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Norme tecniche di prima attuazione del decreto del Presidente dell...

Norme tecniche di prima attuazione del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 236, relativo all'attuazione della direttiva CEE n. 80/778, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano, ai sensi dell'art. 15 della legge 16 aprile 1987, n. 183.

dm 26/03/1991

ACQUE POTABILI E ACQUEDOTTI
Decreto Ministeriale 26 marzo 1991 (in Gazz. Uff., 10 aprile, n. 84).
— Norme tecniche di prima attuazione del decreto del Presidente
della Repubblica 24 maggio 1988, n. 236, relativo all’attuazione
della direttiva CEE n. 80/778, concernente la qualità delle acque
destinate al consumo umano, ai sensi dell’art. 15 della legge 16
aprile 1987, n. 183.

Il Ministro della sanità:

Visto l’art. 22, comma 3, del decreto del Presidente della
Repubblica 24 maggio 1988, n. 236, pubblicato nel supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 152
del 30 giugno 1988;

Decreta:

Art. 1.

Attività di controllo.

1. I controlli sanitari ed interni sulle acque destinate al consumo
umano debbono conseguire una o più delle finalità riportate
nell’allegato I al presente decreto, del quale fa parte integrante.
2. L’unità sanitaria locale ed il presidio e servizio multizonale
di prevenzione di cui all’art. 22 della legge 23 dicembre 1978, n.
833, ciascuno per quanto di propria competenza, svolgono i controlli
di cui al comma 1 secondo quanto riportato negli allegati II, III e
IV al presente decreto, del quale fanno parte integrante.
3. I soggetti gestori ed il personale addetto agli impianti di
acquedotto debbono attenersi, nello svolgimento delle attività di
controllo dei servizi essenziali del ciclo dell’acqua, alle
prescrizioni riportate nell’allegato V al presente decreto, del quale
fa parte integrante.
4. Le regioni, se del caso, elaborano programmi integrativi per la
vigilanza ed il controllo delle acque destinate al consumo umano
finalizzati a salvaguardarne ed a promuoverne la qualità.

Art. 2.

Mappatura degli impianti di acquedotto.

1. Per i fini di cui all’art. 1, i soggetti gestori di impianti di
acquedotto, su conformi direttive delle autorità regionali da
emanarsi entro un anno dall’entrata in vigore del presente decreto,
redigono e trasmettono alle unità sanitarie locali, ai presidi e
servizi multizonali di prevenzione, ai comuni ed alle regioni
territorialmente interessati la mappatura delle opere di
attingimento, di trasporto, di raccolta, di trattamento e di
distribuzione, fino i rami terminali della rete, dell’acqua fornita
all’utenza.
2. Le operazioni di redazione e di trasmissione della mappatura di
cui al comma 1 sono completate entro tre anni dall’entrata in vigore
del presente decreto.
3. Su conformi direttive indicate in apposito provvedimento da
emanarsi entro sei mesi dall’entrata in vigore del presente decreto,
le regioni elaborano la documentazione di cui al comma 1, la
trasmettono al Ministero della sanità e tempestivamente la
aggiornano. Dette elaborazioni e/o aggiornamenti avvengono di
concerto con le altre regioni interessate allorchè si tratti di
impianti di acquedotto di interesse interregionale.

Art. 3.

Controlli sanitari.

1. Nell’ambito dello svolgimento dei controlli sanitari le unità
sanitarie locali — servizio igiene pubblica o servizio similare —
anche sulla base delle risultanze analitiche e delle valutazioni
eventualmente fornite dai presidi e servizi multizonali:

a) emettono il giudizio di qualità e di idoneità d’uso sulle
acque destinate al consumo umano di cui al successivo art. 4;
b) verificano la conformità delle risultanze dell’esame ispettivo
e dei dati analitici acquisiti e/o rilevanti alle prescrizioni della
normativa di settore ed altresì segnalano, con carattere d’urgenza, a
seconda dei casi, al comune e/o alla regione e/o ai soggetti gestori
di impianto d’acquedotto le eventuali difformità riscontrate;
c) propongono l’adozione, da parte del comune e/o della regione
e/o dei soggetti gestori dell’impianto d’acquedotto, degli atti
necessari a salvaguardare e/o a promuovere la qualità delle risorse
idriche e dell’acqua condottata ovvero propongono l’adozione dei
provvedimenti cautelativi, contingibili ed urgenti di cui al
successivo art. 5;
d) trasmettono periodicamente, anche in forma sintetica, le
risultanze dell’esame ispettivo e dei dati analitici acquisiti e/o
rilevati al comune, alla regione ed ai soggetti gestori di impianto
d’acquedotto.

