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Circolare 18/12/1998

Circolare 18/12/1998 n. 559/LEG/240.517.8 - Ministero dell'interno - Istruzioni applicative concernenti il D.P.R. 3 giugno 1998, n. 252 (Regolamento antimafia)

Circolare 18/12/1998 n. 559/LEG/240.517.8

Ministero dell’interno –
Istruzioni applicative concernenti il D.P.R. 3 giugno 1998, n. 252
(Regolamento antimafia)

Soggetti tenuti a richiedere la
“documentazione antimafia”
I soggetti tenuti ad acquisire la
documentazione antimafia (i cosiddetti “soggetti attivi” del relativo
procedimento) sono indicati nell’articolo 1 del regolamento. Si tratta
degli stessi soggetti (le pubbliche amministrazioni e gli enti
pubblici, gli enti e le aziende vigilati dallo Stato o da altro ente
pubblico e le società o imprese comunque controllate dallo Stato o da
altro ente pubblico) già individuati dall’articolo 1 del decreto
legislativo 490/1994.
Sono escluse soltanto le autorità nazionali e
provinciali di pubblica sicurezza, per i provvedimenti di propria
competenza, in quanto organi in grado di procedere “ex se”
all’acquisizione delle informazioni concernenti l’eventuale esistenza
di interdizioni antimafia (articolo 1, comma 2, lettera c). Anche le
Camere di commercio, industria e artigianato sono esentate
dall’acquisire ulteriore documentazione quando la “non sussistenza”
delle interdizioni in parola è desumibile dallo speciale circuito
informativo automatizzato di cui agli articoli 6 e seguenti (articolo
6, comma 5). Analogo regime potrà essere adottato a favore di altre
Amministrazioni sulla base dei collegamenti informatici di cui
all’articolo 4.
A proposito degli enti o aziende vigilati dallo Stato
o da altro ente pubblico e delle società o imprese comunque
controllate dallo Stato, si precisa che non rientrano in tale
categoria gli enti, società o imprese, comunque denominati, per i
quali lo Stato, a seguito di “privatizzazione” (o altra forma di
“de-istituzionalizzazione”), abbia perduto ogni potere di controllo,
anche sotto forma di “golden share”, o abbia rinunciato a dettare una
specifica disciplina “pubblicistica” del servizio pubblico
eventualmente reso dall’ente, azienda, o società.
Attesa la notevole
varietà delle specifiche disposizioni in base alle quali le
“privatizzazioni” vengono attuate, la valutazione circa la persistenza
o meno delle connotazioni pubblicistiche richieste dovrà essere
effettuata volta per volta, sulla base dei criteri sopra indicati.
2.
Soggetti legittimati a richiedere la documentazione antimafia
Sono,
inoltre, “legittimati” a richiedere la documentazione antimafia e a
trattarne i dati i “sostituti” della Pubblica amministrazione, ossia i
concessionari di opere e servizi pubblici, tenuti a tale adempimento
in base al disposto dell’articolo 10-quinquies della legge n. 575/1965
e perciò espressamente compresi nell’articolo 1, comma 1, del
regolamento, nonché i soggetti che, per espressa disposizione di
legge, di regolamento o altro atto di normazione secondaria, ovvero in
virtù di un provvedimento adottato sulla base di tali disposizioni,
sono tenuti a svolgere attività istruttoria in luogo della Pubblica
amministrazione, come a suo tempo precisato con la richiamata
circolare del 1994.
Nell’ottica di semplificare le procedure e
accelerare i tempo per l’acquisizione della medesima documentazione,
sono inoltre “legittimati” a richiederla direttamente anche i soggetti
cui la documentazione stessa si riferisce (i cosiddetti “soggetti
passivi”) con le seguenti modalità:
a) direttamente alle Camere di
commercio, industria e artigianato, per quanto concerne le
certificazioni da queste rilasciate a norma del Capo II, Sezione II,
del regolamento;
b) direttamente alla Prefettura, nei casi del tutto
residuali in cui le certificazioni delle Camere di commercio sono
rilasciate senza l’apposita dicitura antimafia, dandone preventiva
comunicazione all’Amministrazione interessata, anche mediante
estensione “per conoscenza” della richiesta inoltrata alla
Prefettura;
c) direttamente alla Prefettura, con la preventiva
comunicazione all’Amministrazione interessata di cui al punto
precedente, e comunque indicando espressamente l’Amministrazione
destinataria, nel caso di richiesta delle “informazioni” di cui al
successivo articolo 10.
Nel caso di richiesta presentata direttamente
alla Prefettura, alla stessa dovrà allegarsi il certificato camerale o
la dichiarazione sostitutiva recante i contenuti di cui all’articolo
10, comma 3. Qualora l’interessato intenda, inoltre, avvalersi di un
delegato, con la richiesta dovrà esibirsi la delega, recata in atto
munito di sottoscrizione autenticata (vedi anche paragrafo
5).
Dell’avvenuta presentazione della richiesta la Prefettura
rilascerà attestazione, anche mediante timbro con data e sigla del
dipendente incaricato, apposto su copia della richiesta.
Si precisa,
inoltre, che solo per la comunicazione di cui all’articolo 3,
l’interessato può provvedere anche al ritiro del documento,
direttamente o mediante persona delegata, con le modalità di cui al
