MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI - DECRETO 13 Luglio 2007 | Geometra.info

MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI – DECRETO 13 Luglio 2007

MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI - DECRETO 13 Luglio 2007 - Approvazione dello schema di piano dei controlli, del prospetto tariffario e determinazione dei criteri per la verifica della rappresentativita' della filiera vitivinicola, in applicazione dell'articolo 2, comma 2, del decreto ministeriale 29 marzo 2007, recante disposizioni sul controllo della produzione dei vini di qualita' prodotti in regioni determinate (VQPRD). (GU n. 174 del 28-7-2007 )

MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI

DECRETO 13 Luglio 2007

Approvazione dello schema di piano dei controlli, del prospetto
tariffario e determinazione dei criteri per la verifica della
rappresentativita’ della filiera vitivinicola, in applicazione
dell’articolo 2, comma 2, del decreto ministeriale 29 marzo 2007,
recante disposizioni sul controllo della produzione dei vini di
qualita’ prodotti in regioni determinate (VQPRD).

IL CAPO DIPARTIMENTO
delle politiche di sviluppo

Visto il regolamento (CE) n. 1493/1999 del Consiglio del 17 maggio
1999 relativo all’organizzazione comune del mercato vitivinicolo ed
in particolare l’art. 57, paragrafo 2, che demanda agli Stati membri
di stabilire, per i vini di qualita’ prodotti in regioni determinate
prodotti nel loro territorio, condizioni di produzione, di
elaborazione e di commercializzazione complementari o piu’ severe;
Vista la legge 10 febbraio 1992, n. 164, recante nuova disciplina
delle denominazioni d’origine dei vini ed in particolare gli
articoli 19 e 21 concernenti i consorzi volontari di tutela che
demandano particolari funzioni di vigilanza nei confronti degli
associati e funzioni di tutela generali sulle denominazioni
interessate;
Visto il decreto del Ministro per le politiche agricole 4 giugno
1997, n. 256, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana n. 181 del 5 agosto 1997, recante norme sulle condizioni per
consentire l’attivita’ dei consorzi volontari di tutela e dei
consigli interprofessionali delle denominazioni di origine e delle
indicazioni geografiche tipiche dei vini;
Visto il decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e
forestali 29 marzo 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana n. 89 del 17 aprile 2007, concernente
disposizioni sul controllo della produzione dei vini di qualita’
prodotti in regioni determinate (VQPRD);
Considerato che, ai sensi dell’art. 2, comma 2, del citato decreto
ministeriale 29 marzo 2007, l’attivita’ di controllo da parte del
soggetto autorizzato e’ effettuata nel rispetto dello schema di piano
dei controlli e del prospetto tariffario da approvare con decreto
dirigenziale del Ministero delle politiche agricole alimentari e
forestali, d’intesa con le regioni e le province autonome;
Considerato altresi’ che, rispettivamente ai sensi dell’art. 4,
comma 1, e dell’art. 9, comma 2, del citato decreto ministeriale
29 marzo 2007, con il predetto decreto dirigenziale devono essere
fissati i criteri per la verifica della rappresentativita’ della
filiera vitivinicola regionale, effettivamente rappresentativa della
denominazione di origine interessata, nonche’ le caratteristiche
della fascetta identificativa e le relative modalita’ di
applicazione;
Ritenuta la necessita’ di approvare lo schema di piano dei
controlli per i VQPRD, il prospetto tariffario e le relative
istruzioni, ai quali i soggetti incaricati a svolgere l’attivita’ di
controllo devono conformarsi;
Ritenuto inoltre di dover stabilire i criteri per la verifica della
rappresentativita’ della citata filiera vitivinicola regionale, le
caratteristiche della fascetta identificativa e le relative modalita’
applicative;
Esperita la procedura di cui all’art. 2, comma 2, del decreto
ministeriale 29 marzo 2007 e visto il parere espresso dalla
Commissione politiche agricole della Conferenza dei presidenti delle
regioni e province autonome nella seduta del 28 giugno 2007;
Decreta:
Art. 1.
Approvazione dello schema di piano dei controlli e del prospetto
tariffario
1. E’ approvato lo schema di piano dei controlli relativo alla
produzione dei VQPRD e le relative istruzioni di cui all’allegato 1,
che costituisce parte integrante del presente decreto.
2. E’ approvato il prospetto tariffario e le relative istruzioni di
cui all’allegato 2, che costituisce parte integrante del presente
decreto.

