Decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 115 | Geometra.info

Decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 115

Decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 115 - Attuazione della direttiva (CEE) n. 48/89, relativa ad un sistema generale di riconoscimento dei diplomi di istruzione superiore che sanzionano formazioni professionali di una durata minima di tre anni

Decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 115

Gazz. Uff., 18 febbraio
1992 n. 40).

Attuazione della direttiva (CEE) n. 48/89, relativa
ad un sistema generale di riconoscimento dei diplomi di istruzione
superiore che sanzionano formazioni professionali di una durata minima
di tre anni.

Preambolo

Il Presidente della Repubblica:

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione; Visto l’art. 8 della
legge 29 dicembre 1990, n. 428, recante delega al Governo per
l’attuazione della direttiva n. 89/48/CEE del Consiglio, del 21
dicembre 1988, relativa ad un sistema generale di riconoscimento dei
diplomi di istruzione superiore che sanzionano formazioni
professionali di una durata minima di tre anni;

Vista la
deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del
2 agosto 1991;

Acquisiti i pareri delle competenti commissioni della
Camera dei deputati e del Senato della Repubblica; Vista la
deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del
28 dicembre 1991;

Sulla proposta del Ministro per il coordinamento
delle politiche comunitarie, di concerto con i Ministri degli affari
esteri, di grazia e giustizia, del tesoro, della pubblica istruzione,
dei lavori pubblici, dell’industria, del commercio e dell’artigianato,
della sanità, dell’università e della ricerca scientifica e
tecnologica e per la funzione pubblica;

Emana il seguente decreto
legislativo:

Articolo 1 Riconoscimento dei titoli di formazione
professionale acquisiti nella Comunità europea.

1. Alle condizioni
stabilite dalle disposizioni del presente decreto, sono riconosciuti
in Italia i titoli rilasciati da un Paese membro della Comunità
europea attestanti una formazione professionale al cui possesso la
legislazione del medesimo Stato subordina l’esercizio di una
professione.

2. Il riconoscimento è concesso a favore del
cittadino comunitario ai fini dell’esercizio in Italia, come
lavoratore autonomo o dipendente, della professione corrispondente a
quella cui è abilitato nel Paese che ha rilasciato i titoli di cui al
precedente comma.

3. I titoli sono ammessi al riconoscimento se
includono l’attestazione che il richiedente ha seguito con successo un
ciclo di studi post-secondari di durata minima di tre anni o di durata
equivalente a tempo parziale, in una università o in un istituto di
istruzione superiore o in altro istituto dello stesso livello di
formazione.

4. Se la formazione è stata acquisita, per una durata
superiore a un terzo, in un Paese non appartenente alla Comunità
europea, il riconoscimento è ammissibile se il Paese membro che ha
riconosciuto i titoli acquisiti nel Paese terzo certifica, oltre al
possesso del titolo formale, che il richiedente è in possesso di una
esperienza professionale di tre anni.

Articolo 2 Professioni.

1. Ai fini del presente decreto si considerano professioni:

a)
le attività per il cui esercizio è richiesta l’iscrizione in albi,
registri ed elenchi, tenuti da amministrazioni o enti pubblici, se
l’iscrizione è subordinata al possesso di una formazione professionale
rispondente al requisito di cui al comma 3 dell’art. 1;

b) i
rapporti di impiego pubblico o privato, se l’accesso ai medesimi è
subordinato, da disposizioni legislative o regolamentari, al possesso
di una formazione professionale rispondente al requisito di cui al
comma 3 dell’art. 1;

c) le attività esercitate con l’impiego di
un titolo professionale il cui uso è riservato a chi possiede una
formazione professionale rispondente al requisito di cui al comma 3
dell’art. 1;

d) le attività attinenti al settore sanitario nei
casi in cui il possesso di una formazione professionale rispondente al
requisito di cui al comma 3 dell’art. 1 è condizione determinante ai
fini della retribuzione delle relative prestazioni o della ammissione
al rimborso.

Articolo 3 Formazioni professionali non abilitanti
nel Paese di provenienza.

1. Il cittadino comunitario può ottenere
il riconoscimento ai sensi dell’art. 1 anche nel caso in cui la
professione da esercitare in Italia corrisponde, nel Paese di
provenienza, ad una professione il cui esercizio non è subordinato al
possesso di titoli di formazione professionale. A tal fine è
necessario che il richiedente: a) sia in possesso di titoli
rispondenti al requisito di cui all’art. 1, comma 3, di cui sia
attestata la idoneità ad assicurare la sua formazione professionale;

b) abbia esercitato a tempo pieno la professione per la durata di
due anni negli ultimi dieci anni.

2. L’esercizio professionale di
cui alla lettera b) del precedente comma, è computabile anche ai fini
dell’applicazione dell’art. 5, secondo comma.

