DECRETO LEGISLATIVO 26 marzo 2010, n. 59 | Geometra.info

DECRETO LEGISLATIVO 26 marzo 2010, n. 59

DECRETO LEGISLATIVO 26 marzo 2010, n. 59 - Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno. (10G0080) - (GU n. 94 del 23-4-2010 - Suppl. Ordinario n.75) - note: Entrata in vigore del provvedimento: 08/05/2010

DECRETO LEGISLATIVO 26 marzo 2010 , n. 59

Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel
mercato interno. (10G0080)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Parte di provvedimento in formato grafico

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’
inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della
Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo
e di farlo osservare.
Dato a Roma, addi’ 26 marzo 2010

NAPOLITANO

Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri

Ronchi, Ministro per le politiche europee

Scajola, Ministro dello sviluppo economico

Alfano, Ministro della giustizia

Maroni, Ministro dell’interno

Frattini, Ministro degli affari esteri

Tremonti, Ministro dell’economia e delle finanze

Brunetta, Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione

Calderoli, Ministro per la semplificazione normativa

Brambilla, Ministro per il turismo
Visto, il Guardasigilli: Alfano

N O T E
Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia ai sensi
dell’art. 10, commi 2 e 3 del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28
dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la
lettura delle disposizioni di legge modificate o alle quali
e’ operato il rinvio. Restano invariati il valore e
l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
Per le direttive CEE vengono forniti gli estremi di
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita’
europee (GUCE).
Note alle premesse:
– L’art. 76 della Costituzione stabilisce che
l’esercizio della funzione legislativa non puo’ essere
delegato al Governo se non con determinazione di principi e
criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per
oggetti definiti.
– L’art. 87 della Costituzione conferisce, tra l’altro,
al Presidente della Repubblica il potere di promulgare le
leggi e di emanare i decreti aventi valore di legge ed i
regolamenti.
– Si riporta il testo dell’art. 117 della Cost.:
«Art. 117. La potesta’ legislativa e’ esercitata dallo
Stato e dalle regioni nel rispetto della Costituzione,
nonche’ dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario
e dagli obblighi internazionali.
Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti
materie:
a) politica estera e rapporti internazionali dello
Stato; rapporti dello Stato con l’Unione europea; diritto
di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non
appartenenti all’Unione europea;
b) immigrazione;
c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni
religiose;
d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato; armi,
munizioni ed esplosivi;
e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari;
tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema
tributario e contabile dello Stato; perequazione delle
risorse finanziarie;
f) organi dello Stato e relative leggi elettorali;
referendum statali; elezione del Parlamento europeo;
g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello
Stato e degli enti pubblici nazionali;
h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della
polizia amministrativa locale;
i) cittadinanza, stato civile e anagrafi;
l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento
civile e penale; giustizia amministrativa;
m) determinazione dei livelli essenziali delle
prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che
devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;
n) norme generali sull’istruzione;
o) previdenza sociale;
p) legislazione elettorale, organi di governo e
funzioni fondamentali di Comuni, province e citta’
metropolitane;
q) dogane, protezione dei confini nazionali e
profilassi internazionale;
r) pesi, misure e determinazione del tempo;
coordinamento informativo statistico e informatico dei dati
dell’amministrazione statale, regionale e locale; opere
dell’ingegno;
s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni
culturali.
Sono materie di legislazione concorrente quelle
relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea
delle regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza
del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni
scolastiche e con esclusione della istruzione e della
formazione professionale; professioni; ricerca scientifica
e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori
produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento
sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti
e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di
navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione,
trasporto e distribuzione nazionale dell’energia;
previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei
bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e
del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e
ambientali e promozione e organizzazione di attivita’
culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di
credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e
agrario a carattere regionale. Nelle materie di
legislazione concorrente spetta alle regioni la potesta’
legislativa, salvo che per la determinazione dei principi
fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.
Spetta alle regioni la potesta’ legislativa in
riferimento ad ogni materia non espressamente riservata
alla legislazione dello Stato.
Le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle
decisioni dirette alla formazione degli atti normativi
comunitari e provvedono all’attuazione e all’esecuzione
degli accordi internazionali e degli atti dell’Unione
europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da
legge dello Stato, che disciplina le modalita’ di esercizio
del potere sostitutivo in caso di inadempienza.
La potesta’ regolamentare spetta allo Stato nelle
materie di legislazione esclusiva, salva delega alle
regioni. La potesta’ regolamentare spetta alle regioni in
ogni altra materia. I comuni, le province e le citta’
metropolitane hanno potesta’ regolamentare in ordine alla
disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle
funzioni loro attribuite.
Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che
impedisce la piena parita’ degli uomini e delle donne nella
vita sociale, culturale ed economica e promuovono la
parita’ di accesso tra donne e uomini alle cariche
elettive.
La legge regionale ratifica le intese della Regione con
altre regioni per il migliore esercizio delle proprie
funzioni, anche con individuazione di organi comuni.
Nelle materie di sua competenza la Regione puo’
concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali
interni ad altro Stato, nei casi e con le forme
disciplinati da leggi dello Stato.».
– L’art. 41, della legge 7 luglio 2009 n. 88,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 14 luglio 2009, n. 161,
S.O., cosi’ recita:
«Art. 41 (Delega al Governo per l’attuazione della
direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel
mercato interno). – 1. Nella predisposizione dei decreti
legislativi per l’attuazione della direttiva 2006/123/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre
2006, relativa ai servizi nel mercato interno, da adottare
su proposta del Ministro per le politiche europee e del
Ministro dello sviluppo economico ovvero del Ministro con
competenza prevalente in materia, di concerto con i
Ministri per la pubblica amministrazione e l’innovazione e
per la semplificazione normativa e con gli altri Ministri
interessati, acquisito il parere della Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano, realizzando il
necessario coordinamento con le altre disposizioni vigenti,
il Governo e’ tenuto a seguire, oltre ai principi e criteri
direttivi generali di cui all’ art. 2, anche i seguenti
principi e criteri direttivi:
a) garantire la liberta’ di concorrenza secondo
condizioni di pari opportunita’ ed il corretto ed uniforme
funzionamento del mercato nonche’ assicurare agli utenti un
livello essenziale ed uniforme di condizioni di
accessibilita’ all’acquisto di servizi sul territorio
nazionale, ai sensi dell’ art. 117, secondo comma, lettere
e) ed m), della Costituzione;
b) promuovere l’elaborazione di codici di condotta e
disciplinari, finalizzati, in particolare, a promuovere la
qualita’ dei servizi, tenendo conto delle loro
caratteristiche specifiche;
c) prevedere che le disposizioni dei decreti
legislativi si applichino a tutti i servizi non
esplicitamente esclusi dall’art. 2, paragrafi 2 e 3, e,
relativamente alla libera prestazione di servizi, anche
dall’art. 17 della direttiva;
d) definire puntualmente l’ambito oggettivo di
applicazione;
e) semplificare i procedimenti amministrativi per
l’accesso alle attivita’ di servizi, anche al fine di
renderli uniformi sul piano nazionale, subordinando
altresi’ la previsione di regimi autorizzatori al ricorrere
dei presupposti di cui all’art. 9 della direttiva e
prevedendo che, per tali regimi, da elencare in allegato al
decreto legislativo di cui al presente articolo, la
dichiarazione di inizio attivita’ rappresenti la regola
generale salvo che motivate esigenze impongano il rilascio
di un atto autorizzatorio esplicito;
f) garantire che, laddove consentiti dalla normativa
comunitaria, i regimi di autorizzazione ed i requisiti
eventualmente previsti per l’accesso ad un’attivita’ di
servizi o per l’esercizio della medesima siano conformi ai
principi di trasparenza, proporzionalita’ e parita’ di
trattamento;
g) garantire la libera circolazione dei servizi forniti
da un prestatore stabilito in un altro Stato membro,
imponendo requisiti relativi alla prestazione di attivita’
di servizi solo qualora siano giustificati da motivi di
ordine pubblico, di pubblica sicurezza, di sanita’ pubblica
o tutela dell’ambiente, nel rispetto dei principi di non
discriminazione e di proporzionalita’;
h) prevedere che l’autorizzazione all’accesso o
all’esercizio di una attivita’ di servizi abbia efficacia
su tutto il territorio nazionale. Limitazioni territoriali
dell’efficacia dell’autorizzazione possono essere
giustificate solo da un motivo imperativo di interesse
generale;
i) ferma restando l’applicazione del principio di
prevalenza di cui all’art. 3, paragrafo 1, della direttiva,
anche al fine di garantire, ai sensi dell’art. 10,
paragrafo 4, della direttiva, il carattere unitario
nazionale dell’individuazione delle figure professionali
con i relativi profili ed eventuali titoli abilitanti,
individuare espressamente, per tutti i servizi rientranti
nell’ambito di applicazione della direttiva, gli eventuali
requisiti compatibili con la direttiva medesima e necessari
per l’accesso alla relativa attivita’ e per il suo
esercizio;
l) prevedere che lo svolgimento di tutte le procedure e
le formalita’ necessarie per l’accesso all’attivita’ di
servizi e per il suo esercizio avvenga attraverso sportelli
unici usufruibili da tutti i prestatori di servizi a
prescindere che questi siano stabiliti sul territorio
nazionale o di altro Stato membro, in coerenza con quanto
gia’ previsto al riguardo dall’art. 38 del decreto-legge 25
giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla
legge 6 agosto 2008, n. 133, e regolando il conseguente
coordinamento fra le relative disposizioni;
m) prevedere che le procedure e le formalita’ per
l’accesso e l’esercizio delle attivita’ di servizi possano
essere espletate attraverso gli sportelli unici anche a
distanza e per via elettronica;
n) realizzare l’interoperabilita’ dei sistemi di rete,
l’impiego non discriminatorio della firma elettronica o
digitale ed i collegamenti tra la rete centrale della
pubblica amministrazione e le reti periferiche;
o) prevedere forme di collaborazione con le autorita’
competenti degli altri Stati membri e con la Commissione
europea al fine di garantire il controllo dei prestatori e
dei loro servizi, in particolare fornendo al piu’ presto e
per via elettronica, tramite la rete telematica IMI,
realizzata dalla Commissione europea, le informazioni
richieste da altri Stati membri o dalla Commissione. Lo
scambio di informazioni puo’ riguardare le azioni
disciplinari o amministrative promosse o le sanzioni penali
irrogate e le decisioni definitive relative all’insolvenza
o alla bancarotta fraudolenta assunte dalle autorita’
competenti nei confronti di un prestatore e che siano
direttamente pertinenti alla competenza del prestatore o
alla sua affidabilita’ professionale, nel rispetto dei
presupposti stabiliti dalla direttiva;
p) prevedere che, relativamente alle materie di
competenza regionale, le norme per l’adeguamento, il
coordinamento e la semplificazione dei procedimenti
autorizzatori concernenti l’esercizio della liberta’ di
stabilimento e la libera prestazione dei servizi siano
adottate dallo Stato, in caso di inadempienza normativa
delle regioni, in conformita’ all’art. 117, quinto comma,
della Costituzionee che, in caso di inadempienza
amministrativa, sia esercitato il potere sostitutivo di cui
all’art. 120, secondo comma, della Costituzione;
q) prevedere che tutte le disposizioni di attuazione
della direttiva nell’ambito dell’ordinamento nazionale
siano finalizzate a rendere effettivo l’esercizio della
liberta’ di stabilimento e la libera circolazione dei
servizi garantite dagli articoli 43e 49 del Trattato CE,
perseguendo in particolare i seguenti obiettivi:
1) la crescita economica e la creazione di posti di
lavoro sul territorio nazionale;
2) la semplificazione amministrativa;
3) la riduzione degli oneri amministrativi per
l’accesso ad una attivita’ di servizi e per il suo
esercizio;
4) l’effettivita’ dei diritti dei destinatari di
servizi;
r) prevedere che tutte le misure adottate in
attuazione della direttiva siano emanate in conformita’ ai
seguenti ulteriori principi e criteri:
1) salvaguardia dell’unitarieta’ dei processi
decisionali, della trasparenza, dell’efficacia e
dell’economicita’ dell’azione amministrativa e chiara
individuazione dei soggetti responsabili;
2) semplificazione, accorpamento, accelerazione,
omogeneita’, chiarezza e trasparenza delle procedure;
3) agevole accessibilita’ per prestatori e destinatari
di servizi a tutte le informazioni afferenti alle attivita’
di servizi, in attuazione degli articoli 7, 21 e 22 della
direttiva;
4) adozione di adeguate forme di pubblicita’, di
informazione e di conoscibilita’ degli atti procedimentali
anche mediante utilizzo di sistemi telematici;
s) garantire l’applicazione della normativa legislativa
e contrattuale del lavoro del luogo in cui viene effettuata
la prestazione di servizi, fatti salvi trattamenti piu’
favorevoli al prestatore previsti contrattualmente, ovvero
assicurati dai Paesi di provenienza con oneri a carico di
questi ultimi, evitando effetti discriminatori nonche’
eventuali danni ai consumatori in termini di sicurezza ed
eventuali danni all’ambiente;
t) prevedere idonee modalita’ al fine di assicurare
un’effettiva applicazione del principio di parita’ di
trattamento dei cittadini italiani, rispetto a quelli degli
altri Stati membri dell’Unione europea, ed evitare effetti
discriminatori a danno dei prestatori italiani di servizi,
nonche’ eventuali danni ai consumatori in termini di
sicurezza ed eventuali danni all’ambiente.
2. Nel rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento
comunitario ai sensi dell’art. 117, primo comma, della
Costituzione, entro il 28 dicembre 2009, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano adeguano le
proprie disposizioni normative al contenuto della direttiva
nonche’ ai principi e criteri di cui al comma 1.
3. Dai provvedimenti attuativi del presente articolo
non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza
pubblica.».
– La direttiva 2006/123/CE e’ pubblicata nella G.U.U.E.
27 dicembre 2006, n. L 376.
Note all’art. 1:
– Per l’art. 117 della Costituzione, vedi note alle
premesse.
Note all’art. 4:
– L’art. 1, comma 2, lettera f) del decreto legislativo
1° settembre 1993, n. 385, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale e 30 settembre 1993, n. 230, S.O., cosi’ recita:
«2. Nel presente decreto legislativo si intendono per:
a)-e) (omissis);
f) «attivita’ ammesse al mutuo riconoscimento»: le
attivita’ di:
1) raccolta di depositi o di altri fondi con
obbligo di restituzione;
2) operazioni di prestito (compreso in particolare
il credito al consumo, il credito con garanzia ipotecaria,
il factoring, le cessioni di credito pro soluto e pro
solvendo, il credito commerciale incluso il «forfaiting»);
3) leasing finanziario;
4) servizi di pagamento;
5) emissione e gestione di mezzi di pagamento
(«travellers cheques», lettere di credito), nella misura in
cui quest’attivita’ non rientra nel punto 4;
6) rilascio di garanzie e di impegni di firma;
7) operazioni per proprio conto o per conto della
clientela in:
strumenti di mercato monetario (assegni, cambiali,
certificati di deposito, ecc.);
cambi;
strumenti finanziari a termine e opzioni;
contratti su tassi di cambio e tassi d’interesse;
valori mobiliari;
8) partecipazione alle emissioni di titoli e
prestazioni di servizi connessi;
9) consulenza alle imprese in materia di struttura
finanziaria, di strategia industriale e di questioni
connesse, nonche’ consulenza e servizi nel campo delle
concentrazioni e del rilievo di imprese;
10) servizi di intermediazione finanziaria del tipo
«money broking»;
11) gestione o consulenza nella gestione di
patrimoni;
12) custodia e amministrazione di valori mobiliari;
13) servizi di informazione commerciale;
14) locazione di cassette di sicurezza;
15) altre attivita’ che, in virtu’ delle misure di
adattamento assunte dalle autorita’ comunitarie, sono
aggiunte all’elenco allegato alla seconda direttiva in
materia creditizia del Consiglio delle Comunita’ europee n.
89/646/CEE del 15 dicembre 1989;».
– La sezione A, B e C, dell’Allegato al decreto
legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 26 marzo 1998, n. 71, S.O., cosi’
recitano:
«Sezione A – Attivita’ e servizi di investimento.
Sezione B – Servizi accessori.
Sezione C – Strumenti finanziari.».
Note all’art. 5:
– L’art. 1, del decreto legislativo 1° agosto 2003 n.
259, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 15 settembre 2003,
n. 214, S.O., cosi’ recita:
«Art. 1 (Definizioni). – 1. Ai fini del presente codice
si intende per:
a) abbonato: la persona fisica o giuridica che sia
parte di un contratto con il fornitore di servizi di
comunicazione elettronica accessibili al pubblico, per la
fornitura di tali servizi;
b) accesso: il fatto di rendere accessibili risorse o
servizi di un operatore a determinate condizioni, su base
esclusiva o non esclusiva, per la fornitura di servizi di
comunicazione elettronica; comprende, tra l’altro,
l’accesso: agli elementi della rete e alle risorse
correlate, che puo’ comportare la connessione di
apparecchiature con mezzi fissi o non fissi, ivi compreso
in particolare l’accesso alla rete locale nonche’ alle
risorse e ai servizi necessari per fornire servizi tramite
la rete locale; all’infrastruttura fisica, tra cui edifici,
condotti e piloni; ai pertinenti sistemi software, tra cui
i sistemi di supporto operativo; ai servizi di traduzione
del numero o a sistemi che svolgano funzioni analoghe; alle
reti fisse e mobili, in particolare per il roaming tra
operatori mobili; ai sistemi di accesso condizionato per i
servizi di televisione digitale; ai servizi di rete privata
virtuale;
c) apparato radio elettrico: un trasmettitore, un
ricevitore o un ricetrasmettitore destinato ad essere
applicato in una stazione radioelettrica. In alcuni casi
l’apparato radioelettrico puo’ coincidere con la stazione
stessa;
d) apparecchiature digitali televisive avanzate: i
sistemi di apparecchiature di decodifica destinati al
collegamento con televisori o sistemi televisivi digitali
integrati in grado di ricevere i servizi della televisione
digitale interattiva;
e) Application Programming Interface (API):
interfaccia software fra applicazioni rese disponibili da
emittenti o fornitori di servizi e le risorse delle
apparecchiature digitali televisive avanzate per la
televisione e i servizi radiofonici digitali;
f) autorita’ nazionale di regolamentazione:
l’Autorita’ per le garanzie nelle comunicazioni, di seguito
denominata autorita’;
g) autorizzazione generale: il regime giuridico che
disciplina la fornitura di reti o di servizi di
comunicazione elettronica, anche ad uso privato, ed i
relativi obblighi specifici per il settore applicabili a
tutti i tipi o a tipi specifici di servizi e di reti di
comunicazione elettronica, conformemente al codice;
h) chiamata: la connessione istituita da un servizio
telefonico accessibile al pubblico che consente la
comunicazione bidirezionale in tempo reale;
i) codice: il «Codice delle comunicazioni
elettroniche» per quanto concerne le reti e i servizi di
comunicazione elettronica;
j) consumatore: la persona fisica che utilizza un
servizio di comunicazione elettronica accessibile al
pubblico per scopi non riferibili all’attivita’ lavorativa,
commerciale o professionale svolta;
l) fornitura di una rete di comunicazione
elettronica: la realizzazione, la gestione, il controllo o
la messa a disposizione di una siffatta rete;
m) interconnessione: il collegamento fisico e logico
delle reti pubbliche di comunicazione utilizzate dal
medesimo operatore o da un altro per consentire agli utenti
di un operatore di comunicare con gli utenti del medesimo o
di un altro operatore, o di accedere ai servizi offerti da
un altro operatore. I servizi possono essere forniti dalle
parti interessate o da altre parti che hanno accesso alla
rete. L’interconnessione e’ una particolare modalita’ di
accesso tra operatori della rete pubblica di comunicazione;
n) interferenze dannose: interferenze che
pregiudicano il funzionamento di un servizio di
radionavigazione o di altri servizi di sicurezza o che
deteriorano gravemente, ostacolano o interrompono
ripetutamente un servizio di radiocomunicazione che opera
conformemente alle normative comunitarie o nazionali
applicabili;
o) larga banda: l’ambiente tecnologico costituito da
applicazioni, contenuti, servizi ed infrastrutture, che
consente l’utilizzo delle tecnologie digitali ad elevati
livelli di interattivita’;
p) libero uso: la facolta’ di utilizzo di dispositivi
o di apparecchiature terminali di comunicazione elettronica
senza necessita’ di autorizzazione generale;
q) mercati transnazionali: mercati individuati
conformemente all’art. 18, che comprendono l’Unione europea
o un’importante parte di essa;
r) Ministero: il Ministero delle comunicazioni;
s) numero geografico: qualsiasi numero del piano
nazionale di numerazione nel quale alcune delle cifre
fungono da indicativo geografico e sono utilizzate per
instradare le chiamate verso l’ubicazione fisica del punto
terminale di rete;
t) numero non geografico: qualsiasi numero del piano
nazionale di numerazione che non sia un numero geografico;
include i numeri per servizi di comunicazioni mobili e
personali assegnati agli operatori titolari di reti mobili,
i numeri di chiamata gratuita e i numeri relativi ai
servizi a tariffazione specifica;
u) operatore: un’impresa che e’ autorizzata a fornire
una rete pubblica di comunicazioni, o una risorsa
correlata;
v) punto terminale di rete: il punto fisico a partire
dal quale l’abbonato ha accesso ad una rete pubblica di
comunicazione; in caso di reti in cui abbiano luogo la
commutazione o l’instradamento, il punto terminale di rete
e’ definito mediante un indirizzo di rete specifico che
puo’ essere correlato ad un numero o ad un nome di utente
finale. Per il servizio di comunicazioni mobili e personali
il punto terminale di rete e’ costituito dall’antenna fissa
cui possono collegarsi via radio le apparecchiature
terminali utilizzate dagli utenti del servizio;
z) rete locale: il circuito fisico che collega il
punto terminale della rete presso il domicilio
dell’abbonato al permutatore o a un impianto equivalente
nella rete telefonica fissa;
aa) rete pubblica di comunicazione: una rete di
comunicazione elettronica utilizzata interamente o
prevalentemente per fornire servizi di comunicazione
elettronica accessibili al pubblico;
bb) rete telefonica pubblica: una rete di
comunicazione elettronica utilizzata per fornire servizi
telefonici accessibili al pubblico;
la rete telefonica pubblica consente il trasferimento
di comunicazioni vocali e altre forme di comunicazione,
quali il facsimile e la trasmissione di dati, tra punti
terminali di rete;
cc) rete televisiva via cavo: ogni infrastruttura
