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Interventi per la difesa del mare (1) (2)....

Interventi per la difesa del mare (1) (2).

L 28/02/1992 n. 00000220 VIGENTE

INQUINAMENTO
Legge 28 febbraio 1992, n. 220 (in Gazz. Uff., 14 marzo 1992, n. 62).
— Interventi per la difesa del mare (1) (2).

(1) In luogo di Ministro/Ministero del tesoro e di
Ministro/Ministero del bilancio e della programmazione economica,
leggasi Ministro/Ministero del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica, ex art. 7, l. 3 aprile 1997, n. 94 e art.
2, d.lg. 5 dicembre 1997, n. 430.
(2) Con d.lg. 31 marzo 1998, n. 112 sono state devolute alle
regioni e agli enti locali tutte le funzioni amministrative inerenti
alla materia della tutela dell’ambiente dall’inquinamento, ad
eccezione di quelle espressamente mantenute allo Stato.

(Omissis).
Art. 1.

Valutazione dell’impatto sull’ambiente marino e costiero.

1. Sono sottoposti a valutazione di impatto ambientale, ai sensi
dell’articolo 6 della legge 8 luglio 1986, n. 349, oltre agli
interventi già individuati ai sensi della legge 9 gennaio 1991, n. 9,
e dei successivi decreti attuativi del Presidente del Consiglio dei
Ministri:
a) la costruzione di terminali per il carico e lo scarico di
idrocarburi e di sostanze pericolose;
b) lo sfruttamento minerario della piattaforma continentale;
c) la realizzazione di condotte sottomarine per il trasporto
delle sostanze di cui alla lettera a);
d) la realizzazione di impianti per il trattamento delle morchie
e delle acque di zavorra e di lavaggio delle navi che trasportano le
sostanze di cui alla lettera a).
2. Con decreto del Ministro dell’ambiente, emanato di concerto con
il Ministro della marina mercantile (1), sono individuate eventuali
altre attività e opere in ambiente marino e costiero da sottoporre
alla procedura di cui al citato articolo 6, commi 3, 4, 5, 6, 7 e 9,
della legge n. 349 del 1986 e ai successivi decreti attuativi del
Presidente del Consiglio dei Ministri.
3. Nelle procedure di cui ai commi 1 e 2, il concerto previsto dal
citato articolo 6 della legge n. 349 del 1986 si attua tra il
Ministro dell’ambiente ed il Ministro della marina mercantile (1).

(1) Le competenze sono state devolute al Ministero dell’ambiente.

Art. 2.

Competenze del Ministro della marina mercantile.

1. Il Ministro della marina mercantile, nell’ambito delle proprie
competenze:
a) emana direttive per il coordinamento delle attività di
controllo e di sorveglianza della navigazione delle navi che
trasportano le sostanze di cui all’articolo 1, comma 1, lettera a);
b) nelle zone costiere e nei porti a maggior traffico, provvede
all’allestimento, ai fini della sicurezza e della protezione
dell’ambiente marino e costiero, di un sistema coordinato a livello
nazionale e gestito dall’Ispettorato centrale per la difesa del mare
del Ministero della marina mercantile, di controllo, sorveglianza e
gestione da terra della navigazione marittima con registrazione
obbligatoria e sigillata di ogni manovra nautica (1).

(1) Le competenze sono state devolute al Ministero dell’ambiente.

Art. 3.

Consorzio obbligatorio per il trattamento delle morchie e delle acque
di zavorra e di lavaggio delle navi.

