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Ministero dei lavori pubblici – Circolare 19/06/1968

Ministero dei lavori pubblici - Circolare 19/06/1968 n. 4809 - Norme per assicurare la utilizzazione degli edifici sociali da parte dei minorati fisici e per migliorarne la godibilità generale.

Circolare 19/06/1968 n. 4809

Ministero dei lavori pubblici

Norme
per assicurare la utilizzazione degli edifici sociali da parte dei
minorati fisici e per migliorarne la godibilità generale.

Questo
Ministero ha da tempo soffermato la propria attenzione sui problemi
connessi con la agibilità più completa e diffusa delle attrezzature e
degli edifici pubblici o di uso pubblico e degli edifici per
abitazione.
In proposito, già con circolare n. 425 del 1967 si
richiamò l’attenzione degli uffici dipendenti sulla necessità di
eliminare “barriere architettoniche” nel settore dell’edilizia
residenziale, essendo ormai accertato che tali barriere interessano
circa 8 milioni di cittadini pari al 15 per cento della popolazione
italiana. Questo Ministero ha ora approntato con la collaborazione
dell’istituto sviluppo edilizia sociale e degli enti e Ministeri
interessati una serie di norme tendenti a migliorare la godibilità
generale e ad assicurare la piena utilizzazione degli edifici sociali
da parte dei minorati fisici, attraverso l’eliminazione di questi
ostacoli fisici che sinteticamente vengono indicati come “barriere
architettoniche”. Le norme anzidette, che sono state oggetto di esame
e di parere favorevole da parte del consiglio superiore dei lavori
pubblici nell’assemblea generale del 15 maggio 1968, sono state
recepite a cura del servizio tecnico centrale nella presente circolare
sia per la loro applicazione, sia per le sollecitazioni progettuali
che potranno provocare, al fine di dar luogo ad una edilizia che sia,
oltreché funzionalmente adatta, anche socialmente ed umanamente
aperta. Le norme hanno come presupposto la generalizzazione dei
vantaggi derivanti dalla eliminazione delle barriere architettoniche e
dovranno trovare applicazione in tutti gli edifici di uso pubblico di
nuova costruzione o esistenti, nel caso che questi ultimi siano
sottoposti a ristrutturazione. Come chiarito dall’assemblea generale
del consiglio superiore le norme hanno valore integrativo e non
sostitutivo delle altre vigenti regolamentazioni. E’ altresì evidente
che le norme idonee non escludono soluzioni più avanzate che potranno
pertanto essere esaminate ed approvate dai competenti uffici.

1.
GENERALITA’ 1.1 SCOPI.

Le presenti norme devono considerarsi il
primo strumento predisposto per assicurare l’utilizzazione degli
edifici sociali da parte dei minorati fisici e per migliorarne la
godibilità generale. Tale assunto viene realizzato attraverso
l’eliminazione di quegli ostacoli, sinteticamente indicati come
“barriere architettoniche”, che possono presentarsi negli edifici
stessi. Conseguentemente a ciò tali norme devono essere considerate
anche come un idoneo mezzo atto a favorire il processo di
reinserimento del minorato fisico nella società . Le presenti norme
tendono inoltre a promuovere un processo di sensibilizzazione degli
organi interessati e, più largamente, dell’opinione pubblica, e
conseguentemente determinare un preciso impegno di tutti i settori, la
cui attività si svolge in favore dei minorati fisici. L’eliminazione
delle barriere architettoniche, che solo attraverso una operante
normativa può trovare pratica attuazione, non rappresenta infatti la
soluzione definitiva del problema del reinserimento dei minorati
fisici, a causa delle complessità e delle numerose implicazioni che il
problema stesso presenta. Le barriere, infatti, sono molteplici e di
natura diversa; oltre quelle architettoniche, le barriere psicologiche
e le stesse minorazioni rappresentano altrettanti gravi impedimenti,
richiedenti un altrettanto valido impegno da parte dei settori
interessati. Risulta evidente pertanto, che solo inquadrando la
strumentazione fornita al settore dell’edilizia nell’ambito più vasto
di una operante ricerca interdisciplinare, potrà attuarsi il tanto
auspicato reinserimento del minorato fisico nella struttura sociale a
tutti i possibili livelli.

