LEGGE 11 novembre 2011, n. 180 - Norme per la tutela della liberta' d'impresa. Statuto delle imprese. (11G0238) - (GU n. 265 del 14-11-2011 | Geometra.info

LEGGE 11 novembre 2011, n. 180 – Norme per la tutela della liberta’ d’impresa. Statuto delle imprese. (11G0238) – (GU n. 265 del 14-11-2011

LEGGE 11 novembre 2011, n. 180 - Norme per la tutela della liberta' d'impresa. Statuto delle imprese. (11G0238) - (GU n. 265 del 14-11-2011 ) note: Entrata in vigore del provvedimento: 15/11/2011

LEGGE 11 novembre 2011 , n. 180

Norme per la tutela della liberta’ d’impresa. Statuto delle imprese.
(11G0238)

Capo I FINALITA’ E PRINCIPI

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno
approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Promulga

la seguente legge:
Art. 1

Finalita’

1. La presente legge definisce lo statuto delle imprese e
dell’imprenditore al fine di assicurare lo sviluppo della persona
attraverso il valore del lavoro, sia esso svolto in forma autonoma
che d’impresa, e di garantire la liberta’ di iniziativa economica
privata in conformita’ agli articoli 35 e 41 della Costituzione.
2. I principi della presente legge costituiscono norme fondamentali
di riforma economico-sociale della Repubblica e principi
dell’ordinamento giuridico dello Stato e hanno lo scopo di garantire
la piena applicazione della comunicazione della Commissione europea
COM(2008) 394 definitivo, del 25 giugno 2008, recante «Una corsia
preferenziale per la piccola impresa – Alla ricerca di un nuovo
quadro fondamentale per la Piccola Impresa (uno “Small Business Act”
per l’Europa)», e la coerenza delle normative adottate dallo Stato e
dalle regioni con i provvedimenti dell’Unione europea in materia di
concreta applicazione della medesima.
3. In ogni caso sono fatte salve le competenze delle regioni a
statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano ai
sensi dei rispettivi statuti speciali e delle relative norme di
attuazione.
4. Nelle materie attribuite alla competenza legislativa
concorrente, ai sensi dell’articolo 117, terzo comma, della
Costituzione, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano esercitano la potesta’ legislativa nel rispetto dei principi
fondamentali di cui alla presente legge.
5. Lo statuto delle imprese e dell’imprenditore, di cui alla
presente legge, mira in particolare:
a) al riconoscimento del contributo fondamentale delle imprese alla
crescita dell’occupazione e alla prosperita’ economica, nonche’ al
riconoscimento dei doveri cui l’imprenditore e’ tenuto ad attenersi
nell’esercizio della propria attivita’;
b) a promuovere la costruzione di un quadro normativo nonche’ di un
contesto sociale e culturale volti a favorire lo sviluppo delle
imprese anche di carattere familiare;
c) a rendere piu’ equi i sistemi sanzionatori vigenti connessi agli
adempimenti a cui le imprese sono tenute nei confronti della pubblica
amministrazione;
d) a promuovere l’inclusione delle problematiche sociali e delle
tematiche ambientali nello svolgimento delle attivita’ delle imprese
e nei loro rapporti con le parti sociali;
e) a favorire l’avvio di nuove imprese, in particolare da parte dei
giovani e delle donne;
f) a valorizzare il potenziale di crescita, di produttivita’ e di
innovazione delle imprese, con particolare riferimento alle micro,
piccole e medie imprese;
g) a favorire la competitivita’ del sistema produttivo nazionale
nel contesto europeo e internazionale;
h) ad adeguare l’intervento pubblico e l’attivita’ della pubblica
amministrazione alle esigenze delle micro, piccole e medie imprese
nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili
a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza
pubblica.

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia, ai sensi
dell’art. 10, commi 2 e 3, del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge
modificate o alle quali e’ operato il rinvio. Restano
invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi
qui trascritti.
Note all’art. 1:
– Il testo degli articoli 35, 41 e 117, terzo comma,
della Costituzione e’ il seguente:
«Art. 35.
La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed
applicazioni.
Cura la formazione e l’elevazione professionale dei
lavoratori.
Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni
internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del
lavoro.
Riconosce la liberta’ di emigrazione, salvo gli
obblighi stabiliti dalla legge nell’interesse generale, e
tutela il lavoro italiano all’estero.»
«Art. 41.
L’iniziativa economica privata e’ libera.
Non puo’ svolgersi in contrasto con la utilita’ sociale
o in modo da recare danno alla sicurezza, alla liberta’,
alla dignita’ umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni
perche’ l’attivita’ economica pubblica e privata possa
essere indirizzata e coordinata a fini sociali.»
«Art. 117. – (Omissis).
Sono materie di legislazione concorrente quelle
relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea
delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza
del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni
scolastiche e con esclusione della istruzione e della
formazione professionale; professioni; ricerca scientifica
e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori
produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento
sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti
e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di
navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione,
trasporto e distribuzione nazionale dell’energia;
previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei
bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e
del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e
ambientali e promozione e organizzazione di attivita’
culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di
credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e
agrario a carattere regionale. Nelle materie di
legislazione concorrente spetta alle Regioni la potesta’
legislativa, salvo che per la determinazione dei principi
fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.».

Capo I FINALITA’ E PRINCIPI

Art. 2

Principi generali

1. Sono principi generali della presente legge, che concorrono a
definire lo statuto delle imprese e dell’imprenditore:
a) la liberta’ di iniziativa economica, di associazione, di modello
societario, di stabilimento e di prestazione di servizi, nonche’ di
concorrenza, quali principi riconosciuti dall’Unione europea;
b) la sussidiarieta’ orizzontale quale principio informatore delle
politiche pubbliche, anche con riferimento alla creazione d’impresa,
in particolare da parte dei giovani e delle donne, alla
semplificazione, allo stimolo del talento imprenditoriale, alla
successione di impresa e alla certificazione;
c) il diritto dell’impresa di operare in un contesto normativo
certo e in un quadro di servizi pubblici tempestivi e di qualita’,
riducendo al minimo i margini di discrezionalita’ amministrativa;
d) la progressiva riduzione degli oneri amministrativi a carico
delle imprese, in particolare delle micro, piccole e medie imprese,
in conformita’ a quanto previsto dalla normativa europea;
e) la partecipazione e l’accesso delle imprese, in particolare
delle micro, piccole e medie imprese, alle politiche pubbliche
attraverso l’innovazione, quale strumento per una maggiore
trasparenza della pubblica amministrazione;
f) la reciprocita’ dei diritti e dei doveri nei rapporti fra
imprese e pubblica amministrazione;
g) la tutela della capacita’ inventiva e tecnologica delle imprese
per agevolarne l’accesso agli investimenti e agli strumenti di tutela
della proprieta’ intellettuale;
h) il diritto delle imprese a godere nell’accesso al credito di un
quadro informativo completo e trasparente e di condizioni eque e non
vessatorie;
i) la promozione della cultura imprenditoriale e del lavoro
autonomo nel sistema dell’istruzione scolastica di ogni ordine e
grado e della formazione professionale, valorizzando quanto piu’
possibile la formazione svolta in azienda soprattutto per quelle
tipologie di contratto che costituiscono la porta d’ingresso dei
giovani nel mondo del lavoro;
l) la promozione di misure che semplifichino la trasmissione e la
successione di impresa;
m) il sostegno pubblico, attraverso misure di semplificazione
amministrativa da definire attraverso appositi provvedimenti
legislativi, alle micro, piccole e medie imprese, in particolare a
quelle giovanili e femminili e innovative;
n) la promozione di politiche volte all’aggregazione tra imprese,
anche attraverso il sostegno ai distretti e alle reti di imprese;
o) la riduzione, nell’ambito di un apposito provvedimento
legislativo, della durata dei processi civili relativi al recupero
dei crediti vantati dalle imprese verso altre imprese entro termini
ragionevolmente brevi, con l’obiettivo di un anno;
p) il riconoscimento e la valorizzazione degli statuti delle
imprese ispirati a principi di equita’, solidarieta’ e socialita’.
2. Nel rispetto dei principi fissati dall’articolo 107 del Trattato
sul funzionamento dell’Unione europea le disposizioni di cui al comma
1 sono rivolte prevalentemente a garantire alle imprese condizioni di
equita’ funzionale operando interventi di tipo perequativo per le
aree territoriali sottoutilizzate gia’ individuate dalla legge, con
particolare riguardo alle questioni legate alle condizioni
infrastrutturali, al credito e ai rapporti con la pubblica
amministrazione.
3. Le disposizioni di cui ai commi 1, lettere d), l), m), n) e o),
e 2 si applicano purche’ non comportino nuovi o maggiori oneri
finanziari e amministrativi.

Capo I FINALITA’ E PRINCIPI

Art. 3

Liberta’ associativa

1. Ogni impresa e’ libera di aderire ad una o piu’ associazioni.
2. Per garantire la piu’ ampia rappresentanza dei settori
economicamente piu’ rilevanti nell’ambito della circoscrizione
territoriale di competenza, il numero dei componenti degli organi
amministrativi non puo’ essere comunque superiore ad un terzo dei
componenti dei consigli di ciascuna camera di commercio.
3. Il comma 2 si applica anche agli enti del sistema delle camere
di commercio, industria, artigianato e agricoltura a base
associativa.
4. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente
legge, le associazioni di imprese integrano i propri statuti con un
codice etico con il quale si prevede che le imprese associate e i
loro rappresentanti riconoscono, tra i valori fondanti
dell’associazione, il rifiuto di ogni rapporto con organizzazioni
criminali o mafiose e con soggetti che fanno ricorso a comportamenti
contrari alla legge, al fine di contrastare e ridurre le forme di
controllo delle imprese e dei loro collaboratori che alterano di
fatto la libera concorrenza. Le imprese che aderiscono alle suddette
associazioni respingono e contrastano ogni forma di estorsione, usura
o altre tipologie di reato, poste in essere da organizzazioni
criminali o mafiose, e collaborano con le forze dell’ordine e le
istituzioni, denunciando, anche con l’assistenza dell’associazione,
ogni episodio di attivita’ illegale di cui sono soggetti passivi. Il
mancato rispetto del codice etico dell’associazione e dei doveri
degli associati e’ sanzionato nei termini previsti dallo statuto e
dallo stesso codice etico dell’associazione.

Capo I FINALITA’ E PRINCIPI

Art. 4

Legittimazione ad agire delle associazioni

1. Le associazioni di categoria rappresentate in almeno cinque
camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, di seguito
denominate «camere di commercio», ovvero nel Consiglio nazionale
dell’economia e del lavoro e le loro articolazioni territoriali e di
categoria sono legittimate a proporre azioni in giudizio sia a tutela
di interessi relativi alla generalita’ dei soggetti appartenenti alla
categoria professionale, sia a tutela di interessi omogenei relativi
solo ad alcuni soggetti.
2. Le associazioni di categoria maggiormente rappresentative a
livello nazionale, regionale e provinciale sono legittimate ad
impugnare gli atti amministrativi lesivi degli interessi diffusi.

Capo I FINALITA’ E PRINCIPI

Art. 5

Definizioni

1. Ai fini della presente legge:
a) si definiscono «microimprese», «piccole imprese» e «medie
imprese» le imprese che rientrano nelle definizioni recate dalla
raccomandazione della Commissione europea 2003/361/CE del 6 maggio
2003 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea n. L 124
del 20 maggio 2003;
b) si definiscono «distretti» i contesti produttivi omogenei,
caratterizzati da un’elevata concentrazione di imprese,
prevalentemente di micro, piccole e medie dimensioni, nonche’ dalla
specializzazione produttiva di sistemi di imprese;
c) si definiscono «distretti tecnologici» i contesti produttivi
omogenei, caratterizzati dalla presenza di forti legami con il
sistema della ricerca e dell’innovazione;
d) si definiscono «meta-distretti tecnologici» le aree produttive
innovative e di eccellenza, indipendentemente dai limiti
territoriali, ancorche’ non strutturate e governate come reti;
e) si definiscono «distretti del commercio» le aree produttive e le
iniziative nelle quali i cittadini, le imprese e le formazioni
sociali, liberamente aggregati, esercitano il commercio come fattore
di valorizzazione di tutte le risorse di cui dispone il territorio;
f) si definiscono «reti di impresa» le aggregazioni funzionali tra
imprese che rientrano nelle definizioni recate dal decreto-legge 10
febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9
aprile 2009, n. 33, e dall’articolo 42 del decreto-legge 31 maggio
2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio
2010, n. 122;
g) si definiscono «consorzi per il commercio estero» i consorzi e
le societa’ consortili che abbiano come scopi sociali esclusivi,
anche disgiuntamente, l’esportazione dei prodotti delle imprese
consorziate e l’attivita’ promozionale necessaria per realizzarla;
h) si definiscono «imprese dell’indotto» le imprese che sono in
rapporti contrattuali con altra impresa tali che le determinazioni o
gli eventi gestionali riguardanti quest’ultima ne possano
condizionare in maniera determinante il ciclo economico o
l’organizzazione;
i) si definiscono «nuove imprese», comunque specificate, le imprese
che hanno meno di cinque anni di attivita’, le cui quote non siano
detenute in maggioranza da altre imprese, ovvero che non siano state
istituite nel quadro di una concentrazione o di una ristrutturazione
e non costituiscano una creazione di ramo d’azienda;
l) si definiscono «imprese femminili» le imprese in cui la
maggioranza delle quote sia nella titolarita’ di donne, ovvero le
imprese cooperative in cui la maggioranza delle persone sia composta
da donne e le imprese individuali gestite da donne;
m) si definiscono «imprese giovanili» le imprese in cui la
maggioranza delle quote sia nella titolarita’ di soggetti con eta’
inferiore a trentacinque anni, ovvero le imprese cooperative in cui
la maggioranza delle persone sia composta da soggetti con eta’
inferiore a trentacinque anni e le imprese individuali gestite da
soggetti con eta’ inferiore a trentacinque anni;
n) si definiscono «imprese tecnologiche» le imprese che sostengono
spese di ricerca scientifica e tecnologica per almeno il 15 per cento
dei costi complessivi annuali;
o) si definisce «seed capital» il finanziamento utilizzato da un
imprenditore per l’avvio di un progetto imprenditoriale, compresi
l’analisi di mercato, lo sviluppo dell’idea imprenditoriale, di nuovi
prodotti e servizi, a monte della fase d’avvio dell’impresa stessa
(cosiddetto start-up).

