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Disciplina concernente le deroghe alle caratteristiche di qualità del...

Disciplina concernente le deroghe alle caratteristiche di qualità delle acque destinate al consumo umano.

dm 08/05/1991

ACQUE POTABILI E ACQUEDOTTI
Decreto Ministeriale 8 maggio 1991 (in Gazz. Uff., 9 maggio, n. 107).
— Disciplina concernente le deroghe alle caratteristiche di qualità
delle acque destinate al consumo umano.

Il Ministro della sanità, di concerto con il Ministro
dell’ambiente:

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n.
236, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana n. 152 del 30 giugno 1988; Vista la
motivata richiesta avanzata dalla Regione Lombardia con note del 19 e
24 aprile 1991, ai sensi dell’art. 16, comma 1, del decreto del
Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 236, per la
determinazione da parte delle competenti autorità statali, del valore
massimo ammissibile di superamento della concentrazione massima
ammissibile stabilita per i requisiti di qualità delle acque
destinate al consumo umano per il parametro 32 – composti
organoalogenati che non rientrano nel parametro n. 55; Sentito in
merito il Consiglio superiore di sanità, che si è espresso in data 6
maggio 1991; Ritenuto che, in base al parere del Consiglio superiore
di sanità e dell’Istituto superiore di sanità, ricorrano le
condizioni previste dagli articoli 16, 17 e 18 del decreto del
Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 236;

Decreta:

Art. 1. 1. La deroga ai requisiti di qualità delle acque destinate
al consumo umano che può essere disposta dalla Regione Lombardia ai
sensi degli articoli 17 e 18 del decreto del Presidente della
Repubblica 24 maggio 1988, n. 236, non può superare il valore massimo
ammissibile (VMA) indicato nel successivo art. 2.
2. La durata temporale della deroga non deve superare il termine di
trentasei mesi e deve essere quella più breve possibile in relazione
al tempo strettamente occorrente per la realizzazione degli
interventi necessari per assicurare il ritorno alla normalità
dell’approvvigionamento idrico, rispettando comunque i tempi indicati
per ciascun comune dallo stesso piano di interventi presentato dalla
Regione Lombardia e allegato alla richiesta di determinazione del
valore massimo ammissibile.

Art. 2. 1. Il valore massimo ammissibile relativo al parametro
<<composti organoalogenati che non rientrano nel parametro 55>>,
espresso ai sensi dell’art. 16 del decreto del Presidente della
Repubblica 24 maggio 1988, n. 236, è il seguente: 50 mg/l come media
annuale di almeno sei prelievi di acqua effettuati con cadenza
bimestrale.
2. La media annuale di cui al comma 1 può essere superata in misura
massima del venti per cento, tenuto conto della variabilità e
dell’accuratezza delle metodologie analitiche associate alla
determinazione delle numerose e diverse sostanze comprese nel
parametro <<composti organoalogenati che non rientrano nel parametro
55>>.
3. Il valore massimo ammissibile di cui al comma 1 non si applica
all’acqua destinata alla produzione degli alimenti dietetici e per la
prima infanzia.

Art. 3. 1. Fermo restando il valore massimo ammissibile di cui
all’art. 2, nell’esercizio dei poteri di deroga di cui all’art. 18
del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 236,
la regione di cui all’art. 1 è tenuta, in relazione alle specifiche
situazioni locali, ad adottare i valori che assicurino l’erogazione
di acqua della migliore qualità possibile.

Art. 4. 1. Contestualmente ai provvedimenti di deroga, la regione
di cui all’art. 1 adotta i piani di intervento di cui all’art. 18,
comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988,
n. 236.
2. Detti piani di intervento, ai sensi del combinato disposto di
cui all’art. 16, comma 2, ed all’art. 18, comma 2, del decreto del
Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 236, devono conseguire
la bonifica delle fonti di approvvigionamento idrico nonchè il
rientro dei valori di concentrazione dei contaminati rilevati nei
limiti previsti dall’allegato I al decreto del Presidente della
Repubblica citato entro il termine indicato al precedente art. 1 per
mezzo, tra le altre, delle seguenti misure:

a) nell’immediato e comunque per conseguire un primo superamento
della situazione di emergenza dovuta alla contaminazione in atto:

cessazione delle pratiche inquinanti delle fonti di
approvvigionamento e avvio del risanamento;
installazione di unità di potabilizzazione;
interconnessione dei sistemi di acquedotto, previa esclusione
temporale, ove possibile, delle fonti di approvvigionamento
inquinate;

b) nell’arco dei trentasei mesi:

eventuale ristrutturazione e potenziamento degli impianti di
acquedotto esistenti, anche mediante la perforazione di nuovi pozzi;
eventuale realizzazione di nuovi impianti per
l’approvvigionamento da fonti indenni;
azione di bonifica delle risorse idriche contaminate;

c) creazione o aggiornamento di una puntuale anagrafe
quali-quantitativa delle fonti di approvvigionamento idrico che
permetta l’esame della congruità tecnica e degli ambiti territoriali
ottimali delle reti acquedottistiche anche in vista degli adempimenti
previsti dal combinato disposto di cui all’art. 9, primo comma,
lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio
1988, n. 236, ed all’art. 6 del decreto del Ministro della sanità del
26 marzo 1991;
d) messa in atto di un apposito programma di monitoraggio
coordinato dall’Istituto superiore di sanità in collaborazione con la
Regione Lombardia, per seguire nel tempo l’evoluzione della qualità
delle acque utilizzate per il consumo umano, nelle zone interessate
dalla contaminazione riferendo periodicamente al Ministero della
sanità e al Ministero dell’ambiente.

3. I provvedimenti di deroga adottati sono trasmessi immediatamente
ai Ministeri della sanità e dell’ambiente ai sensi dell’art. 18,
comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988,
n. 236.
Il presente decreto entra in vigore il giorno della sua
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

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