prevalentemente cablata installata principalmente per la
diffusione o la distribuzione di segnali radiofonici o
televisivi al pubblico;
dd) reti di comunicazione elettronica: i sistemi di
trasmissione e, se del caso, le apparecchiature di
commutazione o di instradamento e altre risorse che
consentono di trasmettere segnali via cavo, via radio, a
mezzo di fibre ottiche o con altri mezzi elettromagnetici,
comprese le reti satellitari, le reti terrestri mobili e
fisse, a commutazione di circuito e a commutazione di
pacchetto, compresa Internet, le reti utilizzate per la
diffusione circolare dei programmi sonori e televisivi, i
sistemi per il trasporto della corrente elettrica, nella
misura in cui siano utilizzati per trasmettere i segnali,
le reti televisive via cavo, indipendentemente dal tipo di
informazione trasportato;
ee) risorse correlate: le risorse correlate ad una
rete di comunicazione elettronica o ad un servizio di
comunicazione elettronica che permettono o supportano la
fornitura di servizi attraverso tale rete o servizio, ivi
compresi i sistemi di accesso condizionato e le guide
elettroniche ai programmi;
ff) servizio di comunicazione elettronica ad uso
privato: un servizio di comunicazione elettronica svolto
esclusivamente nell’interesse proprio dal titolare della
relativa autorizzazione generale;
gg) servizio di comunicazione elettronica: i servizi,
forniti di norma a pagamento, consistenti esclusivamente o
prevalentemente nella trasmissione di segnali su reti di
comunicazione elettronica, compresi i servizi di
telecomunicazioni e i servizi di trasmissione nelle reti
utilizzate per la diffusione circolare radiotelevisiva, ad
esclusione dei servizi che forniscono contenuti trasmessi
utilizzando reti e servizi di comunicazione elettronica o
che esercitano un controllo editoriale su tali contenuti;
sono inoltre esclusi i servizi della societa’
dell’informazione di cui all’articolo 2, comma 1, lettera
a), del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70, non
consistenti interamente o prevalentemente nella
trasmissione di segnali su reti di comunicazione
elettronica;
hh) servizio telefonico accessibile al pubblico: un
servizio accessibile al pubblico che consente di effettuare
e ricevere chiamate nazionali ed internazionali e di
accedere ai servizi di emergenza tramite uno o piu’ numeri,
che figurano in un piano nazionale o internazionale di
numerazione, e che puo’ inoltre, se necessario, includere
uno o piu’ dei seguenti servizi: l’assistenza di un
operatore;
servizi di elenco abbonati e consultazione; la
fornitura di telefoni pubblici a pagamento; la fornitura
del servizio a condizioni specifiche; la fornitura di
apposite risorse per i consumatori disabili o con esigenze
sociali particolari e la fornitura di servizi non
geografici;
ii) servizio televisivo in formato panoramico: un
servizio televisivo che si compone esclusivamente o
parzialmente di programmi prodotti ed editati per essere
visualizzati su uno schermo a formato panoramico. Il
rapporto d’immagine 16:9 e’ il formato di riferimento per i
servizi televisivi in formato panoramico;
ll) servizio universale: un insieme minimo di servizi
di una qualita’ determinata, accessibili a tutti gli utenti
a prescindere dalla loro ubicazione geografica e, tenuto
conto delle condizioni nazionali specifiche, offerti ad un
prezzo accessibile;
mm) sistema di accesso condizionato: qualsiasi misura
o intesa tecnica secondo la quale l’accesso in forma
intelligibile ad un servizio protetto di diffusione
radiotelevisiva e’ subordinato ad un abbonamento o ad
un’altra forma di autorizzazione preliminare individuale;
nn) stazione radioelettrica, uno o piu’ trasmettitori
o ricevitori o un insieme di trasmettitori e ricevitori,
ivi comprese le apparecchiature accessorie, necessari in
una data postazione, anche mobile o portatile, per
assicurare un servizio di radiocomunicazione o per il
servizio di radioastronomia. Ogni stazione viene
classificata sulla base del servizio al quale partecipa in
materia permanente o temporanea;
oo) telefono pubblico a pagamento: qualsiasi
apparecchio telefonico accessibile al pubblico,
utilizzabile con mezzi di pagamento che possono includere
monete o carte di credito o di addebito o schede prepagate,
comprese le schede con codice di accesso;
pp) utente: la persona fisica o giuridica che
utilizza o chiede di utilizzare un servizio di
comunicazione elettronica accessibile al pubblico;
qq) utente finale: un utente che non fornisce reti
pubbliche di comunicazione o servizi di comunicazione
elettronica accessibili al pubblico.».
Note all’art. 7:
– Il decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 9 ottobre 2003, n. 235,
S.O.
Note all’art. 8:
– Il decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206 e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 9 novembre 2007, n.
261, S.O.
– Per l’art. 19, comma 2, secondo periodo, della legge
7 agosto 1990, n. 241, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
18 agosto 1990, n. 192, cosi’ come modificato dal presente
decreto, si vedano le note all’art. 85.
– L’art. 4, comma 1, lettera a), del decreto
legislativo 9 novembre 2007 n. 206, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 9 novembre 2007, n. 261, S.O., cosi’
recita:
«Art. 4 (Definizioni). – 1. Ai fini del presente
decreto si applicano le seguenti definizioni:
a) «professione regolamentata»:
1) l’attivita’, o l’insieme delle attivita’, il cui
esercizio e’ consentito solo a seguito di iscrizione in
Ordini o Collegi o in albi, registri ed elenchi tenuti da
amministrazioni o enti pubblici, se la iscrizione e’
subordinata al possesso di qualifiche professionali o
all’accertamento delle specifiche professionalita’;
2) i rapporti di lavoro subordinato, se l’accesso
ai medesimi e’ subordinato, da disposizioni legislative o
regolamentari, al possesso di qualifiche professionali;
3) l’attivita’ esercitata con l’impiego di un
titolo professionale il cui uso e’ riservato a chi possiede
una qualifica professionale;
4) le attivita’ attinenti al settore sanitario nei
casi in cui il possesso di una qualifica professionale e’
condizione determinante ai fini della retribuzione delle
relative prestazioni o della ammissione al rimborso;
5) le professioni esercitate dai membri di
un’associazione o di un organismo di cui all’Allegato I.».
Note all’art. 9:
– La legge 9 febbraio 1982, n. 31, e’ pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 12 febbraio 1982, n. 42.
– La direttiva 77/249/CEE e’ pubblicata nella G.U.C.E.
26 marzo 1977, n. L 78.
– Il decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 72, e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 30 marzo 2000, n. 75.
– La direttiva 96/71/CE e’ pubblicata nella G.U.C.E. 21
gennaio 1997, n. 18.
– Il decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 96, e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 4 aprile 2001, n. 79,
S.O.
– La direttiva 98/5/CE e’ pubblicata nella G.U.C.E. 14
marzo 1998, n. L 77.
– Il decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 7 settembre 2005, n.
208, S.O.
– La direttiva 89/552/CEE e’ pubblicata nella G.U.C.E.
17 ottobre 1989, n. L 298.
– Per i riferimenti del decreto legislativo 9 novembre
2007, n. 206, vedi note all’art. 8.
– La direttiva 2005/36/CE e’ pubblicata nella nella
G.U.U.E. 30 settembre 2005, n. L 255.
Note all’art. 10:
– Per l’ art. 19, comma 2, secondo periodo, della legge
7 agosto 1990, n. 241, vedi note all’art. 8.
Note all’art. 12:
– Per il decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206,
vedi note all’art. 85.
Note all’art. 13:
– Il decreto legislativo 23 novembre 2000, n. 427, e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 24 gennaio 2001, n. 19.
– La direttiva 98/34/CE e’ pubblicata nella G.U.C.E. 21
luglio 1998, n. L 204.
Note all’art. 17:
– Per l’art. 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 18 agosto 1990, n. 192,
cosi’ come modificato dal presente decreto, si vedano le
note all’art. 85.
– L’art. 20, della legge 7 agosto 1990, n. 241 citata
nelle note all’art. 8, cosi’ recita:
«Art. 20 (Silenzio assenso). – 1. Fatta salva
l’applicazione dell’art. 19, nei procedimenti ad istanza di
parte per il rilascio di provvedimenti amministrativi il
silenzio dell’amministrazione competente equivale a
provvedimento di accoglimento della domanda, senza
necessita’ di ulteriori istanze o diffide, se la medesima
amministrazione non comunica all’interessato, nel termine
di cui all’art. 2, commi 2 o 3, il provvedimento di
diniego, ovvero non procede ai sensi del comma 2.
2. L’amministrazione competente puo’ indire, entro
trenta giorni dalla presentazione dell’istanza di cui al
comma 1, una conferenza di servizi ai sensi del capo IV,
anche tenendo conto delle situazioni giuridiche soggettive
dei controinteressati.
3. Nei casi in cui il silenzio dell’amministrazione
equivale ad accoglimento della domanda, l’amministrazione
competente puo’ assumere determinazioni in via di
autotutela, ai sensi degli articoli 21-quinquies e
21-nonies.
4. Le disposizioni del presente articolo non si
applicano agli atti e procedimenti riguardanti il
patrimonio culturale e paesaggistico, l’ambiente, la difesa
nazionale, la pubblica sicurezza, l’immigrazione, l’asilo e
la cittadinanza, la salute e la pubblica incolumita’, ai
casi in cui la normativa comunitaria impone l’adozione di
provvedimenti amministrativi formali, ai casi in cui la
legge qualifica il silenzio dell’amministrazione come
rigetto dell’istanza, nonche’ agli atti e procedimenti
individuati con uno o piu’ decreti del Presidente del
Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per la
funzione pubblica, di concerto con i Ministri competenti.
5. Si applicano gli articoli 2, comma 7, e 10-bis.».
Note all’art. 20:
– Per i riferimenti decreto legislativo 9 novembre
2007, n. 206 si vedano le note all’art. 8.
– Per la direttiva 2005/36/CE, si vedano le note
all’art. 9.
Note all’art. 22:
– Il decreto legislativo 22 luglio 1999 n. 261, e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 5 agosto 1999, n. 182.
– Per i riferimenti decreto legislativo 25 febbraio
2000 n. 72, si vedano note all’art.9.
– Il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 29 luglio 2003, n. 174,
S.O.
– Per i riferimenti legge 9 febbraio 1982, n. 31, si
vedano note all’art. 9.
– Il titolo II del decreto legislativo 9 novembre 2007,
n. 206, citato nelle note all’art. 20, cosi’ recita:
«Libera prestazione di servizi».
– Per la direttiva 2005/36/CE, vedi note all’art. 9.
– Il regolamento (CEE) 1408/71 e’ pubblicato G.U.C.E. 5
luglio 1971, n. L 149.
– Il decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30, e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 27 marzo 2007, n. 72.
– Il decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 18 agosto 1998, n. 191,
S.O.
– Il regolamento (CEE) n. 259/93 e’ pubblicato nella
G.U.C.E. 6 febbraio 1993, n. L 30.
– La sezione VI del Capo II del decreto legislativo 10
febbraio 2005, n. 30, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 4
marzo 2005, n. 52, S.O., cosi’ recita: «Topografie dei
prodotti a semiconduttori».
– Il decreto legislativo 6 maggio 1999, n. 169, e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 15 giugno 1999, n. 138.
– La direttiva 2006/43/CE, e’ pubblicta nella G.U.U.E.
9 giugno 2006, n. L 157.
Note all’art. 23:
– Il decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 72, e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 30 marzo 2000, n. 75.
– Per la direttiva 96/71/CE vedi note all’art. 9.
Note all’art. 25:
– L’art. 38, comma 3, del decreto-legge 25 giugno 2008,
n. 112, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 25 giugno 2008,
n. 147, S.O., convertito con modificazioni, dalla legge 6
agosto 2008, n. 133, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 21
agosto 2008 n. 195 S,O., cosi’ recita:
«3. Con regolamento, adottato ai sensi dell’art. 17,
comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta
del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro per la
semplificazione normativa, di concerto con il Ministro per
la pubblica amministrazione e l’innovazione, sentita la
Conferenza unificata di cui all’ art. 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive
modificazioni, si procede alla semplificazione e al
riordino della disciplina dello sportello unico per le
attivita’ produttive di cui al regolamento di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 20 ottobre 1998, n.
447, e successive modificazioni, in base ai seguenti
principi e criteri, nel rispetto di quanto previsto dagli
articoli 19, comma 1, e 20, comma 4, della legge 7 agosto
1990, n. 241:
a) attuazione del principio secondo cui, salvo quanto
previsto per i soggetti privati di cui alla lettera c) e
dall’art. 9 del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7,
convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007,
n. 40, lo sportello unico costituisce l’unico punto di
accesso per il richiedente in relazione a tutte le vicende
amministrative riguardanti la sua attivita’ produttiva e
fornisce, altresi’, una risposta unica e tempestiva in
luogo di tutte le pubbliche amministrazioni comunque
coinvolte nel procedimento, ivi comprese quelle di cui
all’art. 14-quater, comma 3, della legge 7 agosto 1990, n.
241;
a-bis) viene assicurato, anche attraverso apposite
misure telematiche, il collegamento tra le attivita’
relative alla costituzione dell’impresa di cui alla
comunicazione unica disciplinata dall’art. 9 del
decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con
modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40 e le
attivita’ relative alla attivita’ produttiva di cui alla
lettera a) del presente comma;
b) le disposizioni si applicano sia per
l’espletamento delle procedure e delle formalita’ per i
prestatori di servizi di cui alla direttiva 2006/123/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006,
sia per la realizzazione e la modifica di impianti
produttivi di beni e servizi;
c) l’attestazione della sussistenza dei requisiti
previsti dalla normativa per la realizzazione, la
trasformazione, il trasferimento e la cessazione
dell’esercizio dell’attivita’ di impresa puo’ essere
affidata a soggetti privati accreditati («Agenzie per le
imprese»). In caso di istruttoria con esito positivo, tali
soggetti privati rilasciano una dichiarazione di
conformita’ che costituisce titolo autorizzatorio per
l’esercizio dell’attivita’. Qualora si tratti di
procedimenti che comportino attivita’ discrezionale da
parte dell’Amministrazione, i soggetti privati accreditati
svolgono unicamente attivita’ istruttorie in luogo e a
supporto dello sportello unico;
d) i comuni che non hanno istituito lo sportello
unico, ovvero il cui sportello unico non risponde ai
requisiti di cui alla lettera a), esercitano le funzioni
relative allo sportello unico, delegandole alle camere di
commercio, industria, artigianato e agricoltura le quali
mettono a disposizione il portale “impresa.gov” che assume
la denominazione di “impresainungiorno”, prevedendo forme
di gestione congiunta con l’ANCI;
e) l’attivita’ di impresa puo’ essere avviata
immediatamente nei casi in cui sia sufficiente la
presentazione della dichiarazione di inizio attivita’ allo
sportello unico;
f) lo sportello unico, al momento della presentazione
della dichiarazione attestante la sussistenza dei requisiti
previsti per la realizzazione dell’intervento, rilascia una
ricevuta che, in caso di dichiarazione di inizio attivita’,
costituisce titolo autorizzatorio. In caso di diniego, il
privato puo’ richiedere il ricorso alla conferenza di
servizi di cui agli articoli da 14 a 14-quinquies della
legge 7 agosto 1990, n. 241;
g) per i progetti di impianto produttivo
eventualmente contrastanti con le previsioni degli
strumenti urbanistici, e’ previsto un termine di trenta
giorni per il rigetto o la formulazione di osservazioni
ostative, ovvero per l’attivazione della conferenza di
servizi per la conclusione certa del procedimento;
h) in caso di mancato ricorso alla conferenza di
servizi, scaduto il termine previsto per le altre
amministrazioni per pronunciarsi sulle questioni di loro
competenza, l’amministrazione procedente conclude in ogni
caso il procedimento prescindendo dal loro avviso; in tal
caso, salvo il caso di omessa richiesta dell’avviso, il
responsabile del procedimento non puo’ essere chiamato a
rispondere degli eventuali danni derivanti dalla mancata
emissione degli avvisi medesimi.».
– L’art. 9, del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 1 febbraio 2007, n.
26.,convertito con modificazioni, dalla legge 2 aprile
2007, n. 40 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 2 aprile
2007, n. 77, S.O., cosi’ recita:
«Art. 9 (Comunicazione unica per la nascita
dell’impresa). – 1. Ai fini dell’avvio dell’attivita’
d’impresa, l’interessato presenta all’ufficio del registro
delle imprese, per via telematica o su supporto
informatico, la comunicazione unica per gli adempimenti di
cui al presente articolo.
2. La comunicazione unica vale quale assolvimento di
tutti gli adempimenti amministrativi previsti per
l’iscrizione al registro delle imprese ed ha effetto,
sussistendo i presupposti di legge, ai fini previdenziali,
assistenziali, fiscali individuati con il decreto di cui al
comma 7, secondo periodo, nonche’ per l’ottenimento del
codice fiscale e della partita IVA.
3. L’ufficio del registro delle imprese contestualmente
rilascia la ricevuta, che costituisce titolo per
l’immediato avvio dell’attivita’ imprenditoriale, ove
sussistano i presupposti di legge, e da’ notizia alle
Amministrazioni competenti dell’avvenuta presentazione
della comunicazione unica.
4. Le Amministrazioni competenti comunicano
all’interessato e all’ufficio del registro delle imprese,
per via telematica, immediatamente il codice fiscale e la
partita IVA ed entro i successivi sette giorni gli
ulteriori dati definitivi relativi alle posizioni
registrate.
5. La procedura di cui al presente articolo si applica
anche in caso di modifiche o cessazione dell’attivita’
d’impresa.
6. La comunicazione, la ricevuta e gli atti
amministrativi di cui al presente articolo sono adottati in
formato elettronico e trasmessi per via telematica. A tale
fine le Camere di commercio, industria, artigianato e
agricoltura assicurano, gratuitamente, previa intesa con le
associazioni imprenditoriali, il necessario supporto
tecnico ai soggetti privati interessati.
7. Con decreto adottato dal Ministro dello sviluppo
economico, entro quarantacinque giorni dalla data di
entrata in vigore della legge di conversione del presente
decreto, di concerto con i Ministri per le riforme e le
innovazioni nella pubblica amministrazione, dell’economia e
delle finanze, e del lavoro e della previdenza sociale, e’
individuato il modello di comunicazione unica di cui al
presente articolo. Con decreto del Presidente del Consiglio
dei Ministri o del Ministro per le riforme e le innovazioni
nella pubblica amministrazione, di concerto con i Ministri
dello sviluppo economico, dell’economia e delle finanze, e
del lavoro e della previdenza sociale, ai sensi dell’art.
71 del codice dell’amministrazione digitale di cui al
decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive
modificazioni, entro quarantacinque giorni dalla data di
entrata in vigore della legge di conversione del presente
decreto, sono individuate le regole tecniche per
l’attuazione delle disposizioni di cui al presente
articolo, le modalita’ di presentazione da parte degli
interessati e quelle per l’immediato trasferimento
telematico dei dati tra le Amministrazioni interessate,
anche ai fini dei necessari controlli.
8. La disciplina di cui al presente articolo trova
applicazione a decorrere dal 1° ottobre 2009.
9. A decorrere dalla data di cui al comma 8, sono
abrogati l’art. 14, comma 4, della legge 30 dicembre 1991,
n. 412, e successive modificazioni, e l’art. 1 del
decreto-legge 15 gennaio 1993, n. 6, convertito, con
modificazioni, dalla legge 17 marzo 1993, n. 63, ferma
restando la facolta’ degli interessati, per i primi sei
mesi di applicazione della nuova disciplina, di presentare
alle Amministrazioni competenti le comunicazioni di cui al
presente articolo secondo la normativa previdente.
10. Al fine di incentivare l’utilizzo del mezzo
telematico da parte delle imprese individuali,
relativamente agli atti di cui al presente articolo, la
misura dell’imposta di bollo di cui all’articolo 1, comma
1-ter, della tariffa annessa al decreto del Presidente
della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642, come sostituita
dal decreto del Ministro delle finanze 20 agosto 1992, e
successive modificazioni, e’ rideterminata, garantendo
comunque l’invarianza del gettito, con decreto del
Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con il
Ministero dello sviluppo economico, da adottarsi entro
quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della
legge di conversione del presente decreto.».
– L’art. 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 11 gennaio 1994, n. 7,
S.O., cosi’ recita:
«Art.8 (Registro delle imprese). – 1. E’ istituito
presso la camera di commercio l’ufficio del registro delle
imprese di cui all’art. 2188 del codice civile.
2. Al fine di garantire condizioni di uniformita’
informativa su tutto il territorio nazionale e fatte salve
le disposizioni legislative e regolamentari in materia,
nonche’ gli atti amministrativi generali da esse previsti,
il Ministero dello sviluppo economico, d’intesa con il
Ministero della giustizia, sentita l’Unioncamere, emana
direttive sulla tenuta del registro.
3. L’ufficio provvede alla tenuta del registro delle
imprese in conformita’ agli articoli 2188, e seguenti, del
codice civile, nonche’ alle disposizioni della presente
legge e al regolamento di cui al comma 6 del presente
articolo, sotto la vigilanza di un giudice delegato dal
presidente del tribunale del capoluogo di provincia.
4. L’ufficio e’ retto da un conservatore nominato dalla
giunta nella persona del segretario generale ovvero di un
dirigente della camera di commercio. L’atto di nomina del
conservatore e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.
5. L’iscrizione nelle sezioni speciali ha funzione di
certificazione anagrafica di pubblicita’ notizia, oltre
agli effetti previsti dalle leggi speciali.
6. La predisposizione, la tenuta, la conservazione e la
gestione, secondo tecniche informatiche, del registro delle
imprese ed il funzionamento dell’ufficio sono realizzati in
modo da assicurare completezza ed organicita’ di
pubblicita’ per tutte le imprese soggette ad iscrizione,
garantendo la tempestivita’ dell’informazione su tutto il
territorio nazionale. Le modalita’ di attuazione del
presente comma sono regolate ai sensi dell’art. 1-bis del
decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con
modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248.».
Note all’art. 26:
– Per l’art. 38, comma 3, del decreto-legge 25 giugno
2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6
agosto 2008, n. 133, vedi note all’art. 25.
Note all’art. 27:
– Gli articoli 10 e 17, del decreto legislativo 9
novembre 2007, n. 206, cosi’ recitano:
«Art.10 (Dichiarazione preventiva in caso di
spostamento del prestatore). – 1. Il prestatore che ai
sensi dell’art. 9 si sposta per la prima volta da un altro
Stato membro sul territorio nazionale per fornire servizi
e’ tenuto ad informare trenta giorni prima, salvo i casi di
urgenza, l’autorita’ di cui all’art. 5 con una
dichiarazione scritta, contenente informazioni sulla
prestazione di servizi che intende svolgere, nonche’ sulla
copertura assicurativa o analoghi mezzi di protezione
personale o collettiva per la responsabilita’
professionale. Tale dichiarazione ha validita’ per l’anno
in corso e deve essere rinnovata, se il prestatore intende
successivamente fornire servizi temporanei o occasionali in
tale Stato membro. Il prestatore puo’ fornire la
dichiarazione con qualsiasi mezzo idoneo di comunicazione.
2. In occasione della prima prestazione, o in qualunque
momento interviene un mutamento oggettivo della situazione
attestata dai documenti, la dichiarazione di cui al comma 1
deve essere corredata di:
a) un certificato o copia di un documento che attesti
la nazionalita’ del prestatore;
b) una certificazione dell’autorita’ competente che
attesti che il titolare e’ legalmente stabilito in uno
Stato membro per esercitare le attivita’ in questione e che
non gli e’ vietato esercitarle, anche su base temporanea,
al momento del rilascio dell’attestato;
c) un documento che comprovi il possesso delle
qualifiche professionali;