Art. 2.
Criteri per la verifica della rappresentativita’ della filiera
vitivinicola regionale
1. La filiera vitivinicola regionale di cui all’art. 4, comma 1,
del decreto ministeriale 29 marzo 2007 e’ costituita dai viticoltori,
dai vinificatori e dagli imbottigliatori della denominazione di
origine interessata.
2. Al fine della presentazione alla competente regione o provincia
autonoma la proposta per l’individuazione del soggetto da
autorizzare, ai sensi dell’art. 4, comma 1, del decreto ministeriale
29 marzo 2007, deve essere assicurato, nei confronti della intera
denominazione interessata, il seguente livello di rappresentativita’
della filiera di cui al comma 1:
a) nel caso di individuazione di un soggetto di cui all’art. 3,
comma 1, lettere a), c) e d) del decreto ministeriale 29 marzo 2007:
a. viticoltori: almeno il 50,1% delle produzioni oggetto di
rivendicazione della D.O.;
b. vinificatori: almeno il 50,1% del vino atto a diventare D.O.
elaborato;
c. imbottigliatori: almeno il 50,1% del vino certificato D.O.
imbottigliato.
b) nel caso di individuazione di un soggetto di cui all’art. 3,
comma 1, lettere b) ed e) del decreto ministeriale 29 marzo 2007 le
percentuali di rappresentativita’ sono almeno nella misura del 75% ai
sensi dell’art. 3 decreto ministeriale 29 marzo 2007.
3. Il livello di rappresentativita’ e’ riferito alla produzione
rivendicata o certificata nell’anno immediatamente precedente la
presentazione della proposta.
4. La proposta deve essere sottoscritta dai soggetti appartenenti
alle categorie di cui sopra, con l’indicazione dell’entita’ della
produzione che ciascun soggetto rappresenta. Qualora il soggetto
avente diritto svolga contemporaneamente due o tre attivita’
produttive (viticoltore e/o vinificatore e/o imbottigliatore) la
rappresentativita’ e’ riferita a ciascuna delle attivita’ svolte. Al
fine di agevolare il relativo procedimento la raccolta delle
sottoscrizioni puo’ essere effettuata dalle organizzazioni
rappresentative dei soggetti di cui al comma 2, lettere Aa), Ab) e
Ac).
5. Il livello di rappresentativita’ di cui al comma 2 e’
certificato dalla Camera di commercio competente per territorio di
produzione delle uve della D.O. interessata. Nel caso di D.O. il cui
territorio di produzione ricade in piu’ province, la certificazione
e’ rilasciata dalla Camera di commercio nel cui ambito territoriale
ricade la maggiore superficie vitata, acquisite le certificazioni
delle altre Camere di commercio interessate. Tale certificazione deve
essere rilasciata sulla base dell’elenco sottoscritto dai produttori
appartenenti alle componenti della filiera vitivinicola identificate
al comma 1. A tal fine, per gli imbottigliatori iscritti a Camere di
commercio diverse da quelle della zona di produzione, la Camera di
commercio competente per territorio di produzione delle uve della
D.O. interessata acquisisce i dati relativi alla produzione
imbottigliata nell’anno precedente per la relativa D.O.
6. Qualora il livello di rappresentativita’ di cui al comma 2 non
sia rispettato, o il soggetto proposto non sia in possesso dei
requisiti di cui all’allegato 1 del decreto ministeriale 29 marzo
2007, ovvero nessuna proposta sia stata inoltrata dalla filiera della
D.O. interessata, la regione competente, sentite le principali
organizzazioni rappresentative a livello regionale dei viticoltori,
dei vinificatori e degli imbottigliatori, individua un soggetto cui
affidare l’attivita’ di controllo. Ai fini di cui al presente
comma non rientrano tra le organizzazioni rappresentative i soggetti
che hanno i requisiti per poter essere autorizzati a svolgere
l’attivita’ di controllo ai sensi dell’art. 3 del decreto
ministeriale 29 marzo 2007.

