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Misure urgenti per il miglioramento qualitativo e per la prevenzione d...

Misure urgenti per il miglioramento qualitativo e per la prevenzione dell'inquinamento delle acque (1).

DL 05/02/1990 n. 00000016 VIGENTE

ACQUE POTABILI E ACQUEDOTTI
Decreto-legge 5 febbraio 1990, n. 16 (in Gazz. Uff., 6 febbraio 1990,
n. 30), conv. in l. 5 aprile 1990, n. 71 (in Gazz. Uff., 7 aprile
1990, n. 82). — Misure urgenti per il miglioramento qualitativo e
per la prevenzione dell’inquinamento delle acque (1).

(1) A partire dal 1 gennaio 1999 ogni sanzione pecuniaria penale o
amministrativa espressa in lire nel presente provvedimento si intende
espressa anche in Euro secondo il tasso di conversione
irrevocabilmente fissato ai sensi del Trattato CE. A decorrere dal 1
gennaio 2002 ogni sanzione penale o amministrativa espressa in lire
nel presente provvedimento è tradotta in Euro secondo il tasso di
conversione irrevocabilmente fissato ai sensi del Trattato CE. Se
tale operazione di conversione produce un risultato espresso anche in
decimali, la cifra è arrotondata eliminando i decimali (art. 51,
d.lg. 24 giugno 1998, n. 213).

(Omissis).

Art. 1.

Zone di intervento e divieto di vendita al minuto e di impiego di
sostanze diserbanti.

1. Le regioni Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia,
Emilia-Romagna e Marche adottano i piani di intervento di cui agli
articoli 17, comma 3, e 18 del decreto del Presidente della
Repubblica 24 maggio 1988, n. 236, per i territori nei quali i
controlli analitici di cui all’articolo 11, comma 1, lettera a),
dello stesso decreto abbiano rilevato nelle acque destinate al
consumo umano il superamento della concentrazione di 0,1 microgrammi
per litro per ciascuna sostanza attiva diserbante.
2. Le regioni suddette, insieme ai provvedimenti di cui al comma 1,
provvedono a delimitare, ove necessario d’intesa fra di loro, i
territori interessati dai piani di intervento e le eventuali zone
contermini, tenuto conto dell’entità della situazione di degrado
delle risorse idriche in relazione alla tutela della salute umana, al
rischio ambientale, alla natura dei suoli, all’assetto idrogeologico,
alle pratiche agronomiche ed allo stato di attuazione del piano
regionale di lotta fitopatologica integrata.
3. é vietato ogni tipo di vendita al minuto e di impiego di
prodotti contenenti sostanze attive diserbanti nei territori e nelle
zone contermini individuati dalle regioni ai sensi dei commi 1 e 2.
4. Nei territori nei quali si applicano i divieti di cui al comma
3, i controlli sulla qualità delle acque destinate al consumo umano,
relativamente al parametro 55 di cui all’allegato I al decreto del
Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 236, si effettuano con
frequenza almeno quindicinale.

Art. 2.

Assistenza tecnica agli imprenditori agricoli.

(Omissis) (1).

(1) Articolo soppresso dalla legge di conversione.

Art. 3.

Pozzi d’acqua.

(Omissis) (1).

(1) Articolo soppresso dalla legge di conversione.

Art. 4.

Classificazione delle acque.

(Omissis) (1).

(1) Sostituisce il primo comma dell’art. 4, d.p.r. 3 luglio 1982,
n. 515. Il presente articolo è stato poi soppresso dall’art. 63,
d.lg. 11 maggio 1999, n. 152.

Art. 5.

Scarichi idrici.

(Omissis) (1).

(1) Il presente articolo è stato abrogato dall’art. 63, d.lg. 11
maggio 1999, n. 152. Il primo comma del presente articolo modificava
le tabelle A) e C) allegate alla l. 10 maggio 1976, n. 319.

Art. 6.

Tassa di concessione governativa sulla produzione di presidi
sanitari.

(Omissis) (1).

(1) Articolo soppresso dalla legge di conversione.

Art. 7.

Mappatura degli impianti di acquedotto.

(Omissis) (1).

(1) Articolo soppresso dalla legge di conversione.

Art. 8.

Approvvigionamento idrico alternativo.

