DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 22 giugno 2009, n. 119 - Regolamento recante disposizioni per la definizione dei criteri e dei parametri per la determinazione della consistenza complessiva degli organici del personale amministrativo tecnico ed ausiliario (ATA) delle istituzioni scolastiche ed educative statali, a norma dell'articolo 64, commi 2, 3 e 4 lettera e) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. (09G0132) (GU n. 189 del 17-8-2009 | Geometra.info

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 22 giugno 2009, n. 119 – Regolamento recante disposizioni per la definizione dei criteri e dei parametri per la determinazione della consistenza complessiva degli organici del personale amministrativo tecnico ed ausiliario (ATA) delle istituzioni scolastiche ed educative statali, a norma dell’articolo 64, commi 2, 3 e 4 lettera e) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. (09G0132) (GU n. 189 del 17-8-2009

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 22 giugno 2009, n. 119 - Regolamento recante disposizioni per la definizione dei criteri e dei parametri per la determinazione della consistenza complessiva degli organici del personale amministrativo tecnico ed ausiliario (ATA) delle istituzioni scolastiche ed educative statali, a norma dell'articolo 64, commi 2, 3 e 4 lettera e) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. (09G0132) (GU n. 189 del 17-8-2009 )

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 22 giugno 2009 , n. 119

Regolamento recante disposizioni per la definizione dei criteri e
dei parametri per la determinazione della consistenza complessiva
degli organici del personale amministrativo tecnico ed ausiliario
(ATA) delle istituzioni scolastiche ed educative statali, a
norma dell’articolo 64, commi 2, 3 e 4 lettera e) del decreto-legge
25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6
agosto 2008, n. 133. (09G0132)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 87 e 117 della Costituzione;
Visto l’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400 e
successive modificazioni;
Visto l’articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133,
che, ai commi 2, 3 e 4, lettera e), prevede la predisposizione di un
piano programmatico di interventi e misure finalizzati ad un piu’
razionale utilizzo delle risorse umane e strumentali disponibili e ad
una maggiore efficacia ed efficienza del sistema scolastico, nonche’,
nel quadro dei predetti obiettivi, la revisione dei criteri e dei
parametri per la definizione delle dotazioni organiche del personale
amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA) delle istituzioni
scolastiche, in modo da conseguire, nel triennio 2009-2011, la
riduzione complessiva del 17 per cento della consistenza numerica
delle dotazioni organiche determinate per l’anno scolastico
2007/2008, fermo restando quanto disposto dall’articolo 2, commi 411
e 412, della legge 24 dicembre 2007, n. 244;
Visto l’articolo 64, comma 4, del predetto decreto-legge n. 112 del
2008 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, che
prevede, per l’attuazione del piano programmatico, l’adozione di uno
o piu’ regolamenti ai sensi dell’articolo 17, comma 2 della legge 23
agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, con i quali
procedere, anche modificando le disposizioni legislative vigenti, ad
una revisione dell’attuale assetto ordinamentale, organizzativo e
didattico del sistema scolastico;
Visto il piano programmatico predisposto dal Ministro
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, di concerto con il
Ministro dell’economia e delle finanze, ai sensi del citato articolo
64, comma 3, del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con
modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008;
Visto l’articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59, con il quale
e’ stata disciplinata l’attribuzione della autonomia didattica e
amministrativa alle istituzioni scolastiche;
Visto il testo unico delle disposizioni legislative vigenti in
materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado,
di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297;
Vista la legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007);
Vista la legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008),
ed in particolare l’articolo 2, commi 411 e 412, per effetto dei
quali la consistenza numerica complessiva delle dotazioni organiche
del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (A.T.A.) delle
istituzioni scolastiche ed educative deve essere ridotta, rispetto a
quella determinata per l’anno scolastico 2007/2008 con il decreto
interministeriale 8 gennaio 2008, n. 3, in attuazione della legge 27
dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007), in ragione di 1000
posti per ciascuno degli anni scolastici 2008-2009, 2009-2010 e
2010-2011;
Visto l’articolo 40, comma 5, della legge 27 dicembre 1997, n. 449,
che prevede che le istituzioni scolastiche, anche consorziate fra
loro, possano deliberare l’affidamento in appalto dei servizi di
pulizia dei locali scolastici e delle loro pertinenze, a condizione
che si apporti una riduzione della dotazione organica di istituto in
misura tale da consentire la compensazione dei costi contrattuali;
Visto il decreto ministeriale 10 agosto 2000, n. 201, recante
disposizioni concernenti i criteri e i parametri di determinazione
degli organici del personale A.T.A. delle istituzioni scolastiche ed
educative e successive modifiche ed integrazioni;
Visto il decreto interministeriale 8 gennaio 2008 relativo ai
criteri e parametri per la determinazione degli organici del
personale ATA delle istituzioni scolastiche ed educative per l’anno
scolastico 2007-2008;
Visto il decreto interministeriale 21 novembre 2008, n. 97 relativo
alla determinazione degli organici del personale ATA del comparto
scuola e la consistenza della dotazione organica per l’anno
scolastico 2008-2009;
Visti il contratto collettivo nazionale del comparto scuola
sottoscritto il 29 novembre 2007 e la sequenza contrattuale siglata
il 25 luglio 2008;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 20 febbraio 2009;
Sentita la Conferenza unificata di cui al decreto legislativo 28
agosto 1997, n. 281, nella seduta dell’8 aprile 2009;
Udito il parere del Consiglio di Stato espresso dalla sezione
consultiva per gli atti normativi nell’adunanza del 7 maggio 2009;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 28 maggio 2009;
Sulla proposta del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca, di concerto con i Ministri dell’economia e delle
finanze e per i rapporti con le regioni;

E m a n a
il seguente regolamento:

Art. 1.

Oggetto del regolamento e consistenza complessiva
delle dotazioni organiche

1. Il presente regolamento disciplina la revisione dei criteri e
dei parametri per la definizione degli organici del personale
amministrativo, tecnico ed ausiliario (A.T.A.) delle istituzioni
scolastiche ed educative, ed e’ finalizzato al raggiungimento degli
obiettivi di razionalizzazione stabiliti dall’articolo 64 del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni,
dalla legge 8 agosto 2008, n. 133 e dal piano programmatico di
interventi adottato ai sensi dei commi 3 e 4 del medesimo articolo.
2. La consistenza numerica complessiva delle dotazioni organiche
del personale di cui al comma 1 e’ definita a livello nazionale in
base ai criteri previsti dal presente regolamento e secondo i
parametri di calcolo previsti dalle annesse tabelle 1, 2, 3/A, 3/B e
3/C.
3. Per ciascuno degli anni scolastici 2009-2010, 2010-2011 e
2011-2012 le dotazioni regionali sono definite con decreto del
Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca di
concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, in modo da
realizzare complessivamente le riduzioni di cui all’articolo 2, commi
411 e 412, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria
2008) e dell’articolo 64, comma 2, del decreto-legge 25 giugno 2008,
n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2008, n.
133.