Art. 3.
Disposizioni particolari
1. Il soggetto autorizzato all’attivita’ di controllo per la
specifica D.O. con il decreto di cui all’art. 7 del decreto
ministeriale 29 marzo 2007, nonche’ il Consorzio autorizzato ai sensi
dell’art. 11 del medesimo decreto, nell’espletare i controlli,
conformemente allo schema di piano dei controlli ed alle istruzioni
di cui all’allegato 1 e al prospetto tariffario di cui
all’allegato 2, e’ obbligato a garantire la riservatezza dei dati che
acquisisce nell’attivita’ di controllo.
2. Per le finalita’ di cui al comma 1, il soggetto autorizzato
adotta, preliminarmente all’avvio dell’attivita’ di controllo,
apposito protocollo con il quale si consente ai soli operatori
incaricati la raccolta, il trattamento e l’accesso ai dati sui
sistemi informatici e cartacei, nel rispetto degli articoli 33, 34,
35 e 36 e dell’allegato B del decreto legislativo 30 giugno 2003, n.
196. Dell’adozione di detto protocollo sono informati gli
utilizzatori della D.O. conformemente alle disposizioni di cui al
citato decreto n. 196/2003.
3. Il soggetto incaricato a svolgere l’attivita’ di controllo per
la specifica D.O., conformemente alle prescrizioni dei relativi piano
dei controlli e prospetto tariffario, e’ autorizzato ad accedere,
anche per via telematica, ai dati relativi alle iscrizioni all’albo
dei vigneti, alle iscrizioni all’albo degli imbottigliatori, alle
denunce delle uve, alle dichiarazioni di giacenza dei vini, ai
documenti di trasporto ed a tutta la restante documentazione prevista
dalla vigente normativa nazionale e comunitaria in materia di VQPRD
utile ai fini del controllo, detenuti dagli enti competenti.
4. Il soggetto incaricato a svolgere l’attivita’ di controllo –
ferma restando la sua responsabilita’ – puo’ avvalersi di controlli
effettuati da altri soggetti. A tal fine nel piano dei controlli
devono essere indicati soggetto ed attivita’ relativa
all’avvalimento.

Art. 4.
Caratteristiche della fascetta identificativa per i vini DOC e
modalita’ di applicazione
1. La fascetta identificativa di cui all’art. 9, comma 2, del
decreto ministeriale 29 marzo 2007, di seguito denominata fascetta,
per tutti i vini DOC italiani e’ stampata a cura dell’Istituto
Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A., utilizzando particolari
sistemi di sicurezza, conformemente al modello di cui all’allegato 3
che costituisce parte integrante del presente decreto.
2. La fascetta e’ di formato rettangolare, di dimensioni di mm
140times 17 ed e’ numerata progressivamente. Essa e’ di colore
giallo chiaro e contiene le seguenti indicazioni, stampate in colore
nettamente risaltanti sul fondo:
a) l’emblema dello Stato;
b) la dicitura “Denominazione di Origine Controllata”;
c) il nome della DOC ed eventualmente le tipologie e le menzioni
aggiuntive previste dal disciplinare di produzione;
d) il numero progressivo e la serie alfabetica;
e) il volume nominale del prodotto contenuto espresso in litri.
3. La fascetta deve essere applicata sulle chiusure dei recipienti
in cui sono contenuti i vini DOC, con esclusione della categoria dei
vini liquorosi, in modo tale da evitare che il contenuto possa essere
estratto senza l’inattivazione della fascetta stessa ed in maniera
che le indicazioni di cui al comma 2 siano interamente leggibili.
4. Con successivo provvedimento ministeriale saranno emanate le
disposizioni relative alla richiesta di fornitura, alla distribuzione
ed alla contabilizzazione delle fascette, nonche’ le disposizioni per
lo smaltimento delle fascette stampate e distribuite in base alle
previgenti disposizioni.
Il presente decreto e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana.

