CIRCOLARE CNI n. 48 – BIS DEL 09/07/1993 | Geometra.info

CIRCOLARE CNI n. 48 – BIS DEL 09/07/1993

CIRCOLARE CNI n. 48 – BIS DEL 09/07/1993 - PRESTAZIONI PROFESSIONALI - INGEGNERE - IN ASSENZA DI PARTITA IVA - LEGITTIMITA' – LIMITI

CIRCOLARE CNI n. 48 – BIS DEL 09/07/1993

PRESTAZIONI
PROFESSIONALI – INGEGNERE – IN ASSENZA DI PARTITA IVA – LEGITTIMITA’
– LIMITI

In merito all’oggetto a margine si espone quanto
appresso.

1. Gli artt. 1 e 5 del D.P.R. 633/1972 e ss.mm., nel
delineare i presupposti (soggettivo ed oggettivo) dell’imposta sul
valore aggiunto, dispone:

art. 1. “L’imposta si applica (…) sulle
(…) prestazioni di servizi effettuate nell’esercizio di arti e
professioni (…)”

art. 5. “Per esercizio di arti e professioni si
intende l’esercizio per professione abituale, ancorche’ non esclusiva,
di qualsiasi attivita’ di lavoro autonomo da parte di persone fisiche
ovvero da parte di societa’ semplici o di associazioni senza
personalita’ giuridica costituite tra persone fisiche per l’esercizio
in forma associata delle attivita’ stesse”.

2. Si deve trattare:

a)
di attivita’ di lavoro indipendente (intellettuale o non), con
esclusione, quindi, dalla sfera di imponibilita’ di ogni attivita’ di
lavoro subordinato;

b) di attivita’ svolta “per professione
abituale”, ancorche’ non esclusiva, nel senso che la stessa, pur non
dovendo essere svolta in via permanente e senza interruzioni, deve
essere caratterrizzata da stabilita’, sistematicita’, professionalita’
(e non gia’ di sporadicita’ o occasionalita’).

3. E’ evidente che non
esistono confini precisi fra una serie di prestazioni che essendo
scoordinate possono ancora definirsi “non abituali e le stesse
prestazioni (o anche un numero minore) che pero’, in quanto realizzate
nell’ambito di un disegno globale, integrano l'”attivita’
professionale”. In effetti “l’attivita’ professionale” e si composta
da una serie di oerazioni, ma non si misura tanto in termini di numero
o di importo delle prestazioni quanto in relazione alla sussistenza di
una “disponibilita’ stabile” (pur non essendo richiesta una specifica
organizzazione). In altre parole puo’ esistere un soggetto passivo di
imposta (“professionista”) che in un anno realizza compensi inferiori
a quelli conseguiti – in via precaria – da un prestatore (di volta in
volta) “occasionale”.

Tuttavia, sotto il profilo pratico, il
conseguimento di compensi reiterati a fronte di prestazioni – di per
se’ e autonomamente considerate -“occasionali” finisce, quando le
stesse siano state ricondotte nell’ambito di un “sistema unitario”,
per configurare quella “attivita’ professionale” che – tra l’altro –
il legislatore individua non sulla scorta delle intenzioni del
soggetto agente, ma della realta’ oggettiva ed estrinsica.

4. In
definitiva: ancorche’ la qualifica di “soggetto passivo d’imposta”
debba essere verificata caso per caso e avuto riguardo all’aspetto
“qualitativo” dell’attivita’, esercitata non puo’ negarsi che la
consistenza quantitativa rappresenta spesso un indizio piu’ che
rilevante della configurazione di una attivita’, dapprima magari
occasionale, poi precaria, per infine assumere le caratteristiche
della sistematicita’.

Inutile aggiungere che, nonostante posizioni
contrarie (per tutte: Commisslone Tributaria Piacenza, 12.12.1985, n.
406 in Boll. Trib. Inf. 1986, pag. 930) l’attivita’ di consulenza resa
da un dipendente – pubblico o privato, che sia o meno iscritto in Albi
o elenchi – con continuita’ (nel senso che ha la “disponibilita’” ad
accettare incarichi da committenti diversi) realizza l’ipotesi
prevista dall’art. 5, co. 1 e pertanto il presupposto soggettivo.

5.
Completamente diverso sarebbe il discorso laddove l’attivita’ venisse
esercitata nell’ambito di una collaborazione coordinata e
continuativa.

L’art. 5, co. 2 del D.P.R. 633 stabilisce infatti che
se le prestazioni (“paraprofessionali”) sono rese da soggetti che non
esercitano per professione abituale altre attivita’ di lavoro autonomo
(e che in relazione a queste ultime non sono “soggetti passivi Iva”)
non si considerano effettuate nell’esercizio di arti e professioni: e
quindi sono esclusi da IVA. E’pero’ necessaria la sussistenza delle
condizioni di cui all’art. 49 del D.P.R. 917/1986, che – in stretta
sintesi – possono essere indicate in: mancanza di subordinazione;
svolgimento a favore di uno o pochi soggetti predeterminati;
svolgimento unitario e continuativo nella sua durata (non
spezzettato); mancato utilizzo di propri mezzi organizzativi;
retribuzione periodica e prestabilita.

Si confida di aver delineato
alcuni tratti della disciplina normativa in esame, ribadendo ancora
una volta la necessita’ di analisi “caso per caso” per valutare la
sussistenza – o meno – della soggettivita’ tributaria ai fini IVA,
quale risulta delineata dai predetti articolo 1 e 5 del DPR 633/1972
e.s.m..

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