Fasce di rispetto corsi d'acqua: regole, limiti, divieti | Geometra.info

Fasce di rispetto corsi d’acqua: regole, limiti, divieti

Quale normativa regola le opere idrauliche? E quali sono i limiti e i divieti imposti?

wpid-26913_biscorsiacque.jpg
image_pdf

Antichissimo, ma sempre attuale anche alla luce delle recenti elaborazioni giurisprudenziali è il testo normativo che disciplina la materia delle opere idrauliche. Si tratta, infatti, del Regio Decreto 25 luglio 1904 n. 523 (Testo unico delle leggi sulle opere idrauliche), il cui art. 96 contiene un’elencazione di lavori e atti vietati in modo assoluto sulle acque pubbliche, loro alvei, sponde e difese. Tra di essi, ai sensi della lettera g) dello stesso art. 96, è compresa «qualunque opera o fatto che possa alterare lo stato, la forma, le dimensioni, la resistenza e la convenienza all’uso», cui sono destinati gli argini, i loro accessori e i manufatti attinenti.

Indi, va inclusa in tale divieto l’opera che alteri lo stato, oppure la forma o le dimensioni o, ancora, la resistenza dell’argine, ipotesi queste che la legge prevede in via alternativa tra loro, potendo l’alterazione dello stato dei luoghi, che la norma intende impedire, derivare anche dalla modificazione di una soltanto delle caratteristiche dell’argine.

Non si possono eseguire, se non con speciale autorizzazione del ministero dei lavori pubblici, e sotto l’osservanza delle condizioni dal medesimo imposte, le nuove costruzioni nell’alveo dei fiumi, torrenti, rivi, scolatoi pubblici o canali demaniali, di chiuse, ed altra opera stabile per le derivazioni di ponti, ponti canali e botti sotterranee, nonché le innovazioni intorno alle opere di questo genere già esistenti.

Il divieto di costruzione di opere sugli argini dei corsi d’acqua, previsto dalla lettera f) dell’art. 96, R.D. n. 523/1904, è informato alla ragione pubblicistica di assicurare non solo la possibilità di sfruttamento delle acque demaniali, ma anche (e soprattutto) il libero deflusso delle acque scorrenti nei fiumi, torrenti, canali e scolatoi pubblici e ha carattere legale e inderogabile: ne segue che le opere costruite in violazione di tale divieto ricadono nella previsione dell’art. 33 della

Legge n. 47 del 1985. Esse, pertanto, non sono suscettibili di sanatoria.

Il divieto di edificazione in oggetto ha carattere assoluto e riguarda in genere le acque pubbliche, ivi compresi i laghi. Sul punto si è diffusamente pronunciata la sentenza del  Consiglio di Stato. sez. IV, 5 novembre 2012, n. 5620 , la quale ha tracciato una chiara linea di demarcazione tra le rispettive formulazioni letterali degli artt. 96 e 98 del RD 523/1904, distinguendo i riferimenti ai corsi d’acqua da quelli, più ampi, alle generalità delle acque pubbliche; ivi compresi, per l’appunto i laghi.

scarica la sentenza

I PRG comunali e i piani paesaggistici impongono fasce di rispetto entro le quali non è possibile edificare, imponendo anche la distanza dal centro dell’alveo a partire dalla quale è consentito fondare in corrispondenza di aree fluviali, canali, ecc., in aree urbanizzate e edificabili (v.Figura).

Estratto da PRGC comune di Pancalieri – fasce di rispetto fluviali

L’ immagine è del volume: C.Chierchia, R.Distinto, Distanze da confini e costruzioni, Wolters Kluwer Italia, 2013

Copyright © - Riproduzione riservata
Fasce di rispetto corsi d’acqua: regole, limiti, divieti Geometra.info