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Circolare 4 Gennaio 1989, n. 30787

Circolare 4 Gennaio 1989, n. 30787 - Istruzioni in merito alle norme tecniche per la progettazione, esecuzione e collaudo degli edifici in muratura e per il loro consolidamento

MINISTERO DEI LAVORI PUBBLICI

Circolare 4 Gennaio 1989, n.
30787

Istruzioni in merito alle norme tecniche per la progettazione,
esecuzione e collaudo degli edifici in muratura e per il loro
consolidamento

Con decreto ministeriale 9.7.1981, integrato e
perfezionato con decreto ministeriale 20.11.1987 (pubblicato sulla
G.U. n. 285 del 5.12.1987 e successivo pubblicato
sulla G.U. n. 298 del 22.12.1987, relativo al punto 1.1.2
dell’allegato 1) sono state emanate le norme per la progettazione,
esecuzione e collaudo degli edifici in muratura ed il loro
consolidamento.
Le norme si articolano in due parti:
TITOLO I – Nuove
costruzioni
TITOLO II – Consolidamento dell’esistente
Il Titolo primo
a sua volta, oltre ad un Capitolo I riferito ai materiali e alle
caratteristiche essenziali per tutte le tipologie, si suddivide in
capitoli riferiti alle singole tipologie di materiale utilizzato: Cap.
II – Elementi artificiali – e Cap. III – Elementi resistenti naturali
e si conclude quindi con un breve capitolo: – Cap. IV – riguardante il
collaudo.
Il Titolo secondo, più breve, contiene le regole
fondamentali da seguire qualora si debba intervenire con operazioni di
consolidamento in una preesistente costruzione muraria, e ciò per
esigenze di adeguamento statico connesse ad incrementi di carico o a
diverse condizioni di comportamento della struttura.
Infine due
allegati definiscono le modalità di esecuzione delle prove sui
materiali costituenti la muratura e sulla struttura muraria nel suo
complesso.
Quanto sopra costituisce un complesso di norme riferite ad
un tipo di struttura finora mai normato e pertanto appare utile
fornire una serie di chiarimenti per una corretta applicazione delle
norme stesse.
* * *
Il Titolo I al Capitolo I affronta l’aspetto
della normativa relativo alle nuove costruzioni.
Innanzitutto è da
precisare come l’oggetto della norma (punto 1.1) sia il comune
edificio strutturalmente costituito, in tutto o in parte, da una serie
di elementi (muri) fra loro collegati e disposti in due direzioni in
genere fra loro ortogonali.
La concezione dell’edificio dovrà
corrispondere, come esplicitamente enunciato al punto 1.3, ad una
struttura tridimensionale costituita da tre sistemi resistenti (muri
sollecitati prevalentemente da azioni verticali, muri sollecitati
prevalentemente da azioni orizzontali, solai) collegati tra loro e con
le fondazioni.
Per gli edifici difficilmente riconducibili, per
specifiche necessità architettoniche, funzionali o distributive, a
sistemi strutturali scatolari (ad esempio le Chiese, i Teatri, ecc.)
la norma non è cogente; appare peraltro opportuno utilizzarla anche
per i suddetti tipi edilizi come riferimento metodologico per una
corretta progettazione, mentre è da ritenere comunque valida per
quanto riguarda le caratteristiche dei materiali e i limiti della loro
utilizzazione, nonché i coefficienti di sicurezza.
Sempre nel citato
punto 1.1 viene richiamata la vigente normativa sismica, decreto
ministeriale 24.1.1986: al riguardo è opportuno precisare la
correlazione fra le due normative per quanto riguarda le costruzioni
murarie in zone classificate sismiche. Si ricorda che al punto C.5 del
citato decreto 24.1.1986 viene premesso come le disposizioni contenute
nello stesso punto abbiano validità fino a che non entrino in vigore
le norme sulle costruzioni in muratura e non siano emanati i
“conseguenti adeguamenti delle prescrizioni per le zone sismiche”.
Allo stato attuale si è verificata solo la prima condizione mentre le
specifiche disposizioni per le costruzioni in muratura da utilizzare
in zone classificate sismiche saranno oggetto di particolare
normativa. Ne consegue che, fino all’entrata in vigore di detta
particolare normativa, per le nuova costruzioni in muratura in zone
sismiche valgono le prescrizioni contenute nel richiamato punto
C.5.
Sempre nel contesto della definizione delle caratteristiche
generali della struttura muraria, la norma caratterizza le tipologie
delle malte impiegabili esclusivamente in base alla loro
composizione.
Questo criterio è dettato dall’esigenza di una
semplificazione delle procedure di controllo, semplificazione
possibile per l’esperienza acquisita nell’impiego delle malte.
Per non
escludere, tuttavia, l’impiego di malte di diversa composizione, sia
pure premiscelate, è prevista la loro utilizzazione sulla base di
prove ufficiali che ne determinino le caratteristiche meccaniche.
Anche in questo caso, attraverso una tabella di equivalenza, ogni
diversa composizione viene ricondotta ad una delle quattro classi
previste: M1 – M2 – M3 – M4.
Ciò ha la sua ragione di essere in
quanto, come sarà successivamente illustrato, permette una
semplificazione anche nella determinazione della resistenza della
muratura.
Per quanto riguarda l’altro componente la muratura – ossia
l’elemento resistente – vengono determinate le tipologie ammissibili
nonché le loro caratteristiche geometriche e di accettabilità e questo
sia per gli elementi resistenti artificiali (in laterizio o in
calcestruzzo) normali o alleggeriti, sia per quelli naturali (in
pietra).
Nel definire la percentuale di foratura si fa riferimento
all’area media della sezione normale dei fori: il termine “media” va
inteso non come media delle aree dei vari fori bensì come area media
di ogni singolo foro avente nel suo sviluppo una possibile forma
tronco – conica.
Per l’impiego degli elementi resistenti naturali si
prescrive la sussistenza di caratteristiche non legate a prove di
laboratorio, ma facilmente riscontrabili, quali:
– non friabilità;

