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Regolamento per la professione di geometra....

Regolamento per la professione di geometra.

rd 11/02/1929 n. 00000274

Regio decreto 11 febbraio 1929, n. 274 (in Gazz. Uff., 15 marzo, n.
63). — Regolamento per la professione di geometra.

Visto l’art. 7 della legge 24 giugno 1923, n. 1395;
Visto l’art. 23 della legge 3 aprile 1926, n. 563, ed il regio
decreto 1° luglio 1926, n. 1130;
Vista la legge 31 gennaio 1926, n. 100.

Art. 1.

Il titolo di geometra spetta a coloro, che abbiano conseguito il
diploma di agrimensura dei regi istituti tecnici o il diploma di
abilitazione per la professione di geometra, secondo le norme del
regio decreto 6 maggio 1923, n. 1054.

Art. 2.

Presso ogni locale associazione sindacale dei geometri legalmente
riconosciuta è costituito l’albo dei geometri, in cui sono iscritti
coloro che, trovandosi nelle condizioni stabilite dal presente
regolamento, abbiano la residenza entro la circoscrizione
dell’associazione medesima.

Art. 3.

La tenuta dell’albo e la disciplina degli iscritti sono affidate, a
termini dell’art. 12 del regio decreto 1° luglio 1926, n. 1130, alle
associazioni sindacali legalmente riconosciute, le quali vi attendono
a mezzo di un comitato composto da cinque membri, se il numero degli
iscritti nell’albo non supera 200, e di 7 membri negli altri casi.
Fanno parte del comitato anche due membri supplenti, che
sostituiscono gli effettivi, in caso di assenza o di impedimento.
I componenti del comitato devono essere iscritti nell’albo
professionale. Essi sono nominati con decreto del ministro per la
giustizia e gli affari di culto fra coloro che l’associazione
sindacale designerà in numero doppio; durano in carica due anni e,
scaduto il biennio, possono essere riconfermati.
Il comitato elegge nel suo seno il presidente e il segretario;
decide a maggioranza e, in caso di parità di voti, prevale quello del
presidente.

Art. 4.

Per essere iscritto nell’albo dei geometri è necessario:
a) essere cittadino italiano o cittadino di uno Stato avente
trattamento di reciprocità con l’Italia;
b) godere dei diritti civili e non avere riportato condanna alla
reclusione o alla detenzione per tempo superiore ai cinque anni,
salvo che sia intervenuta la riabilitazione a termini del codice di
procedura penale;
c) aver conseguito uno dei diplomi indicati nell’art. 1.
In nessun caso possono essere iscritti nell’albo, e, qualora vi si
trovino iscritti, debbono essere cancellati, coloro che abbiano
svolto una pubblica attività in contraddizione con gli interessi
della nazione.

Art. 5.

La domanda per l’iscrizione è diretta al comitato presso
l’associazione sindacale nella cui circoscrizione l’aspirante
risiede; è redatta in carta da bollo ed accompagnata dai documenti
seguenti:
1° atto di nascita;
2° certificato di residenza;
3° certificato generale del casellario giudiziale di data non
anteriore di tre mesi alla presentazione della domanda;
4° certificato di cittadinanza italiana o certificato di
cittadinanza dello Stato avente trattamento di reciprocità con
l’Italia;
5° uno dei diplomi indicati nell’art. 1°.

Art. 6.

Nessuno può essere iscritto contemporaneamente in più di un albo;
ma è consentito il trasferimento da un albo all’altro,
contemporaneamente alla cancellazione della iscrizione precedente.

Art. 7.

Gli impiegati dello Stato e delle altre pubbliche amministrazioni,
ai quali, secondo gli ordinamenti loro applicabili, sia vietato
l’esercizio della libera professione, non possono essere iscritti
nell’albo; ma, in quanto sia consentito, a norma degli ordinamenti
medesimi, il conferimento di speciali incarichi, questi potranno loro
essere affidati, pure non essendo essi iscritti nell’albo.
I suddetti impiegati, ai quali sia invece consentito l’esercizio
della professione, possono essere iscritti nell’albo; ma sono
soggetti alla disciplina del comitato soltanto per ciò che riguarda
il libero esercizio. In nessun caso la iscrizione nell’albo può
costituire titolo per quanto concerne la loro carriera.
Gli impiegati suddetti non possono, però, anche se inscritti
nell’albo, esercitare la libera professione ove sussista alcuna
incompatibilità preveduta da leggi, regolamenti generali o speciali,
ovvero da capitolati.
Per l’esercizio della libera professione è in ogni caso necessaria
espressa autorizzazione dei capi gerarchici nei modi stabiliti dagli
ordinamenti dell’amministrazione da cui l’impiegato dipende.
é riservata alle singole amministrazioni dello Stato la facoltà di
liquidare ai propri impiegati i corrispettivi per le prestazioni
compiute per enti pubblici o aventi finalità di pubblico interesse.
Tali corrispettivi saranno fissati sulla base delle tariffe per i
liberi professionisti con una riduzione non inferiore ad un terzo, né
superiore alla metà, salvo disposizioni speciali in contrario.
La riduzione non avrà luogo nel caso che la prestazione sia
compiuta insieme con liberi professionisti, quali componenti di una
commissione.

