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Norme per l'edilizia scolastica (1)....

Norme per l'edilizia scolastica (1).

L 11/01/19996 n. 00000023

EDILIZIA E URBANISTICA
ISTRUZIONE (GENERALITA’)
Legge 11 gennaio 1996, n. 23 (in Gazz. Uff., 19 gennaio 1996, n. 15).
— Norme per l’edilizia scolastica (1).

(1) Allo scopo di agevolarne la lettura, nel presente provvedimento
la nomenclatura dei Ministri e dei Ministeri è stata aggiornata sulla
base degli accorpamenti e delle soppressioni intervenute negli ultimi
anni.

Art. 1.

Finalità.

1. Le strutture edilizie costituiscono elemento fondamentale e
integrante del sistema scolastico. Obiettivo della presente legge è
assicurare a tali strutture uno sviluppo qualitativo e una
collocazione sul territorio adeguati alla costante evoluzione delle
dinamiche formative, culturali, economiche e sociali.
2. La programmazione degli interventi per le finalità di cui al
comma 1 deve garantire:
a) il soddisfacimento del fabbisogno immediato di aule, riducendo
gli indici di carenza delle diverse regioni entro la media nazionale;
b) la riqualificazione del patrimonio esistente, in particolare
di quello avente valore storico-monumentale;
c) l’adeguamento alle norme vigenti in materia di agibilità,
sicurezza e igiene;
d) l’adeguamento delle strutture edilizie alle esigenze della
scuola, ai processi di riforma degli ordinamenti e dei programmi,
all’innovazione didattica e alla sperimentazione;
e) una equilibrata organizzazione territoriale del sistema
scolastico, anche con riferimento agli andamenti demografici;
f) la disponibilità da parte di ogni scuola di palestre e
impianti sportivi di base;
g) la piena utilizzazione delle strutture scolastiche da parte
della collettività.

Art. 2.

Interventi da realizzare.

1. Possono essere finanziati in base alla presente legge:
a) la costruzione e il completamento di edifici scolastici,
nonché l’acquisto e l’eventuale riadattamento di immobili adibiti o
da adibire a uso scolastico, in particolare al fine di eliminare le
locazioni a carattere oneroso, i doppi turni di frequenza scolastica
e l’utilizzazione impropria di stabili che non siano riadattabili;
b) le ristrutturazioni e le manutenzioni straordinarie dirette ad
adeguare gli edifici alle norme vigenti in materia di agibilità,
sicurezza, igiene ed eliminazione delle barriere architettoniche;
c) la riconversione di edifici scolastici da destinare ad altro
tipo di scuola;
d) la realizzazione di impianti sportivi di base o polivalenti,
eventualmente di uso comune a più scuole, anche aperti
all’utilizzazione da parte della collettività.
2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche agli
edifici sedi di uffici scolastici provinciali e regionali.
3. Sono ricompresi fra gli oneri per la realizzazione degli
interventi di cui al comma 1 l’acquisizione delle aree, la
progettazione, la direzione dei lavori e il collaudo, nonché le
eventuali indagini.
4. Nell’ambito degli interventi di nuova costruzione, di
riadattamento e di riconversione sono ammessi a finanziamento, ai
sensi della presente legge, gli arredi e le attrezzature relativi
alle aule, agli uffici, alle palestre, ai laboratori e alle
biblioteche scolastiche.

Art. 3.

Competenze degli enti locali.

1. In attuazione dell’articolo 14, comma 1, lettera i), della legge
8 giugno 1990, n. 142, provvedono alla realizzazione, alla fornitura
e alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici:
a) i comuni, per quelli da destinare a sede di scuole materne,
elementari e medie;
b) le province, per quelli da destinare a sede di istituti e
scuole di istruzione secondaria superiore, compresi i licei artistici
e gli istituti d’arte, di conservatori di musica, di accademie, di
istituti superiori per le industrie artistiche, nonché di convitti e
di istituzioni educative statali.
2. In relazione agli obblighi per essi stabiliti dal comma 1, i
comuni e le province provvedono altresì alle spese varie di ufficio e
per l’arredamento e a quelle per le utenze elettriche e telefoniche,
per la provvista dell’acqua e del gas, per il riscaldamento ed ai
relativi impianti.
3. Per l’allestimento e l’impianto di materiale didattico e
scientifico che implichi il rispetto delle norme sulla sicurezza e
sull’adeguamento degli impianti, l’ente locale competente è tenuto a
dare alle scuole parere obbligatorio preventivo sull’adeguatezza dei
locali ovvero ad assumere formale impegno ad adeguare tali locali
contestualmente all’impianto delle attrezzature.
4. Gli enti territoriali competenti possono delegare alle singole
istituzioni scolastiche, su loro richiesta, funzioni relative alla
manutenzione ordinaria degli edifici destinati ad uso scolastico. A
tal fine gli enti territoriali assicurano le risorse finanziarie
necessarie per l’esercizio delle funzioni delegate.
4-bis. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 hanno effetto a
decorrere dell’esercizio finanziario successivo a quello in corso
alla data di entrata in vigore della presente legge (1)

(1) Comma aggiunto dall’art. 1, l. 8 agosto 1996, n. 431.

