DECRETO LEGISLATIVO 26 giugno 2015, n. 105 | Geometra.info

DECRETO LEGISLATIVO 26 giugno 2015, n. 105

Attuazione della direttiva 2012/18/UE relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose. (15G00121)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Vista la direttiva 96/82/CE del Consiglio, del 9 dicembre 1996, sul
controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con
determinate sostanze pericolose;
Vista la direttiva 2003/105/CE del Parlamento Europeo e del
Consiglio, del 16 dicembre 2003, che modifica la direttiva 96/82/CE,
sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con
determinate sostanze pericolose;
Vista la direttiva 2012/18/UE del Parlamento Europeo e del
Consiglio, del 4 luglio 2012 sul controllo del pericolo di incidenti
rilevanti connessi con sostanze pericolose;
Vista la legge del 6 agosto 2013, n. 96, recante delega al Governo
per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri
atti dell’Unione europea – Legge di delegazione europea 2013 e, in
particolare, l’allegato B;
Visto il decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 624, recante
attuazione della direttiva 92/91/CEE relativa alla sicurezza e salute
dei lavoratori nelle industrie estrattive per trivellazione e della
direttiva 92/104/CEE relativa alla sicurezza e salute dei lavoratori
nelle industrie estrattive a cielo aperto o sotterrane;
Visto il decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, recante
attuazione della direttiva 96/82/CE, relativa al controllo dei
pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze
pericolose;
Visto il decreto legislativo 21 settembre 2005, n. 238, recante
attuazione della direttiva 2003/105/CE, che modifica la direttiva
96/82/CE sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi
con determinate sostanze pericolose;
Visto il decreto legislativo 14 marzo 2014, n. 48, recante
attuazione dell’articolo 30 della direttiva 2012/18/UE;
Vista la deliberazione preliminare del Consiglio dei ministri,
adottata nella riunione del 27 marzo 2015;
Acquisito il parere della Conferenza Unificata di cui al decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, reso nella seduta del 7 maggio
2015;
Acquisito il parere delle competenti Commissioni della Camera dei
deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 23 giugno 2015;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di
concerto con i Ministri degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, della giustizia, dell’economia e delle finanze, della
salute, dell’interno, dello sviluppo economico e delle infrastrutture
e dei trasporti;

Emana
il seguente decreto legislativo:

Art. 1

Finalita’

1. Il presente decreto detta disposizioni finalizzate a prevenire
incidenti rilevanti connessi a determinate sostanze pericolose e a
limitarne le conseguenze per la salute umana e per l’ambiente.
2. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e
di Bolzano provvedono ad adeguare i rispettivi ordinamenti alle norme
fondamentali contenute nel presente decreto secondo le previsioni dei
rispettivi statuti e delle relative norme di attuazione.
3. Le disposizioni del presente decreto recanti obblighi o
adempimenti a carico del gestore nei confronti delle regioni o degli
organi regionali si intendono riferite per le province autonome di
Trento e di Bolzano, alla provincia autonoma territorialmente
competente; quelle che rinviano a organi tecnici regionali o
interregionali si intendono riferite agli enti, agli organismi e alle
strutture compresi negli enti territoriali di area vasta, di cui
all’articolo 1, commi 2 e 3, della legge 7 aprile 2014, n. 56,
competenti secondo il rispettivo ordinamento.
4. Fino all’avvenuto trasferimento alle regioni delle funzioni di
cui all’articolo 72 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, le
competenze amministrative relative alle attivita’ a rischio di
incidente rilevante conferite alle regioni dallo stesso articolo 72
sono esercitate dallo Stato secondo le disposizioni di cui al Capo II
del presente decreto.
Art. 2

Ambito di applicazione

1. Il presente decreto si applica agli stabilimenti, come definiti
all’articolo 3.
2. Il presente decreto non si applica:
a) agli stabilimenti, agli impianti o ai depositi militari;
b) ai pericoli connessi alle radiazioni ionizzanti derivanti dalle
sostanze;
c) salvo quanto previsto al comma 4, al trasporto di sostanze
pericolose e al deposito temporaneo intermedio direttamente connesso,
su strada, per ferrovia, per idrovia interna e marittima o per via
aerea, comprese le attivita’ di carico e scarico e il trasferimento
intermodale presso le banchine, i moli o gli scali ferroviari di
smistamento e terminali, al di fuori degli stabilimenti soggetti al
presente decreto;
d) al trasporto di sostanze pericolose in condotte, comprese le
stazioni di pompaggio al di fuori degli stabilimenti soggetti al
presente decreto;
e) allo sfruttamento, ovvero l’esplorazione, l’estrazione e il
trattamento di minerali in miniere e cave, anche mediante
trivellazione;
f) all’esplorazione e allo sfruttamento offshore di minerali,
compresi gli idrocarburi;
g) allo stoccaggio di gas in siti sotterranei offshore, compresi i
siti di stoccaggio dedicati e i siti in cui si effettuano anche
l’esplorazione e lo sfruttamento di minerali, tra cui idrocarburi;
h) alle discariche di rifiuti, compresi i siti di stoccaggio
sotterraneo.
3. In deroga a quanto previsto dalle lettere e) e h) del comma 2,
lo stoccaggio sotterraneo sulla terraferma di gas in giacimenti
naturali, acquiferi, cavita’ saline o miniere esaurite e le
operazioni di trattamento chimico o fisico e il deposito a esse
relativo, che comportano l’impiego di sostanze pericolose nonche’ gli
impianti operativi di smaltimento degli sterili, compresi i bacini e
le dighe di raccolta degli sterili, contenenti sostanze pericolose,
sono inclusi nell’ambito di applicazione del presente decreto. Negli
stoccaggi sotterranei sulla terraferma di gas in giacimenti naturali,
acquiferi, cavita’ saline o miniere esaurite si applicano le
disposizioni di coordinamento di cui all’allegato M.
4. Gli scali merci terminali di ferrovie rientrano nella disciplina
del presente decreto:
a) quando svolgono attivita’ di riempimento o svuotamento di
cisterne di sostanze pericolose o di carico o scarico in carri o
container di sostanze pericolose alla rinfusa in quantita’ uguali o
superiori a quelle indicate all’allegato 1;
b) quando effettuano una specifica attivita’ di deposito, diversa
da quella propria delle fasi di trasporto, dall’accettazione alla
riconsegna, di sostanze pericolose presenti in quantita’ uguali o
superiori a quelle indicate all’allegato 1.
5. Le disposizioni di cui al presente decreto si applicano fatte
salve le disposizioni in materia di sicurezza e salute dei lavoratori
sul luogo di lavoro.
Art. 3

Definizioni

1. Ai fini del presente decreto valgono le seguenti definizioni:
a) «stabilimento»: tutta l’area sottoposta al controllo di un
gestore, nella quale sono presenti sostanze pericolose all’interno di
uno o piu’ impianti, comprese le infrastrutture o le attivita’ comuni
o connesse; gli stabilimenti sono stabilimenti di soglia inferiore o
di soglia superiore;
b) «stabilimento di soglia inferiore»: uno stabilimento nel quale
le sostanze pericolose sono presenti in quantita’ pari o superiori
alle quantita’ elencate nella colonna 2 della parte 1 o nella colonna
2 della parte 2 dell’allegato 1, ma in quantita’ inferiori alle
quantita’ elencate nella colonna 3 della parte 1, o nella colonna 3
della parte 2 dell’allegato 1, applicando, ove previsto, la regola
della sommatoria di cui alla nota 4 dell’allegato 1;
c) «stabilimento di soglia superiore»: uno stabilimento nel quale
le sostanze pericolose sono presenti in quantita’ pari o superiori
alle quantita’ elencate nella colonna 3 della parte 1 o nella colonna
3 della parte 2 dell’allegato 1, applicando, ove previsto, la regola
della sommatoria di cui alla nota 4 dell’allegato 1;
d) «stabilimento adiacente»: uno stabilimento ubicato in
prossimita’ tale di un altro stabilimento da aumentare il rischio o
le conseguenze di un incidente rilevante;
e) «nuovo stabilimento»:
1) uno stabilimento che avvia le attivita’ o che e’ costruito il 1°
giugno 2015 o successivamente a tale data, oppure
2) un sito di attivita’ che rientra nell’ambito di applicazione
della direttiva 2012/18/UE o uno stabilimento di soglia inferiore che
diventa uno stabilimento di soglia superiore o viceversa il 1° giugno
2015 o successivamente a tale data, per modifiche ai suoi impianti o
attivita’ che determinino un cambiamento del suo inventario delle
sostanze pericolose;
f) «stabilimento preesistente»: uno stabilimento che il 31 maggio
2015 rientra nell’ambito di applicazione del decreto legislativo 17
agosto 1999, n. 334, e che, a decorrere dal 1° giugno 2015, rientra
nell’ambito di applicazione della direttiva 2012/18/UE, senza
modifiche della sua classificazione come stabilimento di soglia
inferiore o stabilimento di soglia superiore;
g) «altro stabilimento»: un sito di attivita’ che rientra
nell’ambito di applicazione della direttiva 2012/18/UE, o uno
stabilimento di soglia inferiore che diventa uno stabilimento di
soglia superiore o viceversa, il 1° giugno 2015 o successivamente a
tale data, per motivi diversi da quelli di cui alla lettera e);
h) «impianto»: un’unita’ tecnica all’interno di uno stabilimento e
che si trovi fuori terra o a livello sotterraneo, nel quale sono
prodotte, utilizzate, maneggiate o immagazzinate le sostanze
pericolose; esso comprende tutte le apparecchiature, le strutture, le
condotte, i macchinari, gli utensili, le diramazioni ferroviarie
private, le banchine, i pontili che servono l’impianto, i moli, i
magazzini e le strutture analoghe, galleggianti o meno, necessari per
il funzionamento di tale impianto;
i) «gestore»: qualsiasi persona fisica o giuridica che detiene o
gestisce uno stabilimento o un impianto, oppure a cui e’ stato
delegato il potere economico o decisionale determinante per
l’esercizio tecnico dello stabilimento o dell’impianto stesso;
l) «sostanza pericolosa»: una sostanza o miscela di cui alla parte
1 o elencata nella parte 2 dell’allegato 1, sotto forma di materia
prima, prodotto, sottoprodotto, residuo o prodotto intermedio;
m) «miscela»: una miscela o una soluzione composta di due o piu’
sostanze;
n) «presenza di sostanze pericolose»: la presenza, reale o
prevista, di sostanze pericolose nello stabilimento, oppure di
sostanze pericolose che e’ ragionevole prevedere che possano essere
generate, in caso di perdita del controllo dei processi, comprese le
attivita’ di deposito, in un impianto in seno allo stabilimento, in
quantita’ pari o superiori alle quantita’ limite previste nella parte
1 o nella parte 2 dell’allegato 1;
o) «incidente rilevante»: un evento quale un’emissione, un incendio
o un’esplosione di grande entita’, dovuto a sviluppi incontrollati
che si verifichino durante l’attivita’ di uno stabilimento soggetto
al presente decreto e che dia luogo a un pericolo grave, immediato o
differito, per la salute umana o l’ambiente, all’interno o
all’esterno dello stabilimento, e in cui intervengano una o piu’
sostanze pericolose;
p) «pericolo»: la proprieta’ intrinseca di una sostanza pericolosa
o della situazione fisica, esistente in uno stabilimento, di
provocare danni per la salute umana e/o per l’ambiente;
q) «rischio»: la probabilita’ che un determinato evento si
verifichi in un dato periodo o in circostanze specifiche;
r) «deposito»: la presenza di una certa quantita’ di sostanze
pericolose a scopo di immagazzinamento, deposito per custodia in
condizioni di sicurezza o stoccaggio;
s) «deposito temporaneo intermedio»: deposito dovuto a sosta
temporanea richiesta dalle condizioni di trasporto, di traffico o ai
fini del cambio del modo o del mezzo di trasporto, non finalizzato al
trattamento e allo stoccaggio;
t) «pubblico»: una o piu’ persone fisiche o giuridiche nonche’, ai
sensi della disciplina vigente, le associazioni, le organizzazioni o
i gruppi di tali persone;
u) «pubblico interessato»: il pubblico che subisce o puo’ subire
gli effetti delle decisioni adottate su questioni disciplinate
dall’articolo 24, comma 1, o che ha un interesse da far valere in
tali decisioni; ai fini della presente definizione le organizzazioni
non governative che promuovono la protezione dell’ambiente e che
soddisfano i requisiti previsti dalla disciplina vigente si
considerano portatrici di un siffatto interesse;
v) «ispezioni»: tutte le azioni di controllo, incluse le visite in
situ, delle misure, dei sistemi, delle relazioni interne e dei
documenti di follow-up, nonche’ qualsiasi attivita’ di follow-up
eventualmente necessaria, compiute da o per conto dell’autorita’
competente al fine di controllare e promuovere il rispetto dei
requisiti fissati dal presente decreto da parte degli stabilimenti.
Art. 4

Valutazione dei pericoli di incidente rilevante
per una particolare sostanza pericolosa

1. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare, su proposta del gestore o di altro soggetto interessato,
valuta, al fine della comunicazione alla Commissione europea di cui
al comma 6, se e’ impossibile in pratica che una sostanza pericolosa
di cui alla parte 1, o elencata nella parte 2 dell’allegato 1,
provochi un rilascio di materia o energia che possa dar luogo a un
incidente rilevante, sia in condizioni normali che anormali,
ragionevolmente prevedibili. Il Ministero, ai fini della valutazione,
si avvale dell’Istituto superiore per la protezione ambientale (di
seguito ISPRA) e degli altri organi tecnici nazionali di cui
all’articolo 9, per gli aspetti di specifica competenza.
2. Detta valutazione, effettuata in base ai criteri e con le
modalita’ definiti con decreto del Ministro dell’ambiente e della
tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministri
dell’interno, della salute e dello sviluppo economico, sentita la
Conferenza Unificata, da adottare ai sensi dell’articolo 17, comma 3,
della legge 23 agosto 1988, n. 400, tiene conto delle informazioni di
cui al comma 4, e si basa su una o piu’ delle seguenti
caratteristiche:
a) la forma fisica della sostanza pericolosa in condizioni normali
di lavorazione o manipolazione o in caso di perdita di contenimento
non programmata;
b) le proprieta’ intrinseche della sostanza o delle sostanze
pericolose, in particolare quelle relative al comportamento
dispersivo in uno scenario di incidente rilevante, quali la massa
molecolare e la tensione di vapor saturo;
c) la concentrazione massima della sostanza o delle sostanze
pericolose nel caso di miscele.
3. Ai fini della valutazione di cui al comma 1 si tiene conto, ove
appropriato, del contenimento e dell’imballaggio generico della
sostanza pericolosa, in particolare laddove disciplinati da
specifiche disposizioni normative dell’Unione europea.
4. La proposta di cui al comma 1, formulata dal proponente in
conformita’ ai criteri ed alle modalita’ del decreto di cui al comma
2, deve essere corredata delle informazioni necessarie per valutare
le proprieta’ della sostanza pericolosa in questione sotto il profilo
dei pericoli per la salute, dei pericoli fisici e dei pericoli per
l’ambiente, che comprendono:
a) un elenco dettagliato delle proprieta’ necessarie a valutare i
rischi potenziali che presenta una sostanza pericolosa di provocare
danni fisici o danni per la salute umana o per l’ambiente;
b) proprieta’ fisiche e chimiche (ad esempio, massa molecolare,
tensione di vapor saturo, tossicita’ intrinseca, punto di
ebollizione, reattivita’, viscosita’, solubilita’ e altre proprieta’
pertinenti);
c) proprieta’ relative ai pericoli per la salute e ai pericoli
fisici (ad esempio reattivita’, infiammabilita’, tossicita’, oltre a
fattori aggiuntivi quali le modalita’ di aggressione sul corpo, il
tasso di ferimento e mortalita’, gli effetti a lungo termine e altre
proprieta’ a seconda dei casi);
d) proprieta’ relative ai pericoli per l’ambiente (ad esempio,
ecotossicita’, persistenza, bioaccumulazione, potenziale di
propagazione a lunga distanza nell’ambiente e altre proprieta’
pertinenti);
e) se disponibile, la classificazione, a livello dell’Unione
europea, della sostanza o miscela;
f) informazioni sulle specifiche condizioni operative per la
sostanza (ad esempio, temperatura, pressione e altre condizioni a
seconda dei casi) alle quali la sostanza pericolosa e’ immagazzinata,
utilizzata o puo’ essere presente nel caso di operazioni anormali
prevedibili o di incidenti quali incendi.
5. La proposta di valutazione di cui al comma 1 e’ presentata al
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, che
si esprime nel merito, sulla base degli esiti dell’istruttoria
effettuata ai sensi del comma 1, entro 120 giorni dalla
presentazione, dandone comunicazione al proponente.
6. Qualora il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio
e del mare, a seguito della valutazione effettuata, ritenga che una
sostanza pericolosa non presenti un pericolo di incidente rilevante
ai sensi del comma 1, lo comunica alla Commissione europea unitamente
ai documenti giustificativi, comprese le informazioni di cui al comma
4, per i fini di cui all’articolo 4 della direttiva 2012/18/UE.
Capo II

Competenze
Art. 5

Funzioni del Ministero dell’ambiente
e della tutela del territorio e del mare

1. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare, oltre alle funzioni previste dal presente decreto legislativo
in merito a valutazioni e controlli, esercita funzioni di indirizzo e
coordinamento in materia di controllo dei pericoli di incidenti
rilevanti e provvede allo scambio di informazioni con la Commissione
europea e gli Stati membri dell’Unione europea, sulla base delle
informazioni fornite dalle autorita’ competenti.
2. Al fine dello scambio di informazioni nell’ambito dell’Unione
europea il Ministero:
a) in caso di applicazione dell’esenzione dall’obbligo di
predisposizione del piano di emergenza esterna di cui all’articolo
21, comma 11, in uno stabilimento vicino al territorio di un altro
Stato membro, informa tempestivamente lo Stato interessato della
decisione motivata di non predisporre il piano di emergenza esterna,
a causa della impossibilita’ di generare alcun pericolo di incidente
rilevante al di fuori dei confini dello stabilimento medesimo;
b) qualora un altro Stato membro possa subire gli effetti
transfrontalieri di un incidente rilevante, verificatosi in uno degli
stabilimenti di soglia superiore, mette a disposizione di tale Stato
informazioni sufficienti ad applicare, se del caso, le pertinenti
disposizioni degli articoli 21, 22 e 23;
c) informa tempestivamente la Commissione europea sugli incidenti
rilevanti verificatisi sul territorio nazionale e che rispondano ai
criteri riportati all’allegato 6, con le modalita’ di cui
all’articolo 26;
d) entro il 30 settembre 2019, e successivamente ogni quattro anni,
presenta alla Commissione europea una relazione quadriennale
sull’attuazione della direttiva 2012/18/UE con le modalita’ stabilite
dalla Commissione stessa ai sensi dell’articolo 21, paragrafo 5,
della direttiva 2012/18/UE;
e) comunica alla Commissione europea il nome e la ragione sociale
del gestore, l’indirizzo degli stabilimenti soggetti all’articolo 2,
comma 1, nonche’ informazioni sulle attivita’ dei suddetti
stabilimenti con le modalita’ stabilite dalla Commissione stessa ai
sensi dell’articolo 21, paragrafo 5, della direttiva 2012/18/UE.
3. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare coordina ed indirizza la predisposizione e l’aggiornamento, da
parte dell’ISPRA, dell’inventario degli stabilimenti suscettibili di
causare incidenti rilevanti e degli esiti di valutazione dei rapporti
di sicurezza e delle ispezioni. L’inventario e’ utilizzato anche al
fine della trasmissione delle notifiche da parte dei gestori e dello
scambio delle informazioni tra le amministrazioni competenti.
4. Le autorita’ competenti rendono disponibili, per via telematica,
al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare
le informazioni necessarie per le comunicazioni di cui al comma 2.
Art. 6

Funzioni del Ministero dell’interno

1. Per l’espletamento delle funzioni di cui al presente decreto il
Ministero dell’interno istituisce, nell’ambito di ciascuna regione,
un Comitato tecnico regionale (CTR).
2. Il Ministero dell’interno – Dipartimento Vigili del Fuoco,
Soccorso Pubblico e Difesa Civile – Direzione Centrale Prevenzione e
Sicurezza Tecnica, in collaborazione con l’ISPRA, predispone il piano
nazionale di ispezioni di cui all’articolo 27, comma 3, per gli
stabilimenti di soglia superiore e coordina la programmazione delle
ispezioni ordinarie predisposta dai CTR.
3. Il CTR, relativamente agli stabilimenti di soglia superiore:
a) effettua le istruttorie sui rapporti di sicurezza e adotta i
provvedimenti conclusivi;
b) programma e svolge le ispezioni ordinarie di cui all’articolo 27
e adotta i provvedimenti discendenti dai relativi esiti;
c) applica, tramite la Direzione regionale o interregionale dei
Vigili del fuoco, le sanzioni amministrative pecuniarie di cui
all’articolo 28;
d) fornisce al Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare le informazioni necessarie per gli adempimenti
di cui all’articolo 5 e all’articolo 27, comma 13.
4. Il CTR, su istanza del Comune, fornisce un parere tecnico di
compatibilita’ territoriale ed urbanistica, e fornisce alle autorita’
competenti per la pianificazione territoriale e urbanistica i pareri
tecnici per l’elaborazione dei relativi strumenti di pianificazione,
come previsto all’articolo 22.
5. Il CTR, in accordo con la regione o il soggetto da essa
designato, eventualmente acquisendo informazioni dai competenti Enti
territoriali, individua gli stabilimenti o i gruppi di stabilimenti
soggetti ad effetto domino e le aree ad elevata concentrazione di
stabilimenti e provvede ai relativi adempimenti, come previsto
all’articolo 19.
6. Il Prefetto competente per territorio predispone i piani di
emergenza esterna per gli stabilimenti di soglia superiore ed
inferiore e ne dispone l’attuazione, secondo quanto previsto agli
articoli 21 e 25.
Art. 7

Funzioni della Regione

1. La Regione o il soggetto da essa designato relativamente agli
stabilimenti di soglia inferiore:
a) predispone il piano regionale di ispezioni di cui all’articolo
27, comma 3, programma e svolge le relative ispezioni ordinarie e
straordinarie, e adotta i provvedimenti discendenti dai loro esiti;
b) si esprime, ai sensi dell’articolo 19, al fine della
individuazione degli stabilimenti soggetti ad effetto domino e delle
aree ad elevata concentrazione di stabilimenti;
c) fornisce al Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare le informazioni necessarie per gli adempimenti
di cui all’articolo 5 e all’articolo 27, comma 13;
d) disciplina le modalita’ anche contabili relative al versamento
delle tariffe di competenza regionale di cui all’articolo 30.
2. La Regione o il soggetto da essa designato ai fini
dell’esercizio delle funzioni di cui al comma 1, fermo restando il
supporto tecnico scientifico dell’agenzia regionale per l’ambiente
territorialmente competente, puo’ stipulare apposita convenzione con
la Direzione regionale o interregionale dei vigili del fuoco
competente per territorio.
Art. 8

Funzioni degli altri enti territoriali

1. Il Comune esercita le funzioni:
a) relative al controllo dell’urbanizzazione in relazione alla
presenza di stabilimenti, con le modalita’ specificate all’articolo
22;
b) relative alla informazione, consultazione e partecipazione ai
processi decisionali del pubblico previste agli articoli 23 e 24.
2. L’ente territoriale di area vasta di cui all’articolo 1, commi 2
e 3 della legge 7 aprile 2014, n. 56, esercita le funzioni relative
al controllo dell’urbanizzazione in relazione alla presenza di
stabilimenti, con le modalita’ specificate all’articolo 22.
Art. 9

Organi tecnici nazionali e regionali

1. Ai fini dell’applicazione del presente decreto i ministeri
competenti si avvalgono, in relazione alle specifiche competenze,
dell’ISPRA, dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli
infortuni sul lavoro (INAIL), dell’Istituto superiore di sanita’
(ISS) e del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco (CNVVF) i quali,
nell’ambito delle ordinarie disponibilita’ dei propri bilanci,
possono elaborare e promuovere programmi di formazione in materia di
rischi di incidenti rilevanti. Le Regioni o i soggetti da esse
designati si possono avvalere, in relazione alle specifiche
competenze, dell’ARPA e, tramite convenzioni, degli organi tecnici
nazionali.
Art. 10