1.2 CAMPO DI APPLICABILITA’ DELLE NORME.

Le presenti norme si riferiscono a strutture edilizie a carattere
collettivo, con particolare riguardo al settore dell’edilizia sociale,
sia per le nuove costruzioni che per le costruzioni già esistenti, nel
caso che queste ultime siano sottoposte a ristrutturazione. Le norme
stesse, peraltro, non si limitano evidentemente al problema delle
barriere architettoniche relativo al solo settore dell’edilizia
sociale, ma forniscono anche precise indicazioni all’edilizia
collettiva in generale, ed alla edilizia residenziale. Si deve inoltre
precisare che le barriere architettoniche che ostacolano in senso
specifico il minorato, si presentano sistematicamente sia nelle
strutture edilizie, sia nelle relazioni tra queste e le reti di
comunicazione, sia nell’arredo urbano e sia nei mezzi di pubblico
trasporto. Agli altri livelli di progettazione – disegno urbano e
pianificazione territoriale – le barriere architettoniche perdono
evidentemente la caratteristica di specializzazione relativa alle
singole minorazioni, investendo invece la intera struttura sociale.
Peraltro, individuando il campo di applicabilità , delle norme al
livello di progettazione edilizia, anche gli altri livelli di
progettazione ne risultano logicamente arricchiti da suggerimenti che
forniscono un ulteriore stimolo alle progettazioni stesse; così come
la obbligatorietà delle norme non risulta coercitiva neanche al
livello delle scelte. 1.3 OBBLIGATORIETA’ DELLE NORME. Le presenti
norme hanno valore integrativo e non sostitutivo di altre vigenti
regolamentazioni, ed in modo specifico di quelle relative alla
progettazione ed esecuzione di opere ed edifici costruiti dallo Stato
e da enti pubblici. Inoltre, quanto contenuto nelle presenti norme di
obbligatorio rispetto nelle opere ed edifici realizzati a totale o
parziale finanziamento dello Stato, non esclude soluzioni più
avanzate, ma anzi deve essere inteso come stimolo di ulteriori
progettazioni e realizzazioni di mezzi ed accorgimenti di più elevato
grado di efficienza e contenuto tecnico. Pertanto agli organi preposti
al controllo della applicazione delle presenti norme compete l’esame e
la approvazione delle eventuali proposte di mezzi ed accorgimenti,
anche se realizzati in difformità a quanto di seguito prescritto.

2.
PRESCRIZIONI PARTICOLARI. 2.1 SISTEMAZIONI ESTERNE. 2.1.1. –
PARCHEGGI.

Generalità . – Al fine di agevolare il trasferimento
dell’autovettura ai percorsi di avvicinamento relativi agli accessi
degli edifici, è necessario prevedere il parcheggio in aderenza ad un
percorso pedonale, avente comunicazione non interrotta con gli accessi
medesimi. Le zone carrabili e le zone pedonali del parcheggio devono
essere o complanari, o su piani diversi con un dislivello massimo di
cm 2,5. Le due zone comunque, devono essere differenziate mediante
un’adeguata variazione di colore. La pendenza massima trasversale del
parcheggio non deve superare il 5 per cento. In particolare è
necessario che lo schema distributivo del parcheggio sia a spina di
pesce semplice, con inclinazione massima di 30° . Lo schema deve
comunque consentire sempre uno spazio libero, atto a garantire la
completa apertura della portiera destra o sinistra anteriore verso le
zone pedonali del parcheggio. In tutti quei casi ove non fosse
possibile realizzare il parcheggio secondo lo schema sopra
specificato, deve sempre prevedersi una adeguata percentuale di aree
di parcheggio, dimensionate in funzione delle esigenze specifiche
delle autovetture dei minorati fisici e ad esse riservate. a)
Caratteristiche. – L’area di parcheggio riservata ad una vettura
adibita al trasporto di minorati fisici deve avere una larghezza
minima di m 3,00. Tale area infatti, si suddivide in due zone di
utilizzazione: – la prima, di larghezza minima di m 1,70, relativa
all’ingombro dell’autovettura; – la seconda, di larghezza minima di m
1,30, necessaria al libero movimento del minorato nelle fasi di
trasferimento. La zona relativa all’ingombro dell’autovettura, e la
connessa zona di libero movimento, devono essere o complanari, o su
piani diversi con un dislivello massimo di cm 2,5. b) Specificazioni.
– La zona relativa all’ingombro dell’autovettura del minorato, e la
connessa zona di libero movimento devono essere differenziate mediante
una adeguata variazione di colore, ovvero la zona di libero movimento
deve essere caratterizzata da strisce trasversali bianche (zebre). Le
zone pedonali del parcheggio devono essere sempre raccordate mediante
rampa (vedi 2.1.2./a) con i percorsi pedonali adiacenti, quando questi
presentino un dislivello superiore a cm 2,5 con il piano carrabile.
2.1.2. – PERCORSI PEDONALI. Generalità . – Al fine di assicurare il
collegamento degli accessi principali dell’edificio con la rete viaria
esterna, e con le aree di parcheggio, ed agevolare l’avvicinamento, i
percorsi pedonali devono presentare un andamento quanto più possibile
semplice, in relazione alle principali direttrici di accesso. a)
Caratteristiche. – La larghezza minima del percorso pedonale deve
essere di m 1,50. Il dislivello ottimale fra il piano del percorso
pedonale e il piano del terreno, o delle zone carrabili ad esso
adiacenti, è di cm 2,5; esso comunque non deve superare i cm 15. In
particolare, ogni qualvolta il percorso pedonale si raccorda con il
livello stradale o è interrotto da un passo carrabile, devono
predisporsi piccole rampe di larghezza pari a quella del percorso
pedonale e di pendenza non superiore al 15 per cento. La pendenza
massima del percorso pedonale non deve superare il 5 per cento. Tale
pendenza può essere elevata fino ad un massimo dell’8 per cento solo
quando siano previsti: – un ripiano orizzontale, di lunghezza minima
di m 1,50, ogni 10 metri di sviluppo lineare del percorso pedonale; –
un cordolo sopraelevato di cm 10 da entrambi i lati del percorso
pedonale; – un corrimano posto ad un’altezza di m 0,80, e prol…

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