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Applicazione del criterio differenziale per gli impianti a ciclo produttivo continuo.

dm 11/12/1996

INDUSTRIA, COMMERCIO, ARTIGIANATO (GENERALITA’)
Decreto Ministeriale 11 dicembre 1996 (in Gazz. Uff., 4 marzo, n.
52). – Applicazione del criterio differenziale per gli impianti a
ciclo produttivo continuo.

Il Ministro dell’ambiente, di concerto con il Ministro
dell’industria, del commercio e dell’artigianato:
Visto l’art. 2, comma 3, del decreto del Presidente del Consiglio
dei Ministri 1° marzo 1991; Visto l’art. 15, comma 4, della legge 26
ottobre 1995, n. 447; Considerata l’esigenza di regolare
l’applicazione del criterio differenziale per gli impianti a ciclo
produttivo continuo;

Decreta:

Art. 1.

Campo di applicazione.

1. Le disposizioni del presente decreto si applicano agli impianti
a ciclo produttivo continuo ubicati in zone diverse da quelle
esclusivamente industriali, come definite nel decreto del Presidente
della Repubblica 1° marzo 1991, art. 6, comma 1, ed allegato B,
tabella 2, o la cui attività dispiega i propri effetti in zone
diverse da quelle esclusivamente industriali.

Art. 2.

Definizioni.

Ai fini dell’applicazione del presente decreto si intende per:

impianto a ciclo produttivo continuo:
a) quello di cui non è possibile interrompere l’attività senza
provocare danni all’impianto stesso, pericolo di incidenti o
alterazioni del prodotto o per necessità di continuità finalizzata a
garantire l’erogazione di un servizio pubblico essenziale;
b) quello il cui esercizio è regolato da contratti collettivi
nazionali di lavoro o da norme di legge, sulle ventiquattro ore per
cicli settimali, fatte salve le esigenze di manutenzione;
impianto a ciclo produttivo continuo esistente, quello in
esercizio o autorizzato all’esercizio o per il quale sia stata
presentata domanda di autorizzazione all’esercizio precedentemente
all’entrata in vigore del presente decreto;
ambiente abitativo quello definitivo all’art. 2, comma 1, lettera
b), della legge 26 ottobre 1995, n. 447.

Art. 3.

Criteri per l’applicazione del criterio differenziale. TO}

1. Fermo restando l’obbligo del rispetto dei limiti di zona fissati
a seguito dell’adozione dei provvedimenti comunali di cui all’art. 6,
comma 1, lettera a), della legge 26 ottobre 1995, n. 447, gli
impianti a ciclo produttivo continuo esistenti sono soggetti alle
disposizioni di cui all’art. 2, comma 2, del decreto del Presidente
della Repubblica 1° marzo 1991 (criterio differenziale) quando non
siano rispettati i valori assoluti di immissione, come definiti
dall’art. 2, comma 1, lettera f), della legge 26 gennaio 1995, n.
447.
2. Fermo restando il disposto dell’art. 6, comma 1, lettera d), e
dell’art. 8, comma 4, della legge 26 ottobre 1995, n. 447, per gli
impianti a ciclo produttivo continuo, realizzati dopo l’entrata in
vigore del presente decreto, il rispetto del criterio differenziale è
condizione necessaria per il rilascio della relativa concessione.
3. Fino all’emanazione del decreto ministeriale di cui all’art. 3,
comma 1, lettera c), della legge 26 ottobre 1995, n. 447, per la
verifica del rispetto del criterio differenziale, la strumentazione e
le modalità di misura sono quelle previste dall’allegato B del
decreto del Presidente della Repubblica 1° marzo 1991.

Art. 4.

Piani di risanamento.

1. Per gli impianti a ciclo produttivo continuo esistenti che si
trovino nelle condizioni di cui al comma 1 del precedente art. 3, i
piani di risanamento, redatti unitamente a quelli delle altre
sorgenti in modo proporzionale al rispettivo contributo in termini di
energia sonora, sono finalizzati anche al rispetto dei valori limite
differenziali.
2. I piani di risanamento aziendali devono essere presentati
secondo le modalità di cui all’art. 15, comma 2, della legge 26
ottobre 1995, n. 447, e devono contenere una relazione tecnica da cui
risulti:

la tipologia e l’entità del rumore presenti;
le modalità ed i tempi di risanamento;
la stima degli oneri finanziari necessari.
3. A decorrere dalla data di presentazione del piano di
risanamento, il tempo per la relativa realizzazione è fissato in:

due anni per gli impianti soggetti alle disposizioni del presente
decreto;
quattro anni per gli impianti che si trovano nelle condizioni di
cui all’art. 6, comma 4, della legge 26 ottobre 1995, n. 447.
4. Agli impianti a ciclo produttivo continuo che, pur non
rispettando il disposto di cui all’art. 3, comma 1, del resente
decreto, non presentino il piano di risanamento, si applica il
disposto dell’art. 15, comma 3, della legge 26 ottobre 1995, n. 447.
5. Gli impianti a ciclo produttivo continuo che rispettino il
disposto di cui all’art. 3, comma 1, trasmettono al competente uffico
comunale apposita certificazione redatta con le modalità e per gli
effetti della legge 4 gennaio 1968, n. 15.
6. Per gli impianti a ciclo produttivo continuo ubicati in comuni
che abbiano già adottato la classificazione in zone del proprio
territorio, il tempo di sei mesi per la presentazione del piano di
risanamento, decorre dalla data di entrata in vigore del presente
decreto.

Art. 5.

Controlli e sanzioni.

1. Il controllo del rispetto delle disposizioni del presente
decreto è effettuato ai sensi e con le modalità previsti dall’art. 14
della legge 26 ottobre 1995, n. 447.
2. Fatto salvo quanto previsto dall’art. 650 del codice penale, la
mancata ottemperanza al disposto del presente decreto è punito con la
sanzione amministrativa di cui all’art. 10, comma 3, della legge 26
ottobre 1995, n. 447.

Art. 6.

Entrata in vigore.

Il presente decreto entra in vigore quindici giorni dopo la sua
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

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