Note all’art. 5:
– Il decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5 (Misure
urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi,
convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009,
n. 33), e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 11 aprile
2009, n. 85.
– Il testo dell’ articolo 42 del decreto-legge 31
maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di
stabilizzazione finanziaria e di competitivita’ economica,
convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010,
n. 122), e’ il seguente:
«Art. 42. (Reti di imprese).
1.
2. Alle imprese appartenenti ad una delle reti di
imprese riconosciute ai sensi dei commi successivi
competono vantaggi fiscali, amministrativi e finanziari,
nonche’ la possibilita’ di stipulare convenzioni con
l’A.B.I. nei termini definiti con decreto del Ministro
dell’economia e delle finanze emanato ai sensi
dell’articolo 17, comma 3, della legge n. 400 del 1988
entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore
del presente decreto.
2-bis. Il comma 4-ter dell’ articolo 3 del
decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con
modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, e’
sostituito dal seguente:
«4-ter. Con il contratto di rete piu’ imprenditori
perseguono lo scopo di accrescere, individualmente e
collettivamente, la propria capacita’ innovativa e la
propria competitivita’ sul mercato e a tal fine si
obbligano, sulla base di un programma comune di rete, a
collaborare in forme e in ambiti predeterminati attinenti
all’esercizio delle proprie imprese ovvero a scambiarsi
informazioni o prestazioni di natura industriale,
commerciale, tecnica o tecnologica ovvero ancora ad
esercitare in comune una o piu’ attivita’ rientranti
nell’oggetto della propria impresa. Il contratto puo’ anche
prevedere l’istituzione di un fondo patrimoniale comune e
la nomina di un organo comune incaricato di gestire, in
nome e per conto dei partecipanti, l’esecuzione del
contratto o di singole parti o fasi dello stesso. Ai fini
degli adempimenti pubblicitari di cui al comma 4-quater, il
contratto deve essere redatto per atto pubblico o per
scrittura privata autenticata e deve indicare:
a) il nome, la ditta, la ragione o la denominazione
sociale di ogni partecipante per originaria sottoscrizione
del contratto o per adesione successiva;
b) l’indicazione degli obiettivi strategici di
innovazione e di innalzamento della capacita’ competitiva
dei partecipanti e le modalita’ concordate tra gli stessi
per misurare l’avanzamento verso tali obiettivi;
c) la definizione di un programma di rete, che contenga
l’enunciazione dei diritti e degli obblighi assunti da
ciascun partecipante, le modalita’ di realizzazione dello
scopo comune e, qualora sia prevista l’istituzione di un
fondo patrimoniale comune, la misura e i criteri di
valutazione dei conferimenti iniziali e degli eventuali
contributi successivi che ciascun partecipante si obbliga a
versare al fondo nonche’ le regole di gestione del fondo
medesimo; se consentito dal programma, l’esecuzione del
conferimento puo’ avvenire anche mediante apporto di un
patrimonio destinato costituito ai sensi dell’articolo
2447-bis, primo comma, lettera a), del codice civile. Al
fondo patrimoniale comune costituito ai sensi della
presente lettera si applicano, in quanto compatibili, le
disposizioni di cui agli articoli 2614 e 2615 del codice
civile;
d) la durata del contratto, le modalita’ di adesione di
altri imprenditori e, se pattuite, le cause facoltative di
recesso anticipato e le condizioni per l’esercizio del
relativo diritto, ferma restando in ogni caso
l’applicazione delle regole generali di legge in materia di
scioglimento totale o parziale dei contratti plurilaterali
con comunione di scopo;
e) se il contratto ne prevede l’istituzione, il nome,
la ditta, la ragione o la denominazione sociale del
soggetto prescelto per svolgere l’ufficio di organo comune
per l’esecuzione del contratto o di una o piu’ parti o fasi
di esso, i poteri di gestione e di rappresentanza conferiti
a tale soggetto come mandatario comune nonche’ le regole
relative alla sua eventuale sostituzione durante la vigenza
del contratto. Salvo che sia diversamente disposto nel
contratto, l’organo comune agisce in rappresentanza degli
imprenditori, anche individuali, partecipanti al contratto,
nelle procedure di programmazione negoziata con le
pubbliche amministrazioni, nelle procedure inerenti ad
interventi di garanzia per l’accesso al credito e in quelle
inerenti allo sviluppo del sistema imprenditoriale nei
processi di internazionalizzazione e di innovazione
previsti dall’ordinamento nonche’ all’utilizzazione di
strumenti di promozione e tutela dei prodotti e marchi di
qualita’ o di cui sia adeguatamente garantita la genuinita’
della provenienza;
f) le regole per l’assunzione delle decisioni dei
partecipanti su ogni materia o aspetto di interesse comune
che non rientri, quando e’ stato istituito un organo
comune, nei poteri di gestione conferiti a tale organo,
nonche’, se il contratto prevede la modificabilita’ a
maggioranza del programma di rete, le regole relative alle
modalita’ di assunzione delle decisioni di modifica del
programma medesimo.».
2-ter. Il comma 4-quater dell’ articolo 3 del
decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con
modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009 n. 33, e’
sostituito dal seguente:
«4-quater. Il contratto di rete e’ soggetto a
iscrizione nella sezione del registro delle imprese presso
cui e’ iscritto ciascun partecipante e l’efficacia del
contratto inizia a decorrere da quando e’ stata eseguita
l’ultima delle iscrizioni prescritte a carico di tutti
coloro che ne sono stati sottoscrittori originari».
2-quater. Fino al periodo d’imposta in corso al 31
dicembre 2012, una quota degli utili dell’esercizio
destinati dalle imprese che sottoscrivono o aderiscono a un
contratto di rete ai sensi dell’ articolo 3, commi 4-er e
seguenti, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5,
convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009,
n. 33, e successive modificazioni, al fondo patrimoniale
comune o al patrimonio destinato all’affare per realizzare
entro l’esercizio successivo gli investimenti previsti dal
programma comune di rete, preventivamente asseverato da
organismi espressione dell’associazionismo imprenditoriale
muniti dei requisiti previsti con decreto del Ministro
dell’economia e delle finanze, ovvero, in via sussidiaria,
da organismi pubblici individuati con il medesimo decreto,
se accantonati ad apposita riserva, concorrono alla
formazione del reddito nell’esercizio in cui la riserva e’
utilizzata per scopi diversi dalla copertura di perdite di
esercizio ovvero in cui viene meno l’adesione al contratto
di rete. L’asseverazione e’ rilasciata previo riscontro
della sussistenza nel caso specifico degli elementi propri
del contratto di rete e dei relativi requisiti di
partecipazione in capo alle imprese che lo hanno
sottoscritto. L’Agenzia delle entrate, avvalendosi dei
poteri di cui al titolo IV del decreto del Presidente della
Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, vigila sui contratti
di rete e sulla realizzazione degli investimenti che hanno
dato accesso all’agevolazione, revocando i benefici
indebitamente fruiti. L’importo che non concorre alla
formazione del reddito d’impresa non puo’, comunque,
superare il limite di euro 1.000.000. Gli utili destinati
al fondo patrimoniale comune o al patrimonio destinato
all’affare trovano espressione in bilancio in una
corrispondente riserva, di cui viene data informazione in
nota integrativa, e sono vincolati alla realizzazione degli
investimenti previsti dal programma comune di rete.
2-quinquies. L’agevolazione di cui al comma 2-quater
puo’ essere fruita, nel limite complessivo di 20 milioni di
euro per l’anno 2011 e di 14 milioni di euro per ciascuno
degli anni 2012 e 2013, esclusivamente in sede di
versamento del saldo delle imposte sui redditi dovute per
il periodo di imposta relativo all’esercizio cui si
riferiscono gli utili destinati al fondo patrimoniale
comune o al patrimonio destinato all’affare; per il periodo
di imposta successivo l’acconto delle imposte dirette e’
calcolato assumendo come imposta del periodo precedente
quella che si sarebbe applicata in assenza delle
disposizioni di cui al comma 2-quater. All’onere derivante
dal presente comma si provvede quanto a 2 milioni di euro
per l’anno 2011 mediante utilizzo di quota delle maggiori
entrate derivanti dall’articolo 32, quanto a 18 milioni di
euro per l’anno 2011 e a 14 milioni di euro per l’anno 2013
mediante utilizzo di quota delle maggiori entrate derivanti
dall’articolo 38, commi 13-bis e seguenti, e quanto a 14
milioni di euro per l’anno 2012 mediante corrispondente
riduzione del Fondo di cui all’ articolo 10, comma 5, del
decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con
modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.
2-sexies. Con provvedimento del direttore dell’Agenzia
delle entrate, da adottare entro novanta giorni dalla data
di entrata in vigore della legge di conversione del
presente decreto, sono stabiliti criteri e modalita’ di
attuazione dell’agevolazione di cui al comma 2-quater,
anche al fine di assicurare il rispetto del limite
complessivo previsto dal comma 2-quinquies.
2-septies. L’agevolazione di cui al comma 2-quater e’
subordinata all’autorizzazione della Commissione europea,
con le procedure previste dall’ articolo 108, paragrafo 3,
del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.».

Capo II RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI

Art. 6

Procedure di valutazione

1. Lo Stato, le regioni, gli enti locali e gli enti pubblici sono
tenuti a valutare l’impatto delle iniziative legislative e
regolamentari, anche di natura fiscale, sulle imprese, prima della
loro adozione, attraverso:
a) l’integrazione dei risultati delle valutazioni nella
formulazione delle proposte;
b) l’effettiva applicazione della disciplina di cui all’articolo
14, commi 1 e 4, della legge 28 novembre 2005, n. 246, relativa
all’analisi dell’impatto della regolamentazione (AIR) e alla verifica
dell’impatto della regolamentazione (VIR);
c) l’applicazione dei criteri di proporzionalita’ e, qualora possa
determinarsi un pregiudizio eccessivo per le imprese, di gradualita’
in occasione dell’introduzione di nuovi adempimenti e oneri a carico
delle imprese, tenendo conto delle loro dimensioni, del numero di
addetti e del settore merceologico di attivita’.
2. All’articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246, sono
apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Nella
individuazione e comparazione delle opzioni le amministrazioni
competenti tengono conto della necessita’ di assicurare il corretto
funzionamento concorrenziale del mercato e la tutela delle liberta’
individuali.»;
b) al comma 5, la lettera a) e’ sostituita dalla seguente:
«a) i criteri generali e le procedure dell’AIR, da concludere
con apposita relazione, nonche’ le relative fasi di consultazione»;
c) dopo il comma 5, e’ inserito il seguente:
«5-bis. La relazione AIR di cui al comma 5, lettera a), da’
conto, tra l’altro, in apposite sezioni, della valutazione
dell’impatto sulle piccole e medie imprese e degli oneri informativi
e dei relativi costi amministrativi, introdotti o eliminati a carico
di cittadini e imprese. Per onere informativo si intende qualunque
adempimento comportante raccolta, elaborazione, trasmissione,
conservazione e produzione di informazioni e documenti alla pubblica
amministrazione».
3. I criteri per l’effettuazione della stima dei costi
amministrativi di cui al comma 5-bis dell’articolo 14 della legge 28
novembre 2005, n. 246, introdotto dal comma 2 del presente articolo,
sono stabiliti, entro centoventi giorni dalla data di entrata in
vigore della presente legge, con decreto del Presidente del Consiglio
dei ministri, su proposta del Ministro per la pubblica
amministrazione e l’innovazione e del Ministro per la semplificazione
normativa, tenuto conto delle attivita’ svolte ai sensi dell’articolo
25 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con
modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.
4. Le regioni e gli enti locali, nell’ambito della propria
autonomia organizzativa e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza
pubblica, individuano l’ufficio responsabile del coordinamento delle
attivita’ di cui al comma 1. Nel caso non sia possibile impiegare
risorse interne o di altri soggetti pubblici, le amministrazioni
possono avvalersi del sistema delle camere di commercio, nel rispetto
della normativa vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per
la finanza pubblica.
5. I soggetti di cui al comma 1 prevedono e regolamentano il
ricorso alla consultazione delle organizzazioni maggiormente
rappresentative delle imprese prima dell’approvazione di una proposta
legislativa, regolamentare o amministrativa, anche di natura fiscale,
destinata ad avere conseguenze sulle imprese, fatto salvo quanto
disposto ai sensi dell’articolo 14, comma 5, lettera a), della legge
28 novembre 2005, n. 246, come sostituita dal comma 2 del presente
articolo.
6. Le disposizioni che prevedono l’obbligo per le pubbliche
amministrazioni, di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, di
pubblicare sui propri siti istituzionali, per ciascun procedimento
amministrativo ad istanza di parte rientrante nelle proprie
competenze, l’elenco degli atti e documenti che l’istante ha l’onere
di produrre a corredo dell’istanza si applicano anche agli atti o
documenti la cui produzione a corredo dell’istanza e’ prevista da
norme di legge, regolamenti o atti pubblicati nella Gazzetta
Ufficiale.