Art. 4.

Programmazione, procedure di attuazione e finanziamento degli
interventi.

1. Per gli interventi previsti dalla presente legge la Cassa
depositi e prestiti è autorizzata a concedere agli enti territoriali
competenti mutui ventennali con onere di ammortamento a totale carico
dello Stato, comprensivo della capitalizzazione degli interessi di
preammortamento. Per il primo piano annuale di attuazione di cui al
comma 2 del presente articolo il complessivo ammontare dei mutui è
determinato in lire 225 miliardi (1).
2. La programmazione dell’edilizia scolastica si realizza mediante
piani generali triennali e piani annuali di attuazione predisposti e
approvati dalle regioni, sentiti gli uffici scolastici regionali,
sulla base delle proposte formulate dagli enti territoriali
competenti sentiti gli uffici scolastici provinciali, che all’uopo
adottano le procedure consultive dei consigli scolastici distrettuali
e provinciali.
3. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, il Ministro della pubblica istruzione, sentita la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano, con proprio decreto,
stabilisce i criteri per la ripartizione dei fondi fra le regioni,
indica le somme disponibili nel primo triennio suddividendole per
annualità e fissa gli indirizzi volti ad assicurare il coordinamento
degli interventi ai fini della programmazione scolastica nazionale.
4. Le regioni, entro novanta giorni dalla data di pubblicazione
nella Gazzetta Ufficiale del decreto di cui al comma 3, sulla base
degli indirizzi formulati dall’Osservatorio per l’edilizia scolastica
di cui all’articolo 6, approvano e trasmettono al Ministro della
pubblica istruzione i piani generali triennali contenenti i progetti
preliminari, la valutazione dei costi e l’indicazione degli enti
territoriali competenti per i singoli interventi. Entro la stessa
data le regioni approvano i piani annuali relativi al triennio. In
caso di difformità rispetto agli indirizzi della programmazione
scolastica nazionale, il Ministro della pubblica istruzione invita le
regioni interessate a modificare opportunamente i rispettivi piani
generali entro trenta giorni dalla data del ricevimento delle
disposizioni ministeriali. Decorsi sessanta giorni dalla trasmissione
dei piani, in assenza di osservazioni del Ministro della pubblica
istruzione, le regioni provvedono alla loro pubblicazione nei
rispettivi Bollettini ufficiali (2).
5. Entro centottanta giorni dalla pubblicazione del piano generale
nel Bollettino ufficiale delle regioni, gli enti territoriali
competenti approvano i progetti esecutivi degli interventi relativi
al primo anno del triennio e provvedono alla richiesta di concessione
dei mutui alla Cassa depositi e prestiti, dandone comunicazione,
mediante invio dei relativi atti deliberativi, alla regione (3).
6. Entro trenta giorni dal ricevimento della deliberazione di
assunzione del mutuo, la Cassa depositi e prestiti comunica la
concessione del mutuo agli enti territoriali competenti, dandone
avviso alle regioni (3).
7. Gli enti territoriali competenti sono tenuti all’affidamento dei
lavori nel termine di centoventi giorni dalla comunicazione della
concessione del mutuo.
8. I piani generali triennali successivi al primo sono formulati
dalle regioni entro novanta giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta
Ufficiale del decreto del Ministro del tesoro, del bilancio, e della
programmazione economica recante l’indicazione delle somme
disponibili. Nella ripartizione dei fondi fra le regioni si tiene
conto, oltre che dei criteri di cui al comma 3, dello stato di
attuazione dei piani precedenti. Gli interventi previsti e non
realizzati nell’ambito di un piano triennale possono essere inseriti
in quello successivo; le relative quote di finanziamento non
utilizzate vengono ridestinate al fondo relativo al triennio di
riferimento.
9. I termini di cui ai commi 4, 5, 7 e 8 hanno carattere
perentorio. Qualora gli enti territoriali non provvedano agli
adempimenti di loro competenza, provvedono automaticamente in via
sostitutiva le regioni o le province autonome di Trento e di Bolzano,
in conformità alla legislazione vigente. Decorsi trenta giorni, in
caso di inadempienza delle regioni o delle province autonome di
Trento e di Bolzano, provvede automaticamente in via sostitutiva il
commis…

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