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Decreto Ministeriale 29/08/1989

Decreto Ministeriale 29/08/1989 n. 321 - Regolamento recante criteri per programmazione interventi e coordinamento enti competenti in edilizia sanitaria in riferimento al piano pluriennale di investimenti, ai sensi art.20, commi 2 e 3, della legge finanziaria 11-3-1988, n. 67

Decreto Ministeriale 29/08/1989 n. 321

Regolamento recante criteri
per programmazione interventi e coordinamento enti competenti in
edilizia sanitaria in riferimento al piano pluriennale di
investimenti, ai sensi art.20, commi 2 e 3, della legge finanziaria
11-3-1988, n. 67.

Art. 1. INDIVIDUAZIONE DEI CRITERI
1. Gli
interventi in materia di ristrutturazione edilizia e di ammodernamento
tecnologico del patrimonio sanitario pubblico e di realizzazione di
residenze per anziani e soggetti non autosufficienti di cui all’art.
20 della legge 11-3-1988, n. 67 sono destinati al conseguimento degli
obiettivi indicati nell’articolo stesso attraverso i seguenti
criteri:
a) il riequilibrio qualitativo e quantitativo delle dotazioni
sanitarie strutturali e tecnologiche va realizzato sia nell’ambito
interregionale, mediante riserva di finanziamenti in ragione del 50
per cento alle regioni dell’Italia meridionale e insulare, sia
all’interno delle singole regioni avendo riguardo alla
razionalizzazione dei sistemi ospedalieri delle aree metropolitane di
Roma, Milano, Napoli, Torino, Genova, Palermo e delle aree polarizzate
sulle città di Bari, Bologna, Catania, Firenze e Venezia; b) per la
realizzazione o l’acquisizione di strutture residenziali per anziani
prevalentemente non autosufficienti e di quelle per handicappati e
disabili psichici e sensoriali sono riservati, sulla disponibilità di
10 mila miliardi complessiva del primo triennio, miliardi 2.670, di
cui miliardi 400 per strutture destinate ad handicappati e
disabili;
c) le percentuali dei posti letto di cui al comma 2, lettere
b) e c), del citato art. 20 si riferiscono al numero dei posti letto
pubblici complessivi nazionali, ivi compresi quelli degli istituti di
ricovero e cura a carattere scientifico nonché i policlinici
universitari, secondo la riorganizzazione di cui al decreto
ministeriale 13-9-1988, tenendo conto della necessità di assicurare
idonea distribuzione territoriale alle varie specializzazioni e, a più
larga maglia, alle alte specialità. Gli interventi di riorganizzazione
della rete ospedaliera debbono essere finalizzati a realizzare la
concentrazione in ospedali di dimensioni tra 300 e 800 posti letto, di
un numero di specializzazioni che copra la massima parte dei bisogni
assistenziali della popolazione dell’area territoriale di riferimento.
Va riservato ad un numero limitato di ospedali di alta complessità e
ad elevata tecnologia il trattamento delle patologie di particolare
gravità, secondo le indicazioni del sopracitato decreto ministeriale
13-9-1988, valido e operante in attesa delle norme di modifica della
legge 12-2-1968, n. 132, e dei relativi decreti di attuazione;
d)
nelle strutture ospedaliere vanno realizzati servizi ambulatoriali a
supporto delle esigenze territoriali dell’unità sanitaria locale;
e)
le esigenze di ammodernamento e potenziamento tecnologico vanno
soddisfatte in particolare dove il servizio pubblico è stato in
passato costretto al frequente ricorso al settore privato
convenzionato;
f) sulla disponibilità complessiva di 10 mila miliardi
relativa al primo triennio, una quota del 5% deve essere riservata al
potenziamento delle strutture riguardanti la prevenzione
collettiva;
g) la manutenzione straordinaria del patrimonio sanitario
pubblico, da realizzare con le risorse in conto capitale del fondo
sanitario nazionale, riguarda in particolare alcune misure contingenti
e non procrastinabili, fra le quali il miglioramento del decoro e del
conforto delle strutture sanitarie frequentate dai cittadini, ivi
comprese:
1) la riduzione delle barriere architettoniche;
2) la
manutenzione straordinaria dei forni inceneritori e delle strutture
connesse;
3) l’adozione delle più urgenti misure dirette a prevenire
le infezioni ospedaliere;
h) nell’adeguamento alle norme di sicurezza
occorre considerare prioritariamente la messa a norma di impianti e
attrezzature e il contenimento dei consumi energetici.
Art. 2.
STANDARD DELLE STRUTTURE RESIDENZIALI E INTEGRAZIONI FUNZIONALI
1. Le
residenze sanitarie assistenziali per anziani e disabili non
autosufficienti vanno realizzate come strutture residenziali
extraospedaliere, caratterizzate dalla integrazione funzionale ed
organica dei servizi sanitari e di quelli socio-sanitari.
2. Gli
interventi da compiere ai sensi del precedente art. 1, comma 1,
lettera b), per quanto concerne le residenze sanitarie assistenziali
si conformano agli standard dimensionali e funzionali fissati con
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri ai sensi dell’art.
20, comma 2, lettera f), della legge 11-3-1988, n. 67, nonché ai
criteri riguardanti l’integrazione ed il coordinamento dei servizi
sociali con i servizi sanitari di distretto e ospedalieri ai fini