Note all’art. 6:
– Il testo dell’articolo 14 della legge 28 novembre
2005, n. 246 (Semplificazione e riassetto normativo per
l’anno 2005), come modificato dalla presente legge, e’ il
seguente:
«Art. 14. (Semplificazione della legislazione). – 1.
L’analisi dell’impatto della regolamentazione (AIR)
consiste nella valutazione preventiva degli effetti di
ipotesi di intervento normativo ricadenti sulle attivita’
dei cittadini e delle imprese e sull’organizzazione e sul
funzionamento delle pubbliche amministrazioni, mediante
comparazione di opzioni alternative. Nella individuazione e
comparazione delle opzioni le amministrazioni competenti
tengono conto della necessita’ di assicurare il corretto
funzionamento concorrenziale del mercato e la tutela delle
liberta’ individuali.
2. L’AIR costituisce un supporto alle decisioni
dell’organo politico di vertice dell’amministrazione in
ordine all’opportunita’ dell’intervento normativo.
3. L’elaborazione degli schemi di atti normativi del
Governo e’ sottoposta all’AIR, salvo i casi di esclusione
previsti dai decreti di cui al comma 5 e i casi di
esenzione di cui al comma 8.
4. La verifica dell’impatto della regolamentazione
(VIR) consiste nella valutazione, anche periodica, del
raggiungimento delle finalita’ e nella stima dei costi e
degli effetti prodotti da atti normativi sulle attivita’
dei cittadini e delle imprese e sull’organizzazione e sul
funzionamento delle pubbliche amministrazioni. La VIR e’
applicata dopo il primo biennio dalla data di entrata in
vigore della legge oggetto di valutazione. Successivamente
essa e’ effettuata periodicamente a scadenze biennali.
5. Con decreti del Presidente del Consiglio dei
ministri, adottati ai sensi dell’articolo 17, comma 3,
della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono definiti entro
centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge:
a) i criteri generali e le procedure dell’AIR, da
concludere con apposita relazione, nonche’ le relative fasi
di consultazione;
b) le tipologie sostanziali, i casi e le modalita’ di
esclusione dell’AIR;
c) i criteri generali e le procedure, nonche’
l’individuazione dei casi di effettuazione della VIR;
d) i criteri ed i contenuti generali della relazione al
Parlamento di cui al comma 10.
5-bis. La relazione AIR di cui al comma 5, lettera a),
da’ conto, tra l’altro, in apposite sezioni, della
valutazione dell’impatto sulle piccole e medie imprese e
degli oneri informativi e dei relativi costi
amministrativi, introdotti o eliminati a carico di
cittadini e imprese. Per onere informativo si intende
qualunque adempimento comportante raccolta, elaborazione,
trasmissione, conservazione e produzione di informazioni e
documenti alla pubblica amministrazione.
6. I metodi di analisi e i modelli di AIR, nonche’ i
metodi relativi alla VIR, sono adottati con direttive del
Presidente del Consiglio dei ministri e sono sottoposti a
revisione, con cadenza non superiore al triennio.
7. L’amministrazione competente a presentare
l’iniziativa normativa provvede all’AIR e comunica al
Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi (DAGL)
della Presidenza del Consiglio dei ministri i risultati
dell’AIR.
8. Il DAGL assicura il coordinamento delle
amministrazioni in materia di AIR e di VIR. Il DAGL, su
motivata richiesta dell’amministrazione interessata, puo’
consentire l’eventuale esenzione dall’AIR.
9. Le amministrazioni, nell’ambito della propria
autonomia organizzativa e senza oneri aggiuntivi,
individuano l’ufficio responsabile del coordinamento delle
attivita’ connesse all’effettuazione dell’AIR e della VIR
di rispettiva competenza. Nel caso non sia possibile
impiegare risorse interne o di altri soggetti pubblici, le
amministrazioni possono avvalersi di esperti o di societa’
di ricerca specializzate, nel rispetto della normativa
vigente e, comunque, nei limiti delle disponibilita’
finanziarie.
10. Entro il 31 marzo di ogni anno, le amministrazioni
comunicano al DAGL i dati e gli elementi informativi
necessari per la presentazione al Parlamento, entro il 30
aprile, della relazione annuale del Presidente del
Consiglio dei ministri sullo stato di applicazione
dell’AIR.
11. E’ abrogato l’articolo 5, comma 1, della legge 8
marzo 1999, n. 50.
12. Al fine di procedere all’attivita’ di riordino
normativo prevista dalla legislazione vigente, il Governo,
avvalendosi dei risultati dell’attivita’ di cui
all’articolo 107 della legge 23 dicembre 2000, n. 388,
entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore
della presente legge, individua le disposizioni legislative
statali vigenti, evidenziando le incongruenze e le
antinomie normative relative ai diversi settori
legislativi, e trasmette al Parlamento una relazione
finale.
13. Le somme non utilizzate relative all’anno 2005 del
fondo destinato al finanziamento di iniziative volte a
promuovere l’informatizzazione e la classificazione della
normativa vigente, di cui all’articolo 107 della legge 23
dicembre 2000, n. 388, possono essere versate all’entrata
del bilancio dello Stato, per essere successivamente
riassegnate alle pertinenti unita’ previsionali di base
dello stato di previsione del Ministero della giustizia, al
fine di finanziare i progetti approvati dal Comitato guida,
costituito con decreto del Presidente del Consiglio dei
ministri 24 gennaio 2003, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 35 del 12 febbraio 2003.
14. Entro ventiquattro mesi dalla scadenza del termine
di cui al comma 12, il Governo e’ delegato ad adottare, con
le modalita’ di cui all’articolo 20 della legge 15 marzo
1997, n. 59, e successive modificazioni, decreti
legislativi che individuano le disposizioni legislative
statali, pubblicate anteriormente al 1° gennaio 1970, anche
se modificate con provvedimenti successivi, delle quali si
ritiene indispensabile la permanenza in vigore, secondo i
seguenti principi e criteri direttivi:
a) esclusione delle disposizioni oggetto di abrogazione
tacita o implicita;
b) esclusione delle disposizioni che abbiano esaurito
la loro funzione o siano prive di effettivo contenuto
normativo o siano comunque obsolete;
c) identificazione delle disposizioni la cui
abrogazione comporterebbe lesione dei diritti
costituzionali;
d) identificazione delle disposizioni indispensabili
per la regolamentazione di ciascun settore, anche
utilizzando a tal fine le procedure di analisi e verifica
dell’impatto della regolazione;
e) organizzazione delle disposizioni da mantenere in
vigore per settori omogenei o per materie, secondo il
contenuto precettivo di ciascuna di esse;
f) garanzia della coerenza giuridica, logica e
sistematica della normativa;
g) identificazione delle disposizioni la cui
abrogazione comporterebbe effetti anche indiretti sulla
finanza pubblica;
h) identificazione delle disposizioni contenute nei
decreti ricognitivi, emanati ai sensi dell’articolo 1,
comma 4, della legge 5 giugno 2003, n. 131, aventi per
oggetto i principi fondamentali della legislazione dello
Stato nelle materie previste dall’articolo 117, terzo
comma, della Costituzione.
14-bis. Nelle materie appartenenti alla legislazione
regionale, le disposizioni normative statali, che restano
in vigore ai sensi dell’articolo 1, comma 2, della legge 5
giugno 2003, n. 131, continuano ad applicarsi, in ciascuna
regione, fino alla data di entrata in vigore delle relative
disposizioni regionali.
14-ter. Fatto salvo quanto stabilito dal comma 17,
decorso un anno dalla scadenza del termine di cui al comma
14, ovvero del maggior termine previsto dall’ultimo periodo
del comma 22, tutte le disposizioni legislative statali non
comprese nei decreti legislativi di cui al comma 14, anche
se modificate con provvedimenti successivi, sono abrogate.
14-quater. Il Governo e’ altresi’ delegato ad adottare,
entro il termine di cui al comma 14-ter, uno o piu’ decreti
legislativi recanti l’abrogazione espressa, con la medesima
decorrenza prevista dal comma 14-ter, di disposizioni
legislative statali ricadenti fra quelle di cui alle
lettere a) e b) del comma 14, anche se pubblicate
successivamente al 1° gennaio 1970.
15. I decreti legislativi di cui al comma 14 provvedono
altresi’ alla semplificazione o al riassetto della materia
che ne e’ oggetto, nel rispetto dei principi e criteri
direttivi di cui all’articolo 20 della legge 15 marzo 1997,
n. 59, e successive modificazioni, anche al fine di
armonizzare le disposizioni mantenute in vigore con quelle
pubblicate successivamente alla data del 1° gennaio 1970.
16.
17. Rimangono in vigore:
a) le disposizioni contenute nel codice civile, nel
codice penale, nel codice di procedura civile, nel codice
di procedura penale, nel codice della navigazione, comprese
le disposizioni preliminari e di attuazione, e in ogni
altro testo normativo che rechi nell’epigrafe la
denominazione codice ovvero testo unico;
b) le disposizioni che disciplinano l’ordinamento degli
organi costituzionali e degli organi aventi rilevanza
costituzionale, nonche’ le disposizioni relative
all’ordinamento delle magistrature e dell’Avvocatura dello
Stato e al riparto della giurisdizione;
c) le disposizioni tributarie e di bilancio e quelle
concernenti le reti di acquisizione del gettito, anche
derivante dal gioco;
d) le disposizioni che costituiscono adempimenti
imposti dalla normativa comunitaria e quelle occorrenti per
la ratifica e l’esecuzione di trattati internazionali;
e) le disposizioni in materia previdenziale e
assistenziale.
18. Entro due anni dalla data di entrata in vigore dei
decreti legislativi di cui al comma 14, possono essere
emanate, con uno o piu’ decreti legislativi, disposizioni
integrative, di riassetto o correttive, esclusivamente nel
rispetto dei principi e criteri direttivi di cui al comma
15 e previo parere della Commissione di cui al comma 19.
18-bis. Entro un anno dalla data di entrata in vigore
dei decreti legislativi di riassetto di cui al comma 18,
nel rispetto degli stessi principi e criteri direttivi,
possono essere emanate, con uno o piu’ decreti legislativi,
disposizioni integrative o correttive dei medesimi decreti
legislativi.
19. E’ istituita la “Commissione parlamentare per la
semplificazione”, di seguito denominata “Commissione”
composta da venti senatori e venti deputati, nominati
rispettivamente dal Presidente del Senato della Repubblica
e dal Presidente della Camera dei deputati nel rispetto
della proporzione esistente tra i gruppi parlamentari, su
designazione dei gruppi medesimi. La Commissione elegge tra
i propri componenti un presidente, due vicepresidenti e due
segretari che insieme con il presidente formano l’Ufficio
di presidenza. La Commissione si riunisce per la sua prima
seduta entro venti giorni dalla nomina dei suoi componenti,
per l’elezione dell’Ufficio di presidenza.
20. Alle spese necessarie per il funzionamento della
Commissione si provvede, in parti uguali, a carico dei
bilanci interni di ciascuna delle due Camere.
21. La Commissione:
a) esprime il parere sugli schemi dei decreti
legislativi di cui ai commi 14, 14-quater, 15, 18 e 18-bis;
b) verifica periodicamente lo stato di attuazione del
procedimento per l’abrogazione generalizzata di norme di
cui al comma 14-ter e ne riferisce ogni sei mesi alle
Camere;
c) esercita i compiti di cui all’articolo 5, comma 4,
della legge 15 marzo 1997, n. 59.
22. Per l’acquisizione del parere, gli schemi dei
decreti legislativi di cui ai commi 14, 14-quater, 15, 18 e
18-bis sono trasmessi alla Commissione, che si pronuncia
entro trenta giorni. Il Governo, ove ritenga di non
accogliere, in tutto o in parte, le eventuali condizioni
poste, ritrasmette il testo, con le proprie osservazioni e
con le eventuali modificazioni, alla Commissione per il
parere definitivo, da rendere nel termine di trenta giorni.
Se il termine previsto per il parere della Commissione cade
nei trenta giorni che precedono la scadenza di uno dei
termini previsti dai commi 14, 14-quater, 15, 18 e 18-bis,
la scadenza medesima e’ prorogata di novanta giorni.
23. La Commissione puo’ chiedere una sola volta ai
Presidenti delle Camere una proroga di venti giorni per
l’adozione del parere, qualora cio’ si renda necessario per
la complessita’ della materia o per il numero di schemi
trasmessi nello stesso periodo all’esame della Commissione.
Trascorso il termine, eventualmente prorogato, senza che la
Commissione abbia espresso il parere, i decreti legislativi
possono essere comunque emanati. Nel computo dei termini
non viene considerato il periodo di sospensione estiva e
quello di fine anno dei lavori parlamentari.
24. La Commissione esercita i compiti di cui al comma
21, lettera c), a decorrere dall’inizio della legislatura
successiva alla data di entrata in vigore della presente
legge. Dallo stesso termine cessano gli effetti
dell’articolo 5, commi 1, 2 e 3, della legge 15 marzo 1997,
n. 59.».
– Il testo dell’ articolo 25 del decreto-legge 25
giugno 2008, n. 112 ( Disposizioni urgenti per lo sviluppo
economico, la semplificazione, la competitivita’, la
stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione
tributaria, convertito, con modificazioni, dalla legge 6
agosto 2008, n. 133), e’ il seguente:
«Art. 25. (Taglia – oneri amministrativi). – 1. Entro
sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, su proposta del Ministro per la pubblica
amministrazione e l’innovazione e del Ministro per la
semplificazione normativa, e’ approvato un programma per la
misurazione degli oneri amministrativi derivanti da
obblighi informativi nelle materie affidate alla competenza
dello Stato, con l’obiettivo di giungere, entro il 31
dicembre 2012, alla riduzione di tali oneri per una quota
complessiva del 25%, come stabilito in sede europea. Per la
riduzione relativa alle materie di competenza regionale, si
provvede ai sensi dell’articolo 20-ter della legge 15 marzo
1997, n. 59, e dei successivi accordi attuativi.
2. In attuazione del programma di cui al comma 1, il
Dipartimento della funzione pubblica coordina le attivita’
di misurazione in raccordo con l’Unita’ per la
semplificazione e la qualita’ della regolazione e le
amministrazioni interessate per materia.
3. Ciascun Ministro, di concerto con il Ministro per la
pubblica amministrazione e l’innovazione e con il Ministro
per la semplificazione normativa, adotta il piano di
riduzione degli oneri amministrativi relativo alle materie
affidate alla competenza di ciascun Ministro, che definisce
le misure normative, organizzative e tecnologiche
finalizzate al raggiungimento dell’obiettivo di cui al
comma 1, assegnando i relativi programmi ed obiettivi ai
dirigenti titolari dei centri di responsabilita’
amministrativa. I piani confluiscono nel piano d’azione per
la semplificazione e la qualita’ della regolazione di cui
al comma 2 dell’articolo 1 del decreto-legge 10 gennaio
2006, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 9
marzo 2006, n. 80, che assicura la coerenza generale del
processo nonche’ il raggiungimento dell’obiettivo finale di
cui al comma 1. Le regioni, le province e i comuni
adottano, nell’ambito della propria competenza, sulla base
delle attivita’ di misurazione, programmi di interventi a
carattere normativo, amministrativo e organizzativo volti
alla progressiva riduzione degli oneri amministrativi. Per
il coordinamento delle metodologie della misurazione e
della riduzione degli oneri, e’ istituito presso la
Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive
modificazioni, senza nuovi o maggiori oneri a carico della
finanza pubblica, un Comitato paritetico formato da sei
membri designati, rispettivamente, due dal Ministro per la
pubblica amministrazione e l’innovazione, due dal Ministro
per la semplificazione normativa, due dal Ministro per i
rapporti con le regioni e per la coesione territoriale, e
da sei membri designati dalla citata Conferenza unificata,
rispettivamente, tre tra i rappresentanti delle regioni,
uno tra i rappresentanti delle province e due tra quelli
dei comuni. Per la partecipazione al Comitato paritetico
non sono previsti compensi o rimborsi di spese. I risultati
della misurazione di cui al comma 15 sono comunicati alle
Camere e ai Ministri per la pubblica amministrazione e
l’innovazione e per la semplificazione normativa.
4. Con decreto del Ministro per la pubblica
amministrazione e l’innovazione e del Ministro per la
semplificazione normativa, si provvede a definire le linee
guida per la predisposizione dei piani di cui al comma 3 e
delle forme di verifica dell’effettivo raggiungimento dei
risultati, anche utilizzando strumenti di consultazione
pubblica delle categorie e dei soggetti interessati.
5. Sulla base degli esiti della misurazione di ogni
materia, congiuntamente ai piani di cui al comma 3, e
comunque entro il 30 settembre 2012, il Governo e’ delegato
ad adottare uno o piu’ regolamenti ai sensi dell’articolo
17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su
proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e
l’innovazione e del Ministro per la semplificazione
normativa, di concerto con il Ministro o i Ministri
competenti, contenenti gli interventi normativi volti a
ridurre gli oneri amministrativi gravanti sulle imprese e
sui cittadini nei settori misurati e a semplificare e
riordinare la relativa disciplina. Tali interventi
confluiscono nel processo di riassetto di cui all’articolo
20 della legge 15 marzo 1997, n. 59.
6. Degli stati di avanzamento e dei risultati raggiunti
con le attivita’ di misurazione e riduzione degli oneri
amministrativi gravanti sulle imprese e’ data tempestiva
notizia sul sito web del Ministro per la pubblica
amministrazione e l’innovazione, del Ministro per la
semplificazione normativa e dei Ministeri e degli enti
pubblici statali interessati.
7. Del raggiungimento dei risultati indicati nei
singoli piani ministeriali di semplificazione si tiene
conto nella valutazione dei dirigenti responsabili.».
– Il testo dell’articolo 1, comma 2, del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, (Norme generali
sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle
amministrazioni pubbliche ), e’ il seguente :
«Art. 1.(Finalita’ ed ambito di applicazione). – (Art.
1 del D.Lgs. n. 29 del 1993, come modificato dall’art. 1
del D.Lgs. n. 80 del 1998)
(Omissis).
2. Per amministrazioni pubbliche si intendono tutte le
amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e
scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative,
le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento
autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunita’
montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni
universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le
Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e
loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici
nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le
aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale,
l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche
amministrazioni (ARAN) e le Agenzie di cui al decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 300. Fino alla revisione
organica della disciplina di settore, le disposizioni di
cui al presente decreto continuano ad applicarsi anche al
CONI.».

