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Circolare 30/06/1995

Circolare 30/06/1995 n. 31/Seg. - Ministero dei lavori pubblici - Disposizioni esplicative della legge 24-12-1993, n. 560, recante: 'Norme in materia di alienazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica'.

Circolare 30/06/1995 n. 31/Seg.

Ministero dei lavori pubblici –
Disposizioni esplicative della legge 24-12-1993, n. 560, recante:
“Norme in materia di alienazione degli alloggi di edilizia
residenziale pubblica”.

A seguito di quesiti posti da amministrazioni
centrali e locali, nonchè da diversi IACP, su questioni riguardanti
l’applicazione della legge 24-12-1993, n. 560, questo Ministero
ritiene opportuno riunire le singole risposte in una unica circolare
esplicativa, partitamente divisa per argomenti.
La presente circolare,
attesa la peculiare natura del provvedimento legislativo, non
esaurisce del tutto le problematiche inerenti l’alienazione degli
alloggi di edilizia residenziale pubblica e pertanto questo Ministero
si riserva di integrare le argomentazioni sotto esposte, a seguito di
ulteriori quesiti proposti dagli enti attuatori, anche con successive
circolari.
1. AMBITO DI APPLICAZIONE.
La legge 24-12-1993, n. 560,
definisce come alloggi di edilizia residenziale pubblica,
assoggettandoli di conseguenza alle disposizioni introdotte dalla
stessa, quelli acquisiti, realizzati o recuperati:
a) a totale carico
o con il concorso o con il contributo dello Stato, della regione o di
enti pubblici territoriali;
b) ai sensi della legge 6-3-1976, n. 52,
recante “Interventi straordinari per l’edilizia a favore del personale
civile e militare della pubblica sicurezza, dell’Arma dei carabinieri,
del Corpo della guardia di finanza, del Corpo degli agenti di custodia
e del Corpo forestale dello Stato”;
c) con i fondi derivanti dai
contributi GESCAL (legge 14-2-1963, n. 60);
d) con i fondi dello
Stato, degli enti pubblici territoriali, degli IACP e loro consorzi,
comunque denominati.
Sono espressamente inseriti nelle disposizioni
per l’alienazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica,
anche quelli di proprietà della Amministrazione delle PP.TT., delle
Ferrovie dello Stato S.p.a., degli Enti di sviluppo, del Ministero del
tesoro già di proprietà degli Enti previdenziali disciolti.
Rispetto
ai criteri generali emanati dal CIPE con deliberazione del 19-11-1981,
la legge non fa alcun riferimento al fatto che gli alloggi siano stati
o meno acquistati, realizzati o recuperati per le finalità sociali
proprie dell’edilizia residenziale pubblica, ma si limita ad
introdurre una connotazione legata esclusivamente alla natura del
soggetto che ha finanziato, anche parzialmente, la costruzione, il
recupero o l’acquisto delle abitazioni. Ne è prova l’esplicita
citazione degli alloggi costruiti ai sensi della legge 6-3-1976, n.
52, a favore del personale delle forze dell’ordine, che sono assegnati
con criteri e da organismi diversi da quelli ordinari, ed il cui
canone di locazione è determinato con regole particolari.
Di
conseguenza, la legge n. 560/1993 deve essere applicata nei confronti
di tutti quegli alloggi che rientrano nelle fattispecie sopra
indicate, a prescindere dal fatto che essi siano stati assegnati in
base ai criteri di cui al DPR 30-12-1972, n. 1035, ovvero alle leggi
regionali emanate in attuazione della deliberazione del CIPE sopra
indicata; è egualmente irrilevante il fatto che l’ente proprietario
applichi o meno, nei loro confronti, il canone sociale previsto dalle
medesime disposizioni.
Rientrano pertanto nella previsione della legge
anche le abitazioni costruite con i programmi speciali o straordinari,
soprattutto nei comuni ad alta tensione abitativa, ai sensi della
legge 15-2-1980, n. 25, della legge 25-3-1982, n. 94, della legge
5-4-1985, n. 118 e simili, indipendentemente dai criteri e dai
requisiti previsti per l’assegnazione o locazione e dal tipo di canone
corrispettivo applicato (equo canone o canone sociale).
2. ALLOGGI DI
SERVIZIO.
Sono esclusi dall’applicazione della legge gli alloggi “di
servizio oggetto di concessione amministrativa in connessione con
particolari funzioni attribuite a pubblici dipendenti”.
La dizione
della norma ha dato origine a dubbi interpretativi, soprattutto in
ordine alla possibilità di alienare gli alloggi ex INCIS, ora
trasferiti agli IACP.
Per meglio comprendere la questione è opportuno
esaminare brevemente la normativa in materia, a partire dal T.U.
28-4-1938, n. 1165.
L’istituto nazionale per le case degli impiegati
dello Stato (INCIS) venne creato allo scopo di fornire ai pubblici
dipendenti alloggi a condizioni favorevoli.
Ai sensi dell’art.378 del
T.U., nella concessione delle abitazioni doveva darsi, di regola,
preferenza agli impiegati forniti di minore stipendio e, tra questi, a
quelli coniugati con figli, salvi i casi speciali segnalati dalle
Amministrazioni dello Stato per esigenze di servizio e quelli
accertati direttamente dall’Istituto. Potevano inoltre concorrere
all’assegnazione anche i soggetti pensionati, purchè ex dipendenti.
In