Roma, 13 luglio 2007

Il capo Dipartimento: Ambrosio

Allegato 1

ISTRUZIONI PER LA REDAZIONE DEL PIANO DEI CONTROLLI DEI VINI A
DENOMINAZIONE DI ORIGINE
A. Introduzione.
Il presente documento riporta le istruzioni per la redazione del
Piano di controllo (d’ora in avanti Piano) secondo le modalita’
descritte dallo schema di controllo per i vini a D.O. (d’ora in
avanti Schema).
Il Piano deve essere predisposto seguendo la struttura ed i
contenuti dello Schema. Ogni qual volta un controllo previsto per una
determinata fase o requisito non risulta inserito nel piano oppure
sia presente in forma e/o quantita’ differenti, occorre specificarne
le ragioni e riportare comunque nel Piano la riga interessata.
Seguire la struttura dello Schema significa personalizzare il
Piano con i soggetti, le fasi, i requisiti e l’autocontrollo tipici
della filiera controllata, salvaguardando i contenuti comunque
descritti in esso.
Le istruzioni sono suddivise, per semplicita’ descrittiva, in
tanti paragrafi quante sono le colonne individuate nello Schema.
Per tutte le attivita’ si fa riferimento alla normativa vigente
che disciplina i V.Q.P.R.D., in particolare alle seguenti norme:
legge n. 82 del 20 febbraio 2006;
legge n. 164 del 10 febbraio 1992;
decreto n. 256 del 4 giugno 1997;
decreto di approvazione del disciplinare di produzione.
Il Piano dovra’ prevedere due tipologie di attivita’,
strettamente collegate e conseguenti:
a) attivita’ di conoscenza della denominazione, basata sulle
seguenti azioni obbligatorie:
acquisizione dei dati relativi alla documentazione
obbligatoria per gli utilizzatori della DOCG/DOC, ivi compresi quelli
necessari per la conoscenza dei movimenti interni alla denominazione;
tali dati consentiranno di conoscere in ogni momento la
situazione reale della denominazione: vigneto, produzione di uva,
giacenze, prodotto imbottigliato;
questa conoscenza permettera’ di attuare il controllo di
rispondenza quantitativa tra produzione e commercializzazione di ogni
singola azienda e dell’intera denominazione;
su questi dati si baseranno inoltre le attivita’ relative
alle verifiche di conformita’;
b) attivita’ di verifica di conformita’ delle azioni degli
utilizzatori della DOCG/DOC alle disposizioni dei disciplinari di
produzione, esplicate attraverso:
verifica della rispondenza quantitativa delle denunce di
produzione, delle richieste di certificazione di idoneita’ (con
parere di conformita’ obbligatorio), delle partite imbottigliate;
verifiche ispettive di processo presso le aziende agricole
produttrici di uva, presso le aziende di trasformazione delle uve,
presso le aziende di imbottigliamento e confezionamento. Tali
verifiche sono effettuate annualmente su un campione significativo
pari ad un minimo del 15% della produzione rivendicata dell’anno
precedente, con l’eccezione della verifica ispettiva relativa alla
resa di uva ad ettaro, del 10%. A partire dal secondo anno, verra’
sorteggiato un numero di aziende gia’ sottoposte a ispezione da
riproporre a verifica che rappresentino almeno il 3% della produzione
complessiva;
il controllo del 10% sulla resa massima di uva ad ettaro fa
parte del campione del 15%;
limitatamente alle visite ispettive viticole, a partire
dall’ottavo anno il campione da controllare sara’ costituito da
almeno il 8% delle aziende;
la scelta delle aziende da sottoporre a controllo e’
effettuata con metodo di estrazione casuale. Tuttavia possono essere
previsti controlli aggiuntivi, su indicazione della competente
regione o degli altri organismi preposti ai controlli ed alla
vigilanza nel settore vitivinicolo.
B. Elementi del piano dei controlli.
1. Soggetti.
Devono essere individuati i soggetti effettivamente presenti
nella filiera del vino a D.O. controllato, partendo dalla produzione
primaria fino al soggetto produttore del prodotto finito certificato
e pronto per la commercializzazione.
Nel piano andranno riportati solo i soggetti – e quindi le
relative righe – effettivamente presenti nella filiera.
2. Fase di processo.
Per ciascun soggetto precedentemente identificato occorre
definire le fasi di processo “controllate” che devono essere adattate
alla specifica realta’, prevedendo quelle effettivamente svolte dagli
operatori.
3. Requisiti.
Per ciascuna fase di processo precedentemente identificata devono
essere “esplicitati” i requisiti minimi che ciascun soggetto deve
possedere per poter partecipare al circuito della produzione
tutelata. Tali requisiti sono quelli previsti dal disciplinare di