Capo II RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI

Art. 7

Riduzione e trasparenza degli adempimenti amministrativi a carico di
cittadini e imprese

1. Allo scopo di ridurre gli oneri informativi gravanti su
cittadini e imprese, i regolamenti ministeriali o interministeriali,
nonche’ i provvedimenti amministrativi a carattere generale adottati
dalle amministrazioni dello Stato al fine di regolare l’esercizio di
poteri autorizzatori, concessori o certificatori, nonche’ l’accesso
ai servizi pubblici ovvero la concessione di benefici devono recare
in allegato l’elenco di tutti gli oneri informativi gravanti sui
cittadini e sulle imprese introdotti o eliminati con gli atti
medesimi. Per onere informativo si intende qualunque adempimento che
comporti la raccolta, l’elaborazione, la trasmissione, la
conservazione e la produzione di informazioni e documenti alla
pubblica amministrazione.
2. Gli atti di cui al comma 1, anche se pubblicati nella Gazzetta
Ufficiale, sono pubblicati nei siti istituzionali di ciascuna
amministrazione secondo i criteri e le modalita’ definiti con
apposito regolamento da emanare con decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la pubblica
amministrazione e l’innovazione, entro novanta giorni dalla data di
entrata in vigore della presente legge.
3. Il Dipartimento della funzione pubblica predispone, entro il 31
marzo di ciascun anno, una relazione annuale sullo stato di
attuazione delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2, valuta il loro
impatto in termini di semplificazione e riduzione degli adempimenti
amministrativi per i cittadini e le imprese, anche utilizzando
strumenti di consultazione delle categorie e dei soggetti
interessati, e la trasmette al Parlamento.
4. Con il regolamento di cui al comma 2, ai fini della valutazione
degli eventuali profili di responsabilita’ dei dirigenti preposti
agli uffici interessati, sono individuate le modalita’ di
presentazione dei reclami da parte dei cittadini e delle imprese per
la mancata applicazione delle disposizioni del presente articolo.

Capo II RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI

Art. 8

Compensazione degli oneri regolatori, informativi e amministrativi

1. Negli atti normativi e nei provvedimenti amministrativi a
carattere generale che regolano l’esercizio di poteri autorizzatori,
concessori o certificatori, nonche’ l’accesso ai servizi pubblici o
la concessione di benefici, non possono essere introdotti nuovi oneri
regolatori, informativi o amministrativi a carico di cittadini,
imprese e altri soggetti privati senza contestualmente ridurne o
eliminarne altri, per un pari importo stimato, con riferimento al
medesimo arco temporale.
2. Per la finalita’ di cui al comma 1, fermo restando quanto
previsto dall’articolo 14, commi da 1 a 11, della legge 28 novembre
2005, n. 246, e’ obbligatoria una specifica valutazione preventiva
degli oneri previsti dagli schemi di provvedimenti normativi e
amministrativi. La suddetta valutazione deve, altresi’, individuare
altri oneri regolatori, informativi o amministrativi previsti dalle
norme gia’ in vigore, da ridurre o eliminare allo scopo di garantire
l’invarianza degli oneri sui privati connessi alle nuove norme o
prescrizioni.

Note all’art. 8:
– Per il testo dell’articolo 14, commi da 1 a 11, della
citata legge n. 246 del 2005, si veda nelle note
all’articolo 6.

Capo II RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI

Art. 9

Rapporti con la pubblica amministrazione e modifica dell’articolo
2630 del codice civile

1. Le pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive
modificazioni, informano i rapporti con le imprese ai principi di
trasparenza, di buona fede e di effettivita’ dell’accesso ai
documenti amministrativi, alle informazioni e ai servizi svolgendo
l’attivita’ amministrativa secondo criteri di economicita’, di
efficacia, di efficienza, di tempestivita’, di imparzialita’, di
uniformita’ di trattamento, di proporzionalita’ e di pubblicita’,
riducendo o eliminando, ove possibile, gli oneri meramente formali e
burocratici relativi all’avvio dell’attivita’ imprenditoriale e
all’instaurazione dei rapporti di lavoro nel settore privato, nonche’
gli obblighi e gli adempimenti non sostanziali a carico dei
lavoratori e delle imprese.
2. Le pubbliche amministrazioni di cui al comma 1 garantiscono,
attraverso le camere di commercio, la pubblicazione e l’aggiornamento
delle norme e dei requisiti minimi per l’esercizio di ciascuna
tipologia di attivita’ d’impresa. A questo fine, le medesime
amministrazioni comunicano alle camere di commercio, entro il 31
dicembre di ogni anno, l’elenco delle norme e dei requisiti minimi
per l’esercizio di ciascuna tipologia di attivita’ d’impresa.
3. All’articolo 10-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241, e’
aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Non possono essere addotti
tra i motivi che ostano all’accoglimento della domanda inadempienze o
ritardi attribuibili all’amministrazione».
4. Fermo restando quanto previsto dal comma 1 dell’articolo 19
della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, le
certificazioni relative all’impresa devono essere comunicate dalla
stessa al registro delle imprese di cui all’articolo 8 della legge 29
dicembre 1993, n. 580, e successive modificazioni, anche per il
tramite delle agenzie per le imprese di cui all’articolo 38, comma 3,
lettera c), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con
modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e sono inserite
dalle camere di commercio nel repertorio economico amministrativo
(REA). Alle pubbliche amministrazioni di cui al comma 1 del presente
articolo, alle quali le imprese comunicano il proprio codice di
iscrizione nel registro delle imprese, e’ garantito l’accesso
telematico gratuito al registro delle imprese. Le pubbliche
amministrazioni di cui al comma 1 non possono richiedere alle imprese
copie di documentazione gia’ presente nello stesso registro.
5. Al fine di rendere piu’ equo il sistema delle sanzioni cui sono
sottoposte le imprese relativamente alle denunce, alle comunicazioni
e ai depositi da effettuarsi presso il registro delle imprese tenuto
dalle camere di commercio, l’articolo 2630 del codice civile e’
sostituito dal seguente:
«Art. 2630. – (Omessa esecuzione di denunce, comunicazioni e
depositi). – Chiunque, essendovi tenuto per legge a causa delle
funzioni rivestite in una societa’ o in un consorzio, omette di
eseguire, nei termini prescritti, denunce, comunicazioni o depositi
presso il registro delle imprese, ovvero omette di fornire negli
atti, nella corrispondenza e nella rete telematica le informazioni
prescritte dall’articolo 2250, primo, secondo, terzo e quarto comma,
e’ punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 103 euro a
1.032 euro. Se la denuncia, la comunicazione o il deposito avvengono
nei trenta giorni successivi alla scadenza dei termini prescritti, la
sanzione amministrativa pecuniaria e’ ridotta ad un terzo.
Se si tratta di omesso deposito dei bilanci, la sanzione
amministrativa pecuniaria e’ aumentata di un terzo».

Note all’art. 9:
– Per il testo dell’articolo 1, comma 2, del citato
decreto legislativo n. 165 del 2001, si veda nelle note
all’articolo 6.
– Il testo dell’articolo 10-bis della legge 7 agosto
1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento
amministrativo e di diritto di accesso ai documenti
amministrativi ), come modificato dalla presente legge, e’
il seguente :
«Art. 10-bis. (Comunicazione dei motivi ostativi
all’accoglimento dell’istanza). – 1. Nei procedimenti ad
istanza di parte il responsabile del procedimento o
l’autorita’ competente, prima della formale adozione di un
provvedimento negativo, comunica tempestivamente agli
istanti i motivi che ostano all’accoglimento della domanda.
Entro il termine di dieci giorni dal ricevimento della
comunicazione, gli istanti hanno il diritto di presentare
per iscritto le loro osservazioni, eventualmente corredate
da documenti. La comunicazione di cui al primo periodo
interrompe i termini per concludere il procedimento che
iniziano nuovamente a decorrere dalla data di presentazione
delle osservazioni o, in mancanza, dalla scadenza del
termine di cui al secondo periodo. Dell’eventuale mancato
accoglimento di tali osservazioni e’ data ragione nella
motivazione del provvedimento finale. Le disposizioni di
cui al presente articolo non si applicano alle procedure
concorsuali e ai procedimenti in materia previdenziale e
assistenziale sorti a seguito di istanza di parte e gestiti
dagli enti previdenziali. Non possono essere addotti tra i
motivi che ostano all’accoglimento della domanda
inadempienze o ritardi attribuibili all’amministrazione.».
– Il testo dell’articolo 19, comma 1, della citata
legge n. 241 del 1990 e’ il seguente:
«Art. 19. (Segnalazione certificata di inizio attivita’
– Scia). – 1. Ogni atto di autorizzazione, licenza,
concessione non costitutiva, permesso o nulla osta comunque
denominato, comprese le domande per le iscrizioni in albi o
ruoli richieste per l’esercizio di attivita’
imprenditoriale, commerciale o artigianale il cui rilascio
dipenda esclusivamente dall’accertamento di requisiti e
presupposti richiesti dalla legge o da atti amministrativi
a contenuto generale, e non sia previsto alcun limite o
contingente complessivo o specifici strumenti di
programmazione settoriale per il rilascio degli atti
stessi, e’ sostituito da una segnalazione dell’interessato,
con la sola esclusione dei casi in cui sussistano vincoli
ambientali, paesaggistici o culturali e degli atti
rilasciati dalle amministrazioni preposte alla difesa
nazionale, alla pubblica sicurezza, all’immigrazione,
all’asilo, alla cittadinanza, all’amministrazione della
giustizia, all’amministrazione delle finanze, ivi compresi
gli atti concernenti le reti di acquisizione del gettito,
anche derivante dal gioco, nonche’ di quelli previsti dalla
normativa per le costruzioni in zone sismiche e di quelli
imposti dalla normativa comunitaria. La segnalazione e’
corredata dalle dichiarazioni sostitutive di certificazioni
e dell’atto di notorieta’ per quanto riguarda tutti gli
stati, le qualita’ personali e i fatti previsti negli
articoli 46 e 47 del testo unico di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445,
nonche’ dalle attestazioni e asseverazioni di tecnici
abilitati, ovvero dalle dichiarazioni di conformita’ da
parte dell’Agenzia delle imprese di cui all’ articolo 38,
comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008,
n. 133, relative alla sussistenza dei requisiti e dei
presupposti di cui al primo periodo; tali attestazioni e
asseverazioni sono corredate dagli elaborati tecnici
necessari per consentire le verifiche di competenza
dell’amministrazione. Nei casi in cui la legge prevede
l’acquisizione di pareri di organi o enti appositi, ovvero
l’esecuzione di verifiche preventive, essi sono comunque
sostituiti dalle autocertificazioni, attestazioni e
asseverazioni o certificazioni di cui al presente comma,
salve le verifiche successive degli organi e delle
amministrazioni competenti. La segnalazione, corredata
delle dichiarazioni, attestazioni e asseverazioni nonche’
dei relativi elaborati tecnici, puo’ essere presentata
mediante posta raccomandata con avviso di ricevimento, ad
eccezione dei procedimenti per cui e’ previsto l’utilizzo
esclusivo della modalita’ telematica; in tal caso la
segnalazione si considera presentata al momento della
ricezione da parte dell’amministrazione.».
– Il testo dell’articolo 8 della legge 29 dicembre
1993, n. 580 (Riordinamento delle camere di commercio,
industria, artigianato e agricoltura ), e’ il seguente:
«Art. 8. (Registro delle imprese). – 1. E’ istituito
presso la camera di commercio l’ufficio del registro delle
imprese di cui all’articolo 2188 del codice civile.
2. Al fine di garantire condizioni di uniformita’
informativa su tutto il territorio nazionale e fatte salve
le disposizioni legislative e regolamentari in materia,
nonche’ gli atti amministrativi generali da esse previsti,
il Ministero dello sviluppo economico, d’intesa con il
Ministero della giustizia, sentita l’Unioncamere, emana
direttive sulla tenuta del registro.
3. L’ufficio provvede alla tenuta del registro delle
imprese in conformita’ agli articoli 2188, e seguenti, del
codice civile, nonche’ alle disposizioni della presente
legge e al regolamento di cui al comma 6 del presente
articolo, sotto la vigilanza di un giudice delegato dal
presidente del tribunale del capoluogo di provincia.
4. L’ufficio e’ retto da un conservatore nominato dalla
giunta nella persona del segretario generale ovvero di un
dirigente della camera di commercio. L’atto di nomina del
conservatore e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.
5. L’iscrizione nelle sezioni speciali ha funzione di
certificazione anagrafica di pubblicita’ notizia, oltre
agli effetti previsti dalle leggi speciali.
6. La predisposizione, la tenuta, la conservazione e la
gestione, secondo tecniche informatiche, del registro delle
imprese ed il funzionamento dell’ufficio sono realizzati in
modo da assicurare completezza ed organicita’ di
pubblicita’ per tutte le imprese soggette ad iscrizione,
garantendo la tempestivita’ dell’informazione su tutto il
territorio nazionale. Le modalita’ di attuazione del
presente comma sono regolate ai sensi dell’articolo 1-bis
del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito,
con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248.».
– Il testo dell’ articolo 38, comma 3, lettera c), del
citato decreto-legge n. 112 del 2008 e’ il seguente:
«Art. 38. (Impresa in un giorno). – (Omissis).
3. Con regolamento, adottato ai sensi dell’articolo 17,
comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta
del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro per la
semplificazione normativa, di concerto con il Ministro per
la pubblica amministrazione e l’innovazione, sentita la
Conferenza unificata di cui all’ articolo 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive
modificazioni, si procede alla semplificazione e al
riordino della disciplina dello sportello unico per le
attivita’ produttive di cui al regolamento di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 20 ottobre 1998, n.
447, e successive modificazioni, in base ai seguenti
principi e criteri, nel rispetto di quanto previsto dagli
articoli 19, comma 1, e 20, comma 4, della legge 7 agosto
1990, n. 241:
(Omissis).
c) l’attestazione della sussistenza dei requisiti
previsti dalla normativa per la realizzazione, la
trasformazione, il trasferimento e la cessazione
dell’esercizio dell’attivita’ di impresa puo’ essere
affidata a soggetti privati accreditati («Agenzie per le
imprese»). In caso di istruttoria con esito positivo, tali
soggetti privati rilasciano una dichiarazione di
conformita’ che costituisce titolo autorizzatorio per
l’esercizio dell’attivita’. Qualora si tratti di
procedimenti che comportino attivita’ discrezionale da
parte dell’Amministrazione, i soggetti privati accreditati
svolgono unicamente attivita’ istruttorie in luogo e a
supporto dello sportello unico;».