Comitato tecnico regionale:
composizione e funzionamento

1. Il Comitato tecnico regionale (CTR) e’ composto da:
a) il Direttore regionale o interregionale dei vigili del fuoco
competente per territorio, con funzione di presidente;
b) tre funzionari tecnici del Corpo nazionale dei vigili del fuoco
della regione, di cui almeno due con qualifica di dirigente;
c) il Comandante provinciale dei vigili del fuoco competente per
territorio;
d) un rappresentante della Direzione territoriale del lavoro
territorialmente competente;
e) un rappresentante dell’ordine degli ingegneri degli enti
territoriali di area vasta, di cui all’articolo 1, commi 2 e 3, della
legge 7 aprile 2014, n. 56, in cui ha sede la direzione regionale o
interregionale dei vigili del fuoco;
f) un rappresentante della regione o della provincia autonoma
territorialmente competente;
g) due rappresentanti dell’agenzia regionale per la protezione
dell’ambiente territorialmente competente;
h) un rappresentante dell’Unita’ operativa territoriale dell’INAIL
competente;
i) un rappresentante dell’Azienda sanitaria locale territorialmente
competente;
l) un rappresentante del Comune territorialmente competente;
m) un rappresentante dell’Ufficio nazionale minerario per gli
idrocarburi e le georisorse (UNMIG), per gli stabilimenti che
svolgono le attivita’ di cui all’articolo 2, comma 3;
n) un rappresentante dell’autorita’ marittima territorialmente
competente, per gli stabilimenti presenti nei porti e nelle aree
portuali;
o) un rappresentante dell’ente territoriale di area vasta di cui
all’articolo 1, commi 2 e 3 della legge 7 aprile 2014, n. 56.
2. Le funzioni di segretario sono svolte da un dipendente della
Direzione regionale o interregionale dei vigili del fuoco.
3. Per ogni componente e’ designato un membro supplente. Al fine di
garantire la funzionalita’ del CTR, ogni ente assicura la presenza
dei propri rappresentanti.
4. Il Direttore regionale o interregionale dei Vigili del fuoco
competente per territorio, sulla base delle designazioni degli enti
rappresentati nel comitato, nomina i componenti del CTR.
5. Ciascun CTR adotta il proprio regolamento di funzionamento,
sulla base delle direttive emanate dal Ministero dell’interno.
6. Il CTR e’ costituito validamente con la presenza dei due terzi
dei componenti e delibera a maggioranza dei presenti.
7. Il presidente del CTR designa i componenti dei gruppi di lavoro
incaricati dello svolgimento delle istruttorie nonche’ delle
commissioni incaricate di effettuare le ispezioni. Il numero dei
componenti dei gruppi di lavoro incaricati dello svolgimento delle
istruttorie e’ pari a 4; il numero dei componenti delle commissioni
incaricate di effettuare le ispezioni e’ pari a 3.
8. Il CTR puo’ avvalersi, senza oneri a carico della finanza
pubblica, del supporto tecnico-scientifico di enti ed istituzioni
pubbliche competenti.
9. Per le attivita’ svolte nell’ambito del CTR non sono corrisposti
gettoni, compensi, rimborsi spese o altri emolumenti comunque
denominati, fatta eccezione per eventuali costi di missione, che
restano a carico delle amministrazioni di appartenenza.
Art. 11

Coordinamento per l’uniforme applicazione
sul territorio nazionale

1. E’ istituito, presso il Ministero dell’ambiente e della tutela
del territorio e del mare, un Coordinamento tra i rappresentanti di
tale Ministero, del Dipartimento di protezione civile presso la
Presidenza del Consiglio dei ministri, dei Ministeri dell’interno,
delle infrastrutture e trasporti, dello sviluppo economico, della
salute, delle Regioni e Province autonome, dell’Associazione
nazionale comuni d’Italia (ANCI) e dell’Unione Province Italiane
(UPI). Partecipano al Coordinamento rappresentanti del Corpo
nazionale dei vigili del fuoco, dell’INAIL, dell’Istituto superiore
di sanita’ nonche’, in rappresentanza del Sistema nazionale per la
protezione ambientale, esperti dell’ISPRA e, su indicazione della
regione o provincia autonoma di appartenenza, delle agenzie regionali
e provinciali per la protezione dell’ambiente. Il Coordinamento opera
attraverso l’indizione di riunioni periodiche e la creazione di una
rete di referenti per lo scambio di dati e di informazioni. Il
Coordinamento, per lo svolgimento delle sue funzioni, puo’ convocare,
a soli fini consultivi, rappresentanti dei portatori di interesse,
quali associazioni degli industriali, delle organizzazioni sindacali
maggiormente rappresentative, delle associazioni ambientali
riconosciute tali ai sensi e per gli effetti dell’articolo 13 della
legge 8 luglio 1986, n. 349.
2. Il Coordinamento di cui al comma 1 assicura, anche mediante
gruppi di lavoro, l’elaborazione di indirizzi e di linee guida in
relazione ad aspetti di comune interesse e permette un esame
congiunto di temi e quesiti connessi all’applicazione del presente
decreto, anche al fine di garantire un’attuazione coordinata e
omogenea delle nuove norme e di prevenire le situazioni di
inadempimento e le relative conseguenze.
3. Il ruolo di segreteria tecnica del Coordinamento di cui al comma
1 e’ svolto dall’ISPRA.
4. Il Coordinamento di cui al comma 1, in particolare, puo’
formulare proposte ai fini dell’adozione dei decreti ministeriali
previsti dal presente decreto.
5. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare rende note, a mezzo di pubblicazione sul sito web istituzionale,
le determinazioni del Coordinamento nonche’ gli indirizzi e gli
orientamenti dell’Unione europea.
6. Per le attivita’ a qualunque titolo svolte nell’ambito del
Coordinamento non sono corrisposti gettoni, compensi, rimborsi spese
o altri emolumenti comunque denominati, fatta eccezione per eventuali
costi di missione, che restano a carico delle amministrazioni di
appartenenza.
7. Le autorita’ competenti in materia di rischio di incidente
rilevante cooperano, in ambito regionale, nello svolgimento dei
propri compiti.
Capo III

Adempimenti
Art. 12

Obblighi generali del gestore

1. Il gestore e’ tenuto ad adottare tutte le misure idonee a
prevenire gli incidenti rilevanti e a limitarne le conseguenze per la
salute umana e per l’ambiente.
2. Il gestore e’ tenuto a dimostrare in qualsiasi momento alle
autorita’ competenti e di controllo, in particolare ai fini delle
ispezioni e dei controlli, l’adozione di tutte le misure necessarie
previste dal presente decreto legislativo.
Art. 13

Notifica

1. Il gestore dello stabilimento e’ obbligato a trasmettere, con le
modalita’ di cui al comma 5, al CTR, alla Regione e al soggetto da
essa designato, al Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare tramite l’ISPRA, alla Prefettura, al Comune, al
Comando provinciale dei Vigili del fuoco una notifica, redatta
secondo il modulo riportato in allegato 5, entro i seguenti termini:
a) per i nuovi stabilimenti, centottanta giorni prima dell’inizio
della costruzione o sessanta giorni prima delle modifiche che
comportano un cambiamento dell’inventario delle sostanze pericolose;
b) in tutti gli altri casi, entro un anno dalla data a decorrere
dalla quale la direttiva 2012/18/UE si applica allo stabilimento.
2. La notifica, sottoscritta nelle forme dell’autocertificazione
secondo quanto stabilito dalla disciplina vigente, contiene le
seguenti informazioni:
a) il nome o la ragione sociale del gestore e l’indirizzo completo
dello stabilimento;
b) la sede legale del gestore, con l’indirizzo completo;
c) il nome e la funzione della persona responsabile dello
stabilimento, se diversa da quella di cui alla lettera a);
d) le informazioni che consentano di individuare le sostanze
pericolose e la categoria di sostanze pericolose presenti o che
possono essere presenti;
e) la quantita’ e lo stato fisico della sostanza pericolosa o delle
sostanze pericolose in questione;
f) l’attivita’, in corso o prevista, dello stabilimento;
g) l’ambiente immediatamente circostante lo stabilimento e i
fattori passibili di causare un incidente rilevante o di aggravarne
le conseguenze, comprese informazioni, se disponibili, sugli
stabilimenti adiacenti, su siti che non rientrano nell’ambito di
applicazione del presente decreto, aree e sviluppi edilizi che
potrebbero essere all’origine o aggravare il rischio o le conseguenze
di un incidente rilevante e di effetti domino.
3. Quanto previsto ai commi 1 e 2 non si applica se, anteriormente
al 1° giugno 2015, il gestore ha gia’ trasmesso la notifica, ai sensi
del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, ai destinatari di cui
al comma 1 e se le informazioni contenute nella notifica soddisfano i
requisiti di cui al comma 2 e sono rimaste invariate.
4. Il gestore, unitamente alla notifica di cui al comma 1, invia ai
medesimi destinatari le ulteriori informazioni indicate nelle sezioni
informative del modulo di cui all’allegato 5;
5. La notifica, corredata delle informazioni di cui al comma 4, e’
trasmessa dal gestore ai destinatari di cui al comma 1 in formato
elettronico utilizzando i servizi e gli strumenti di invio telematico
messi a disposizione attraverso l’inventario degli stabilimenti
suscettibili di causare incidenti rilevanti di cui all’articolo 5,
comma 3. Nelle more della predisposizione dei suddetti servizi e
strumenti di invio telematico, il gestore e’ tenuto a trasmettere la
notifica ai destinatari di cui al comma 1 esclusivamente via posta
elettronica certificata firmata digitalmente. Le informazioni
contenute nella notifica sono rese disponibili, tramite il suddetto
inventario nazionale, agli organi tecnici e alle amministrazioni
incaricati dei controlli negli stabilimenti.
6. Il gestore degli stabilimenti puo’ allegare alla notifica di cui
al comma 1 le certificazioni o autorizzazioni previste dalla
normativa vigente in materia ambientale e di sicurezza e quanto altro
eventualmente predisposto in base a regolamenti comunitari volontari,
come ad esempio il Regolamento (CE) n. 1221/2009 del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2009, sull’adesione
volontaria delle imprese del settore industriale a un sistema
comunitario di ecogestione e audit, e norme tecniche internazionali.
7. Il gestore aggiorna la notifica di cui al comma 1 e le sezioni
informative di cui all’allegato 5, prima dei seguenti eventi:
a) una modifica che comporta un cambiamento dell’inventario delle
sostanze pericolose significativo ai fini del rischio di incidente
rilevante, quali un aumento o decremento significativo della
quantita’ oppure una modifica significativa della natura o dello
stato fisico delle sostanze pericolose o una modifica significativa
dei processi che le impiegano;
b) modifica dello stabilimento o di un impianto che potrebbe
costituire aggravio del preesistente livello di rischio ai sensi
dell’articolo 18;
c) chiusura definitiva dello stabilimento o sua dismissione;
d) variazione delle informazioni di cui ai commi 2 e 4.
8. Il gestore di un nuovo stabilimento ovvero il gestore che ha
realizzato modifiche con aggravio del preesistente livello di rischio
ovvero modifiche tali da comportare obblighi diversi per lo
stabilimento stesso ai sensi del presente decreto, previo
conseguimento delle previste autorizzazioni, prima dell’avvio delle
attivita’ ne da’ comunicazione ai destinatari della notifica di cui
al comma 1.
9. Le attivita’ per la verifica delle informazioni contenute nella
notifica, ai fini dell’assolvimento dell’obbligo di comunicazione da
parte del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare alla Commissione europea, ai sensi dell’articolo 5, comma 2 e in
conformita’ alla decisione 2014/895/UE, sono effettuate da ISPRA, con
oneri a carico dei gestori.
Art. 14

Politica di prevenzione degli incidenti rilevanti

1. Il gestore dello stabilimento redige un documento che definisce
la propria politica di prevenzione degli incidenti rilevanti,
allegando allo stesso il programma adottato per l’attuazione del
sistema di gestione della sicurezza; tale politica e’ proporzionata
ai pericoli di incidenti rilevanti, comprende gli obiettivi generali
e i principi di azione del gestore, il ruolo e la responsabilita’
degli organi direttivi, nonche’ l’impegno al continuo miglioramento
del controllo dei pericoli di incidenti rilevanti, garantendo al
contempo un elevato livello di protezione della salute umana e
dell’ambiente.
2. Il documento di cui al comma 1 e’ redatto secondo le linee guida
definite all’allegato B ed e’ depositato presso lo stabilimento entro
i seguenti termini:
a) per gli stabilimenti nuovi, centottanta giorni prima dell’avvio
delle attivita’ o delle modifiche che comportano un cambiamento
dell’inventario delle sostanze pericolose;
b) in tutti gli altri casi, un anno dalla data a decorrere dalla
quale la direttiva 2012/18/UE si applica allo stabilimento.
3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano se,
anteriormente al 1° giugno 2015, il gestore ha gia’ predisposto il
documento di cui al comma 1 ai sensi del decreto legislativo 17
agosto 1999, n. 334, e se le informazioni contenute nel documento
soddisfano i criteri di cui al comma 1 e sono rimaste invariate.
4. Il documento di cui al comma 1 e’ riesaminato, e se necessario
aggiornato, almeno ogni due anni, ovvero in caso di modifica con
aggravio del rischio ai sensi dell’articolo 18, sulla base delle
linee guida di cui al comma 2. In tali casi esso resta a disposizione
delle autorita’ competenti per le istruttorie e i controlli di cui
agli articoli 17 e 27.
5. Il gestore predispone e attua la politica di prevenzione degli
incidenti rilevanti tramite mezzi e strutture idonei, nonche’ tramite
un sistema di gestione della sicurezza, in conformita’ all’allegato 3
e alle linee guida di cui al comma 2, proporzionati ai pericoli di
incidenti rilevanti, nonche’ alla complessita’ dell’organizzazione o
delle attivita’ dello stabilimento. Il sistema di gestione della
sicurezza e’ predisposto e attuato previa consultazione del
rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
6. I gestori degli stabilimenti attuano il sistema di gestione
della sicurezza nei seguenti termini:
a) per i nuovi stabilimenti, contestualmente all’inizio
dell’attivita’;
b) in tutti gli altri casi, entro un anno dalla data a decorrere
dalla quale la direttiva 2012/18/UE si applica allo stabilimento.
7. Il gestore deve procedere all’informazione, all’addestramento e
all’equipaggiamento di coloro che lavorano nello stabilimento secondo
le modalita’ indicate all’allegato B.
Art. 15

