Geometra.info - Geometra.info | Geometra.info

Individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure...

Individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero ai sensi degli articoli 31 e 33 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22.

dm 05/02/1998

INQUINAMENTO
Decreto Ministeriale 5 febbraio 1998 (in Suppl. ordinario n. 72, alla
Gazz. Uff. n. 88, del 16 aprile). – Individuazione dei rifiuti non
pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero ai
sensi degli articoli 31 e 33 del decreto legislativo 5 febbraio 1997,
n. 22.

Il Ministro dell’ambiente di concerto con i Ministri della sanità,
dell’industria, del commercio e dell’artigianato e per le politiche
agricole:
Visto il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, recante
<<attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui
rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di
imballaggio>>; Visto il decreto legislativo 8 novembre 1997, n. 389,
recante modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 5 febbraio
1997, n. 22, in materia di rifiuti pericolosi di imballaggi e di
rifiuti di imballaggi; Considerato che ai sensi dell’art. 2, del
predetto decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, l’esercizio
delle attività di riciclaggio e di recupero dei rifiuti deve
assicurare un’elevata protezione dell’ambiente e controlli efficaci,
e che i rifiuti devono essere recuperati senza pericolo per la salute
dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare
pregiudizio all’ambiente; Considerato che al fine di garantire un
elevato livello di tutela dell’ambiente e controlli efficaci l’art.
33 del predetto decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22,
stabilisce che le attività di recupero possono essere sottoposte a
procedure semplificate sulla base di apposite condizioni e norme
tecniche che devono fissare in particolare:
a) le quantità massime impiegabili;
b) la provenienza, i tipi e le caratteristiche dei rifiuti,
nonchè le condizioni specifiche di utilizzo degli stessi;
c) le prescrizioni necessarie per assicurare che i rifiuti siano
recuperati senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare
procedimenti e metodi che potrebbero recare pregiudizio
dell’ambiente;
Considerato che ai sensi dell’art. 33, comma 7, del decreto
legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, la procedura semplificata
sostituisce l’autorizzazione di cui all’art. 15, lettera a), del
decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203,
limitatamente alle variazioni qualitative e quantitative determinate
dai rifiuti sottoposti ad attività di recupero semplificate, e che
pertanto a tali fini e necessario fissare i limiti di emissione per
ciascuna delle attività di recupero predette; Visto il decreto
legislativo 4 giugno 1997, n. 143, recante conferimento alle regioni
delle funzioni amministrative in materia di agricoltura e pesca e
riorganizzazione dell’amministrazione centrale, con il quale è stato
soppresso il Ministero delle risorse agricole, alimentari e forestali
ed è stato istituito il Ministero per le politiche agricole; Vista la
comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri, di cui alla
nota U.L./98/2219 del 5 febbraio 1998;
Decreta:

Art. 1.

Princìpi generali.

1. Le attività, i procedimenti e i metodi di recupero di ciascuna
delle tipologie di rifiuti individuati dal presente decreto non
devono costituire un pericolo per la salute dell’uomo e recare
pregiudizio all’ambiente, e in particolare non devono:
a) creare rischi per l’acqua, l’aria, il suolo e per la fauna e
la flora;
b) causare inconvenienti da rumori e odori;
c) danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse;
2. Negli allegati 1, 2 e 3 sono definite le norme tecniche generali
che, ai fini del comma 1, individuano i tipi di rifiuti non
pericolosi e fissano, per ciascun tipo di rifiuto e per ogni attività
e metodo di recupero degli stessi, le condizioni specifiche in base
alle quali l’esercizio di tali attività è sottoposto alle procedure
semplificate di cui all’art. 33, del decreto legislativo 5 febbraio
1997, n. 22 e successive modifiche e integrazioni.
3. Le attività, i procedimenti e i metodi di recupero di ogni
tipologia di rifiuto, disciplinati dal presente decreto, devono
rispettare le norme vigenti in materia di tutela della salute
dell’uomo e dell’ambiente, nonchè di sicurezza sul lavoro; e in
particolare:
a) le acque di scarico risultanti dalle attività di recupero dei
rifiuti disciplinate dal presente decreto devono rispettare le
prescrizioni e i valori limite previsti dalla legge 10 maggio 1976,
n. 319 e dai decreti legislativi 27 gennaio 1992, n. 132, e 27
gennaio 1992, n. 133 e successive modifiche e integrazioni;
b) le emissioni in atmosfera risultanti dalle attività di
recupero disciplinate dal presente decreto devono, per quanto non
previsto dal decreto medesimo, essere conformi alle disposizioni di
cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203
e successive modifiche e integrazioni.
4. Le procedure semplificate disciplinate dal presente decreto si
applicano esclusivamente alle operazioni di recupero specificate ed
ai rifiuti individuati dai rispettivi codici e descritti negli
allegati.