Capo II RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI

Art. 10

Delega al Governo in materia di disposizioni integrative e correttive
del decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231, nonche’
differimento di termini per l’esercizio di deleghe legislative in
materia di incentivi e di internazionalizzazione delle imprese

1. Il Governo e’ delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data
di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo
recante modifiche al decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231, per
l’integrale recepimento della direttiva 2011/7/UE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, sulla base dei
seguenti principi e criteri direttivi:
a) contrasto degli effetti negativi della posizione dominante di
imprese sui propri fornitori o sulle imprese subcommittenti, in
particolare nel caso in cui si tratti di micro, piccole e medie
imprese;
b) fermo quanto previsto dall’articolo 12 della legge 10 ottobre
1990, n. 287, previsione che l’Autorita’ garante della concorrenza e
del mercato possa procedere ad indagini e intervenire in prima
istanza con diffide e irrogare sanzioni relativamente a comportamenti
illeciti messi in atto da grandi imprese.
2. Al comma 3-bis dell’articolo 9 della legge 18 giugno 1998, n.
192, e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: «In caso di
violazione diffusa e reiterata della disciplina di cui al decreto
legislativo 9 ottobre 2002, n. 231, posta in essere ai danni delle
imprese, con particolare riferimento a quelle piccole e medie,
l’abuso si configura a prescindere dall’accertamento della dipendenza
economica».
3. La legittimazione a proporre azioni in giudizio, di cui
all’articolo 4, comma 1, della presente legge, si applica anche ai
casi di abuso di dipendenza economica di cui all’articolo 9 della
legge 18 giugno 1998, n. 192, come modificato, da ultimo, dal comma 2
del presente articolo.
4. Alla legge 23 luglio 2009, n. 99, e successive modificazioni,
sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 3, comma 2, alinea, le parole: «diciotto mesi»
sono sostituite dalle seguenti: «trentaquattro mesi»;
b) all’articolo 12, comma 2, alinea, le parole: «diciotto mesi»
sono sostituite dalle seguenti: «ventotto mesi».

Note all’art. 10:
– Il decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231
(Attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta
contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali
), e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 23 ottobre 2002,
n. 249.
– Il testo dell’articolo 12 della legge 10 ottobre
1990, n. 287 (Norme per la tutela della concorrenza e del
mercato), e’ il seguente:
«Art. 12. (Poteri di indagine). – 1. L’Autorita’,
valutati gli elementi comunque in suo possesso e quelli
portati a sua conoscenza da pubbliche amministrazioni o da
chiunque vi abbia interesse, ivi comprese le associazioni
rappresentative dei consumatori, procede ad istruttoria per
verificare l’esistenza di infrazioni ai divieti stabiliti
negli articoli 2 e 3.
2. L’Autorita’ puo’, inoltre, procedere, d’ufficio o su
richiesta del Ministro dell’industria, del commercio e
dell’artigianato o del Ministro delle partecipazioni
statali, ad indagini conoscitive di natura generale nei
settori economici nei quali l’evoluzione degli scambi, il
comportamento dei prezzi, o altre circostanze facciano
presumere che la concorrenza sia impedita, ristretta o
falsata.».
– Il testo dell’articolo 9, comma 3-bis, della legge 18
giugno 1998, n. 192 (Disciplina della subfornitura nelle
attivita’ produttive), e’ il seguente:
«Art. 9. (Abuso di dipendenza economica). – 1. E’
vietato l’abuso da parte di una o piu’ imprese dello stato
di dipendenza economica nel quale si trova, nei suoi o nei
loro riguardi, una impresa cliente o fornitrice. Si
considera dipendenza economica la situazione in cui una
impresa sia in grado di determinare, nei rapporti
commerciali con un’altra impresa, un eccessivo squilibrio
di diritti e di obblighi. La dipendenza economica e’
valutata tenendo conto anche della reale possibilita’ per
la parte che abbia subito l’abuso di reperire sul mercato
alternative soddisfacenti.
2. L’abuso puo’ anche consistere nel rifiuto di vendere
o nel rifiuto di comprare, nella imposizione di condizioni
contrattuali ingiustificatamente gravose o discriminatorie,
nella interruzione arbitraria delle relazioni commerciali
in atto.
3. Il patto attraverso il quale si realizzi l’abuso di
dipendenza economica e’ nullo. Il giudice ordinario
competente conosce delle azioni in materia di abuso di
dipendenza economica, comprese quelle inibitorie e per il
risarcimento dei danni
3-bis. Ferma restando l’eventuale applicazione
dell’articolo 3 della legge 10 ottobre 1990, n. 287,
l’Autorita’ garante della concorrenza e del mercato puo’,
qualora ravvisi che un abuso di dipendenza economica abbia
rilevanza per la tutela della concorrenza e del mercato,
anche su segnalazione di terzi ed a seguito
dell’attivazione dei propri poteri di indagine ed
esperimento dell’istruttoria, procedere alle diffide e
sanzioni previste dall’articolo 15 della legge 10 ottobre
1990, n. 287, nei confronti dell’impresa o delle imprese
che abbiano commesso detto abuso. In caso di violazione
diffusa e reiterata della disciplina di cui al decreto
legislativo 9 ottobre 2002, n. 231, posta in essere ai
danni delle imprese, con particolare riferimento a quelle
piccole e medie, l’abuso si configura a prescindere
dall’accertamento della dipendenza economica.».
– Il testo degli articoli 3, comma 2, e 1, comma 2,
della legge 23 luglio 2009, n. 99 (Disposizioni per lo
sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonche’
in materia di energia ), come modificato dalla presente
legge, e’ il seguente:
«Art. 3. (Riordino del sistema degli incentivi,
agevolazioni a favore della ricerca, dello sviluppo e
dell’innovazione e altre forme di incentivi). – (Omissis).
2. Al fine di rilanciare l’intervento dello Stato a
sostegno delle aree o distretti in situazione di crisi, con
particolare riferimento a quelli del Mezzogiorno, in
funzione della crescita unitaria del sistema produttivo
nazionale, il Governo e’ delegato ad adottare, senza nuovi
o maggiori oneri per la finanza pubblica salvo quanto
previsto dal comma 3, entro trentaquattro mesi dalla data
di entrata in vigore della presente legge, nel rispetto
della normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato,
su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di
concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e
con gli altri Ministri competenti per materia, sentita la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, uno
o piu’ decreti legislativi recanti disposizioni per il
riordino della disciplina della programmazione negoziata e
degli incentivi per lo sviluppo del territorio, degli
interventi di reindustrializzazione di aree di crisi, degli
incentivi per la ricerca, sviluppo e innovazione,
limitatamente a quelli di competenza del predetto
Ministero, secondo i seguenti principi e criteri direttivi:
a) semplificazione delle norme statali concernenti
l’incentivazione delle attivita’ economiche, con
particolare riferimento alla chiarezza e alla celerita’
delle modalita’ di concessione ed erogazione delle
agevolazioni e al piu’ ampio ricorso ai sistemi di
informatizzazione, nonche’ attraverso sistemi quali buoni e
voucher;
b) razionalizzazione e riduzione delle misure di
incentivazione di competenza del Ministero dello sviluppo
economico;
c) differenziazione e regolamentazione delle misure di
incentivazione ove necessario in funzione della dimensione
dell’intervento agevolato, ovvero dei settori economici di
riferimento;
d) priorita’ per l’erogazione degli incentivi definiti
attraverso programmi negoziati con i soggetti destinatari
degli interventi;
e) preferenza per le iniziative produttive con elevato
contenuto di innovazione di prodotto e di processo;
f) snellimento delle attivita’ di programmazione con la
soppressione o riduzione delle fasi inutili ed
eccessivamente gravose, con la fissazione di termini certi
per la conclusione dei relativi procedimenti
amministrativi, conformemente ad un quadro normativo
omogeneo a livello nazionale;
g) razionalizzazione delle modalita’ di monitoraggio,
verifica e valutazione degli interventi;
h) adeguata diffusione di investimenti produttivi
sull’intero territorio nazionale, tenuto conto dei livelli
di crescita e di occupazione con particolare attenzione ai
distretti industriali in situazione di crisi;
i) individuazione di principi e criteri per
l’attribuzione degli aiuti di maggior favore alle piccole e
medie imprese nonche’ destinazione alle stesse piccole e
medie imprese di quote di risorse, che risultino
effettivamente disponibili in quanto non gia’ destinate ad
altre finalita’, non inferiori al 50 per cento;
l) previsione, in conformita’ con il diritto
comunitario, di forme di fiscalita’ di sviluppo con
particolare riguardo alla creazione di nuove attivita’ di
impresa, da realizzare nei territori ricadenti nelle aree
individuate nell’ambito dell’obiettivo convergenza di cui
al regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio, dell’11
luglio 2006.»
«Art. 12. (Commercio internazionale e incentivi per
l’internazionalizzazione delle imprese). – (Omissis).
2. Il Governo e’ delegato ad adottare, senza nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica, entro ventotto mesi
dalla data di entrata in vigore della presente legge,
acquisito il parere delle Commissioni parlamentari
competenti per materia, previo parere della Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano, uno o piu’
decreti legislativi ai fini della ridefinizione, del
riordino e della razionalizzazione degli enti operanti nel
settore dell’internazionalizzazione delle imprese, di cui
all’ allegato 1, nonche’ degli strumenti di incentivazione
per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione
delle imprese erogati direttamente dagli enti di cui all’
allegato 1, secondo i seguenti principi e criteri
direttivi:
a) rispetto dei compiti attribuiti al Ministero dello
sviluppo economico, al Ministero degli affari esteri e al
Ministero dell’economia e delle finanze dal decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e dal decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 143, e adeguamento delle
disposizioni legislative che regolano i singoli enti al
quadro delle competenze delineato dal citato decreto
legislativo n. 143 del 1998, nonche’ all’assetto
costituzionale derivante dalla legge costituzionale 18
ottobre 2001, n. 3;
b) riassetto organizzativo degli enti operanti nel
settore dell’internazionalizzazione delle imprese, secondo
principi ispirati alla maggiore funzionalita’ dei medesimi
in relazione alle rinnovate esigenze imposte dall’attuale
quadro economico-finanziario, nonche’ a obiettivi di
coerenza della politica economica e commerciale estera e
della promozione del sistema economico italiano in ambito
internazionale con le funzioni svolte dall’amministrazione
centrale degli affari esteri, dalle rappresentanze
diplomatiche e dagli uffici consolari in materia di
rappresentanza, di coordinamento e di tutela degli
interessi italiani in sede internazionale;
c) compatibilita’ con gli obiettivi di riassetto della
normativa in materia di internazionalizzazione delle
imprese di cui al comma 1;
d) semplificazione della procedura di ripartizione
dello stanziamento annuale per il finanziamento dei
programmi promozionali all’estero di enti, istituti,
associazioni, consorzi export multiregionali, camere di
commercio italiane all’estero, erogato ai sensi delle leggi
di settore;
e) complementarita’ degli incentivi rispetto ad
analoghe misure di competenza regionale.”.

