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Circolare 01/03/2000

Circolare 01/03/2000 n. 182/400/93 - Ministero dei lavori pubblici - Prime indicazioni interpretative ed operative del decreto del 25-1-2000, n. 34 recante il regolamento in materia di qualificazione degli escutori di lavori pubblici.

Circolare 01/03/2000 n. 182/400/93

Ministero dei lavori pubblici –
Prime indicazioni interpretative ed operative del decreto del
25-1-2000, n. 34 recante il regolamento in materia di qualificazione
degli escutori di lavori pubblici.

Con l’entrata in vigore del
D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34, prende il via il nuovo sistema di
qualificazione previsto dall’articolo 8 della legge quadro in materia
di lavori pubblici, che succede senza apprezzabile soluzione di
continuità al regime provvisorio introdotto dal decreto legge 30
dicembre 1999, n. 502, come noto non convertito in legge.
In attesa
che si costituiscano ed inizino ad operare le prime SOA, e di
conseguenza che si affermi la presenza di imprese qualificate dagli
organismi di attestazione, è evidente che le procedure di affidamento
di lavori pubblici saranno disciplinate in via principale dagli
articoli 28 e seguenti del nuovo decreto, se i relativi bandi di gara
siano stati pubblicati dopo il 1° marzo 2000. Le procedure di gara
iniziate sotto l’impero del decreto legge 502/1999, invece, restano
assoggettate alla (sostanzialmente identica) disciplina di quelle
norme, ancorché decadute per mancata conversione in legge; come
infatti già indicato in passato in situazioni analoghe, l’eventuale
vuoto normativo e le connesse questioni di diritto intertemporale si
ritiene debbano essere affrontati e risolti sulla base del criterio –
alla fine condiviso anche dalla giurisprudenza – della valenza delle
regole fissate dalla amministrazione con il bando, che nella
fattispecie viene a svolgere la funzione di lex specialis della gara.
Indipendentemente da ciò, e comunque tuzioristicamente, il Governo si
adopererà affinché venga approvata apposita previsione legislativa per
la salvezza degli effetti prodotti in costanza del decreto decaduto.
Indipendentemente da ciò, e comunque tuzioristicamente, il Governo si
adopererà affinché venga approvata apposita previsione legislativa per
la salvezza degli effetti prodotti in costanza del decreto decaduto.

È necessario peraltro affrontare sin d’ora alcuni aspetti della nuova
disciplina, con particolare riferimento alla sua parte transitoria, al
fine di prevenire e risolvere per quanto possibile i problemi che con
maggiore probabilità potrebbero porsi nella prima applicazione delle
nuove norme. In attesa del completamento del panorama normativo di
riferimento, anche con la pubblicazione del regolamento generale di
attuazione della legge quadro, le previsioni del titolo quarto del
nuovo decreto devono essere integrate da quelle disposizioni che
attualmente ancora vigono in materia di partecipazione alle gare, e
precisamente dagli articoli 22 e 23 del decreto legislativo 406/1991;
queste ultime norme sono destinate a valere fino a quando non saranno
sostituite dalle corrispondenti disposizioni del menzionato
regolamento generale. Occorre inoltre aggiungere che, secondo il
disposto dell’articolo 8, comma 8, e soprattutto dell’articolo 9,
comma 1, della legge 109/1994, le norme del D.P.C.M. 55/1991 devono
ritenersi venute meno per effetto dell’entrata in vigore del D.P.R. n.
34/2000, fatta eccezione per quanto di seguito si dirà con riferimento
ai requisiti delle imprese appartenenti ad associazioni temporanee.

