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Norme sulla obbligatorietà dell'iscrizione negli albi professionali e sulle funzioni relative alla custodia degli albi.

l 25/04/1938 n. 00000897

Legge 25 aprile 1938, n. 897 (in Gazz. Uff., 7 luglio, n. 152). —
Norme sulla obbligatorietà dell’iscrizione negli albi professionali e
sulle funzioni relative alla custodia degli albi.

Art. 1.

Gli ingegneri, gli architetti, i chimici, i professionisti in
materia di economia e commercio, gli , i ragionieri, i
geometri, i periti agrari ed i periti industriali non possono
esercitare la professione se non sono iscritti negli albi
professionali delle rispettive categorie a termini delle disposizioni
vigenti.

Art. 2.

Coloro che non siano di specchiata condotta morale e politica non
possono essere iscritti negli albi professionali, e, se iscritti,
debbono esserne cancellati, osservate per la cancellazione le norme
stabilite per i procedimenti disciplinari.

Art. 3.

Le attribuzioni relative alla tenuta degli albi ed alla disciplina
degli iscritti, attualmente affidate a giunte, commissioni o comitati
a termini degli ordinamenti per le professioni di ingegnere,
architetto, chimico, esercente la professione in materia di economia
e commercio, dottore in agraria, perito agrario, geometra e perito
industriale sono esercitate direttamente dai direttorii dei sindacati
fascisti periferici di categoria, osservate, anche per quanto
riguarda le impugnazioni delle decisioni innanzi alle commissioni
centrali, le disposizioni degli stessi ordinamenti relative a tali
attribuzioni.
In confronto dei ragionieri iscritti negli albi degli esercenti in
materia di economia e commercio, le attribuzioni predette sono
esercitate dai direttorii dei sindacati fascisti dei dottori in
economia e commercio.
Qualora i poteri dei direttorii siano stati affidati al segretario
o ad un commissario ai sensi dell’art. 8, comma terzo, della legge 3
aprile 1926, n. 563 o dell’art. 30, comma secondo, del Regio Decreto
1° luglio 1926, n. 1130, le attribuzioni di cui ai precedenti commi
sono esercitate da un comitato presieduto dallo stesso segretario o
commissario e composto da quattro membri nominati dal ministro per le
corporazioni di concerto col ministro per la grazia e giustizia, tra
i professionisti iscritti negli albi della circoscrizione sindacale.

Art. 4.

In confronto dei membri dei direttorii dei sindacati periferici, il
potere disciplinare spetta al direttorio del sindacato nazionale
della categoria, ed in confronto dei membri del direttorio del
sindacato nazionale alla rispettiva commissione centrale. Per i
professionisti che fanno parte della commissione centrale il potere
disciplinare è esercitato dalla stessa commissione.
I direttorii dei sindacati nazionali e la commissione centrale
osservano, per i procedimenti disciplinari, le norme applicabili per
gli stessi procedimenti innanzi ai sindacati periferici.
Nei procedimenti di cui al comma precedente, avverso le decisioni
dei sindacati nazionali è ammesso il ricorso alla commissione
centrale, osservate le forme e i termini stabiliti per i ricorsi
avverso le decisioni dei sindacati periferici; avverso le decisioni
della commissione centrale è ammesso il ricorso alle sezioni unite
della corte di cassazione del regno, a termini dei vigenti
ordinamenti professionali.
Qualora i poteri dei direttorii dei sindacati nazionali siano stati
affidati al segretario o ad un commissario ai sensi dell’art. 8,
comma terzo, della legge 3 aprile 1926, n. 563, o dell’art. 30, comma
secondo, del Regio Decreto 1° luglio 1926, n. 1130, le funzioni
disciplinari spettanti ai direttorii medesimi a termini dei commi
precedenti sono esercitate da un comitato presieduto dallo stesso
segretario o commissario e composto da sei membri nominati dal
ministero per le corporazioni di concerto col ministro per la grazia
e giustizia, fra i professionisti iscritti negli albi della
rispettiva categoria.

Art. 5.

Nel caso preveduto nell’art. 3, ultimo comma, della presente legge,
le attribuzioni ivi menzionate sono esercitate, osservate le norme
degli ordinamenti professionali richiamate nello stesso art. 3, dal
presidente del tribunale del capoluogo della circoscrizione sindacale
fino a quando non sia costituito il comitato di cui al medesimo
comma.
Nel caso di riconoscimento giuridico di un nuovo sindacato o di
revoca del riconoscimento giuridico di un sindacato già esistente
saranno emanate, con decreto del ministro per le corporazioni di
concerto col ministro per la grazia e giustizia, le norme per la
formazione e la tenuta dei relativi albi professionali e per
l’esercizio delle funzioni disciplinari.