dell’assistenza da erogare agli ospiti delle residenze sanitarie
assistenziali, che saranno determinati con apposito atto.
Art. 3.
CORRELAZIONI CON INDICAZIONE DI PROGRAMMAZIONE A SCALA SOVRAREGIONALE
O NAZIONALE
1. La localizzazione di interventi strutturali o
tecnologici di rilievo interregionale è concordata tra le regioni e
province autonome limitrofe ed è verificata con il Ministero della
sanità, con riferimento alle indicazioni di programmazione a scala
nazionale.
2. La localizzazione di interventi strutturali connessi ai
reparti ospedalieri protetti per detenuti ricoverati, riguardando
esigenze di preminente rilievo statale, sono concordate dal Ministero
della sanità, previo parere del Ministro di grazia e giustizia e del
Ministro dell’interno con le regioni e province autonome di
insediamento degli interventi stessi.
Art. 4. MODALITA’ DI
COORDINAMENTO CON ALTRE AMMINISTRAZIONI
1. Per assicurare l’impiego
ottimale delle risorse disponibili, ed accrescere l’effetto cumulativo
degli investimenti pubblici in materia di edilizia sanitaria da
qualunque istituzione disposti, e per consentire il controllo
preventivo degli effetti tecnico-sanitari e gestionali delle opere
finanziate con l’intervento di altre amministrazioni, è costituito un
comitato consultivo per il coordinamento.
– omissis –
2. Per gli
apporti di amministrazioni locali o di istituzioni pubbliche di
livello regionale, il coordinamento in sede di predisposizione del
programma regionale degli investimenti è realizzato dalle regioni o
province autonome.
Art. 5. CRITERI PER LA PROGRAMMAZIONE REGIONALE
1.
Il programma triennale di investimenti relativo al triennio 1988-1990
deve indicare analiticamente, per ciascuno degli obiettivi, quali
interventi si prevede di effettuare nel triennio. Nella domanda di
ammissione al finanziamento, sono precisati la localizzazione e il
costo previsto.
2. Il programma triennale degli investimenti deve
precisare anche le esigenze strutturali dei programmi di intervento
predisposti nel progetto di piano sanitario proposto per il triennio
1989-1991, con esclusione del programma relativo all’AIDS, da
finanziare separatamente.
3. Le regioni e le province autonome
presentano ciascuna un programma triennale di investimenti per il
periodo 1989-1991, da finanziare sulle disponibilità del triennio
1988-1990. Nel predisporre il programma le regioni e le province
autonome tengono conto della necessità che alle regioni meridionali ed
insulari deve essere riservato il 50 per cento delle disponibilità
finanziarie e assumono, come parametro di riferimento per la
determinazione delle quote di mutuo da attribuire nel primo triennio,
l’incidenza percentuale di ciascuna regione o provincia autonoma quale
desumibile dalla ripartizione della quota indistinta del fondo
sanitario nazionale di parte corrente del 1989 all’interno della zona
d’Italia di appartenenza, con applicazione di tale percentuale alla
quota da attribuire a ciascuna di esse. Il programma triennale va
riferito ad un programma globale di durata decennale, relativo a tutti
gli obiettivi di cui all’art. 20 della legge 11-3-1988, n. 67.
4.
Nell’ambito delle disponibilità complessive, il programma triennale
degli investimenti tiene conto anche degli eventuali interventi di
rilievo regionale o provinciale previsti dal piano sanitario regionale
o provinciale. Possono, altresì, essere considerate opere incompiute
iniziate con finanziamenti di altre amministrazioni.
5. Le scelte
regionali e delle province autonome e la selezione nazionale, in caso
di eccesso di domande, devono tenere conto delle priorità e delle
indicazioni del piano sanitario nazionale nonché di quelle dei piani
sanitari regionali e di provincia autonoma ad esso coerenti.
Art. 6.
ARTICOLAZIONE DEL PROGRAMMA E PROCEDURE
1. Il Ministro della sanità,
entro dieci giorni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, con la procedura prevista per il fondo sanitario nazionale ed
applicando il criterio indicato all’art. 5, comma 3, formula una
proposta di ripartizione delle quote di mutuo da riservare alle
regioni e province autonome e la trasmette al C.I.P.E. che delibera in
merito entro sessanta giorni dalla ricezione della proposta, ai sensi
dell’art. 20, comma 5, della legge 11-3-1988, n. 67.
2. Entro
centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto
– e, comunque, entro sessanta giorni dalla pubblicazione nella
Gazzetta Ufficiale della delibera del C.I.P.E. di determinazione delle
quote di mutuo qualora la medesima delibera non intervenga entro il
termine sopra indicato – le regioni e province autonome sono tenute ad
inviare al Ministero della sanità il programma del triennio 1988-1990,
possibilmente articolato anno per anno, corredato da una relazione che
illustri le ragioni delle scelte effettuate e la validità
tecnico-sanitaria ed economica delle proposte avanzate, con allegati i
seguenti elaborati:
_ planimetrie a scala adeguata che mostrino la
localizzazione e gli interventi proposti e consentano di valutare il
riequilibrio ipotizzato;
_ per le opere maggiori, uno studio di
fattibilità …

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