1. I piani per l’approvvigionamento idrico alternativo ed i
relativi progetti di intervento nelle zone interessate
dall’inquinamento da diserbanti, proposti dalle regioni ai sensi
dell’articolo 18 del decreto del Presidente della Repubblica 24
maggio 1988, n. 236, sono approvati dalla Conferenza interregionale
permanente per il risanamento e la tutela del bacino idrografico del
fiume Po, istituita con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri in data 28 gennaio 1988, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
n. 27 del 3 febbraio 1988, nei limiti complessivi di spesa di cui
all’articolo 9.
2. Gli interventi e le opere da finanziare a norma del comma 1
debbono perseguire i seguenti obiettivi:
a) installazione di entità di potabilizzazione a carboni attivi
sugli impianti di acquedotto;
b) interconnessione degli acquedotti eroganti acqua non conforme
con acquedotti limitrofi indenni, previa esclusione delle fonti di
approvvigionamento maggiormente inquinate;
c) ristrutturazione e potenziamento degli acquedotti esistenti
mediante perforazione di nuovi pozzi;
d) realizzazione, nei casi in cui sia necessario, di nuovi
acquedotti.
3. La composizione della Conferenza di cui al comma 1 è integrata,
in via permanente, dal Ministro per gli affari regionali ed i
problemi istituzionali, nonché, limitatamente alla discussione ed
alla deliberazione relative agli interventi di cui al comma 1, dal
Ministro per il coordinamento della protezione civile, dal presidente
della giunta regionale Friuli-Venezia Giulia e dal presidente della
regione Marche; il comitato tecnico della medesima Conferenza è
integrato con i rappresentanti designati dal Ministro per il
coordinamento della protezione civile e dalle predette regioni.

Art. 9.

Finanziamento dei progetti per il rifornimento idrico alternativo.

1. Il fondo per la protezione civile, istituito con l’articolo 2
del decreto-legge 10 luglio 1982, n. 428, convertito, con
modificazioni, dalla legge 12 agosto 1982, n. 547, è integrato della
somma di lire 575 miliardi per far fronte agli urgenti interventi,
approvati con la procedura di cui all’articolo 8, diretti ad
assicurare la potabilizzazione delle acque ed a superare le
situazioni di crisi idrica nelle regioni Emilia-Romagna,
Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Piemonte e Veneto derivanti
dalla contaminazione da diserbanti.
2. Il Ministro per il coordinamento della protezione civile, con i
poteri di cui al secondo comma dell’articolo 1 del D.L. 12 novembre
1982, n. 829, convertito con modificazioni, dalla L. 23 dicembre
1982, n. 938, provvede, con proprie ordinanze, emanate d’intesa con i
Ministri dell’ambiente, della sanità e del tesoro, all’attuazione
delle disposizioni di cui al comma 1.
2-bis. L’attuazione delle ordinanze di cui al comma 2 è attribuita
ai presidenti delle giunte delle regioni interessate.
2-ter. Per l’esecuzione delle opere i presidenti delle regioni si
avvalgono dei comuni territorialmente competenti e loro consorzi.
2-quater. I fondi che risultino disponibili a seguito del
constatato venir meno delle condizioni di necessità ed urgenza,
ovvero per effetto di minor costo delle opere già identificate,
rispetto alla previsione di spesa, sono utilizzabili da parte dei
presidenti delle regioni per nuove opere rispondenti alle
caratteristiche identificate dall’articolo 8 nonché per varianti
relative agli interventi ed opere già previsti.
3. All’onere derivante dall’attuazione del presente articolo si
provvede a carico delle disponibilità del capitolo 7602 dello stato
di previsione della Presidenza del Consiglio dei Ministri per l’anno
1990.

Art. 10.

Venezia e Chioggia.

1. I comuni di Venezia e Chioggia elaborano, entro il 30 giugno
1995, progetti di massima per la realizzazione di fognature e per la
depurazione delle acque usate provenienti dai centri storici, dalle
isole e dai litorali del Lido e di Pellestrina e dal litorale di
Cavallino Treporti, secondo criteri e tecnologie adeguati a
realizzare nell’intera area lagunare gli obiettivi previsti dal piano
regionale di risanamento delle acque, approvato con delibera del
consiglio regionale Veneto n. 962 del 1° settembre 1989. Il comune di
Venezia provvede alla suddetta elaborazione nell’ambito del progetto
integrato definito dall’accordo di programma del 3 agosto 1993 ai
sensi dell’art. 5 della L. 5 febbraio 1992, n. 139.
2. I progetti di massima di cui al comma 1 sono approvati dalla
regione Veneto previo parere della commissione per la salvaguardia di
Venezia di cui all’art. 5 della L. 16 aprile 1973, n. 171, come
integrata dall’art. 4 della L. 8 novembre 1991, n. 360.
L’approvazione costituisce integrazione del <<Piano per la
prevenzione dell’inquinamento ed il risanamento delle acque del
bacino idrografico immediatamente sversante nella laguna di
Venezia>>, nonché variante agli strumenti urbanistici generali.
3. Negli ambiti indicati nel comma 1, non dotati di fognature
dinamiche, è consentito lo scarico delle acque reflue provenienti
dagli insediamenti civili di cui ai commi undicesimo, dodicesimo e
tredicesimo dell’art. 3 del D.P.R. 20 settembre 1973, n. 962, dalle
aziende artigiane produttive, ancorché non rientranti nella tipologia
di cui all’art. 17 del piano regionale di risanamento delle acque,
approvato con delibera del consiglio regionale Veneto n. 962 del 1°
settembre 1989, dagli stabilimenti ospedalie…

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