Capo II RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI

Art. 11

Certificazione sostitutiva e procedura di verifica

1. Le certificazioni relative a prodotti, processi e impianti
rilasciate alle imprese dagli enti di normalizzazione a cio’
autorizzati e da societa’ professionali o da professionisti abilitati
sono sostitutive della verifica da parte della pubblica
amministrazione e delle autorita’ competenti, fatti salvi i profili
penali.
2. Le pubbliche amministrazioni non possono richiedere alle
imprese, all’esito di procedimenti di verifica, adempimenti ulteriori
rispetto ai requisiti minimi di cui all’articolo 9, comma 2, ne’
irrogare sanzioni che non riguardino esclusivamente il rispetto dei
requisiti medesimi.
3. Nelle more dei procedimenti di verifica di cui al comma 2 del
presente articolo e degli eventuali termini concordati per
l’adeguamento ai requisiti minimi di cui all’articolo 9, comma 2,
della presente legge, il procedimento di cui all’articolo 2 della
legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, non puo’
essere sospeso per piu’ di una volta e, in ogni caso, per un periodo
non superiore a trenta giorni e l’attivita’ dell’impresa non puo’
essere sospesa, fatti salvi i casi di gravi difformita’ o di mancato
rispetto dei requisiti medesimi, ne’ l’amministrazione pubblica
competente puo’ esercitare poteri sanzionatori.

Note all’art. 11:
– Il testo dell’articolo 2 della citata legge n. 241
del 1990 e’ il seguente :
«Art. 2. (Conclusione del procedimento). – 1. Ove il
procedimento consegua obbligatoriamente ad un’istanza,
ovvero debba essere iniziato d’ufficio, le pubbliche
amministrazioni hanno il dovere di concluderlo mediante
l’adozione di un provvedimento espresso.
2. Nei casi in cui disposizioni di legge ovvero i
provvedimenti di cui ai commi 3, 4 e 5 non prevedono un
termine diverso, i procedimenti amministrativi di
competenza delle amministrazioni statali e degli enti
pubblici nazionali devono concludersi entro il termine di
trenta giorni.
3. Con uno o piu’ decreti del Presidente del Consiglio
dei ministri, adottati ai sensi dell’articolo 17, comma 3,
della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta dei
Ministri competenti e di concerto con i Ministri per la
pubblica amministrazione e l’innovazione e per la
semplificazione normativa, sono individuati i termini non
superiori a novanta giorni entro i quali devono concludersi
i procedimenti di competenza delle amministrazioni statali.
Gli enti pubblici nazionali stabiliscono, secondo i propri
ordinamenti, i termini non superiori a novanta giorni entro
i quali devono concludersi i procedimenti di propria
competenza.
4. Nei casi in cui, tenendo conto della sostenibilita’
dei tempi sotto il profilo dell’organizzazione
amministrativa, della natura degli interessi pubblici
tutelati e della particolare complessita’ del procedimento,
sono indispensabili termini superiori a novanta giorni per
la conclusione dei procedimenti di competenza delle
amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali, i
decreti di cui al comma 3 sono adottati su proposta anche
dei Ministri per la pubblica amministrazione e
l’innovazione e per la semplificazione normativa e previa
deliberazione del Consiglio dei ministri. I termini ivi
previsti non possono comunque superare i centottanta
giorni, con la sola esclusione dei procedimenti di acquisto
della cittadinanza italiana e di quelli riguardanti
l’immigrazione.
5. Fatto salvo quanto previsto da specifiche
disposizioni normative, le autorita’ di garanzia e di
vigilanza disciplinano, in conformita’ ai propri
ordinamenti, i termini di conclusione dei procedimenti di
rispettiva competenza.
6. I termini per la conclusione del procedimento
decorrono dall’inizio del procedimento d’ufficio o dal
ricevimento della domanda, se il procedimento e’ ad
iniziativa di parte.
7. Fatto salvo quanto previsto dall’articolo 17, i
termini di cui ai commi 2, 3, 4 e 5 del presente articolo
possono essere sospesi, per una sola volta e per un periodo
non superiore a trenta giorni, per l’acquisizione di
informazioni o di certificazioni relative a fatti, stati o
qualita’ non attestati in documenti gia’ in possesso
dell’amministrazione stessa o non direttamente acquisibili
presso altre pubbliche amministrazioni. Si applicano le
disposizioni dell’articolo 14, comma 2.
8. La tutela in materia di silenzio
dell’amministrazione e’ disciplinata dal codice del
processo amministrativo.
9. La mancata emanazione del provvedimento nei termini
costituisce elemento di valutazione della responsabilita’
dirigenziale.».

Capo II RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI

Art. 12

Modifica all’articolo 91 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n.
163

1. Al fine di favorire l’accesso delle micro, piccole e medie
imprese agli appalti pubblici di lavori e servizi di progettazione,
all’articolo 91, comma 1, del codice dei contratti pubblici relativi
a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12
aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, le parole: «di
importo pari o superiore a 100.000 euro» sono sostituite dalle
seguenti: «di importo pari o superiore alle soglie di cui alle
lettere a) e b) del comma 1 dell’articolo 28».

Note all’art. 12:
– Il testo dell’articolo 91, comma 1, del decreto
legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti
pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in
attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE ), come
modificato dalla presente legge, e’ il seguente :
«Art. 2. (Procedure di affidamento). – (art. 17, L. n.
109/1994)
1. Per l’affidamento di incarichi di progettazione, di
coordinamento della sicurezza in fase di progettazione, di
direzione dei lavori, di coordinamento della sicurezza in
fase di esecuzione e di collaudo nel rispetto di quanto
disposto all’articolo 120, comma 2-bis, di importo pari o
superiore alle soglie di cui alle lettere a) e b) del comma
1 dell’articolo 28 si applicano le disposizioni di cui alla
parte II, titolo I e titolo II del codice, ovvero, per i
soggetti operanti nei settori di cui alla parte III, le
disposizioni ivi previste.».

Capo II RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI

Art. 13

Disciplina degli appalti pubblici

1. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, attraverso i rispettivi
siti istituzionali, rendono disponibili le informazioni sulle
procedure di evidenza pubblica e, in particolare, sugli appalti
pubblici di importo inferiore alle soglie stabilite dall’Unione
europea nonche’ sui bandi per l’accesso agli incentivi da parte delle
micro, piccole e medie imprese.
2. Nel rispetto della normativa dell’Unione europea in materia di
appalti pubblici, al fine di favorire l’accesso delle micro, piccole
e medie imprese, la pubblica amministrazione e le autorita’
competenti, purche’ cio’ non comporti nuovi o maggiori oneri
finanziari, provvedono a:
a) suddividere, nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 29
del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e
forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, gli
appalti in lotti o lavorazioni ed evidenziare le possibilita’ di
subappalto, garantendo la corresponsione diretta dei pagamenti da
effettuare tramite bonifico bancario, riportando sullo stesso le
motivazioni del pagamento, da parte della stazione appaltante nei
vari stati di avanzamento;
b) semplificare l’accesso agli appalti delle aggregazioni fra
micro, piccole e medie imprese privilegiando associazioni temporanee
di imprese, forme consortili e reti di impresa, nell’ambito della
disciplina che regola la materia dei contratti pubblici;
c) semplificare l’accesso delle micro, piccole e medie imprese agli
appalti pubblici di fornitura di servizi pubblici locali, banditi dai
comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti e per importi
inferiori alle soglie stabilite dall’Unione europea, mediante:
1) l’assegnazione tramite procedura di gara ad evidenza
pubblica ovvero tramite assegnazione a societa’ miste
pubblico-private, a condizione che la selezione del socio privato
avvenga mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel
rispetto dei principi di economicita’, efficacia, imparzialita’,
trasparenza, adeguata pubblicita’, non discriminazione, parita’ di
trattamento, mutuo riconoscimento e proporzionalita’ previsti
dall’Unione europea, le quali abbiano ad oggetto, al tempo stesso, la
qualita’ di socio e l’attribuzione dei compiti operativi connessi
alla gestione dell’appalto;
2) nel rispetto di quanto previsto dalla lettera a),
l’individuazione di lotti adeguati alla dimensione ottimale del
servizio pubblico locale;
3) l’individuazione di ambiti di servizio compatibili con le
caratteristiche della comunita’ locale, con particolare riferimento
alle aree dei servizi di raccolta, smaltimento e recupero dei
rifiuti, del trasporto pubblico locale, dei servizi di manutenzione e
riparazione nelle filiere energetiche, dell’illuminazione pubblica,
dei servizi cimiteriali, di riqualificazione del patrimonio edilizio
pubblico, di manutenzione delle infrastrutture viarie e di
manutenzione delle aree verdi;
d) introdurre modalita’ di coinvolgimento nella realizzazione di
grandi infrastrutture, nonche’ delle connesse opere integrative o
compensative, delle imprese residenti nelle regioni e nei territori
nei quali sono localizzati gli investimenti, con particolare
attenzione alle micro, piccole e medie imprese.
3. Le micro, piccole e medie imprese che partecipano alle gare di
appalto di lavori, servizi e forniture possono presentare
autocertificazioni per l’attestazione dei requisiti di idoneita’.
Inoltre le amministrazioni pubbliche e le autorita’ competenti non
possono chiedere alle imprese documentazione o certificazioni gia’ in
possesso della pubblica amministrazione o documentazione aggiuntiva
rispetto a quella prevista dal codice di cui al decreto legislativo
12 aprile 2006, n. 163.
4. La pubblica amministrazione e le autorita’ competenti, nel caso
di micro, piccole e medie imprese, chiedono solo all’impresa
aggiudicataria la documentazione probatoria dei requisiti di
idoneita’ previsti dal codice di cui al decreto legislativo 12 aprile
2006, n. 163. Nel caso in cui l’impresa non sia in grado di
comprovare il possesso dei requisiti si applicano le sanzioni
previste dalla legge 28 novembre 2005, n. 246, nonche’ la sospensione
dalla partecipazione alle procedure di affidamento per un periodo di
un anno.
5. E’ fatto divieto alla pubblica amministrazione, alle stazioni
appaltanti, agli enti aggiudicatori e ai soggetti aggiudicatori di
richiedere alle imprese che concorrono alle procedure di cui al comma
1 requisiti finanziari sproporzionati rispetto al valore dei beni e
dei servizi oggetto dei contratti medesimi.