d) nei casi di cui all’art. 9, comma 1, lettera b),
una prova con qualsiasi mezzo che il prestatore ha
esercitato l’attivita’ in questione per almeno due anni nei
precedenti dieci anni;
e) per le professioni nel settore della sicurezza la
prova di assenza di condanne penali.
3. Per i cittadini dell’Unione europea stabiliti
legalmente in Italia l’attestato di cui al comma 2, lettera
b) e’ rilasciato, a richiesta dell’interessato e dopo gli
opportuni accertamenti, dall’autorita’ competente di cui
all’art. 5.
4. Il prestatore deve informare della sua prestazione,
prima dell’esecuzione o, in caso di urgenza, immediatamente
dopo, l’ente di previdenza obbligatoria competente per la
professione esercitata. La comunicazione, che non comporta
obblighi di iscrizione o di contribuzione, puo’ essere
effettuata con qualsiasi mezzo idoneo.».
«Art. 17 (Domanda per il riconoscimento). – 1. La
domanda di cui all’art. 16 e’ corredata dei seguenti
documenti:
a) un certificato o copia di un documento che attesti
la nazionalita’ del prestatore;
b) una copia degli attestati di competenza o del
titolo di formazione che da’ accesso alla professione ed
eventualmente un attestato dell’esperienza professionale
dell’interessato;
c) nei casi di cui all’art. 27, un attestato relativo
alla natura ed alla durata dell’attivita’, rilasciato
dall’autorita’ o dall’organismo competente dello Stato
membro d’origine o dello Stato membro da cui proviene il
cittadino di cui all’art. 2, comma 1.
2. Le autorita’ competenti di cui all’art. 5 possono
invitare il richiedente a fornire informazioni quanto alla
sua formazione nella misura necessaria a determinare
l’eventuale esistenza di differenze sostanziali rispetto
alla formazione richiesta sul territorio dello Stato
italiano. Qualora sia impossibile per il richiedente
fornire tali informazioni, le autorita’ competenti di cui
all’art. 5 si rivolgono al punto di contatto, all’autorita’
competente o a qualsiasi altro organismo pertinente dello
Stato membro di origine.
3. Qualora l’accesso a una professione regolamentata
sia subordinato ai requisiti dell’onorabilita’ e della
moralita’ o all’assenza di dichiarazione di fallimento, o
l’esercizio di tale professione possa essere sospeso o
vietato in caso di gravi mancanze professionali o di
condanne per reati penali, la sussistenza di tali requisiti
si considera provata da documenti rilasciati da competenti
autorita’ dello Stato membro di origine o dello Stato
membro da cui proviene il cittadino di cui all’art. 2,
comma 1.
4. Nei casi in cui l’ordinamento dello Stato membro di
origine o dello Stato membro da cui proviene l’interessato
non preveda il rilascio dei documenti di cui al comma 3,
questi possono essere sostituiti da una dichiarazione
giurata o, negli Stati membri in cui tale forma di
dichiarazione non e’ contemplata, da una dichiarazione
solenne, prestata dall’interessato dinanzi ad un’autorita’
giudiziaria o amministrativa competente o, eventualmente,
dinanzi ad un notaio o a un organo qualificato dello Stato
membro di origine o dello Stato membro da cui proviene
l’interessato.
5. Le certificazioni di cui al comma 3, nel caso in cui
cittadini stabiliti in Italia intendano stabilirsi in altri
Stati membri, devono essere fatte pervenire alle autorita’
degli Stati membri richiedenti entro due mesi.
6. Qualora l’accesso ad una professione regolamentata
sia subordinato al possesso di sana costituzione fisica o
psichica, tale requisito si considera dimostrato dal
documento prescritto nello Stato membro di origine o nello
Stato membro da cui proviene l’interessato. Qualora lo
Stato membro di origine o di provenienza non prescriva
documenti del genere, le autorita’ competenti di cui
all’art. 5 accettano un attestato rilasciato da
un’autorita’ competente di detti Stati.
7. Qualora l’esercizio di una professione regolamentata
sia subordinato al possesso di capacita’ finanziaria del
richiedente o di assicurazione contro i danni derivanti da
responsabilita’ professionale, tali requisiti si
considerano dimostrati da un attestato rilasciato da una
banca o societa’ di assicurazione con sede in uno Stato
membro.
8. I documenti di cui ai commi 3, 6 e 7 al momento
della loro presentazione non devono essere di data
anteriore a tre mesi.
9. Nei casi previsti dal titolo III, capo IV, la
domanda e’ corredata da un certificato dell’autorita’
competente dello Stato membro di origine attestante che il
titolo di formazione soddisfa i requisiti stabiliti dalla
normativa comunitaria in materia di riconoscimento dei
titoli di formazione in base al coordinamento delle
condizioni minime di formazione.».
– Il decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 2 maggio 2006, n. 100,
S.O.
– L’art. 6, comma 3, del decreto legislativo 2 febbraio
2001, n. 96, citato elle note all’art. 9, cosi’ recita:
«3. La domanda di iscrizione deve essere corredata dai
seguenti documenti:
a) certificato di cittadinanza di uno Stato membro
della Unione europea o dichiarazione sostitutiva;
b) certificato di residenza o dichiarazione
sostitutiva ovvero dichiarazione dell’istante con la
indicazione del domicilio professionale;
c) attestato di iscrizione alla organizzazione
professionale dello Stato membro di origine, rilasciato in
data non antecedente a tre mesi dalla data di
presentazione, o dichiarazione sostitutiva.».
Note all’art. 32:
– Il decreto-legge 27 dicembre 2006, n. 297, e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 27 dicembre 2006, n.
299,convertito, con modificazioni, dalla legge 23 febbraio
2007, n. 15, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 24
febbraio 2007, n. 46.
– La direttiva 2006/48/CE e’ pubblicata nella G.U.U.E.
30 giugno 2006, n. L 177.
– Il decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 13 ottobre 2005, n.
239, S.O.
– La direttiva 73/239/CEE e’ pubblicata nella G.U.C.E.
16 agosto 1973, n. L 228.
– La direttiva 2002/83/CE e’ pubblicata nella G.U.C.E.
19 dicembre 2002, n. L 345.
Note all’art. 34:
– L’art. 2 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale nella Gazzetta 4 luglio
2006, n. 153., convertito, con modificazioni, dalla legge 4
agosto 2006, n. 248, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 11
agosto 2006, n. 186, S.O., cosi’ recita:
«Art. 2 (Disposizioni urgenti per la tutela della
concorrenza nel settore dei servizi professionali). – 1. In
conformita’ al principio comunitario di libera concorrenza
ed a quello di liberta’ di circolazione delle persone e dei
servizi, nonche’ al fine di assicurare agli utenti
un’effettiva facolta’ di scelta nell’esercizio dei propri
diritti e di comparazione delle prestazioni offerte sul
mercato, dalla data di entrata in vigore del presente
decreto sono abrogate le disposizioni legislative e
regolamentari che prevedono con riferimento alle attivita’
libero professionali e intellettuali:
a) l’obbligatorieta’ di tariffe fisse o minime ovvero
il divieto di pattuire compensi parametrati al
raggiungimento degli obiettivi perseguiti;
b) il divieto, anche parziale, di svolgere
pubblicita’ informativa circa i titoli e le
specializzazioni professionali, le caratteristiche del
servizio offerto, nonche’ il prezzo e i costi complessivi
delle prestazioni secondo criteri di trasparenza e
veridicita’ del messaggio il cui rispetto e’ verificato
dall’ordine;
c) il divieto di fornire all’utenza servizi
professionali di tipo interdisciplinare da parte di
societa’ di persone o associazioni tra professionisti,
fermo restando che l’oggetto sociale relativo all’attivita’
libero-professionale deve essere esclusivo, che il medesimo
professionista non puo’ partecipare a piu’ di una societa’
e che la specifica prestazione deve essere resa da uno o
piu’ soci professionisti previamente indicati, sotto la
propria personale responsabilita’.
2. Sono fatte salve le disposizioni riguardanti
l’esercizio delle professioni reso nell’ambito del Servizio
sanitario nazionale o in rapporto convenzionale con lo
stesso, nonche’ le eventuali tariffe massime prefissate in
via generale a tutela degli utenti. Il giudice provvede
alla liquidazione delle spese di giudizio e dei compensi
professionali, in caso di liquidazione giudiziale e di
gratuito patrocinio, sulla base della tariffa
professionale.
2-bis. All’art. 2233 del codice civile, il terzo comma
e’ sostituito dal seguente: «Sono nulli, se non redatti in
forma scritta, i patti conclusi tra gli avvocati ed i
praticanti abilitati con i loro clienti che stabiliscono i
compensi professionali».
3. Le disposizioni deontologiche e pattizie e i codici
di autodisciplina che contengono le prescrizioni di cui al
comma 1 sono adeguate, anche con l’adozione di misure a
garanzia della qualita’ delle prestazioni professionali,
entro il 1° gennaio 2007. In caso di mancato adeguamento, a
decorrere dalla medesima data le norme in contrasto con
quanto previsto dal comma 1 sono in ogni caso nulle.».
– L’art. 10 del decreto legislativo 9 aprile 2003, n.
70, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 14 aprile 2003, n.
87, S.O., cosi’ recita:
«Art. 10 (Uso delle comunicazioni commerciali nelle
professioni regolamentate). – 1. L’impiego di comunicazioni
commerciali che costituiscono un servizio della societa’
dell’informazione o ne sono parte, fornite da chi esercita
una professione regolamentata, deve essere conforme alle
regole di deontologia professionale e in particolare,
all’indipendenza, alla dignita’, all’onore della
professione, al segreto professionale e alla lealta’ verso
clienti e colleghi.».
Note all’art. 44:
– Per il Titolo II del decreto legislativo 9 novembre
2007, n. 206, vedi note all’art. 22.
– Per la legge 9 febbraio 1982, n. 31, vedi note
all’art. 22.
Note all’art. 45:
– Per l’art. 20 della legge 7 agosto 1990, n. 241, vedi
note all’art. 17.
Note all’art. 46:
– Il Titolo III, del decreto legislativo 9 novembre
2007, n. 206, cosi’ recita: «Liberta’ di stabilimento».
Note all’art. 47:
Per l’art. 2, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223,
convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006,
n. 248, vedi note all’art. 34.
Note all’art. 48:
– L’art. 17 della legge 23 agosto n. 400, pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale 12 settembre 1988, n. 214, S.O.,
cosi’ recita:
«Art. 17 (Regolamenti). – 1. Con decreto del Presidente
della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei
Ministri, sentito il parere del Consiglio di Stato che deve
pronunziarsi entro novanta giorni dalla richiesta, possono
essere emanati regolamenti per disciplinare:
a) l’esecuzione delle leggi e dei decreti
legislativi, nonche’ dei regolamenti comunitari;
b) l’attuazione e l’integrazione delle leggi e dei
decreti legislativi recanti norme di principio, esclusi
quelli relativi a materie riservate alla competenza
regionale;
c) le materie in cui manchi la disciplina da parte di
leggi o di atti aventi forza di legge, sempre che non si
tratti di materie comunque riservate alla legge;
d) l’organizzazione ed il funzionamento delle
amministrazioni pubbliche secondo le disposizioni dettate
dalla legge;
e).
2. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa
deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il
Consiglio di Stato e previo parere delle Commissioni
parlamentari competenti in materia, che si pronunciano
entro trenta giorni dalla richiesta, sono emanati i
regolamenti per la disciplina delle materie, non coperte da
riserva assoluta di legge prevista dalla Costituzione, per
le quali le leggi della Repubblica, autorizzando
l’esercizio della potesta’ regolamentare del Governo,
determinano le norme generali regolatrici della materia e
dispongono l’abrogazione delle norme vigenti, con effetto
dall’entrata in vigore delle norme regolamentari.
3. Con decreto ministeriale possono essere adottati
regolamenti nelle materie di competenza del ministro o di
autorita’ sottordinate al ministro, quando la legge
espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per
materie di competenza di piu’ ministri, possono essere
adottati con decreti interministeriali, ferma restando la
necessita’ di apposita autorizzazione da parte della legge.
I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono
dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati
dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente
del Consiglio dei ministri prima della loro emanazione.
4. I regolamenti di cui al comma 1 ed i regolamenti
ministeriali ed interministeriali, che devono recare la
denominazione di «regolamento», sono adottati previo parere
del Consiglio di Stato, sottoposti al visto ed alla
registrazione della Corte dei conti e pubblicati nella
Gazzetta Ufficiale.
4-bis. L’organizzazione e la disciplina degli uffici
dei Ministeri sono determinate, con regolamenti emanati ai
sensi del comma 2, su proposta del Ministro competente
d’intesa con il Presidente del Consiglio dei ministri e con
il Ministro del tesoro, nel rispetto dei principi posti dal
decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive
modificazioni, con i contenuti e con l’osservanza dei
criteri che seguono:
a) riordino degli uffici di diretta collaborazione
con i Ministri ed i Sottosegretari di Stato, stabilendo che
tali uffici hanno esclusive competenze di supporto
dell’organo di direzione politica e di raccordo tra questo
e l’amministrazione;
b) individuazione degli uffici di livello
dirigenziale generale, centrali e periferici, mediante
diversificazione tra strutture con funzioni finali e con
funzioni strumentali e loro organizzazione per funzioni
omogenee e secondo criteri di flessibilita’ eliminando le
duplicazioni funzionali;
c) previsione di strumenti di verifica periodica
dell’organizzazione e dei risultati;
d) indicazione e revisione periodica della
consistenza delle piante organiche;
e) previsione di decreti ministeriali di natura non
regolamentare per la definizione dei compiti delle unita’
dirigenziali nell’ambito degli uffici dirigenziali
generali.
4-ter. Con regolamenti da emanare ai sensi del comma 1
del presente articolo, si provvede al periodico riordino
delle disposizioni regolamentari vigenti, alla ricognizione
di quelle che sono state oggetto di abrogazione implicita e
all’espressa abrogazione di quelle che hanno esaurito la
loro funzione o sono prive di effettivo contenuto normativo
o sono comunque obsolete.».
Note all’art. 49:
– Il testo degli articoli 17, 24, 31 e 37, del regio
decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 5
dicembre 1933, n. 281 e convertito in legge, con
modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 30 gennaio 1934, n. 24,
cosi’ come modificati dal presente decreto, cosi’ recitano:
«Art. 17. – Per l’iscrizione nell’albo dei procuratori
e’ necessario:
1° essere cittadino italiano o italiano appartenente
a regioni non unite politicamente all’Italia, ovvero
cittadino di uno Stato membro dell’Unione europea.
Il decreto di riconoscimento della qualifica
professionale i sensi del Titolo III, del decreto
legislativo 9 novembre 2007, n. 206, costituisce titolo per
l’iscrizione nell’albo;
2° godere il pieno esercizio dei diritti civili;
3° essere di condotta specchiatissima ed illibata;
4° essere in possesso della laurea in giurisprudenza
conferita o confermata in una universita’ della Repubblica;
5° avere compiuto lodevolmente e proficuamente un
periodo di pratica, frequentando lo studio di un
procuratore ed assistendo alle udienze civili e penali
della Corte d’appello o del Tribunale almeno per due anni
consecutivi, posteriormente alla laurea, nei modi che
saranno stabiliti con le norme da emanarsi a termini
dell’art. 101, ovvero avere esercitato, per lo stesso
periodo di tempo, il patrocinio davanti alle Preture ai
sensi dell’art. 8;
6° essere riuscito vincitore, entro il numero dei
posti messi a concorso, nell’esame preveduto nell’art. 20;
7° avere la residenza o il proprio domicilio
professionale nella circoscrizione del tribunale nel cui
albo l’iscrizione e’ domandata.
Per l’iscrizione nel registro speciale dei praticanti
occorre il possesso dei requisiti di cui ai numeri 1°, 2°,
3° e 4°.
Non possono conseguire l’iscrizione nell’albo o nel
registro dei praticanti coloro che abbiano riportato una
delle condanne o delle pene accessorie o si trovino
sottoposti ad una delle misure di sicurezza che, a norma
dell’art. 42, darebbero luogo alla radiazione dall’albo e
coloro che abbiano svolto una pubblica attivita’ contraria
agli interessi della Nazione.».
«Art. 24.- L’iscrizione nell’albo dei procuratori deve
essere chiesta, a pena di decadenza, da ciascuno dei
vincitori del concorso al Consiglio dell’ordine degli
avvocati e dei procuratori della sede per lui stabilita a
norma dell’articolo precedente, entro il termine di trenta
giorni dalla pubblicazione della graduatoria.
La domanda di iscrizione deve essere corredata dai
documenti comprovanti i requisiti stabiliti dalla legge.
Il Consiglio, accertata la sussistenza delle condizioni
richieste, qualora non ostino motivi di incompatibilita’,
ordina l’iscrizione.
Il rigetto della domanda per motivi di incompatibilita’
o di condotta non puo’ essere pronunciato se non dopo avere
sentito l’aspirante nelle sue giustificazioni.
Il Consiglio deve deliberare entro due mesi dalla
scadenza del termine per la presentazione delle domande.
La deliberazione, unica per tutti i candidati, e’
motivata ed e’ notificata in copia integrale entro quindici
giorni all’interessato ed al Procuratore della Repubblica
al quale sono trasmessi altresi’ i documenti
giustificativi. Nei dieci giorni successivi il Procuratore
della Repubblica riferisce con parere motivato al
procuratore generale presso la Corte d’appello.
Questo ultimo e l’interessato possono presentare, entro
venti giorni dalla notificazione, ricorso al Consiglio
nazionale forense. Il ricorso del Pubblico Ministero ha
effetto sospensivo.
Al procedimento per l’iscrizione nell’albo si applica
l’art. 45, comma 4 e 5, del decreto legislativo di
attuazione della direttiva 2006/123/CE.
I posti assegnati ai vincitori del concorso a norma
dell’art. 23, comma terzo, che per qualsiasi causa non
siano stati coperti o si rendano vacanti entro sei mesi
dalle deliberazioni di cui ai commi quinto e sesto del
presente articolo, sono conferiti a coloro che, compresi
nella graduatoria, ne facciano domanda, ancorche’ abbiano
gia’ ottenuto l’iscrizione in uno degli albi del distretto.
Nel caso di piu’ aspiranti la scelta e’ determinata dalla
graduatoria del concorso.
Agli effetti del precedente comma, le vacanze
verificatesi nei singoli albi debbono essere pubblicate, a
cura del Consiglio di ciascun ordine, mediante avviso da
affiggersi nei locali del Consiglio medesimo, aperti al
pubblico.
Le domande degli aspiranti, corredate dai documenti
comprovanti i requisiti stabiliti per l’iscrizione, debbono
essere presentate entro due mesi dall’affissione
dell’avviso.
Alle iscrizioni alle quali si faccia luogo a norma del
comma ottavo del presente articolo sono applicabili le
disposizioni dell’art. 31.
31. La domanda per l’iscrizione all’albo degli avvocati
e’ rivolta al Consiglio dell’ordine degli avvocati e dei
procuratori nella cui circoscrizione il richiedente ha la
sua residenza o il suo domicilio professionale, e deve
essere corredata dei documenti comprovanti i requisiti
stabiliti dalla legge.
Il Consiglio, accertato la sussistenza delle condizioni
richieste, qualora non ostino motivi di incompatibilita’,
ordina l’iscrizione.
Il rigetto della domanda per motivi di incompatibilita’
o di condotta non puo’ essere pronunciato se non dopo avere
sentito il richiedente nelle sue giustificazioni.
Il Consiglio deve deliberare nel termine di due mesi
dalla presentazione della domanda.
La deliberazione e’ motivata ed e’ notificata in copia
integrale entro quindici giorni all’interessato ed al
Procuratore della Repubblica, al quale sono trasmessi
altresi’ i documenti giustificativi. Nei dieci giorni
successivi il Procuratore della Repubblica riferisce con
parere motivato al Procuratore generale presso la Corte
d’appello. Quest’ultimo e l’interessato possono presentare,
entro venti giorni dalla notificazione, ricorso al
Consiglio nazionale forense. Il ricorso del Pubblico
Ministero ha effetto sospensivo.
Al procedimento per l’iscrizione nell’albo si applica
l’art. 45, commi 4 e 5, del decreto legislativo di
attuazione della direttiva 2006/123/CE.»
«Art. 37.- La cancellazione dagli albi degli avvocati e
dei procuratori e pronunciata dal Consiglio dell’ordine, di
ufficio e su richiesta del Pubblico Ministero:
1° nei casi di incompatibilita’;
2° quando sia venuto a mancare uno dei requisiti
indicati nei numeri 1° e 2° dell’art. 17, salvi i casi di
radiazione;
3° quando il procuratore non osservi l’obbligo della
residenza o del domicilio professionale;
4° quando l’avvocato trasferisca la sua residenza o
il suo domicilio professionale fuori della circoscrizione
del Tribunale presso cui e’ iscritto;
5° quando l’iscritto non abbia prestato giuramento
senza giustificato motivo entro trenta giorni dalla
notificazione del provvedimento di iscrizione, fermo per
altro il disposto dell’art. 12, comma secondo;
6° quando l’iscritto rinunci all’iscrizione.
La cancellazione, tranne nel caso indicato nel numero
6°, non puo’ essere pronunciata se non dopo aver sentito
l’interessato nelle sue giustificazioni.
Le deliberazioni del Consiglio dell’ordine in materia
di cancellazione sono notificate, entro quindici giorni,
all’interessato ed al Pubblico Ministero presso la Corte
d’appello ed il Tribunale.
L’interessato ed il Pubblico Ministero possono
presentare ricorso al Consiglio nazionale forense nel
termine di quindici giorni dalla notificazione.
Il ricorso proposto dall’interessato ha effetto
sospensivo.
L’avvocato e il procuratore cancellati dall’albo a
termini del presente articolo hanno il diritto di esservi
nuovamente iscritti qualora dimostrino, se ne e’ il caso,
la cessazione dei fatti che hanno determinato la
cancellazione e l’effettiva sussistenza dei titoli in base
ai quali furono originariamente iscritti, e siano in
possesso dei requisiti di cui ai numeri 1°, 2° e 3°
dell’art. 17. Per le reiscrizioni sono applicabili le
disposizioni dell’art. 31.
Le reiscrizioni nell’albo dei procuratori a norma del
comma precedente hanno luogo indipendentemente dal numero
dei posti da conferirsi nell’anno, per concorso, ne’ di
esse si tiene conto ai fini della determinazione del numero
dei posti da mettersi a concorso per l’anno seguente.
Non si puo’ pronunciare la cancellazione quando sia in
corso un procedimento penale o disciplinare.
L’avvocato riammesso nell’albo a termini del sesto
comma del presente articolo e’ anche reiscritto nell’albo
speciale di cui all’art. 33 se ne sia stato cancellato in
seguito alla cancellazione dall’albo del Tribunale al quale
era assegnato.».
Note all’art. 50:
– Il testo degli articoli 30, 31, 32 e 33 della legge 7
gennaio 1976, n. 3, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 21
gennaio 1976, n. 17, cosi’ come modificata dal presente
decreto, cosi’ recitano:
«Art. 30 (Contenuto dell’albo e suoi effetti). – L’albo
dei dottori agronomi e forestali e’ distinto in piu’
sezioni riguardanti i diversi diplomi di laurea. Esso
contiene il cognome, il nome, la data e il luogo di
nascita, la residenza “o il domicilio professionale” e
l’indirizzo degli iscritti, nonche’ la data di iscrizione e
il titolo in base al quale questa e’ avvenuta, oltre alla
annotazione a margine dello stato giuridico degli iscritti
che siano dipendenti pubblici. Esso viene compilato secondo
l’ordine di anzianita’ di iscrizione e porta un indice
alfabetico che ripete il numero di iscrizione.
L’anzianita’ e’ determinata dalla data di iscrizione
nell’albo.».
«Art. 31 (Requisiti per l’iscrizione nell’albo). – Per
essere iscritti nell’albo e’ necessario:
a) essere cittadino italiano , ovvero cittadino di
uno Stato membro dell’Unione europea o di uno Stato con il
quale esista trattamento di reciprocita’;
b) godere dei diritti civili;
c) essere di specchiata condotta morale;
d) avere conseguito l’abilitazione all’esercizio
della professione di dottore agronomo o di dottore
forestale;
e) avere la residenza o il domicilio professionale,
nella circoscrizione dell’ordine nel cui albo si chiede di
essere iscritti;
f) precisare il proprio stato giuridico
professionale.
Il decreto di riconoscimento della qualifica
professionale ai sensi del titolo III, del decreto
legislativo 9 novembre 2007, n. 206, costituisce titolo per
l’iscrizione nell’albo.
Non possono ottenere l’iscrizione coloro che hanno
riportato condanne che, a norma del presente ordinamento,
comportino la radiazione dall’albo.».
«Art. 32 (Iscrizione – Rigetto della domanda). – Il
consiglio dell’ordine delibera nel termine di due mesi