assenza di sostanze solubili o residui organici;
– assenza di
cappellaccio, parti alterate o facilmente rimovibili;
– buona
adesività alle malte.
Infine, con riferimento alla loro resistenza, se
ne prescrive la determinazione nelle due condizioni di asciutti e
bagnati.
Sempre per le murature in elementi resistenti naturali, si
definiscono le tipologie possibili: muratura di pietra non squadrata,
muratura listata, muratura di pietra squadrata.
Occorre, a questo
punto, chiarire come ci si riferisca sempre ed esclusivamente al
“muro” costituito da elementi resistenti, siano essi artificiali che
naturali, collegati da malta; non sono previsti quindi i muri “a
secco” (senza impiego di malta).
Il capitolo si conclude con le
prescrizioni sulla concezione strutturale dell’edificio, che rivestono
una particolare importanza per una corretta applicazione della norma.
E’ quindi da ribadire che l’edificio dovrà essere concepito come una
struttura tridimensionale costituita da tre sistemi resistenti; muri
portanti, muri di controvento, solai; sono quindi esclusi edifici con
muri posti in una sola direzione.
Inoltre, al fine di un equilibrato
comportamento statico, la norma raccomanda che gli elementi murari
abbiano il più possibile la doppia funzione: portante e di
controventamento. Ciò è possibile facendo sì che gli orizzontamenti
siano atti a trasferire, sia pure in maniera non eguale, le azioni
verticali su tutti i muri (comportamento a piastra).
E’ lasciata al
progettista la scelta sia delle tecnologie costruttive che facilitano
tale comportamento, sia delle ipotesi di ripartizione delle azioni in
coerenza con la progettazione esecutiva.
I solai, inoltre, ove si
ipotizzi un’infinita rigidezza nel loro piano, dovranno assicurare,
con le proprie caratteristiche di resistenza, il trasferimento delle
azioni orizzontali ai muri di controvento.
Occorre evidenziare
l’ammissibilità, prevista nella norma, dell’uso di volte a semplice e
doppia curvatura, sia pure condizionate a tre precise
caratteristiche:
– essere all’interno di una scatola muraria;
– la
scatola muraria che le contiene sia capace di assorbire le spinte
orizzontali;
– essere capaci di trasmettere le azioni orizzontali ai
muri di controvento.
Per assicurare il comportamento tridimensionale
della struttura, la norma prescrive che i sistemi costituenti la
scatola muraria (muri e solai) siano fra loro collegati, in senso
verticale, mediante le ammorsature fra i muri e in senso orizzontale
mediante i cordoli e mediante gli incatenamenti (collegamenti tra i
muri paralleli). I cordoli, il cui dimensionamento ed armatura sono
puntualmente fissati al punto 1.3.1.1, sono pertanto da prevedere a
livello di ogni solaio e in fondazione e dovranno essere disposti in
corrispondenza di tutti i muri. Occorre precisare che non è tassativo
l’uso di cordoli in cemento armato; sono ammesse anche altre
tecnologie costruttive purché svolgano la stessa funzione di
collegamento orizzontale di tutti i muri fra loro ed il
solaio.
Inoltre le armature dei cordoli e degli incatenamenti devono
essere continue ed ancorate alle estremità in modo da garantire il
funzionamento a tirante. Se i cordoli sono in cemento armato dovranno
essere rispettate le relative norme riguardanti le giunzioni e gli
ancoraggi.
Per maggiore chiarezza si illustra nel disegno un modo di
realizzare tale prescrizione nel caso di cordoli.

Gli
incatenamenti saranno realizzati da armature metalliche ben ammorsate
ai cordoli. Nella direzione di tessitura del solaio gli incatenamenti
possono essere omessi quando il collegamento è assicurato dal solaio
stesso, mentre nella direzione ortogonale al senso di tessitura del
solaio gli incatenamenti sono obbligatori esclusivamente quando la
luce del solaio è superiore a m 4.5. In tale ultimo caso, pur se non
esplicitamente contenuto nella norma, è da raccomandare che l’armatura
totale di 4.0 cm2 prescritta dalla norma stessa presenti una opportuna
diffusione su tutto il campo di solaio ed il suo diametro non sia
inferiore a 8 mm.
Altro elemento di una corretta concezione
strutturale di un edificio in muratura è lo spessore minimo da
prevedere per i singoli muri in rapporto alla tipologia del muro
stesso; al di sotto di tali minimi è tassativamente vietato scendere,
onde non i…

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