Note all’art. 13:
– Il testo dell’articolo 29 del citato decreto
legislativo n. 163 del 2006 e’ il seguente :
«Art. 29. (Metodi di calcolo del valore stimato dei
contratti pubblici). – (artt. 9 e 56, direttiva 2004/18;
art. 17, direttiva 2004/17; art. 2, D.Lgs. n. 358/1992;
art. 4, D.Lgs. n. 157/1995; art. 9, D.Lgs. n. 158/1995)
1. Il calcolo del valore stimato degli appalti pubblici
e delle concessioni di lavori o servizi pubblici e’ basato
sull’importo totale pagabile al netto dell’IVA, valutato
dalle stazioni appaltanti. Questo calcolo tiene conto
dell’importo massimo stimato, ivi compresa qualsiasi forma
di opzione o rinnovo del contratto.
2. Quando le stazioni appaltanti prevedono premi o
pagamenti per i candidati o gli offerenti, ne tengono conto
nel calcolo del valore stimato dell’appalto.
3. La stima deve essere valida al momento dell’invio
del bando di gara, quale previsto all’articolo 66, comma 1,
o, nei casi in cui siffatto bando non e’ richiesto, al
momento in cui la stazione appaltante avvia la procedura di
affidamento del contratto.
4. Nessun progetto d’opera ne’ alcun progetto di
acquisto volto ad ottenere un certo quantitativo di
forniture o di servizi puo’ essere frazionato al fine di
escluderlo dall’osservanza delle norme che troverebbero
applicazione se il frazionamento non vi fosse stato.
5. Per gli appalti pubblici di lavori e per le
concessioni di lavori pubblici il calcolo del valore
stimato tiene conto dell’importo dei lavori stessi nonche’
del valore complessivo stimato delle forniture e dei
servizi necessari all’esecuzione dei lavori, messe a
disposizione dell’imprenditore da parte delle stazioni
appaltanti.
6. Il valore delle forniture o dei servizi non
necessari all’esecuzione di uno specifico appalto di lavori
non puo’ essere aggiunto al valore dell’appalto di lavori
in modo da sottrarre l’acquisto di tali forniture o servizi
dall’applicazione delle disposizioni specifiche contenute
nel presente codice.
7. Per i contratti relativi a lavori, opere, servizi:
a) quando un’opera prevista o un progetto di acquisto
di servizi puo’ dare luogo ad appalti aggiudicati
contemporaneamente per lotti distinti, e’ computato il
valore complessivo stimato della totalita’ di tali lotti;
b) quando il valore cumulato dei lotti e’ pari o
superiore alle soglie di cui all’articolo 28, le norme
dettate per i contratti di rilevanza comunitaria si
applicano all’aggiudicazione di ciascun lotto;
c) le stazioni appaltanti possono tuttavia derogare a
tale applicazione per i lotti il cui valore stimato al
netto dell’IVA sia inferiore a 80.000 euro per i servizi o
a un milione di euro per i lavori, purche’ il valore
cumulato di tali lotti non superi il 20% del valore
complessivo di tutti i lotti.
8. Per gli appalti di forniture:
a) quando un progetto volto ad ottenere forniture
omogenee puo’ dar luogo ad appalti aggiudicati
contemporaneamente per lotti separati, per l’applicazione
delle soglie previste per i contratti di rilevanza
comunitaria si tiene conto del valore stimato della
totalita’ di tali lotti;
b) quando il valore cumulato dei lotti e’ pari o
superiore alle soglie di cui all’articolo 28, le norme
dettate per i contratti di rilevanza comunitaria si
applicano all’aggiudicazione di ciascun lotto;
c) le stazioni appaltanti possono tuttavia derogare a
tale applicazione per i lotti il cui valore stimato al
netto dell’IVA sia inferiore a 80.000 euro e purche’ il
valore cumulato di tali lotti non superi il 20% del valore
complessivo della totalita’ dei lotti.
9. Per gli appalti pubblici di forniture aventi per
oggetto la locazione finanziaria, la locazione o l’acquisto
a riscatto di prodotti, il valore da assumere come base per
il calcolo del valore stimato dell’appalto e’ il seguente:
a) se trattasi di appalto pubblico di durata
determinata pari o inferiore a dodici mesi, il valore
complessivo stimato per la durata dell’appalto o, se la
durata supera i dodici mesi, il valore complessivo, ivi
compreso l’importo stimato del valore residuo;
b) se trattasi di appalto pubblico di durata
indeterminata o che non puo’ essere definita, il valore
mensile moltiplicato per quarantotto.
10. Se gli appalti pubblici di forniture o di servizi
presentano carattere di regolarita’ o sono destinati ad
essere rinnovati entro un determinato periodo, e’ assunto
come base per il calcolo del valore stimato dell’appalto:
a) il valore reale complessivo dei contratti analoghi
successivamente conclusi nel corso dei dodici mesi
precedenti o dell’esercizio precedente, rettificato, se
possibile, al fine di tener conto dei cambiamenti in
termini di quantita’ o di valore che potrebbero
sopravvenire nei dodici mesi successivi al contratto
iniziale, oppure
b) il valore stimato complessivo dei contratti
successivi conclusi nel corso dei dodici mesi successivi
alla prima consegna o nel corso dell’esercizio se questo e’
superiore a dodici mesi.
11. La scelta del metodo per il calcolo del valore
stimato di un appalto pubblico non puo’ essere fatta con
l’intenzione di escluderlo dal campo di applicazione delle
norme dettate per gli appalti di rilevanza comunitaria.
12. Per gli appalti pubblici di servizi il valore da
assumere come base di calcolo del valore stimato
dell’appalto e’, a seconda dei casi, il seguente:
a) per i tipi di servizi seguenti:
a.1) servizi assicurativi: il premio da pagare e altre
forme di remunerazione;
a.2) servizi bancari e altri servizi finanziari: gli
onorari, le commissioni, gli interessi e altre forme di
remunerazione;
a.3) appalti riguardanti la progettazione: gli onorari,
le commissioni da pagare e altre forme di remunerazione;
b) per gli appalti di servizi che non fissano un prezzo
complessivo:
b.1) se trattasi di appalti di durata determinata pari
o inferiore a quarantotto mesi, il valore complessivo
stimato per l’intera loro durata;
b.2) se trattasi di appalti di durata indeterminata o
superiore a quarantotto mesi, il valore mensile
moltiplicato per quarantotto.
13. Per gli accordi quadro e per i sistemi dinamici di
acquisizione, il valore da prendere in considerazione e’ il
valore massimo stimato al netto dell’IVA del complesso
degli appalti previsti durante l’intera durata degli
accordi quadro o del sistema dinamico di acquisizione.
14. Il calcolo del valore stimato di un appalto misto
di servizi e forniture si fonda sul valore totale dei
servizi e delle forniture, prescindendo dalle rispettive
quote. Tale calcolo comprende il valore delle operazioni di
posa e di installazione.».
– La legge 28 novembre 2005, n. 246 (Semplificazione e
riassetto normativo per l’anno 2005), e’ pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 1° dicembre 2005, n. 280.
– Il testo degli articoli 12 e 15 della legge 10
ottobre 1990, n. 287 (Norme per la tutela della concorrenza
e del mercato ), e’ il seguente:
«Art. 12. (Poteri di indagine). – 1. L’Autorita’,
valutati gli elementi comunque in suo possesso e quelli
portati a sua conoscenza da pubbliche amministrazioni o da
chiunque vi abbia interesse, ivi comprese le associazioni
rappresentative dei consumatori, procede ad istruttoria per
verificare l’esistenza di infrazioni ai divieti stabiliti
negli articoli 2 e 3.
2. L’Autorita’ puo’, inoltre, procedere, d’ufficio o su
richiesta del Ministro dell’industria, del commercio e
dell’artigianato o del Ministro delle partecipazioni
statali, ad indagini conoscitive di natura generale nei
settori economici nei quali l’evoluzione degli scambi, il
comportamento dei prezzi, o altre circostanze facciano
presumere che la concorrenza sia impedita, ristretta o
falsata.»
«Art. 15. (Diffide e sanzioni). – 1. Se a seguito
dell’istruttoria di cui all’articolo 14 l’Autorita’ ravvisa
infrazioni agli articoli 2 o 3, fissa alle imprese e agli
enti interessati il termine per l’eliminazione delle
infrazioni stesse. Nei casi di infrazioni gravi, tenuto
conto della gravita’ e della durata dell’infrazione,
dispone inoltre l’applicazione di una sanzione
amministrativa pecuniaria fino al 10 per cento del
fatturato realizzato in ciascuna impresa o ente nell’ultimo
esercizio chiuso anteriormente alla notificazione della
diffida, determinando i termini entro i quali l’impresa
deve procedere al pagamento della sanzione.
2. In caso di inottemperanza alla diffida di cui al
comma 1, l’Autorita’ applica la sanzione amministrativa
pecuniaria fino al dieci per cento del fatturato ovvero,
nei casi in cui sia stata applicata la sanzione di cui al
comma 1, di importo minimo non inferiore al doppio della
sanzione gia’ applicata con un limite massimo del dieci per
cento del fatturato come individuato al comma 1,
determinando altresi’ il termine entro il quale il
pagamento della sanzione deve essere effettuato. Nei casi
di reiterata inottemperanza l’Autorita’ puo’ disporre la
sospensione dell’attivita’ d’impresa fino a trenta giorni.
2-bis. L’Autorita’, in conformita’ all’ordinamento
comunitario, definisce con proprio provvedimento generale i
casi in cui, in virtu’ della qualificata collaborazione
prestata dalle imprese nell’accertamento di infrazioni alle
regole di concorrenza, la sanzione amministrativa
pecuniaria puo’ essere non applicata ovvero ridotta nelle
fattispecie previste dal diritto comunitario.».
– Il testo dell’ articolo 1, comma 846, della legge 27
dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del
bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge
finanziaria 2007), e’ il seguente:
«Art. 1 – (Omissis).
846. I progetti di cui al comma 842 possono essere
oggetto di cofinanziamento deciso da parte di altre
amministrazioni statali e regionali. A tal fine, e’
istituita, presso il Ministero dello sviluppo economico,
senza oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato, una
sede stabile di concertazione composta dai rappresentanti
delle regioni e delle province autonome di Trento e di
Bolzano e delle amministrazioni centrali dello Stato, di
cui uno designato dal Ministro per gli affari regionali e
le autonomie locali. Essa si pronuncia:
a) sul monitoraggio dello stato di attuazione dei
progetti di innovazione industriale;
b) sulla formulazione delle proposte per il riordino
del sistema degli incentivi;
c) sulla formulazione di proposte per gli interventi
per la finanza di impresa.”.

Capo II RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI

Art. 14

Consorzio obbligatorio nel settore dei laterizi

1. E’ costituito dalle imprese del settore dei laterizi, ai sensi
dell’articolo 2616 del codice civile, produttrici di prodotti in
laterizio rientranti nel codice Ateco 23.32., un consorzio
obbligatorio per l’efficientamento dei processi produttivi nel
settore dei laterizi (COSL), per la riduzione del loro impatto e il
miglioramento delle performance ambientali e per la valorizzazione
della qualita’ e l’innovazione dei prodotti, con sede legale presso
il Ministero dello sviluppo economico.
2. Il COSL, senza fini di lucro, ha durata ventennale e comunque
connessa alla permanenza dei presupposti normativi della sua
costituzione. Puo’ essere anticipatamente sciolto qualora i
presupposti normativi della sua costituzione vengano meno prima della
scadenza del termine della durata.
3. Il COSL ha personalita’ giuridica di diritto privato, non ha
fini di lucro ed e’ costituito per creare e gestire un Fondo
alimentato dai consorziati sulla base di un versamento obbligatorio
espresso in percentuale, il quale viene riportato su ogni fattura
emessa per la vendita e cessione di prodotto, al fine di incentivare
la chiusura di unita’ produttive di laterizi piu’ vetuste e meno
efficienti in termini di elevati costi energetici ed ambientali. A
tale scopo il COSL fissa a carico dei consorziati un contributo a
fondo perduto per ogni tonnellata di capacita’ produttiva
smantellata, con riferimento ad impianti caratterizzati da consumi
energetici superiori alla soglia minima ambientale, da valutare in
termini di consumo energetico medio per tonnellata di materiale
prodotto. Puo’ altresi’ essere destinatario di finanziamenti
nazionali o comunitari, di eventuali contributi di terzi, in caso di
consulenze o servizi resi dal COSL stesso, di eventuali contributi
straordinari dei consorziati, su delibera dell’assemblea.
4. Una percentuale del Fondo potra’ essere destinata al
finanziamento di quota parte delle spese annuali di ricerca e
sviluppo sostenute dalle imprese consorziate riferite allo studio di
materiali e soluzioni in laterizio con elevata capacita’ di
isolamento termico, al fine di ridurre l’impatto ambientale degli
edifici.
5. Lo statuto del COSL, sottoposto all’approvazione del Ministero
dello sviluppo economico, prevede la costituzione degli organi
sociali secondo la disciplina del codice civile, prevedendo altresi’
che, in caso di cessazione anticipata o scioglimento, il patrimonio
residuo venga redistribuito tra i consorziati esistenti al momento
dello scioglimento.
6. Il COSL svolge la propria attivita’ in collegamento e
collaborazione con il Ministero dello sviluppo economico e con le
altre amministrazioni competenti, ove necessario.
7. Il COSL e’ sottoposto alla vigilanza del Ministero dello
sviluppo economico, secondo modalita’ idonee ad assicurare che la
gestione sia efficace ed efficiente in rapporto all’oggetto
consortile. A questo scopo, il COSL provvede ad inviare al Ministero
dello sviluppo economico il piano operativo annuale ed il bilancio.

Capo II RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI

Art. 15

Contratti di fornitura con posa in opera

1. La disposizione prevista dall’articolo 118, comma 3, secondo
periodo, del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n.
163, e successive modificazioni, si applica anche alle somme dovute
agli esecutori in subcontratto di forniture con posa in opera le cui
prestazioni sono pagate in base allo stato di avanzamento lavori
ovvero stato di avanzamento forniture.

Capo III DISPOSIZIONI IN MATERIA DI MICRO, PICCOLE E MEDIE
IMPRESE E DI POLITICHE PUBBLICHE

Art. 16

Politiche pubbliche per la competitivita’

1. Al fine di garantire la competitivita’ e la produttivita’ delle
micro, piccole e medie imprese e delle reti di imprese, lo Stato,
nell’attuazione delle politiche pubbliche e attraverso l’adozione di
appositi provvedimenti normativi, provvede a creare le condizioni
piu’ favorevoli per la ricerca e l’innovazione,
l’internazionalizzazione e la capitalizzazione, la promozione del
«Made in Italy» e, in particolare:
a) garantisce alle micro, piccole e medie imprese e alle reti di
imprese una riserva minima del 60 per cento per ciascuna delle misure
di incentivazione di natura automatica o valutativa, di cui almeno il
25 per cento e’ destinato alle micro e piccole imprese;
b) favorisce la cooperazione strategica tra le universita’ e le
micro, piccole e medie imprese;
c) favorisce la trasparenza nei rapporti fra gli intermediari
finanziari e le micro, piccole e medie imprese e le reti di imprese,
assicurando condizioni di accesso al credito informato, corretto e
non vessatorio, mediante:
1) l’attribuzione all’Autorita’ garante della concorrenza e del
mercato dei poteri di cui agli articoli 12 e 15 della legge 10
ottobre 1990, n. 287, e successive modificazioni, nei confronti degli
intermediari finanziari ai fini di verificare le condizioni di
trasparenza del comportamento degli intermediari verso le imprese e
di accertare pratiche concertate, accordi o intese;
2) la previsione dell’obbligo per gli intermediari finanziari
di trasmettere periodicamente al Ministero dell’economia e delle
finanze, per la sua pubblicazione telematica, un rapporto sulle
condizioni medie praticate su base nazionale e regionale, sui tempi
medi di istruttoria relativa alla concessione di crediti, sul numero,
sulla quantita’ di impieghi e sulla loro distribuzione per classi
dimensionali di impresa;
d) sostiene la promozione delle micro, piccole e medie imprese e
delle reti di imprese nei mercati nazionali e internazionali
mediante:
1) la realizzazione, senza nuovi o maggiori oneri finanziari e
amministrativi, da parte del Ministero dello sviluppo economico, di
un portale dedicato al «Made in Italy» che permetta al consumatore di
orientarsi nella ricerca di prodotti tipici italiani, nonche’ di
prodotti «Made in Italy» di largo consumo;
2) la definizione, da parte del Ministero dello sviluppo
economico, tramite uno o piu’ accordi di programma sottoscritti con
l’Unione italiana delle camere di commercio, industria, artigianato e
agricoltura (Unioncamere), delle linee guida, delle priorita’ e del
sistema di valutazione degli interventi sulla base degli indirizzi di
politica industriale, sentite le organizzazioni nazionali di
rappresentanza delle micro, piccole e medie imprese maggiormente
rappresentative a livello nazionale, anche al fine di un piu’
efficace impiego delle risorse stanziate dalle camere di commercio
per il sostegno alla partecipazione delle micro, piccole e medie
imprese agli eventi fieristici e per le attivita’ promozionali;
3) il sostegno, da parte del Ministero dello sviluppo
economico, sentite le organizzazioni di rappresentanza delle piccole
e medie imprese maggiormente rappresentative a livello nazionale, ai
sistemi di associazione tra micro, piccole e medie imprese nella loro
attivita’ di promozione sui mercati nazionali e internazionali, anche
attraverso l’identificazione e il monitoraggio degli strumenti di
formazione, agevolazione, incentivazione e finanziamento, nonche’
agli organismi partecipati costituiti per facilitare e accompagnare
le imprese negli adempimenti necessari all’internazionalizzazione;
e) assicura l’orizzontalita’ tra i settori produttivi degli
interventi di incentivazione alle imprese, promuovendo la logica di
filiera;
f) favorisce la diffusione dei valori di merito, efficienza e
responsabilita’, e sostiene la piena liberta’ di scelta dei
lavoratori sulla destinazione del trattamento di fine rapporto;
g) promuove la partecipazione dei lavoratori agli utili
d’impresa.
h) promuove l’efficacia, la trasparenza e la concorrenza del
mercato elettrico e del gas con lo scopo di favorire la diminuzione
delle tariffe elettriche e del gas a carico delle micro, piccole e
medie imprese.
2. Per le imprese femminili, lo Stato garantisce, inoltre,
l’adozione di misure volte a sviluppare e rendere piu’ effettivo il
principio di pari opportunita’ attraverso:
a) il potenziamento delle azioni svolte a livello nazionale
finalizzate ad assicurare, per i servizi dell’infanzia, in
conformita’ agli obiettivi fissati dal Consiglio europeo di Lisbona
del 23-24 marzo 2000, il conseguimento della qualita’ standard dei
servizi offerti;
b) l’attuazione del piano straordinario per la conciliazione tra
tempi di vita e tempi di lavoro.
3. Tutti i provvedimenti di cui al comma 1 sono adottati sulla base
di un piano strategico di interventi, predisposto dal Ministro dello
sviluppo economico, sentite le regioni, nell’ambito della sede
stabile di concertazione di cui all’articolo 1, comma 846, secondo
periodo, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.
4. Per le imprese presenti nelle aree sottoutilizzate, lo Stato
garantisce inoltre l’adozione di misure volte a garantire e rendere
piu’ effettivo il principio di equita’ e di libera concorrenza nel
pieno rispetto della normativa dell’Unione europea.