dalla presentazione della domanda di iscrizione; la
deliberazione, adottata su relazione di un membro del
consiglio dell’ordine, e’ motivata.
Al procedimento per l’iscrizione nell’albo si applica
l’art. 45, commi 4 e 5, del decreto legislativo di
attuazione della direttiva 2006/123/CE.
Il rigetto della domanda per motivi di incompatibilita’
o di condotta puo’ essere pronunciato solo dopo che
l’interessato e’ stato invitato a comparire davanti al
consiglio.».
«Art. 33 (Divieto di iscrizione in piu’ albi –
Variazioni dello stato giuridico-professionale –
Trasferimenti). – Non e’ consentita l’iscrizione in piu’
albi provinciali dei dottori agronomi e forestali.
Nel caso di variazione dello stato
giuridico-professionale e nel caso di trasferimento per
cambio di residenza o di domicilio professionale l’iscritto
e’ tenuto a darne comunicazione, a mezzo di lettera
raccomandata al consiglio dell’ordine entro sessanta
giorni.
Gli iscritti all’albo che si trasferiscono all’estero
potranno conservare l’iscrizione nell’albo dell’ordine nel
quale figuravano iscritti prima dell’espatrio.
Non e’ ammesso il trasferimento della iscrizione quando
il richiedente e’ sottoposto a procedimento penale o
disciplinare, ovvero e’ sospeso dall’albo.».
Note all’art. 51:
– Il testo degli articoli 5, 6 e 10-bis, della legge 6
giugno 1986, n. 251, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 12
giugno 1986, n. 134, cosi’ come modificati dal presente
decreto, cosi’ recitano:
«Art. 5. – Per poter esercitare l’attivita’ di
agrotecnico e’ necessario essere iscritti all’albo.
Per l’iscrizione nell’albo sono richiesti i seguenti
requisiti:
a) essere cittadino italiano o di uno Stato membro
dell’Unione europea ovvero italiano appartenente ai
territori non uniti politicamente allo Stato italiano,
oppure cittadino di uno Stato avente trattamento di
reciprocita’ con l’Italia;
b) godere dei diritti civili;
c) essere in possesso del diploma di agrotecnico;
d) essere residente o avere il domicilio
professionale nella circoscrizione del collegio nel cui
albo si chiede di essere iscritti;
e) avere conseguito l’abilitazione professionale;
f) precisare il proprio stato giuridico
professionale.
Il decreto di riconoscimento della qualifica
professionale ai sensi del titolo III, del decreto
legislativo 9 novembre 2007, n. 206, costituisce titolo per
l’iscrizione nell’albo.
Non possono ottenere l’iscrizione coloro che hanno
riportato condanne che, a norma del presente ordinamento,
comportino la radiazione dall’albo.».
«Art. 6. – 1. La domanda di iscrizione nell’albo,
redatta in carta da bollo, deve essere inoltrata al
consiglio del collegio nella cui circoscrizione l’aspirante
risiede o ha il domicilio professionale.
1-bis. Al procedimento per l’iscrizione nell’albo si
applica l’art. 45, commi 4 e 5, del decreto legislativo di
attuazione della direttiva 2006/123/CE.
2. L’albo degli agrotecnici reca, per ciascun iscritto:
cognome e nome; data e luogo di nascita; indirizzo di
residenza o di domicilio professionale; codice fiscale;
data di conseguimento del diploma e dell’abilitazione
professionale; data di iscrizione nell’albo e titolo in
base a cui e’ avvenuta.
3. L’iscrizione nell’albo di coloro che esercitano
attivita’ nell’ambito di un rapporto di lavoro subordinato,
sia di natura pubblica che privata, e’ integrata da
apposita annotazione a margine contenente le indicazioni
del caso. L’albo e’ compilato secondo l’ordine di
anzianita’ di iscrizione e porta un indice alfabetico che
ripete il numero d’ordine d’iscrizione.».
«Art. 10-bis. – 1. Le decisioni del consiglio nazionale
degli agrotecnici pronunciate sui ricorsi in materia di
iscrizione o cancellazione dall’albo nonche’ in materia
disciplinare o elettorale possono essere impugnate, nel
termine perentorio di trenta giorni dalla loro
comunicazione, dall’interessato o dal procuratore della
Repubblica competente, davanti al tribunale del capoluogo
in cui la sede il collegio che ha emesso la decisione o
presso cui si e’ svolta l’elezione contestata.
2. La sentenza del tribunale puo’ essere impugnata
davanti alla corte di appello del capoluogo sede del
collegio, nel termine di trenta giorni dalla notifica,
dall’interessato, dal procuratore della Repubblica e dal
procuratore generale competenti.
3. Sia presso il tribunale che presso la corte di
appello il collegio giudicante e’ integrato da due
agrotecnici; per ciascun tribunale, nella cui
circoscrizione ha sede un collegio, e per ciascuna corte di
appello, ogni triennio sono nominati dal Consiglio
superiore della magistratura o, per sua delega, dal
presidente della corte di appello del distretto, quattro
agrotecnici, due in qualita’ di componenti effettivi e due
supplenti, scelti tra gli iscritti negli albi del collegio
aventi sede nel distretto che di eta’ non inferiore ai 25
anni e di incensurata condotta, ed abbiano una anzianita’
di iscrizione nell’albo di almeno tre anni.
4. Il tribunale e la corte di appello provvedono in
camera di consiglio, con sentenza, sentiti il pubblico
ministero e gli interessati.
5. La sentenza puo’ annullare, revocare o modificare la
deliberazione impugnata. Il ricorso per cassazione e’
proponibile anche da parte del pro curatore generale della
corte di appello nel termine di sessanta giorni dalla
notifica.».
Note all’art. 52:
– Il testo degli articoli 4 e 8 della legge 9 febbraio
1942, n. 194, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 25 marzo
1942, n. 69, cosi’ come modificati dal presente decreto
cosi’ recitano:
«Art. 4. – Per essere iscritti nell’albo e’ necessario:
a) essere cittadino italiano o italiano appartenente
a regioni non unite politicamente all’Italia, ovvero
cittadino di uno Stato membro dell’ Unione europea o di uno
Stato estero a condizione di reciprocita’;
b) essere di condotta specchiatissima ed illibata;
c) godere dei diritti civili e politici;
d) essere in possesso della laurea in scienze
statistiche e attuariali o in matematica finanziaria e
attuariale, conferita o riconosciuta in una universita’ o
istituto dell’ordine universitario del Regno;
e) avere superato l’esame di Stato per l’abilitazione
all’esercizio della professione;
f) avere la residenza o il domicilio professionale in
Italia.
Il decreto di riconoscimento della qualifica
professionale ai sensi del titolo III, del decreto
legislativo 9 novembre 2007, n. 206, costituisce titolo per
l’iscrizione nell’albo.».
«Art. 8.- La domanda per l’iscrizione e’ diretta al
direttorio dell’associazione sindacale e deve esccompagnata
dai documenti seguenti:
1° estratto dell’atto di nascita;
2° certificato di residenza o di domicilio
professionale;
3° certificato generale del casellario giudiziale di
data non anteriore di tre mesi alla presentazione della
domanda;
4° certificato di cittadinanza italiana o di Stato
membro dell’Unione europea o di Stato avente trattamento di
reciprocita’ con l’Italia;
5° diploma o certificato di laurea in scienze
statistiche e attuariali o in matematica finanziaria e
attuariale;
6° certificato dell’approvazione nell’esame di Stato;
7° ricevuta del pagamento della tassa di lire 108 da
versarsi in un Ufficio del registro.
Al procedimento per l’iscrizione nell’albo si applica
l’art. 45, commi 4 e 5, del decreto legislativo di
attuazione della direttiva 2006/123/CE.
I professori universitari i quali aspirano
all’iscrizione nell’albo a termini dell’art. 5 debbono
presentare un certificato della competente amministrazione
da cui risulti il possesso dei requisiti in tale articolo
indicati.
La condizione di reciprocita’, richiesta dall’art. 4,
lettera a), e’ provata nei modi stabiliti dall’art. 7 della
L. 25 aprile 1938, n. 897.
L’attivita’ svolta all’estero da parte dei cittadini
italiani a termini dell’art. 7 e’ provata mediante
attestazione delle regie autorita’ diplomatiche.»
Note all’art. 53:
– Il testo degli articoli 30, 31 e 32 della legge 28
marzo 1968, n. 434, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 20
aprile 1968, n. 101, cosi’ come modificati dal presente
decreto, cosi’ recitano:
«Art. 30 (Contenuto dell’albo e dell’elenco speciale).
– L’albo e l’elenco speciale contengono il cognome, il
nome, la data e il luogo di nascita, la residenza o il
domicilio professionale e l’indirizzo degli iscritti
nonche’ la data di iscrizione e il titolo in base al quale
e’ avvenuta. L’albo e l’elenco speciale sono compilati
secondo l’ordine di anzianita’ di iscrizione e portano un
indice alfabetico che ripete il numero d’ordine di
iscrizione.
L’anzianita’ e’ determinata dalla data di iscrizione
nell’albo o nell’elenco speciale.».
«Art. 31 (Requisiti per l’iscrizione nell’albo o
nell’elenco speciale. Abilitazione). – 1. Per essere
iscritto nell’albo o nell’elenco speciale e’ necessario:
a) essere cittadino italiano o di uno Stato membro
dell’Unione europea ovvero italiano appartenente a
territori non uniti politicamente allo Stato italiano,
oppure cittadino di uno Stato con il quale esista
trattamento di reciprocita’;
b) godere dei diritti civili;
c) avere la residenza anagrafica o il domicilio
professionale, nella circoscrizione del collegio nel cui
albo o elenco speciale si chiede di essere iscritti;
d) essere in possesso del diploma di perito agrario;
e) avere conseguito l’abilitazione professionale.
2. L’abilitazione all’esercizio della libera
professione e’ subordinata al compimento di un periodo di
pratica biennale presso un perito agrario o un dottore in
scienze agrarie o forestali iscritti ai rispettivi albi
professionali da almeno un quinquennio ovvero allo
svolgimento per almeno tre anni di attivita’ tecnico
agricola subordinata, anche al di fuori di uno studio
professionale, ed al superamento al termine del biennio o
del triennio di un apposito esame di Stato, disciplinato
dalle norme della legge 8 dicembre 1956, n. 1378, e
successive modificazioni.
2-bis. Il decreto di riconoscimento del titolo
professionale ai sensi del titolo III, del decreto
legislativo 9 novembre 2007, n. 206, costituisce titolo per
l’iscrizione nell’albo.».
«Art. 32 (Iscrizione – Rigetto della domanda). – Il
consiglio del collegio delibera nel termine di due mesi
dalla presentazione della domanda di iscrizione. La
deliberazione adottata su relazione di un membro del
consiglio, e’ motivata.
Al procedimento per l’iscrizione nell’albo si applica
l’art. 45, commi 4 e 5, del decreto legislativo di
attuazione della direttiva 2006/123/CE.
Il rigetto della domanda per motivi d’incompatibilita’
o di condotta puo’ essere pronunciato solo dopo che
l’interessato, e’ stato invitato a comparire davanti al
consiglio.».
Note all’art. 54:
– Il testo degli articoli 26, 27 e 29 della legge 3
febbraio 1963, n. 69, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
20 febbraio 1963, n. 49, cosi’ come modificata dal presente
decreto, cosi’ recitano:
«Art. 26 (Albo: istituzione). – Presso ogni Consiglio
dell’Ordine regionale o interregionale e’ istituito l’albo
dei giornalisti che hanno la loro residenza o il loro
domicilio professionale nel territorio compreso nella
circoscrizione del Consiglio.
L’albo e’ ripartito in due elenchi, l’uno dei
professionisti l’altra dei pubblicisti.
I giornalisti che abbiano la loro abituale residenza
fuori del territorio della Repubblica sono iscritti
nell’albo di Roma.».
«Art. 27 (Albo: contenuto). – L’albo deve contenere il
cognome, il nome, la data di nascita, la residenza o il
domicilio professionale e l’indirizzo degli iscritti,
nonche’ la data di iscrizione e il titolo in base al quale
e’ avvenuta. L’albo e compilato secondo l’ordine di
anzianita’ di iscrizione e porta un indice alfabetico che
ripete il numero d’ordine di iscrizione.
L’anzianita’ e’ determinata dalla data di iscrizione
nell’albo.
A ciascun iscritto nell’albo e’ rilasciata la
tessera.».
«Art. 29. (Iscrizione nell’elenco dei professionisti).
– Per l’iscrizione nell’elenco dei professionisti sono
richiesti: l’eta’ non inferiore agli anni 21, l’iscrizione
nel registro dei praticanti, l’esercizio continuativo della
pratica giornalistica per almeno diciotto mesi, il possesso
dei requisiti di cui all’art. 31, e l’esito favorevole
della prova di idoneita’ professionale di cui all’art. 32.
Il decreto di riconoscimento della qualifica
professionale ai sensi del titolo III, del decreto
legislativo 9 novembre 2007, n. 206, costituisce titolo per
l’iscrizione nell’albo.
La iscrizione e’ deliberata dal competente Consiglio
regionale o interregionale. Al procedimento per
l’iscrizione nell’albo si applica l’art. 45 del decreto
legislativo di attuazione della direttiva 2006/123/CE».
Note all’art. 55:
– Il testo degli articoli 36 e 37, del decreto
legislativo 28 giugno 2005, n. 139, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 19 luglio 2005, n. 166, S.O.,cosi’ come
modificato dal presente decreto, cosi’ recitano:
«Art. 36 (Requisiti per la iscrizione nell’Albo). – 1.
Per l’iscrizione nell’Albo e’ necessario:
a) essere cittadino italiano, ovvero cittadino di uno
Stato membro dell’Unione europea o di uno Stato estero a
condizione di reciprocita’;
b) godere il pieno esercizio dei diritti civili;
c) essere di condotta irreprensibile;
d) avere la residenza o il domicilio professionale
nel circondario in cui e’ costituito l’Ordine cui viene
richiesta l’iscrizione od il trasferimento.
2. Non possono ottenere l’iscrizione nell’Albo o
nell’elenco speciale coloro che, con sentenza definitiva,
hanno riportato condanne a pene che, a norma del presente
ordinamento, darebbero luogo alla radiazione nell’Albo.
3. Per l’iscrizione dei dottori commercialisti nella
Sezione A Commercialisti e’ altresi’ necessario:
a) essere in possesso di una laurea nella classe
delle lauree specialistiche (magistrale) in scienza
dell’economia (64/S), ovvero nella classe delle lauree
specialistiche (magistrale) in scienze economico-aziendali
(84/S), ovvero delle lauree rilasciate dalle facolta’ di
economia secondo l’ordinamento previgente ai decreti
emanati in attuazione dell’art. 17, comma 95, della legge
15 maggio 1997, n. 127;
b) avere superato l’esame di Stato per l’abilitazione
all’esercizio della professione di dottore commercialista,
secondo le norme vigenti all’epoca in cui l’esame e’ stato
sostenuto.
4. Per l’iscrizione alla Sezione B Esperti contabili e’
altresi’ necessario:
a) essere in possesso di una laurea nella classe
delle lauree in scienze dell’economia e della gestione
aziendale (17) o nella classe delle lauree in scienze
economiche (28);
b) avere superato l’esame di Stato per l’abilitazione
all’esercizio della professione, secondo le norme ad esso
relative.
4-bis. Il decreto di riconoscimento della qualifica
professionale ai sensi del titolo III, del decreto
legislativo 9 novembre 2007, n. 206, costituisce titolo per
l’iscrizione nell’albo».
«Art. 37 (Domanda di iscrizione nell’Albo o nell’elenco
speciale dei non esercenti). – 1. La domanda di iscrizione
in una delle Sezioni dell’Albo o dell’elenco speciale e’
presentata al Consiglio dell’Ordine territorialmente
costituito e comprendente il circondario in cui il
richiedente ha la residenza o il domicilio professionale e
deve essere corredata dei documenti comprovanti il possesso
dei requisiti stabiliti dal presente decreto legislativo.
2. Il rigetto della domanda per motivi di
incompatibilita’ o di condotta non puo’ essere pronunciato
se non dopo aver sentito il richiedente.
3. Il Consiglio deve deliberare nel termine di due mesi
dalla presentazione della domanda.
4. La deliberazione e’ motivata ed e’ notificata, entro
quindici giorni all’interessato e al Pubblico Ministero
presso il Tribunale ove ha sede il Consiglio dell’Ordine
locale. Contro di essa l’interessato ed il Pubblico
Ministero possono presentare ricorso al Consiglio
nazionale, nel termine perentorio di trenta giorni dalla
notificazione.
5. Il ricorso del pubblico ministero ha effetto
sospensivo.
6. Al procedimento per l’iscrizione nell’albo si
applica l’art. 45, commi 4 e 5, del decreto legislativo di
attuazione della direttiva 2006/123/CE2.».
Note all’art. 56:
– Il testo degli articoli 5, 8, 10 e 32, della legge 24
maggio 1967, n. 396, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 16
giugno 1967, n. 149, cosi’ come modificata dal presente
decreto, cosi’ recitano:
«Art. 5 (Requisiti per l’iscrizione nell’albo o
nell’elenco speciale). – Per essere iscritto nell’albo o
nell’elenco speciale e’ necessario:
a) essere cittadino italiano, oppure italiano
appartenente a territori non uniti politicamente
all’Italia, ovvero cittadino di uno Stato membro
dell’Unione europea o di uno Stato con cui esista
trattamento di reciprocita’;
b) godere dei diritti civili;
c) essere di specchiata condotta morale;
d) essere abilitato all’esercizio della professione
di biologo;
e) avere la residenza o il domicilio professionale in
Italia.
Il decreto di riconoscimento della qualifica
professionale ai sensi del titolo III, del decreto
legislativo 9 novembre 2007, n. 206, costituisce titolo per
l’iscrizione nell’albo.».
«Art. 8 (Modalita’ di iscrizione nell’albo). – Per la
iscrizione nell’albo l’interessato, inoltra domanda in
carta da bollo al Consiglio dell’Ordine, allegando il
documento attestante il requisito di cui alla lettera d)
dell’art. 5, la ricevuta del versamento della tassa di
iscrizione, della tassa di concessione governativa nella
misura prevista dalle vigenti disposizioni per le
iscrizioni negli albi professionali, nonche’ la
documentazione di cui all’articolo precedente.
Per l’accertamento della data e del luogo di nascita,
nonche’ dei requisiti di cui alle lettere a), b), c) ed e)
dell’art. 5 il Consiglio dell’Ordine provvede d’ufficio a
norma degli articoli 2 e 4 del decreto del Presidente della
Repubblica 2 agosto 1957, n. 678.
I pubblici impiegati di cui al terzo comma dell’art. 2,
comprovano i requisiti di cui alle lettere a), b) e c)
dell’art. 5, mediante certificazione dell’Amministrazione
da cui dipendono attestante la loro qualifica. Essi debbono
altresi’ provare che e’ loro consentito l’esercizio della
libera professione.
I titolari di cattedre universitarie, i liberi docenti
e gli incaricati di cui all’art. 6, ai fini dell’iscrizione
nell’albo professionale, producono un certificato della
competente Amministrazione da cui risulti la loro qualifica
e materia di insegnamento.
Per i cittadini di Stati non membri dell’Unione
europea, la esistenza del trattamento di reciprocita’ e’
comprovata, a cura degli interessati, con attestazione del
Ministero degli affari esteri.».
«Art. 10 (Iscrizione). – Il Consiglio dell’Ordine
delibera nel termine di due mesi dalla data di
presentazione della domanda di iscrizione e la relativa
decisione, adottata su relazione di un membro del
Consiglio, e’ motivata.
Al procedimento per l’iscrizione nell’albo si applica
l’art. 45, commi 4 e 5, del decreto legislativo di
attuazione della direttiva 2006/123/CE.».
«Art. 32 (Elenco degli elettori – Seggio elettorale). –
Trenta giorni prima dell’inizio delle operazioni elettorali
il presidente del Consiglio dell’Ordine dispone la
compilazione di un elenco degli iscritti nell’albo.
L’elenco contiene per ciascun elettore: cognome, nome,
luogo e data di nascita, residenza o domicilio
professionale e numero d’ordine di iscrizione nell’albo,
nonche’, per i sospesi dall’esercizio professionale, la
relativa indicazione.
Il seggio, a cura del presidente del Consiglio
dell’Ordine, e’ istituito in un locale idoneo ad assicurare
la segretezza del voto e la visibilita’ dell’urna durante
le operazioni elettorali.».
Note all’art. 57:
– Il testo degli articoli 3, 8 e 9, della legge 11
gennaio 1979, n. 12, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 20
gennaio 1979, n. 20., cosi’ come modificata dal presente
decreto, cosi’ recitano:
«Art. 3. (Esame di abilitazione all’esercizio della
professione di consulente del lavoro). – Il certificato di
abilitazione all’esercizio della professione di consulente
del lavoro e’ rilasciato dall’ispettorato regionale del
lavoro competente per territorio previo superamento di un
esame di Stato che deve essere svolto davanti ad apposite
commissioni regionali composte, per ciascuna sessione:
a) dal capo dell’ispettorato regionale del lavoro
competente per territorio, o da altro funzionario da questi
delegato, in qualita’ di presidente;
b) da un professore ordinario di materie giuridiche
designato dal Ministero della pubblica istruzione;
c) da un direttore di una sede provinciale dell’INPS
e da uno dell’INAIL della regione interessata;
d) da tre consulenti del lavoro designati dal
Consiglio nazionale, di cui al successivo art. 20, fra i
membri dei consigli provinciali competenti per territorio,
sulla base delle designazioni degli stessi consigli
provinciali.
Possono essere ammesse all’esame di Stato le persone in
possesso dei seguenti requisiti:
a) siano cittadini italiani o italiani appartenenti a
territori non uniti politicamente all’Italia ovvero
cittadini di Stati membri dell’Unione europea ovvero
cittadini di Stati esteri nei cui confronti vige un
Particolare regime di reciprocita’;
b) abbiano compiuto il diciottesimo anno di eta’;
c) siano in possesso del certificato di buona
condotta morale e civile;
d) abbiano conseguito la laurea triennale o
quinquennale riconducibile agli insegnamenti delle facolta’
di giurisprudenza, economia, scienze politiche, ovvero il
diploma universitario o la laurea triennale in consulenza
del lavoro, o la laurea quadriennale in giurisprudenza, in
scienze economiche e commerciali o in scienze politiche;
e) abbiano compiuto presso lo studio di un consulente
del lavoro iscritto nell’albo o di uno dei professionisti
di cui al primo comma dell’art. 1 almeno due anni di
praticantato secondo modalita’ fissate con decreto del
Ministro del lavoro e della previdenza sociale, da emanarsi
entro tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge,
su proposta del Consiglio nazionale di cui all’art. 20.
Le sessioni di esame sono annuali e si svolgono in ogni
regione secondo modalita’ e programmi stabiliti con decreto
del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di
concerto con i Ministri di grazia e giustizia e della
pubblica istruzione, da emanarsi entro il 31 gennaio di
ogni anno. Il decreto di cui al presente comma dovra’ anche
indicare particolareggiatamente i titoli di studio previsti
al punto d) del secondo comma del presente articolo. Gli
esami devono comunque prevedere una prova scritta ed una
orale in materia di diritto del lavoro, legislazione
sociale ed elementi di diritto tributario.».
«Art. 8 (Albo dei consulenti del lavoro). – E’
istituito in ogni provincia l’albo dei consulenti del
lavoro.
Il consulente del lavoro iscritto in un albo
provinciale puo’ esercitare l’attivita’ professionale in
tutto il territorio dello Stato. Non e’ consentita la
contemporanea iscrizione in piu’ albi provinciali.
L’albo deve contenere il cognome, il nome, il luogo e
la data di nascita, il titolo di studio, la residenza e
l’eventuale domicilio professionale degli iscritti, la data
di iscrizione e gli estremi del diploma di abilitazione di
cui e’ in possesso l’iscritto.
L’albo e’ compilato secondo l’ordine cronologico delle
iscrizioni; la data di iscrizione nell’albo stabilisce
l’anzianita’.».
«Art. 9 (Condizioni per l’iscrizione nell’albo). –
L’iscrizione nell’albo si ottiene a seguito di istanza,
redatta in carta legale e rivolta al consiglio provinciale
di cui al successivo art. 11, corredata dei seguenti
documenti:
a) certificato di cittadinanza italiana o documento
attestante che l’interessato ha la cittadinanza di uno
degli Stati membri dell’Unione europea, ovvero documento
attestante che l’interessato e’ italiano appartenente a
territori non uniti politicamente all’Italia, oppure che e’
cittadino di uno degli Stati esteri nei cui confronti vige
un particolare regime di reciprocita’;
b) certificato autentico o autenticato di
abilitazione all’esercizio della professione rilasciato
dall’ispettorato regionale del lavoro competente per
territorio;
c) certificato autentico o autenticato attestante il
titolo di studio posseduto;
d) certificato del casellario giudiziario;
e) certificato di buona condotta morale e civile;
f) certificato di godimento dei diritti civili;
g) ricevuta attestante il versamento del contributo
di iscrizione;
h) due fotografie, di cui una autenticata, per il
rilascio della tessera di riconoscimento;
i) documentazione attestante l’elezione di domicilio
professionale.
Il decreto di riconoscimento della qualifica
professionale ai sensi del titolo III, del decreto
legislativo 9 novembre 2007, n. 206, costituisce titolo per
l’iscrizione nell’albo.
Gli ex dipendenti del Ministero del lavoro e della