periodo precedente, mentre le informazioni di cui all’articolo 10
debbono essere trasmesse direttamente, a cura della Prefettura,
all’Amministrazione interessata (ovvero al concessionario o altro
soggetto incaricato dell’istruttoria) indicata dal richiedente.
3.
Soggetti e rapporti esenti
Una delle semplificazioni più significative
del regolamento è quella dell’articolo 1, comma 2, che esonera dal
richiedere e acquisire la “documentazione antimafia” nei seguenti
casi:
a) nei rapporti tra gli stessi soggetti pubblici o controllati
da soggetti pubblici, di cui all’articolo 1, comma 1, anche perché le
persone che rivestono cariche pubbliche sono già soggette alle
verifiche di cui all’articolo 15 della legge 19 marzo 1990, n. 55,
come successivamente integrato e modificato. Si precisa che le
verifiche antimafia sono, però dovute – salvo quanto detto nel
successivo punto b) – nella fase per così dire “costitutiva” del
controllo pubblico (ad esempio, al momento costitutivo della
partecipazione pubblica o della nomina delle persone preposte al
soggetto controllato) e, comunque, sempre, al momento della stipula
dei contratti e della adozione dei provvedimenti attraverso cui la
Pubblica amministrazione dispone la concessione di opere pubbliche;
b)
nei rapporti con soggetti comunque sottoposti a verifica dei requisiti
di onorabilità, circa la non sussistenza, nei loro confronti, degli
effetti interdittivi previsti dall’articolo 10 della legge 31 maggio
1965, n. 575.
Sarà utile indicare, da parte dei richiedenti, le
disposizioni di legge o di regolamento concernenti la verifica dei
predetti requisiti di onorabilità. In proposito deve precisarsi che
l’esenzione non riguarda i casi in cui la normativa vigente richiede
la doppia “verifica antimafia”: sia ai fini dell’iscrizione in albi
(compreso l’albo nazionale dei costruttori) o registri (compresi
quelli delle Camere di commercio), dia per il rilascio di licenze,
autorizzazioni o concessioni, ovvero per la concessione di crediti
agevolati, contributi o altre erogazioni, ovvero ancora per la stipula
di contratti o l’autorizzazione ai subcontratti (argomentando ex
articolo 10, comma 1, lettera d), della legge 31 maggio 1965, n. 575,
in rapporto alle disposizioni delle altre lettere dello stesso comma e
a quelle del successivo comma 2);
c) per la stipulazione o
approvazione di contratti e per la concessione di erogazioni a favore
di chi esercita attività agricole o professionali, non organizzate in
forma di impresa nonché a favore di chi esercita attività artigiana in
forma di impresa individuale indipendentemente dal valore;
d) per i
provvedimenti, gli atti, i contratti e le erogazioni il cui valore
complessivo non supera i 300 milioni di lire.
Particolarmente
importante è quest’ultima previsione (articolo 1, comma 2, lettera e),
che estende da 50 milioni – importo precedentemente fissato
dall’articolo 5 della legge 17 gennaio 1994, n. 47, ora abrogato – a
300 milioni il limite entro il quale non è più richiesta né la
certificazione della Camera di commercio, munita dell’apposita
dicitura “antimafia”, né la comunicazione della Prefettura, né
l’autocertificazione di cui all’articolo 5 del
regolamento.
L’esenzione in parola non trova applicazione nei casi in
cui il valore non è giuridicamente determinabile, né per le
autorizzazioni, licenze, iscrizioni che, sia pur adottate per lo
svolgimento di un’attività imprenditoriale, non sono di per sé
suscettibili di una valutazione economica.
Anche i provvedimenti di
autorizzazione dei subcontratti sono compresi nell’esenzione in
parola, salvo quanto si dirà relativamente all’applicazione
dell’articolo 12, comma 4.
Si fa presente, infine, che eventuali
richieste agli interessati di produrre la documentazione antimafia,
anche quando la stessa non è prescritta, potrebbero costituire un
indebito aggravamento del procedimento, vietato a norma dell’articolo
1, comma 2, della legge 7 agosto 1990, n. 241.
A tale riguardo, si
rappresenta l’opportunità di richiamare l’attenzione delle
Amministrazioni interessate per le iniziative di carattere
organizzativo utili per una più agile trattazione dei procedimenti di
competenza, soprattutto al fine di assicurare i necessari collegamenti
fra provvedimenti esentati dalle “cautele antimafia” e quelli,
relativi agli stessi soggetti, che rientrano invece nell’ambito di
applicazione dell’articolo 10 del regolamento.
Ciò perché l’eventuale
attestazione della sussistenza di una delle cause interdittive
previste dall’articolo 10 della legge n. 575/1965, comunicata dal
Prefetto in applicazione della citata disposizione del regolamento, e
acquisita agli atti dell’Amministrazione, non potrebbe mancare di
produrre effetti anche per i procedimenti esentati.
4. Tipologie della
“documentazione antimafia”
Risultando ampiamente innovato il quadro
delle tipologie di atti idonei ad attestare la sussistenza o meno
delle situazioni generatrici degli effetti interdittivi previsti dalla
legislazione antimafia, finora genericamente indicati com…

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