3. Il requisito di
cui alla lettera a) del primo comma, è ugualmente soddisfatto se il
richiedente possiede titoli riconosciuti equivalenti dal Paese di
provenienza ed il riconoscimento è stato notificato alla Commissione
delle Comunità europee e alla Repubblica italiana.

4. I titoli
ammessi ai sensi dei precedenti commi devono attestare una formazione
integralmente acquisita nella Comunità europea.

Articolo 4 Titoli
professionali assimilati.

1. Sono ammessi al riconoscimento i
titoli che abilitano all’esercizio di una professione a parità di
condizioni con altri titoli rispondenti al requisito di cui all’art.
1, comma 3, e che sono riconosciuti di livello equivalente ai titoli
predetti. 2. I titoli ammessi ai sensi del comma 1 devono attestare
una formazione integralmente acquisita nella Comunità europea.

Articolo 5 Composizione e durata della formazione professionale.

1. La formazione professionale attestata dai titoli oggetto di
riconoscimento rispondenti ai requisiti di cui all’art. 1, comma 3, o
all’art. 4 del presente decreto può consistere:

a) nello
svolgimento con profitto di un ciclo di studi post-secondari;

b)
in un tirocinio professionale effettuato sotto la guida di un
istruttore e sanzionato da un esame;

c) in un periodo di
attività professionale pratica sotto la guida di un professionista
qualificato.

2. Quando la formazione professionale attestata dai
titoli è inferiore di almeno un anno a quella prevista in Italia, ai
fini del riconoscimento è necessaria la prova di una esperienza
professionale di durata doppia del periodo mancante, se questo si
riferisce alle lettere a) e b) del comma precedente, e di durata pari
al periodo mancante se riferito alla lettera c) del precedente comma.
In ogni caso, non può richiedersi la prova di una esperienza
professionale superiore ai quattro anni.

Articolo 6 Misure
compensative.

1. Il riconoscimento è subordinato, a scelta del
richiedente, al compimento di un tirocinio di adattamento della durata
massima di tre anni oppure al superamento di una prova attitudinale:

a) se la formazione professionale attestata dai titoli di cui
all’art. 1 e all’art. 3 verte su materie sostanzialmente diverse da
quelle contemplate nella formazione professionale prescritta dalla
legislazione vigente;

b) se la professione cui si riferisce il
riconoscimento dei titoli comprende attività professionali che non
esistono nella professione corrispondente del Paese che ha rilasciato
i titoli o nella professione esercitata ai sensi dell’art. 3, lettera
b).

2. Il riconoscimento è subordinato al superamento di una prova
attitudinale se riguarda le professioni di procuratore legale, di
avvocato, di commercialista e di consulente per la proprietà
industriale.

3. Con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri, su proposta del Ministro per il coordinamento delle
politiche comunitarie, di concerto con i Ministri interessati,
osservata la procedura comunitaria di preventiva comunicazione e in
assenza di tempestiva opposizione della Commissione delle Comunità
europee, possono essere individuati, con riferimento alle situazioni
previste dagli articoli 3 e 4, altri casi di obbligatorietà della
prova attitudinale.

4. Nei casi in cui è richiesto il tirocinio o
la prova attitudinale, non si applica il secondo comma dell’art. 5 del
presente decreto.

Articolo 7 Tirocinio di adattamento.

1. Il
tirocinio di adattamento consiste nell’esercizio in Italia
dell’attività corrispondente alla professione in relazione alla quale
è richiesto il riconoscimento, svolto sotto la responsabilità di un
professionista abilitato. 2. Il tirocinio può essere accompagnato da
una formazione complementare.

3. Il tirocinio è oggetto di
valutazione finale.

4. In caso di valutazione finale sfavorevole,
il tirocinio può essere ripetuto.

Articolo 8 Prova attitudinale.

1. La prova attitudinale consiste in un esame volto ad accertare
le conoscenze professionali e deontologiche ed a valutare la capacità
all’esercizio della professione, tenendo conto che il richiedente il
riconoscimento è un professionista qualificato nel Paese di origine o
di provenienza.

2. Le materie su cui svolgere l’esame devono
essere scelte in relazione alla loro importanza essenziale per
l’esercizio della professione.

3. In caso di esito sfavorevole, la
prova attitudinale può essere ripetuta non prima di sei mesi.

Articolo 9 Disposizioni applicative delle misure compensative.

1. Con decreti del Ministro competente ai sensi dell’art. 11, di
concerto con il Ministro per il coordinamento delle politiche
comunitarie e con il Ministro dell’università e della ricerca
scientifica e tecnologica, sentito il Consiglio di Stato, sono emanate
disposizioni e direttive generali per l’applicazione degli articoli 5,
6, 7 e 8, con riferimento alle singole professioni e alle relative
formazioni professionali.

Articolo 10 Requisiti formali dei
titoli.

1. I documenti da esibire ai fini del riconoscimento
devono essere accompagnati, se redatti in lingua straniera, da una
traduzione in lingua italian…

[Continua nel file zip allegato]

Decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 115

Geometra.info