previdenza sociale di cui all’art. 1, secondo comma, per i
quali non e’ richiesto l’esame di Stato, ai fini della
iscrizione all’albo professionale, dovranno presentare, in
luogo del certificato indicato al punto b) del presente
articolo, l’attestazione rilasciata dal Ministero del
lavoro e della previdenza sociale comprovante che gli
stessi hanno svolto mansioni di ispettori del lavoro presso
gli ispettorati del lavoro.
Non possono ottenere l’iscrizione coloro che hanno
riportato condanna penale che, a norma della presente
legge, comporta la radiazione dall’albo, salvo quanto
stabilito dall’art. 38.
Il consiglio provinciale, su relazione di un suo
membro, delibera in ordine all’iscrizione, con decisione
motivata, nel termine di due mesi dalla data di
presentazione della domanda.
Il rigetto della domanda per motivi di incompatibilita’
o di condotta puo’ essere pronunciato solo dopo che
l’interessato e’ stato invitato a comparire davanti al
consiglio provinciale.
Avverso il provvedimento di reiezione della domanda
l’interessato, entro trenta giorni dalla notifica del
provvedimento stesso, ha facolta’ di ricorrere al Consiglio
nazionale.
Al procedimento per l’iscrizione nell’albo si applica
l’art. 45, commi 4 e 5, del decreto legislativo di
attuazione della direttiva 2006/123/CE.
Il Consiglio nazionale decide in via definitiva sui
ricorsi ad esso presentati entro trenta giorni dalla data
di presentazione degli stessi.».
Note all’art. 58:
– Il testo dell’art. 5 della legge 3 febbraio 1963, n.
112, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 28 febbraio 1963,
n. 57, cosi’ come modificata dal presente decreto, cosi’
recita:
«Art. 5 (Requisiti per l’iscrizione nell’albo e
nell’elenco speciale). – Per essere iscritto nell’albo o
nell’elenco speciale e’ necessario:
a) essere cittadino italiano, o italiano appartenente
a territori non uniti politicamente all’Italia, ovvero
cittadino di uno Stato membro dell’Unione europea o di uno
Stato con il quale esista trattamento di reciprocita’;
b) godere dei diritti civili;
c) essere di specchiata condotta morale;
d) essere abilitato all’esercizio della professione
di geologo;
e) avere la residenza o il domicilio professionale in
Italia.
Il decreto di riconoscimento della qualifica
professionale ai sensi del Titolo III, del decreto
legislativo 9 novembre 2007, n. 206, costituisce titolo per
l’iscrizione nell’albo.
Al procedimento per l’iscrizione nell’albo si applica
l’art. 45, commi 4 e 5, del decreto legislativo di
attuazione della direttiva 2006/123/CE.».
Note all’art. 59:
– Il testo dell’art. 6, della legge 12 novembre 1990,
n. 339, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 23 novembre
1990, n. 274, cosi’ come modificata al presente decreto,
cosi’ recita:
«Art. 6 (Impugnazioni). – 1. Le decisioni del consiglio
regionale in materia di iscrizioni, trasferimenti,
cancellazioni e reiscrizioni nell’albo e nell’elenco
speciale, nonche’ in materia disciplinare, sono impugnabili
dagli interessati e dal procuratore della Repubblica presso
il tribunale nel cui circondario ha sede l’ordine, con
ricorso al Consiglio nazionale dell’ordine nel termine di
trenta giorni dalla loro notificazione o comunicazione.
2. Il ricorso al Consiglio nazionale dell’ordine e’
presentato e notificato al consiglio dell’ordine che ha
emesso la deliberazione impugnata.
3. Salvo che si tratti di materia elettorale, il
ricorso al Consiglio nazionale dell’ordine ha effetto
sospensivo.
4. Le decisioni del Consiglio nazionale dell’ordine
pronunciate sui ricorsi in materia di iscrizioni,
trasferimenti, cancellazioni e reiscrizioni nell’albo e
nell’elenco speciale, nonche’ in materia disciplinare o
elettorale, possono essere impugnate, anche per il merito,
nel termine perentorio di trenta giorni dalla notificazione
o comunicazione o dalla proclamazione, dagli interessati e
dal procuratore della Repubblica competente per territorio
davanti al tribunale nel cui circondario ha sede l’ordine
che ha emesso la decisione impugnata o si e’ svolta
l’elezione contestata.
5. La decisione del tribunale puo’ essere impugnata
davanti alla corte d’appello, nel termine perentorio di
trenta giorni dalla notificazione o comunicazione,
dall’interessato, dal procuratore della Repubblica e dal
procuratore generale presso la corte d’appello.
6. Sia il tribunale sia la corte d’appello sono
integrati da due iscritti all’ordine, designati di volta in
volta dal Consiglio nazionale fra i geologi che siano di
eta’ non inferiore ai trenta anni e di incensurabile
condotta, con iscrizione all’ordine da almeno cinque anni.
7. Il tribunale e la corte d’appello provvedono in
camera di consiglio sentito il pubblico ministero e
l’interessato, il quale puo’ farsi assistere da un
avvocato.
8. Avverso la decisione della corte d’appello e’
proponibile ricorso per cassazione dall’interessato o dal
procuratore generale presso la corte d’appello, nel termine
perentorio di sessanta giorni dalla notificazione.».
Note all’art. 60:
– Il testo degli articoli 26, 27 e 49 della legge 18
gennaio 1994 n. 59, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 27
gennaio 1994, n. 21, S.O., cosi’ come modificata dal
presente decreto, cosi’ recitano:
«Art. 26 (Contenuto dell’albo). – 1. L’albo dei
tecnologi alimentari contiene il cognome, il nome, la data
ed il luogo di nascita, la residenza o il domicilio
professionale e l’indirizzo degli iscritti, nonche’ la data
di iscrizione. Esso e’ compilato secondo l’ordine di
anzianita’ e reca un indice alfabetico che ripete il numero
d’ordine d’iscrizione.
2. L’anzianita’ e’ determinata dalla data di iscrizione
all’albo.».
«Art. 27 (Iscrizione all’albo – Trasferimenti). – 1. I
requisiti per l’iscrizione all’albo sono:
a) essere cittadino italiano o di uno Stato membro
dell’ Unione europea o cittadino di uno Stato con il quale
esiste trattamento di reciprocita’;
b) godere dei diritti civili;
c) avere conseguito l’abilitazione all’esercizio
della professione di tecnologo alimentare;
d) avere la residenza o il domicilio professionale
nella circoscrizione dell’ordine al cui albo si chiede di
essere iscritti;
e) precisare il proprio stato
giuridico-professionale.
1-bis. Il decreto di riconoscimento della qualifica
professionale ai sensi del titolo III, del decreto
legislativo 9 novembre 2007, n. 206, costituisce titolo per
l’iscrizione nell’albo.
2. Non possono ottenere l’iscrizione coloro che hanno
riportato condanne che, a norma dell’art. 35, comma 2,
comportano la radiazione dall’albo.
3. Il consiglio dell’ordine delibera nel termine di due
mesi dalla presentazione della domanda di iscrizione; la
delibera, adottata su relazione di un membro del consiglio
dell’ordine, e’ motivata.
4. Si applicano i commi 4 e 5 dell’art. 45, commi 4 e
5, del decreto legislativo di attuazione della direttiva
2006/123/CE.
5. Il rigetto della domanda per motivi di
incompatibilita’ o di condotta puo’ essere pronunciato solo
dopo che l’interessato e’ stato invitato a comparire
davanti al consiglio.
6. Non e’ consentita la contemporanea iscrizione a piu’
albi.
7. Nel caso di variazione dello stato
giuridico-professionale e nel caso di trasferimento per
mutamento di residenza, l’iscritto e’ tenuto a darne
comunicazione al consiglio dell’ordine, a mezzo di lettera
raccomandata, entro sessanta giorni.
8. Gli iscritti nell’albo che si trasferiscono
all’estero possono conservare l’iscrizione all’albo
dell’ordine nel quale figuravano iscritti prima
dell’espatrio.
9. Non e’ consentito il trasferimento dell’iscrizione
quando il richiedente e’ sottoposto a procedimento penale o
disciplinare, ovvero e’ sospeso dall’albo.».
«Art. 49 (Ricorso contro le decisioni del consiglio
dell’ordine nazionale). – 1. Le decisioni del consiglio
dell’ordine nazionale pronunciate sui ricorsi in materia di
iscrizione, cancellazione o reiscrizione all’albo, nonche’
in materia disciplinare o elettorale, possono essere
impugnate, nel termine perentorio di trenta giorni dalla
notificazione, dall’interessato o dal procuratore della
Repubblica competente per territorio, davanti al tribunale
del capoluogo di regione ove ha sede l’ordine che ha emesso
la decisione o presso il quale si e’ svolta l’elezione
contestata.
2. La sentenza del tribunale puo’ essere impugnata
davanti alla corte di appello, nel termine di trenta giorni
dalla notificazione, dall’interessato, dal procuratore
della Repubblica o dal procuratore generale della
Repubblica competenti per territorio.
3. Sia presso il tribunale che presso la corte di
appello il collegio giudicante e’ integrato da un tecnologo
alimentare.
4. Per la finalita’ di cui al comma 3, per ciascun
tribunale e per ciascuna corte d’appello, nella cui
circoscrizione ha sede un ordine, sono nominati ogni
triennio dal Consiglio superiore della magistratura o, per
sua delega, dal presidente della corte di appello del
distretto, due tecnologi alimentari, dei quali uno in
qualita’ di componente effettivo e uno supplente, scelti
tra gli iscritti all’albo che siano di eta’ non inferiore
ai trenta anni e che abbiano una anzianita’ di iscrizione
all’albo di almeno cinque anni. Il requisito
dell’anzianita’ di iscrizione all’albo si applica a partire
dal sesto anno dalla data di prima formazione dell’albo ai
sensi dell’art. 52.
5. Il tribunale e la corte di appello provvedono in
camera di consiglio, con sentenza, sentiti il pubblico
ministero e gli interessati.
6. Il ricorso per cassazione e’ proponibile anche dal
procuratore generale della Repubblica presso la corte di
appello nel termine di sessanta giorni dalla pubblicazione
della sentenza.
7. La sentenza puo’ annullare, revocare o modificare la
delibera impugnata.».
Note all’art. 61:
– Il testo dell’art. 2 della legge 7 marzo 1985, n. 75,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 15 marzo 1985, n. 64,
cosi’ come modificata dal presente decreto, cosi’ recita:
«Art. 2. – Per essere iscritto nell’albo dei geometri
e’ necessario:
1) essere cittadino italiano o di uno Stato membro
dell’Unione europea, ovvero italiano non appartenente alla
Repubblica, oppure cittadino di uno Stato con il quale
esista trattamento di reciprocita’;
2) godere il pieno esercizio dei diritti civili;
3) avere la residenza anagrafica o il domicilio
professionale nella circoscrizione del collegio
professionale presso il quale l’iscrizione e’ richiesta;
4) essere in possesso del diploma di geometra;
5) avere conseguito l’abilitazione professionale.
L’abilitazione all’esercizio della libera professione
e’ subordinata al compimento di un periodo di pratica
biennale presso un geometra, un architetto o un ingegnere
civile, iscritti nei rispettivi albi professionali da
almeno un quinquennio, ovvero allo svolgimento per almeno
cinque anni di attivita’ tecnica subordinata, anche al di
fuori di uno studio tecnico professionale, e, al termine di
tali periodi, al superamento di un apposito esame di Stato,
disciplinato dalle norme della legge 8 dicembre 1956, n.
1378, e successive modificazioni.
2-bis. Il decreto di riconoscimento della qualifica
professionale ai sensi del Titolo III, del decreto
legislativo 9 novembre 2007, n. 206, costituisce titolo per
l’iscrizione nell’albo.
Le modalita’ di iscrizione e svolgimento del
praticantato, nonche’ la tenuta dei relativi registri da
parte dei collegi professionali dei geometri saranno
disciplinate dalle direttive che il Consiglio nazionale
professionale dei geometri dovra’ emanare entro tre mesi
dalla data di entrata in vigore della presente legge.
3-bis. Al procedimento per l’iscrizione nell’albo si
applica l’art. 45 del presente decreto legislativo.».
Note all’art. 62:
– Il testo dell’art. 2, della legge 2 febbraio 1990, n.
17, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 12 febbraio 1990,
n. 35, cosi’ come modificato dal presente decreto, cosi’
recita:
«1. Per essere iscritto nell’albo dei periti
industriali e’ necessario:
a) essere cittadino italiano o di uno Stato membro
dell’Unione europea, ovvero italiano non appartenente alla
Repubblica, oppure cittadino di uno Stato con il quale
esista trattamento di reciprocita’;
b) godere il pieno esercizio dei diritti civili;
c) essere di ineccepibile condotta morale;
d) avere la residenza anagrafica o il domicilio
professionale nella circoscrizione del collegio presso il
quale l’iscrizione e’ richiesta;
e) essere in possesso del diploma di perito
industriale;
f) avere conseguito l’abilitazione professionale.
2. L’abilitazione all’esercizio della libera
professione e’ subordinata al superamento di un apposito
esame di Stato, disciplinato dalle norme della legge 8
dicembre 1956, n. 1378, e successive modificazioni.
3. Possono partecipare all’esame di Stato coloro i
quali abbiano almeno uno dei seguenti requisiti:
a) abbiano prestato, per almeno tre anni, attivita’
tecnica subordinata, anche al di fuori di uno studio
tecnico professionale, con mansioni proprie della
specializzazione relativa al diploma;
b) abbiano frequentato una apposita scuola superiore
biennale diretta a fini speciali, istituita ai sensi del
decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1982, n.
162, finalizzata al settore della specializzazione relativa
al diploma;
c) abbiano compiuto un periodo biennale di formazione
e lavoro con contratto a norma dell’art. 3, comma 14, del
decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con
modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863, con
mansioni proprie della specializzazione relativa al
diploma;
d) abbiano prestato un periodo di pratica biennale
durante il quale il praticante perito industriale abbia
collaborato all’espletamento di pratiche rientranti, ai
sensi del regio decreto 11 febbraio 1929, n. 275, e della
legge 12 marzo 1957, n. 146, e successive modificazioni,
nelle competenze professionali della specializzazione
relativa al diploma.
4. Il periodo biennale di formazione e lavoro e il
periodo di pratica biennale di cui alle lettere c) e d) del
comma 3 devono essere svolti presso un perito industriale,
un ingegnere o altro professionista che eserciti
l’attivita’ nel settore della specializzazione relativa al
diploma del praticante o in settore affine, iscritti nei
rispettivi albi professionali da almeno un quinquennio.
4-bis. Il decreto di riconoscimento della qualifica
professionale ai sensi del Titolo III, del decreto
legislativo 9 novembre 2007, n. 206, costituisce titolo per
l’iscrizione nell’albo.
5. Le modalita’ di iscrizione e di svolgimento del
praticantato, nonche’ la tenuta dei relativi registri da
parte dei collegi professionali dei periti industriali
saranno disciplinate dalle direttive che il Consiglio
nazionale dei periti industriali dovra’ emanare entro tre
mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.
5-bis. Al procedimento per l’iscrizione nell’albo si
applica l’art. 45, commi 4 e 5, del decreto legislativo di
attuazione della direttiva 2006/123/CE.».
Note all’art. 63:
– Il testo dell’art. 2, della legge 23 marzo 1993, n.
84, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 1° aprile 1993, n.
76, come modificato dal presente decreto, cosi’ recita:
«Art. 2 (Requisiti per l’esercizio della professione).
– 1. Per esercitare la professione di assistente sociale e’
necessario essere in possesso del diploma universitario di
cui all’art. 2 della legge 19 novembre 1990, n. 341, aver
conseguito l’abilitazione mediante l’esame di Stato ed
essere iscritti all’albo professionale istituito ai sensi
dell’art. 3 della presente legge.
1-bis. Il decreto di riconoscimento della qualifica
professionale ai sensi del Titolo III, del decreto
legislativo 9 novembre 2007, n. 206, costituisce titolo per
l’iscrizione nell’albo.
2. Con i decreti del Presidente della Repubblica di cui
all’art. 9 della legge 19 novembre 1990, n. 341 , e’
definito l’ordinamento didattico del corso di diploma
universitario di cui al comma 1.».
Note all’art. 64:
– Per l’art. 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, si
vedano le note all’art. 85.
– Il testo degli articoli 3, 10 e 4 della legge 25
agosto 1991, n. 287 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 3
settembre 1991, n. 206, come modificati dal presente
decreto, cosi’ recitano:
«Art. 3 (Rilascio delle autorizzazioni).- 1.- 5.
(Soppressi).
6. Sono escluse dalla programmazione le attivita’ di
somministrazione di alimenti e bevande:
a) al domicilio del consumatore;
b) negli esercizi annessi ad alberghi, pensioni,
locande o ad altri complessi ricettivi, limitatamente alle
prestazioni rese agli alloggiati;
c) negli esercizi posti nelle aree di’ servizio delle
autostrade e nell’interno di stazioni ferroviarie,
aeroportuali e marittime;
d) negli esercizi di cui all’art. 5, comma 1, lettera
e), nei quali sia prevalente l’attivita’
congiunta di trattenimento e svago;
e) nelle mense aziendali e negli spacci annessi ai
circoli cooperativi e degli enti a carattere nazionale le
cui finalita’ assistenziali sono riconosciute dal Ministero
dell’interno;
f) esercitate in via diretta a favore dei propri
dipendenti da amministrazioni, enti o imprese pubbliche;
g) nelle scuole; negli ospedali; nelle comunita’
religiose; in stabilimenti militari delle Forze di polizia
e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco;
h) nei mezzi di trasporto pubblico.
7. Le attivita’ di somministrazione di alimenti e di
bevande devono essere esercitate nel rispetto delle vigenti
norme, prescrizioni e autorizzazioni in materia edilizia,
urbanistica e igienica-sanitaria, nonche’ di quelle sulla
destinazione d’uso dei locali e degli edifici, fatta salva
l’irrogazione delle sanzioni relative alle norme e
prescrizioni violate.».
«Art. 10 (Sanzioni). -1. A chiunque eserciti
l’attivita’ di somministrazione al pubblico di alimenti e
bevande senza l’autorizzazione, ovvero senza la
dichiarazione di inizio di attivita’, ovvero quando sia
stato emesso un provvedimento di inibizione o di divieto di
prosecuzione dell’attivita’ ed il titolare non vi abbia
ottemperato, si applica la sanzione amministrativa del
pagamento di una somma da 2.500 euro a 15.000 euro e la
chiusura dell’esercizio.
2. Alla stessa sanzione sono soggette le violazioni
alle disposizioni della presente legge, ad eccezione di
quelle relative alle disposizioni dell’art. 8 per le quali
si applica la sanzione amministrativa da lire trecentomila
a lire due milioni.
3. Nelle ipotesi previste dai commi 1 e 2, si applicano
le disposizioni di cui agli articoli 17-ter e 17-quater del
testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato
con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773.
4. L’ufficio provinciale dell’industria, del commercio
e dell’artigianato riceve il rapporto di cui all’art. 17
della legge 24 novembre 1981, n. 689, e applica le sanzioni
amministrative.
5. Per il mancato rispetto dei turni stabiliti ai sensi
dell’art. 8, comma 5, il sindaco dispone la sospensione
dell’autorizzazione di cui all’art. 3 per un periodo non
inferiore a dieci giorni e non superiore a venti giorni,
che ha inizio dal termine del turno non osservato.».
«Art. 4 (Revoca dell’autorizzazione). – 1. (Soppresso).
2. Alle autorizzazioni di cui all’art. 3 non si applica
l’art. 99 del testo unico delle leggi di pubblica
sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n.
773.».
– Il decreto del Presidente della Repubblica 4 aprile
2001, n. 235, e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 20
giugno 2001, n. 141.
Note all’art. 65:
– L’art. 4, comma 1, lettera d) del decreto legislativo
31 marzo 1998, n. 114 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
24 aprile 1998, n. 95, S.O., cosi recita:
«Art. 4 (Definizioni e ambito di applicazione del
decreto). – 1. Ai fini del presente decreto si intendono:
a)-c) (omissis);
d) per esercizi di vicinato quelli aventi superficie
di vendita non superiore a 150 mq. nei comuni con
popolazione residente inferiore a 10.000 abitanti e a 250
mq. nei comuni con popolazione residente superiore a 10.000
abitanti;».
– Per l’art. 19 comma 2, secondo periodo, della legge 7
agosto 1990, n. 241, si vedano le note all’art. 85.
– Il testo dell’art. 7, del decreto legislativo 31
marzo 1998, n. 114, nella Gazzetta Ufficiale 24 aprile
1998, n. 95, S.O., come modificato dal presente decreto,
cosi’ recita:
«Art. 7(Esercizi di vicinato). – 1. (Abrogato).
2. Nella dichiarazione di inizio attivita’ di cui al
comma 1 il soggetto interessato dichiara:
a) di essere in possesso dei requisiti di cui
all’art. 5;
b) di avere rispettato i regolamenti locali di
polizia urbana, annonaria e igienico-sanitaria, i
regolamenti edilizi e le norme urbanistiche nonche’ quelle
relative alle destinazioni d’uso;
c) il settore o i settori merceologici, l’ubicazione
e la superficie di vendita dell’esercizio;
d) l’esito della eventuale valutazione in caso di
applicazione della disposizione di cui all’art. 10, comma
1, lettera c).
3. Fermi restando i requisiti igienico-sanitari, negli
esercizi di vicinato autorizzati alla vendita dei prodotti
di cui all’art. 4 della legge 25 marzo 1997, n. 77, e’
consentito il consumo immediato dei medesimi a condizione
che siano esclusi il servizio di somministrazione e le
attrezzature ad esso direttamente finalizzati.».
Note all’art. 66:
– Per l’art. 19 comma 2, secondo periodo, della legge 7
agosto 1990, n. 241, si vedano le note all’art. 85.
– Il testo dell’art. 16 del decreto legislativo 31
marzo 1998, n. 114, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 24
aprile 1998, n. 95, S.O, cosi’ come modificato dal presente
decreto, cosi’ recita:
«Art. 16 (Spacci interni). – 1 (Abrogato).
2. (Abrogato).
3. Nella dichiarazione di inizio di attivita’ deve
essere dichiarata la sussistenza dei requisiti di cui
all’art. 5 della persona preposta alla gestione dello
spaccio, il rispetto delle norme in materia di idoneita’
dei locali, il settore merceologico, l’ubicazione e la
superficie di vendita.».
Note all’art. 67:
– Per l’art. 19 comma 2, secondo periodo, della legge 7
agosto 1990, n. 241, si vedano le note all’art. 85.
– Il testo dell’art. 17, del decreto legislativo 31
marzo 1998, n. 114, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 24
aprile 1998, n. 95, S.O, cosi’ come modificato dal presente
decreto, cosi’ recita:
«Art. 17 (Apparecchi automatici). – 1. (Abrogato).
2. (Abrogato).
3. Nella dichiarazione di inizio di attivita’ deve
essere dichiarata la sussistenza del possesso dei requisiti
di cui all’art. 5, il settore merceologico e l’ubicazione,
nonche’, se l’apparecchio automatico viene installato sulle
aree pubbliche, l’osservanza delle norme sull’occupazione
del suolo pubblico.
4. La vendita mediante apparecchi automatici effettuata
in apposito locale ad essa adibito in modo esclusivo, e’
soggetta alle medesime disposizioni concernenti l’apertura
di un esercizio di vendita.».
Note all’art. 68:
– Per l’art. 19 della legge 7 agosto 1990, n 241, si
vedano le note all’art. 85.
– Il testo dell’art. 18, del decreto legislativo 31
marzo 1998, n 114, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 24
aprile 1998, n. 95, S.O, come modificato dal presente
decreto, cosi’ recita:
«Art. 18 (Vendita per corrispondenza, televisione o
altri sistemi di comunicazione). – 1. (Abrogato).
2. E’ vietato inviare prodotti al consumatore se non a
seguito di specifica richiesta. E’ consentito l’invio di
campioni di prodotti o di omaggi, senza spese o vincoli per
il consumatore.
3. Nella dichiarazione di inizio di attivita’ di cui al
comma 1 deve essere dichiarata la sussistenza del possesso
dei requisiti di cui all’art. 5 e il settore merceologico.
4. Nei casi in cui le operazioni di vendita sono
effettuate tramite televisione, l’emittente televisiva deve
accertare, prima di metterle in onda, che il titolare
dell’attivita’ e’ in possesso dei requisiti prescritti dal
presente decreto per l’esercizio della vendita al
dettaglio. Durante la trasmissione debbono essere indicati
il nome e la denominazione o la ragione sociale e la sede
del venditore, il numero di iscrizione al registro delle
imprese ed il numero della partita IVA. Agli organi di
vigilanza e’ consentito il libero accesso al locale
indicato come sede del venditore.
5. Le operazioni di vendita all’asta realizzate per
mezzo della televisione o di altri sistemi di comunicazione
sono vietate.
6. Chi effettua le vendite tramite televisione per
conto terzi deve essere in possesso della licenza prevista
dall’art. 115 del testo unico delle leggi di pubblica
sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n.
773.
7.».
Note all’art. 69:
– Per l’art. 19 della legge 7 agosto 1990, n 241, si
vedano le note all’art. 85.
– Il testo dell’art. 19, del decreto legislativo 31
marzo 1998, n 114, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 24