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia, ai sensi
dell’art. 10, commi 2 e 3, del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge
modificate o alle quali e’ operante il rinvio. Restano
invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi
qui trascritti.
Nota al titolo:
– Il testo dell’art. 64, commi 2, 3 e 4 del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla
legge 6 agosto 2008, n. 133 recante Disposizioni urgenti
per lo sviluppo economico, la semplificazione, la
competitivita’, la stabilizzazione della finanza pubblica e
la perequazione tributaria, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 25 giugno 2008, n. 147, supplemento ordinario, e’
il seguente:
«Art. 64 (Disposizioni in materia di organizzazione
scolastica). – (Omissis).
2. Si procede, altresi’, alla revisione dei criteri e
dei parametri previsti per la definizione delle dotazioni
organiche del personale amministrativo, tecnico ed
ausiliario (ATA), in modo da conseguire, nel triennio
2009-2011 una riduzione complessiva del 17 per cento della
consistenza numerica della dotazione organica determinata
per l’anno scolastico 2007/2008. Per ciascuno degli anni
considerati, detto decremento non deve essere inferiore ad
un terzo della riduzione complessiva da conseguire, fermo
restando quanto disposto dall’art. 2, commi 411 e 412,
della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
3. Per la realizzazione delle finalita’ previste dal
presente articolo, il Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca di concerto con il
Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la
Conferenza unificata di cui all’art. 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281 e previo parere delle
Commissioni parlamentari competenti per materia e per le
conseguenze di carattere finanziario, predispone, entro
quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, un piano programmatico di interventi
volti ad una maggiore razionalizzazione dell’utilizzo delle
risorse umane e strumentali disponibili, che conferiscano
una maggiore efficacia ed efficienza al sistema scolastico.
4. Per l’attuazione del piano di cui al comma 3, con uno
o piu’ regolamenti da adottare entro dodici mesi dalla data
di entrata in vigore del presente decreto ed in modo da
assicurare comunque la puntuale attuazione del piano di cui
al comma 3, in relazione agli interventi annuali ivi
previsti, ai sensi dell’art. 17, comma 2, della legge 23
agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca di
concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze,
sentita la Conferenza unificata di cui al citato decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, anche modificando le
disposizioni legislative vigenti, si provvede ad una
revisione dell’attuale assetto ordinamentale, organizzativo
e didattico del sistema scolastico, attenendosi ai seguenti
criteri:
a) razionalizzazione ed accorpamento delle classi di
concorso, per una maggiore flessibilita’ nell’impiego dei
docenti;
b) ridefinizione dei curricoli vigenti nei diversi
ordini di scuola anche attraverso la razionalizzazione dei
piani di studio e dei relativi quadri orari, con
particolare riferimento agli istituti tecnici e
professionali;
c) revisione dei criteri vigenti in materia di
formazione delle classi;
d) rimodulazione dell’attuale organizzazione didattica
della scuola primaria ivi compresa la formazione
professionale per il personale docente interessato ai
processi di innovazione ordinamentale senza oneri
aggiuntivi a carico della finanza pubblica;
e) revisione dei criteri e dei parametri vigenti per la
determinazione della consistenza complessiva degli organici
del personale docente ed ATA, finalizzata ad una
razionalizzazione degli stessi;
f) ridefinizione dell’assetto organizzativo-didattico
dei centri di istruzione per gli adulti, ivi compresi i
corsi serali, previsto dalla vigente normativa;
f-bis) definizione di criteri, tempi e modalita’ per la
determinazione e articolazione dell’azione di
ridimensionamento della rete scolastica prevedendo,
nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione
vigente, l’attivazione di servizi qualificati per la
migliore fruizione dell’offerta formativa;
f-ter) nel caso di chiusura o accorpamento degli
istituti scolastici aventi sede nei piccoli comuni, lo
Stato, le regioni e gli enti locali possono prevedere
specifiche misure finalizzate alla riduzione del disagio
degli utenti.
(omissis).».
Note alle premesse:
L’art. 87 della Costituzione conferisce, tra l’altro, al
Presidente della Repubblica il potere di promulgare le
leggi e di emanare decreti aventi valore di legge e i
regolamenti.
– Il testo dell’art. 117 della Costituzione e’ il
seguente:
«Art. 117. – La potesta’ legislativa e’ esercitata dallo
Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione,
nonche’ dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario
e dagli obblighi internazionali.
Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti
materie:
a) politica estera e rapporti internazionali dello
Stato; rapporti dello Stato con l’Unione europea; diritto
di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non
appartenenti all’Unione europea;
b) immigrazione;
c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni
religiose;
d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato; armi,
munizioni ed esplosivi;
e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari;
tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema
tributario e contabile dello Stato; perequazione delle
risorse finanziarie;
f) organi dello Stato e relative leggi elettorali;
referendum statali; elezione del Parlamento europeo;
g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello
Stato e degli enti pubblici nazionali;
h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della
polizia amministrativa locale;
i) cittadinanza, stato civile e anagrafi;
l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento
civile e penale; giustizia amministrativa;
m) determinazione dei livelli essenziali delle
prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che
devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;
n) norme generali sull’istruzione;
o) previdenza sociale;
p) legislazione elettorale, organi di governo e
funzioni fondamentali di comuni, province e citta’
metropolitane;
q) dogane, protezione dei confini nazionali e
profilassi internazionale;
r) pesi, misure e determinazione del tempo;
coordinamento informativo statistico e informatico dei dati
dell’amministrazione statale, regionale e locale; opere
dell’ingegno;
s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni
culturali.
Sono materie di legislazione concorrente quelle relative
a: rapporti internazionali e con l’Unione europea delle
regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del
lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni
scolastiche e con esclusione della istruzione e della
formazione professionale; professioni; ricerca scientifica
e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori
produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento
sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti
e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di
navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione,
trasporto e distribuzione nazionale dell’energia;
previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei
bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e
del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e
ambientali e promozione e organizzazione di attivita’
culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di
credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e
agrario a carattere regionale. Nelle materie di
legislazione concorrente spetta alle Regioni la potesta’
legislativa, salvo che per la determinazione dei principi
fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.
Spetta alle regioni la potesta’ legislativa in
riferimento ad ogni materia non espressamente riservata
alla legislazione dello Stato.
Le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle
decisioni dirette alla formazione degli atti normativi
comunitari e provvedono all’attuazione e all’esecuzione
degli accordi internazionali e degli atti dell’Unione
europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da
legge dello Stato, che disciplina le modalita’ di esercizio
del potere sostitutivo in caso di inadempienza.
La potesta’ regolamentare spetta allo Stato nelle
materie di legislazione esclusiva, salva delega alle
regioni. La potesta’ regolamentare spetta alle Regioni in
ogni altra materia. I comuni, le province e le citta’
metropolitane hanno potesta’ regolamentare in ordine alla
disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle
funzioni loro attribuite.
Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce
la piena parita’ degli uomini e delle donne nella vita
sociale, culturale ed economica e promuovono la parita’ di
accesso tra donne e uomini alle cariche elettive.
La legge regionale ratifica le intese della regione con
altre regioni per il migliore esercizio delle proprie
funzioni, anche con individuazione di organi comuni.
Nelle materie di sua competenza la regione puo’
concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali
interni ad altro Stato, nei casi e con le forme
disciplinati da leggi dello Stato.».
– Il testo dell’art. 17, comma 2, della legge 23 agosto
1988, n. 400 (Disciplina dell’attivita’ di Governo e
ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri),
e’ il seguente:
«Art. 17 (Regolamenti). – (Omissis).
2. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa
deliberazione del Consiglio dei Ministri, sentito il
Consiglio di Stato, sono emanati i regolamenti per la
disciplina delle materie, non coperte da riserva assoluta
di legge prevista dalla Costituzione, per le quali le leggi
della Repubblica, autorizzando l’esercizio della potesta’
regolamentare del Governo, determinano le norme generali
regolatrici della materia e dispongono l’abrogazione delle
norme vigenti, con effetto dall’entrata in vigore delle
norme regolamentari.».
– Per il testo dell’art. 64, commi 2, 3, e 4, del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, si veda la nota al
titolo.
– Il testo dei commi 411 e 412 dell’art. 2 della legge
24 dicembre 2007, n. 244, recante Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato
(legge finanziaria 2008), e’ il seguente:
«Art. 2. – (Omissis).
411. Per una maggiore qualificazione dei servizi
scolastici, da realizzare anche attraverso misure di
carattere strutturale, sono adottati i seguenti interventi:
a) a partire dall’anno scolastico 2008/2009, per
l’istruzione liceale, l’attivazione delle classi prime dei
corsi sperimentali passati ad ordinamento, ai sensi del
regolamento di cui al decreto del Ministro della pubblica
istruzione 26 giugno 2000, n. 234, e’ subordinata alla
valutazione della congruenza dei quadri orari e dei piani
di studio con i vigenti ordinamenti nazionali;
b) il numero delle classi prime e di quelle iniziali di
ciclo dell’istruzione secondaria di secondo grado si
determina tenendo conto del numero complessivo degli alunni
iscritti, indipendentemente dai diversi indirizzi, corsi di
studio e sperimentazioni passate ad ordinamento. Negli
istituti in cui sono presenti ordini o sezioni di diverso
tipo, le classi prime si determinano separatamente per ogni
ordine e tipo di sezione;
c) il secondo periodo del comma 1 dell’art. 3 del
decreto-legge 3 luglio 2001, n. 255, convertito, con
modificazioni, dalla legge 20 agosto 2001, n. 333, e’
sostituito dal seguente: «Incrementi del numero delle
classi, ove necessario, sono disposti dal dirigente
scolastico interessato previa autorizzazione del competente
direttore generale regionale, secondo i parametri di cui al
decreto del Ministro della pubblica istruzione 24 luglio
1998, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale n. 264 dell’11 novembre 1998»;
d) l’assorbimento del personale di cui all’art. 1,
comma 609, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e’
completato entro il termine dell’anno scolastico 2009/2010,
e la riconversione del suddetto personale e’ attuata anche
prescindendo dal possesso dello specifico titolo di studio
richiesto per il reclutamento del personale, tramite corsi
di specializzazione intensivi, compresi quelli di sostegno,
cui e’ obbligatorio partecipare.
412. Le economie di spesa di cui all’art. 1, comma 620,
della legge 27 dicembre 2006, n. 296, da conseguire ai
sensi dei commi da 605 a 619 del medesimo articolo, nonche’
quelle derivanti dagli interventi di cui al comma 411,
lettere a), b), c) e d), sono complessivamente determinate
come segue: euro 535 milioni per l’anno 2008, euro 897
milioni per l’anno 2009, euro 1.218 milioni per l’anno 2010
ed euro 1.432 milioni a decorrere dall’anno 2011. Al fine
di garantire l’effettivo conseguimento degli obiettivi di
risparmio relativi agli interventi di cui al comma 411,
lettere da a) a d), si applica la procedura prevista
dall’art. 1, comma 621, lettera b), della legge 27 dicembre
2006, n. 296.».
– Il testo dell’art. 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59
recante «Delega al Governo per il conferimento di funzioni
e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della
Pubblica amministrazione e per la semplificazione
amministrativa», cosi’ recita:
«Art. 21. – 1. L’autonomia delle istituzioni scolastiche
e degli istituti educativi si inserisce nel processo di
realizzazione della autonomia e della riorganizzazione
dell’intero sistema formativo. Ai fini della realizzazione
della autonomia delle istituzioni scolastiche le funzioni
dell’Amministrazione centrale e periferica della pubblica
istruzione in materia di gestione del servizio di
istruzione, fermi restando i livelli unitari e nazionali di
fruizione del diritto allo studio nonche’ gli elementi
comuni all’intero sistema scolastico pubblico in materia di
gestione e programmazione definiti dallo Stato, sono
progressivamente attribuite alle istituzioni scolastiche,
attuando a tal fine anche l’estensione ai circoli
didattici, alle scuole medie, alle scuole e agli istituti
di istruzione secondaria, della personalita’ giuridica
degli istituti tecnici e professionali e degli istituti
d’arte ed ampliando l’autonomia per tutte le tipologie
degli istituti di istruzione, anche in deroga alle norme
vigenti in materia di contabilita’ dello Stato. Le
disposizioni del presente articolo si applicano anche agli
istituti educativi, tenuto conto delle loro specificita’
ordinamentali.
2. Ai fini di quanto previsto nel comma 1, si provvede
con uno o piu’ regolamenti da adottare ai sensi dell’art.
17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, nel
termine di nove mesi dalla data di entrata in vigore della
presente legge, sulla base dei criteri generali e principi
direttivi contenuti nei commi 3, 4, 5, 7, 8, 9, 10 e 11 del
presente articolo. Sugli schemi di regolamento e’
acquisito, anche contemporaneamente al parere del Consiglio
di Stato, il parere delle competenti Commissioni
parlamentari. Decorsi sessanta giorni dalla richiesta di
parere alle Commissioni, i regolamenti possono essere
comunque emanati. Con i regolamenti predetti sono dettate
disposizioni per armonizzare le norme di cui all’art. 355
del testo unico approvato con decreto legislativo 16 aprile
1994, n. 297, con quelle della presente legge.
3. I requisiti dimensionali ottimali per l’attribuzione
della personalita’ giuridica e dell’autonomia alle
istituzioni scolastiche di cui al comma 1, anche tra loro
unificate nell’ottica di garantire agli utenti una piu’
agevole fruizione del servizio di istruzione, e le deroghe
dimensionali in relazione a particolari situazioni
territoriali o ambientali sono individuati in rapporto alle
esigenze e alla varieta’ delle situazioni locali e alla
tipologia dei settori di istruzione compresi
nell’istituzione scolastica. Le deroghe dimensionali
saranno automaticamente concesse nelle province il cui
territorio e’ per almeno un terzo montano, in cui le
condizioni di viabilita’ statale e provinciale siano
disagevoli e in cui vi sia una dispersione e rarefazione di
insediamenti abitativi.
4. La personalita’ giuridica e l’autonomia sono
attribuite alle istituzioni scolastiche di cui al comma 1 a
mano a mano che raggiungono i requisiti dimensionali di cui
al comma 3 attraverso piani di dimensionamento della rete
scolastica, e comunque non oltre il 31 dicembre 2000
