CIRCOLARE - XII SESSIONE CNI n. 198 del 07/06/1988 | Geometra.info

CIRCOLARE – XII SESSIONE CNI n. 198 del 07/06/1988

CIRCOLARE - XII SESSIONE CNI n. 198 del 07/06/1988 - INDEROGABILITA' MINIMI TARIFFARI - ART. 6 LEGGE 01-07-77 N. 404 - ILLEGITTIMITA'

CIRCOLARE – XII SESSIONE CNI n. 198 del 07/06/1988

INDEROGABILITA’
MINIMI TARIFFARI – ART. 6 LEGGE 01-07-77 N. 404 –
ILLEGITTIMITA’

Come noto il problema della vigenza dell’art. 6 della
legge n^ 404 del 1977 (legge carceraria) e della conseguente
derogabilita’ dei minimi tariffari, costituisce una grave limitazione
del diritto del lavoro ed all’equo compenso degli ingegneri e degli
architetti ed e’ problema generalmente avvertito dalla maggior parte
della categoria.

In allegato, dunque, si invia un documento nel quale
vengono illustrate le iniziative ritenute piu’ idonee, con particolare
riferimento alla possibilita’ di adire la Corte Costituzionale, per
risolvere la importante questione.

In attesa di cortese riscontro,
perche’ questo Consiglio Nazionale Ingegneri possa intervenire
conseguenzialmente, si resta a disposizione per ogni ulteriore
chiarimento e si porgono cordiali saluti.

INDEROGABILITA ‘ DEI
MINIMI TARIFFARI NOTE SULL’ ATTIVITA’ SVOLTA E SULLE AZIONI DA
INTRAPRENDERSI DA PARTE DEL CONSIGLIO NAZIONALE DEGLI INGEGNERI E
DEGLI ORDINI PROVINCIALI

Come e’ noto la legge 5 maggio 1976 n^ 340
che aggiunge un comma alla legge 4 marzo 1958 n^ 143, sanci’, anche a
seguito dell’insistente intervento delle categorie professionali, la
inderogabilita’ assoluta dei minimi tariffari ad eccezione di taluni
compensi (quelli a discrezione). La attesa previsione normativa mirava
a ristabilire la parita’ di condizioni relativamente a prestazioni
rese, da ingegneri ed architetti, per privata o pubblica committenza.
Le amministrazioni, infatti, sulla scorta di generici richiami
all’interesse pubblico alla limitazione della spesa ed a non mai
chiariti “ragionevoli motivi di natura sociale”, operavano spesso, a
grave danno dei professionisti, decurtazioni anche rilevanti dei
compensi derivanti dalla applicazione della tariffa nazionale.

La
citata definizione normativa, pero’, non fu sufficiente in quanto a
solo un anno di distanza venne introdotta dal legislatore, nell’ambito
di una disciplina di settore che non riguardava affatto la materia
tariffaria, una norma, tuttora vigente, con la quale si afferma che
“l’articolo unico della legge 5 maggio 1976, n^ 340 deve intendersi
applicabile esclusivamente ai rapporti intercorrenti tra privati”
(art. 6 legge 1^ luglio 1977, n^ 404 , Aumento dello stanziamento
previsto per l’edilizia carceraria).

La circolare del Ministero dei
Lavori pubblici n^ 7999 del 25 gennaio 1979 chiari’ che la norma in
questione “ha portata generale e riguarda qualsiasi incarico di
progettazione e non solo quelli conferiti per opere di edilizia
carceraria.” Conformemente si confrontino le sentenze della Corte di
Cassazione del 28/7/1977, n^3359 e del 16/1/1979, n^ 320.

Dal punto
di vista interpretativo, dunque, e’ assai difficile poter rimuovere
l’ostacolo all’affermazione del principio dell’inderogabilita’
assoluta (sia nei rapporti con privati che nei rapporti con la
pubblica amministrazione) dei minimi stabiliti dalla legge tariffaria
nazionale per ingegneri ed architetti.

