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Norme generali per l'igiene del lavoro (1) (2)....

Norme generali per l'igiene del lavoro (1) (2).

DPR 19/03/1956 n. 00000303 VIGENTE

SICUREZZA SOCIALE (GENERALITA’)
Decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303 (in
Gazz. Uff., 30 aprile 1956, n. 105, s.o.). — Norme generali per
l’igiene del lavoro (1) (2).

(1) In luogo di Ministro/Ministero delle risorse agricole,
alimentari e forestali, già sostitutivo del soppresso
Ministro/Ministero dell’agricoltura e delle foreste, leggasi Regioni,
ovvero Ministro/Ministero per le politiche agricole, limitatamente ai
compiti di disciplina generale e di coordinamento nazionale (d.lg. 4
giugno 1997, n. 143).
(2) A partire dal 1 gennaio 1999 ogni sanzione pecuniaria penale o
amministrativa espressa in lire nel presente provvedimento si intende
espressa anche in Euro secondo il tasso di conversione
irrevocabilmente fissato ai sensi del Trattato CE. A decorrere dal 1
gennaio 2002 ogni sanzione penale o amministrativa espressa in lire
nel presente provvedimento è tradotta in Euro secondo il tasso di
conversione irrevocabilmente fissato ai sensi del Trattato CE. Se
tale operazione di conversione produce un risultato espresso anche in
decimali, la cifra è arrotondata eliminando i decimali (art. 51,
d.lg. 24 giugno 1998, n. 213).

(Omissis).

TITOLO I
DISPOSIZIONI GENERALI
Capo I
CAMPO DI APPLICAZIONE

Art. 1.

Attività soggette.

Le norme del presente decreto si applicano a tutte le attività alle
quali sono addetti lavoratori subordinati o ad essi equiparati ai
sensi del successivo art. 3, comprese quelle esercitate dallo Stato,
dalle Regioni, dalle Province, dai comuni, da altri Enti pubblici e
dagli istituti di istruzione e di beneficenza, salve le limitazioni
espressamente indicate.
Nei riguardi delle Ferrovie dello Stato e di quelle esercitate da
privati in regime di concessione le disposizioni del presente decreto
saranno applicate adattandole alle particolari esigenze
dell’esercizio ferroviario.

Art. 2.

Attività escluse.

Le norme del presente decreto non si applicano ai lavori a bordo
delle navi mercantili (1) e a bordo degli aeromobili, nonché
all’esercizio delle miniere, delle cave e delle torbiere (2).
Sono escluse altresì le imprese industriali e commerciali gestite
direttamente dal titolare con il solo aiuto dei membri della famiglia
con lui conviventi e le aziende agricole indicate nel secondo comma
dell’art. 49.

(1) Vedi la l. 16 giugno 1939, n. 1045.
(2) Vedi il d.p.r. 9 aprile 1959, n. 128.

Art. 3.

Definizione di lavoratore subordinato.

Agli effetti dell’art. 1, per lavoratore subordinato si intende
colui che fuori del proprio domicilio presta il proprio lavoro alle
dipendenze e sotto la direzione altrui, con o senza retribuzione,
anche al solo scopo di apprendere un mestiere, un’arte od una
professione.
Sempre agli effetti dell’art. 1 sono equiparati ai lavoratori
subordinati i soci di società e di enti in genere cooperativi, anche
di fatto, che prestino la loro attività per conto delle società o
degli enti stessi.

TITOLO I
DISPOSIZIONI GENERALI
Capo II
OBBLIGHI DEI DATORI DI LAVORO, DEI DIRIGENTI, DEI PREPOSTI E DEI
LAVORATORI

Art. 4.

Obblighi dei datori di lavoro, dei dirigenti e dei preposti.

I datori di lavoro, i dirigenti e i preposti che esercitano,
dirigono o sovraintendono alle attività indicate all’art. 1, devono,
nell’ambito delle rispettive attribuzioni e competenze:
a) attuare le misure di igiene previste nel presente decreto;
b) rendere edotti i lavoratori dei rischi specifici cui sono
esposti e portare a loro conoscenza i modi di prevenire i danni
derivanti dai rischi predetti;
c) fornire ai lavoratori i necessari mezzi di protezione;
d) disporre ed esigere che i singoli lavoratori osservino le
norme di igiene ed usino i mezzi di protezione messi a loro
disposizione (1).

(1) Per un’interpretazione autentica del presente articolo, vedi
l’art. 59, d.lg. 15 agosto 1991, n. 277.

Art. 5.

Obblighi dei lavoratori.

I lavoratori devono:
a) osservare, oltre le norme del presente decreto, le misure
disposte dal datore di lavoro ai fini dell’igiene;
b) usare con cura i dispositivi tecnicosanitari e gli altri mezzi
di protezione predisposti o forniti dal datore di lavoro;
c) segnalare al datore di lavoro, al dirigente o ai preposti le
deficienze dei dispositivi e dei mezzi di protezione suddetti;
d) non rimuovere o modificare detti dispositivi e mezzi di
protezione, senza averne ottenuta l’autorizzazione (1).