Rapporto di sicurezza

1. Per gli stabilimenti di soglia superiore, il gestore redige un
rapporto di sicurezza.
2. Il rapporto di sicurezza, di cui il documento previsto
all’articolo 14, comma 1, e’ parte integrante, deve dimostrare che:
a) il gestore ha messo in atto, secondo gli elementi dell’allegato
3, come specificati nelle linee guida di cui all’allegato B, la
politica di prevenzione degli incidenti rilevanti e un sistema di
gestione della sicurezza per la sua applicazione;
b) sono stati individuati i pericoli di incidente rilevante e i
possibili scenari di incidenti rilevanti e sono state adottate le
misure necessarie per prevenirli e per limitarne le conseguenze per
la salute umana e per l’ambiente;
c) la progettazione, la costruzione, l’esercizio e la manutenzione
di qualsiasi impianto, deposito, attrezzatura e infrastruttura,
connessi con il funzionamento dello stabilimento, che hanno un
rapporto con i pericoli di incidente rilevante nello stesso, sono
sufficientemente sicuri e affidabili nonche’, per gli stabilimenti di
cui all’articolo 22, comma 2, lettera c), sono state previste anche
le misure complementari;
d) sono stati predisposti i piani d’emergenza interna e sono stati
forniti al Prefetto gli elementi utili per l’elaborazione del piano
d’emergenza esterna;
e) sono state fornite all’autorita’ competente informazioni che le
permettano di adottare decisioni in merito all’insediamento di nuove
attivita’ o alla costruzione di insediamenti attorno agli
stabilimenti gia’ esistenti.
3. Il rapporto di sicurezza di cui al comma 1 contiene almeno i
dati di cui all’allegato 2 ed indica, tra l’altro, il nome delle
organizzazioni partecipanti alla stesura del rapporto.
4. I criteri, i dati e le informazioni occorrenti per la redazione
del rapporto di sicurezza, i criteri per l’adozione di misure
specifiche in relazione ai diversi tipi di incidenti, nonche’ i
criteri per la valutazione del rapporto medesimo da parte
dell’autorita’ competente sono definiti all’allegato C.
5. Al fine di semplificare le procedure e purche’ ricorrano tutti i
requisiti prescritti dal presente articolo, la documentazione
predisposta in attuazione di altre norme di legge o di regolamenti
comunitari, puo’ essere utilizzata per costituire il rapporto di
sicurezza.
6. Il rapporto di sicurezza e’ inviato, anche per via telematica,
al CTR di cui all’articolo 10, nei seguenti termini:
a) per i nuovi stabilimenti, fermo restando quanto previsto
dall’articolo 16, nella versione definitiva prima dell’avvio
dell’attivita’ oppure delle modifiche che comportano un cambiamento
dell’inventario delle sostanze pericolose;
b) per gli stabilimenti preesistenti, entro il 1° giugno 2016;
c) per gli altri stabilimenti, entro due anni dalla data dalla
quale la direttiva 2012/18/UE si applica allo stabilimento;
d) in occasione del riesame periodico di cui al comma 8, lettere a)
e b).
7. Per gli stabilimenti preesistenti, quanto previsto ai commi 1,
2, 3 e 6, lettera b), si intende soddisfatto se, anteriormente al 1°
giugno 2015, il gestore ha gia’ trasmesso all’autorita’ competente il
rapporto di sicurezza ai sensi del decreto legislativo 17 agosto
1999, n. 334, e se le informazioni contenute in tale rapporto
soddisfano i criteri di cui ai commi 2 e 3 e sono rimaste invariate.
Negli altri casi, per conformarsi ai commi 1, 2 e 3 il gestore
presenta le parti modificate del rapporto di sicurezza nella forma
concordata con il CTR, entro i termini di cui al comma 6.
8. Il gestore, fermo restando l’obbligo di riesame biennale di cui
all’articolo 14, comma 4, riesamina il rapporto di sicurezza:
a) almeno ogni cinque anni;
b) nei casi previsti dall’articolo 18;
c) a seguito di un incidente rilevante nel proprio stabilimento e
in qualsiasi altro momento, su iniziativa propria o su richiesta del
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare o
del CTR, qualora fatti nuovi lo giustifichino o in considerazione
delle nuove conoscenze tecniche in materia di sicurezza derivanti,
per esempio, dall’analisi degli incidenti o, nella misura del
possibile, dei «quasi incidenti» e dei nuovi sviluppi delle
conoscenze nel campo della valutazione dei pericoli, o a seguito di
modifiche legislative o dell’adozione dei decreti ministeriali
previsti dal presente decreto.
9. Il gestore comunica immediatamente al CTR se il riesame del
rapporto di sicurezza di cui al comma 8 comporti o meno una modifica
dello stesso e, in caso affermativo, trasmette tempestivamente a tale
autorita’ il rapporto di sicurezza aggiornato o le sue parti
aggiornate.
Art. 16

Nuovi stabilimenti: rapporti di sicurezza

1. Chiunque intende realizzare un nuovo stabilimento di soglia
superiore, prima di dare inizio alla costruzione degli impianti,
oltre a tutte le autorizzazioni previste dalla legislazione vigente,
deve ottenere il nulla osta di fattibilita’ di cui all’articolo 17,
comma 2; a tal fine, presenta al CTR di cui all’articolo 10, un
rapporto preliminare di sicurezza redatto secondo i criteri di cui
all’allegato C. Il permesso di costruire non puo’ essere rilasciato
in mancanza del nulla osta di fattibilita’.
2. Prima di dare inizio all’attivita’, il gestore deve ottenere il
parere tecnico conclusivo di cui all’articolo 17, comma 2; a tal fine
il gestore presenta al CTR il rapporto di sicurezza di cui
all’articolo 15, nella versione definitiva.
Art. 17

Procedura per la valutazione del rapporto di sicurezza

1. Il CTR di cui all’articolo 10 effettua le istruttorie per gli
stabilimenti soggetti alla presentazione del rapporto di sicurezza ai
sensi dell’articolo 15, con oneri a carico dei gestori, e adotta
altresi’ il provvedimento conclusivo. Ove lo stabilimento sia in
possesso di autorizzazioni ambientali, il CTR esprime le proprie
determinazioni tenendo conto delle prescrizioni ambientali.
2. Per i nuovi stabilimenti o per le modifiche individuate ai sensi
dell’articolo 18, il CTR avvia l’istruttoria all’atto del ricevimento
del rapporto preliminare di sicurezza. Il Comitato, esaminato il
rapporto preliminare di sicurezza, effettuati i sopralluoghi
eventualmente ritenuti necessari, rilascia il nulla-osta di
fattibilita’, eventualmente condizionato ovvero, qualora l’esame del
rapporto preliminare abbia rilevato gravi carenze per quanto riguarda
la sicurezza, formula la proposta di divieto di costruzione, entro
quattro mesi dal ricevimento del rapporto preliminare di sicurezza,
fatte salve le sospensioni necessarie all’acquisizione di
informazioni supplementari, non superiori comunque a due mesi. A
seguito del rilascio del nulla-osta di fattibilita’ il gestore
trasmette al CTR il rapporto definitivo di sicurezza relativo al
progetto particolareggiato. Il Comitato, esaminato il rapporto
definitivo di sicurezza, esprime il parere tecnico conclusivo entro
il termine di quattro mesi dal ricevimento del rapporto di sicurezza,
comprensivo dei necessari sopralluoghi. Nell’atto che conclude
l’istruttoria sono indicate le valutazioni tecniche finali, le
eventuali prescrizioni integrative e, qualora le misure che il
gestore intende adottare per la prevenzione e per la limitazione
delle conseguenze di incidenti rilevanti risultino nettamente
inadeguate ovvero non siano state fornite le informazioni richieste,
e’ disposto il divieto di inizio di attivita’.
3. In tutti gli altri casi il CTR, ricevuto il rapporto di
sicurezza, avvia l’istruttoria e, esaminato il rapporto di sicurezza,
esprime le valutazioni di propria competenza entro il termine di
quattro mesi dall’avvio dell’istruttoria, termine comprensivo dei
necessari sopralluoghi, fatte salve le sospensioni necessarie
all’acquisizione di informazioni supplementari, che non possono
essere comunque superiori a due mesi. Nell’atto che conclude
l’istruttoria sono indicate le valutazioni tecniche finali, le
eventuali prescrizioni integrative e, qualora le misure adottate dal
gestore per la prevenzione e per la limitazione delle conseguenze
degli incidenti rilevanti siano nettamente insufficienti, e’ disposta
la limitazione o il divieto di esercizio.
4. Gli atti adottati dal CTR ai sensi dei commi 2 e 3 sono
trasmessi agli enti rappresentati nel CTR, al Ministero dell’ambiente
e della tutela del territorio e del mare, all’ISPRA, al Ministero
dell’interno e alla Prefettura territorialmente competente.
5. Il gestore dello stabilimento partecipa, anche a mezzo di un
tecnico di sua fiducia, all’istruttoria tecnica prevista dal presente
decreto. La partecipazione puo’ avvenire attraverso l’accesso agli
atti del procedimento, la presentazione di eventuali osservazioni
scritte e documentazioni integrative, la presenza in caso di
sopralluoghi nello stabilimento. Qualora ritenuto necessario dal
Comitato, il gestore puo’ essere chiamato a partecipare alle riunioni
del Comitato stesso e del gruppo di lavoro incaricato dello
svolgimento dell’istruttoria.
6. L’istruttoria per il rilascio del nulla osta di fattibilita’
comprende la valutazione del progetto delle attivita’ soggette al
controllo dei Vigili del fuoco ai sensi del decreto del Presidente
della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151.
7. Le istruttorie di cui ai commi 2 e 3 comprendono sopralluoghi
tesi a garantire che i dati e le informazioni contenuti nel rapporto
di sicurezza descrivano fedelmente la situazione dello stabilimento e
a verificare l’ottemperanza alle prescrizioni. Tali sopralluoghi sono
effettuati anche ai fini delle verifiche di prevenzione incendi.
Art. 18

Modifiche di uno stabilimento

1. In caso di modifiche di un impianto, di uno stabilimento, di un
deposito, di un processo o della natura o della forma fisica o dei
quantitativi di sostanze pericolose che potrebbero costituire
aggravio del preesistente livello di rischio di incidenti rilevanti o
potrebbero comportare la riclassificazione di uno stabilimento di
soglia inferiore in uno stabilimento di soglia superiore o viceversa,
il gestore, secondo le procedure e i termini fissati ai sensi del
comma 2:
a) riesamina e, se necessario, aggiorna la notifica e le sezioni
informative del modulo di cui all’allegato 5, il documento relativo
alla politica di prevenzione degli incidenti rilevanti, il sistema di
gestione della sicurezza e trasmette alle autorita’ competenti ai
sensi del presente decreto tutte le informazioni utili prima di
procedere alle modifiche;
b) riesamina e, se necessario, aggiorna il rapporto di sicurezza e
trasmette al Comitato di cui all’articolo 10 tutte le informazioni
utili prima di procedere alle modifiche, per l’avvio dell’istruttoria
di cui agli articoli 16 e 17 per i nuovi stabilimenti;
c) comunica la modifica all’autorita’ competente in materia di
valutazione di impatto ambientale, che si pronuncia entro un mese, ai
fini della verifica di assoggettabilita’ alla procedura prevista per
tale valutazione.
2. Le modifiche che potrebbero costituire aggravio del preesistente
livello di rischio di incidenti rilevanti, e le procedure e i termini
di cui al comma 1, sono definiti all’allegato D.
Art. 19

