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Riciclo rifiuti: il settore risente della crisi

Crescono gli indici di riciclo di tutti i materiali a fronte, però, di un netto calo dei quantitativi trattati

ambiente - 03 novembre 2010

Il settore del riciclo rifiuti risente della crisi e registra un calo in termini assoluti dei quantitativi gestiti, dovuto alla flessione della produzione e quindi anche della domanda di materie prime ricavate dai rifiuti, pur a fronte di un progressivo e continuo aumento dei tassi di riciclo in tutte le filiere anche per la contrazione dei consumi.

Crescono inoltre le esportazioni di materiali riciclati, dirette soprattutto verso i Paesi in forte sviluppo economico come la Cina. Sono queste le principali tendenze registrate nel 2009 emerse dallo studio annuale "L'Italia del riciclo", promosso quest'anno da FISE Unire e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Il rapporto ha riguardato 15 filiere: carta, vetro, plastica, gomma e pneumatici fuori uso, legno, alluminio, acciaio, rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, pile e accumulatori, oli minerali esausti, oli e grassi vegetali ed animali esausti, frazione organica, rifiuti inerti da costruzione e demolizione, tessile, veicoli fuori uso.

Considerando i sei principali flussi di materiali destinati al riciclo - rottami ferrosi, alluminio, carta, legno plastica, vetro -, alla fine del 2009 si è registrata una consistente flessione dei quantitativi trattati, pari al 24,7% (da 31 a 24 milioni di tonnellate): tale riduzione è dovuta principalmente al forte calo dell'industria siderurgica e quindi dell'impiego di rottami ferrosi che è diminuito di 6,7 milioni di tonnellate, pari al -34,4%.

L'alluminio avviato al riciclo nel 2009 è calato del 27,9%, così come anche il riciclo di altri materiali: -10% per la carta, -4,4% per il legno, -9,9% per la plastica e -3,2% per il vetro. Ad eccezione dell’acciaio, che segna un -8%, tutti i settori hanno visto aumentare le percentuali di riciclo sull'immesso al consumo a fronte del calo dei quantitativi trattati, con risultati, in alcuni casi, vicini all'80% come per carta e acciaio.

L'Italia ha importato 6 milioni di materiali da destinare al riciclo, escludendo la carta da macero, registrando un ancor più evidente saldo negativo nel rapporto export-import, pari a 6,17 milioni di tonnellate contro i 2,44 milioni di tonnellate in negativo del 2008 (-60,5%). Le esportazioni soprattutto verso il Far East asiatico sono state favorite dai bassi costi di trasporto dei materiali, dall'effetto dumping - in particolar modo in Cina - e in alcuni casi dall'insufficienza dei mercati interni.

Nel 2009 è inoltre decollato il sistema di raccolta e avvio al recupero dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee), che ha fatto registrare una forte crescita passando dalle 126mila tonnellate del 2008 alle 193mila dello scorso anno.

"Il settore del recupero dei rifiuti, anche da un punto di vista strategico e di politica industriale, è sempre più un punto di forza dell'economia nazionale - evidenzia Corrado Scapino,presidente di Unire -. Nonostante la contrazione della produzione e della domanda interna, che ha avuto inevitabili riflessi negativi anche sui volumi riciclati, le raccolte sono in crescita e i tassi di riciclo già elevati si avvicinano sempre più ai picchi di eccellenza europei”.

Secondo Scapino, per uscire definitivamente dalla crisi il punto chiave è creare un sistema davvero efficiente sotto molteplici aspetti: concorrenza nel mercato, in particolare tra soggetti pubblici e privati, semplificazione delle norme e delle procedure, convenienza a investire in tecnologie.

L'Italia del riciclo 2010

di O.O.

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