aprile 1998, n. 95, S.O, come modificato dal presente
decreto, cosi’ recita:
«Art. 19 (Vendite effettuate presso il domicilio dei
consumatori). – 1. (Abrogato).
2. (Abrogato).
3. Nella dichiarazione di inizio di attivita’
comunicazione deve essere dichiarata la sussistenza dei
requisiti di cui all’art. 5 e il settore merceologico.
4. Il soggetto di cui al comma 1 che intende avvalersi
per l’esercizio dell’attivita’ di incaricati, ne comunica
l’elenco all’autorita’ di pubblica sicurezza del luogo nel
quale ha avviato l’attivita’ e risponde agli effetti civili
dell’attivita’ dei medesimi. Gli incaricati devono essere
in possesso dei requisiti di onorabilita’ prescritti per
l’esercizio dell’attivita’ di vendita.
5. L’impresa di cui al comma 1 rilascia un tesserino di
riconoscimento alle persone incaricate, che deve ritirare
non appena esse perdano i requisiti richiesti dall’art. 5,
comma 2.
6. Il tesserino di riconoscimento di cui al comma 5
deve essere numerato e aggiornato annualmente, deve
contenere le generalita’ e la fotografia dell’incaricato,
l’indicazione a stampa della sede e dei prodotti oggetto
dell’attivita’ dell’impresa, nonche’ del nome del
responsabile dell’impresa stessa, e la firma di
quest’ultimo e deve essere esposto in modo visibile durante
le operazioni di vendita.
7. Le disposizioni concernenti gli incaricati si
applicano anche nel caso di operazioni di vendita a
domicilio del consumatore effettuate dal commerciante sulle
aree pubbliche in forma itinerante.
8. Il tesserino di riconoscimento di cui ai commi 5 e 6
e’ obbligatorio anche per l’imprenditore che effettua
personalmente le operazioni disciplinate dal presente
articolo.
9.».
– Il comma 3 dell’art. 3 della legge 17 agosto 2005, n
173 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 2 settembre 2005,
n. 204., cosi’ recita:
«3. L’attivita’ di incaricato alla vendita diretta a
domicilio senza vincolo di subordinazione puo’ essere
altresi’ esercitata, senza necessita’ di stipulare un
contratto di agenzia, da soggetti che svolgono l’attivita’
in maniera abituale, ancorche’ non esclusiva, o in maniera
occasionale, purche’ incaricati da una o piu’ imprese.».
Note all’art. 70:
– Il testo dell’art. 28 del decreto legislativo 31
marzo 1998, n. 114 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 24
aprile 1998, n. 95, S.O, come modificato dal presente
decreto, cosi’ recita:
«Art. 28 (Esercizio dell’attivita’). – 1. Il commercio
sulle aree pubbliche puo’ essere svolto:
a) su posteggi dati in concessione per dieci anni;
b) su qualsiasi area purche’ in forma itinerante.
2. L’esercizio dell’attivita’ di cui al comma 1 e’
soggetto ad apposita autorizzazione rilasciata a persone
fisiche, a societa’ di persone, a societa’ di capitali
regolarmente costituite o cooperative.
2-bis. Le regioni, nell’esercizio della potesta’
normativa in materia di disciplina delle attivita’
economiche, possono stabilire che l’autorizzazione
all’esercizio dell’attivita’ di cui al comma 1 sia soggetta
alla presentazione da parte del richiedente del documento
unico di regolarita’ contributiva (DURC), di cui all’ art.
1, comma 1176, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. In tal
caso, possono essere altresi’ stabilite le modalita’
attraverso le quali i comuni, anche avvalendosi della
collaborazione gratuita delle associazioni di categoria
riconosciute dal Consiglio nazionale dell’economia e del
lavoro, possono essere chiamati al compimento di attivita’
di verifica della sussistenza e regolarita’ della predetta
documentazione. L’autorizzazione all’esercizio e’ in ogni
caso rilasciata anche ai soggetti che hanno ottenuto
dall’INPS la rateizzazione del debito contributivo. Il
DURC, ai fini del presente articolo, deve essere rilasciato
anche alle imprese individuali.
3. L’autorizzazione all’esercizio dell’attivita’ di
vendita sulle aree pubbliche mediante l’utilizzo di un
posteggio e’ rilasciata, in base alla normativa emanata
dalla regione, dal sindaco del comune sede del posteggio ed
abilita anche all’esercizio in forma itinerante nell’ambito
del territorio regionale.
4. L’autorizzazione all’esercizio dell’attivita’ di
vendita sulle aree pubbliche esclusivamente in forma
itinerante e’ rilasciata, in base alla normativa emanata
dalla regione, dal comune nel quale il richiedente, persona
fisica o giuridica, intende avviare l’attivita’.
L’autorizzazione di’ cui al presente comma abilita anche
alla vendita al domicilio del consumatore, nonche’ nei
locali ove questi si trovi per motivi di lavoro, di studio,
di cura, di intrattenimento o svago.
5. Nella domanda l’interessato dichiara:
a) di essere in possesso dei requisiti di cui
all’art. 5;
b) il settore o i settori merceologici e, qualora non
intenda esercitare in forma itinerante esclusiva, il
posteggio del quale chiede la concessione.
6. L’autorizzazione all’esercizio dell’attivita’ sulle
aree pubbliche abilita alla partecipazione alle fiere che
si svolgono sia nell’ambito della regione cui appartiene il
comune che l’ha rilasciata, sia nell’ambito delle altre
regioni del territorio nazionale.
7. L’autorizzazione all’esercizio dell’attivita’ di
vendita sulle aree pubbliche dei prodotti alimentari
abilita anche alla somministrazione dei medesimi se il
titolare risulta in possesso dei requisiti prescritti per
l’una e l’altra attivita’. L’abilitazione alla
somministrazione deve risultare da apposita annotazione sul
titolo autorizzatorio.
8. L’esercizio del commercio sulle aree pubbliche dei
prodotti alimentari e’ soggetto alle norme comunitarie e
nazionali che tutelano le esigenze igienico sanitarie. Le
modalita’ di vendita e i requisiti delle attrezzature sono
stabiliti dal Ministero della sanita’ con apposita
ordinanza.
9. L’esercizio del commercio disciplinato dal presente
articolo nelle aree demaniali marittime e’ soggetto al
nulla osta da parte delle competenti autorita’ marittime
che stabiliscono modalita’ e condizioni per l’accesso alle
aree predette.
10. Senza permesso del soggetto proprietario o gestore
e’ vietato il commercio sulle aree pubbliche negli
aeroporti, nelle stazioni e nelle autostrade.
11. I posteggi, temporaneamente non occupati dai
titolari della relativa concessione in un mercato, sono
assegnati giornalmente, durante il periodo di non
utilizzazione da parte del titolare, ai soggetti
legittimati ad esercitare il commercio sulle aree
pubbliche, che vantino il piu’ alto numero di presenze nel
mercato di cui trattasi.
12. Le regioni, entro un anno dalla data di
pubblicazione del presente decreto, emanano le norme
relative alle modalita’ di esercizio del commercio di cui
al presente articolo, i criteri e le procedure per il
rilascio, la revoca e la sospensione nei casi di cui
all’art. 29, nonche’ la reintestazione dell’autorizzazione
in caso di cessione dell’attivita’ per atto tra vivi o in
caso di morte e i criteri per l’assegnazione dei posteggi.
Le regioni determinano altresi’ gli indirizzi in materia di
orari ferma restando la competenza in capo al sindaco a
fissare i medesimi.
13. Le regioni, al fine di assicurare il servizio piu’
idoneo a soddisfare gli interessi dei consumatori ed un
adeguato equilibrio con le altre forme di distribuzione,
stabiliscono, altresi’, sulla base delle caratteristiche
economiche del territorio secondo quanto previsto dall’art.
6, comma 3, del presente decreto, della densita’ della rete
distributiva e della popolazione residente e fluttuante
limitatamente ai casi in cui ragioni non altrimenti
risolvibili di sostenibilita’ ambientale e sociale, di
viabilita’ rendano impossibile consentire ulteriori flussi
di acquisto nella zona senza incidere in modo gravemente
negativo sui meccanismi di’ controllo, in particolare, per
il consumo di’ alcolici e senza ledere il diritto dei
residenti alla vivibilita’ del territorio e alla normale
mobilita’. In ogni caso resta ferma la finalita’ di tutela
e salvaguardia delle zone di pregio artistico, storico,
architettonico e ambientale e sono vietati criteri legati
alla verifica di natura economica o fondati sulla prova
dell’esistenza di un bisogno economico o sulla prova di una
domanda di mercato, quali entita’ delle vendite di prodotti
alimentari e non alimentari e presenza di altri operatori
su aree pubbliche, i criteri generali ai quali i comuni si
devono attenere per la determinazione delle aree e del
numero dei posteggi da destinare allo svolgimento
dell’attivita’, per l’istituzione, la soppressione o lo
spostamento dei mercati che si svolgono quotidianamente o a
cadenza diversa, nonche’ per l’istituzione di mercati
destinati a merceologie esclusive. Stabiliscono, altresi’,
le caratteristiche tipologiche delle fiere, nonche’ le
modalita’ di partecipazione alle medesime prevedendo in
ogni caso il criterio della priorita’ nell’assegnazione dei
posteggi fondato sul piu’ alto numero di presenze
effettive.
14. Le regioni, nell’ambito del loro ordinamento,
provvedono all’emanazione delle disposizioni previste dal
presente articolo acquisendo il parere obbligatorio dei
rappresentanti degli enti locali e prevedendo forme di
consultazione delle organizzazioni dei consumatori e delle
imprese del commercio.
15. Il comune, sulla base delle disposizioni emanate
dalla regione, stabilisce l’ampiezza complessiva delle aree
da destinare all’esercizio dell’attivita’, nonche’ le
modalita’ di assegnazione dei posteggi, la loro superficie
e i criteri di assegnazione delle aree riservate, in misura
congrua sul totale, agli imprenditori agricoli che
esercitano la vendita diretta ai sensi dell’art. 4 del
decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228. Al fine di
garantire il miglior servizio da rendere ai consumatori i
comuni possono determinare le tipologie merceologiche dei
posteggi nei mercati e nelle fiere.
16. Nella deliberazione di cui al comma 15 vengono
individuate altresi’ le aree aventi valore archeologico,
storico, artistico e ambientale nelle quali l’esercizio del
commercio di cui al presente articolo e’ vietato o
sottoposto a condizioni particolari ai fini della
salvaguardia delle aree predette. Possono essere stabiliti
divieti e limitazioni all’esercizio anche per motivi di
viabilita’, di carattere igienico sanitario o per altri
motivi di pubblico interesse. Vengono altresi’ deliberate
le norme procedurali per la presentazione e l’istruttoria
delle domande di rilascio, il termine, comunque non
superiore a novanta giorni dalla data di ricevimento, entro
il quale le domande devono ritenersi accolte qualora non
venga comunicato il provvedimento di diniego, nonche’ tutte
le altre norme atte ad assicurare trasparenza e snellezza
dell’azione amministrativa e la partecipazione al
procedimento, ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241, e
successive modifiche.
17. Al fine di valorizzare e salvaguardare il servizio
commerciale nelle aree urbane, rurali, montane ed insulari,
le regioni e i comuni possono stabilire particolari
agevolazioni, fino all’esenzione, per i tributi e le altre
entrate di rispettiva competenza per le attivita’
effettuate su posteggi posti in comuni e frazioni con
popolazione inferiore a 3.000 abitanti e nelle zone
periferiche delle aree metropolitane e degli altri centri
di minori dimensioni.
18. In caso di inerzia da parte del comune, le regioni
provvedono in via sostitutiva, adottando le norme
necessarie, che restano in vigore fino all’emanazione delle
norme comunali.».
– L’art. 52 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.
42, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 24 febbraio 2004,
n. 45, S.O., cosi’ recita:
«Art. 52 (Esercizio del commercio in aree di valore
culturale).- 1. Con le deliberazioni previste dalla
normativa in materia di riforma della disciplina relativa
al settore del commercio, i comuni, sentito il
soprintendente, individuano le aree pubbliche aventi valore
archeologico, storico, artistico e paesaggistico nelle
quali vietare o sottoporre a condizioni particolari
l’esercizio del commercio.».
– Il comma 6 dell’art. 8 della legge 5 gennaio 2003, n.
131, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 10 giugno 2003, n.
132, cosi’ recita:
«6. Il Governo puo’ promuovere la stipula di intese in
sede di Conferenza Stato-regioni o di Conferenza unificata,
dirette a favorire l’armonizzazione delle rispettive
legislazioni o il raggiungimento di posizioni unitarie o il
conseguimento di obiettivi comuni; in tale caso e’ esclusa
l’applicazione dei commi 3 e 4 dell’art. 3 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281. Nelle materie di cui
all’art. 117, terzo e quarto comma, della Costituzione non
possono essere adottati gli atti di indirizzo e di
coordinamento di cui all’art. 8 della legge 15 marzo 1997,
n. 59, e all’art. 4 del decreto legislativo 31 marzo 1998,
n. 112.».
Note all’art. 71:
– Il Capo II del Titolo VIII del libro II del codice
penale, reca:«Dei delitti contro l’industria e il
commercio».
– Il Capo II del Titolo VI del libro II del codice
penale, reca:«Dei delitti di comune pericolo mediante
frode».
– La legge 27 dicembre 1956, n. 1423 e’ pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale 31 dicembre 1956, n. 327.
– La legge 31 maggio 1965, n. 575 e’ pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 5 giugno 1965, n. 138.
– Si riporta il testo del comma 3 dell’art. 2 del
decreto del Presidente della Repubblica 3 giugno 1998, n.
252 (Regolamento recante norme per la semplificazione dei
procedimenti relativi al rilascio delle comunicazioni e
delle informazioni antimafia):
«3. Quando si tratta di associazioni, imprese, societa’
e consorzi, la documentazione prevista dal presente
regolamento deve riferirsi, oltre che all’interessato:
a) alle societa’;
b) per le societa’ di capitali anche consortili ai
sensi dell’art. 2615-ter del codice civile, per le societa’
cooperative, di consorzi cooperativi, per i consorzi di cui
al libro V, titolo X, capo II, sezione II, del codice
civile, al legale rappresentante e agli eventuali altri
componenti l’organo di amministrazione, nonche’ a ciascuno
dei consorziati che nei consorzi e nelle societa’
consortili detenga una partecipazione superiore al 10 per
cento, ed ai soci o consorziati per conto dei quali le
societa’ consortili o i consorzi operino in modo esclusivo
nei confronti della pubblica amministrazione;
c) per i consorzi di cui all’art. 2602 del codice
civile, a chi ne ha la rappresentanza e agli imprenditori o
societa’ consorziate;
d) per le societa’ in nome collettivo, a tutti i
soci;
e) per le societa’ in accomandita semplice, ai soci
accomandatari;
f) per le societa’ di cui all’art. 2506 del codice
civile, a coloro che le rappresentano stabilmente nel
territorio dello Stato.».
– Si riporta il testo dell’art. 5 del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 114, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 24 aprile 1998, n. 95, S.O., come
modificato dal presente decreto:
«Art. 5 (Requisiti di accesso all’attivita’). – 1. Ai
sensi del presente decreto l’attivita’ commerciale puo’
essere esercitata con riferimento ai seguenti settori
merceologici: alimentare e non alimentare.
2. (Abrogato)
3. L’accertamento delle condizioni di cui al comma 2 e’
effettuato sulla base delle disposizioni previste dall’art.
688 del codice di procedura penale, dall’art. 10 della
legge 4 gennaio 1968, n.15 , dall’art. 10-bis della legge
31 maggio 1965, n. 575 , e dall’art. 18 della legge 7
agosto 1990, n. 241.
4. (Abrogato).
5. (Abrogato).
6. In caso di societa’ il possesso di uno dei requisiti
di cui al comma 5 e’ richiesto con riferimento al legale
rappresentante o ad altra persona specificamente preposta
all’attivita’ commerciale.
7. Le regioni stabiliscono le modalita’ di
organizzazione, la durata e le materie del corso
professionale di cui al comma 5, lettera a), garantendone
l’effettuazione anche tramite rapporti convenzionali con
soggetti idonei. A tale fine saranno considerate in via
prioritaria le camere di commercio, le organizzazioni
imprenditoriali del commercio piu’ rappresentative e gli
enti da queste costituiti.
8. Il corso professionale ha per oggetto materie idonee
a garantire l’apprendimento delle disposizioni relative
alla salute, alla sicurezza e all’informazione del
consumatore. Prevede altresi’ materie che hanno riguardo
agli aspetti relativi alla conservazione, manipolazione e
trasformazione degli alimenti, sia freschi che conservati.
9. Le regioni stabiliscono le modalita’ di
organizzazione, la durata e le materie, con particolare
riferimento alle normative relative all’ambiente, alla
sicurezza e alla tutela e informazione dei consumatori,
oggetto di corsi di aggiornamento finalizzati ad elevare il
livello professionale o riqualificare gli operatori in
attivita’. Possono altresi’ prevedere forme di
incentivazione per la partecipazione ai corsi dei titolari
delle piccole e medie imprese del settore commerciale.
10. Le regioni garantiscono l’inserimento delle azioni
formative di cui ai commi 7 e 9 nell’ambito dei propri
programmi di formazione professionale.
11. L’esercizio dell’attivita’ di commercio
all’ingrosso, ivi compreso quello relativo ai prodotti
ortofrutticoli, carnei ed ittici, e’ subordinato al
possesso dei requisiti del presente articolo. L’albo
istituito dall’art. 3 della legge 25 marzo 1959, n. 125 ,
e’ soppresso.».
Note all’art. 72:
– L’art. 17 della legge 5 marzo 2001, n. 57, pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale 20 marzo 2001, n. 66, come
modificata dall’art. 10 della legge 2 aprile 2007, n. 40
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 2 aprile 2007, n. 77,
S.O., cosi’ recita:
«Art. 17 (Misure atte a favorire la riqualificazione
delle imprese di facchinaggio e di movimentazione delle
merci). – 1. Le imprese che esercitano attivita’ di
facchinaggio debbono essere iscritte nel registro delle
imprese di cui alla legge 29 dicembre 1993, n. 580, oppure
nell’albo delle imprese artigiane di cui all’art. 5 della
legge 8 agosto 1985, n. 443. L’iscrizione al registro o
all’albo e’ subordinata alla dimostrazione della
sussistenza di specifici requisiti di capacita’
economico-finanziaria, tecnico-organizzativa e di
onorabilita’ che saranno indicati con decreto del Ministro
dell’industria, del commercio e dell’artigianato da
emanare, di concerto con il Ministro del lavoro e della
previdenza sociale, entro novanta giorni dalla data di
entrata in vigore della presente legge.
2. Con il decreto di cui al comma 1 sono previste
altresi’ le fasce di classificazione delle imprese, in
relazione al volume di affari, le sanzioni, nonche’ i casi
e le modalita’ di sospensione, di cancellazione e di
reiscrizione delle imprese nel registro e nell’albo di cui
al medesimo comma 1.
3. Per attivita’ di facchinaggio si intendono quelle
previste dalla tabella allegata al decreto del Ministro del
lavoro e della previdenza sociale 3 dicembre 1999,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 297 del 20 dicembre
1999.».
– Il decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile
1994, n. 342 e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 8
giugno 1994, n. 132, S.O.
Note all’art. 73:
– L’art. 2 della legge 3 febbraio 1989, n. 39,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 9 febbraio 1989, n. 33,
cosi’ recita:
«Art. 2. – 1. Presso ciascuna camera di commercio,
industria, artigianato e agricoltura e’ istituito un ruolo
degli agenti di affari in mediazione, nel quale devono
iscriversi coloro che svolgono o intendono svolgere
l’attivita’ di mediazione, anche se esercitata in modo
discontinuo o occasionale.
2. Il ruolo e’ distinto in tre sezioni: una per gli
agenti immobiliari, una per gli agenti merceologici ed una
per gli agenti muniti di mandato a titolo oneroso, salvo
ulteriori distinzioni in relazione a specifiche attivita’
di mediazione da stabilire con il regolamento di cui
all’art. 11.
3. Per ottenere l’iscrizione nel ruolo gli interessati
devono:
a) essere cittadini italiani o cittadini di uno degli
Stati membri della Comunita’ economica europea, ovvero
stranieri residenti nel territorio della Repubblica
italiana e avere raggiunto la maggiore eta’;
b) avere il godimento dei diritti civili;
c) risiedere nella circoscrizione della camera di
commercio, industria, artigianato e agricoltura nel cui
ruolo intendono iscriversi;
d) aver assolto agli impegni derivanti dalle norme
relative agli obblighi scolastici vigenti al momento della
loro eta’ scolare;
e) avere conseguito un diploma di scuola secondaria
di secondo grado, avere frequentato un corso di formazione
ed avere superato un esame diretto ad accertare
l’attitudine e la capacita’ professionale dell’aspirante in
relazione al ramo di mediazione prescelto, oppure avere
conseguito il diploma di scuola secondaria di secondo grado
ed avere effettuato un periodo di pratica di almeno dodici
mesi continuativi con l’obbligo di frequenza di uno
specifico corso di formazione professionale. Le modalita’ e
le caratteristiche del titolo di formazione, dell’esame e
quelle della tenuta del registro dei praticanti sono
determinate con decreto del Ministro dell’industria, del
commercio e dell’artigianato;
f) salvo che non sia intervenuta la riabilitazione
non essere stati sottoposti a misure di prevenzione,
divenute definitive, a norma della legge 27 dicembre 1956,
n. 1423; della legge 10 febbraio 1962, n. 57, della legge
31 maggio 1965, n. 575, della legge 13 settembre 1982, n.
646; non essere incorsi in reati puniti con la reclusione
ai sensi dell’art. 116 del regio decreto 21 dicembre 1933,
numero 1736, e successive modificazioni; non essere
interdetti o inabilitati, falliti, condannati per delitti
contro la pubblica amministrazione, l’amministrazione della
giustizia, la fede pubblica, la economia pubblica,
l’industria ed il commercio, ovvero per delitto di omicidio
volontario, furto, rapina, estorsione, truffa,
appropriazione indebita, ricettazione, emissione di assegni
a vuoto e per ogni altro delitto non colposo per il quale
la legge commini la pena della reclusione non inferiore,
nel minimo, a due anni e, nel massimo, a cinque anni.
4. L’iscrizione al ruolo deve essere richiesta anche se
l’attivita’ viene esercitata in modo occasionale o
discontinuo, da coloro che svolgono, su mandato a titolo
oneroso, attivita’ per la conclusione di affari relativi ad
immobili od aziende.».
– Per l’art. 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, si
vedano le note all’art. 85.
– Per l’art. 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 11 gennaio 1994, n. 7,
S.O., si veda nelle note all’art. 25.
– L’art. 9 del decreto del Presidente della Repubblica
7 dicembre 1995, n. 581, e successive modificazioni,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 3 febbraio 1996, n. 28,
S.O., cosi’ recita:
«Art. 9 (Repertorio delle notizie economiche e
amministrative). – 1. In attuazione dell’art. 8, comma 8,
lettera d), della legge n. 580 del 1993 , presso l’ufficio
e’ istituito il repertorio delle notizie economiche ed
amministrative (REA).
2. Sono obbligati alla denuncia al REA:
a) gli esercenti tutte le attivita’ economiche e
professionali la cui denuncia alla camera di commercio sia
prevista dalle norme vigenti, purche’ non obbligati
all’iscrizione in albi tenuti da ordini o collegi
professionali;
b) gli imprenditori con sede principale all’estero
che aprono nel territorio nazionale unita’ locali.
3. Il REA contiene le notizie economiche ed
amministrative per le quali e’ prevista la denuncia alla
camera di commercio e la relativa utilizzazione del regio
decreto 20 settembre 1934, n. 2011 , dal regio decreto 4
gennaio 1925, n. 29 , dall’art. 29 del decreto-legge 28
febbraio 1983, n. 55 , convertito, con modificazioni, dalla
legge 26 aprile 1983, n. 131, e da altre leggi, con
esclusione di quelle gia’ iscritte o annotate nel registro
delle imprese e nelle sue sezioni speciali. Con decreto del
Ministro, d’intesa con il Ministro delle risorse agricole,
alimentari e forestali per la parte riguardante le imprese
agricole, sono indicate le notizie di carattere economico,
statistico, amministrativo che l’ufficio puo’ acquisire,
invece che dai privati, direttamente dagli archivi di
pubbliche amministrazioni e dei concessionari di pubblici
servizi secondo le norme vigenti, nonche’ dall’archivio
statistico delle imprese attive costituito a norma del
regolamento CEE n. 2186 del 22 luglio 1993, purche’ non
coperte dal segreto statistico. Con lo stesso decreto sono
stabilite modalita’ semplificate per la denuncia delle
notizie di carattere economico ed amministrativo da parte
dei soggetti iscritti o annotati nelle sezioni speciali.
4. L’esercente attivita’ agricole deve altresi’
indicare, qualora non compresi negli archivi di cui al