Effetto domino

1. Il CTR, in accordo con la regione o il soggetto da essa
designato, in base alle informazioni fornite dai gestori ai sensi
degli articoli 13 e 15, ovvero acquisite a seguito di una richiesta
di informazioni aggiuntive o mediante le ispezioni svolte ai sensi
dell’articolo 27, sulla base dei criteri definiti all’allegato E,
individua gli stabilimenti o i gruppi di stabilimenti di soglia
inferiore e di soglia superiore, per i quali la probabilita’ o la
possibilita’ o le conseguenze di un incidente rilevante possono
essere maggiori a causa della posizione geografica, della vicinanza
degli stabilimenti stessi e dell’inventario delle sostanze pericolose
presenti in essi, dandone comunicazione ai gestori degli stabilimenti
interessati.
2. Qualora il CTR o la regione o il soggetto da essa designato
dispongano di ulteriori informazioni rispetto a quelle fornite dai
gestori ai sensi degli articoli 13 e 15, relativamente a quanto
indicato all’articolo 13, comma 2, lettera g), le mettono
tempestivamente a disposizione dei gestori ai fini dell’applicazione
del comma 4.
3. I gestori degli stabilimenti di cui al comma 1 trasmettono al
Prefetto, entro quattro mesi dalla comunicazione di cui al comma 1,
le informazioni necessarie per gli adempimenti di cui all’articolo
21.
4. I gestori degli stabilimenti individuati ai sensi del comma 1
devono:
a) scambiarsi le informazioni necessarie per consentire di
riesaminare e, eventualmente, modificare, in considerazione della
natura e dell’entita’ del pericolo globale di incidente rilevante, i
rispettivi documenti relativi alla politica di prevenzione degli
incidenti rilevanti, i sistemi di gestione della sicurezza, i
rapporti di sicurezza, i piani di emergenza interna;
b) cooperare nella diffusione delle informazioni nei confronti
della popolazione e dei siti adiacenti che non rientrano nell’ambito
di applicazione del presente decreto, nonche’ nella trasmissione
delle informazioni all’autorita’ competente per la predisposizione
dei piani di emergenza esterna.
5. Il CTR accerta che:
a) avvenga lo scambio, fra i gestori, delle informazioni di cui al
comma 4, lettera a);
b) i gestori cooperino nella diffusione e trasmissione delle
informazioni di cui al comma 4, lettera b).
6. Il CTR, in accordo con la regione o il soggetto da essa
designato:
a) individua, tra le aree soggette ad effetto domino, quelle
caratterizzate da una elevata concentrazione di stabilimenti, sulla
base dei criteri definiti all’allegato E e sulla base delle
informazioni di cui ai commi 1, 2 e 3;
b) coordina fra tutti i gestori degli stabilimenti di soglia
superiore e di soglia inferiore presenti in ognuna di tali aree lo
scambio delle informazioni necessarie per accertare la natura e
l’entita’ del pericolo complessivo di incidenti rilevanti;
c) puo’ richiedere, in presenza nell’area di situazioni critiche
per la gestione delle emergenze, o per il controllo
dell’urbanizzazione, o per l’informazione alla popolazione derivanti
da effetti domino, la predisposizione, da parte dei gestori degli
stabilimenti di soglia superiore e di soglia inferiore interessati,
di uno studio di sicurezza integrato dell’area.
7. Nell’allegato E sono stabiliti:
a) i criteri per l’individuazione degli stabilimenti soggetti ad
effetto domino;
b) i criteri per l’individuazione e la perimetrazione delle aree
soggette ad effetto domino, caratterizzate da elevata concentrazione
di stabilimenti;
c) le procedure per lo scambio delle informazioni fra i gestori e
per la predisposizione dell’eventuale studio di sicurezza integrato
dell’area.
Art. 20

Piano di emergenza interna

1. Per tutti gli stabilimenti di soglia superiore il gestore e’
tenuto a predisporre, previa consultazione del personale che lavora
nello stabilimento, ivi compreso il personale di imprese
subappaltatrici a lungo termine, il piano di emergenza interna da
adottare nello stabilimento nei seguenti termini:
a) per i nuovi stabilimenti, prima di iniziare l’attivita’ oppure
delle modifiche che comportano un cambiamento dell’inventario delle
sostanze pericolose;
b) per gli stabilimenti preesistenti, entro il 1° giugno 2016, a
meno che il piano di emergenza interna predisposto anteriormente a
tale data, in conformita’ alle disposizioni di cui al decreto
legislativo 17 agosto 1999, n. 334 e le informazioni che vi sono
contenute nonche’ le informazioni di cui al comma 4 siano conformi a
quanto previsto dal presente articolo e siano rimaste invariate;
c) per gli altri stabilimenti entro un anno dalla data dalla quale
la direttiva 2012/18/UE si applica allo stabilimento.
2. Il piano di emergenza interna contiene almeno le informazioni di
cui all’allegato 4, punto 1, ed e’ predisposto allo scopo di:
a) controllare e circoscrivere gli incidenti in modo da
minimizzarne gli effetti e limitarne i danni per la salute umana, per
l’ambiente e per i beni;
b) mettere in atto le misure necessarie per proteggere la salute
umana e l’ambiente dalle conseguenze di incidenti rilevanti;
c) informare adeguatamente i lavoratori, e i servizi o le autorita’
locali competenti;
d) provvedere al ripristino e al disinquinamento dell’ambiente dopo
un incidente rilevante.
3. Il piano di emergenza interna e’ riesaminato, sperimentato e, se
necessario, aggiornato dal gestore, previa consultazione del
personale che lavora nello stabilimento, ivi compreso il personale di
imprese subappaltatrici a lungo termine, ad intervalli appropriati,
e, comunque, non superiori a tre anni. La revisione tiene conto dei
cambiamenti avvenuti nello stabilimento e nei servizi di emergenza,
dei progressi tecnici e delle nuove conoscenze in merito alle misure
da adottare in caso di incidente rilevante.
4. Il gestore trasmette alla autorita’ competente per la
predisposizione dei piani di emergenza esterna, entro gli stessi
termini di cui al comma 1, tutte le informazioni utili per
l’elaborazione del piano di emergenza di cui all’articolo 21.
5. La consultazione del personale che lavora nello stabilimento,
ivi compreso il personale di imprese subappaltatrici a lungo termine,
di cui ai commi 1 e 3, e’ effettuata con le modalita’ definite con
decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e
del mare, di concerto con i Ministri dell’interno, della salute e
dello sviluppo economico, d’intesa con la Conferenza Unificata, da
adottare ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto
1988, n. 400.
6. Per tutti gli stabilimenti di soglia inferiore le eventuali
emergenze all’interno dello stabilimento connesse con la presenza di
sostanze pericolose sono gestite secondo le procedure e le
pianificazioni predisposte dal gestore nell’ambito dell’attuazione
del sistema di gestione della sicurezza di cui all’articolo 14, comma
5 e all’allegato 3.
Art. 21

Piano di emergenza esterna

1. Per gli stabilimenti di soglia superiore e di soglia inferiore,
al fine di limitare gli effetti dannosi derivanti da incidenti
rilevanti, il Prefetto, d’intesa con le regioni e con gli enti locali
interessati, sentito il CTR e previa consultazione della popolazione
e in base alle linee guida previste dal comma 7, predispone il piano
di emergenza esterna allo stabilimento e ne coordina l’attuazione.
2. Per gli stabilimenti di soglia superiore il piano e’ predisposto
sulla scorta delle informazioni fornite dal gestore ai sensi degli
articoli 19, comma 3, e 20, comma 4, e delle conclusioni
dell’istruttoria di cui all’articolo 17, ove disponibili; per gli
stabilimenti di soglia inferiore il piano e’ predisposto sulla scorta
delle informazioni fornite dal gestore ai sensi degli articoli 13 e
19, comma 3, ove disponibili.
3. Il piano e’ comunicato al Ministero dell’ambiente e della tutela
del territorio e del mare, all’ISPRA, al Ministero dell’interno, al
Dipartimento della protezione civile, nonche’ al CTR e alla regione o
al soggetto da essa designato e ai sindaci, alla regione e all’ente
territoriale di area vasta, di cui all’articolo 1, commi 2 e 3, della
legge 7 aprile 2014, n. 56, competenti per territorio. Nella
comunicazione al Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare devono essere segnalati anche gli stabilimenti
di cui all’articolo 5, comma 2, lettera b).
4. Il piano di cui al comma 1 e’ elaborato, tenendo conto almeno
delle indicazioni di cui all’allegato 4, punto 2, allo scopo di:
a) controllare e circoscrivere gli incidenti in modo da
minimizzarne gli effetti e limitarne i danni per la salute umana, per
l’ambiente e per i beni;
b) mettere in atto le misure necessarie per proteggere la salute
umana e l’ambiente dalle conseguenze di incidenti rilevanti, in
particolare mediante la cooperazione rafforzata negli interventi di
soccorso con l’organizzazione di protezione civile;
c) informare adeguatamente la popolazione, i servizi di emergenza e
le autorita’ locali competenti;
d) provvedere sulla base delle disposizioni vigenti al ripristino e
al disinquinamento dell’ambiente dopo un incidente rilevante.
5. Il Prefetto redige il piano di emergenza esterna entro due anni
dal ricevimento delle informazioni necessarie da parte del gestore,
ai sensi dell’articolo 20, comma 4.
6. Il piano di cui al comma 1 e’ riesaminato, sperimentato e, se
necessario, aggiornato, previa consultazione della popolazione, dal
Prefetto ad intervalli appropriati e, comunque, non superiori a tre
anni. La revisione tiene conto dei cambiamenti avvenuti negli
stabilimenti e nei servizi di emergenza, dei progressi tecnici e
delle nuove conoscenze in merito alle misure da adottare in caso di
incidenti rilevanti; il Prefetto informa della revisione del piano i
soggetti ai quali il piano e’ comunicato ai sensi del comma 3.
7. Il Dipartimento della protezione civile stabilisce, d’intesa con
la Conferenza Unificata, le linee guida per la predisposizione del
piano di emergenza esterna, e per la relativa informazione alla
popolazione. Fino all’emanazione delle predette linee guida si
applicano le disposizioni in materia di pianificazione dell’emergenza
esterna degli stabilimenti industriali a rischio di incidente
rilevante e di informazione alla popolazione sul rischio industriale
adottate ai sensi dell’articolo 20, comma 4, del decreto legislativo
17 agosto 1999, n. 334.
8. Sulla base delle proposte formulate dal Coordinamento ai sensi
dell’articolo 11, comma 1, d’intesa con la Conferenza Unificata, si
provvede all’aggiornamento delle linee guida di cui al comma 7.
9. Per le aree ad elevata concentrazione di stabilimenti soggetti
ad effetto domino di cui all’articolo 19 il Prefetto, d’intesa con la
regione e gli enti locali interessati, sentito il CTR, redige il
piano di emergenza esterna, in conformita’ al comma 1, tenendo conto
dei potenziali effetti domino nell’area interessata; fino
all’emanazione del nuovo piano di emergenza esterna si applica quello
gia’ emanato in precedenza.
10. La consultazione della popolazione sui piani di emergenza
esterna, di cui ai commi 1 e 6, e’ effettuata con le modalita’
definite con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare, di concerto con i Ministri dell’interno, della
salute e dello sviluppo economico, d’intesa con la Conferenza
Unificata, da adottare ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della
legge 23 agosto 1988, n. 400.
11. In base alle informazioni contenute nel rapporto di sicurezza
nonche’ trasmesse dal gestore ai sensi dell’articolo 20, comma 4, e
dell’articolo 13, il Prefetto, d’intesa con la regione e gli enti
locali interessati, sentito il CTR, qualora non siano ragionevolmente
prevedibili effetti all’esterno dello stabilimento provocati dagli
incidenti rilevanti connessi alla presenza di sostanze pericolose
puo’ decidere di non predisporre il piano. Tale decisione deve essere
tempestivamente comunicata alle altre autorita’ competenti di cui
all’articolo 13, comma 1, unitamente alle relative motivazioni.
Art. 22