contestualmente alla gestione di tutte le funzioni
amministrative che per loro natura possono essere
esercitate dalle istituzioni autonome. In ogni caso il
passaggio al nuovo regime di autonomia sara’ accompagnato
da apposite iniziative di formazione del personale, da una
analisi delle realta’ territoriali, sociali ed economiche
delle singole istituzioni scolastiche per l’adozione dei
conseguenti interventi perequativi e sara’ realizzato
secondo criteri di gradualita’ che valorizzino le capacita’
di iniziativa delle istituzioni stesse.
5. La dotazione finanziaria essenziale delle istituzioni
scolastiche gia’ in possesso di personalita’ giuridica e di
quelle che l’acquistano ai sensi del comma 4 e’ costituita
dall’assegnazione dello Stato per il funzionamento
amministrativo e didattico, che si suddivide in
assegnazione ordinaria e assegnazione perequativa. Tale
dotazione finanziaria e’ attribuita senza altro vincolo di
destinazione che quello dell’utilizzazione prioritaria per
lo svolgimento delle attivita’ di istruzione, di formazione
e di orientamento proprie di ciascuna tipologia e di
ciascun indirizzo di scuola. L’attribuzione senza vincoli
di destinazione comporta l’utilizzabilita’ della dotazione
finanziaria, indifferentemente, per spese in conto capitale
e di parte corrente, con possibilita’ di variare le
destinazioni in corso d’anno. Con decreto del Ministro
della pubblica istruzione, di concerto con il Ministro del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica,
sentito il parere delle commissioni parlamentari
competenti, sono individuati i parametri per la definizione
della dotazione finanziaria ordinaria delle scuole. Detta
dotazione ordinaria e’ stabilita in misura tale da
consentire l’acquisizione da parte delle istituzioni
scolastiche dei beni di consumo e strumentali necessari a
garantire l’efficacia del processo di
insegnamento-apprendimento nei vari gradi e tipologie
dell’istruzione. La stessa dotazione ordinaria, nella quale
possono confluire anche i finanziamenti attualmente
allocati in capitoli diversi da quelli intitolati al
funzionamento amministrativo e didattico, e’ spesa
obbligatoria ed e’ rivalutata annualmente sulla base del
tasso di inflazione programmata. In sede di prima
determinazione, la dotazione perequativa e’ costituita
dalle disponibilita’ finanziarie residue sui capitoli di
bilancio riferiti alle istituzioni scolastiche non
assorbite dalla dotazione ordinaria. La dotazione
perequativa e’ rideterminata annualmente sulla base del
tasso di inflazione programmata e di parametri
socio-economici e ambientali individuati di concerto dai
Ministri della pubblica istruzione e del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica, sentito il
parere delle commissioni parlamentari competenti.
6. Sono abrogate le disposizioni che prevedono
autorizzazioni preventive per l’accettazione di donazioni,
eredita’ e legati da parte delle istituzioni scolastiche,
ivi compresi gli istituti superiori di istruzione
artistica, delle fondazioni o altre istituzioni aventi
finalita’ di educazione o di assistenza scolastica. Sono
fatte salve le vigenti disposizioni di legge o di
regolamento in materia di avviso ai successibili. Sui
cespiti ereditari e su quelli ricevuti per donazione non
sono dovute le imposte in vigore per le successioni e le
donazioni.
7. Le istituzioni scolastiche che abbiano conseguito
personalita’ giuridica e autonomia ai sensi del comma 1 e
le istituzioni scolastiche gia’ dotate di personalita’ e
autonomia, previa realizzazione anche per queste ultime
delle operazioni di dimensionamento di cui al comma 4,
hanno autonomia organizzativa e didattica, nel rispetto
degli obiettivi del sistema nazionale di istruzione e degli
standard di livello nazionale.
8. L’autonomia organizzativa e’ finalizzata alla
realizzazione della flessibilita’, della diversificazione,
dell’efficienza e dell’efficacia del servizio scolastico,
alla integrazione e al miglior utilizzo delle risorse e
delle strutture, all’introduzione di tecnologie innovative
e al coordinamento con il contesto territoriale. Essa si
esplica liberamente, anche mediante superamento dei vincoli
in materia di unita’ oraria della lezione, dell’unitarieta’
del gruppo classe e delle modalita’ di organizzazione e
impiego dei docenti, secondo finalita’ di ottimizzazione
delle risorse umane, finanziarie, tecnologiche, materiali e
temporali, fermi restando i giorni di attivita’ didattica
annuale previsti a livello nazionale, la distribuzione
dell’attivita’ didattica in non meno di cinque giorni
settimanali, il rispetto dei complessivi obblighi annuali
di servizio dei docenti previsti dai contratti collettivi
che possono essere assolti invece che in cinque giorni
settimanali anche sulla base di un’apposita programmazione
plurisettimanale.
9. L’autonomia didattica e’ finalizzata al perseguimento
degli obiettivi generali del sistema nazionale di
istruzione, nel rispetto della liberta’ di insegnamento,
della liberta’ di scelta educativa da parte delle famiglie
e del diritto ad apprendere. Essa si sostanzia nella scelta
libera e programmata di metodologie, strumenti,
organizzazione e tempi di insegnamento, da adottare nel
rispetto della possibile pluralita’ di opzioni
metodologiche, e in ogni iniziativa che sia espressione di
liberta’ progettuale, compresa l’eventuale offerta di
insegnamenti opzionali, facoltativi o aggiuntivi e nel
rispetto delle esigenze formative degli studenti. A tal
fine, sulla base di quanto disposto dall’art. 1, comma 71,
della legge 23 dicembre 1996, n. 662, sono definiti criteri
per la determinazione degli organici funzionali di
istituto, fermi restando il monte annuale orario
complessivo previsto per ciascun curriculum e quello
previsto per ciascuna delle discipline ed attivita’
indicate come fondamentali di ciascun tipo o indirizzo di
studi e l’obbligo di adottare procedure e strumenti di
verifica e valutazione della produttivita’ scolastica e del
raggiungimento degli obiettivi.
10. Nell’esercizio dell’autonomia organizzativa e
didattica le istituzioni scolastiche realizzano, sia
singolarmente che in forme consorziate, ampliamenti
dell’offerta formativa che prevedano anche percorsi
formativi per gli adulti, iniziative di prevenzione
dell’abbandono e della dispersione scolastica, iniziative
di utilizzazione delle strutture e delle tecnologie anche
in orari extrascolastici e a fini di raccordo con il mondo
del lavoro, iniziative di partecipazione a programmi
nazionali, regionali o comunitari e, nell’ambito di accordi
tra le regioni e l’amministrazione scolastica, percorsi
integrati tra diversi sistemi formativi. Le istituzioni
scolastiche autonome hanno anche autonomia di ricerca,
sperimentazione e sviluppo nei limiti del proficuo
esercizio dell’autonomia didattica e organizzativa. Gli
istituti regionali di ricerca, sperimentazione e
aggiornamento educativi, il Centro europeo dell’educazione,
la Biblioteca di documentazione pedagogica e le scuole ed
istituti a carattere atipico di cui alla parte I, titolo
II, capo III, del testo unico approvato con decreto
legislativo 16 aprile 1994, n. 297, sono riformati come
enti finalizzati al supporto dell’autonomia delle
istituzioni scolastiche autonome.
11. Con regolamento adottato ai sensi del comma 2 sono
altresi’ attribuite la personalita’ giuridica e l’autonomia
alle Accademie di belle arti, agli Istituti superiori per
le industrie artistiche, ai Conservatori di musica, alle
Accademie nazionali di arte drammatica e di danza, secondo
i principi contenuti nei commi 8, 9 e 10 e con gli
adattamenti resi necessari dalle specificita’ proprie di
tali istituzioni.
12. Le universita’ e le istituzioni scolastiche possono
stipulare convenzioni allo scopo di favorire attivita’ di
aggiornamento, di ricerca e di orientamento scolastico e
universitario.
13. Con effetto dalla data di entrata in vigore delle
norme regolamentari di cui ai commi 2 e 11 sono abrogate le
disposizioni vigenti con esse incompatibili, la cui
ricognizione e’ affidata ai regolamenti stessi.
14. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione,
di concerto con il Ministro del tesoro, sono emanate le
istruzioni generali per l’autonoma allocazione delle
