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Attuazione delle direttive 78/176/CEE, 82/883/CEE, 83/29/CEE, ...

Attuazione delle direttive 78/176/CEE, 82/883/CEE, 83/29/CEE, 89/428/CEE in materia di inquinamento provocato dai rifiuti dell'industria del biossido di titanio (1).

DLT 27/01/1992 n. 00000100 VIGENTE

INQUINAMENTO
Decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 100 (in Gazz. Uff., 15
febbraio 1992, n. 38, s.o.). — Attuazione delle direttive
78/176/CEE, 82/883/CEE, 83/29/CEE, 89/428/CEE in materia di
inquinamento provocato dai rifiuti dell’industria del biossido di
titanio (1).

(1) A partire dal 1 gennaio 1999 ogni sanzione pecuniaria penale o
amministrativa espressa in lire nel presente provvedimento si intende
espressa anche in Euro secondo il tasso di conversione
irrevocabilmente fissato ai sensi del Trattato CE. A decorrere dal 1
gennaio 2002 ogni sanzione penale o amministrativa espressa in lire
nel presente provvedimento è tradotta in Euro secondo il tasso di
conversione irrevocabilmente fissato ai sensi del Trattato CE. Se
tale operazione di conversione produce un risultato espresso anche in
decimali, la cifra è arrotondata eliminando i decimali (art. 51,
d.lg. 24 giugno 1998, n. 213).

(Omissis).

Art. 1.

Campo di applicazione.

1. Il presente decreto ha come oggetto la prevenzione
dell’inquinamento provocato dall’industria del biossido di titanio
che utilizza i procedimenti al solfato e al cloro.
2. Per quanto non specificamente indicato nel presente decreto è
fatta salva la normativa vigente in materia di inquinamento idrico,
di inquinamento atmosferico e di smaltimento di rifiuti anche con
riferimento alle spedizioni transfrontaliere.

Art. 2.

Definizioni.

1. Ai fini del presente decreto si intende per:
a) rifiuti solidi:
a1) procedimento al solfato:
i residui insolubili del minerale che non vengono attaccati
dall’acido solforico nel procedimento di fabbricazione;
il vetriolo verde, ossia il solfato ferroso cristallizzato
(FeSO MDSD 47H MDSD20);
a2) procedimento al cloro:
i residui insolubili del minerale che non vengono attaccati
dal cloro nel procedimento di fabbricazione;
i cloruri metallici e idrossidi metallici (stanze di
filtrazione) provenienti in forma solida dalla fabbricazione del
tetracloruro di titanio;
i residui di coke provenienti dalla fabbricazione del
tetracloruro di titanio;
b) rifiuti fortemente acidi:
b1) procedimento al solfato:
le acque madri provenienti dalla fase di filtrazione
successiva all’idrolisi della soluzione di solfato di titanile. Se
tali acque madri sono miscelate con rifiuti leggermente acidi che
contengono complessivamente più dello 0,5% di acido solforico libero
nonché vari metalli pesanti, l’insieme degli effluenti liquidi deve
essere considerato come rifiuto fortemente acido;
b2) procedimento al cloro:
i rifiuti contenenti più dello 0,5% di acido cloridrico
libero e vari metalli pesanti;
c) rifiuti di trattamento:
i sali di filtrazione, i fanghi ed i rifiuti liquidi ottenuti
dal trattamento (concentrazione o neutralizzazione) di rifiuti
fortemente acidi e contenenti vari metalli pesanti, esclusi i rifiuti
neutralizzati e filtrati o decantati che contengono metalli pesanti
solo in tracce e che, prima di qualsiasi diluizione, hanno un valore
di pH superiore a 5,5;
d) rifiuti leggermente acidi:
le acque di lavaggio, di raffreddamento e di condensazione,
nonché altri fanghi e rifiuti liquidi diversi da quelli contemplati
nelle precedenti definizioni, contenenti lo 0,5% o meno di acido
solforico, per il procedimento al solfato e di acido cloridrico
libero per il procedimento al cloro;
e) rifiuti neutralizzati:
i liquidi con valori di pH superiore a 5,5 che contengono
metalli pesanti solo in tracce e che sono ottenuti direttamente dalla
filtrazione o dalla decantazione di rifiuti fortemente o leggermente
acidi previamente trattati in modo da ridurne l’acidità ed il
contenuto di metalli pesanti;
f) polveri:
le polveri di qualsiasi natura provenienti dagli impianti di
produzione, in particolare le polveri di minerale e di pigmento e,
per il procedimento al cloro, di coke;
g) SO MDSDx:
l’anidride solforosa e solforica gassosa liberata nelle varie
fasi del procedimento al solfato compreso il trattamento interno dei
rifiuti prodotti tra cui gli acidi vescicolari;
h) cloro:
il cloro gassoso liberato nelle varie fasi del procedimento al
cloro;
i) scarico:
qualsiasi eliminazione nelle acque interne superficiali, nelle
acque interne del litorale, nelle acque territoriali ed in alto mare
dei rifiuti precedentemente definiti, esclusa l’immersione;
l) immersione:
qualsiasi eliminazione deliberata nelle acque interne
superficiali, nelle acque interne del litorale, nelle acque
territoriali o in alto mare dei rifiuti precedentemente definiti da
parte di navi e aeromobili di qualunque tipo, comprese le piattaforme
fisse e galleggianti;
m) iniezione:
qualsiasi eliminazione deliberata nelle acque sotterranee dei
rifiuti precedentemente definiti;
n) ambienti interessati:
le acque, il suolo, il sottosuolo (in superficie e strati
profondi) e l’atmosfera, nei quali sono scaricati o stoccati i
rifiuti provenienti dall’industria del biossido di titanio;
o) punto di campionamento:
punto caratteristico in cui sono prelevati i campioni.