Assetto del territorio e controllo dell’urbanizzazione

1. Nelle zone interessate dagli stabilimenti si applicano requisiti
minimi di sicurezza in materia di pianificazione territoriale, con
riferimento alla destinazione e utilizzazione dei suoli, che tengono
conto degli obiettivi di prevenire gli incidenti rilevanti o di
limitarne le conseguenze, nei casi di:
a) insediamenti di stabilimenti nuovi;
b) modifiche degli stabilimenti di cui all’articolo 18, comma 1;
c) nuovi insediamenti o infrastrutture attorno agli stabilimenti
esistenti, quali, vie di trasporto, luoghi frequentati dalla
collettivita’ sia ad uso pubblico che ad uso privato, zone
residenziali, qualora l’ubicazione o l’insediamento o
l’infrastruttura possono aggravare il rischio o le conseguenze di un
incidente rilevante.
2. Nelle zone interessate dagli stabilimenti, gli enti
territoriali, nell’elaborazione e nell’adozione degli strumenti di
pianificazione dell’assetto del territorio, tengono conto, in base
agli elementi informativi acquisiti ai sensi del comma 8, della
necessita’ di:
a) prevedere e mantenere opportune distanze di sicurezza tra gli
stabilimenti e le zone residenziali, gli edifici e le zone
frequentati dal pubblico, le aree ricreative e, per quanto possibile,
le principali vie di trasporto;
b) proteggere, se necessario, mediante opportune distanze di
sicurezza o altre misure pertinenti, le zone di particolare interesse
naturale o particolarmente sensibili dal punto di vista naturale
nonche’ gli istituti, i luoghi e le aree tutelati ai sensi del
decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, che si trovano nelle
vicinanze degli stabilimenti;
c) adottare, per gli stabilimenti preesistenti, misure tecniche
complementari per non accrescere i rischi per la salute umana e
l’ambiente.
3. Per le finalita’ di cui ai commi 1 e 2, con decreto del Ministro
delle infrastrutture e dei trasporti, sentiti i Ministri
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, dell’interno,
della salute, dello sviluppo economico e dei beni e delle attivita’
culturali e del turismo, nonche’ d’intesa con la Conferenza
Unificata, da adottare entro un anno dalla data di entrata in vigore
del presente decreto, sono adottate linee guida in materia di assetto
del territorio, per la formazione degli strumenti di pianificazione
urbanistica e territoriale e delle relative procedure di attuazione
per le zone interessate dagli stabilimenti, nonche’ stabiliti i
requisiti minimi di sicurezza di cui al comma 1. Dette linee guida,
oltre a quanto previsto al comma 2, individuano:
a) gli elementi che devono essere tenuti in considerazione nel
quadro conoscitivo relativo allo stato del territorio, delle
componenti ambientali e dei beni culturali e paesaggistici,
interessati da potenziali scenari di incidente rilevante;
b) i criteri per l’eventuale adozione da parte delle regioni,
nell’ambito degli strumenti di governo del territorio, di misure
aggiuntive di sicurezza e di tutela delle persone e dell’ambiente,
anche tramite interventi sugli immobili e sulle aree potenzialmente
interessate da scenari di danno;
c) i criteri per la semplificazione e l’unificazione dei
procedimenti di pianificazione territoriale ed urbanistica, ai fini
del controllo dell’urbanizzazione nelle aree a rischio di incidente
rilevante.
4. Fino all’emanazione del decreto di cui al comma 3 valgono, in
quanto applicabili, le disposizioni di cui al decreto del Ministro
dei lavori pubblici del 9 maggio 2001, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 138 del 16 giugno 2001.
5. Le Regioni assicurano il coordinamento delle norme in materia di
pianificazione urbanistica, territoriale e di tutela ambientale con
quelle derivanti dal presente decreto e dal decreto di cui al comma
3, prevedendo anche opportune forme di concertazione tra gli enti
territoriali competenti, nonche’ con gli altri soggetti interessati.
6. Gli enti territoriali di area vasta, di cui all’articolo 1,
commi 2 e 3, della legge 7 aprile 2014, n. 56, individuano,
nell’ambito dei propri strumenti di pianificazione territoriale con
il concorso dei comuni interessati, le aree sulle quali ricadono gli
effetti prodotti dagli stabilimenti, acquisendo, ove disponibili, le
informazioni contenute nell’elaborato tecnico di cui al comma 7.
7. Gli strumenti urbanistici da adottarsi a livello comunale
individuano e disciplinano, anche in relazione ai contenuti del Piano
territoriale di coordinamento di cui al comma 6, le aree da
sottoporre a specifica regolamentazione nei casi previsti dal
presente articolo. A tal fine, gli strumenti urbanistici comprendono
un elaborato tecnico «Rischio di incidenti rilevanti», di seguito
ERIR, relativo al controllo dell’urbanizzazione nelle aree in cui
sono presenti stabilimenti. Tale elaborato tecnico e’ predisposto
secondo quanto stabilito dal decreto di cui al comma 3 ed e’
aggiornato in occasione di ogni variazione allo strumento urbanistico
vigente che interessi le aree di danno degli stabilimenti, nonche’
nei casi previsti al comma 1, lettere a) e b) che modifichino l’area
di danno, e comunque almeno ogni cinque anni.
Le informazioni contenute nell’elaborato tecnico sono trasmesse
alla regione e agli enti locali territoriali eventualmente
interessati dagli scenari incidentali, al fine di adeguare gli
strumenti di pianificazione urbanistica e territoriale di competenza.
8. Per l’espletamento delle attivita’ di cui al presente articolo
le autorita’ competenti in materia di pianificazione territoriale e
urbanistica, nell’ambito delle rispettive attribuzioni, utilizzano,
secondo i criteri e le modalita’ stabiliti nel decreto di cui al
comma 3, le informazioni fornite dal gestore, comprese quelle
relative alle eventuali misure tecniche complementari adottate di cui
al comma 2, lettera c), gli esiti delle ispezioni svolte ai sensi
dell’articolo 27 e le valutazioni del CTR. A tal fine il gestore
degli stabilimenti di soglia inferiore fornisce, su richiesta delle
autorita’ competenti, informazioni sufficienti sui rischi derivanti
dallo stabilimento ai fini della pianificazione territoriale.
9. Ferme restando le attribuzioni di legge, gli strumenti di
pianificazione territoriale e urbanistica recepiscono gli elementi
pertinenti del piano di emergenza esterna di cui all’articolo 21. A
tal fine, le autorita’ competenti in materia di pianificazione
territoriale e urbanistica acquisiscono tali elementi dal Prefetto.
10. Qualora non sia stato adottato l’elaborato tecnico ERIR, i
titoli abilitativi edilizi relativi agli interventi di cui al comma
1, lettere a), b) e c), sono rilasciati qualora il progetto sia
conforme ai requisiti minimi di sicurezza di cui al comma 1, come
definiti nel decreto di cui al comma 3, previo parere tecnico del CTR
sui rischi connessi alla presenza dello stabilimento. Tale parere e’
formulato sulla base delle informazioni fornite dai gestori degli
stabilimenti, secondo i criteri e le modalita’ contenuti nel decreto
di cui al comma 3.
11. Per gli stabilimenti e il territorio ricadenti in un’area
soggetta ad effetto domino di cui all’articolo 19, gli strumenti di
pianificazione territoriale e urbanistica tengono conto, ove
disponibili, delle risultanze della valutazione dello studio di
sicurezza integrato dell’area.
Art. 23

Informazioni al pubblico e accesso all’informazione

1. Le informazioni e i dati relativi agli stabilimenti raccolti
dalle autorita’ pubbliche in applicazione del presente decreto
possono essere utilizzati solo per gli scopi per i quali sono stati
richiesti.
2. Le informazioni detenute dalle autorita’ competenti in
applicazione del presente decreto sono messe a disposizione del
pubblico che ne faccia richiesta, con le modalita’ di cui
all’articolo 3 del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195.
3. La divulgazione delle informazioni prevista del presente decreto
puo’ essere rifiutata o limitata dall’autorita’ competente nei casi
previsti dall’articolo 5 del decreto legislativo 19 agosto 2005, n.
195.
4. Per gli stabilimenti di soglia superiore il CTR provvede
affinche’ l’inventario delle sostanze pericolose e il rapporto di
sicurezza di cui all’articolo 15 siano accessibili, su richiesta, al
pubblico. Qualora ricorrano le condizioni di cui all’articolo 5,
comma 2, del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195, il gestore,
o l’autorita’ competente di cui all’articolo citato, puo’ chiedere al
CTR di non diffondere alcune parti del rapporto di sicurezza e
dell’inventario. In tali casi, previa approvazione del CTR o
dell’autorita’ competente di cui all’articolo 5, comma 2 del decreto
legislativo 19 agosto 2005, n. 195, il gestore presenta al CTR una
versione modificata del rapporto di sicurezza, o dell’inventario, da
cui siano escluse le parti in questione. A tal fine la versione del
rapporto puo’ essere predisposta sotto forma di sintesi non tecnica,
comprendente almeno informazioni generali sui pericoli di incidenti
rilevanti e sui loro effetti potenziali sulla salute umana e
sull’ambiente in caso di incidente rilevante.
5. E’ vietata la diffusione dei dati e delle informazioni riservate
di cui al comma 3, da parte di chiunque ne venga a conoscenza per
motivi attinenti al suo ufficio.
6. Il comune ove e’ localizzato lo stabilimento mette
tempestivamente a disposizione del pubblico, anche in formato
elettronico e mediante pubblicazione sul proprio sito web, le
informazioni fornite dal gestore ai sensi dell’articolo 13, comma 5,
eventualmente rese maggiormente comprensibili, fermo restando che
tali informazioni dovranno includere almeno i contenuti minimi
riportati nelle sezioni informative A1, D, F, H, L del modulo di cui
all’allegato 5. Tali informazioni sono permanentemente a disposizione
del pubblico e sono tenute aggiornate, in particolare nel caso di
modifiche di cui all’articolo 18.
7. Le informazioni di cui al comma 6, comprensive di informazioni
chiare e comprensibili sulle misure di sicurezza e sul comportamento
da tenere in caso di incidente rilevante, sono fornite d’ufficio dal
sindaco, nella forma piu’ idonea, a tutte le persone ed a qualsiasi
struttura e area frequentata dal pubblico, compresi scuole e
ospedali, che possono essere colpiti da un incidente rilevante
verificatosi in uno degli stabilimenti, nonche’ a tutti gli
stabilimenti ad esso adiacenti soggetti a possibile effetto domino.
Tali informazioni, predisposte anche sulla base delle linee guida di
cui all’articolo 21, comma 7, sono periodicamente rivedute e, se
necessario, aggiornate, in particolare nel caso di modifiche di cui
all’articolo 18, nonche’ sulla base delle ispezioni di cui
all’articolo 27 e, per gli stabilimenti di soglia superiore, sulla
base delle conclusioni dell’istruttoria di cui all’articolo 17. Le
informazioni sono nuovamente diffuse in occasione del loro
aggiornamento e in ogni caso almeno ogni cinque anni.
8. Contro le determinazioni dell’autorita’ competente concernenti
il diritto di accesso in caso di richiesta di informazioni a norma
dei commi 2 e 4, il richiedente puo’ presentare ricorso in sede
giurisdizionale secondo la procedura di cui all’articolo 25, commi 5,
5-bis e 6, della legge 7 agosto 1990, n. 241 e successive
modificazioni, ovvero puo’ chiedere il riesame delle suddette
determinazioni, secondo la procedura stabilita all’articolo 25, comma
4, della stessa legge n. 241 del 1990, al difensore civico competente
per territorio, nel caso di atti delle amministrazioni comunali,
degli enti territoriali di area vasta, di cui all’articolo 1, commi 2
e 3, della legge 7 aprile 2014, n. 56, e regionali, o alla
Commissione per l’accesso di cui all’articolo 27 della legge n. 241
del 1990, nel caso di atti delle amministrazioni centrali o
periferiche dello Stato.
Art. 24

Consultazione pubblica
e partecipazione al processo decisionale

1. Il pubblico interessato deve essere tempestivamente messo in
grado di esprimere il proprio parere sui singoli progetti specifici
nei seguenti casi:
a) elaborazione dei progetti relativi a nuovi stabilimenti di cui
all’articolo 22 del presente decreto;
b) modifiche di stabilimenti di cui all’articolo 18, qualora tali
modifiche siano soggette alle disposizioni in materia di
pianificazione del territorio di cui all’articolo 22;
c) creazione di nuovi insediamenti o infrastrutture attorno agli
stabilimenti qualora l’ubicazione o gli insediamenti o le
infrastrutture possano aggravare il rischio o le conseguenze di un
incidente rilevante secondo quanto stabilito dalle disposizioni in
materia di controllo dell’urbanizzazione di cui all’articolo 22.
2. In caso di progetti sottoposti a procedura di valutazione di
impatto ambientale, il parere di cui al comma 1 e’ espresso
nell’ambito di tale procedimento, con le modalita’ stabilite dalle
regioni o dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e
del mare secondo le rispettive competenze.
3. Per quanto riguarda i singoli progetti specifici di cui al comma
1, il Comune ove ha sede l’intervento, all’avvio, da parte del Comune
medesimo o di altro soggetto competente al rilascio del titolo
abilitativo alla costruzione, del relativo procedimento o al piu’
tardi, non appena sia ragionevolmente possibile fornire le
informazioni, informa il pubblico interessato, attraverso mezzi di
comunicazione elettronici, pubblici avvisi o in altra forma adeguata,
sui seguenti aspetti:
a) l’oggetto del progetto specifico;
b) se del caso, il fatto che il progetto e’ soggetto a una
procedura di valutazione dell’impatto ambientale in ambito nazionale
o transfrontaliero o alle consultazioni tra Stati membri ai sensi
dell’articolo 5, comma 2, lettera b);
c) i dati identificativi delle autorita’ competenti responsabili
del rilascio del titolo abilitativo edilizio, da cui possono essere
ottenute informazioni in merito e a cui possono essere presentati
osservazioni o quesiti, nonche’ indicazioni sui termini per la
trasmissione di tali osservazioni o quesiti;
d) le possibili decisioni in ordine al progetto oppure, ove
disponibile, la proposta del provvedimento che conclude la procedura
di rilascio del titolo abilitativo edilizio;
e) l’indicazione dei tempi e dei luoghi in cui possono essere
ottenute le informazioni relative al progetto e le modalita’ con le
quali esse sono rese disponibili;
f) i dettagli sulle modalita’ di partecipazione e consultazione del
pubblico.
4. Per quanto riguarda i singoli progetti specifici di cui al comma
1, il Comune provvede affinche’, con le modalita’ e secondo i termini
di cui al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195, il pubblico
interessato abbia accesso:
a) ai principali rapporti e pareri pervenuti all’autorita’
competente nel momento in cui il pubblico interessato e’ informato ai
sensi del comma 3;
b) alle informazioni diverse da quelle previste al comma 3, che
sono pertinenti ai fini della decisione in questione e che sono
disponibili soltanto dopo che il pubblico interessato e’ stato
informato conformemente al suddetto comma.
5. Il pubblico interessato puo’ esprimere osservazioni e pareri
entro 60 giorni dalle comunicazioni di cui al comma 3 e gli esiti
delle consultazioni svolte ai sensi del medesimo comma 1 sono tenuti
nel debito conto ai fini dell’adozione del provvedimento finale da
parte del Comune o di altra amministrazione competente.
6. Il Comune, o altro soggetto competente al rilascio del titolo
abilitativo alla costruzione, a seguito della conclusione del
procedimento di cui al comma 1, mette a disposizione del pubblico
attraverso mezzi di comunicazione elettronici, pubblici avvisi o in
altra forma adeguata:
a) il contenuto del provvedimento finale e le motivazioni su cui e’
fondato, compresi eventuali aggiornamenti successivi;
b) gli esiti delle consultazioni tenute prima dell’adozione del
provvedimento finale e una spiegazione delle modalita’ con cui si e’
tenuto conto di tali esiti.
7. Il pubblico deve avere l’opportunita’ di partecipare
tempestivamente ed efficacemente alla preparazione, modifica o
revisione di piani o programmi generali relativi alle questioni di
cui al comma 1, lettere a) o c), avvalendosi delle procedure di cui
all’articolo 3-sexies del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
Ove pertinente, il pubblico si avvale a tal fine delle procedure di
consultazione previste per la formazione degli strumenti urbanistici.
Nel caso di piani o programmi soggetti a valutazione ai sensi della
direttiva 2001/42/CE si applicano le procedure di partecipazione del
pubblico previste dalla suddetta direttiva.
Art. 25

