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Strade vicinali di uso pubblico: il Tar Lombardia detta le condizioni

Una sentenza del Tar Lombardia puntualizza le caratteristiche indispensabili per il riconoscimento del diritto di uso pubblico di strade vicinali

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Il Tar Lombardia Sez. III nella sentenza n. 507 dell’11 marzo 2016, afferma che il diritto di uso pubblico della strada possa ritenersi sussistente quando “il bene privato sia idoneo ed effettivamente destinato al servizio di una collettività indeterminata di soggetti considerati uti cives, ossia quali titolari di un pubblico interesse di carattere generale, e non uti singuli, ossia quali soggetti che si trovano in una posizione qualificata rispetto al bene gravato”.

La destinazione delle strade vicinali “ad uso pubblico”, prevista dal codice della strada (art. 3, comma 1, n. 52 D.lgs. n. 285/1992), è giustificata da un transito generalizzato, non limitato ai proprietari di fondi vicini, né al personale dei consorzi irrigui incaricati della gestione del canale. Solo a tale condizione, il comune può far valere un diritto reale di transito (art. 825 cod. civ.), con correlativo dovere di concorrere alle spese di manutenzione della strada da parte dei proprietari dei fondi latistanti, titolari della proprietà del sedime stradale e dei relativi accessori e pertinenze.

Il fatto
Il ricorrente aveva chiesto l’annullamento dell’ordinanza con la quale il sindaco gli aveva ordinato di astenersi da qualsiasi comportamento che potesse recare ostacolo o comunque modificare l’originaria possibilità di pubblico transito lungo il tratto di strada vicinale situato nella sua proprietà (specificatamente, si ordinava la rimozione di una recinzione in rete metallica e paletti). Il comune aveva chiesto il rigetto del ricorso.

L’assenza di controinteressati
Per verificare l’esistenza di una servitù di uso pubblico sulla strada in esame e stabilire quindi se i provvedimenti comunali impugnati fossero o meno legittimi, il giudice amministrativo ha constatato che l’ordinanza sindacale non menzionava alcuno specifico soggetto beneficiario dello stesso, evidenziando quindi l’assenza di controinteressati in senso formale. Nemmeno si può ritenere l’esistenza di soggetti controinteressati in senso sostanziale, visto che tale qualità va riconosciuta solo a chi dal provvedimento medesimo riceva un vantaggio diretto e immediato, ossia un positivo ampliamento della propria sfera giuridica.

Nella materia edilizia, la giurisprudenza amministrativa afferma che in sede di impugnazione di provvedimenti sanzionatori “non sono configurabili controinteressati nei confronti dei quali sia necessario instaurare un contraddittorio, anche nel caso in cui sia palese la posizione di vantaggio che scaturirebbe per il terzo dall’esecuzione della misura repressiva ed anche quando il terzo avesse provveduto a segnalare all’amministrazione l’illecito edilizio da altri commesso” (Consiglio di Stato, VI, 16 luglio 2015, n. 3553).

Le caratteristiche indispensabili del diritto di uso pubblico
Il comune, per affermare la natura di strada vicinale ad uso pubblico del terreno di proprietà del ricorrente su cui è stata apposta la recinzione, ha evidenziato come il predetto tratto stradale risulterebbe notoriamente utilizzato dalla collettività – sia a piedi che con automezzi prevalentemente ad uso agricolo – da tempo immemore. La costante giurisprudenza amministrativa, conforme a quella della Cassazione, ribadisce che la servitù di uso pubblico è caratterizzata dall’utilizzazione da parte di una collettività indeterminata di persone del bene privato idoneo al soddisfacimento di un interesse della stessa.

Caratteristiche indispensabili di questo diritto sono:
1. il passaggio esercitato iure servitutis pubblicae, da una collettività di persone qualificate dall’appartenenza ad un gruppo territoriale;
2. la concreta idoneità del bene a soddisfare esigenze di carattere generale, anche per il collegamento con la pubblica via;
3. un titolo valido a sorreggere l’affermazione del diritto di uso pubblico, che può anche identificarsi nella protrazione dell’uso da tempo immemorabile.

Nel caso in esame, il comune, pur evidenziando l’assenza di un elenco di strade ad uso pubblico, ha cercato di dimostrare la sussistenza dell’uso pubblico con le dichiarazioni rese da alcuni cittadini e con il riferimento alla documentazione ricavabile dal sistema cartografico regionale, secondo cui “tale opera (ovvero la recinzione) impedisce ai proprietari di raggiungere i propri terreni percorrendo la strada interpoderale su cui, da più di 50 anni, esiste un passaggio mappato”.

Tali dichiarazioni non forniscono la prova dell’utilizzo generalizzato della strada, quanto piuttosto un uso da parte dei proprietari dei fondi contigui. Pertanto, secondo il Tar Lombardia, non può dirsi provato con certezza l’uso pubblico della strada e nemmeno l’esistenza stessa di un tratto viario idoneo a consentire il passaggio di automezzi.

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