risorse, per la formazione dei bilanci, per la gestione
delle risorse ivi iscritte e per la scelta dell’affidamento
dei servizi di tesoreria o di cassa, nonche’ per le
modalita’ del riscontro delle gestioni delle istituzioni
scolastiche, anche in attuazione dei principi contenuti nei
regolamenti di cui al comma 2. E’ abrogato il comma 9
dell’art. 4 della legge 24 dicembre 1993, n. 537.
15. Entro il 30 giugno 1999 il Governo e’ delegato ad
emanare un decreto legislativo di riforma degli organi
collegiali della pubblica istruzione di livello nazionale e
periferico che tenga conto della specificita’ del settore
scolastico, valorizzando l’autonomo apporto delle diverse
componenti e delle minoranze linguistiche riconosciute,
nonche’ delle specifiche professionalita’ e competenze, nel
rispetto dei seguenti criteri:
a) armonizzazione della composizione,
dell’organizzazione e delle funzioni dei nuovi organi con
le competenze dell’amministrazione centrale e periferica
come ridefinita a norma degli articoli 12 e 13 nonche’ con
quelle delle istituzioni scolastiche autonome;
b) razionalizzazione degli organi a norma dell’art. 12,
comma 1, lettera p);
c) eliminazione delle duplicazioni organizzative e
funzionali, secondo quanto previsto dall’art. 12, comma 1,
lettera g);
d) valorizzazione del collegamento con le comunita’
locali a norma dell’art. 12, comma 1, lettera i);
e) attuazione delle disposizioni di cui all’art. 59 del
decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 , e successive
modificazioni, nella salvaguardia del principio della
liberta’ di insegnamento.
16. Nel rispetto del principio della liberta’ di
insegnamento e in connessione con l’individuazione di nuove
figure professionali del personale docente, ferma restando
l’unicita’ della funzione, ai capi d’istituto e’ conferita
la qualifica dirigenziale contestualmente all’acquisto
della personalita’ giuridica e dell’autonomia da parte
delle singole istituzioni scolastiche. I contenuti e le
specificita’ della qualifica dirigenziale sono individuati
con decreto legislativo integrativo delle disposizioni del
decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 , e successive
modificazioni, da emanare entro un anno dalla data di
entrata in vigore della presente legge, sulla base dei
seguenti criteri:
a) l’affidamento, nel rispetto delle competenze degli
organi collegiali scolastici, di autonomi compiti di
direzione, di coordinamento e valorizzazione delle risorse
umane, di gestione di risorse finanziarie e strumentali,
con connesse responsabilita’ in ordine ai risultati;
b) il raccordo tra i compiti previsti dalla lettera a)
e l’organizzazione e le attribuzioni dell’amministrazione
scolastica periferica, come ridefinite ai sensi dell’art.
13, comma 1;
c) la revisione del sistema di reclutamento, riservato
al personale docente con adeguata anzianita’ di servizio,
in armonia con le modalita’ previste dall’art. 28 del
decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29;
d) l’attribuzione della dirigenza ai capi d’istituto
attualmente in servizio, assegnati ad una istituzione
scolastica autonoma, che frequentino un apposito corso di
formazione.
17. Il rapporto di lavoro dei dirigenti scolastici sara’
disciplinato in sede di contrattazione collettiva del
comparto scuola, articolato in autonome aree.
18. Nell’emanazione del regolamento di cui all’art. 13
la riforma degli uffici periferici del Ministero della
pubblica istruzione e’ realizzata armonizzando e
coordinando i compiti e le funzioni amministrative
attribuiti alle regioni ed agli enti locali anche in
materia di programmazione e riorganizzazione della rete
scolastica.
19. Il Ministro della pubblica istruzione presenta ogni
quattro anni al Parlamento, a decorrere dall’inizio
dell’attuazione dell’autonomia prevista nel presente
articolo, una relazione sui risultati conseguiti, anche al
fine di apportare eventuali modifiche normative che si
rendano necessarie.
20. Le regioni a statuto speciale e le province autonome
di Trento e di Bolzano disciplinano con propria legge la
materia di cui al presente articolo nel rispetto e nei
limiti dei propri statuti e delle relative norme di
attuazione.
20-bis. Con la stessa legge regionale di cui al comma 20
la regione Valle d’Aosta stabilisce tipologia, modalita’ di
svolgimento e di certificazione di una quarta prova scritta
di lingua francese, in aggiunta alle altre prove scritte
previste dalla legge 10 dicembre 1997, n. 425. Le modalita’
e i criteri di valutazione delle prove d’esame sono
definiti nell’ambito dell’apposito regolamento attuativo,
d’intesa con la regione Valle d’Aosta. E’ abrogato il comma
5 dell’art. 3 della legge 10 dicembre 1997, n. 425.».
– Il «Testo unico delle disposizioni legislative vigenti
in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni
ordine e grado» approvato con decreto legislativo 16 aprile
1994, n. 297, e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 19
maggio 1994, n. 115, supplemento ordinario.
– La legge 27 dicembre 2006, n. 296 recante
«Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e
pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2007)» e’
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 27 dicembre 2006, n.
299, supplemento ordinario.
– Per i riferimenti al decreto del Ministro della
pubblica istruzione n. 201 del 10 agosto 2000, si vedano le
note all’art. 7.
– Il decreto interministeriale 8 gennaio 2008, n. 3
recante «Criteri e parametri per la determinazione degli
organici del personale amministrativo, tecnico ed
ausiliario delle istituzioni scolastiche ed educative, per
l’anno scolastico 2007/2008» e’ pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 17 aprile 2008, n. 91 – serie generale.
– Si riporta il testo del comma 5, dell’art. 40, della
legge 27 dicembre 1997, n. 449 concernente «Misure per la
stabilizzazione della finanza pubblica»:
«Art. 40 (Personale della scuola). – (Omissis).
5. In coerenza con i poteri di organizzazione e di
gestione attribuiti sono rimesse alle singole istituzioni
scolastiche le decisioni organizzative, amministrative e
gestionali che assicurano efficacia e funzionalita’ alla
prestazione dei servizi, consentendo, tra l’altro, alle
stesse istituzioni, anche consorziate fra loro, di
deliberare l’affidamento in appalto dei servizi di pulizia
dei locali scolastici e delle loro pertinenze, previa
riduzione della dotazione organica di istituto, approvata
dal provveditore agli studi sulla base di criteri
predeterminati idonei anche ad evitare situazioni di
soprannumero del personale, in misura tale da consentire
economie nella spesa. Con decreto del Ministro del tesoro,
del bilancio e della programmazione economica, su proposta
del Ministro della pubblica istruzione, previo accertamento
delle economie realizzate, sono effettuate le occorrenti
variazioni di bilancio. In sede di contrattazione
decentrata a livello provinciale sono ridefinite le
modalita’ di organizzazione del lavoro del personale
ausiliario che non svolga attivita’ di pulizia.
(Omissis)».
– Il decreto del Ministro della pubblica istruzione n.
201 del 10 agosto 2000 reca: «Definizione organici e
consistenza dotazioni provinciali personale comparto scuola
– anni scolastici 1999/2000 e 2000/2001».
– Il testo del decreto interministeriale 21 novembre
2008, n. 97, concernente «Disposizioni concernenti la
determinazione degli organici del personale amministrativo
tecnico ed ausiliario del comparto scuola e la consistenza
della dotazione organica per l’anno scolastico 2008-2009»
e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – serie generale –
n. 33 del 10 febbraio 2009.
– Il decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 recante
«Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed
unificazione, per le materie ed i compiti di interesse
comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la
Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali», e’ pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 202 del 30 agosto 1997.
Nota all’art. 1:
– Per il testo dell’art. 64, del citato decreto-legge 25
giugno 2008, n. 112, si veda la nota al titolo.
– Per il testo dei commi 411 e 412 dell’art. 2 della
legge 24 dicembre 2007, n. 244, si vedano le note alle
premesse.