Accadimento di incidente rilevante

1. Al verificarsi di un incidente rilevante, il gestore,
utilizzando i mezzi piu’ adeguati, e’ tenuto a:
a) adottare le misure previste dal piano di emergenza interna di
cui all’articolo 20 e, per gli stabilimenti di soglia inferiore,
dalle pianificazioni e dalle procedure predisposte nell’ambito del
sistema di gestione della sicurezza di cui all’articolo 14, comma 5,
e all’allegato 3;
b) informare la Prefettura, la Questura, il CTR, la Regione, il
soggetto da essa designato, l’ente territoriale di area vasta, di cui
all’articolo 1, commi 2 e 3, della legge 7 aprile 2014, n. 56, il
sindaco, il comando provinciale dei Vigili del fuoco, l’ARPA,
l’azienda sanitaria locale, comunicando, non appena ne venga a
conoscenza:
1) le circostanze dell’incidente;
2) le sostanze pericolose presenti;
3) i dati disponibili per valutare le conseguenze dell’incidente
per la salute umana, l’ambiente e i beni;
4) le misure di emergenza adottate;
5) le informazioni sulle misure previste per limitare gli effetti
dell’incidente a medio e lungo termine ed evitare che esso si ripeta;
c) aggiornare le informazioni fornite, qualora da indagini piu’
approfondite emergano nuovi elementi che modificano le precedenti
informazioni o le conclusioni tratte.
2. Al verificarsi di un incidente rilevante il Prefetto:
a) dispone l’attuazione del piano di emergenza esterna e assicura
che siano adottate le misure di emergenza e le misure a medio e a
lungo termine che possono rivelarsi necessarie; le spese relative
agli interventi effettuati sono poste a carico del gestore, anche in
via di rivalsa, e sono fatte salve le misure assicurative stipulate;
b) informa, tramite il sindaco, le persone potenzialmente soggette
alle conseguenze dell’incidente rilevante avvenuto, anche con
riguardo alle eventuali misure intraprese per attenuarne le
conseguenze;
c) informa immediatamente i Ministeri dell’ambiente e della tutela
del territorio e del mare, dell’interno e il Dipartimento della
protezione civile, il CTR, la Regione o il soggetto da essa
designato, nonche’ i Prefetti competenti per gli ambiti territoriali
limitrofi che potrebbero essere interessate dagli effetti
dell’evento.
3. A seguito di un incidente rilevante occorso in uno stabilimento
di soglia superiore il CTR o, se l’incidente e’ occorso in uno
stabilimento di soglia inferiore, la Regione o il soggetto da essa
designato:
a) raccoglie, mediante ispezioni, indagini o altri mezzi
appropriati, le informazioni necessarie per effettuare un’analisi
completa degli aspetti tecnici, organizzativi e gestionali
dell’incidente;
b) adotta misure atte a garantire che il gestore attui le misure
correttive del caso;
c) formula raccomandazioni sulle misure preventive per il futuro.
Art. 26

Informazione sull’incidente rilevante

1. In caso di incidente rilevante rispondente ai criteri di cui
all’allegato 6 il Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare, non appena possibile, predispone un
sopralluogo, ai fini della raccolta e comunicazione alla Commissione
europea, ai sensi dell’articolo 5, comma 2, lettera c), delle
seguenti informazioni:
a) data, ora e luogo dell’incidente, nome del gestore ed indirizzo
dello stabilimento interessato;
b) breve descrizione delle circostanze dell’incidente, indicazione
delle sostanze pericolose e degli effetti immediati per la salute
umana e per l’ambiente;
c) breve descrizione delle misure di emergenza adottate e delle
precauzioni immediatamente necessarie per prevenire il ripetersi
dell’incidente;
d) esito delle proprie analisi e le proprie raccomandazioni.
2. Il personale che effettua il sopralluogo puo’ accedere a
qualsiasi settore degli stabilimenti, richiedere i documenti ritenuti
necessari e quelli indispensabili per la relazione di fine
sopralluogo.
3. Per la comunicazione delle informazioni di cui al comma 1 viene
utilizzata la banca dati sugli incidenti rilevanti resa disponibile a
tal fine dalla Commissione europea, di cui all’articolo 21, paragrafo
4, della direttiva 2012/18/UE. Le informazioni di cui al comma 1 sono
comunicate alla Commissione europea appena possibile e al piu’ tardi
entro un anno dalla data dell’incidente. Laddove, entro detto termine
per l’inserimento nella banca dati, sia possibile fornire soltanto le
informazioni preliminari di cui al comma 1, lettera d), le
informazioni sono aggiornate quando si rendono disponibili i
risultati di ulteriori analisi e raccomandazioni.
4. La comunicazione alla Commissione europea delle informazioni di
cui al comma 1, lettera d), puo’ essere rinviata per consentire la
conclusione di procedimenti giudiziari che possono essere
pregiudicati dalla comunicazione stessa.
5. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare comunica alla Commissione europea il nome e l’indirizzo degli
organismi che potrebbero disporre di informazioni sugli incidenti
rilevanti e che potrebbero consigliare le autorita’ competenti di
altri Stati membri che devono intervenire quando si verificano tali
incidenti.
Art. 27

Ispezioni

1. Le ispezioni previste dal presente decreto devono essere
adeguate al tipo di stabilimento, sono effettuate indipendentemente
dal ricevimento del rapporto di sicurezza o di altri rapporti e sono
svolte al fine di consentire un esame pianificato e sistematico dei
sistemi tecnici, organizzativi e di gestione applicati nello
stabilimento, per garantire in particolare che il gestore possa
comprovare:
a) di aver adottato misure adeguate, tenuto conto delle attivita’
esercitate nello stabilimento, per prevenire qualsiasi incidente
rilevante;
b) di disporre dei mezzi sufficienti a limitare le conseguenze di
incidenti rilevanti all’interno ed all’esterno del sito;
c) che i dati e le informazioni contenuti nel rapporto di sicurezza
o in altra documentazione presentata ai sensi del presente decreto
descrivano fedelmente la situazione dello stabilimento;
d) che le informazioni di cui all’articolo 23 siano rese pubbliche.
2. Le ispezioni sono pianificate, programmate ed effettuate sulla
base dei criteri e delle modalita’ di cui allegato H.
3. Il Ministero dell’interno predispone, in collaborazione con
ISPRA, un piano nazionale di ispezioni, riguardante tutti gli
stabilimenti di soglia superiore siti nel territorio nazionale; le
regioni predispongono piani regionali di ispezioni, riguardanti tutti
gli stabilimenti di soglia inferiore siti nell’ambito dei rispettivi
territori. Il Ministero dell’interno e le regioni, in collaborazione
con l’ISPRA, assicurano il coordinamento e l’armonizzazione dei piani
di ispezione di rispettiva competenza, provvedendo altresi’, ove
possibile, al coordinamento con i controlli di cui alla lettera h).
Il Ministero dell’interno e le regioni riesaminano periodicamente
e, se del caso, aggiornano i piani di ispezioni di propria
competenza, scambiandosi le informazioni necessarie ad assicurarne il
coordinamento e l’armonizzazione. Il piano di ispezioni contiene i
seguenti elementi:
a) una valutazione generale dei pertinenti aspetti di sicurezza;
b) la zona geografica coperta dal piano di ispezione;
c) un elenco degli stabilimenti contemplati nel piano;
d) un elenco dei gruppi di stabilimenti che presentano un possibile
effetto domino ai sensi dell’articolo 19;
e) un elenco degli stabilimenti in cui rischi esterni o fonti di
pericolo particolari potrebbero aumentare il rischio o le conseguenze
di un incidente rilevante;
f) le procedure per le ispezioni ordinarie, compresi i programmi
per tali ispezioni conformemente al comma 4;
g) le procedure per le ispezioni straordinarie da effettuare ai
sensi del comma 7;
h) ove applicabili, le disposizioni riguardanti la cooperazione tra
le varie autorita’ che effettuano ispezioni presso lo stabilimento,
con particolare riguardo ai controlli effettuati per verificare
l’attuazione del Regolamento n. 1907/2006 REACH ed il rispetto delle
prescrizioni dell’autorizzazione integrata ambientale di cui al
decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
4. Sulla base del piano di ispezioni di cui al comma 3 il Ministero
dell’interno, avvalendosi del CTR, e la regione, avvalendosi
eventualmente del soggetto allo scopo incaricato, predispongono ogni
anno, per quanto di rispettiva competenza, i programmi delle
ispezioni ordinarie per tutti gli stabilimenti, comprendenti
l’indicazione della frequenza delle visite in loco per le varie
tipologie di stabilimenti. L’intervallo tra due visite consecutive in
loco e’ stabilito in base alla valutazione sistematica dei pericoli
di incidente rilevante relativi agli stabilimenti interessati; nel
caso in cui tale valutazione non sia stata effettuata, l’intervallo
tra due visite consecutive in loco non e’ comunque superiore ad un
anno per gli stabilimenti di soglia superiore e a tre anni per gli
stabilimenti di soglia inferiore.
5. La valutazione sistematica dei pericoli di incidente rilevante
di cui al comma 4 tiene conto degli impatti potenziali sulla salute
umana e sull’ambiente degli stabilimenti interessati, e del
comprovato rispetto di quanto previsto dal presente decreto. La
suddetta valutazione puo’ tenere conto, se opportuno, dei risultati
pertinenti di ispezioni condotte in conformita’ ad altre normative
applicabili allo stabilimento.
6. Le ispezioni ordinarie sono disposte dal CTR o dalla Regione o
dal soggetto da essa designato, con oneri a carico dei gestori.
7. Le ispezioni straordinarie sono disposte dalle autorita’
competenti in materia di rischio di incidente rilevante, con oneri a
carico dei gestori, di propria iniziativa o su richiesta del
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare,
allo scopo di indagare, con la massima tempestivita’, in caso di
denunce gravi, incidenti gravi e «quasi incidenti», nonche’ in caso
di mancato rispetto degli obblighi stabiliti dal presente decreto.
8. Entro quattro mesi dalla conclusione di ciascuna ispezione
l’autorita’ che ha disposto l’ispezione comunica al gestore le
relative conclusioni e tutte le misure da attuare, comprensive del
cronoprogramma. Tale autorita’ si accerta che il gestore adotti dette
misure nel rispetto dei tempi stabiliti nel cronoprogramma.
9. Se nel corso di un’ispezione e’ stato individuato un caso grave
di non conformita’ al presente decreto, entro sei mesi e’ effettuata
un’ispezione supplementare.
10. Ove possibile, le ispezioni ai fini del presente decreto sono
coordinate con le ispezioni effettuate ai sensi di altre normative,
con particolare riguardo ai controlli effettuati per verificare
l’attuazione del Regolamento n. 1907/2006 REACH ed il rispetto delle
prescrizioni dell’autorizzazione integrata ambientale di cui al
decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in conformita’ alle
disposizioni di cui al comma 3, lettera h).
11. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare, nell’ambito del Coordinamento di cui all’articolo 11, promuove
iniziative che prevedano, a livello nazionale e, ove appropriato,
anche a livello dell’Unione europea, meccanismi e strumenti per lo
scambio di esperienze e il consolidamento delle conoscenze relative
alle attivita’ di controllo tra le autorita’ competenti, con
particolare riguardo alle informazioni ed alle lezioni apprese sugli
incidenti coinvolgenti sostanze pericolose verificatisi sul
territorio nazionale e alla conduzione delle ispezioni.
12. Il gestore fornisce tutta l’assistenza necessaria per
consentire:
a) al personale che effettua l’ispezione lo svolgimento dei suoi
compiti;
b) alle autorita’ competenti la raccolta delle informazioni
necessarie per effettuare un’adeguata valutazione della possibilita’
di incidenti rilevanti, per stabilire l’entita’ dell’aumento della
probabilita’ o dell’aggravarsi delle conseguenze di un incidente
rilevante, per la predisposizione del piano di emergenza esterna,
nonche’ per tenere conto delle sostanze che, per lo stato fisico, le
condizioni o il luogo in cui si trovano, necessitano di particolari
attenzioni.
13. Le autorita’ competenti trasmettono le informazioni relative
alla pianificazione, programmazione, avvio e conclusione delle
ispezioni al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e
del mare e le rendono tempestivamente disponibili ai comuni, al fine
della verifica dell’inserimento delle informazioni pertinenti nelle
sezioni informative del modulo di cui all’allegato 5, in relazione
alle disposizioni di cui all’articolo 23, comma 6. Le autorita’
competenti comunicano, in particolare, al Ministero dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare, entro il 28 febbraio di ogni
anno, il piano di ispezioni predisposto o il suo aggiornamento, ed il
programma annuale delle ispezioni ordinarie.
Capo IV