Art. 6.

I collegi dei ragionieri e le commissioni per i collegi medesimi
sono aboliti e le loro attribuzioni sono deferite ai direttorii dei
sindacati periferici di categoria, i quali le esercitano osservate le
disposizioni stabilite dal vigente ordinamento della professione di
ragioniere.
Avverso le decisioni dei direttorii dei sindacati in materia di
iscrizione negli albi ed in materia disciplinare è dato ricorso alla
commissione centrale per gli esercenti in economia e commercio,
secondo le norme applicabili per i ricorsi avverso le decisioni nelle
stesse materie dei direttori dei sindacati dei dottori in economia e
commercio.
Quando la commissione centrale di cui all’art. 12 del Regio Decreto
28 marzo 1929, n. 588, decide sui ricorsi riguardanti esercenti in
economia e commercio, sono chiamati a farne parte, quali componenti
di designazione sindacale, cinque dottori in economia e commercio
iscritti negli albi nominati tra quelli all’uopo designati in numero
doppio dal sindacato nazionale fascista dei dottori in economia e
commercio.
Quando invece la commissione decide sui ricorsi riguardanti i
ragionieri, i cinque membri di cui al precedente comma sono
sostituiti da altri cinque membri iscritti negli albi dei ragionieri,
nominati su designazione in numero doppio del sindacato nazionale
fascista dei ragionieri.
Nulla è innovato riguardo alla nomina degli altri membri della
commissione.

Art. 7.

Quando a norma dei vigenti ordinamenti professionali la iscrizione
di professionisti stranieri negli albi sia ammessa sotto la
condizione di reciprocità, la condizione stessa è comprovata mediante
attestazione insindacabile del ministero degli affari esteri.
La precedente disposizione non si applica quando per la iscrizione
dello straniero nell’albo sia richiesto dal regolamento professionale
l’esistenza di uno speciale accordo internazionale. Non si applica
neppure quando l’accordo internazionale, pur non essendo preveduto
dal regolamento professionale, ammette tuttavia la predetta
iscrizione.

Art. 8.

Ferme rimanendo le disposizioni del Regio Decreto-legge 5 marzo
1935, n. 184, convertito nella legge 27 maggio 1935, n. 963, e del
Regio Decreto 1° ottobre 1936, n. 1874, per quanto riguarda la
vigilanza del ministero dell’interno sulle professioni sanitarie, la
sorveglianza sull’osservanza delle norme riguardanti la formazione,
la tenuta degli albi professionali, l’adempimento delle funzioni
disciplinari ed in generale l’esercizio delle professioni prevedute
dalla presente legge spetta al ministro per la grazia e giustizia ed
al ministro per le corporazioni, i quali la esercitano previe
reciproche intese.

Art. 9
Disposizioni finali e transitorie.

La disposizione di cui all’art. 1 avrà effetto dal 1° luglio 1939.
La trattazione degli affari non ancora definiti alla data di
entrata in vigore della presente legge dalle giunte, commissioni o
comitati menzionati nell’art. 3, è proseguita ai direttorii dei
competenti sindacati. Dalla stessa data la trattazione dei ricorsi di
competenza delle corti di appello in confronto dei ragionieri, non
ancora definiti alla data medesima, è proseguita dalla commissione
centrale per gli esercenti in economia e commercio.
Dalla data di entrata in vigore della presente legge i beni di
appartenenza dei collegi dei ragionieri sono devoluti di diritto ai
sindacati di categoria delle rispettive circoscrizioni, i quali
subentrano ai collegi nei diritti e obblighi che questi abbiano a
tale data.

Art. 10.
Disposizioni finali e transitorie.

Le giunte, le commissioni o i comitati menzionati nell’art. 3, che
alla data di pubblicazione della presente legge fossero scaduti e non
ancora ricostituiti, s’intendono riconfermati in carica fino
all’entrata in vigore della legge stessa, qualora il ministro per la
grazia e giustizia non ritenga di provvedere alla loro ricostituzione
in conformità agli ordinamenti professionali vigenti.
In ogni caso le giunte, e le commissioni o i comitati anzidetti,
che vengano a scadere posteriormente alla data medesima, rimangono in
carica fino alla entrata in vigore della presente legge, salva la
facoltà del ministro per la grazia e giustizia di cui al comma
precedente.

Art. 11.
Disposizioni finali e transitorie.

Con decreti reali da emanarsi su proposta del ministro per la
grazia e giustizia di concerto coi ministri per le finanze e per le
corporazioni a termini dell’art. 3, n. 1, della legge 31 gennaio
1926, n. 100, saranno date le norme che potranno occorrere per
l’integrazione e l’attuazione della presente legge, la quale, salvo
il disposto del primo comma d…

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