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Conversione in legge del decreto-legge 30 gennaio 1971, n. 5 e nuove norme in favore dei mutilati ed invalidi civili.

L 30/03/1971 n. 00000118 VIGENTE

PORTATORI DI HANDICAP
Legge 30 marzo 1971, n. 118 (in Gazz. Uff., 2 aprile 1971, n. 82). —
Conversione in legge del decreto-legge 30 gennaio 1971, n. 5 e nuove
norme in favore dei mutilati ed invalidi civili.

(Omissis).

Art. 1.

Conversione.

é convertito in legge il D.L. 30 gennaio 1971, n. 5, concernente
provvidenze a favore dei mutilati ed invalidi civili.

Art. 2.

Nuove norme e soggetti aventi diritto.

Le disposizioni del decreto-legge 30 gennaio 1971, n. 5, hanno
efficacia fino al 30 aprile 1971. A partire dal 1° maggio 1971, in
favore dei mutilati ed invalidi civili si applicano le norme di cui
agli articoli seguenti.
Agli effetti della presente legge, si considerano mutilati ed
invalidi civili i cittadini affetti da minorazioni congenite o
acquisite, anche a carattere progressivo, compresi gli irregolari
psichici per oligofrenie di carattere organico o dismetabolico,
insufficienze mentali derivanti da difetti sensoriali e funzionali
che abbiano subito una riduzione permanente della capacità lavorativa
non inferiore a un terzo o, se minori di anni 18, che abbiano
difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie
della loro età (1).
Ai soli fini dell’assistenza socio-sanitaria e della concessione
dell’indennità di accompagnamento, si considerano mutilati ed
invalidi i soggetti ultrasessantacinquenni che abbiano difficoltà
persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età
(2).
Sono esclusi gli invalidi per cause di guerra, di lavoro, di
servizio, nonché i ciechi e i sordomuti per i quali provvedono altre
leggi (3).
I soggetti riconosciuti invalidi per servizio ai sensi
dell’articolo 74 della legge 13 maggio 1961, n. 469, e successive
modificazioni, possono accedere al beneficio dell’indennità di
accompagnamento, qualora risultino in possesso dei requisiti sanitari
previsti per la relativa concessione e non abbiano beneficiato, per
il medesimo evento invalidante, di altri trattamenti pensionistici
per invalidità di servizio o di altra indennità di accompagnamento
(4).

(1) Vedi l’art. 1, d.lg. 23 novembre 1988, n. 509.
(2) Comma aggiunto dall’art. 6, d.lg. 23 novembre 1988, n. 509.
(3) La Corte costituzionale, con sentenza 22 giugno 1989, n. 346,
ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del combinato disposto
dagli artt. 1, primo comma, l. 11 febbraio 1980, n. 18 e 2, quarto
comma, l. 30 marzo 1971, n. 118, nella parte in cui esclude che ad
integrare lo stato di totale inabilità con diritto all’indennità di
accompagnamento possa concorrere, con altre minorazioni, la cecità
parziale.
(4) Comma aggiunto dall’art. 52, l. 17 maggio 1999, n. 144.

Art. 3.

Assistenza sanitaria.

Fino all’entrata in vigore della riforma sanitaria il Ministero
della sanità provvede direttamente o tramite i suoi organi periferici
all’assistenza sanitaria protesica e specifica a favore dei mutilati
ed invalidi di cui all’articolo 2, avviandoli se del caso presso
centri di ricupero della provincia o della regione in cui risiedono
e, soltanto nei casi di comprovata impossibilità, di altra regione
viciniore.
Il Ministero della sanità provvede altresì direttamente
all’erogazione dell’assistenza generica, farmaceutica, specialistica
e ospedaliera a favore degli invalidi e mutilati civili, ricoverati
in istituti convenzionati con il Ministero stesso per tutto il
periodo in cui dura il ricovero ove per tale assistenza non
provvedano enti mutualistici e assicurativi.
L’assistenza di cui al comma precedente è erogata anche a favore
dei minori degli anni 18 ricoverati a degenza diurna nei centri
convenzionati col Ministero della sanità.
L’assistenza sanitaria specifica può attuarsi nella forma di
trattamento domiciliare o ambulatoriale, a degenza diurna o a degenza
residenziale.
Il Ministero della sanità, ai fini dell’assistenza contemplata nei
precedenti commi, può stipulare convenzioni con cliniche
universitarie, con ospedali, con enti, associazioni ed istituzioni
pubbliche e private che gestiscono idonei centri medico-sociali e che
siano sottoposti alla sua vigilanza e offrano adeguate prestazioni
educative, medico-psicologiche e di servizio sociale.

Art. 4.

Centri di riabilitazione, ricerca e prevenzione.

