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Norme per la tutela delle acque dall'inquinamento. (MERLI)

l 10/05/1976 n. 00000319 [MOD]

INQUINAMENTO
Legge 10 maggio 1976, n. 319 (in Gazz. Uff., 29 maggio, n. 141).
Norme per la tutela delle acque dall’inquinamento.
(MERLI)

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno
approvato;
Il Presidente della Repubblica:
Promulga la seguente legge:

Titolo I
Finalità della legge e compiti dello Stato.

Art. 1. La seguente legge ha per oggetto:
a) la disciplina degli scarichi di qualsiasi tipo, pubblici e
privati, diretti ed indiretti, in tutte le acque superficiali e
sotterranee, interne e marine, sia pubbliche che private, nonché in
fognature, sul suolo e nel sottosuolo;
b) la formulazione di criteri generali per l’utilizzazione e lo
scarico delle acque in materia di insediamenti;
c) l’organizzazione dei pubblici servizi di acquedotto, fognature
e depurazione;
d) la redazione di un piano generale di risanamento delle acque,
sulla base di piani regionali;
e) il rilevamento sistematico delle caratteristiche qualitative e
quantitative dei corpi idrici.
Restano salve le disposizioni di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 13 febbraio 1964, n. 185, e successive integrazioni
e modificazioni.

Art. 2. Allo Stato competono:
a) le funzioni di indirizzo, promozione, consulenza e
coordinamento generali delle attività pubbliche e private connesse
con l’applicazione della presente legge;
b) la predisposizione dei criteri generali e delle metodologie
per il rilevamento delle caratteristiche dei corpi idrici, nonché dei
criteri metodologici per la formazione e l’aggiornamento dei catasti
previsti dalla presente legge;
c) la redazione del piano generale di risanamento delle acque di
cui all’art. 1, punto d), sulla base dei piani regionali, nonché il
controllo della compatibilità dei piani regionali di risanamento
delle acque relativi ai bacini idrografici a carattere
interregionale, anche attraverso conferenze permanenti
interregionali, promosse dal Ministro per i lavori pubblici;
d) l’indicazione dei criteri generali per un corretto e razionale
uso dell’acqua ai fini produttivi, irrigui, industriali e civili
anche mediante la individuazione di standards di consumi, per
favorire il massimo risparmio nell’utilizzazione delle acque e
promuovendo, fra l’altro, processi di riciclo e di recupero delle
sostanze disperse;
e) la determinazione di norme tecniche generali:
1) per la regolamentazione dell’installazione e dell’esercizio
degli impianti di acquedotto, fognatura e depurazione;
2) per la regolamentazione dello smaltimento dei liquami sul
suolo, anche adibito ad usi agricoli, purché le immissioni siano
direttamente utili alla produzione, e nel sottosuolo, esclusi i casi
nei quali possano essere danneggiate le falde acquifere;
3) per la regolamentazione dello smaltimento dei fanghi
residuati dai cicli di lavorazione e dai processi di depurazione;
4) sulla natura e consistenza degli impianti di smaltimento sul
suolo o in sottosuolo di insediamenti civili di consistenza inferiore
a 50 vani, o a 5.000 mc. Sono fatte salve le eventuali più
restrittive disposizioni dettate dagli strumenti urbanistici adottati
secondo le disposizioni previste dalle leggi vigenti.
Le materie di cui alle lettere b), d), e), del presente articolo
debbono essere regolate entro e non oltre sei mesi dalla entrata in
vigore della presente legge.

Art. 3. Le funzioni di cui all’art. 2 vengono esercitate da un
Comitato di Ministri, costituito dai Ministri per i lavori pubblici,
per la marina mercantile e per la sanità. Il Comitato è presieduto
dal Ministro per i lavori pubblici, integrato, volta per volta, dai
Ministri competenti per le singole materie oggetto della
deliberazione.
Dopo otto anni dall’entrata in vigore della presente legge, il
Comitato suddetto può provvedere, di intesa con le regioni, con
decreto del Presidente della Repubblica, a modificare i valori
contenuti nella tabella A allegata alla presente legge, per adeguarli
alle nuove acquisizioni scientifiche e tecnologiche. Ulteriori
eventuali modifiche ai valori tabellari suddetti potranno essere
apportate ad intervalli di tempo non inferiori a quattro anni.
Lo stesso Comitato dei Ministri può in ogni momento provvedere con
decreto del Presidente della Repubblica ad adeguare i valori dei
limiti di accettabilità degli scarichi di cui alle tabelle A e C
della presente legge ai corrispondenti valori definiti dalle apposite
direttive della Comunità economica europea, qualora questi ultimi
valori risultino più restrittivi.
Ferme restando le competenze dei Consigli superiori di sanità e
della marina mercantile, organo tecnico scientifico del Comitato dei
Ministri è il Consiglio superiore dei lavori pubblici. Il Comitato
dei Ministri si avvale dalla collaborazione scientifica e tecnica
dell’Istituto superiore di sanità per quanto concerne le questioni
relative agli usi potabili dell’acqua, alla mitilicoltura, alla
balneazione, alla protezione della salute pubblica, e dei laboratori
dell’istituto di ricerca sulle acque del Consiglio nazionale delle
ricerche per le altre questioni di cui alla presente legge.