produzione in ogni fase del processo produttivo.
Ciascun soggetto deve dimostrare il rispetto delle norme vigenti
in materia di sicurezza del lavoro e, ove previsto, in materia di
contratti collettivi di lavoro.
4. Acquisizione documentazione.
Si intende la documentazione relativa al soggetto e alla fase di
processo necessaria per verificare i requisiti e svolgere l’attivita’
di controllo.
5. Attivita’ di controllo.
Per ciascun requisito individuato occorre definire le attivita’
di controllo per le verifiche di conformita’.
6. Tipo ed entita’ del controllo.
Nello schema si riportano la tipologia del controllo e l’entita’
minima di esso.
La tipologia del controllo e’ stata sinteticamente raggruppata in
tre possibili categorie:
un controllo di tipo documentale (indicata nello Schema con la
lettera D);
un controllo di tipo ispettivo esercitato presso il soggetto
(indicato con la lettera I), esso puo’ comprendere anche un controllo
a campione della documentazione aziendale;
un controllo di tipo analitico sul prodotto (indicato con la
lettera A).
7. Entita’ del controllo per anno.
Per entita’ del controllo per anno (in %) s’intende la
percentuale della produzione rivendicata dalle aziende controllate
sul totale della denominazione, con le modalita’ indicate alla
sezione A, lettera b; ovviamente le percentuali indicate sono quelle
minime, in quanto l’Organismo di controllo puo’ effettuare controlli
anche su % piu’ elevate.
8. Comunicazione del parere di conformita’.
E’ la trasmissione dei pareri di conformita’ derivanti dalle
attivita’ di controllo documentale, indispensabili per l’utilizzo
della D.O. nelle varie fasi del processo. In particolare le CCIAA non
potranno avviare le procedure di prelievo campioni per la
certificazione di idoneita’ alla D.O. delle partite di vino senza il
parere positivo di conformita’ del soggetto incaricato. Allo stesso
modo le aziende imbottigliatrici non potranno procedere
all’imbottigliamento senza il parere positivo di conformita’ (e il
ricevimento dei contrassegni identificativi per le D.O.).
9. Comunicazione della documentazione.
In questa colonna sono riportati i documenti che, prodotti
dall’Organismo in seguito all’attivita’ di controllo, devono essere
comunicati secondo le modalita’ previste dal decreto ministeriale
29 marzo 2007.
10. Non conformita’.
E’ l’elencazione delle non conformita’ possibili per ciascun
requisito individuato. Lo Schema prevede alcune ipotesi minime ed
altre da esplicitare evidenziate con la dicitura “di vario tipo”.
Ogni eventuale modifica “riduttiva” va opportunamente giustificata.
11. Gravita’ della non conformita’.
Per ogni non conformita’ identificata specificare se lieve o
grave. Per non conformita’ lieve s’intende la irregolarita’ che non
ingenera presupposti di non conformita’ per la materia e per il
prodotto, risolvibile con azioni correttive. Per non conformita’
grave si intendono le irregolarita’ che ingenerano presupposti di non
conformita’ per la materia prima e per il prodotto ed irregolarita’
gia’ considerate lievi, ma non risolte con azioni correttive. Nello
Schema viene riportata l’indicazione “grave” quale conseguenza del
non soddisfacimento del requisito. Ogni eventuale modifica
“riduttiva” va opportunamente giustificata.
12. Trattamento della non conformita’.
E’ l’insieme delle azioni atte a ristabilire le conformita’ della
situazione verificata. Entro 15 giorni dalla data del rilievo deve
essere comunicato al soggetto verificato ed agli Organi competenti
(regione, CCIAA, ICQ, provincia a seconda del caso).
13. Azione correttiva.
Per azione correttiva s’intende l’insieme delle azioni intraprese
al fine di eliminare le cause di non conformita’ esistenti o
potenziali. Nella colonna devono quindi essere specificati (quando la
casella e’ evidenziata con la dicitura “di vario tipo”) gli
interventi da adottare, che a titolo esemplificativo ma non esaustivo
di seguito si riportano:
a) intensificazione temporanea delle verifiche ispettive;
b) intensificazione temporanea dei controlli analitici;
c) intensificazione temporanea dei controlli documentali;
d) informazioni tecniche e legislative.
Inoltre, l’Organismo deve provvedere ad elaborare ed adottare
specifiche procedure per la gestione dei casi di reiterazione della
medesima non conformita’.
C. Incompatibilita’.
Il personale, responsabile o incaricato direttamente o per
convenzione di una fase di controllo non puo’ svolgere consulenze e
altre attivita’ incompatibili con l’esercizio delle funzioni di
controllo previste dal piano.