(1) Per un’interpretazione autentica del presente articolo, vedi
l’art. 59, d.lg. 15 agosto 1991, n. 277.

TITOLO II
DISPOSIZIONI PARTICOLARI (1)
(1) Intestazione così sostituita dall’art. 33, d.lg. 19 settembre
1994, n. 626.
Capo I
AMBIENTI DI LAVORO

Art. 6.

Altezza, cubatura e superficie.

1. I limiti minimi per altezza, cubatura e superficie dei locali
chiusi destinati o da destinarsi al lavoro nelle aziende industriali
che occupano più di 5 lavoratori, ed in ogni caso in quelle che
eseguono le lavorazioni indicate nell’articolo 33, sono i seguenti:
a) altezza netta non inferiore a m. 3;
b) cubatura non inferiore a mc. 10 per lavoratore;
c) ogni lavoratore occupato in ciascun ambiente deve disporre di
una superficie di almeno mq. 2.
2. I valori relativi alla cubatura e alla superficie si intendono
lordi cioè senza deduzione dei mobili, macchine ed impianti fissi.
3. L’altezza netta dei locali è misurata dal pavimento all’altezza
media della copertura dei soffitti o delle volte.
4. Quando necessità tecniche aziendali lo richiedono, l’organo di
vigilanza competente per territorio può consentire altezze minime
inferiori a quelle sopra indicate e prescrivere che siano adottati
adeguati mezzi di ventilazione dell’ambiente. L’osservanza dei limiti
stabiliti dal presente articolo circa l’altezza, la cubatura e la
superficie dei locali chiusi di lavoro è estesa anche alle aziende
industriali che occupano meno di cinque lavoratori quando le
lavorazioni che in esse si svolgono siano ritenute, a giudizio
dell’organo di vigilanza, pregiudizievoli alla salute dei lavoratori
occupati.
5. Per i locali destinati o da destinarsi ad uffici,
indipendentemente dal tipo di azienda, e per quelli delle aziende
commerciali, i limiti di altezza sono quelli individuati dalla
normativa urbanistica vigente (1).

(1) Articolo così sostituito dall’art. 16, d.lg. 19 marzo 1996, n.
242. L’art. 8, d.l. 21 aprile 1995, n. 120, conv. in l. 21 giugno
1995, n. 236, ha stabilito che le disposizioni di cui al presente
articolo non si applicano alle università per gli impianti già
realizzati.

Art. 7.

Pavimenti, muri, soffitti, finestre e lucernari dei locali scale e
marciapiedi mobili, banchina e rampe di carico.

1. A meno che non sia richiesto diversamente dalle necessità della
lavorazione, è vietato adibire a lavori continuativi locali chiusi
che non rispondono alle seguenti condizioni:
a) essere ben difesi contro gli agenti atmosferici, e provvisti
di un isolamento termico sufficiente, tenuto conto del tipo di
impresa e dell’attività fisica dei lavoratori;
b) avere aperture sufficienti per un rapido ricambio d’aria;
c) essere ben asciutti e ben difesi contro l’umidità;
d) avere le superfici dei pavimenti, delle pareti, dei soffitti
tali da poter essere pulite e deterse per ottenere condizioni
adeguate di igiene (1).
2. I pavimenti dei locali devono essere esenti da protuberanze,
cavità o piani inclinati pericolosi, devono essere fissi, stabili ed
antisdrucciolevoli.
3. Nelle parti dei locali dove abitualmente si versano sul
pavimento sostanze putrescibili o liquidi, il pavimento deve avere
superficie unita ed impermeabile e pendenza sufficiente per avviare
rapidamente i liquidi verso i punti di raccolta e scarico.
4. Quando il pavimento dei posti di lavoro e di quelli di passaggio
si mantiene bagnato, esso deve essere munito in permanenza di
palchetti o di graticolato, se i lavoratori non sono forniti di
idonee calzature impermeabili.
5. Qualora non ostino particolari condizioni tecniche, le pareti
dei locali di lavoro devono essere a tinta chiara.
6. Le pareti trasparenti o traslucide, in particolare le pareti
completamente vetrate, nei locali o nelle vicinanze dei posti di
lavoro e delle vie di circolazione, devono essere chiaramente
segnalate e costituite da materiali di sicurezza fino all’altezza di
1 metro dal pavimento, ovvero essere separate dai posti di lavoro e
dalle vie di circolazione succitati in modo tale che i lavoratori non
possono entrare in contatto con le pareti né rimanere feriti qualora
esse vadano in frantumi. Nel caso in cui vengono utilizzati materiali
di sicurezza fino all’altezza di 1 metro dal pavimento, tale altezza
è elevata quando ciò è necessario in relazione al rischio che i
lavoratori rimangono feriti qualora esse vadano in frantumi (2).
7. Le finestre, i lucernari e i dispositivi di ventilazione devono
poter essere aperti, chi…

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