In tal senso, del resto giova
riportare quanto recentemente osservato dal Ministero dei Lavori
Pubblici (nota del 15 aprile 1986 diretta al Consiglio Nazionale degli
Ingegneri): “le leggi speciali riduttive dei minimi tariffari nei casi
di pubblica committenza, infatti, possono bensi’ dare adito a qualche
sospetto di incostituzionalita’, ma in se considerate non danno luogo,
in genere, a difficolta’ di ordine interpretativo e vanno applicate
sintanto che il legislatore ritenga di mantenerle in vigore. I minimi
tariffari, invero, sono inderogabili solo per quanto attiene alle
private pattuizioni cliente-professionista, ma non intaccano i poteri
del legislatore ordinario che, salvo i limiti di cui all’art. 36
cost., e’ pienamente libero di individuare casi che facciano
eccezione, in genere per ragionevoli motivi di natura sociale, alle
regole tariffarie generali”.

E’ dunque dallo stesso Ministero dei
Lavori pubblici che sembrano provenire le indicazione relative alla
possibile soluzione giuridica al grave problema del mancato rispetto
da parte della pubblica committenza della tariffa nazionale.

In
particolare e’ auspicabile l’ abrogazione dell’art. 6 della legge
carceraria implicita (emanazione di una norma sulla inderogabilita’
assoluta della tariffa che, in quanto successiva, in virtu’ di un
principio dell’ordinamento, sostituisca la precedente) o esplicita
(declaratoria di illegittimita’ costituzionale).

Per cio’ che attiene
il primo aspetto si ricorda che questo Consiglio si e’ reso
ispiratore, congiuntamente al Consiglio Nazionale degli Architetti, di
una proposta dil egge per la nuova e complessiva disciplina della
tariffa professionale (pdl n^ 406): l’art. 1 del progetto recita,
appunto, “la presente tariffa ha carattere nazionale ed e’ valida e
vincolante sia nei confronti dei privati che nei confronti dello Stato
e degli Enti pubblici. Gli onorari stabiliti dalla presente tariffa
costituiscono minimi inderogabili ed ogni patto contrario e’
nullo.”.

Appare altresi’ urgente utilizzare anche il secondo degli
strumenti indicati e cioe’ pervenire, nel piu’ breve tempo possibile
ad un giudizio costituzionale. Il riferimento e’ evidentemente
all’art. 36 della costituzione che prevede che “il lavoratore ha
diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantila’ e qualita’
del suo lavoro” : la complessita’ di una prestazione ingegneristica e
le responsabilita’ civili e penali che spesso da essa derivano con
diretta imputazione al professionista che le esegue non possono certo
essere remunerate da compensi calcolati anche al 40% della tariffa
professionale ( o, quanto meno, senza nessun certo riferimento) la
quale prevede peraltro ammontari tuttaltro che eccessivi.

Soccorre,
inoltre, l’art. 3 della carta costituzionale che nell’assicurare la
parita’ di trattamento non sembra poter conciliarsi con la evidente
disparita’ esistente fra gli ingegneri e gli architetti e tutte le
altre categorie professionali che si trovino a rendere le relative
prestazioni a favore della pubblica committenza che non sono soggetti
ad anologhe deroghe ed i cui compensi non sono soggetti ad alcuna
decurtazione.

Questo Consiglio sollecita dunque l’interessamento
fattivo degli Ordini provinciali affinche’ si rendano promotori,
direttamente o attraverso singoli iscritti, eventualmente anche con
l’intervento ad adiuvandum del Consiglio Nazionale, di giudizi avverso
delibere di affidamento di incarico o atti di liquidazione delle
parcelle che prevedano decurtazioni della tariffa professionale. Nel
corso di tali giudizi, infatti, l’attore (Ordine e/o iscritto) potra’
sollevare questione di legittimita costituzionale dell’ art. 6 della
legge n^ 404/77 nella parte in cui sancisce, ad esclusivo danno di
ingegneri ed architetti (art. 3 cost.), una decurtazione non
quantificata e quindi traducibile ache nella definizione di un
compenso irrisorio (art. 36 cost.). Qualora il giudice riconosca la
rilevanza e la non manifesta infondatezza della questione rimettera’
gli atti alla Corte Costituzionale, sospendendo il giudizio in corso
ed innanzi alla stessa Corte si instaurera’ un autonoma vertenza di
legittimita’ che potrebbe appunto concludersi con l’abrogazione della
norma in questione

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