Art. 2.

Dotazioni organiche regionali, provinciali e organici di istituto

1. La consistenza numerica complessiva dei posti definita a livello
nazionale e’ ripartita in dotazioni organiche regionali, sentita la
Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 23
agosto 1997, n. 281, con riguardo alle specificita’ degli ambiti
territoriali interessati, con riferimento alle peculiarita’
strutturali, organizzative e operative delle istituzioni scolastiche,
alle diversita’ conseguenti alle situazioni ambientali e
socio-economiche, alle funzioni ed ai compiti previsti per i profili
professionali del personale. Nella ripartizione si tiene conto
altresi’, in relazione ai diversi contesti territoriali interessati,
dei fenomeni migratori da paesi extracomunitari, dei piani di
dimensionamento delle istituzioni scolastiche, nonche’ delle
condizioni logistico-strutturali, delle distanze e dei collegamenti
tra le istituzioni scolastiche situate nei comuni montani e nelle
piccole isole.
2. Ai fini del presente regolamento si intende per «dirigente
regionale» e per «dirigente scolastico», rispettivamente, il
dirigente con incarico di livello dirigenziale generale preposto
all’ufficio scolastico regionale e il dirigente preposto ad una
istituzione scolastica o educativa.
3. Il dirigente regionale provvede alla ripartizione della
dotazione organica regionale in dotazioni organiche provinciali,
avendo cura di promuovere interlocuzioni e confronti con le regioni e
con gli enti locali, con riferimento alle specifiche esigenze ed alle
diverse tipologie e condizioni di funzionamento delle istituzioni
scolastiche, accantonando una quota di posti pari al 3 per cento
della dotazione organica regionale per le finalita’ di cui al comma
5. Nella determinazione delle dotazioni organiche provinciali si
tiene conto, altresi’, delle situazioni di disagio legate a
specifiche situazioni locali, con particolare riguardo alle zone
caratterizzate da fenomeni di abbandono e dispersione scolastica.
4. Nel limite della dotazione organica regionale, il dirigente
regionale determina le dotazioni organiche di istituto previa
applicazione dei criteri e dei parametri di calcolo individuati con
il presente regolamento e relative tabelle annesse. I dirigenti
scolastici formulano al riguardo motivate proposte, ai sensi della
normativa vigente e sulla base delle esigenze risultanti dal piano
dell’offerta formativa, ispirandosi a criteri di razionale utilizzo
delle risorse umane e strumentali disponibili nell’istituzione
scolastica.
5. Il dirigente regionale assicura comunque il rispetto del limite
della dotazione organica regionale, anche, ove necessario, mediante
deroga ai criteri ed ai parametri di calcolo stabiliti per la
determinazione degli organici di istituto. Il medesimo dirigente
assegna le risorse di personale alle province di competenza in modo
da assicurare altresi’, nel rispetto delle esigenze di contenimento
della spesa, il funzionamento delle istituzioni scolastiche in
condizioni di sicurezza per gli alunni e di efficacia ed efficienza
del servizio erogato. La quota di posti accantonati di cui al comma 3
e’ assegnata in sede di determinazione dell’organico di diritto delle
istituzioni scolastiche ed e’ utilizzata, essenzialmente per far
fronte ad esigenze di particolare rilevanza e complessita’.
6. Le disposizioni del presente articolo, al fine di garantire la
continuita’ del servizio, restano efficaci fino all’adozione da parte
della regione interessata delle norme legislative necessarie ai sensi
dell’articolo 117 della Costituzione, nonche’ di un apparato
istituzionale idoneo allo svolgimento delle funzioni assegnate.

Nota all’art. 2:
– Si riporta il testo dell’art. 8 del decreto
legislativo 23 agosto 1997, n. 281 recante «Definizione ed
ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le
materie ed i compiti di interesse comune delle regioni,
delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-citta’
ed autonomie locali»:
«Art. 8 (Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali e
Conferenza unificata). – 1. La Conferenza Stato-citta’ ed
autonomie locali e’ unificata per le materie ed i compiti
di interesse comune delle regioni, delle province, dei
comuni e delle comunita’ montane, con la Conferenza
Stato-regioni.
2. La Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali e’
presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri o, per
sua delega, dal Ministro dell’interno o dal Ministro per
gli affari regionali nella materia di rispettiva
competenza; ne fanno parte altresi’ il Ministro del tesoro
e del bilancio e della programmazione economica, il
Ministro delle finanze, il Ministro dei lavori pubblici, il
Ministro della sanita’, il presidente dell’Associazione
nazionale dei comuni d’Italia – ANCI, il presidente
dell’Unione province d’Italia – UPI ed il presidente
dell’Unione nazionale comuni, comunita’ ed enti montani –
UNCEM. Ne fanno parte inoltre quattordici sindaci designati
dall’ANCI e sei presidenti di provincia designati dall’UPI.
Dei quattordici sindaci designati dall’ANCI cinque
rappresentano le citta’ individuate dall’art. 17 della
legge 8 giugno 1990, n. 142. Alle riunioni possono essere
invitati altri membri del Governo, nonche’ rappresentanti
di amministrazioni statali, locali o di enti pubblici.
3. La Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali e’
convocata almeno ogni tre mesi, e comunque in tutti i casi
il presidente ne ravvisi la necessita’ o qualora ne faccia
richiesta il presidente dell’ANCI, dell’UPI o dell’UNCEM.
4. La Conferenza unificata di cui al comma 1 e’
convocata dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Le
sedute sono presiedute dal Presidente del Consiglio dei
Ministri o, su sua delega, dal Ministro per gli affari
regionali o, se tale incarico non e’ conferito, dal
Ministro dell’interno.».
– Per il testo dell’art. 117 della Costituzione si
vedano le note alle premesse.

Art. 3.

Efficacia ed efficienza dei servizi

1. Le istituzioni scolastiche ed educative possono collegarsi in
rete per l’espletamento di compiti ed attivita’ di interesse comune.
Le relative modalita’ organizzative, gestionali ed operative sono
definite e indicate in appositi accordi tra le istituzioni
scolastiche interessate, nel rispetto dei principi stabiliti in
materia dall’articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 8
marzo 1999, n. 275, e delle norme di cui ai contratti collettivi in
vigore. I dirigenti preposti alle istituzioni scolastiche interessate
sottoscrivono gli accordi sentiti i direttori dei servizi generali e
amministrativi e le rappresentanze sindacali unitarie delle medesime
istituzioni.
2. L’impiego delle risorse di personale disponibili, ai sensi del
comma 1, puo’ riferirsi a tutti i profili professionali del personale
medesimo.
3. Nei casi di compresenza durante le ore di insegnamento
tecnico-scientifico, dell’insegnante teorico, dell’insegnante
tecnico-pratico e dell’assistente tecnico, puo’ disporsi con apposita
delibera della giunta esecutiva, la non attivazione del posto di
assistente tecnico o in sostituzione dello stesso l’istituzione di
altro posto di assistente tecnico di diversa area non coperta e di
cui si valuti necessaria l’attivazione. La predetta determinazione
non deve comportare, in alcun caso, situazioni di soprannumerarieta’
rispetto all’organico di istituto.
4. Nei periodi di sospensione dell’attivita’ didattica gli
assistenti tecnici possono essere utilizzati oltre che in attivita’
di manutenzione ordinaria del materiale tecnico, scientifico ed
informatico dei laboratori, officine, reparti di lavorazione o uffici
di rispettiva competenza, anche in attivita’ di manutenzione
straordinaria del predetto materiale e in attivita’ di supporto alla
didattica, necessarie per l’ordinato e puntuale avvio dell’anno
scolastico.

