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Disposizioni in materia di risorse idriche (1) (2)....

Disposizioni in materia di risorse idriche (1) (2).

(9a) Per i chiarimenti in ordine alla disciplina applicabile in
materia di canone o diritto dei servizi relativi alla raccolta,
l’allontanamento, la depurazione e lo scarico delle acque, vedi la
circolare 5 ottobre 2000, n. 177.
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno
approvato;
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Promulga
la seguente legge:
Capo I
PRINCIPI GENERALI
Art. 1
(Tutela e uso delle risorse idriche)
1. Tutte le acque superficiali e sotterranee, ancorché non estratte
dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa che è
salvaguardata ed utilizzata secondo criteri di solidarietà.
2. Qualsiasi uso delle acque è effettuato salvaguardando le
aspettative ed i diritti delle generazioni future a fruire di un
integro patrimonio ambientale.
3. Gli usi delle acque sono indirizzati al risparmio e al rinnovo
delle risorse per non pregiudicare il patrimonio idrico, la
vivibilità dell’ambiente, l’agricoltura, la fauna e la flora
acquatiche, i processi geomorfologici e gli equilibri idrologici.
4. Le acque termali, minerali e per uso geotermico sono
disciplinate da leggi speciali.
Art. 2
(Usi delle acque)
1. L’uso dell’acqua per il consumo umano è prioritario rispetto
agli altri usi del medesimo corpo idrico superficiale o
sotterraneo. Gli altri usi sono ammessi quando la risorsa è
sufficiente e a condizione che non ledano la qualità dell’acqua per
il consumo umano.
2. Con decreto emanato, entro sei mesi dalla data di entrata in
vigore della presente legge, dal Ministro dell’ambiente, di
concerto con il Ministro dei lavori pubblici, ai sensi
dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, è
adottato il regolamento per la disciplina delle modificazioni
artificiali della fase atmosferica del ciclo naturale dell’acqua.
Art. 3
(Equilibrio del bilancio idrico)
1. L’Autorità di bacino competente definisce ed aggiorna
periodicamente il bilancio idrico diretto ad assicurare
l’equilibrio fra le disponibilità di risorse reperibili o
attivabili nell’area di riferimento ed i fabbisogni per i diversi
usi, nel rispetto dei criteri e degli obiettivi di cui agli
articoli 1 e 2.
2. Per assicurare l’equilibrio tra risorse e fabbisogni, l’Autorità
di bacino competente adotta, per quanto di competenza, le misure
per la pianificazione dell’economia idrica in funzione degli usi
cui sono destinate le risorse.
3. Nei bacini idrografici caratterizzati da consistenti prelievi o
da trasferimenti, sia a valle che oltre la linea di displuvio, le
derivazioni sono regolate in modo da garantire il livello di
deflusso necessario alla vita negli alvei sottesi e tale da non
danneggiare gli equilibri degli ecosistemi interessati.
Art. 4
(Competenze dello Stato)
1. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del
Comitato dei Ministri per i servizi tecnici nazionali e gli
interventi nel settore della difesa del suolo, di cui all’articolo
4, comma 2, della legge 18 maggio 1989, n. 183, e successive
modificazioni, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,
nell’esercizio delle funzioni di cui al medesimo articolo 4 della
citata legge n. 183 del 1989, con propri decreti determina:
a) le direttive generali e di settore per il censimento delle
risorse idriche, per la disciplina dell’economia idrica e per la
protezione delle acque dall’inquinamento;
b) le metodologie generali per la programmazione della razionale
utilizzazione delle risorse idriche e le linee della programmazione
degli usi plurimi delle risorse idriche;
c) i criteri e gli indirizzi per la programmazione dei
trasferimenti di acqua per il consumo umano di cui all’articolo 17;
d) le metodologie ed i criteri generali per la revisione e
l’aggiornamento del piano regolatore generale degli acquedotti, e
successive varianti, di cui alla legge 4 febbraio 1963, n. 129, e
successive modificazioni, da effettuarsi su scala di bacino salvo
quanto previsto all’articolo 17;
e) le direttive ed i parametri tecnici per la individuazione delle
aree a rischio di crisi idrica con finalità di prevenzione delle
emergenze idriche;
f) i criteri per la gestione del servizio idrico integrato,
costituito dall’insieme dei servizi pubblici di captazione,
adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di
depurazione delle acque reflue;
g) i livelli minimi dei servizi che devono essere garantiti in
ciascun ambito territoriale ottimale di cui all’articolo 8, comma
1, nonché i criteri e gli indirizzi per la gestione dei servizi di
approvvigionamento, di captazione e di accumulo per usi diversi da
quello potabile;
h) meccanismi ed istituti di conguaglio a livello di bacino ai fini
del riequilibrio tariffario;