2. Nell’ambito dello svolgimento dei controlli sanitari i presidi e
servizi multizonali di prevenzione:

a) verificano la conformità delle risultanze dei controlli
analitici effettuati alle prescrizioni della normativa di settore,
trasmettono tempestivamente i dati rilevati all’unità sanitaria
locale e segnalano, con carattere d’urgenza, all’unità sanitaria
locale, al comune, alla regione ed ai soggetti gestori dell’impianto
d’acquedotto eventuali difformità riscontrate.

Art. 4.

Giudizio di qualità e di idoneità d’uso.

1. Il giudizio di qualità sull’acqua destinata al consumo umano,
fondato sulle risultanze dell’esame ispettivo e dei controlli
analitici, è emesso seguendo le indicazioni ed i criteri esposti
nell’allegato VI al presente decreto, del quale fa parte integrante.
2. L’uso delle acque destinate al consumo umano è subordinato al
giudizio di cui sopra.
3. Per le acque già in distribuzione alla data di emanazione del
presente decreto il giudizio di idoneità d’uso si intende acquisito,
semprechè risultino conformi alla normativa, gli ultimi controlli
analitici ed ispettivi effettuati su tali acque.

Art. 5.

Provvedimenti cautelativi, contingibili ed urgenti.

1. Qualora sia richiesto da esigenze di tutela della salute degli
utenti della risorsa idrica, il sindaco adotta i provvedimenti
cautelativi, contingibili ed urgenti proposti dall’unità sanitaria
locale che ha effettuato e/o verificato i controlli
igienico-sanitari.
2. In caso di inerzia degli enti locali ovvero qualora l’esigenza
di tutela della salute degli utenti della risorsa idrica coinvolga,
per una medesima causa, più comuni, il presidente della giunta
regionale adotta i provvedimenti cautelativi, contingibili ed urgenti
proposti dall’autorità sanitaria che ha effettuato e/o verificato i
controlli igienico-sanitari.
3. I provvedimenti di cui ai commi 1 e 2, qualora riguardino un
approvvigionamento idrico pari almeno a 1000 metri cubi al giorno,
oppure una popolazione pari almeno a 5000 abitanti, sono portati a
conoscenza del Ministero della sanità entro trenta giorni dalla loro
adozione.
4. Contestualmente all’adozione dei provvedimenti di cui ai commi 1
e 2, le regioni, i comuni ed i soggetti gestori di impianto
d’acquedotto adottano, ciascuno per quanto di propria competenza, gli
atti necessari a salvaguardare e/o a promuovere la qualità delle
risorse idriche e dell’acqua condottata.

Art. 6.

Approvvigionamento idrico d’emergenza.

1. Nell’ambito della previsione di misure atte a rendere possibile
un approvvigionamento idrico d’emergenza, le regioni affidano, ove
possibile, l’attuazione e la gestione del relativo servizio ad enti
pubblici gestori di impianti di acquedotto particolarmente
qualificati con provvedimenti che sono portati a conoscenza del
Ministero della sanità entro trenta giorni dalla loro adozione.
2. Fa parte integrante del provvedimento regionale di affidamento
di cui al comma 1 un dettagliato rapporto tecnico concernente le
strutture e gli interventi d’emergenza predisposti.

Art. 7.

Rapporti con le regioni.

1. Le regioni trasmettono al Ministero della sanità entro il 31
gennaio di ciascun anno, una dettagliata relazione sullo stato di
applicazione delle disposizioni di settore concernenti la qualità
delle acque destinate al consumo umano, sulle problematiche d’ordine
igienico-sanitario ed ambientale riscontrate od ipotizzabili a breve,
medio e lungo periodo, sulle eventuali carenze emerse e sui rimedi
proponibili per eliminarle.

Art. 8

Attività di vigilanza.

1. Ferme restando le attribuzioni delle amministrazioni dello Stato
e degli enti territoriali e locali definite dalla vigente
legislazione, le funzioni ispettive per la vigilanza
sull’applicazione del presente decreto possono essere svolte da
ispettori nominati con apposito decreto del Ministro della sanità.
Detti ispettori possono accedere ad ogni impianto e/o sede di
attività di cui al presente decreto e richiedere tutti i dati, le
informazioni ed i documenti necessari per l’espletamento delle
funzioni. Essi sono muniti di documento di riconoscimento rilasciato
dall’autorità che li ha nominati e sono ufficiali di polizia
giudiziaria per l’espletamento delle funzioni loro attribuite.
2. Per l’applicazione del presente decreto le regioni possono
disporre ispezioni nell’ambito delle proprie competenze avvalendosi
di proprio personale.

Art. 9.

Comitato permanente.

1. Al fine di un migliore esame di tutta la problematica
concernente le acque destinate al consumo umano, è costituito un
comitato permanente di studio, presieduto dal direttore generale dei
servizi d’igiene pubblica del Ministero della sanità e composto:

da un rappresentante del Ministero dell’agricoltura e delle
foreste;
da un rappresentante del Ministero dell’ambiente;
da un rappresentante del Ministero dell’in…

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