Sanzioni, disposizioni finanziarie e transitorie ed abrogazioni
Art. 28

Sanzioni

1. Il gestore che omette di presentare la notifica di cui
all’articolo 13, comma 1, o il rapporto di sicurezza di cui
all’articolo 15 o di redigere il documento di cui all’articolo 14,
entro i termini previsti, e’ punito con l’arresto fino a un anno o
con la ammenda da euro quindicimila a euro novantamila.
2. Il gestore che omette di presentare le informazioni di cui
all’articolo 13, comma 4, e’ punito con l’arresto fino a tre mesi o
con l’ammenda da euro diecimila a euro sessantamila.
3. Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, il gestore che
non adempie alle prescrizioni indicate nel rapporto di sicurezza o
alle eventuali misure integrative prescritte dall’autorita’
competente, anche a seguito di controlli ai sensi dell’articolo 27, o
che non adempie agli obblighi previsti all’articolo 25, comma 1, per
il caso di accadimento di incidente rilevante, e’ punito con
l’arresto da sei mesi a tre anni e con l’ammenda da euro quindicimila
a euro centoventimila.
4. Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, il gestore che
non attua il sistema di gestione di cui all’articolo 14, comma 5, e’
punito con l’arresto da tre mesi ad un anno e con l’ammenda da euro
quindicimila a euro novantamila.
5. Il gestore che non aggiorna, in conformita’ all’articolo 18, il
rapporto di sicurezza di cui all’articolo 15 o il documento di cui
all’articolo 14, comma 1, e’ punito con l’arresto fino a tre mesi o
con l’ammenda di euro venticinquemila.
6. Il gestore che non effettua gli adempimenti di cui all’articolo
19, comma 3, e all’articolo 20, commi 1, 3 e 4, e’ tenuto al
pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria da euro
quindicimila ad euro novantamila. Secondo quanto previsto
all’articolo 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689, alla
irrogazione della predetta sanzione provvede, in caso di violazione
dell’obbligo di cui agli articoli 19, comma 3 e 20, comma 4, il
Prefetto e, nel caso di violazione degli obblighi di cui all’articolo
20, commi 1 e 3, il CTR territorialmente competente, tramite la
Direzione regionale o interregionale dei Vigili del fuoco, ai sensi
dell’articolo 6, comma 3, lettera c). Alla predetta sanzione non si
applica il pagamento in misura ridotta di cui all’articolo 16 della
legge 24 novembre 1981, n. 689.
7. Alla violazione di cui all’articolo 23, comma 5, si applica la
pena prevista all’articolo 623 del Codice penale.
8. Fatta salva la responsabilita’ penale, qualora si accerti che la
notifica o il rapporto di sicurezza o le informazioni previste agli
articoli 13 comma 4, 19 comma 3, 20 comma 4, 22 comma 8, 25 comma 1,
non siano stati presentati o che non siano rispettate le misure di
sicurezza previste nel rapporto o nelle eventuali misure integrative
prescritte dall’autorita’ competente anche a seguito di controlli ai
sensi dell’articolo 27, il CTR, per gli stabilimenti di soglia
superiore, o, per gli stabilimenti di soglia inferiore, la regione o
il soggetto da essa designato, procede comunque a diffidare il
gestore ad adottare le necessarie misure, dandogli un termine non
superiore a sessanta giorni, prorogabile in caso di giustificati e
comprovati motivi. In caso di mancata ottemperanza e’ ordinata la
sospensione dell’attivita’ per il tempo necessario all’adeguamento
degli impianti alle prescrizioni indicate e, comunque, per un periodo
non superiore a sei mesi. Ove il gestore, anche dopo il periodo di
sospensione, continui a non adeguarsi alle prescrizioni indicate il
CTR o la regione, o il soggetto da essa designato, secondo la propria
competenza, ordina la chiusura dello stabilimento o, ove possibile,
di un singolo impianto o di una parte di esso.
Art. 29

Disposizioni finanziarie

1. Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o
maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le Amministrazioni ed
i soggetti pubblici interessati provvedono agli adempimenti previsti
dal presente decreto con le risorse umane, strumentali e finanziarie
disponibili a legislazione vigente.
Art. 30

Disposizioni tariffarie

1. Alle istruttorie tecniche di cui agli articoli 4, 5, commi 2,
lettera e) e 3, 17 e 18, comma 1, lettera b), ed alle ispezioni di
cui all’articolo 27 connesse all’attuazione del presente decreto,
nonche’ alla attivita’ di cui all’articolo 13, comma 9, si provvede,
con oneri a carico dei gestori, secondo le tariffe e le modalita’
stabilite all’allegato I.
2. Ciascuna regione puo’ rideterminare le tariffe relative alle
attivita’ di propria competenza che non possono in ogni caso essere
superiori agli importi riportati nell’allegato I.
3. Le tariffe di cui ai commi 1 e 2 devono coprire il costo
effettivo del servizio reso. Le medesime tariffe sono aggiornate,
almeno ogni tre anni, con lo stesso criterio della copertura del
costo effettivo del servizio.
Art. 31

Prevenzione incendi
per gli stabilimenti di soglia superiore

1. Per lo svolgimento delle verifiche di prevenzione incendi per
gli stabilimenti di soglia superiore si applicano le modalita’ di cui
all’allegato L.
2. Gli atti conclusivi dei procedimenti di valutazione del rapporto
di sicurezza sono inviati dal CTR agli organi competenti perche’ ne
tengano conto nell’ambito delle procedure relative alle istruttorie
tecniche previste in materia ambientale, di sicurezza sul lavoro,
sanitaria e urbanistica, in particolare dal:
a) decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e dalle relative
leggi regionali, in materia di valutazione di impatto ambientale, di
autorizzazione integrata ambientale e di rifiuti;
b) decreto del Presidente della Repubblica 13 marzo 2013, n. 59;
c) articolo 216 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265;
d) decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380;
e) regio decreto-legge 2 novembre 1933, n. 1741, convertito dalla
legge 8 febbraio 1934, n. 367, e dal decreto del Presidente della
Repubblica 18 aprile 1994, n. 420;
f) articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica 15
febbraio 1952, n. 328;
g) articolo 67 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81;
h) regio decreto 9 gennaio 1927, n. 147, e dal regio decreto 18
giugno 1931, n. 773.
Art. 32

Norme finali e transitorie

1. Le procedure relative alle istruttorie e ai controlli di cui al
decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, in corso alla data di
entrata in vigore del presente decreto presso le autorita’
competenti, ai sensi del citato decreto legislativo, sono concluse
dalle medesime autorita’ previo adeguamento, ove necessario, alle
disposizioni di cui al presente decreto. Le predette istruttorie sono
concluse entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente
decreto.
2. Fino all’entrata in vigore dei decreti di cui agli articoli 4,
comma 2, 20, comma 5, e 21, comma 10, si applicano le disposizioni
recate, rispettivamente, dagli allegati A, F e G.
3. All’aggiornamento e alla modifica delle disposizioni degli
allegati da 1 a 6 al presente decreto, derivanti da aggiornamenti e
modifiche agli allegati della direttiva 2012/18/UE, introdotti a
livello europeo si provvede con decreto del Ministero dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministeri
dello sviluppo economico, dell’interno e della salute, sentita la
Conferenza Unificata.
4. Con decreti del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare, di concerto con i Ministri dell’interno, della
salute e dello sviluppo economico, d’intesa con la Conferenza
Unificata, sono aggiornati gli allegati B e D.
5. Con decreti del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare, di concerto con i Ministri dell’interno, della
salute e dello sviluppo economico, d’intesa la Conferenza
Stato-Regioni sono aggiornati gli allegati E ed H.
6. Con decreti del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare, di concerto con i Ministri dell’interno, della
salute e dello sviluppo economico, sentita la Conferenza
Stato-Regioni, sono aggiornati gli allegati C ed M.
7. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare, di concerto con i Ministri dell’interno, dello
sviluppo economico e dell’economia e delle finanze, sentita la
Conferenza Stato-Regioni, e’ aggiornato l’allegato I.
8. Con decreto del Ministro dell’interno e’ aggiornato l’allegato
L.
9. Fino alla rideterminazione delle tariffe di cui al comma 2
dell’articolo 30, le regioni applicano le tariffe di cui all’allegato
I.
Art. 33

Riferimenti normativi e abrogazione di norme

1. Si applicano, per quanto compatibili, le seguenti disposizioni:
a) l’articolo 20 del decreto del Presidente della Repubblica 18
maggio 1988, n. 175;
b) l’articolo 5, allegato I, capitolo 2, e allegato II del decreto
del Presidente del Consiglio dei ministri 31 marzo 1989, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 21 aprile 1989, n. 93;
c) la legge 19 maggio 1997, n. 137;
d) il decreto del Ministro dell’ambiente 15 maggio 1996, recante
procedure e norme tecniche di sicurezza nello svolgimento di
attivita’ di travaso di autobotti e ferro cisterne, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 4 luglio 1996, n. 155;
e) il decreto del Ministro dell’ambiente 15 maggio 1996, recante
criteri di analisi e valutazione dei rapporti relativi ai depositi di
gas di petrolio liquefatto, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 9
luglio 1996, n. 159;
f) il decreto del Ministro dell’ambiente 5 novembre 1997, recante
modalita’ di presentazione e di valutazione dei rapporti di sicurezza
degli scali merci terminali di ferrovia, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 23 gennaio 1998, n. 18;
g) il decreto del Ministro dell’ambiente 5 novembre 1997,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 3 febbraio 1998, n. 27;
h) il decreto del Ministro dell’ambiente 20 ottobre 1998 relativo
agli scali merci ferroviari, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 7
novembre 1998, n. 261;
i) il decreto del Ministro dell’ambiente 20 ottobre 1998, recante
criteri di analisi e valutazione dei rapporti relativi ai depositi di
liquidi facilmente infiammabili e/o tossici, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 9 novembre 1998, n. 262.
2. A partire dalla data di entrata in vigore del presente decreto
sono abrogati:
a) l’ultimo periodo del comma 4 dell’articolo 4 del decreto del
Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 420;
b) il decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334;
c) il decreto legislativo 21 settembre 2005, n. 238;
d) l’articolo 22, comma 2, del decreto legislativo 8 marzo 2006, n.
139;
e) il decreto legislativo 14 marzo 2014, n. 48;
f) il decreto del Ministro dell’interno 2 agosto 1984, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 6 settembre 1984, n. 246;
g) il decreto del Ministro dell’ambiente 16 marzo 1998, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 30 marzo 1998, n. 74;
h) l’ultimo riquadro dell’allegato VI al decreto del Ministro
dell’interno 4 maggio 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 7
maggio 1998, n. 104;
i) il decreto del Ministro dell’ambiente 9 agosto 2000, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 22 agosto 2000, n. 195;
l) il decreto del Ministro dell’ambiente 9 agosto 2000, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 23 agosto 2000, n. 196;
m) il decreto ministeriale 16 maggio 2001, n. 293;
n) il decreto del Ministero dell’interno 19 marzo 2001, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 5 aprile 2001, n. 80;
o) il decreto ministeriale 26 maggio 2009, n. 138;
p) il decreto ministeriale 24 luglio 2009, n. 139.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.

Dato a Roma, addi’ 26 giugno 2015

MATTARELLA

Renzi, Presidente del Consiglio dei
ministri

Galletti, Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio e del
mare

Gentiloni Silveri, Ministro degli
affari esteri e della cooperazione
internazionale

Orlando, Ministro della giustizia

Padoan, Ministro dell’economia e
delle finanze

Lorenzin, Ministro della salute

Alfano, Ministro dell’interno

Guidi, Ministro dello sviluppo
economico

Delrio, Ministro delle
infrastrutture e dei trasporti

Visto, il Guardasigilli: Orlando

Allegato 1

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Allegato 2

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Allegato 3

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Allegato 4

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Allegato 5

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Allegato 6

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Allegato A (art. 4)

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Allegato B (art. 14)

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Allegato C (art. 15)

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Allegato D (art. 18)

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Allegato E (art. 19)

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Allegato F (art. 20)

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Allegato G (art. 21)

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Allegato H (art. 27)

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Allegato I (art. 30)

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Allegato L (art. 31)

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Allegato M (art. 2)

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DECRETO LEGISLATIVO 26 giugno 2015, n. 105

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