Nota all’art. 3:
– Il testo dell’art. 7 del decreto del Presidente della
Repubblica 8 marzo 1999, n. 275 recante «Norme in materia
di autonomia delle istituzioni scolastiche» e’ il seguente:
«Art. 7 (Reti di scuole). – 1. Le istituzioni
scolastiche possono promuovere accordi di rete o aderire ad
essi per il raggiungimento delle proprie finalita’
istituzionali.
2. L’accordo puo’ avere a oggetto attivita’ didattiche,
di ricerca, sperimentazione e sviluppo, di formazione e
aggiornamento; di amministrazione e contabilita’, ferma
restando l’autonomia dei singoli bilanci; di acquisto di
beni e servizi, di organizzazione e di altre attivita’
coerenti con le finalita’ istituzionali; se l’accordo
prevede attivita’ didattiche o di ricerca, sperimentazione
e sviluppo, di formazione e aggiornamento, e’ approvato,
oltre che dal consiglio di circolo o di istituto, anche dal
collegio dei docenti delle singole scuole interessate per
la parte di propria competenza.
3. L’accordo puo’ prevedere lo scambio temporaneo di
docenti, che liberamente vi consentono, fra le istituzioni
che partecipano alla rete i cui docenti abbiano uno stato
giuridico omogeneo. I docenti che accettano di essere
impegnati in progetti che prevedono lo scambio rinunciano
al trasferimento per la durata del loro impegno nei
progetti stessi, con le modalita’ stabilite in sede di
contrattazione collettiva.
4. L’accordo individua l’organo responsabile della
gestione delle risorse e del raggiungimento delle finalita’
del progetto, la sua durata, le sue competenze e i suoi
poteri, nonche’ le risorse professionali e finanziarie
messe a disposizione della rete dalle singole istituzioni;
l’accordo e’ depositato presso le segreterie delle scuole,
ove gli interessati possono prenderne visione ed estrarne
copia.
5. Gli accordi sono aperti all’adesione di tutte le
istituzioni scolastiche che intendano parteciparvi e
prevedono iniziative per favorire la partecipazione alla
rete delle istituzioni scolastiche che presentano
situazioni di difficolta’.
6. Nell’ambito delle reti di scuole, possono essere
istituiti laboratori finalizzati tra l’altro a:
a) la ricerca didattica e la sperimentazione;
b) la documentazione, secondo procedure definite a
livello nazionale per la piu’ ampia circolazione, anche
attraverso rete telematica, di ricerche, esperienze,
documenti e informazioni;
c) la formazione in servizio del personale scolastico;
d) l’orientamento scolastico e professionale.
7. Quando sono istituite reti di scuole, gli organici
funzionali di istituto possono essere definiti in modo da
consentire l’affidamento a personale dotato di specifiche
esperienze e competenze di compiti organizzativi e di
raccordo interistituzionale e di gestione dei laboratori di
cui al comma 6.
8. Le scuole, sia singolarmente che collegate in rete,
possono stipulare convenzioni con universita’ statali o
private, ovvero con istituzioni, enti, associazioni o
agenzie operanti sul territorio che intendono dare il loro
apporto alla realizzazione di specifici obiettivi.
9. Anche al di fuori dell’ipotesi prevista dal comma 1,
le istituzioni scolastiche possono promuovere e partecipare
ad accordi e convenzioni per il coordinamento di attivita’
di comune interesse che coinvolgono, su progetti
determinati, piu’ scuole, enti, associazioni del
volontariato e del privato sociale. Tali accordi e
convenzioni sono depositati presso le segreterie delle
scuole dove gli interessati possono prenderne visione ed
estrarne copia.
10. Le istituzioni scolastiche possono costituire o
aderire a consorzi pubblici e privati per assolvere compiti
istituzionali coerenti col Piano dell’offerta formativa di
cui all’art. 3 e per l’acquisizione di servizi e beni che
facilitino lo svolgimento dei compiti di carattere
formativo.».

Art. 4.

Servizi terziarizzati

1. Nelle istituzioni scolastiche in cui i compiti del profilo di
collaboratore scolastico sono assicurati, in tutto o in parte, da
personale esterno all’amministrazione, e’ indisponibile, a qualsiasi
titolo, il 25 per cento dei posti del corrispondente profilo
professionale.
2. Qualora i compiti di cui al comma 1 siano prestati da personale
gia’ addetto ai lavori socialmente utili, stabilizzato ai sensi
dell’articolo 78, comma 31, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, il
dirigente regionale promuove, con i rappresentanti delle categorie
interessate, opportune intese finalizzate alla ottimale utilizzazione
di tale personale nelle istituzioni scolastiche comprese nell’ambito
territoriale di competenza. Resta comunque confermata, nell’arco del
triennio 2009-2011, l’attuale consistenza numerica dei posti di
organico accantonati.
3. Le intese di cui al comma 2 tengono conto dei livelli
retributivi ed occupazionali garantiti, del numero del personale gia’
addetto ai lavori socialmente utili, della quantita’ e qualita’ dei
servizi richiesti, del monte ore necessario e delle esigenze delle
singole istituzioni scolastiche, che comportino modifiche od
integrazioni nella quantita’, qualita’ e distribuzione dei servizi
come attualmente definiti.
4. Ai fini di cui ai commi da 1 a 3 puo’ essere disposta la
compensazione, tra le istituzioni scolastiche, della percentuale dei
corrispondenti posti di organico da rendere indisponibile.
5. Il dirigente regionale puo’ promuovere analoghe intese
finalizzate al piu’ efficace ed efficiente utilizzo del personale
gia’ addetto ai lavori socialmente utili, attualmente impegnato nelle
istituzioni scolastiche in compiti di carattere amministrativo e
tecnico, con contratti di collaborazione coordinata e continuativa,
con conseguente accantonamento di un numero di posti della dotazione
organica del profilo di appartenenza, corrispondente al 50 per cento
degli stessi soggetti.

Nota all’art. 4:
– Si riporta il testo dell’art. 78, comma 31, della
legge 23 dicembre 2000, n. 388 recante «Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato
(legge finanziaria 2001)»:
«Art. 78 (Interventi urgenti in materia di
ammortizzatori sociali, di previdenza e di lavori
socialmente utili). – (Omissis).
31. Ai fini della stabilizzazione dell’occupazione dei
soggetti impegnati in progetti di lavori socialmente utili
presso gli istituti scolastici, sono definite, in base ai
criteri stabiliti ai sensi dell’art. 10, comma 2, del
decreto legislativo 28 febbraio 2000, n. 81, mediante
decreto del Ministro della pubblica istruzione, di concerto
con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale e il
Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica, procedure di terziarizzazione, ai sensi della
normativa vigente, secondo criteri e modalita’ che
assicurino la trasparenza e la competitivita’ degli
affidamenti. A tal fine e’ autorizzata la spesa di lire 287
miliardi per l’anno 2001 e di lire 575 miliardi per l’anno
2002. Al relativo onere si provvede, quanto a lire 249
miliardi per l’anno 2002, mediante riduzione
dell’autorizzazione di spesa di cui all’art. 66, comma 1,
della legge 17 maggio 1999, n. 144.
(omissis)».

Art. 5.

Stabilita’ dell’ organico di diritto

1. La necessita’ di attivazione di ulteriori posti successivamente
alla determinazione dell’organico di diritto, rappresentata dai
dirigenti scolastici, non puo’ comportare, in ogni caso, a livello
provinciale, incrementi di posti del medesimo organico. Ove
necessario, il dirigente regionale, sulla base delle indicazioni e
delle richieste formulate dai dirigenti scolastici, autorizza gli
eventuali incrementi di posti unicamente per compensazione, a livello
provinciale, revocando l’autorizzazione al funzionamento di un
corrispondente numero di posti dell’organico di diritto, per i quali,
all’inizio dell’anno scolastico siano venute meno le condizioni che
ne avevano legittimato l’istituzione. In tale caso il funzionamento
del posto deve, comunque, conseguire all’applicazione dei vigenti
criteri e parametri di calcolo degli organici di istituto ovvero ad
apposito, motivato provvedimento del dirigente regionale.

Art. 6.

Attribuzione temporanea di compiti e funzioni

1. In presenza delle condizioni previste dalle norme in vigore per
il conferimento delle supplenze temporanee, nel piano delle attivita’
di cui all’articolo 53 del contratto collettivo nazionale di lavoro
relativo al personale del comparto scuola per il quadriennio
normativo 2006-2009 e biennio economico 2006-2007 puo’ essere
previsto, in alternativa al conferimento delle predette supplenze,
l’attribuzione temporanea di compiti o funzioni al personale in
servizio, previa acquisizione di disponibilita’ al riguardo da parte
dello stesso.
2. L’importo corrispondente al 50 per cento delle economie
realizzate dall’istituzione scolastica, per effetto del mancato
conferimento delle supplenze, e’ assegnato, in misura proporzionale
all’effettivo servizio prestato, al personale che ha svolto i compiti
di cui al comma 1, secondo modalita’ da definire nell’ambito della
contrattazione di istituto.