1. Il trattamento delle morchie e delle acque di zavorra e di
lavaggio delle navi che trasportano le sostanze di cui all’articolo
1, comma 1, lettera a), è effettuato nei porti di Trieste e di
Livorno, negli altri porti individuati dalla legge 8 aprile 1976, n.
203, ed in quelli i cui impianti sono autorizzati al trattamento
delle medesime sostanze, anche utilizzando navi specializzate,
costruite ed attrezzate per la raccolta delle sostanze medesime. In
aggiunta a quanto previsto dall’articolo 16 della legge 31 dicembre
1982, n. 979, e successive modificazioni e integrazioni, è fatto
inoltre divieto, nelle acque territoriali e per il naviglio battente
bandiera nazionale, di trasferire le morchie e le acque di zavorra e
di lavaggio delle navi a bordo di navi non specializzate e non
costruite ed attrezzate ai sensi del presente comma. Si applicano le
disposizioni di cui all’articolo 20 della citata legge n. 979 del
1982.
2. Per la costruzione e la gestione degli impianti e delle navi
specializzate di cui al comma 1, è costituito un consorzio
obbligatorio al quale partecipano i produttori e gli importatori
delle sostanze di cui all’articolo 1, comma 1, lettera a), nonché gli
utilizzatori di piattaforme marine per la ricerca e lo sfruttamento
di idrocarburi in ambiente marino.
3. Per assicurare al consorzio i mezzi finanziari per lo
svolgimento dei propri compiti, è istituito un contributo di riciclo
per ogni tonnellata di sostanze di cui all’articolo 1, comma 1,
lettera a), estratte o trasportate, a carico dei produttori e degli
importatori delle predette sostanze, con diritto di rivalsa sugli
acquirenti in tutte le successive fasi della commercializzazione. Il
contributo di riciclo è versato direttamente al consorzio dai
produttori e dagli importatori.
4. L’ammontare complessivo del contributo di riciclo deve coprire
interamente i costi di realizzazione, di avviamento e di manutenzione
ordinaria e straordinaria degli impianti, ivi compresi quelli dei
porti di Trieste e di Livorno di cui al comma 1.
5. Il contributo di riciclo può essere utilizzato anche per la
costruzione e la gestione di nuovi impianti.
6. Per il primo quinquennio di attività del consorzio, gli
investimenti per impianti fissi e mobili sono definiti in base ad un
programma che tiene conto delle direttive stabilite dal Ministro
della marina mercantile (1), d’intesa con il Ministro dell’ambiente.
7. Il consorzio ha personalità giuridica, non ha fini di lucro e
può essere ad articolazione regionale. Il Ministro della marina
mercantile (1), con decreto emanato di concerto con i Ministri
dell’ambiente e dell’industria, del commercio e dell’artigianato,
tenuto conto delle strutture esistenti, definisce lo statuto e
promuove la costituzione del consorzio.
8. Con decreto del Ministro della marina mercantile (1), di
concerto con i Ministri dell’ambiente e dell’industria, del commercio
e dell’artigianato, sono stabilite la composizione del consorzio e le
norme per il suo funzionamento.
9. Il consorzio provvede ad assicurare il riciclaggio degli
idrocarburi e delle altre sostanze recuperate; promuove
l’informazione degli armatori e dei proprietari di navi intesa a
ridurre i rischi del trasporto via mare ed a favorire forme corrette
di raccolta e di smaltimento. Ai predetti fini, il consorzio può
stipulare apposite convenzioni con imprese specializzate e con i
centri di rilevamento a mezzo satellite per il controllo delle rotte
delle navi.
10. Qualora, per determinati bacini di utenza, gli impianti
esistenti provvedano con propri mezzi al trattamento delle morchie e
delle acque di zavorra e di lavaggio delle petroliere, i relativi
dati quantitativi devono essere comunicati al consorzio al fine di
tenere conto delle evidenze consuntive necessarie per il controllo
del settore.
11. Le deliberazioni del consorzio sono vincolanti per tutti i
soggetti partecipanti al consorzio stesso.

(1) Le competenze sono state devolute al Ministero dell’ambiente.

Art. 4.

Mutamento della denominazione dell’ICRAP.

1. In relazione alle finalità della presente legge ed alle attività
di cui all’articolo 3 della legge 31 dicembre 1982, n. 979,
l’Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica
applicata alla pesca marittima (ICRAP) muta la propria denominazione
in <<Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica
applicata al mare (ICRAM)>>.

Art. 5.

Unità di gestione dei modelli di previsione e di prevenzione.

1. Il Ministro della marina mercantile (1), di concerto con il
Ministro dell’ambiente, definisce la struttura, le funzioni e le
modalità operative e di integrazione con le pubbliche amministrazioni
dell’unità di gestione dei modelli di previsione e di prevenzione
dell’inquinamento dell’ambiente marino, ai fini delle attività di cui
all’articolo 2, comma 1, lettera a), per quanto concerne il rischio
ambientale, marino e costiero. L’unità di gestione è istituita dal
consorzio di cui all’articolo 3, il quale assume i relativi costi di
istituzione e di gestione.
2. L’unità di gestione, avvalendosi degli istituti a carattere
scientifico ed universitario, dei sistemi informativi delle
amministrazioni competenti e dei servizi specializzati nelle scienze
del mare, nonché di imprese pubbliche e private di comprovata
esperienza, elabora i modelli di previsione e di prevenzione per
seguire l’evoluzione dell’inquinamento marino dovuto alle sostanze di
cui all’articolo 1, comma 1, lettera a), per il controllo
dell’eutrofizzazione, nonché per fornire le stime dei rischi
potenziali derivanti dai fenomeni di degrado delle acque marine e per
predeterminare i modelli comportamentali in caso di incidenti di
rilievo.

(1) Le competenze sono state devolute al Ministero dell’ambiente.

Art. 6.

Unità di crisi.

1. Presso il Ministero della marina mercantile, nell’ambito del
comitato permanente interministeriale di pronto intervento previsto
dall’articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 25 maggio
1978, n. 504, è istituita un’unità di crisi con le seguenti
attribuzioni:
a) l’emanazione di direttive ai comandi…

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