L'Aquila resterà spezzata in due: la città storica e la new town | Geometra.info

L'Aquila resterà spezzata in due: la città storica e la new town

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I nuovi quartieri costruiti a L’Aquila dopo il terremoto rischiano di rimanere isolati dalla città storica. Anzi. Quando sarà avviata la ricostruzione della città abruzzese gravemente danneggiata dal terremoto dello scorso 6 aprile, il rischio sarà quello di creare due città: quella nuova e quella storica.

Cosi commenta l’architetto Massimiliano Fuksas: “In Abruzzo sono state costruite delle case che non hanno alcun tipo di collegamento con la città. Immobili edificati in mezzo alla campagna, spesso devastando l’ambiente, che non danno l’idea di una città: non ci sono, ad esempio, né bar, né negozi. Si tratta di un gruppo di case -aggiunge l’architetto romano che ha firmato il progetto della Nuvola dell’Eur- peraltro, costruite ad alto costo che di fatto non risolvono i problemi ancora aperti. Il risultato è quello di svuotare le città facendole morire definitivamente”.

“L’iniziativa di costruire queste presunte New Town è stata affidata ad imprese che non hanno alcuna idea del territorio. La soluzione migliore – chiarisce ancora Fuksas – sarebbe stata quella di costruire delle unità abitative in legno che costano meno e che possono essere smantellate molto più facilmente. Case comode che dovevano sorgere in aree limitrofe alle città con le quali avrebbero dovuto essere legate in modo organico”.

“Un dato è certo: è impossibile ricreare l’effetto della città con interventi come quelli messi in atto in Abruzzo. Interventi che, in realtà, rappresentano soltanto uno spreco di soldi pubblici. Con i soldi risparmiati grazie alla realizzazione degli immobili in legno -conclude Fuksas- si poteva intervenire con operazioni di recupero nel centro della città de L’Aquila. La ricostruzione, insomma, sarebbe cominciata molto prima”.

Gli insediamenti che stanno nascendo all’Aquila non hanno la complessità propria della città -spiega Fioravanti non ci sono strade e piazze. Ci sono solo alloggi ed hanno una planimetria che assomiglia molto a quella degli accampamenti.

Secondo l’architetto Giulio Fioravanti, docente di composizione architettonica all’Università dell’Aquila e autore di parecchie opere pubbliche a Roma “la Protezione Civile ha usato la mentalità dell’accampamento senza una consultazione scientifica, urbanistica o architettonica della città. Non c’è stata nessuna interlocuzione per una direttiva sull’impostazione dei nuclei”.

“Questi grossi accampamenti in cemento armato -afferma- sono costati tra i 2.500 e i 2.700 euro al metro quadrato, tre volte rispetto ai costi dell’edilizia ordinaria. Oggi -conclude- è difficile effettuare un recupero sia urbano che territoriale” ma sicuramente la prima cosa da fare è “pensare a come recuperare la struttura urbana” evitando ulteriori “sprechi”.

 

 

 

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