Nota all’art. 6:
– Si riporta il testo dell’art. 53 del Contratto
collettivo nazionale di lavoro relativo al personale del
comparto scuola per il quadriennio normativo 2006/2009:
«Art. 53 (Modalita’ di prestazione dell’orario di
lavoro). – 1. All’inizio dell’anno scolastico il DSGA
formula una proposta di piano dell’attivita’ inerente la
materia del presente articolo, sentito il personale ATA.
Il dirigente scolastico, verificatane la congruenza
rispetto al POF ed espletate le procedure di cui all’art.
6, adotta il piano delle attivita’. La puntuale attuazione
dello stesso e’ affidata al direttore dei servizi generali
e amministrativi.
2. In coerenza con le presenti disposizioni, possono
essere adottate le sottoindicate tipologie di orario di
lavoro eventualmente coesistenti tra di loro in funzione
delle finalita’ e degli obiettivi definiti da ogni singolo
istituto:
a. Orario di lavoro flessibile:
l’orario di lavoro e’ funzionale all’orario di
servizio e di apertura all’utenza. Una volta stabilito
l’orario di servizio dell’istituzione scolastica o
educativa e’ possibile adottare l’orario flessibile di
lavoro giornaliero che consiste nell’anticipare o
posticipare l’entrata e l’uscita del personale
distribuendolo anche in cinque giornate lavorative, secondo
le necessita’ connesse alle finalita’ e agli obiettivi di
ciascuna istituzione scolastica o educativa (piano
dell’offerta formativa, fruibilita’ dei servizi da parte
dell’utenza, ottimizzazione dell’impiego delle risorse
umane ecc.).
I dipendenti che si trovino in particolari situazioni
previste dalle leggi n. 1204/1971, n. 903/1977, n. 104/1992
e decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, e che ne
facciano richiesta, vanno favoriti nell’utilizzo
dell’orario flessibile compatibilmente con le esigenze di
servizio anche nei casi in cui lo stesso orario non sia
adottato dall’istituzione scolastica o educativa.
Successivamente potranno anche essere prese in
considerazione le eventuali necessita’ del personale –
connesse a situazioni di tossicodipendenze, inserimento di
figli in asili nido, figli in eta’ scolare, impegno in
attivita’ di volontariato di cui alla legge n. 266/1991 –
che ne faccia richiesta, compatibilmente con l’insieme
delle esigenze del servizio, e tenendo anche conto delle
esigenze prospettate dal restante personale.
b. Orario plurisettimanale:
la programmazione plurisettimanale dell’orario di
lavoro ordinario, e’ effettuata in relazione a prevedibili
periodi nei quali si rileva un’esigenza di maggior
intensita’ delle attivita’ o particolari necessita’ di
servizio in determinati settori dell’istituzione
scolastica, con specifico riferimento alle istituzioni con
annesse aziende agrarie, tenendo conto delle disponibilita’
dichiarate dal personale coinvolto.
Ai fini dell’adozione dell’orario di lavoro
plurisettimanale devono essere osservati i seguenti
criteri:
a) il limite massimo dell’orario di lavoro ordinario
settimanale di 36 ore puo’ eccedere fino a un massimo di 6
ore per un totale di 42 ore per non piu’ di 3 settimane
continuative;
b) al fine di garantire il rispetto delle 36 ore medie
settimanali, i periodi di maggiore e di minore
concentrazione dell’orario devono essere individuati
contestualmente di anno in anno e, di norma,
rispettivamente, non possono superare le 13 settimane
nell’anno scolastico.
Le forme di recupero nei periodi di minor carico di
lavoro possono essere attuate mediante riduzione
giornaliera dell’orario di lavoro ordinario, oppure
attraverso la riduzione del numero delle giornate
lavorative.
c. Turnazioni:
la turnazione e’ finalizzata a garantire la copertura
massima dell’orario di servizio giornaliero e dell’orario
di servizio settimanale su cinque o sei giorni per
specifiche e definite tipologie di funzioni e di attivita’.
Si fa ricorso alle turnazioni qualora le altre tipologie di
orario ordinario non siano sufficienti a coprire le
esigenze di servizio.
I criteri che devono essere osservati per l’adozione
dell’orario di lavoro su turni sono i seguenti:
si considera in turno il personale che si avvicenda in
modo da coprire a rotazione l’intera durata del servizio;
la ripartizione del personale nei vari turni dovra’
avvenire sulla base delle professionalita’ necessarie in
ciascun turno;
l’adozione dei turni puo’ prevedere la sovrapposizione
tra il personale subentrante e quello del turno precedente;
un turno serale che vada oltre le ore 20 potra’ essere
attivato solo in presenza di casi ed esigenze specifiche
connesse alle attivita’ didattiche e al funzionamento
dell’istituzione scolastica;
nelle istituzioni educative il numero dei turni
notturni effettuabili nell’arco del mese da ciascun
dipendente non puo’, di norma, essere superiore ad otto. Il
numero dei turni festivi effettuabili nell’anno da ciascun
dipendente non puo’ essere, di norma, superiore ad un terzo
dei giorni festivi dell’anno. Nei periodi nei quali i
convittori non siano presenti nell’istituzione, il turno
notturno e’ sospeso salvo comprovate esigenze
dell’istituzione educativa e previa acquisizione della
disponibilita’ del personale;
l’orario notturno va dalle ore 22 alle ore 6 del giorno
successivo. Per turno notturno-festivo si intende quello
che cade nel periodo compreso tra le ore 22 del giorno
prefestivo e le ore 6 del giorno festivo e dalle ore 22 del
giorno festivo alle ore 6 del giorno successivo.
I dipendenti che si trovino in particolari situazioni
previste dalle leggi n. 1204/1971, n. 903/1977, n. 104/1992
e dal decreto legislativo n. 151/2001 possono, a richiesta,
essere esclusi dalla effettuazione di turni notturni. Hanno
diritto a non essere utilizzate le lavoratrici dall’inizio
dello stato di gravidanza e nel periodo di allattamento
fino a un anno.
3. L’orario di lavoro degli assistenti tecnici e’
articolato nel seguente modo:
a) assistenza tecnica alle esercitazioni didattiche per
almeno 24 ore in compresenza del docente;
b) le restanti 12 ore per la manutenzione e riparazione
delle attrezzature tecnico-scientifiche del laboratorio o
dei laboratori cui sono addetti, nonche’ per la
preparazione del materiale di esercitazione.
Nei periodi di sospensione dell’attivita’ didattica gli
assistenti tecnici saranno utilizzati in attivita’ di
manutenzione del materiale tecnico-scientifico-informatico
dei laboratori, officine, reparti di lavorazione o uffici
di loro competenza.».

Art. 7.

Norme finali e abrogazioni

1. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto
sono abrogati l’articolo 548 del testo unico delle disposizioni
legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di
ogni ordine e grado, di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n.
297, ed il decreto ministeriale 10 agosto 2000, n. 201.
2. E’ altresi’ abrogata ogni altra disposizione non legislativa
comunque incompatibile con quelle del presente regolamento.

Nota all’art. 7:
– L’art. 548 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n.
297 recante «Approvazione del testo unico delle
disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione,
relative alle scuole di ogni ordine e grado», abrogato dal
presente decreto recava:
«Art. 548 (Organici).».
– Il decreto del Ministro della pubblica istruzione n.
201 del 10 agosto 2000, abrogato dal presente decreto
recava: «Definizione organici e consistenza dotazioni
provinciali personale comparto scuola – anni scolastici
1999/2000 e 2000/2001».

Art. 8.

Entrata in vigore

1. Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo a
quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 22 giugno 2009

NAPOLITANO

Berlusconi, Presidente del Consiglio
dei Ministri
Gelmini, Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca
Tremonti, Ministro dell’economia e
delle finanze
Fitto, Ministro per i rapporti con le
regioni

Visto, il Guardasigilli: Alfano

Registrato alla Corte dei conti il 4 agosto 2009
Ufficio di controllo preventivo sui Ministeri dei servizi alla
persona e dei beni culturali, registro n. 5, foglio n. 279

Allegato

—-> Vedere tabelle da pag. 14 a pag. 19 <----

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 22 giugno 2009, n. 119 – Regolamento recante disposizioni per la definizione dei criteri e dei parametri per la determinazione della consistenza complessiva degli organici del personale amministrativo tecnico ed ausiliario (ATA) delle istituzioni scolastiche ed educative statali, a norma dell’articolo 64, commi 2, 3 e 4 lettera e) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. (09G0132) (GU n. 189 del 17-8-2009

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