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Modificazioni al decreto luogotenenziale 6 febbraio 1919, n. 107, e ...

Modificazioni al decreto luogotenenziale 6 febbraio 1919, n. 107, e al regio decreto 12 febbraio 1922, n. 214, sull'esecuzione di opere pubbliche.

rd 08/02/1923 n. 00000422 [MOD]

OPERE PUBBLICHE
Regio decreto 8 febbraio 1923, n. 422 (in Gazz. Uff., 15 marzo, n.
62). — Modificazioni al decreto luogotenenziale 6 febbraio 1919, n.
107, e al regio decreto 12 febbraio 1922, n. 214, sull’esecuzione di
opere pubbliche.

In virtù della delegazione dei poteri conferiti al governo con la
legge 3 dicembre 1922, n. 1601;
Visti il decreto luogotenenziale 6 febbraio 1919, n. 107, recante
nuove norme per la esecuzione delle opere pubbliche ed il regio
decreto 12 febbraio 1922, n. 214, che vi ha apportati emendamenti;
Vista la legge 20 agosto 1921, n. 1177, contenente provvedimenti
contro la disoccupazione.

Capo I.
Esecuzione dei lavori dello Stato

Art. 1.

Le opere pubbliche dello Stato si eseguono in base a progetti
compilati dagli uffici del genio civile o da altri uffici tecnici
governativi civili o militari ed approvati nei modi stabiliti dal
presente decreto.
Se la speciale natura delle opere lo consenta o motivi d’urgenza lo
richiedano la compilazione dei progetti può anche essere affidata a
professionisti privati, secondo norme da stabilirsi con decreto del
ministro competente che potrà anche affidare ad essi la direzione dei
lavori.
L’incarico di compilare un progetto non conferisce al privato
professionista alcun titolo per la direzione o l’esecuzione
dell’opera.

Art. 2.

I progetti di tutte le opere a carico delle amministrazioni civili
dello Stato, esclusi quelli per le strade ferrate, sono approvati dal
ministero competente su parere o su visto:
a) dell’ingegnere capo del genio civile fino all’importo di lire
100.000;
b) del consiglio superiore dei lavori pubblici per cifre
maggiori.
Occorrerà tuttavia il parere del consiglio superiore dei lavori
pubblici quando debbano essere determinati criteri di massima o si
tratti di progetti parziali per un’opera la cui spesa complessiva si
prevede superiore a lire 100.000, salvo che costituiscano esecuzione
di un progetto di massima già approvato.
Per i lavori di manutenzione pluriennale la competenza per
l’approvazione in linea tecnica dei relativi progetti sarà
determinata avendo riguardo all’importo del canone preveduto per
ciascun anno.
Per i contratti di appalto di opere dello Stato, da stipulare dopo
pubblici incanti o dopo licitazione privata, non è richiesto il
parere del consiglio di Stato di cui agli articoli 9, 14 e 15 della
legge 17 febbraio 1884, n. 2016, sulla contabilità generale dello
Stato.
Per l’approvazione dei progetti può prescindersi dalla revisione
contabile dei calcoli e dei prezzi relativi di cui all’art. 1 del
regio decreto 24 gennaio 1875, n. 2364.
Nulla è innovato alle attribuzioni spettanti al magistrato alle
acque a termini della legge 5 maggio 1907, n. 257.
I progetti di tutte le opere a carico delle amministrazioni della
guerra e della marina sono approvati con le norme contenute negli
speciali regolamenti ora in vigore per le amministrazioni medesime,
intendendosi però:
a) che sui progetti d’importo superiore alle lire 20.000 e fino a
lire 100.000 dovranno pronunciarsi i comandi del genio di corpo
d’armata;
b) che sui progetti d’importo superiore a lire 100.000 dovrà
pronunciarsi anche la direzione superiore delle costruzioni del genio
militare;
c) che pei contratti d’appalto da stipulare dopo pubblici incanti
o dopo licitazione privata non è richiesto il parere del consiglio di
Stato di cui agli articoli 9, 14 e 15 della legge 17 febbraio 1884,
n. 2016, sulla contabilità generale dello Stato.

Art. 3.

I progetti di lavori compilati dagli uffici tecnici di finanza
nell’interesse delle varie amministrazioni civili dello Stato sono
approvati dal ministero delle finanze (direzione generale del catasto
e dei servizi tecnici) su parere o su visto degli ingegneri capi
degli uffici stessi, sempre che il loro importo non superi lire
100.000.
Negli altri casi l’approvazione dei progetti anzidetti sarà
conferita dallo stesso ministero delle finanze in base a visto od a
parere del consiglio superiore dei lavori pubblici secondo le norme
contenute nell’articolo precedente.

Art. 4.