Art. 3.

Obiettivi.

1. Nella misura in cui sia tecnicamente ed economicamente
possibile, i rifiuti definiti all’art. 2 debbono essere ridotti nella
quantità o riutilizzati come materie prime secondarie, senza
compromettere la salute umana o danneggiare l’ambiente.

Art. 4.

Divieti e autorizzazioni.

1. Sono vietati:
a) l’immersione;
b) l’iniezione;
c) lo scarico dei rifiuti solidi, dei rifiuti fortemente acidi e
dei rifiuti di trattamento.
2. Lo stoccaggio temporaneo e quello definitivo di tutti i rifiuti
definiti all’art. 2, sono subordinati al rilascio di autorizzazione
quadriennale da parte della regione o provincia autonoma competente
per territorio e, per quanto non previsto dal presente decreto, sono
sottoposti al decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre
1982, n. 915, e successive modificazioni e integrazioni, e dalle
relative disposizioni di attuazione.
3. Lo scarico dei rifiuti leggermente acidi e dei rifiuti
neutralizzati è subordinato al rilascio di autorizzazione
quadriennale da parte delle province competenti per territorio e, per
quanto non previsto dal presente decreto, è sottoposto alla legge 10
maggio 1976, n. 319, e successive modifiche e integrazioni.
4. Sull’istanza di autorizzazione, corredata dalla documentazione
di cui all’allegato I, l’autorità competente provvede nel termine di
120 giorni dal suo ricevimento; in mancanza, l’autorizzazione si
intende negata.
5. L’autorizzazione è rilasciata a condizione che:
a) gli stoccaggi e gli scarichi non possano essere effettuati con
mezzi più idonei;
b) una stima effettuata sulla base delle conoscenze scientifiche
e tecniche disponibili non lasci prevedere nessun effetto dannoso
immediato o successivo sull’ambiente acquatico, sulle acque
sotterranee, sul suolo e sull’atmosfera;
c) non si arrechi alcun pregiudizio alla navigazione, alla pesca,
alla ricreazione, alla estrazione di materie prime, alla
dissalazione, alla piscicoltura, alla molluschicoltura, alle piante,
agli animali, alle aree aventi interessi ambientale o scientifico
particolare o agli altri usi leciti degli ambienti in questione;
d) lo scarico dei rifiuti leggermente acidi e di quelli
neutralizzati rispetti i limiti previsti dalla legge 10 maggio 1976,
n. 319, e successive modificazioni e, comunque, non comporti il
superamento dei valori indicati nell’allegato II.
6. I detentori ed i produttori dei rifiuti di cui al comma 2 ed i
titolari degli scarichi di cui al comma 3 inoltrano all’autorità
competente le istanze di autorizzazione, corredate dalla
documentazione di cui all’allegato I, nel termine di 90 giorni
dall’entrata in vigore del presente decreto; sino alla scadenza del
termine di cui al comma 4 restano efficaci le autorizzazioni in corso
loro rilasciate.

Art. 5.

Emissioni in atmosfera.

1. Per le emissioni in atmosfera si applicano le disposizioni
previste dal decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988,
n. 203, e relative disposizioni di attuazione, nonché le prescrizioni
contenute nell’allegato III.

Art. 6.

Giudizio di compatibilità ambientale.

1. Per gli impianti di produzione di biossido di titanio messi in
esercizio successivamente alla data di entrata in vigore del presente
decreto deve essere effettuata la valutazione di compatibilità
ambientale ai sensi della normativa di attuazione dell’art. 6 della
legge 8 luglio 1986, n. 349.

Art. 7.

Sorveglianza e controllo.

1. Le autorità preposte al controllo possono effettuare ispezioni e
prelievi di campioni presso chiunque effettui operazioni di scarico o
di stoccaggio.
2. La sorveglianza ed il controllo delle operazioni di scarico e di
stoccaggio sono effettuati secondo quanto previsto dalla normativa
vigente in materia di inquinamento e secondo quanto indicato
nell’allegato IV.
3. La sorveglianza ed il controllo degli ambienti interessati ed
eventualmente delle zone circostanti è effettuato secondo quanto
indicato negli allegati V, VI, VII e VIII.

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