—-> Vedere Allegato da pag. 22 a pag. 25 della G.U. in formato

Allegato 2

PROSPETTO TARIFFARIO
Il pagamento sara’ effettuato direttamente al soggetto incaricato
da parte degli utilizzatori della denominazione: produttori di uve,
vinificatori, imbottigliatori, per ognuna delle funzioni svolte.
La fatturazione potra’ avere cadenza trimestrale, quadrimestrale,
semestrale o annuale con scelta del soggetto incaricato e sara’
effettuata per i produttori d’uva sui quantitativi rivendicati a
D.O., per i vinificatori sui quantitativi di prodotto per i quali
viene richiesta la certificazione di idoneita’ per la DOCG/DOC e per
gli imbottigliatori sui quantitativi di prodotto imbottigliato.
Gli utilizzatori della denominazione dovranno aver assolto ai
propri obblighi nei confronti del soggetto incaricato per la sua
attivita’ di controllo, al fine di poter ottenere rispettivamente il
rilascio delle ricevute frazionate (viticoltori), delle
certificazioni di idoneita’ (trasformatori) e del parere di
conformita’ (imbottigliatori).
Nel piano dei controlli e’ proposta la tariffa con l’indicazione
analitica dei costi relativi a ciascuna delle funzioni svolte
rispettivamente per i viticoltori, i vinificatori e gli
imbottigliatori. La tariffa suddetta e’ determinata con il
provvedimento di autorizzazione adottato ai sensi del decreto
ministeriale 29 marzo 2007.
Il soggetto incaricato puo’ richiedere ogni due anni
l’aggiornamento della tariffa con la medesima procedura di cui al
punto precedente

Allegato 3

—-> Vedere Allegato a pag. 26 della G.U. in formato zip/pdf

MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI – DECRETO 13 Luglio 2007

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