Art. 2.

Definizioni.

1. Ai fini dell’applicazione del presente decreto si intende per:
a) co-combustione: utilizzazione mista di combustibili e rifiuti,
compreso il combustibile da rifiuto (CDR);
b) impianto dedicato: impianto destinato esclusivamente al
recupero energetico dei rifiuti, compreso il combustibile da rifiuto
(CDR);
c) impianto termico: impianto industriale per la produzione di
energia, con esclusione degli impianti termici per usi civili;
d) raccolta finalizzata: raccolta di frazioni omogenee di rifiuti
speciali destinati ad attività di recupero.

Art. 3.

Recupero di materia.

1. Le attività, i procedimenti e i metodi di riciclaggio e di
recupero di materia individuati nell’allegato 1 devono garantire
l’ottenimento di prodotti o di materie prime o di materie prime
secondarie con caratteristiche merceologiche conformi alla normativa
tecnica di settore o, comunque, nelle forme usualmente
commercializzate. In particolare, i prodotti le materie prime e le
materie prime secondarie ottenuti dal riciclaggio e dal recupero dei
rifiuti individuati dal presente decreto non devono presentare
caratteristiche di pericolo superiori a quelle dei prodotti e delle
materie ottenuti dalla lavorazione di materie prime vergini.
2. I prodotti ottenuti dal recupero dei rifiuti individuati ai
sensi del presente decreto e destinati a venire a contatto con
alimenti per il consumo umano, devono inoltre rispettare i requisiti
richiesti dal decreto del Ministro della sanità 21 marzo 1973 e
successive modifiche e integrazioni.
3. Restano sottoposti al regime dei rifiuti i prodotti, le materie
prime e le materie prime secondarie ottenuti dalle attività di
recupero che non vengono destinati in modo effettivo ed oggettivo
all’utilizzo nei cicli di consumo o di produzione.

Art. 4.

Recupero energetico.

1. Le attività di recupero energetico individuate nell’allegato 2
devono garantire, al netto degli autoconsumi dell’impianto di
recupero, la produzione di una quota minima di trasformazione del
potere calorifico del rifiuto in energia termica pari al 75% su base
annua oppure la produzione di una quota minima percentuale di
trasformazione del potere calorifico dei rifiuti in energia elettrica
determinata su base annua secondo la seguente formula:
16 + potenza elettrica (espressa in MW) 5
2. La formula di calcolo di cui al comma 1 non si applica quando la
quota minima di trasformazione del potere calorifico dei rifiuti in
energia elettrica assicurata dall’impianto di recupero è superiore al
27% su base annua.
3. Qualora la quota minima percentuale di trasformazione del potere
calorifico dei rifiuti in energia elettrica, calcolata ai sensi del
comma 1, non sia raggiunta, l’utilizzo di rifiuti in schemi
cogenerativi per la produzione combinata di energia elettrica e
calore deve garantire una quota di trasformazione complessiva del
potere calorifico del rifiuto, in energia termica ed in energia
elettrica, non inferiore al 65% su base annua.

Art. 5.

Recupero ambientale.

1. Le attività di recupero ambientale individuate nell’allegato 1
consistono nella restituzione di aree degradate ad usi produttivi o
sociali attraverso rimodellamenti morfologici.
2. L’utilizzo dei rifiuti nelle attività di recupero di cui al
comma 1 è sottoposto alle procedure semplificate previste dall’art.
33, del decreto legislativo 5 febbraio 1997 n. 22, a condizione che:
a) i rifiuti non siano pericolosi;
b) sia previsto e disciplinato da apposito progetto approvato
dall’autorità competente;
c) sia effettuato nel rispetto delle norme tecniche e delle
condizioni specifiche previste dal presente decreto per la singola
tipologia di rifiuto impiegato, nonchè nel rispetto del progetto di
cui alla lettera b);
d) sia compatibile con le caratteristiche chimico-fisiche,
idrogeologiche e geomorfologiche dell’area da recuperare.

Art. 6.

Messa in riserva.

1. La messa in riserva dei rifiuti non pericolosi individuati e
destinati ad una delle attività comprese negli allegati 1 e 2 è
sottoposta alle disposizioni di cui all’art. 33, del decreto
legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, qualo…

[Continua nel file zip allegato]

Geometra.info