Agli appalti delle opere indicate nei precedenti articoli si può
provvedere, in qualunque caso, mediante pubblici incanti o
licitazioni private da tenersi, oltreché con le forme stabilite dalle
disposizioni legislative vigenti, anche mediante appalto, concorso od
offerta di prezzi.
Nell’appalto-concorso le imprese ammesse a concorrere presentano il
progetto coi prezzi relativi; nell’offerta di prezzi esse dichiarano
a quali prezzi sono disposte ad assumere l’appalto in base a progetto
dell’amministrazione.
Il giudizio sulle offerte di cui al comma precedente è dato da una
commissione, da nominarsi di volta in volta dall’amministrazione
appaltante, e che terrà conto degli elementi economici e tecnici
delle singole offerte e delle garanzie di capacità e serietà che
presentano gli offerenti.
Nessun compenso o rimborso spetta alle imprese per la compilazione
dei progetti da esse presentati per concorrere ad appalti-concorso.
Ove però ricorrano circostanze eccezionali, l’amministrazione ha
facoltà di derogare a tale disposizione, specificando e rendendo noto
ai concorrenti, nel bando di concorso, la misura del compenso e del
rimborso, e le condizioni alle quali ne è subordinata la concessione.

Art. 5.

Tanto nei pubblici incanti quanto nelle licitazioni private può
l’amministrazione appaltante prefissare il limite massimo o il minimo
di ribasso, od ambedue, entro i quali può avvenire l’aggiudicazione.

Art. 6.

Qualunque sia il numero dei soci in una impresa l’amministrazione
riconosce un solo socio deliberatario per tutti gli atti e le
operazioni di qualsiasi natura sino all’estinzione di ogni rapporto
dipendente dal contratto di appalto.
Le società commerciali, di qualunque specie, regolarmente
costituite sono ammesse a concorrere agli appalti per mezzo di
persona specialmente delegata.
Questa persona deve avere i requisiti, anche di idoneità,
prescritti per l’appalto di cui trattasi, ed essere bene accetta
all’amministrazione; ad essa esclusivamente spetta la rappresentanza
della società per tutte le operazioni e per tutti gli atti di
qualsiasi natura dipendenti dall’appalto, anche dopo il collaudo dei
lavori, sino all’estinzione di ogni rapporto.
La società non potrà mai mutare il rappresentante senza l’espresso
consenso dell’amministrazione appaltante.
In caso di morte o di fallimento o di altro impedimento del detto
rappresentante, la società è obbligata a surrogarlo prontamente con
altra persona, la quale deve pure avere requisiti prescritti ed
essere accetta all’amministrazione.
Se la società trasgredisce alle disposizioni dei due precedenti
commi, l’amministrazione è in facoltà di rescindere il contratto in
conformità dell’art. 340 della legge sui lavori pubblici 20 marzo
1865, allegato F, n. 2248.

Art. 7.

L’importo massimo degli appalti che possono affidarsi per
licitazione o trattativa privata a società cooperative di produzione
e lavoro od a cooperative agricole di produzione, giusta l’art. 1
della legge 12 marzo 1904, n. 178, è fissato in lire 1.000.000.
Per essere ammesse alla gara le cooperative concorrenti dovranno
presentare il certificato di aver versato in una cassa di tesoreria
provinciale il deposito stabilito nel capitolato speciale e indicato
nell’avviso d’asta o di licitazione, come cauzione provvisoria a
tutti gli effetti di legge.
La somma da depositarsi sarà fissata nella misura dell’1 per cento
quando l’importo del lavoro da appaltarsi non superi lire 100.000;
allorché tale importo superi la somma anzidetta l’ammontare della
cauzione provvisoria sarà calcolato in ragione del mezzo per cento
sulla somma eccedente l’importo stesso.
La cauzione provvisoria prestata dalle cooperative sarà svincolata
quando la cauzione definitiva da costituirsi a norma dei commi
seguenti avrà raggiunto la somma della cauzione provvisoria.
La cauzione definitiva sarà costituita mediante ritenuta del 5 per
cento dell’importo di ciascuna rata e verrà restituita a lavoro
ultimato e collaudato.
Per i consorzi di cooperative l’importo massimo di appalto delle
opere che possono essere loro affidate a termini dell’art. 1 della
legge 25 giugno 1909, n. 422, non può superare la somma di lire
5.000.000, né il doppio dell’ammontare totale degli appalti che
potrebbero essere affidati alle singole cooperative costituenti il
consorzio.
I limiti costituiti dai suddetti importi massimi di appalto si
applicano anche ai casi previsti, per le cooperative, dalla legge 19
aprile 1906, n. 126, e per i consorzi di cooperative dall’art. 7 del
regolamento approvato con regio decreto 12 febbraio 1911, n. 278.

Art. 8.

In un medesimo contratto d’appalto si possono comprendere opere da
eseguirsi a corpo, a misura, e con somministrazioni in natura o in
danaro per la esecuzione ad economia.
Uno stesso lavoro può essere eseguito provvedendo, con appalti o
contratti separati, la mano d’opera, i materiali e i mezzi d’opera
occorrenti.
Nei contratti di appalto l’amministrazione, eccezionalmente e con
provvedimento motivato, può riservarsi la fornitura totale o parziale
di determinati materiali e di mezzi d’opera occorrenti per
l’esecuzione dei lavori.

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