Il Ministero della sanità, nei limiti di spesa previsti dalla
presente legge per l’assistenza sanitaria e in misura non superiore
ai due miliardi di lire, ha facoltà di concedere contributi a enti
pubblici e a persone giuridiche private non aventi finalità di lucro
per la costruzione, la trasformazione, l’ampliamento, l’impianto e il
miglioramento delle attrezzature dei centri di riabilitazione, nonché
di altre istituzioni terapeutiche quali focolari, pensionati,
comunità di tipo residenziale e simili.
Tutti i centri ad internato o a seminternato che ospitano invalidi
civili di età inferiore ai 18 anni debbono istituire corsi di
istruzione per lo espletamento e il completamento della scuola
dell’obbligo.
Le istituzioni private per l’assistenza agli invalidi civili sono
sottoposte al controllo e alla sorveglianza del Ministero della
sanità. La loro denominazione deve contenere sempre l’indicazione
<<privato>> o <<privata>>. Non possono essere usate denominazioni
atte ad ingenerare confusione con gli istituti ed enti
medico-psicopedagogici pubblici. Chiunque intenda aprire, ampliare o
trasformare un centro di riabilitazione privato, deve inoltrare
domanda al medico provinciale e adempiere alle prescrizioni
tecnico-assistenziali del Ministero della sanità e del Consiglio
provinciale di sanità. Il medico provinciale, in caso di inadempienza
alle prescrizioni inserite nell’atto di autorizzazione, può diffidare
l’istituzione privata ad eliminarle, ordinare la chiusura del centro
fino ad un periodo di tre mesi e può, in caso di ripetute infrazioni
o disfunzioni, revocare l’autorizzazione di apertura, sentito il
Consiglio provinciale di sanità.
Il Ministero della sanità ha facoltà altresì di concedere nei
limiti degli stanziamenti previsti per l’assistenza sanitaria e nella
misura non superiore a un miliardo:
a) contributi alle scuole di cui al successivo articolo 5 e borse
di studio per la formazione di personale specializzato;
b) contributi a enti pubblici e persone giuridiche private non
aventi finalità di lucro per stimolare lo studio sulla prevenzione ed
i servizi sanitari, psicologici e sociologici, concernenti le
principali malattie, a carattere congenito o acquisito e progressivo,
che causano motolesioni, neurolesioni o disadattamenti sociali.

Art. 5.

Personale ed educatori specializzati.

Presso le università e presso enti pubblici e privati possono
essere istituite scuole per la formazione di assistenti-educatori, di
assistenti sociali specializzati e di personale paramedico.
Il riconoscimento delle scuole presso enti avviene con decreto del
Ministro per la pubblica istruzione di concerto con il Ministro per
la sanità.
I programmi, l’ordinamento dei tirocini e i requisiti dei docenti
sono stabiliti con decreto del Ministro per la pubblica istruzione di
concerto con il Ministro per la sanità.

Art. 6.

Accertamento delle condizioni di minorazione.

L’accertamento delle condizioni di minorazione degli aspiranti ai
fini dei benefici previsti dalla presente legge è effettuato in
ciascuna provincia dalla commissione sanitaria di cui all’articolo 7,
nominata dal prefetto su proposta del medico provinciale e che ha
sede presso l’ufficio del medico provinciale. Ove necessario, il
prefetto su richiesta del medico provinciale può nominare con la
stessa procedura più commissioni le quali possono avere sede anche in
altri comuni della provincia presso l’ufficio dell’ufficiale
sanitario.

Art. 7.

Commissione sanitaria provinciale: composizione.

La commissione sanitaria provinciale è composta:
dal medico provinciale che la presiede;
da un ispettore medico del lavoro o da altro medico scelto dal
capo dell’ispettorato provinciale del lavoro preferibilmente tra i
medici previdenziali o fra gli specialisti in medicina legale o del
lavoro, ovvero tra gli specialisti in igiene generale e speciale;
da un medico designato dall’Associazione nazionale dei mutilati
ed invalidi civili di cui alla legge 23 aprile 1965, n. 458.
Il medico provinciale può designare in sua sostituzione a far parte
della commissione, con funzioni di presidente, un funzionario medico
dell’ufficio del medico provinciale o un ufficiale sanitario o un
altro medico dell’ufficio comunale di igiene. Il medico provinciale è
tenuto ad effettuare tale designazione nel caso in cui egli faccia
parte della commissione sanitaria regionale.
Le funzioni di segretario della commissione sono esercitate, su
designazione del medico provinciale, da un funzionario del ruolo
della carriera direttivo-amministrativa o della carriera di concetto
dei segretari dei Ministeri della sanità o dell’interno o del lavoro
e previdenza sociale o dal segretario del comune presso il cui
ufficio sanitario ha sede la commissione (1).

(1) L’art. 3, l. 27 dicembre 1973, n. 908, ha sostituito con
quattro commi gli originari commi primo e secondo del presente
articolo. Successivamente, l’art. 3, l…

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