Come pure devono ritenersi venuti meno per evidenti ragioni di
incompatibilità tutti i riferimenti all’Albo nazionale dei costruttori
ed alla sua disciplina contenuti in altre norme ancora vigenti. Ciò
premesso, le singole questioni generali vanno disciplinate sulla base
dei seguenti criteri: a) Redazione del bando di gara La stazione
appaltante redige il bando di gara secondo le indicazioni contenute
nell’articolo 30 del nuovo decreto, che deve ritenersi prevalgano, per
evidenti ragioni di posteriorità, sulle norme incompatibili contenute
nei primi tre periodi del comma terzo dell’articolo 18 della legge
55/1990 come modificato dall’articolo 34 della legge 109/1994.
Tale
sopravvenienza comporta in primo luogo l’affermazione del principio
dell’unicità della categoria prevalente, individuata sulla base del
criterio del maggior importo riferito ai valori di tutte le categorie
componenti l’intervento, con il conseguente venir meno delle
precedenti norme che, in qualche modo, avevano legittimato
l’indicazione di una pluralità di categorie prevalenti all’interno del
medesimo appalto. In secondo luogo deriva che devono essere indicati
nel bando sia l’importo complessivo dell’appalto, sia la categoria
prevalente con il relativo importo, sia tutte le altre lavorazioni di
importo superiore al 10% del valore complessivo dell’appalto ovvero di
importo superiore a 150.000 Euro, che sono necessarie per la
realizzazione dell’intervento e che rientrano in categorie diverse da
quella prevalente (individuate secondo l’elencazione di cui
all’allegato A al D.P.R. n. 34/2000).
Tutte queste lavorazioni sono,
a scelta del concorrente, subappaltabili o affidabili a cottimo e
comunque scorporabili. Le categorie di importo inferiore ai limiti
previsti (dieci per cento del valore dell’appalto o comunque 150.000
Euro) non devono quindi essere indicate nel bando; le relative
lavorazioni, qualunque sia la categoria di appartenenza, sono
eseguibili dal soggetto qualificato per la categoria prevalente. La
sola eccezione al principio si ritiene possa configurarsi per quei
casi in cui è necessaria una specifica qualificazione resa
indispensabile da altre norme particolari (ad esempio dalla legge 5
marzo1990, n. 46, in materia di impianti), in modo che
l’aggiudicatario privo di questa qualificazione possa procedere al
subappalto senza incidere sulla quota del 30% dell’importo della
categoria prevalente comunque subappaltabile. Sembra doversi inoltre
precisare che fra lavorazione subappaltabile e lavorazione
scorporabile non vi è alcuna differenza sotto il profilo tecnico, e
che pertanto la scelta appartiene alla discrezionalità del
concorrente.
L’ultima delle premesse dell’allegato A al decreto
stabilisce che le lavorazioni indicate nella “tabella corrispondenze
nuove e vecchie categorie” (appartenente allo stesso allegato) con la
specificazione “qualificazione obbligatoria” non possono essere
eseguite dall’aggiudicatario se esso non sia in possesso della
specifica qualificazione; in tal caso è, pertanto, obbligatorio
affidarne l’esecuzione in subappalto ad imprese in possesso della
relativa qualificazione. Questa prescrizione riguarda anche le
lavorazioni appartenenti alle categorie generali, ulteriori rispetto
alla prevalente, e che – in quanto tali – non possono essere eseguite
con la qualificazione nella sola categoria prevalente. Occorre poi
precisare che la disposizione dell’articolo 13, comma 7, della legge
109/1994, pur richiamata dall’articolo 30 in questione, non è di
immediata applicazione, in quanto la sua operatività è dalla legge
quadro subordinata all’entrata in vigore del regolamento generale. Non
solo quindi non vi è per le imprese alcun obbligo fino a tale data di
costituire associazioni temporanee di tipo verticale, ma tale obbligo
diventerà operante solo qualora le parti di cui si compone l’opera o
il lavoro – appartenenti a categorie diverse da quella prevalente
nonché caratterizzate da notevole contenuto tecnologico o da rilevante
complessità tecnica (individuate nel suddetto regolamento generale
all’articolo 72, comma 4) – siano tutte singolarmente di importo
superiore al 15% dell’importo complessivo e l’aggiudicatario non sia
qualificato per la esecuzione diretta di tali parti. Si segnala che
per effetto del quarto comma dell’articolo 1 del nuovo decreto sulla
qualificazione le prescrizioni relative ai contenuti dei bandi di gara
non possono essere diverse per contenuto, modalità e procedure, da
quelle previste dai titoli III e IV. Altra questione che può venire in
rilievo nella redazione dei bandi di gara riguarda i termini, dal
momento che le sole norme attualmente vigenti in materia, contenute
negli articoli 13, 14 e 15 del decreto legislativo 406/1991, si
riferiscono agli appalti di valore superiore alla soglia comunitaria,
e che la disciplina dei termini per gli appalti sotto soglia contenuta
nel regolamento generale di attuazione della legge quadro non è ancora
operante. Tuttavia, poiché la fissazione dei termini della procedura
deve ritenersi appartenere al generale potere dell’amministrazione di
dettare le regole del procedimento, l’eventuale vuoto normativo
causato dal venir meno del D.P.C.M. 55/1991 comporta per le singole
stazioni appaltanti l’obbligo di procedere autonomamente in via di
autoregolamentazione, nel rispetto dei principi di tutela della
concorrenza e di correttezza e logicità dell’azione amministrativa.
Naturalmente, nel compiere le scelte nella singola fattispecie, la
stazione appaltante può recepire quelli che erano i termini già
fissati dal D.P.C.M. (peraltro confermati nelle future disposizioni
del regolamento generale) spontaneamente riproducendoli. b) Requisiti
dell’impresa singola e di quelle riunite Ciò premesso sulla
formulazione del bando di gara ed in attesa dell’entrata in vigore
delle specifiche disposizioni del regolamento generale in materia di
requisiti di qualificazione dei concorrenti singoli o associati, deve
trovare applicazione il disposto – tuttora vigente – dell’articolo 23
del decreto legislativo 406/1991, opportunamente depurato dai richiami
alla cessata normativa sull’Albo nazionale dei costruttori ed adattato
alle nuove disposizioni del decreto sulla qualificazione. Peraltro,
sempre in attesa del regolamento generale, anche l’articolo 8 del
D.P.C.M. 55/1991 deve ritenersi ancora in vigore, sia per il richiamo
che ad esso fa l’articolo 13, comma 1, della legge 109/1994 con
riferimento ai requisiti di qualificazione, sia perché mancherebbe –
altrimenti – apposita disciplina. Pertanto, in virtù dei principi da
sempre affermati in materi…

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