(continuazione)

comma 3, i dati colturali, l’estensione e la tipologia dei
terreni con i relativi dati catastali, la tipologia degli
allevamenti del bestiame, secondo il modello approvato con
decreto del Ministro, di concerto con il Ministro delle
risorse agricole, alimentari e forestali, sentita la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.
5. Il REA e’ gestito secondo tecniche informatiche nel
rispetto delle norme vigenti. L’ufficio provvede
all’inserimento nella memoria elettronica del REA dei dati
contenuti nella denuncia, redatta secondo il modello
approvato dal Ministro.».
– L’art. 115 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 26 giugno 1931, n. 146,
cosi’ recita:
«Art. 115 (Art. 116 T.U. 1926). – Non possono aprirsi o
condursi agenzie di prestiti su pegno o altre agenzie di
affari, quali che siano l’oggetto e la durata, anche sotto
forma di agenzie di vendita, di esposizioni, mostre o fiere
campionarie e simili, senza licenza del questore.
La licenza e’ necessaria anche per l’esercizio del
mestiere di sensale o di intromettitore.
Tra le agenzie indicate in questo articolo sono
comprese le agenzie per la raccolta di informazioni a scopo
di divulgazione mediante bollettini od altri simili mezzi.
La licenza vale esclusivamente pei locali in essa
indicati.
E’ ammessa la rappresentanza.
Per le attivita’ di recupero stragiudiziale dei crediti
per conto di terzi non si applica il quarto comma del
presente articolo e la licenza del questore abilita allo
svolgimento delle attivita’ di recupero senza limiti
territoriali, osservate le prescrizioni di legge o di
regolamento e quelle disposte dall’autorita’.
Per le attivita’ previste dal sesto comma del presente
articolo, l’onere di affissione di cui all’art. 120 puo’
essere assolto mediante l’esibizione o comunicazione al
committente della licenza e delle relative prescrizioni,
con la compiuta indicazione delle operazioni consentite e
delle relative tariffe.
Il titolare della licenza e’, comunque, tenuto a
comunicare preventivamente all’ufficio competente al
rilascio della stessa l’elenco dei propri agenti,
indicandone il rispettivo ambito territoriale, ed a tenere
a disposizione degli ufficiali e agenti di pubblica
sicurezza il registro delle operazioni. I suoi agenti sono
tenuti ad esibire copia della licenza ad ogni richiesta
degli ufficiali e agenti di pubblica sicurezza ed a fornire
alle persone con cui trattano compiuta informazione della
propria qualita’ e dell’agenzia per la quale operano.».
Note all’art. 74:
– L’art. 2 della legge 3 maggio 1985, n. 204,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 22 maggio 1985, n. 119,
cosi’ recita:
«Art. 2. – Presso ciascuna camera di commercio,
industria, artigianato e agricoltura e’ istituito un ruolo
per gli agenti e rappresentanti di commercio.
Al ruolo di cui al precedente comma devono iscriversi
coloro che svolgono o intendono svolgere l’attivita’ di
agente o rappresentante di commercio che siano in possesso
dei requisiti fissati dai successivi articoli 5 e 6.».
– Per l’art. 19 della legge 7 agosto 1990 n. 241 si
vedano le note all’art. 85.
– Per l’art. 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580,
vedi note all’art. 25.
– Per l’art. 9 del decreto del Presidente della
Repubblica 7 dicembre 1995, n. 581, si veda nelle note
all’art. 73.
– Il testo dell’art. 5 della legge 3 maggio 1985, n.
204, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 22 maggio 1985, n.
119, come modificato dal presente decreto cosi’ recita:
«Art. 5. – Per ottenere l’iscrizione nel ruolo il
richiedente deve essere in possesso dei seguenti requisiti:
a) (soppressa);
b) (soppressa);
c) non essere interdetto o inabilitato, condannato,
per delitti contro la pubblica amministrazione,
l’amministrazione della giustizia, la fede pubblica,
l’economia pubblica, l’industria ed il commercio, ovvero
per delitto di omicidio volontario, furto, rapina,
estorsione, truffa, appropriazione indebita, ricettazione e
per ogni altro delitto non colposo per il quale la legge
commini la pena della reclusione non inferiore, nel minimo,
a due anni e, nel massimo, a cinque anni salvo che non sia
intervenuta la riabilitazione;
d) (soppressa).
1) aver frequentato con esito positivo uno
specifico corso professionale istituito o riconosciuto
dalle regioni;
2) oppure aver prestato la propria opera per almeno due
anni alle dipendenze di una impresa con qualifica di
viaggiatore piazzista o con mansioni di dipendente
qualificato addetto al settore vendite, purche’ l’attivita’
sia stata svolta anche se non continuativamente entro i
cinque anni dalla data di presentazione della domanda;
3) oppure aver conseguito il diploma di scuola
secondaria di secondo grado di indirizzo commerciale o
laurea in materie commerciali o giuridiche.
L’iscrizione nel ruolo e’ incompatibile con l’attivita’
svolta in qualita’ di dipendente da persone, associazioni o
enti, privati o pubblici.
L’iscrizione nel ruolo degli agenti e rappresentanti di
commercio e’ altresi’ preclusa a coloro che sono iscritti
nei ruoli dei mediatori o che comunque svolgono attivita’
per le quali e’ prescritta l’iscrizione in detti ruoli.
Il ruolo e’ soggetto a revisione ogni cinque anni.».
Note all’art. 75:
– Gli articoli 1 e 4 della legge 12 marzo 1968, n. 478,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 29 aprile 1968, n. 108,
cosi’ recitano:
«Art. 1. – Per l’esercizio professionale della
mediazione nei contratti di costruzione, di compravendita,
di locazione, di noleggio di navi e nei contratti di
trasporto marittimo di cose e’ richiesta l’iscrizione nel
ruolo dei mediatori marittimi.».
«Art. 4. – Presso ciascuna delle camere di commercio,
industria, artigianato e agricoltura, indicate con decreto
del Ministro per l’industria e il commercio, di concerto
con quello per la marina mercantile, e’ istituito un ruolo
dei mediatori marittimi.
Nel caso di ruoli interprovinciali, con lo stesso
decreto e’ indicata la camera di commercio, industria,
artigianato e agricoltura presso la quale deve istituirsi
il ruolo.».
– Per l’art. 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241 si
vedano le note all’art. 85.
– Per l’art. 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 11 gennaio 1994, n. 7,
S.O., si veda nelle note all’art. 25.
– Per l’art. 9 del decreto del Presidente della
Repubblica 7 dicembre 1995, n. 581, si veda nelle note
all’art. 74.
– Il testo dell’art. 7 della legge 12 marzo 1968, n.
478, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 29 aprile 1968, n.
108, cosi’ come modificato dal presente decreto, cosi’
recita:
«Art. 7. – Gli aspiranti all’iscrizione nella sezione
ordinaria del ruolo dei mediatori marittimi devono:
a) (soppressa);
b) (soppressa);
c) (soppressa);
d) avere conseguito il diploma di scuola media
inferiore;
e) avere superato l’apposito esame di cui all’art. 9;
f) avere effettuato il deposito cauzionale previsto
dall’art. 23.».
– Si riporta il testo dell’art. 6 del decreto del
Presidente della Repubblica 4 gennaio 1973, n. 66,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 7 aprile 1973, n. 91,
come modificato dal presente decreto:
«Art. 6. – Per l’iscrizione in una delle sezioni del
ruolo dei mediatori marittimi, l’aspirante deve presentare
domanda in carta da bollo alla camera di commercio,
industria, artigianato e agricoltura competente.
Nella domanda stessa, ai sensi e con le modalita’ di
cui alla legge 4 gennaio 1968, n. 15, sulla documentazione
amministrativa e sulla legalizzazione di firma,
l’interessato deve dichiarare di essere in possesso dei
seguenti requisiti:
a) (soppressa);
b) non essere interdetto o inabilitato;
c) (soppressa);
d) (soppressa);
e) non svolgere attivita’ incompatibili con l’esercizio
della professione di mediatore marittimo, ai sensi
dell’art. 3 della legge.
La sottoscrizione della domanda deve essere autenticata
dal funzionario competente a riceverla, o da un notaio,
cancelliere, segretario comunale o altro funzionario
incaricato dal sindaco.
Alla domanda devono essere allegati:
1) il certificato di pieno godimento dell’esercizio dei
diritti civili;
2) diploma di scuola media inferiore o altro titolo di
studio che lo presupponga;
3) attestazione che e’ stata prestata la cauzione nei
modi previsti dall’art. 23 della legge, rilasciata dal
competente istituto di credito o dalla Cassa depositi e
prestiti in relazione a quanto disposto negli articoli 22 e
23 del presente regolamento;
4) attestazione del versamento in conto corrente della
tassa di concessione governativa di cui al n. 118 della
tabella allegato A al decreto del Presidente della
Repubblica 26 ottobre 1972, n. 641.
La Camera di commercio, industria, artigianato e
agricoltura competente accertera’ d’ufficio che l’aspirante
alla iscrizione sia di buona condotta e non sia stato
condannato per uno dei delitti previsti nell’art. 20 n. 4
della legge.».
Note all’art. 76:
– L’art. 2 della legge 14 novembre 1941, n. 1442,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 9 gennaio 1942, n. 6,
cosi’ recita:
«Art. 2. – Presso i Consigli provinciali delle
corporazioni, sara’ istituito un elenco autorizzato degli
esercenti l’attivita’ di spedizione, nel quale saranno
iscritte tutte le persone fisiche, ditte o societa’ di cui
all’articolo precedente.
Con decreto del Ministro per le corporazioni saranno
determinate le province nelle quali l’elenco autorizzato
dovra’ essere istituito.
Ove il numero delle aziende risulti inferiore a venti,
il Ministero delle corporazioni, di concerto con quello
dell’interno, stabilira’ presso quale Consiglio provinciale
delle corporazioni dovra’ essere istituito un elenco
interprovinciale.».
– Per l’art. 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241 si
vedano le note all’art. 85.
– Per l’art. 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 11 gennaio 1994, n. 7,
S.O., si veda nelle note all’art. 25.
– Per l’art. 9 del decreto del Presidente della
Repubblica 7 dicembre 1995, n. 581, si veda nelle note
all’art. 74.
Note all’art. 77:
– Gli articoli 2 e 3 della legge 17 agosto 2005, n.
174, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 2 settembre 2005,
n. 204, come modificati dal presente decreto, cosi’
recitano:
«Art. 2 (Definizione ed esercizio dell’attivita’ di
acconciatore). – 1. L’attivita’ professionale di
acconciatore, esercitata in forma di impresa ai sensi delle
norme vigenti, comprende tutti i trattamenti e i servizi
volti a modificare, migliorare, mantenere e proteggere
l’aspetto estetico dei capelli, ivi compresi i trattamenti
tricologici complementari, che non implicano prestazioni di
carattere medico, curativo o sanitario, nonche’ il taglio e
il trattamento estetico della barba, e ogni altro servizio
inerente o complementare.
2. L’esercizio dell’attivita’ di acconciatore di cui
alla presente legge ed alla legge 14 febbraio 1963, n. 161,
e’ soggetto a dichiarazione di inizio di attivita’ ai sensi
dell’art. 19, comma 2, secondo periodo, della legge 7
agosto 1990, n. 241, da presentare allo sportello unico di
cui all’art. 38 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008,
n. 133.
3. L’attivita’ di acconciatore puo’ essere svolta anche
presso il domicilio dell’esercente ovvero presso la sede
designata dal cliente, nel rispetto dei criteri stabiliti
dalle leggi e dai regolamenti regionali. E’ fatta salva la
possibilita’ di esercitare l’attivita’ di acconciatore nei
luoghi di cura o di riabilitazione, di detenzione e nelle
caserme o in altri luoghi per i quali siano stipulate
convenzioni con pubbliche amministrazioni.
4. Non e’ ammesso lo svolgimento dell’attivita’ di
acconciatore in forma ambulante o di posteggio.
5. I trattamenti e i servizi di cui al comma 1 possono
essere svolti anche con l’applicazione dei prodotti
cosmetici definiti ai sensi della legge 11 ottobre 1986, n.
713, e successive modificazioni. Alle imprese esercenti
l’attivita’ di acconciatore, che vendono o comunque cedono
alla propria clientela prodotti cosmetici, parrucche e
affini, o altri beni accessori, inerenti ai trattamenti e
ai servizi effettuati, non si applicano le disposizioni
contenute nel decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, e
successive modificazioni.
6. Per l’effettuazione dei trattamenti e dei servizi di
cui al comma 1, le imprese esercenti l’attivita’ di
acconciatore possono avvalersi anche di soggetti non
stabilmente inseriti all’impresa, purche’ in possesso
dell’abilitazione prevista dall’art. 3. A tale fine, le
imprese di cui al presente comma sono autorizzate a
ricorrere alle diverse tipologie contrattuali previste
dalla legge.
7. L’attivita’ professionale di acconciatore puo’
essere svolta unitamente a quella di estetista anche in
forma di imprese esercitate nella medesima sede ovvero
mediante la costituzione di una societa’. E’ in ogni caso
necessario il possesso dei requisiti richiesti per lo
svolgimento delle distinte attivita’. Le imprese di
acconciatura, oltre ai trattamenti e ai servizi indicati al
comma 1, possono svolgere esclusivamente prestazioni
semplici di manicure e pedicure estetico.».
«Art. 3 (Abilitazione professionale). – 1. Per
esercitare l’attivita’ di acconciatore e’ necessario
conseguire un’apposita abilitazione professionale previo
superamento di un esame tecnico-pratico preceduto, in
alternativa tra loro:
a) dallo svolgimento di un corso di qualificazione
della durata di due anni, seguito da un corso di
specializzazione di contenuto prevalentemente pratico
ovvero da un periodo di inserimento della durata di un anno
presso un’impresa di acconciatura, da effettuare nell’arco
di due anni;
b) da un periodo di inserimento della durata di tre
anni presso un’impresa di acconciatura, da effettuare
nell’arco di cinque anni, e dallo svolgimento di un
apposito corso di formazione teorica; il periodo di
inserimento e’ ridotto ad un anno, da effettuare nell’arco
di due anni, qualora sia preceduto da un rapporto di
apprendistato ai sensi della legge 19 gennaio 1955, n. 25,
e successive modificazioni, della durata prevista dal
contratto nazionale di categoria.
2. Il corso di formazione teorica di cui alla lettera
b) del comma 1 puo’ essere frequentato anche in costanza di
un rapporto di lavoro.
3. Il periodo di inserimento, di cui alle lettere a) e
b) del comma 1, consiste in un periodo di attivita’
lavorativa qualificata, svolta in qualita’ di titolare
dell’impresa o socio partecipante al lavoro, dipendente,
familiare coadiuvante o collaboratore coordinato e
continuativo, equivalente come mansioni o monte ore a
quella prevista dalla contrattazione collettiva.
4. Non costituiscono titolo all’esercizio
dell’attivita’ professionale gli attestati e i diplomi
rilasciati a seguito della frequenza di corsi professionali
che non siano stati autorizzati o riconosciuti dagli organi
pubblici competenti.
5. Per ogni sede dell’impresa dove viene esercitata
l’attivita’ di acconciatura deve essere designato, nella
persona del titolare, di un socio partecipante al lavoro,
di un familiare coadiuvante o di un dipendente
dell’impresa, almeno un responsabile tecnico in possesso
dell’abilitazione professionale di cui al presente
articolo.
5-bis. Il responsabile tecnico garantisce la propria
presenza durante lo svolgimento dell’attivita’ di
acconciatore.
6. L’attivita’ professionale di acconciatore puo’
essere esercitata dai cittadini di altri Stati membri
dell’Unione europea in conformita’ alle norme vigenti in
materia di riconoscimento delle qualifiche per le attivita’
professionali nel quadro dell’ordinamento comunitario sul
diritto di stabilimento e di libera prestazione dei
servizi.».
Note all’art. 78:
– Si riporta il testo degli articoli 3 e 4 della legge
4 gennaio 1990, n. 1, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 5
gennaio 1990, n. 4, come modificati dal presente decreto:
«Art. 3. – 01. Per ogni sede dell’impresa dove viene
esercitata l’attivita’ di estetista deve essere designato,
nella persona del titolare, di un socio partecipante al
lavoro, di un familiare coadiuvante o di un dipendente
dell’impresa, almeno un responsabile tecnico in possesso
della qualificazione professionale. Il responsabile tecnico
garantisce la propria presenza durante lo svolgimento delle
attivita’ di estetica.
1. La qualificazione professionale di estetista si
intende conseguita, dopo l’espletamento dell’obbligo
scolastico, mediante il superamento di un apposito esame
teorico-pratico preceduto dallo svolgimento:
a) di un apposito corso regionale di qualificazione
della durata di due anni, con un minimo di 900 ore annue;
tale periodo dovra’ essere seguito da un corso di
specializzazione della durata di un anno oppure da un anno
di inserimento presso una impresa di estetista;
b) oppure di un anno di attivita’ lavorativa
qualificata in qualita’ di dipendente, a tempo pieno,
presso uno studio medico specializzato oppure una impresa
di estetista, successiva allo svolgimento di un rapporto di
apprendistato presso una impresa di estetista, come
disciplinato dalla legge 19 gennaio 1955, n. 25, e
successive modificazioni ed integrazioni, della durata
prevista dalla contrattazione collettiva di categoria, e
seguita da appositi corsi regionali, di almeno 300 ore, di
formazione teorica, integrativi delle cognizioni pratiche
acquisite presso l’impresa di estetista;
c) oppure di un periodo, non inferiore a tre anni, di
attivita’ lavorativa qualificata, a tempo pieno, in
qualita’ di dipendente o collaboratore familiare, presso
una impresa di estetista, accertata attraverso l’esibizione
del libretto di lavoro o di documentazione equipollente,
seguita dai corsi regionali di formazione teorica di cui
alla lettera b). Il periodo di attivita’ di cui alla
presente lettera c) deve essere svolto nel corso del
quinquennio antecedente l’iscrizione ai corsi di cui alla
lettera b).
2. I corsi e l’esame teorico-pratico di cui al comma 1
sono organizzati ai sensi dell’art. 6».
«Art. 4. – 1. (Abrogato).
2. Nel caso di impresa artigiana esercitata in forma di
societa’, anche cooperativa, i soci ed i dipendenti che
esercitano professionalmente l’attivita’ di estetista
devono essere in possesso della qualificazione
professionale di cui all’art. 3.
3. Nelle imprese diverse da quelle previste dalla legge
8 agosto 1985, n. 443, i soci ed i dipendenti che
esercitano professionalmente l’attivita’ di estetista
devono essere comunque in possesso della qualificazione
professionale di cui all’art. 3.
4. Lo svolgimento dell’attivita’ di estetista, dovunque
tale attivita’ sia esercitata, in luogo pubblico o privato,
anche a titolo gratuito, e’ subordinato al possesso della
qualificazione professionale di cui all’art. 3.
5. L’attivita’ di estetista puo’ essere svolta presso
il domicilio dell’esercente ovvero presso apposita sede
designata dal committente in locali che rispondano ai
requisiti previsti dal regolamento comunale di cui all’art.
5.
6. Non e’ ammesso lo svolgimento dell’attivita’ in
forma ambulante o di posteggio.».
Note all’art. 79:
– L’art. 38 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 25 giugno 2008, n. 147,
S.O., convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto
2008, n. 133, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 21 agosto
2008 n. 195 S.O., cosi’ recita:
«Art. 38 (Impresa in un giorno). – 1. Al fine di
garantire il diritto di iniziativa economica privata di cui
all’art. 41 della Costituzione, l’avvio di attivita’
imprenditoriale, per il soggetto in possesso dei requisiti
di legge, e’ tutelato sin dalla presentazione della
dichiarazione di inizio attivita’ o dalla richiesta del
titolo autorizzatorio.
2. Ai sensi dell’art. 117, secondo comma, lettere e),
m), p) e r), della Costituzione, le disposizioni del
presente articolo introducono, anche attraverso il
coordinamento informativo statistico e informatico dei dati
delle amministrazioni, misure per assicurare, nel rispetto
delle liberta’ fondamentali, l’efficienza del mercato, la
libera concorrenza e i livelli essenziali delle prestazioni
concernenti i diritti civili e sociali che devono essere
garantiti su tutto il territorio nazionale. Esse
costituiscono adempimento della direttiva 2006/123/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006,
ai sensi dell’ art. 117, primo comma, della Costituzione.
3. Con regolamento, adottato ai sensi dell’art. 17,
comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta
del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro per la
semplificazione normativa, di concerto con il Ministro per
la pubblica amministrazione e l’innovazione, sentita la
Conferenza unificata di cui all’ art. 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive
modificazioni, si procede alla semplificazione e al
riordino della disciplina dello sportello unico per le
attivita’ produttive di cui al regolamento di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 20 ottobre 1998, n.
447, e successive modificazioni, in base ai seguenti
principi e criteri, nel rispetto di quanto previsto dagli
articoli 19, comma 1, e 20, comma 4, della legge 7 agosto
1990, n. 241:
a) attuazione del principio secondo cui, salvo quanto
previsto per i soggetti privati di cui alla lettera c) e
dall’ art. 9 del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7,
convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007,
n. 40, lo sportello unico costituisce l’unico punto di
accesso per il richiedente in relazione a tutte le vicende
amministrative riguardanti la sua attivita’ produttiva e
fornisce, altresi’, una risposta unica e tempestiva in
luogo di tutte le pubbliche amministrazioni comunque
coinvolte nel procedimento, ivi comprese quelle di cui
all’art. 14-quater, comma 3, della legge 7 agosto 1990, n.
241;
a-bis) viene assicurato, anche attraverso apposite
misure telematiche, il collegamento tra le attivita’
relative alla costituzione dell’impresa di cui alla
comunicazione unica disciplinata dall’ art. 9 del
decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con
modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40 e le
attivita’ relative alla attivita’ produttiva di cui alla
lettera a) del presente comma;
b) le disposizioni si applicano sia per l’espletamento
delle procedure e delle formalita’ per i prestatori di
servizi di cui alla direttiva 2006/123/CEdel Parlamento
europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, sia per la
realizzazione e la modifica di impianti produttivi di beni
e servizi;
c) l’attestazione della sussistenza dei requisiti
previsti dalla normativa per la realizzazione, la
trasformazione, il trasferimento e la cessazione
dell’esercizio dell’attivita’ di impresa puo’ essere
affidata a soggetti privati accreditati («Agenzie per le
imprese»). In caso di istruttoria con esito positivo, tali
soggetti privati rilasciano una dichiarazione di
conformita’ che costituisce titolo autorizzatorio per
l’esercizio dell’attivita’. Qualora si tratti di
procedimenti che comportino attivita’ discrezionale da
parte dell’Amministrazione, i soggetti privati accreditati