i) i sistemi già esistenti che rispondano all’obiettivo di cui
all’articolo 17, ai fini dell’applicazione del medesimo articolo
(2a) .
2. Per lo svolgimento delle attività di cui al comma 1, il Comitato
dei Ministri di cui all’articolo 4, comma 2, della citata legge n.
183 del 1989, e successive modificazioni, senza oneri ulteriori a
carico del bilancio dello Stato, si avvale del supporto tecnico e
amministrativo del dipartimento per i servizi tecnici nazionali
della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della direzione
generale della difesa del suolo del Ministero dei lavori pubblici e
del servizio per la tutela delle acque, la disciplina dei rifiuti,
il risanamento del suolo e la prevenzione dell’inquinamento di
natura fisica del Ministero dell’ambiente.
(2a) Per l’adozione delle determinazioni di cui al presente
comma, vedi il D.P.C.M. 4 marzo 1996.
Art.5
(Risparmio idrico)
1. Le regioni prevedono norme e misure volte a favorire la
riduzione dei consumi e l’eliminazione degli sprechi ed in
particolare a:
a) migliorare la manutenzione delle reti di adduzione e di
distribuzione di acque a qualsiasi uso destinate al fine di ridurre
le perdite;
b) realizzare, in particolare nei nuovi insediamenti abitativi,
commerciali e produttivi di rilevanti dimensioni, reti duali di
adduzione al fine dell’utilizzo di acque meno pregiate per usi
compatibili;
c) promuovere l’informazione e la diffusione di metodi e tecniche
di risparmio idrico domestico e nei settori industriale, terziario
ed agricolo;
d) installare contatori per il consumo dell’acqua in ogni singola
unità abitativa nonché contatori differenziati per le attività
produttive e del settore terziario esercitate nel contesto urbano;
e) realizzare nei nuovi insediamenti sistemi di collettamento
differenziati per le acque piovane e per le acque reflue(18) .
1-bis. Gli strumenti urbanistici, compatibilmente con l’assetto
urbanistico e territoriale e con le risorse finanziarie
disponibili, prevedono reti duali al fine dell’utilizzo di acque
meno pregiate, nonché tecniche di risparmio della risorsa. Il
comune rilascia la concessione edilizia se il progetto prevede
l’installazione di contatori per ogni singola unità abitativa,
nonché il collegamento a reti duali, ove già disponibili(19) .
2. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente
legge, con decreto del Ministro dei lavori pubblici, emanato ai
sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n.
400, è adottato un regolamento per la definizione dei criteri e del
metodo in base ai quali valutare le perdite degli acquedotti e
delle fognature. Entro il mese di febbraio di ciascun anno, i
soggetti gestori dei servizi idrici trasmettono al Ministero dei
lavori pubblici i risultati delle rilevazioni eseguite con la
predetta metodologia.
(19) Comma inserito dall’art. 25, comma 3, D.Lgs. 11 maggio 1999,
n. 152.
(18) Comma sostituito dall’art. 25, comma 2, D.Lgs. 11 maggio
1999, n. 152.
Art.5
(Risparmio idrico)(17)
1. Il risparmio della risorsa idrica è conseguito, in particolare,
mediante la progressiva estensione delle seguenti misure:
a) risanamento e graduale ripristino delle reti esistenti che
evidenziano rilevanti perdite;
b) installazione di reti duali nei nuovi insediamenti abitativi,
commerciali e produttivi di rilevanti dimensioni;
c) installazione di contatori in ogni singola unità abitativa
nonché di contatori differenziati per le attività produttive e del
settore terziario esercitate nel contesto urbano;
d) diffusione dei metodi e delle apparecchiature per il risparmio
idrico domestico e nei settori industriale, terziario ed agricolo.
2. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente
legge, con decreto del Ministro dei lavori pubblici, emanato ai
sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n.
400, è adottato un regolamento per la definizione dei criteri e del
metodo in base ai quali valutare le perdite degli acquedotti e
delle fognature. Entro il mese di febbraio di ciascun anno, i
soggetti gestori dei servizi idrici trasmettono al Ministero dei
lavori pubblici i risultati delle rilevazioni eseguite con la
predetta metodologia.
(17) Testo precedente le modifiche apportate dal D.Lgs. 11 maggio
1999, n. 152.
Art. 6
(Modalità per il riutilizzo delle acque reflue)(26)
1. Con decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto con il
Ministro per le politiche agricole, della sanità, dell’industria,
del commercio e dell’artigianato, dei lavori pubblici e d’intesa
con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le provincie autonome di Trento e di Bolzano sono
definite norme tecniche per il riutilizzo delle acque reflue.
2. Le regioni adottano norme e misure volte a favorire il riciclo
dell’…

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