seguito, le leggi 18-3-1939, n. 134, e 27-12-1953, n. 980, hanno
previsto la realizzazione, sempre da parte dell’INCIS, di alloggi da
assegnare in locazione semplice al personale dell’Amministrazione
della P.S. e dell’Arma dei carabinieri, in base ai criteri contenuti
nel decreto del Presidente della Repubblica 27-11-1954, n. 1406.
Le
graduatorie venivano formulate, ai sensi dell’art.4 del citato DPR n.
1406/1954, secondo le seguenti regole di valutazione:
1) opportunità
dell’assegnazione in riferimento a preminenti esigenze di servizio,
specialmente nei confronti di personale trasferito d’ufficio;
2)
condizioni economiche dell’aspirante e del suo nucleo familiare, con
preferenza dei meno agiati;
3) situazione di famiglia dell’aspirante
medesimo;
4) maggiore anzianità di servizio.
A parità di condizioni,
erano preferiti i coniugati con prole rispetto a quelli senza prole e
questi ultimi rispetto a quelli non coniugati. Potevano, peraltro,
essere valutate particolari situazioni di famiglia debitamente
documentate.
Dalla breve illustrazione della normativa in materia
emerge chiaramente come le esigenze di servizio risultino del tutto
secondarie, rispetto alla finalità della legge, il cui scopo era
sostanzialmente quello di agevolare alcune categorie di pubblici
dipendenti.
Il T.U. n. 1165 del 1938, del resto, prevedeva dei
benefici nei confronti di molteplici categorie di lavoratori, come per
esempio i dipendenti dell’Amministrazione delle Ferrovie e delle
Poste, i cui alloggi sono esplicitamente ricompresi nell’ambito di
applicazione della legge n. 560/1993.
Nella disciplina del T.U. la
condizione di dipendente pubblico costituisce uno degli elementi per
l’accesso alla locazione di alloggi riservati ai lavoratori dello
Stato.
Al contrario la legge 22-10-1971, n. 865, al secondo comma
dell’art.1, ha escluso dalla programmazione unitaria dei fondi di
edilizia pubblica quelli destinati alla costruzione di alloggi “la cui
concessione sia essenzialmente condizionata alla prestazione in loco
di un determinato servizio presso pubbliche amministrazioni, nonchè di
quelli che si trovano negli stessi immobili nei quali hanno sede
uffici, comandi, reparti o servizi delle amministrazioni predette”,
esplicitando un concetto ben definito e restrittivo dell’alloggio di
servizio.
Per tale ragione il primo comma dell’articolo unico della
legge n. 560/1993 comprende, tra gli alloggi alienabili, quelli
costruiti ai sensi della legge 6-3-1976, n. 52. In quella legge,
infatti, è previsto essenzialmente un intervento assistenziale e
straordinario a favore delle famiglie del personale delle Forze
dell’ordine e non è prevista la costruzione di alloggi di servizio,
come potrebbe apparentemente sembrare. Infatti, tale normativa
speciale non deroga alle finalità della legge n. 865/1971, ma, stante
il suo tenore letterale, lascia chiaramente capire che gli alloggi con
essa costruiti rientrano nell’edilizia residenziale pubblica vera e
propria. Per la realizzazione di tali alloggi è invero previsto
l’intervento del CER. La costruzione di detti alloggi deve avvenire ad
opera esclusiva degli Istituti autonomi per le case popolari con
localizzazione in aree PEEP.
Lo specifico inserimento nella legge n.
560/1993 degli alloggi edificati ex legge n. 52/1976 è volto,
essenzialmente, a chiarire che tale patrimonio edilizio può essere
alienato, con esclusione tuttavia degli alloggi costruiti ai sensi
dell’art.5 della citata legge n. 52/1976, che richiama esigenze di
servizio limitatamente alle abitazioni realizzate nelle province di
Trento e di Bolzano, per le quali vengono dettate disposizioni
particolari.
La vera nozione in senso stretto di alloggi di servizio
può essere rinvenuta nella legge 18-8-1978, n. 497, la quale dispone
la costruzione di alloggi per garantire la funzionalità degli enti,
comandi e reparti delle Forze armate.
L’art.5 della legge predetta
nega espressamente la qualifica di infrastrutture militari agli
alloggi ex INCIS – militari e conferma per gli stessi la
sottoposizione al regime previsto dal T.U. del 1938, n. 1165.
La legge
classifica inoltre i vari tipi di alloggi di servizio e ancor più
puntualmente li individua il relativo regolamento 1-3-1980. In
particolare sono definiti alloggi di servizio gratuiti (ASG) quelli
occupati da personale a cui sia affidata, in modo continuativo, la
custodia dell’edificio o dell’impianto nel quale è compreso l’alloggio
e a cui siano attribuiti, sempre in maniera continuativa, funzioni di
consegnatario di deposito o di magazzino. Rientrano in tale
definizione anche gli alloggi che per motivi di sicurezza sono
collocati all’esterno dell’edificio. In questi casi, la concessione
dell’alloggio costituisce più un onere che un vantaggio per
l’impiegato che è obbligato ad abitarvi, per garantire la necessaria
continuità del servizio sul posto o nell’insediamento in cui è
inserito l’appartamento medesimo.
Altri casi di alloggi di servizio in
senso proprio, per citare i più importanti, possono essere individuati
nelle abitazioni concesse a:
1) i direttori degli ist…

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