svolgono unicamente attivita’ istruttorie in luogo e a
supporto dello sportello unico;
d) i comuni che non hanno istituito lo sportello unico,
ovvero il cui sportello unico non risponde ai requisiti di
cui alla lettera a), esercitano le funzioni relative allo
sportello unico, delegandole alle camere di commercio,
industria, artigianato e agricoltura le quali mettono a
disposizione il portale “impresa.gov” che assume la
denominazione di “impresainungiorno”, prevedendo forme di
gestione congiunta con l’ANCI;
e) l’attivita’ di impresa puo’ essere avviata
immediatamente nei casi in cui sia sufficiente la
presentazione della dichiarazione di inizio attivita’ allo
sportello unico;
f) lo sportello unico, al momento della presentazione
della dichiarazione attestante la sussistenza dei requisiti
previsti per la realizzazione dell’intervento, rilascia una
ricevuta che, in caso di dichiarazione di inizio attivita’,
costituisce titolo autorizzatorio. In caso di diniego, il
privato puo’ richiedere il ricorso alla conferenza di
servizi di cui agli articoli da 14 a 14-quinquies della
legge 7 agosto 1990, n. 241;
g) per i progetti di impianto produttivo eventualmente
contrastanti con le previsioni degli strumenti urbanistici,
e’ previsto un termine di trenta giorni per il rigetto o la
formulazione di osservazioni ostative, ovvero per
l’attivazione della conferenza di servizi per la
conclusione certa del procedimento;
h) in caso di mancato ricorso alla conferenza di
servizi, scaduto il termine previsto per le altre
amministrazioni per pronunciarsi sulle questioni di loro
competenza, l’amministrazione procedente conclude in ogni
caso il procedimento prescindendo dal loro avviso; in tal
caso, salvo il caso di omessa richiesta dell’avviso, il
responsabile del procedimento non puo’ essere chiamato a
rispondere degli eventuali danni derivanti dalla mancata
emissione degli avvisi medesimi.
4. Con uno o piu’ regolamenti, adottati ai sensi
dell’art. 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400,
su proposta del Ministro dello sviluppo economico e del
Ministro per la semplificazione normativa, di concerto con
il Ministro per la pubblica amministrazione e
l’innovazione, e previo parere della Conferenza unificata
di cui all’ art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997,
n. 281, e successive modificazioni, sono stabiliti i
requisiti e le modalita’ di accreditamento dei soggetti
privati di cui al comma 3, lettera c), e le forme di
vigilanza sui soggetti stessi, eventualmente anche
demandando tali funzioni al sistema camerale, nonche’ le
modalita’ per la divulgazione, anche informatica, delle
tipologie di autorizzazione per le quali e’ sufficiente
l’attestazione dei soggetti privati accreditati, secondo
criteri omogenei sul territorio nazionale e tenendo conto
delle diverse discipline regionali.
5. Il Comitato per la semplificazione di cui all’art. 1
del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 4, convertito, con
modificazioni, dalla legge 9 marzo 2006, n. 80, predispone
un piano di formazione dei dipendenti pubblici, con la
eventuale partecipazione anche di esponenti del sistema
produttivo, che miri a diffondere sul territorio nazionale
la capacita’ delle amministrazioni pubbliche di assicurare
sempre e tempestivamente l’esercizio del diritto di cui al
comma 1 attraverso gli strumenti di semplificazione di cui
al presente articolo.
6. Dall’attuazione delle disposizioni del presente
articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a
carico della finanza pubblica.».
– Per l’art. 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, si
vedano le note all’art. 85.
– Il testo degli articoli 2 e 3 della legge 22 febbraio
2006, n. 84, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 13 marzo
2006, n. 60, come modificati dal presente decreto, cosi’
recitano:
«Art. 2 (Definizione dell’attivita’ e idoneita’
professionale). – 1. Ai fini della presente legge
costituisce esercizio dell’attivita’ professionale di
tintolavanderia l’attivita’ dell’impresa costituita e
operante ai sensi della legislazione vigente, che esegue i
trattamenti di lavanderia, di pulitura chimica a secco e ad
umido, di tintoria, di smacchiatura, di stireria, di
follatura e affini, di indumenti, capi e accessori per
l’abbigliamento, di capi in pelle e pelliccia, naturale e
sintetica, di biancheria e tessuti per la casa, ad uso
industriale e commerciale, nonche’ ad uso sanitario, di
tappeti, tappezzeria e rivestimenti per arredamento,
nonche’ di oggetti d’uso, articoli e prodotti tessili di
ogni tipo di fibra.
2. Per l’esercizio dell’attivita’ definita dal comma 1
le imprese devono designare un responsabile tecnico in
possesso di apposita idoneita’ professionale comprovata dal
possesso di almeno uno dei seguenti requisiti:
a) frequenza di corsi di qualificazione
tecnico-professionale della durata di almeno 450 ore
complessive da svolgersi nell’arco di un anno;
b) attestato di qualifica in materia attinente
l’attivita’ conseguito ai sensi della legislazione vigente
in materia di formazione professionale, integrato da un
periodo di inserimento della durata di almeno un anno
presso imprese del settore, da effettuare nell’arco di tre
anni dal conseguimento dell’attestato;
c) diploma di maturita’ tecnica o professionale o di
livello post-secondario superiore o universitario, in
materie inerenti l’attivita’;
d) periodo di inserimento presso imprese del settore
non inferiore a:
1) un anno, se preceduto dallo svolgimento di un
rapporto di apprendistato della durata prevista dalla
contrattazione collettiva;
2) due anni in qualita’ di titolare, di socio
partecipante al lavoro o di collaboratore familiare degli
stessi;
3) tre anni, anche non consecutivi ma comunque
nell’arco di cinque anni, nei casi di attivita’ lavorativa
subordinata.
3. Il periodo di inserimento di cui alle lettere b) e
d) del comma 2 consiste nello svolgimento di attivita’
qualificata di collaborazione tecnica continuativa
nell’ambito di imprese abilitate del settore.
4. I contenuti tecnico-culturali dei programmi e dei
corsi, nonche’ l’identificazione dei diplomi inerenti
l’attivita’, di cui al comma 2, sono stabiliti dalle
regioni, sentite le organizzazioni di categoria
maggiormente rappresentative a livello nazionale.
5. Tra le materie fondamentali di insegnamento sono
comunque previste le seguenti: fondamenti di chimica
organica e inorganica; chimica dei detersivi; principi di
scioglimento chimico, fisico e biologico; elementi di
meccanica, elettricita’ e termodinamica; tecniche di
lavorazione delle fibre; legislazione di settore, con
specifico riguardo alle norme in materia di etichettatura
dei prodotti tessili; elementi di diritto commerciale;
nozioni di gestione aziendale; legislazione in materia di
tutela dell’ambiente e di sicurezza del lavoro;
informatica; lingua straniera.
6. Non costituiscono titolo valido per l’esercizio
dell’attivita’ professionale gli attestati e i diplomi
rilasciati a seguito della frequenza di corsi professionali
che non sono stati autorizzati o riconosciuti dagli organi
pubblici competenti.»
«Art. 3 (Competenze delle regioni). – 1. In conformita’
ai principi fondamentali stabiliti dalla presente legge le
regioni, tenuto conto delle esigenze del contesto sociale e
urbano, adottano norme volte a favorire lo sviluppo
economico e professionale del settore e definiscono i
criteri per l’esercizio delle funzioni amministrative dei
comuni.
2. Le competenze svolte dalle regioni ai sensi del
comma 1 sono volte al conseguimento delle seguenti
finalita’:
a) favorire un equilibrato sviluppo del settore
rendendo compatibile l’impatto territoriale e ambientale
dell’insediamento delle imprese e promuovendo
l’integrazione con le altre attivita’ economiche e di
servizio, anche in funzione della riqualificazione del
tessuto urbano;
b) valorizzare la funzione di servizio delle imprese di
tintolavanderia assicurando la migliore qualita’ delle
prestazioni per il consumatore, anche attraverso la
disciplina delle fasce orarie di apertura al pubblico delle
imprese e la previsione della pubblicita’ delle tariffe;
c) promuovere la regolamentazione relativa ai requisiti
di sicurezza, anche a fini di controllo, dei locali e delle
apparecchiature, alle cautele d’esercizio e alle condizioni
sanitarie per gli addetti;
d) definire specifici criteri per assicurare il
rispetto dei requisiti di sicurezza e igienico-sanitari dei
locali, degli impianti e dei mezzi di trasporto delle
imprese che effettuano la raccolta e la riconsegna di abiti
e di indumenti, di tessuti e simili, mediante recapiti
fissi o servizi a domicilio in forma itinerante;
e) promuovere, d’intesa con le camere di commercio,
industria, artigianato e agricoltura, la costituzione, ai
sensi dell’art. 2, comma 4, lettera a), della legge 29
dicembre 1993, n. 580, di commissioni arbitrali e
conciliative per la definizione, con la partecipazione
delle organizzazioni rappresentative delle imprese e delle
associazioni di tutela di interessi dei consumatori, delle
controversie tra imprese del settore e consumatori, ferma
restando l’applicazione degli usi accertati e raccolti
dalle camere di commercio, industria, artigianato e
agricoltura, con particolare riferimento agli usi negoziali
o interpretativi;
f) assicurare forme stabili di consultazione e di
partecipazione delle organizzazioni di rappresentanza della
categoria.
3. (Abrogato)».
Nota all’art. 81:
– Il Reg. (CE) 765 del 2008 e’ pubblicato nella
G.U.U.E. 13 agosto 2008, n. L 218.
Nota all’art. 82:
– Si riporta il testo dell’art. 46 del decreto del
Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 28 marzo 1973, n. 80,
S.O., come modificato dal presente decreto:
«Art. 46 (Registro del personale ausiliario). – Presso
ciascun Ufficio delle dogane e’ formato e tenuto aggiornato
un registro nel quale sono elencati gli ausiliari,
residenti in un comune compreso nel territorio del
competente Ufficio delle dogane che svolgono la loro
attivita’ alle dipendenze degli spedizionieri doganali
abilitati alla presentazione di dichiarazioni doganali
sull’intero territorio doganale. Copia dell’elenco e’
trasmessa al consiglio compartimentale degli spedizionieri
doganali competente per territorio, al quale devono essere
anche segnalate di volta in volta le relative variazioni.».
Note all’art. 83:
– L’art. 9 della legge 29 marzo 2001, n. 135,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 20 aprile 2001, n. 92,
cosi’ recita:
«Art. 9 (Semplificazioni). – 1. L’apertura e il
trasferimento di sede degli esercizi ricettivi sono
soggetti ad autorizzazione, rilasciata dal sindaco del
comune nel cui territorio e’ ubicato l’esercizio. Il
rilascio dell’autorizzazione abilita ad effettuare,
unitamente alla prestazione del servizio ricettivo, la
somministrazione di alimenti e bevande alle persone
alloggiate, ai loro ospiti ed a coloro che sono ospitati
nella struttura ricettiva in occasione di manifestazioni e
convegni organizzati. La medesima autorizzazione abilita
altresi’ alla fornitura di giornali, riviste, pellicole per
uso fotografico e di registrazione audiovisiva, cartoline e
francobolli alle persone alloggiate, nonche’ ad installare,
ad uso esclusivo di dette persone, attrezzature e strutture
a carattere ricreativo, per le quali e’ fatta salva la
vigente disciplina in materia di sicurezza e di igiene e
sanita’.
2. L’autorizzazione di cui al comma 1 e’ rilasciata
anche ai fini di cui all’art. 86 del testo unico delle
leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18
giugno 1931, n. 773. Le attivita’ ricettive devono essere
esercitate nel rispetto delle vigenti norme, prescrizioni e
autorizzazioni in materia edilizia, urbanistica,
igienico-sanitaria e di pubblica sicurezza, nonche’ di
quelle sulla destinazione d’uso dei locali e degli edifici.
3. Nel caso di chiusura dell’esercizio ricettivo per un
periodo superiore agli otto giorni, il titolare
dell’autorizzazione e’ tenuto a darne comunicazione al
sindaco.
4. L’autorizzazione di cui al comma 1 e’ revocata dal
sindaco:
a) qualora il titolare dell’autorizzazione, salvo
proroga in caso di comprovata necessita’, non attivi
l’esercizio entro centottanta giorni dalla data del
rilascio della stessa ovvero ne sospenda l’attivita’ per un
periodo superiore a dodici mesi;
b) qualora il titolare dell’autorizzazione non risulti
piu’ iscritto nel registro di cui al comma 3 dell’art. 7;
c) qualora, accertato il venir meno della rispondenza
dello stato dei locali ai criteri stabiliti per l’esercizio
dell’attivita’ dalle regioni o alle vigenti norme,
prescrizioni e autorizzazioni in materia edilizia,
urbanistica e igienico-sanitaria, nonche’ a quelle sulla
destinazione d’uso dei locali e degli edifici, il titolare
sospeso dall’attivita’ ai sensi dell’art. 17-ter del testo
unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con
regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, come da ultimo
modificato dal comma 5 del presente articolo, non abbia
provveduto alla regolarizzazione nei tempi stabiliti.
5. ….
6. I procedimenti amministrativi per il rilascio di
licenze, autorizzazioni e nulla osta riguardanti le
attivita’ e le professioni turistiche si conformano ai
principi di speditezza, unicita’ e semplificazione, ivi
compresa l’introduzione degli sportelli unici, e si
uniformano alle procedure previste in materia di
autorizzazione delle altre attivita’ produttive, se piu’
favorevoli. Le regioni provvedono a dare attuazione al
presente comma. I comuni esercitano le loro funzioni in
materia tenendo conto della necessita’ di ricondurre ad
unita’ i procedimenti autorizzatori per le attivita’ e
professioni turistiche, attribuendo ad un’unica struttura
organizzativa la responsabilita’ del procedimento, fatto
salvo quanto previsto dalla legge 6 dicembre 1991, n. 394.
E’ estesa alle imprese turistiche la disciplina recata
dagli articoli 23, 24 e 25 del decreto legislativo 31 marzo
1998, n. 112, e dal relativo regolamento attuativo.».
– Per l’art. 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, si
vedano le note all’art. 85.
– L’art. 2, comma 193, della legge 24 dicembre 2007, n.
244, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 28 dicembre 2007,
n. 300, S.O., cosi’ recita:
«193. Allo scopo di favorire la crescita competitiva
dell’offerta del sistema turistico nazionale, definendo e
attuando adeguate strategie per la destagionalizzazione dei
flussi turistici, anche ai fini della valorizzazione delle
aree sottoutilizzate del Paese, con appositi decreti, di
natura non regolamentare, del Presidente del Consiglio dei
ministri, d’intesa con la Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano, sono definite:
a) le tipologie dei servizi forniti dalle imprese
turistiche rispetto a cui vi e’ necessita’ di individuare
caratteristiche similari e omogenee su tutto il territorio
nazionale tenuto conto delle specifiche esigenze connesse
alle capacita’ ricettiva e di fruizione dei contesti
territoriali;
b) le modalita’ di impiego delle risorse di cui
all’art. 10della legge 29 marzo 2001, n. 135, per
l’erogazione di «buoni-vacanza» da destinare a interventi
di solidarieta’ in favore delle fasce sociali piu’ deboli,
anche per la soddisfazione delle esigenze di
destagionalizzazione dei flussi turistici nei settori del
turismo balneare, montano e termale.».
Note all’art. 84:
– Per l’art. 117, quinto comma, della Costituzione, si
vedano le note alle premesse.
– Gli articoli 16, comma 3 e 10, comma 3, della legge 4
febbraio 2005, n. 11, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
15 febbraio 2005, n. 37, cosi’ recitano:
«Art. 16 (Attuazione delle direttive comunitarie da
parte delle regioni e delle province autonome). – 1.-2.
(Omissis).
3. Ai fini di cui all’art. 117, quinto comma, della
Costituzione, le disposizioni legislative adottate dallo
Stato per l’adempimento degli obblighi comunitari, nelle
materie di competenza legislativa delle regioni e delle
province autonome, si applicano, per le regioni e le
province autonome, alle condizioni e secondo la procedura
di cui all’art. 11, comma 8, secondo periodo.».
«Art. 10 (Misure urgenti per l’adeguamento agli
obblighi derivanti dall’ordinamento comunitario). – 1.-2.
(Omissis).
3. Nei casi di cui al comma 1, qualora gli obblighi di
adeguamento ai vincoli derivanti dall’ordinamento
comunitario riguardino materie di competenza legislativa o
amministrativa delle regioni e delle province autonome, il
Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le
politiche comunitarie informa gli enti interessati
assegnando un termine per provvedere e, ove necessario,
chiede che la questione venga sottoposta all’esame della
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano per
concordare le iniziative da assumere. In caso di mancato
tempestivo adeguamento da parte dei suddetti enti, il
Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le
politiche comunitarie propone al Consiglio dei Ministri le
opportune iniziative ai fini dell’esercizio dei poteri
sostitutivi di cui agli articoli 117, quinto comma, e 120,
secondo comma, della Costituzione, secondo quanto previsto
dagli articoli 11, comma 8, 13, comma 2, e 16, comma 3,
della presente legge e dalle altre disposizioni legislative
in materia.».
– Per i riferimenti della direttiva 2006/123/CE si
vedano le note alle premesse.
Note all’art. 85:
– Il testo dell’art. 19 della legge 7 agosto 1990, n.
241, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 18 agosto 1990, n.
192, come modificato dal presente decreto, cosi’ recita:
«Art. 19 (Dichiarazione di inizio attivita’). – 1. Ogni
atto di autorizzazione, licenza, concessione non
costitutiva, permesso o nulla osta comunque denominato,
comprese le domande per le iscrizioni in albi o ruoli
richieste per l’esercizio di attivita’ imprenditoriale,
commerciale o artigianale il cui rilascio dipenda
esclusivamente dall’accertamento dei requisiti e
presupposti di legge o di atti amministrativi a contenuto
generale e non sia previsto alcun limite o contingente
complessivo o specifici strumenti di programmazione
settoriale per il rilascio degli atti stessi, con la sola
esclusione degli atti rilasciati dalle amministrazioni
preposte alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza,
all’immigrazione, all’asilo, alla cittadinanza,
all’amministrazione della giustizia, alla amministrazione
delle finanze, ivi compresi gli atti concernenti le reti di
acquisizione del gettito, anche derivante dal gioco, alla
tutela della salute e della pubblica incolumita’, del
patrimonio culturale e paesaggistico e dell’ambiente,
nonche’ degli atti imposti dalla normativa comunitaria, e’
sostituito da una dichiarazione dell’interessato corredata,
anche per mezzo di autocertificazioni, delle certificazioni
e delle attestazioni normativamente richieste.
L’amministrazione competente puo’ richiedere informazioni o
certificazioni relative a fatti, stati o qualita’ soltanto
qualora non siano attestati in documenti gia’ in possesso
dell’amministrazione stessa o non siano direttamente
acquisibili presso altre pubbliche amministrazioni.
2. L’attivita’ oggetto della dichiarazione puo’ essere
iniziata decorsi trenta giorni dalla data di presentazione
della dichiarazione all’amministrazione competente;
contestualmente all’inizio dell’attivita’, l’interessato ne
da’ comunicazione all’amministrazione competente. Nel caso
in cui la dichiarazione di inizio attivita’ abbia ad
oggetto l’esercizio di attivita’ di cui al decreto
legislativo di attuazione della direttiva 2006/123/CE
l’attivita’, ove non diversamente previsto, puo’ essere
iniziata dalla data della presentazione della dichiarazione
all’amministrazione competente.
3. L’amministrazione competente, in caso di accertata
carenza delle condizioni, modalita’ e fatti legittimanti,
nel termine di trenta giorni dal ricevimento della
comunicazione di cui al comma 2, o, nei casi di cui
all’ultimo periodo del medesimo comma 2, nel termine di
trenta giorni dalla data della presentazione della
dichiarazione, adotta motivati provvedimenti di divieto di
prosecuzione dell’attivita’ e di rimozione dei suoi
effetti, salvo che, ove cio’ sia possibile, l’interessato
provveda a conformare alla normativa vigente detta
attivita’ ed i suoi effetti entro un termine fissato
dall’amministrazione, in ogni caso non inferiore a trenta
giorni. E’ fatto comunque salvo il potere
dell’amministrazione competente di assumere determinazioni
in via di autotutela, ai sensi degli articoli 21-quinquies
e 21-nonies. Nei casi in cui la legge prevede
l’acquisizione di pareri di organi o enti appositi, il
termine per l’adozione dei provvedimenti di divieto di
prosecuzione dell’attivita’ e di rimozione dei suoi effetti
sono sospesi, fino all’acquisizione dei pareri, fino a un
massimo di trenta giorni, scaduti i quali l’amministrazione
puo’ adottare i propri provvedimenti indipendentemente
dall’acquisizione del parere. Della sospensione e’ data
comunicazione all’interessato.
4. Restano ferme le disposizioni di legge vigenti che
prevedono termini diversi da quelli di cui ai commi 2 e 3
per l’inizio dell’attivita’ e per l’adozione da parte
dell’amministrazione competente di provvedimenti di divieto
di prosecuzione dell’attivita’ e di rimozione dei suoi
effetti.
5. Ogni controversia relativa all’applicazione dei
commi 1, 2 e 3 e’ devoluta alla giurisdizione esclusiva del
giudice amministrativo. Il relativo ricorso
giurisdizionale, esperibile da qualunque interessato nei
termini di legge, puo’ riguardare anche gli atti di assenso
formati in virtu’ delle norme sul silenzio assenso previste
dall’art. 20.».
– Il testo dell’art. 60 del decreto legislativo 9
novembre 2007, n. 206, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
9 novembre 2007, n. 261, S.O., come modificato dal presente
decreto, cosi’ recita:
«Art. 60 (Abrogazioni). – 1. A fare data dall’entrata
in vigore del presente decreto, e’ abrogato il comma 5
dell’art. 201 del decreto legislativo 10 febbraio 2005, n.
30, recante codice della proprieta’ industriale.
2. A fare data dall’entrata in vigore del presente
decreto sono abrogati il decreto legislativo 27 gennaio
1992, n. 115, il decreto legislativo 2 maggio 1994, n. 319,
ed il decreto legislativo 20 settembre 2002, n. 229.
3. Il riferimento ai decreti legislativi 27 gennaio
1992, n. 115, e 2 maggio 1994, n. 319, contenuto nell’art.
49, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 31
agosto 1999, n. 394, si intende fatto al titolo III del
presente decreto; tuttavia resta attribuito all’autorita’
competente di cui all’art. 5 la scelta della eventuale
misura compensativa da applicare al richiedente.
4. Ogni riferimento contenuto in vigenti disposizioni
di legge ai decreti legislativi 27 gennaio 1992, n. 115, 2
maggio 1994, n. 319, e 20 settembre 2002, n. 229, si
intende fatto alle corrispondenti disposizioni del presente
decreto.».

DECRETO LEGISLATIVO 26 marzo 2010, n. 59

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