Art. 8.

L’albo, stampato a cura del comitato, deve essere comunicato alle
cancellerie della corte d’appello e dei tribunali della
circoscrizione a cui l’albo stesso si riferisce, al pubblico
ministero presso le autorità giudiziarie suddette, ai consigli
provinciali dell’economia nella circoscrizione medesima e alla
segreteria della commissione centrale, di cui all’art. 15.
Agli uffici, a cui deve trasmettersi l’albo, a termini del
precedente comma, sono comunicati altresì i provvedimenti individuali
di iscrizione e cancellazione dall’albo, nonché di sospensione
dall’esercizio della professione.

Art. 9.

Il comitato rilascia ad ogni iscritto apposita attestazione.
L’iscrizione in un albo ha effetto per tutto il territorio del
regno.

Art. 10.

La cancellazione dall’albo, oltre che per motivi disciplinari,
giusta l’articolo seguente, è pronunciata dal comitato, su domanda o
in seguito a dimissioni dell’interessato, ovvero d’ufficio o su
richiesta del procuratore del re, nei casi:
a) di perdita della cittadinanza o del godimento dei diritti
civili;
b) di trasferimento dell’iscritto in un altro albo.

Art. 11.

Le pene disciplinari che il comitato può applicare, per gli abusi e
le mancanze che gli iscritti abbiano commesso nell’esercizio della
professione, sono:
a) l’avvertimento;
b) la censura;
c) la sospensione dell’esercizio professionale per un tempo non
maggiore di sei mesi;
d) la cancellazione dall’albo.
L’avvertimento è dato con lettera raccomandata a firma del
presidente del comitato.
La censura, la sospensione e la cancellazione sono notificate al
colpevole per mezzo di ufficiale giudiziario.
Il comitato deve comunicare all’associazione sindacale i
provvedimenti disciplinari presi contro i professionisti, che
facciano anche parte della detta associazione, e questa deve
comunicare al comitato i provvedimenti adottati contro coloro che
siano anche iscritti nell’albo.

Art. 12.

L’istruttoria, che precede il giudizio disciplinare, può essere
promossa dal comitato su domanda di parte, o su richiesta del
pubblico ministero, ovvero d’ufficio, in seguito a deliberazione del
comitato, ad iniziativa di uno o più membri.
Il presidente del comitato, verificati sommariamente i fatti,
raccoglie le opportune informazioni e, dopo di avere inteso
l’incolpato, riferisce al comitato, il quale decide se vi sia luogo a
procedimento disciplinare.
In caso affermativo, il presidente nomina il relatore, fissa la
data della seduta per la discussione e ne informa almeno dieci giorni
prima l’incolpato, affinché possa presentare le sue giustificazioni
sia personalmente, sia per mezzo di documenti.
Nel giorno fissato il comitato, sentiti il rapporto del relatore e
la difesa dell’incolpato, adotta le proprie decisioni.
Ove l’incolpato non si presenti o non faccia pervenire documenti a
sua discolpa, né giustifichi un legittimo impedimento, si procede in
sua assenza.

Art. 13.

Nel caso di condanna alla reclusione o alla detenzione, il
comitato, secondo le circostanze, può eseguire la cancellazione
dall’albo o pronunciare la sospensione. Quest’ultima ha sempre luogo
ove sia stato rilasciato mandato di cattura e fino alla sua revoca.
Qualora si tratti di condanna, che impedirebbe la iscrizione, è
sempre ordinata la cancellazione dall’albo.

Art. 14.

Colui che è stato cancellato dall’albo può a sua richiesta essere
riammesso, quando siano cessate le ragioni che hanno motivato la sua
cancellazione.
Se la cancellazione è avvenuta a seguito di condanna penale, la
domanda di nuova iscrizione non può essere fatta che quando siasi
ottenuta la riabilitazione, giusta le norme del codice di procedura
penale.
Se la cancellazione è avvenuta in seguito a giudizio disciplinare
per causa diversa da quella indicata nel comma precedente, la
iscrizione può essere chiesta quando siano decorsi due anni dalla
cancellazione dall’albo.
Se la domanda non è accolta, l’interessato può ricorrere in
conformità dell’articolo seguente.

Art. 15.

Le decisioni del comitato, in ordine alla iscrizione e alla
cancellazione dall’…

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