Capo III DISPOSIZIONI IN MATERIA DI MICRO, PICCOLE E MEDIE
IMPRESE E DI POLITICHE PUBBLICHE

Art. 17

Garante per le micro, piccole e medie imprese

1. E’ istituito, presso il Ministero dello sviluppo economico, il
Garante per le micro, piccole e medie imprese, che svolge le funzioni
di:
a) monitorare l’attuazione nell’ordinamento della comunicazione
della Commissione europea COM (2008) 394 definitivo, del 25 giugno
2008, recante «Una corsia preferenziale per la piccola impresa – Alla
ricerca di un nuovo quadro fondamentale per la Piccola Impresa (uno
”Small Business Act” per l’Europa)» e della sua revisione, di cui
alla comunicazione della Commissione europea COM (2011) 78
definitivo, del 23 febbraio 2011, recante «Riesame dello ”Small
Business Act” per l’Europa»;
b) analizzare, in via preventiva e successiva, l’impatto della
regolamentazione sulle micro, piccole e medie imprese;
c) elaborare proposte finalizzate a favorire lo sviluppo del
sistema delle micro, piccole e medie imprese;
d) segnalare al Parlamento, al Presidente del Consiglio dei
ministri, ai Ministri e agli enti territoriali interessati i casi in
cui iniziative legislative o regolamentari o provvedimenti
amministrativi di carattere generale possono determinare oneri
finanziari o amministrativi rilevanti a carico delle micro, piccole e
medie imprese;
e) trasmettere al Presidente del Consiglio dei ministri, entro il
28 febbraio di ogni anno, una relazione sull’attivita’ svolta. La
relazione contiene una sezione dedicata all’analisi preventiva e alla
valutazione successiva dell’impatto delle politiche pubbliche sulle
micro, piccole e medie imprese e individua le misure da attuare per
favorirne la competitivita’. Il Presidente del Consiglio dei ministri
trasmette entro trenta giorni la relazione al Parlamento;
f) monitorare le leggi regionali di interesse delle micro,
piccole e medie imprese e promuovere la diffusione delle migliori
pratiche;
g) coordinare i garanti delle micro, piccole e medie imprese
istituiti presso le regioni, mediante la promozione di incontri
periodici ed il confronto preliminare alla redazione della relazione
di cui alla lettera e).
2. Anche ai fini dell’attivita’ di analisi di cui al comma 1, il
Garante, con proprio rapporto, da’ conto delle valutazioni delle
categorie e degli altri soggetti rappresentativi delle micro, piccole
e medie imprese relativamente agli oneri complessivamente contenuti
negli atti normativi ed amministrativi che interessano le suddette
imprese. Nel caso di schemi di atti normativi del Governo, il
Garante, anche congiuntamente con l’amministrazione competente a
presentare l’iniziativa normativa, acquisisce le valutazioni di cui
al primo periodo e il rapporto di cui al medesimo periodo e’ allegato
all’AIR. Ai fini di cui al secondo periodo l’amministrazione
competente a presentare l’iniziativa normativa segnala al Garante gli
schemi di atti normativi del Governo che introducono o eliminano
oneri a carico delle micro, piccole e medie imprese.
3. Il Governo, entro sessanta giorni dalla trasmissione, e comunque
entro il 30 aprile di ogni anno, rende comunicazioni alle Camere sui
contenuti della relazione di cui al comma 1, lettera e). Il Garante
concentra le attivita’ di cui al comma 1, lettere b) e c), sulle
misure prioritarie da attuare contenute negli atti di indirizzo
parlamentare eventualmente approvati.
4. Per l’esercizio della propria attivita’ il Garante di cui al
comma 1 si avvale delle analisi fornite dalla Banca d’Italia, dei
dati rilevati dall’Istituto nazionale di statistica, della
collaborazione dei Ministeri competenti per materia, dell’Unioncamere
e delle camere di commercio. Puo’ stipulare convenzioni non onerose
per la collaborazione e la fornitura di dati e analisi da parte di
primari istituti di ricerca, anche di natura privata. Le camere di
commercio, sulla base delle informazioni di cui al comma 2
dell’articolo 9, possono proporre al Garante misure di
semplificazione della normativa sull’avvio e sull’esercizio
dell’attivita’ di impresa.
5. Presso il Garante di cui al comma l e’ istituito il tavolo di
consultazione permanente delle associazioni di categoria maggiormente
rappresentative del settore delle micro, piccole e medie imprese, con
la funzione di organo di partenariato delle politiche di sviluppo
delle micro, piccole e medie imprese, in raccordo con le regioni. Al
fine di attivare un meccanismo di confronto e scambio permanente e
regolare, le consultazioni si svolgono con regolarita’ e alle
associazioni e’ riconosciuta la possibilita’ di presentare proposte e
rappresentare istanze e criticita’.
6. Il Garante di cui al comma 1 e’ nominato con decreto del
Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dello
sviluppo economico, tra i dirigenti di prima fascia del Ministero
dello sviluppo economico, si avvale per il proprio funzionamento
delle strutture del medesimo Ministero e svolge i compiti di cui al
presente articolo senza compenso aggiuntivo rispetto all’incarico
dirigenziale attribuito. All’attuazione del presente articolo si
provvede nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie
disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o
maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Capo IV LEGGE ANNUALE PER LE MICRO, LE PICCOLE E LE MEDIE IMPRESE

Art. 18

Legge annuale per le micro, le piccole e le medie imprese

1. Al fine di attuare la comunicazione della Commissione europea
COM (2008) 394 definitivo, del 25 giugno 2008, recante «Una corsia
preferenziale per la piccola impresa – Alla ricerca di un nuovo
quadro fondamentale per la Piccola Impresa (uno “Small Business Act”
per l’Europa)», entro il 30 giugno di ogni anno il Governo, su
proposta del Ministro dello sviluppo economico, sentita la Conferenza
unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto
1997, n. 281, e successive modificazioni, presenta alle Camere un
disegno di legge annuale per la tutela e lo sviluppo delle micro,
piccole e medie imprese volto a definire gli interventi in materia
per l’anno successivo.
2. Il disegno di legge di cui al comma 1 reca, in distinte sezioni:
a) norme di immediata applicazione, al fine di favorire e
promuovere le micro, piccole e medie imprese, rimuovere gli ostacoli
che ne impediscono lo sviluppo, ridurre gli oneri burocratici, e
introdurre misure di semplificazione amministrativa anche
relativamente ai procedimenti sanzionatori vigenti connessi agli
adempimenti a cui sono tenute le micro, piccole e medie imprese nei
confronti della pubblica amministrazione;
b) una o piu’ deleghe al Governo per l’emanazione di decreti
legislativi, da adottare non oltre centoventi giorni dalla data di
entrata in vigore della legge, ai fini di cui al comma 1;
c) l’autorizzazione all’adozione di regolamenti, decreti
ministeriali e altri atti, ai fini di cui al comma 1;
d) norme integrative o correttive di disposizioni contenute in
precedenti leggi, con esplicita indicazione delle norme da modificare
o abrogare.
3. Al disegno di legge di cui al comma 1, oltre alle altre
relazioni previste dalle vigenti disposizioni, e’ allegata una
relazione volta a evidenziare:
a) lo stato di conformita’ dell’ordinamento rispetto ai principi
e agli obiettivi contenuti nella comunicazione della Commissione
europea di cui al comma 1;
b) lo stato di attuazione degli interventi previsti nelle
precedenti leggi annuali per la tutela e lo sviluppo delle micro,
piccole e medie imprese, indicando gli effetti che ne sono derivati
per i cittadini, le imprese e la pubblica amministrazione;
c) l’analisi preventiva e la valutazione successiva dell’impatto
delle politiche economiche e di sviluppo sulle micro, piccole e medie
imprese;
d) le specifiche misure da adottare per favorire la
competitivita’ e lo sviluppo delle micro, piccole e medie imprese, al
fine di garantire l’equo sviluppo delle aree sottoutilizzate.
4. Per i fini di cui al comma 1, il Ministro dello sviluppo
economico convoca il tavolo di consultazione permanente delle
associazioni di categoria previsto dall’articolo 17, comma 5, per
l’acquisizione di osservazioni e proposte.

Note all’art. 18:
– Il testo dell’ articolo 8 del decreto legislativo 28
agosto 1997, n. 281, (Definizione ed ampliamento delle
attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
Bolzano ed unificazione, per le materie ed i compiti di
interesse comune delle regioni, delle province e dei
comuni, con la Conferenza Stato-citta’ ed autonomie
locali.), e’ il seguente:
«Art. 8. (Conferenza Stato – citta’ ed autonomie locali
e Conferenza unificata). – 1. La Conferenza Stato – citta’
ed autonomie locali e’ unificata per le materie ed i
compiti di interesse comune delle regioni, delle province,
dei comuni e delle comunita’ montane, con la Conferenza
Stato – regioni.
2. La Conferenza Stato – citta’ ed autonomie locali e’
presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri o, per
sua delega, dal Ministro dell’interno o dal Ministro per
gli affari regionali nella materia di rispettiva
competenza; ne fanno parte altresi’ il Ministro del tesoro
e del bilancio e della programmazione economica, il
Ministro delle finanze, il Ministro dei lavori pubblici, il
Ministro della sanita’, il presidente dell’Associazione
nazionale dei comuni d’Italia – ANCI, il presidente
dell’Unione province d’Italia – UPI ed il presidente
dell’Unione nazionale comuni, comunita’ ed enti montani –
UNCEM. Ne fanno parte inoltre quattordici sindaci designati
dall’ANCI e sei presidenti di provincia designati dall’UPI.
Dei quattordici sindaci designati dall’ANCI cinque
rappresentano le citta’ individuate dall’articolo 17 della
legge 8 giugno 1990, n. 142. Alle riunioni possono essere
invitati altri membri del Governo, nonche’ rappresentanti
di amministrazioni statali, locali o di enti pubblici.
3. La Conferenza Stato – citta’ ed autonomie locali e’
convocata almeno ogni tre mesi, e comunque in tutti i casi
il presidente ne ravvisi la necessita’ o qualora ne faccia
richiesta il presidente dell’ANCI, dell’UPI o dell’UNCEM.
4. La Conferenza unificata di cui al comma 1 e’
convocata dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Le
sedute sono presiedute dal Presidente del Consiglio dei
Ministri o, su sua delega, dal Ministro per gli affari
regionali o, se tale incarico non e’ conferito, dal
Ministro dell’interno.».

Capo V COMPETENZE REGIONALI E DEGLI ENTI LOCALI

Art. 19

Rapporti tra lo Stato, le regioni e le autonomie locali

1. Le regioni promuovono la stipula di accordi e di intese in sede
di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano, al fine di favorire il
coordinamento dell’esercizio delle competenze normative in materia di
adempimenti amministrativi delle imprese, nonche’ il conseguimento di
ulteriori livelli minimi di liberalizzazione degli adempimenti
connessi allo svolgimento dell’attivita’ d’impresa sul territorio
nazionale, previe individuazione delle migliori pratiche e verifica
dei risultati delle iniziative sperimentali adottate dalle regioni e
dagli enti locali.

Capo VI NORME FINALI

Art. 20

Norma finanziaria

1. Le amministrazioni pubbliche interessate provvedono
all’attuazione della presente legge avvalendosi delle risorse umane,
strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e,
comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Capo VI NORME FINALI

Art. 21

Entrata in vigore

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello
della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara’ inserita
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato.
Data a Roma, addi’ 11 novembre 2011

NAPOLITANO

Berlusconi, Presidente del Consiglio
dei Ministri

Visto, il Guardasigilli: Palma

LAVORI PREPARATORI

Camera dei deputati (atto n. 98 ):
Presentato dall’on. La Loggia e Carlucci il 29 aprile 2008.
Assegnato alla X commissione (Attivita’ produttive), in sede
referente, il 18 giugno 2008 con pareri delle commissioni I, II, V,
VII, VIII e questioni regionali.
Esaminato dalla X commissione, in sede referente, il 13 gennaio,
14 luglio, 22 e 29 settembre, 5 ottobre 2010; 8 e 10 marzo 2011.
Esaminato in aula il 14 marzo 2011 ed approvato in un Testo
unificato con gli atti nn. 1225 (Bersani ed altri); 1284 (Pelino ed
altri); 1325 (Vignali ed altri); 2680 (Jannone e Carlucci); 2754
(Vignali ed altri) e 3191 (Borghesi ed altri) il 15 marzo 2011.
Senato della Repubblica (atto n. 2626):
Assegnato alla 10ª commissione (Industria), in sede referente, il
24 marzo 2011 con pareri delle commissioni 1ª, 2ª, 5ª, 6ª, 7ª, 8ª,
13ª, 14ª e questioni regionali.
Esaminato dalla 10ª commissione, in sede referente, il 29 marzo,
5 aprile, 3, 4 e 24 maggio, 7, 8, 21 e 29 giugno; 6, 13 e 26 luglio;
1° agosto, 20 settembre, 11, 12, 13 e 18 ottobre 2011.
Esaminato in aula il 13, 18 e 19 ottobre 2011 ed approvato, con
modificazioni, il 20 ottobre 2011.
Camera dei deputati (atto n. 98-1225-1284-1325-2680-2754-3191-B):
Assegnato alla X commissione (Attivita’ produttive), in sede
referente, il 25 ottobre 2011 con parere della commissione I, II, V,
VI, VIII, XI, XIV e questioni regionali.
Esaminato dalla X commissione , in sede referente, il 26 e 27
ottobre 2011.
Esaminato in aula il 2 novembre 2011 ed approvato, il 3 novembre
2011.

LEGGE 11 novembre 2011, n. 180 – Norme per la tutela della liberta’ d’impresa. Statuto delle imprese. (11G0238) – (GU n. 265 del 14-11-2011

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