Titolo II
Compiti degli enti territoriali e dei consorzi.

Art. 4. Alle regioni vengono attribuite le seguenti competenze:
a) la redazione dei piani regionali di risanamento delle acque;
b) la direzione del sistema di controllo degli scarichi e degli
insediamenti;
c) il coordinamento e la verifica di coerenza dei programmi degli
enti locali;
d) l’esecuzione delle operazioni di rilevamento delle
caratteristiche dei corpi idrici, in collaborazione con il servizio
idrografico italiano, con gli uffici del genio civile ed avvalendosi
degli uffici delle provincie per quanto attiene agli aspetti
qualitativi;
e) la normativa integrativa e di attuazione dei criteri e delle
norme generali di cui ai punti d) ed e) dell’art. 2, ed in
particolare la delimitazione delle zone ove è ammesso lo smaltimento
dei liquami sul suolo e nel sottosuolo.
Per quanto concerne in particolare gli scarichi sul suolo adibito
ad usi agricoli, essi potranno in ogni caso essere previsti e
regolamentati soltanto quando le immissioni siano direttamente utili
alla produzione agricola.
Per quanto concerne gli scarichi nel sottosuolo, essi non dovranno
essere consentiti quando possano essere danneggiate le falde
acquifere.
I compiti che dalla presente legge sono attribuiti alle regioni
s’intendono conferiti per il Trentino-Alto Adige alle provincie
autonome di Trento e Bolzano.

Art. 5. Le provincie provvedono ad effettuare:
a) il catasto di tutti gli scarichi, pubblici e privati, nei
corpi d’acqua superficiali;
b) il controllo degli scarichi stessi per quanto attiene ai
limiti di accettabilità, ed al rispetto delle norme che regolamentano
lo smaltimento dei fanghi di cui alla voce e), punto 3), dell’art. 2;
c) il controllo dell’applicazione dei criteri generali per un
corretto e razionale uso dell’acqua, di cui all’art. 2, punto d);
d) il controllo sul rispetto dei limiti di accettabilità delle
pubbliche fognature scaricanti sul suolo o nel sottosuolo;
e) l’installazione e la manutenzione della rete dei dispositivi
per il controllo qualitativo dei corpi idrici nell’ambito
dell’attività regionale di censimento delle risorse idriche.

Art. 6. I servizi pubblici di acquedotto, fognature, depurazione
delle acque usate, smaltimento dei fanghi residuati da processi
produttivi e impianti di trattamento di acque di scarico sono gestiti
da comuni o da consorzi intercomunali.
Le comunità montane possono costituire consorzi tra loro, ovvero
partecipare a consorzi intercomunali.
I comuni e i consorzi intercomunali sono responsabili del controllo
dei complessi produttivi allacciati alle fognature pubbliche, per
quanto attiene alla accettabilità degli scarichi, alla funzionalità
degli impianti di pretrattamento adottati, al rispetto dei criteri
generali per un corretto e razionale uso dell’acqua, di cui all’art.
2, punto d), della presente legge, nonché del controllo degli
scarichi sul suolo o nel sottosuolo.

Titolo III
Censimento dei corpi idrici e piano di risanamento delle acque.

Art. 7. Entro due anni dall’entrata in vigore della presente legge,
dovranno essere rilevati, in tutto il territorio nazionale, i
seguenti dati relativi ai corpi idrici superficiali e sotterranei:
a) le caratteristiche idrologiche, fisiche, chimiche e biologiche
ed il loro andamento nel tempo;
b) tutti gli usi diretti o indiretti in atto: utilizzazioni o
derivazioni o scarichi.
I dati verranno rilevati a cura delle regioni, sulla base delle
norme di cui all’art. 2, lettera b), e inviati al Comitato dei
Ministri di cui all’art. 3, per la redazione del piano nazionale di
risanamento.
I dati suddetti dovranno essere aggiornati ogni due anni.
Tutti i soggetti che, al di fuori dei pubblici servizi, provvedono
autonomamente all’approvvigionamento idrico, dovranno provvedere
all’installazione ed al buon funzionamento di idonei strumenti per la
misura delle portate delle acque prelevate o farne denuncia ai
competenti uffici delle provincie, dei consorzi o dei comuni con
periodicità non superiore all’anno.

Art. 8. Entro e non oltre tre anni dall’entrata in vigore della
presente legge, ciascuna regione, d’intesa con i comuni interessati,
dovrà predisporre ed inviare al Com…

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