la natura meramente esemplificativa dell’elencazione di luoghi contenuta nell’art. 890. Cosicché nella previsione delle norme finora esaminate rientrano anche luoghi di altra natura; è stato in particolare esaminato il caso degli allevamenti avicunicoli (vale a dire degli allevamenti di polli e conigli) i quali, contenendo un rilevante numero di capi per il loro sfruttamento commerciale producano esalazioni ed altri effetti dannosi per il vicino. Altrettanto può dirsi per gli impianti di riscaldamento per uso domestico alimentati a nafta.

 

 

 

 

Riferimenti Editoriali

Distanze da confini e costruzioni

 

 

Una guida per applicare in modo corretto la normativa in tema di distanze in modo chiaro e attento al dato pratico, utile sia a chi progetta sia a chi gestisce immobili.

 

Autore: Carmen Chierchia, Roberta Distinto   •   Editore: Wolters Kluwer Italia   •   Anno: 2013

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L’autore

Roberta Distinto

 

Architetto, dal 1997 svolge attività professionale in proprio. È abilitata al coordinamento della sicurezza e iscritta agli elenchi Ministeriali dei VV.F., Regionale Certificatori Energetici e Nazionale Mediatori, ai sensi del D.Lgs. 28/2010. Ha progettato e diretto lavori prevalentemente nel campo dell’edilizia civile, scolastica e impiantistica sportiva. Svolge attività di consulenza in ambito giuridico.

 

 

 

 

 

L’autore

Roberto Codebo’

 

Avvocato e giornalista pubblicista. Inizia la sua carriera professionale specializzandosi in consulenze in materia di gare e appalti pubblici. Passa poi ad articoli, corsi e altre quotidiane pubblicazioni in materia di salute e sicurezza dei lavoratori, attività che si colloca al centro rispetto a professione forense e attività giornalistiche vere e proprie. Tra queste ultime spicca oggi la rubrica “Fuori udienza” per Zipnews.it dedicata all’attualità giudiziaria e non solo, punta di diamante di un’attività di inviato legata non soltanto alla cronaca giudiziaria, ma anche ai reportage di viaggio – sempre su Zipnews.it, firma la rubrica “Globetrotter” – e alle corrispondenze sportive.

 

 

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